L’allerta, la prevenzione, la reazione. La mia esperienza con le alluvioni.


1474585_10202491248872204_1740152212_nL’azienda nella quale lavoravo confinava da un lato con il Lambro, il nostro piazzale aveva, ha, un fronte di 300 metri delimitato dal Lambro.
Era il novembre del 2002 pioveva a dirotto da giorni anche se nessun allarme era partito da parte delle autorità.
Memore del fatto che, mi avevano detto i più anziani del posto, ogni 5 anni c’era un’esondazione del Lambro, mi presi la briga di andarlo a vedere da vicino. Era il giorno prima del disastro e l’acqua era al limite dell’argine, anche un ignorante come me capiva che le sponde erano sotto pressione.
Andai in direzione e riferii che la situazione era pericolosa, avevamo più di 400 auto nel piazzale tra usato e nuovo anzi di più ma non voglio fare polemiche.
Dissi che sarebbe stato il caso di chiamare le bisarche e liberare il piazzale, il nostro gruppo ne aveva parecchie a disposizione ed avremmo avuto tutto il tempo per mettere in “salvo” tutte le vetture.
Il direttore, con il quale ero in discussione continua, si mise a ridere e mi rispose ci penso io.
Seppi dopo che mi prese pure per il culo dicendo ai suoi: si taglia un dito uno dei suoi e chiama l’ambulanza. Tutti a ridere, i suoi.
Dico i suoi perchè nelle grandi aziende il personale è diviso in settori e nel mio caso i settori erano questi: vendita, post vendita, ricambi assistenza.
Da me dipendevano post vendita, ricambi, assistenza. Dissi ai miei di sollevare i pc da terra e metterli sopra le scrivanie, liberare dai ricambi le due file inferiori di tutti gli scaffali, insomma di prepararsi perchè, forse, il Lambro avrebbe esondato e ci avrebbe invasi.
Feci sollevare le auto dei clienti il più in alto possibile con i ponti dell’officina. Insomma feci il minimo che si potesse fare nella speranza di avere esagerato e che il tutto si dimostrasse inutile.
Il capo delle vendite fece spostare la prima fila di auto, quella più vicina al fiume, non chiamò le bisarche e non fece vuotare il piazzale.
Verso sera chiamai i responsabili del Ced, centro elaborazione dati, avvisando della situazione ed aggiungendo che, secondo me, era il caso di sollevare il server aziendale, piuttosto pesante, almeno sopra le scrivanie.
Eh la Madonna, cosa ci stai dicendo. Pensatela come volete, risposi, ma io faccio spostare tutto.
Chiamai alcuni miei collaboratori e mettemmo in sicurezza tutto il possibile, ricordo che si fermarono oltre l’orario serale.
La mattina dopo, di solito ero il primo ad arrivare, nel cortile dell’azienda si viaggiava con la barca.
Tutte le auto erano immerse nel fango del Lambro e l’acqua scorreva dal fiume  verso il parco passando per l’officina, salone di vendita, salone esposizione e magazzino ricambi.
Un disastro da qualche milione di euro.
Quando nella sede del Gruppo, allora avevamo circa  25 sedi di concessionarie, vennero a conoscenza del fatto che aveva sconvolto la nostra mi telefonarono per ringraziarmi di avere salvato i computer, il server aziendale e tutto quello che riuscii a far mettere in sicurezza.
Il mega capo, quello con il quale ero sempre in discussione, si scusò per non avermi preso sul serio.
Non è un problema risposi, il problema l’avrai con la direzione quando sapranno che ti avevo avvisato e ti avevo detto di chiamare le bisarche.
Ma io non avrei mai immaginato una cosa del genere… Fu la risposta.
Non devo fare la morale a nessuno ma i primi a sottovalutare i segnali della natura sono le vittime e le autorità, sembra sempre che le disgrazie tocchino agli altri.
