Renzi, nel suo piccolo e con la sua presunzione, serve a qualcosa. Ha svegliato le mamme di Cosenza.


088befe76c8682e32ebc2509d1a45297-kKAF-U1030268080049AoB-568x320@LaStampa.itRenzi aveva promesso: se sarò nominato premier, eletto non poteva dirlo, visiterò una scuola alla settimana.
Forse è l’unica promessa che riuscirà a mantenere, anche se non me lo auguro per lui e per noi, ma se non altro si è reso utile perchè ha svegliato le mamme di Cosenza che ne hanno visto di tutti i colori ma hanno dovuto aspettare Renzi per accorgersi che i loro figli vivono nel degrado.
Non finirò mai di ringraziarlo, sia mai che sia la svolta definitiva per una coscienza civile che, per adesso, ha toccato le mamme ma si spera che nel futuro tocchi anche i padri ed i figli.
Protesta legittima, ci mancherebbe, ma non posso evitare di chiedermi organizzata da chi e come e perchè.
Sono zone, alludo al meridione in genere, dove hanno accolto di tutto e dove ad un pregiudicato hanno organizzato la festa ogni volta che ha messo un piede da Napoli in giù. Lo dico con dispiacere anche perchè non apprezzo la lega che discrimina e specula sul nostro meridione ogni volta che si presenta il caso, spesso se non si presenta se lo inventa, mettendo in risalto solo il marcio che c’è ovunque specialmente a Milano e nel mitico nord est dei referendum.
Prima di indire un referendum per staccarsi dall’Italia dovrebbero staccarsi da proprio cervello e dalle proprie deviazioni, non ci sarebbe nemmeno bisogno di un referendum.
Comunque la notizia mi ha infastidito. Purtroppo conferma quello che penso da sempre, siamo un popolo di coglioni e quando un governo, qualsiasi, mette un ticket sulla sanità siamo solo capaci di lamentarci con il farmacista che fa solo il suo dovere applicandolo.
Questo abbiamo e questo meritiamo perchè la maggioranza è questa: protesta solo quando qualcuno stimola, insomma siamo un popolo che per la maggioranza delle volte protesta in conto terzi.
Una volta è l’uno, una volta è l’altro, ma la protesta è sempre in conto terzi.
Non penso che il degrado delle scuole di Cosenza sia colpa di Renzi. Personalmente penso che Renzi abbia fatto dei casini ed altri ne farà ma lasciamo stare il degrado delle scuole di Cosenza, le mamme si devono rivolgere altrove.
Se hanno abboccato è l’amo sbagliato, magari sono stete spinte alla protesta proprio da chi ha causato il degrado.
Ad ogni modo benvenute, non aspettavo altro che rialzassero la testa.

Lo striscione scritto da idioti sulla tragedia di Superga e un’indecenza ma Mazzola ha perso la testa, è andato oltre.


2113513-pessottoGli idioti, i razzisti, gli xenofobi non hanno maglietta, non hanno colore, sono in tutti gli stadi d’ Italia e nessuno ne è immune.
Invocare la chiusura dello stadio per un anno, per sempre. Testuale: Dico che quello stadio va chiuso per un anno, per sempre.
Naturalmente quelli della radio hanno cavalcato l’onda emotiva che ha travolto, giustamente, Sandro Mazzola.
Tutti, sottolineo tutti, quando si parla di calcio perdono la luce, ne fanno una questione di tifoseria e quindi alimentano
ed aumentano l’odio sportivo a seconda della squadra coinvolta, perdendo la testa quanto è coinvolta la squadra rivale più odiata.
Come nella favola di Fedro:

Il grande e saggio re degli dei, Giove, mise sulle spalle degli uomini, due grandi bisacce. Una poggiava sul petto e una invece poggiava sulla schiena. Le bisacce erano pesanti e ingombranti e l’uomo doveva portarsele addosso per tutta la vita. Ma non erano bisacce reali, erano invece metaforiche. Avevano un significato profondo e attualissimo.

La bisaccia che pendeva sul davanti, sul petto e che l’uomo poteva agilmente e continuamente vedere era colma di tutti i vizi degli altri uomini, invece quella posta sulla schiena era piena dei suoi vizi. Spesso accadeva che l’uomo volesse sbirciare il contenuto delle bisacce. Ma non riusciva a vedere il contenuto della bisaccia posta sulla schiena colma dei suoi difetti, mentre vedeva benissimo quello all’interno della bisaccia posta sul suo petto, piena dei difetti altrui.

