L’allerta, la prevenzione, la reazione. La mia esperienza con le alluvioni.


1474585_10202491248872204_1740152212_nL’azienda nella quale lavoravo confinava da un lato con il Lambro, il nostro piazzale aveva, ha, un fronte di 300 metri delimitato dal Lambro.
Era il novembre del 2002 pioveva a dirotto da giorni anche se nessun allarme era partito da parte delle autorità.
Memore del fatto che, mi avevano detto i più anziani del posto, ogni 5 anni c’era un’esondazione del Lambro, mi presi la briga di andarlo a vedere da vicino. Era il giorno prima del disastro e l’acqua era al limite dell’argine, anche un ignorante come me capiva che le sponde erano sotto pressione.
Andai in direzione e riferii che la situazione era pericolosa, avevamo più di 400 auto nel piazzale tra usato e nuovo anzi di più ma non voglio fare polemiche.
Dissi che sarebbe stato il caso di chiamare le bisarche e liberare il piazzale, il nostro gruppo ne aveva parecchie a disposizione ed avremmo avuto tutto il tempo per mettere in “salvo” tutte le vetture.
Il direttore, con il quale ero in discussione continua, si mise a ridere e mi rispose ci penso io.
Seppi dopo che mi prese pure per il culo dicendo ai suoi: si taglia un dito uno dei suoi e chiama l’ambulanza. Tutti a ridere, i suoi.
Dico i suoi perchè nelle grandi aziende il personale è diviso in settori e nel mio caso i settori erano questi: vendita, post vendita, ricambi assistenza.
Da me dipendevano post vendita, ricambi, assistenza. Dissi ai miei di sollevare i pc da terra e metterli sopra le scrivanie, liberare dai ricambi le due file inferiori di tutti gli scaffali, insomma di prepararsi perchè, forse, il Lambro avrebbe esondato e ci avrebbe invasi.
Feci sollevare le auto dei clienti il più in alto possibile con i ponti dell’officina. Insomma feci il minimo che si potesse fare nella speranza di avere esagerato e che il tutto si dimostrasse inutile.
Il capo delle vendite fece spostare la prima fila di auto, quella più vicina al fiume, non chiamò le bisarche e non fece vuotare il piazzale.
Verso sera chiamai i responsabili del Ced, centro elaborazione dati, avvisando della situazione ed aggiungendo che, secondo me, era il caso di sollevare il server aziendale, piuttosto pesante, almeno sopra le scrivanie.
Eh la Madonna, cosa ci stai dicendo. Pensatela come volete, risposi, ma io faccio spostare tutto.
Chiamai alcuni miei collaboratori e mettemmo in sicurezza tutto il possibile, ricordo che si fermarono oltre l’orario serale.
La mattina dopo, di solito ero il primo ad arrivare, nel cortile dell’azienda si viaggiava con la barca.
Tutte le auto erano immerse nel fango del Lambro e l’acqua scorreva dal fiume  verso il parco passando per l’officina, salone di vendita, salone esposizione e magazzino ricambi.
Un disastro da qualche milione di euro.
Quando nella sede del Gruppo, allora avevamo circa  25 sedi di concessionarie, vennero a conoscenza del fatto che aveva sconvolto la nostra mi telefonarono per ringraziarmi di avere salvato i computer, il server aziendale e tutto quello che riuscii a far mettere in sicurezza.
Il mega capo, quello con il quale ero sempre in discussione, si scusò per non avermi preso sul serio.
Non è un problema risposi, il problema l’avrai con la direzione quando sapranno che ti avevo avvisato e ti avevo detto di chiamare le bisarche.
Ma io non avrei mai immaginato una cosa del genere… Fu la risposta.
Non devo fare la morale a nessuno ma i primi a sottovalutare i segnali della natura sono le vittime e le autorità, sembra sempre che le disgrazie tocchino agli altri.
Le autorità? Certo perchè non mi limitati ad allertare l’azienda, telefonani anche in questura, al comune, ai vigili, al consorzio delle acque e prima che avvenisse il disastro.
Avevo notato che il ponte di Via Forlanini era intasato da tronchi, bidoni dell’olio da 200 litri, lavandini, mobila varia, water, cicine a gas  e tutto quello che l’alluzione a monte aveva portato verso valle.
Ognuno mi diceva che non era di sua competenza ed il consorzio delle acque mi disse, vado a memoria, che gli alvei dei fiumi non vanno toccati, ho saputo dopo che da decenni non si faceva pulizia.
Da ignorante pensavo che se un ponte è ostruito da tronchi è altamente probabile che facciano da tappo e che prima o dopo l’acqua avrebbe trovato sfogo da qualche altra parte. Impossibile fermarla, men che meno con le chiacchiere.
Abituati, come siamo, a scaricare sempre e comunque le nostre responsabilità verso le autorità preposte forse non ci rendiamo conto che sottovalutiamo la natura ed i suoi segnali anche quando ce li manda direttamente e potremmo metterci in movemento, fare qualcosa.
Poi ci sono gli equilibri tra poteri, pubblici o privati, che di solito si usano per fare il braccio di ferro per vedere chi è più forte o per scaricare le proprie responsabilità
una volta che il danno è conclamato.
Quello che era di mia competenza ho cercato di farlo e se abbiamo potuto riprendere il lavoro dopo solo tre giorni dal disastro lo si deve a me, scusate non è superbia ma è un dato di fatto, che ho cercato di usare semplicemente la logica nonostante non avessi esperienza nel merito.
A cosa servono gli avvisi in queste situazioni?
Fortunatamente non ci furono vittime, feriti, ma la sottovalutazione del problema ci fu ed evidente.
Può darsi che l’allerta delle istituzioni venga disatteso o sottovalutato per un’inconscio rifiuto di tutto ciò che è autorità, politica, istituzioni ecc.ecc. Ma noi non siamo nemmeno in grado di allertarci nemmeno quando la natura ci manda il messaggio direttamente.
Dopo siamo tutti bravi e solidali ed io scrivo e commento di un fatto che ho vissuto sulla mia pelle e che, per fortuna, ha toccato solo il lato economico, la roba, il capitale.
Quando ci sono di mezzo delle vittime, costante nella nostra Italia disastrata nella quale abbiamo tutti, chi più chi meno, contribuito dovremmo essere più seri e prenderci sul serio.
Dopo i giornali ci sguazzano, ci inzuppano la penna, martellano la tastiera ma Cappellacci invece di regalare la maglietta della Protezione Civile al Papa avrebbe dovuto allertare la “sua” popolazione con tutti i mezzi ed in tutti i modi perchè si sapeva dell’arrivo del ciclone da almeno una settimana.
Ma regalare la maglietta al Papa fa audience, aiuta ad essere rieletto, dare l’allerta su cose negative rompe le scatole e non genera ottimismo.
Meglio dare le concessioni per costruire dove non si dovrebbe perchè c’è un ritorno in immagine sino a quando non arriva un’alluvione, una frana, un ciclone a ricordarci che la natura non fa compromessi con la politica o con gli affari.
La natura fa il suo e lo sappiamo da millenni.

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