Le autorità? Certo perchè non mi limitati ad allertare l’azienda, telefonani anche in questura, al comune, ai vigili, al consorzio delle acque e prima che avvenisse il disastro.
Avevo notato che il ponte di Via Forlanini era intasato da tronchi, bidoni dell’olio da 200 litri, lavandini, mobila varia, water, cicine a gas  e tutto quello che l’alluzione a monte aveva portato verso valle.
Ognuno mi diceva che non era di sua competenza ed il consorzio delle acque mi disse, vado a memoria, che gli alvei dei fiumi non vanno toccati, ho saputo dopo che da decenni non si faceva pulizia.
Da ignorante pensavo che se un ponte è ostruito da tronchi è altamente probabile che facciano da tappo e che prima o dopo l’acqua avrebbe trovato sfogo da qualche altra parte. Impossibile fermarla, men che meno con le chiacchiere.
Abituati, come siamo, a scaricare sempre e comunque le nostre responsabilità verso le autorità preposte forse non ci rendiamo conto che sottovalutiamo la natura ed i suoi segnali anche quando ce li manda direttamente e potremmo metterci in movemento, fare qualcosa.
Poi ci sono gli equilibri tra poteri, pubblici o privati, che di solito si usano per fare il braccio di ferro per vedere chi è più forte o per scaricare le proprie responsabilità
una volta che il danno è conclamato.
Quello che era di mia competenza ho cercato di farlo e se abbiamo potuto riprendere il lavoro dopo solo tre giorni dal disastro lo si deve a me, scusate non è superbia ma è un dato di fatto, che ho cercato di usare semplicemente la logica nonostante non avessi esperienza nel merito.
A cosa servono gli avvisi in queste situazioni?
Fortunatamente non ci furono vittime, feriti, ma la sottovalutazione del problema ci fu ed evidente.
Può darsi che l’allerta delle istituzioni venga disatteso o sottovalutato per un’inconscio rifiuto di tutto ciò che è autorità, politica, istituzioni ecc.ecc. Ma noi non siamo nemmeno in grado di allertarci nemmeno quando la natura ci manda il messaggio direttamente.
Dopo siamo tutti bravi e solidali ed io scrivo e commento di un fatto che ho vissuto sulla mia pelle e che, per fortuna, ha toccato solo il lato economico, la roba, il capitale.
Quando ci sono di mezzo delle vittime, costante nella nostra Italia disastrata nella quale abbiamo tutti, chi più chi meno, contribuito dovremmo essere più seri e prenderci sul serio.
Dopo i giornali ci sguazzano, ci inzuppano la penna, martellano la tastiera ma Cappellacci invece di regalare la maglietta della Protezione Civile al Papa avrebbe dovuto allertare la “sua” popolazione con tutti i mezzi ed in tutti i modi perchè si sapeva dell’arrivo del ciclone da almeno una settimana.
Ma regalare la maglietta al Papa fa audience, aiuta ad essere rieletto, dare l’allerta su cose negative rompe le scatole e non genera ottimismo.
Meglio dare le concessioni per costruire dove non si dovrebbe perchè c’è un ritorno in immagine sino a quando non arriva un’alluvione, una frana, un ciclone a ricordarci che la natura non fa compromessi con la politica o con gli affari.
La natura fa il suo e lo sappiamo da millenni.

Floris in tv: “Ballarò rischia lo stop” Fortunatamente ha fatto in tempo ad invitare la Lorenzin. Dopo aver creato il mostro Polverini ci riprova con la Beatrice.


3418_10200299994812222_1816917205_nIeri ho fatto un salto in montagna e quindi niente web e niente post, appena sono tornato ho dato una occhiata ai giornali on line ed ho letto che il Pdl nel Lazio candida la Lorenzin.
Sono andato su Facebook ho ripreso la notizia con un cappello, un mio commento:
Regione Lazio, Lorenzin candidata Pdl.
Floris la inviterà tutte le settimane e la farà diventare un fenomeno come la Polverini.