Se qualcuno sbagliava se ne accorgeva subito e lo criticava severamente, mentre non vedeva i suoi errori.
Oggi negli stadi ci sono le telecamere, si possono individuare tutti gli imbecilli che espongono certi striscioni, con l’ HD si possono individuare anche quelli che fanno i cori deliranti ed odiosi.
Se si vuole si può. Inutile che io dia lezioni qui su come intervenire mi permetto solo di dare un consiglio.
Una volta individuati questi imbecilli oltre al daspo si dovrebbe obbligarli ai lavori forzati ed utili durante tutte le partite, anche delle altre squadre.
I morti vanno rispettati sempre. Tutti i morti, che siano 39 o 31, anche se disgraziatamente non hanno modo di offendersi e si deve cercare di non perdere la testa accecati dall’odio sportivo.
Non è una bella lezione quella che Mazzola ha dato con queste parole e mi dispiace perchè è una brava persona che perde la testa solo quando si tratta di Juve. Anche quando commenta una partita qualsiasi della Juve va in sofferenza, è più forte di lui, ma invocare la chiusura dello stadio è una violenza come lo striscione idiota.
Ho scritto: disgraziatamente non hanno modo di offendersi ed intendo dire: purtroppo sono morti, ma c’è chi oltre al dramma individuale e personale di un tentato suicidio ha dovuto subire l’offesa di uno striscione indegno, barbaro, incivile. Alludo a Gianluca Pessotto.
Auguro a questi imbecilli di non andare mai in depressione.
Subito dopo avere scritto questa frase ho pensato che, per andare in depressione, si deve essere intelligenti, avere dei sentimenti, vedere la propria sofferenza o quella degli altri  e quindi essere superiori d’animo, questi imbecilli non correranno mai il rischio della depressione, non hanno anima e cervello.
I giornalisti sportivi, e non, che hanno la responsabilità di scrivere o parlare alla massa dovrebbero riflettere e non sbracare come l’ultimo degli ultras.
Ci sono televisioni locali in Lombardia che ci inzuppano il pane in questi deliri e che sulla stupidità e la ferocia degli ultras ci fanno l’audience.
Senza nemmeno vergognarsi davanti alle loro famiglie, sembra che gli striscioni indecenti li espongano loro.

Si avvicina il Natale e con esso il totalitarismo cattolico di un popolo religioso per consuetudine, senza partecipazione effettiva.


__s1__visco.m__2013__11__28__benedizione_40_0_355_266_0.jpg_W300Leggo che una Preside di un istituto di Varese ha detto: Benedizione di Natale? Fuori lezione. Ne è nato un vespaio da parte di alcuni genitori che hanno iniziato una raccolta di firme per ” imporre la benedizione natalizia durante l’orario di lezione” a tutti, cattolici e non.
Ho vissuto le stesse” battaglie” sul finire degli anni 70 inizio anni 80 in quanto mi opponevo alla messa di inizio anno scolastico, quella della fine e delle varie benedizioni che venivano imposte durante l’anno scolastico.
In poche centinaia di metri c’erano l’asilo, la scuola elementare, le medie e la chiesa parrocchiale.
L’unica scuola che rispettava la legge era l’asilo le altre sembravano una succursale della parrocchia, ogni occasione era buona perchè ci fosse un prete bardato ad hoc per qualche benedizione o preghiera.
Il tutto al di fuori della legge perchè non sta scritto da nessuna parte che la scuola debba ospitare cerimonie religiose.
Ho sempre ritenuto che la fede, la religione, sia un fatto personale e quindi non possa essere imposta da nessuna istituzione pubblica ma vedo che c’è ancora chi ci prova.
La cosa più fastidiosa in queste occasioni è che i cattolici occasionali, quelli che si ricordano dei sacramenti in occasione di battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e funerali, diventano talebani e non accettano le ragioni degli altri.
Tutto perchè vedono in queste cerimonie un’occasione di festa, quando si tratta del Natale ed una consuetudine quando si tratta delle altre occasioni.
Pochi lo fanno perchè ci credono, frequentano, partecipano. La maggioranza lo fa perchè si è sempre fatto ed è pure un’occasione per chiacchierare e ridere durante la rimpatriata imposta per l’occasione.
C’è gente che va in chiesa solo nelle occasioni che ho citato ma guai se qualcuno le tocca, contesta o si richiama alla legge come nel caso della scuola.
Dai tempi delle mie contestazioni ad oggi è cambiato tutto nelle scuole nel senso che ci sono molti bambini di altre religioni che andrebbero rispettati pure loro, visto che stiamo parlando di scuola pubblica, che ha solo il dovere di dare istruzione e non di imporre una qualsiasi religione o la ripetizzione di riti legati all’abitudine, tanto di benedizione non è mai morto nessuno e da qualche centinaio di anni i roghi non si usano più.
I rappresentanti di Comunione e Liberazione, mi riferisco sempre a quegli anni, avevano tentato di mettere all’ordine del giorno nel Consiglio di Quartiere l’invito al parroco per la benedizione natalizia dei locali e dei partecipanti ai lavoro del consiglio.
Mi sono opposto. Se dobbiamo invitare il parroco, dissi in quell’occasione, all’ora dobbiamo invitare l’iman, un buddista, un ortodosso, uno stregone africano. Insomma un rappresentante per ogni religione esistente sulla terra per rispettare la democrazia della quale il Consiglio di Quartiere era garante.
Facciamo prima se ognuno di noi, se lo ritenesse necessario, vada a farsi benedire da chi ritiene più opportuno.
Il parroco non venne mai a benedire il Consiglio di Quartiere 2 di Sesto S. Giovanni.
Mi pare che non se ne sia accorto nessuno e nessuno di noi ha impedito ai due rappresentanti di C.L. di andare a farsi benedire.
Vedo che 40 anni dopo, più o meno, non è cambiato molto nell’approccio che gli italiani cattolici hanno con la religione, la frequentano a spanne come fanno con tutto il resto.
Per questo siamo in queste condizioni, abbiamo questi partiti ed eleggiamo questi rappresentanti del popolo.
Un mio nipote mi voleva come padrino, non mi ricordo se fosse comunione o cresima, e dissi che non mi sembrava il caso che un ateo facesse da padrino in una cerimonia cattolica.
Chiesero al prete se fosse possibile e lui rispose non c’erano problemi, tanto si trattava solo di una cerimonia che non avrebbe avuto conseguenze. Più o meno il succo del discorso era questo.
Ovviamente rifiutai, se non ci crede il prete ai suoi sacramenti ci devo credere io?
Quanti fanno da padrini ai nipoti e sono lustri che non vanno in chesa? Decenni che non pregano?
Ma non toccate la benedizione di Natale ai cattolici italiani, anzi, imponiamola anche agli atei ed ai mussulmani.
Si è sempre fatto così.
Buone feste.

Comunicazione di servizio. Riprendiamoci i diritti, basta pensare alle banche ed alla finanza parassita.


sciopero-amt-genova-300x225I giornali, le televisioni, il sistema capitalista deve capire che quando si parla di trasporto pubblico, sanità pubblica, scuola pubblica e di tutti i servizi di base, gas, luce,acqua ecc.ecc., da garantire ai cittadini non possono essere sottoposti a speculazioni di profitti privati.
Vanno finanziati e basta, le speculazioni fatele con i bot.
E’ altrettanto ovvio che chiunque rubi sui servizi, sulla collettività deve prendere l’ergastolo. Non eleggerlo in parlamento. E’ un bandito, un ladro della collettività.
Sono stanco di sentire parlare di scuola pubblica in passivo, non è una fabbrica che deve fare profitto, è una fabbrica di sapienza per un futuro migliore.
Già siamo ignoranti se va avanti di questo passo studieranno solo i figli dei borghesi come 200 anni fa. I figli dei ricchi sapevano leggere e scrivere ed i figli dei poveri a lavorare nei campi.
Sono queste le gioie del capitalismo?

Mancano leader politici di spessore, Renzi è l’esempio più eclatante, ma anche le nuove leve della commissione cultura non scherzano. Hanno studiato la storia con le battute di un comico.