In serata, smanettando da un canale all’altro, ho visto un pezzetto di Ballarò e chi c’era tra gli ospiti? Beatrice Lorenzin che come suo solito si è distinta nel parlare sopra gli altri alzando il volume quando non toccava a lei.
In sintesi abbiamo saputo quello che ripete sempre, nessuno governa come il Pdl e quando qualcosa va male la colpa è dei comunisti che vogliono conservare i privilegi degli operai, dei proletari e dei disoccupati.
Sono quasi felice, pur essendo per la libertà di stampa, di parola, che Ballarò rischi lo stop almeno ci risparmiano di vedere la Lorenzin tutte le settimane.
Floris ha la tendenza di creare mostri, probabilmente a sua insaputa, lo ha fatto invitando la sconosciuta segretaria dell’Ugl, il sindacato fascista, quasi come ospite fissa e l’ha fatta diventare un fenomeno mediatico, le ha dato fama, immeritata, sino al punto di diventare governatrice del Lazio.
Non voglio qui ripercorrere le sue gesta, basta la cronaca, è una delle poche donne che è riuscita a raggiungere la parità con gli uomini in politica purtroppo come esempio per la sua scalata ai diritti ha scelto i peggiori.
La sua arroganza, la sua antipatia, il suo clientelismo l’ha resa talmente antipatica al popolo ed a quelli che l’hanno votata che non può nemmeno andare a comprarsi un paio di scarpe in una boutique del centro, in contromano e con la scorta al seguito, senza attirarsi una marea di critiche. Poverina.
Mentre mi facevo scorrere addosso i cartelli di Floris che per la milionesima volta ci raccontano quello che ormai tutti sappiamo, salvo piccole variazioni, ho visto in collegamento l’editorialista Marcello Sorgi, già direttore del Tg1, del quotidiano La  Stampa del quale oggi è editorialista. Come me nel mio blog, ma più in grande.
Egli, in merito alla sanità italiana, ha detto che l’errore è stato fatto trent’anni fa quando si è voluto introdurre la sanità garantita per tutti e l’unico che si è accorto dell’errore è lui, oltre che a qualche stato europeo dove la sanità che piace è quella all’americana.
Ognuno si arrangi e se non può pagarsi le cure tiri le cuoia liberando spazio.
Nessuno dei presenti ha messo in risalto che la sanità italiana è ottima, alludo ai medici, infermieri, personale vario e che il problema vero è la gestione economica della sanità che è in mano a banditi che pagano tre euro una siringa quando costa 30 centesimi.
La cifra non credo sia esatta ma è solo un esempio di come viene gestita la sanità da quasi tutte le regioni italiane, ruberie e clientelismo.
Il fatto poi di averne affidato la gestione alle regioni non ha fatto altro che moltiplicare le ruberie, le clientele per 20 o poco meno, perchè qualcuna non ruba. Se prima il centro di clientela e di spesa era uno solo affidando la gestione alle regioni li hanno moltiplicati.
La cronaca e la magistratura ce lo dicono quasi tutti i giorni. Formigoni nega, la Lombardia è eccellenza. In tutti i sensi se gli altri rubano 5 la Lombardia che è ricca ed eccellente ruba 50.
Marcello Sorgi, non so se la sua soluzione proposta per il problema sanità è stata colta da tutti perchè l’hanno sfumato mentre la diceva, ha dato la soluzione del problema in poche parole: per risolvere il problema sanità la si deve privatizzare e mettere in concorrenza una Asl con l’altra, un’ospedale con l’altro, come fanno le assicurazioni delle automobili, le multinazionali della benzina, le aziende che gestiscono l’acqua potabile e così via.
Fanno dei cartelli e la concorrenza invece di abbassare i costi o migliorare la qualità dei servizi aumenta i profitti peggiorando i servizi ed aumentando le tariffe. Tanto da lì devi passare, sono come le gabelle dei nobili che a lungo andare hanno dato vita alla rivoluzione francese.