leuzzi_lorussoSi sa che i leader di una volta non esistono più, ce li siamo giocati tutti con la prima Repubblica.
Se pensiamo che il candidato, in pectore, a guidare il Pd è un liberista come Matteo Renzi che si distingue da Berlusconi perchè non mette ancora il cerone, si capisce perchè penso che i leader di una volta non esistono più.
Sembra che le nuove leve della politica abbiano tutti studiato ad Arcore, sentire parlare Renzi dell’art.18, della riforma Fornero e del “suo” nuovo che avanza fa venire i brividi.
Si, perchè si può dire di tutto della Dc, del Psi e del Pci ma non dimentico che la Dc fu anche Giorgio La pira e Giuseppe Dossetti, il Psi fu anche quello di Pertini, Lombardi, Nenni, Turati e non solo di Craxi.
Il “mio” Pci fu quello di Gramsci, Togliatti e Berlinguer, della via democratica al socialismo.
Leggo che in Commissione Cultura le nuove leve della politica italiana, elette nelle file del M5S, in occasione di un premio istituito alla Camera in memoria di Giuseppe Di Vagno, socialista pugliese ucciso dai fascisti nel 1921 e ricordato come il Matteotti del sud, si oppongono all’uso della parola socialista, meglio sostituirla con “uomo di cultura sociale, economica, ambientale”.
Dal M5S mi aspetto di tutto, chi si ritiene oltre e sopra la destra e la sinistra non ha il senso della storia ma che le radici delle loro convinzioni sul  nuovo affondino nella cultura da cabaret del loro comandante ed in qualche memorabile battuta del capopopolo mi sembra preoccupante.
Nati e cresciuti dopo la battuta memorabile sui socialisti hanno creduto opportuno non documentarsi, non leggere, non studiare, non sapere.
A loro basta ed avanza l’assioma socialista-ladro ed a nulla serve il sangue versato dai socialisti per la democrazia e la libertà.
Socialista, per loro, equivale ad un insulto meglio:
“uomo di cultura sociale, economica, ambientale”.
E’ la stessa filosofia con la quale hanno accettato di discutere con quelli di Casa Pound.

Grillo ai militanti di Casa Pound:
“Se lo volete, benvenuti nei 5 Stelle”
Il leader M5S davanti al Viminale
con il candidato del movimento
di estrema destra: “Io antifascista?
Non è un problema che mi compete.
Alcune delle loro idee condivisibili”
Ecco se togliete fascista e mettete “uomo di cultura sociale, economica, ambientale” capirete che destra e sinistra non esistono più e che socialista o fascista fa lo stesso, tutti sono uomini di cultura sociale, economica, ambientale.
Perchè sia chiaro che “alcune idee sono condivisibili”, non importa da dove vengono e la storia che hanno dietro, se siano i forni o la democrazia.
Sciacquatevi la bocca prima di parlare di socialismo, documentatevi nel web e smettetela di sparare cazzate.
Non vorrei che la parola socialista sia un aggettivo rifiutato dal M5S in quanto rappresentante di una deriva a sinistra della quale hanno terrore.
Meglio Casa Pound, la casa è sempre accogliente.

 

L’allerta, la prevenzione, la reazione. La mia esperienza con le alluvioni.


1474585_10202491248872204_1740152212_nL’azienda nella quale lavoravo confinava da un lato con il Lambro, il nostro piazzale aveva, ha, un fronte di 300 metri delimitato dal Lambro.
Era il novembre del 2002 pioveva a dirotto da giorni anche se nessun allarme era partito da parte delle autorità.
Memore del fatto che, mi avevano detto i più anziani del posto, ogni 5 anni c’era un’esondazione del Lambro, mi presi la briga di andarlo a vedere da vicino. Era il giorno prima del disastro e l’acqua era al limite dell’argine, anche un ignorante come me capiva che le sponde erano sotto pressione.
Andai in direzione e riferii che la situazione era pericolosa, avevamo più di 400 auto nel piazzale tra usato e nuovo anzi di più ma non voglio fare polemiche.
Dissi che sarebbe stato il caso di chiamare le bisarche e liberare il piazzale, il nostro gruppo ne aveva parecchie a disposizione ed avremmo avuto tutto il tempo per mettere in “salvo” tutte le vetture.
Il direttore, con il quale ero in discussione continua, si mise a ridere e mi rispose ci penso io.
Seppi dopo che mi prese pure per il culo dicendo ai suoi: si taglia un dito uno dei suoi e chiama l’ambulanza. Tutti a ridere, i suoi.
Dico i suoi perchè nelle grandi aziende il personale è diviso in settori e nel mio caso i settori erano questi: vendita, post vendita, ricambi assistenza.
Da me dipendevano post vendita, ricambi, assistenza. Dissi ai miei di sollevare i pc da terra e metterli sopra le scrivanie, liberare dai ricambi le due file inferiori di tutti gli scaffali, insomma di prepararsi perchè, forse, il Lambro avrebbe esondato e ci avrebbe invasi.
Feci sollevare le auto dei clienti il più in alto possibile con i ponti dell’officina. Insomma feci il minimo che si potesse fare nella speranza di avere esagerato e che il tutto si dimostrasse inutile.
Il capo delle vendite fece spostare la prima fila di auto, quella più vicina al fiume, non chiamò le bisarche e non fece vuotare il piazzale.
Verso sera chiamai i responsabili del Ced, centro elaborazione dati, avvisando della situazione ed aggiungendo che, secondo me, era il caso di sollevare il server aziendale, piuttosto pesante, almeno sopra le scrivanie.
Eh la Madonna, cosa ci stai dicendo. Pensatela come volete, risposi, ma io faccio spostare tutto.
Chiamai alcuni miei collaboratori e mettemmo in sicurezza tutto il possibile, ricordo che si fermarono oltre l’orario serale.
La mattina dopo, di solito ero il primo ad arrivare, nel cortile dell’azienda si viaggiava con la barca.
Tutte le auto erano immerse nel fango del Lambro e l’acqua scorreva dal fiume  verso il parco passando per l’officina, salone di vendita, salone esposizione e magazzino ricambi.
Un disastro da qualche milione di euro.
Quando nella sede del Gruppo, allora avevamo circa  25 sedi di concessionarie, vennero a conoscenza del fatto che aveva sconvolto la nostra mi telefonarono per ringraziarmi di avere salvato i computer, il server aziendale e tutto quello che riuscii a far mettere in sicurezza.
Il mega capo, quello con il quale ero sempre in discussione, si scusò per non avermi preso sul serio.
Non è un problema risposi, il problema l’avrai con la direzione quando sapranno che ti avevo avvisato e ti avevo detto di chiamare le bisarche.
Ma io non avrei mai immaginato una cosa del genere… Fu la risposta.
Non devo fare la morale a nessuno ma i primi a sottovalutare i segnali della natura sono le vittime e le autorità, sembra sempre che le disgrazie tocchino agli altri.
Le autorità? Certo perchè non mi limitati ad allertare l’azienda, telefonani anche in questura, al comune, ai vigili, al consorzio delle acque e prima che avvenisse il disastro.
Avevo notato che il ponte di Via Forlanini era intasato da tronchi, bidoni dell’olio da 200 litri, lavandini, mobila varia, water, cicine a gas  e tutto quello che l’alluzione a monte aveva portato verso valle.
Ognuno mi diceva che non era di sua competenza ed il consorzio delle acque mi disse, vado a memoria, che gli alvei dei fiumi non vanno toccati, ho saputo dopo che da decenni non si faceva pulizia.
Da ignorante pensavo che se un ponte è ostruito da tronchi è altamente probabile che facciano da tappo e che prima o dopo l’acqua avrebbe trovato sfogo da qualche altra parte. Impossibile fermarla, men che meno con le chiacchiere.
Abituati, come siamo, a scaricare sempre e comunque le nostre responsabilità verso le autorità preposte forse non ci rendiamo conto che sottovalutiamo la natura ed i suoi segnali anche quando ce li manda direttamente e potremmo metterci in movemento, fare qualcosa.
Poi ci sono gli equilibri tra poteri, pubblici o privati, che di solito si usano per fare il braccio di ferro per vedere chi è più forte o per scaricare le proprie responsabilità
una volta che il danno è conclamato.
Quello che era di mia competenza ho cercato di farlo e se abbiamo potuto riprendere il lavoro dopo solo tre giorni dal disastro lo si deve a me, scusate non è superbia ma è un dato di fatto, che ho cercato di usare semplicemente la logica nonostante non avessi esperienza nel merito.
A cosa servono gli avvisi in queste situazioni?
Fortunatamente non ci furono vittime, feriti, ma la sottovalutazione del problema ci fu ed evidente.
Può darsi che l’allerta delle istituzioni venga disatteso o sottovalutato per un’inconscio rifiuto di tutto ciò che è autorità, politica, istituzioni ecc.ecc. Ma noi non siamo nemmeno in grado di allertarci nemmeno quando la natura ci manda il messaggio direttamente.
Dopo siamo tutti bravi e solidali ed io scrivo e commento di un fatto che ho vissuto sulla mia pelle e che, per fortuna, ha toccato solo il lato economico, la roba, il capitale.
Quando ci sono di mezzo delle vittime, costante nella nostra Italia disastrata nella quale abbiamo tutti, chi più chi meno, contribuito dovremmo essere più seri e prenderci sul serio.
Dopo i giornali ci sguazzano, ci inzuppano la penna, martellano la tastiera ma Cappellacci invece di regalare la maglietta della Protezione Civile al Papa avrebbe dovuto allertare la “sua” popolazione con tutti i mezzi ed in tutti i modi perchè si sapeva dell’arrivo del ciclone da almeno una settimana.
Ma regalare la maglietta al Papa fa audience, aiuta ad essere rieletto, dare l’allerta su cose negative rompe le scatole e non genera ottimismo.
Meglio dare le concessioni per costruire dove non si dovrebbe perchè c’è un ritorno in immagine sino a quando non arriva un’alluvione, una frana, un ciclone a ricordarci che la natura non fa compromessi con la politica o con gli affari.
La natura fa il suo e lo sappiamo da millenni.

Se l’informazione si limita a segnalare la “violenza”, gli scontri tra manifestanti e polizia senza spiegarne le ragioni fa solo un servizio al sistema.


imagesDa sempre il popolino  è infastidito per scioperi o manifestazioni che non lo toccassero direttamente, quante volte abbiamo sentito lamentele sui disagi di uno sciopero al grido di: io devo andare a lavorare ed i mezzi non vanno.
Ognuno pensa ai fatti suoi e non guarda oltre al metro davanti a se.
L’informazione ci sguazza, vengono messi in risalto gli scontri, enfatizzati, coltivando lo sdegno di chi osserva senza sapere, conoscere, toccare le motivazioni.
Si mette a fuoco, eufemismo, il cassonetto bruciato e non le ragioni che hanno spinto alla protesta migliaia di studenti, lavoratori, disoccupati, famiglie che hanno perso la casa.
Se non fosse per il fatto che, ogni tanto, nelle foto che riprendono gli scontri tra forse dell'”ordine” e manifestanti si intravvede uno striscione con la sintesi della protesta non sapremmo mai perchè e percome sono scesi in piazza.
Siamo scesi in piazza.
Se solo le forze dell’ordine conoscessero le ragioni dei manifestanti non escludo che manifesterebbero pure loro, certamente hanno dei familiari, parenti, amici che sono toccati dai temi che portano alla contestazione.
Per capire si attenderà la rivolta anche se è ancora presto, per la rivolta. La strategia del sistema per contenere la “pace sociale” è astuta e divide il popolino in fasce protette, o comunque non comunicanti, utili a fare da scudo alla borghesia parassita che ci ha ridotti in queste condizioni.
15% di dis0ccupati, 25% di precari, 25% di poveri presi dalla sopravvivenza
, 25% di occupati fanno da scudo e filtro al 10% di italiani che detengono il 47%, ed oltre, della ricchezza nazionale.
Nella scuola privata vicino a casa mia, che ha delle rette più alte dello stipendio di un precario, si parla solo di feste e di dove si andrà nel prossimo ponte e quando c’è uno sciopero che intralcia il loro muoversi con il Suv partono subito le lamentele, si indignano, tanto loro il problema della casa non l’avranno mai. Sono coperti e per la solidarietà con il povero bastano gli sms o la messa della domenica.
Hanno scelto la scuola privata, sostenuta dalle nostre tasse, per non avere problemi di sciopero. Le suore non scioperano ed una di quasi 80 anni può guardare 40 bambini senza che nessuno faccia una piega. Ma solo per un’ora, poco più. Se succedesse in una scuola pubblica sarebbe uno scandalo.
Negli ultimi anni la fascia di povertà si è ampliata, ha toccato anche quello che una volta era il “ceto medio” basti pensare ai bancari e non solo loro.
Ma finchè si saranno le fasce protettive, create ad arte, eliminando la lotta di classe che univa tutto o quasi il proletariato in genere, almeno quello illuminato, avranno la partita in pugno, è come se partissero con due rigori in favore.
L’importante è che si suoni la grancassa sugli scontri, sul cassonetto che brucia, sulla vetrina infranta e non si faccia sapere al cittadino medio e teledipendente le ragioni della protesta.
Un manifesto degli studenti diceva: Scuola pubblica fa paura come tutta la cultura.
E’ la sintesi che spiega la ragione per cui l’informazione non informa, indica il dito e non la luna.
Parliamo tanto degli scontri ma, attenti, a non spiegare le ragioni.
Dobbiamo affidarci al passaparola.
I sindacati sono più presi ad organizzare il servizio d’ordine che a far conoscere le motivazioni dello scipero, della manifestazione.
Il loro orgoglio è poter dire, dopo: avete visto quanto siamo stati bravi? Non abbiamo rotto nessuna vetrina di una banca, solo un po’ di spray.

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