Voi siete giovani ma io ho fatto in tempo a vivere il periodo nel quale l’assicurazione per le auto non era obbligatoria, ognuno rischiava del suo, anche se per le vittime degli incidenti non era una gran cosa.
Ad un certo punto l’assicurazione divenne obbligatoria, una scelta di grande civiltà, e divenne obbligatoria con una premessa o promessa, non ricordo bene, se tutti avremmo pagato l’assicurazione avremmo pagato poco e tutti saremmo stati più sicuri, protetti, garantiti.
Il risultato è che da allora ad oggi sarà aumentata almeno di 500 volte ed anche quest’anno avrà il suo solito aumento, per essere rimborsati dai danni ci vogliono mesi ma per aumentare i profitti delle socità di assicurazione bastano pochi giorni.
Nella sanità garantita per tutti Marcello Sorgi non vede un segno di progresso e di civiltà etica, morale di solidarietà, l’idea che un bambino povero possa essere curato come il figlio di un ministro o di un manager non lo vede come un alto segno di democrazia e di giustizia ma come un impedimento alla libera concorrenza privata che ci farebbe risparmiare un sacco di soldi, facendo finta di essere sani non potendo pagarci la cura della salute.
Ve la immaginate voi la concorrenza tra il S. Raffaele e la S. Rita?
Un Don Verzè che con i soldi pubblici e le regalie di stato si è comprato le ville, il jet personale, le scarpe di Prada lasciando un miliardo di euro di debito e centinaia di dipendenti in mezzo alla strada dopo aver assunto qualche fanciulla del piduista a 6000 euro al mese con delle mansioni delle quali non conosceva nemmeno l’esistenza.
Oppure i bravi dottori della S. Rita che ti operavano il tumore che non c’è facendosi rimborsare dalla stato migliaia e migliaia di euro a spese nostre inventandosi interventi non necessari esclusivamente per fare il fatturato.
Oltre al danno al paziente, al quale toglievano metà stomaco anche se sano, c’era pure la beffa perchè il paziente ed i suoi parenti erano veramente convinti che ci fosse un tumore e davanti ad una tragedia del genere accettavano qualsiasi proposta facessero i medici pur di salvarsi la vita.
I sopravvissuti, non avendo ovviamente nessuna malattia terminale, dopo l’operazione subita erano convinti di essere stati salvati da una equipe medica eccellente, magari raccontavano agli amici ed ai parenti avevo un tumore ed i medici del S. Rita mi hanno salvato la vita.
Non ho più niente, sto benissimo, solo dopo hanno capito che non avevano niente anche prima e che l’eccellente equipe del S. Rita, come direbbe Formigoni, altro non erano che dei banditi, una banda.
E’ questa la sanità privata che Marcello Sorgi vuole mettere in competizione per risparmiare e per avere l’eccellenza?
L’unico modo per salvare l’Italia, il nostro paese, da questa classe dirigente di banditi e di delinquenti è svuotare le carceri dai piccoli spacciatori o consumatori di canne per fare spazio a tutti quei manager pubblici o privati che da anni rubano, fanno clientele, prendono mazzette ai quali vanno sequestrati tutti i loro beni, i conti correnti in Italia ed all’estero e lasciarli in mutande. Loro e le loro famiglie.
E’ l’unico modo che abbiamo per costringerli a non rubare, garantirgli che se vengono scoperti li portiamo via anche la bicicletta.
Il resto è tutta una presa per il culo. Di Floris, dei politici, degli esperti, degli economisti, dei giornalisti. Ho cambiato canale, per non sentire sempre le solite cose, solo se me le dimenticassi potrebbero sembrare novità.
Se a chi ruba non portiamo via anche la camicia non risolveremo niente. In Inghilterra sono costretti a dimettersi per 2000 sterline spese male, con quel metro noi dovremmo sequestrare miliardi ai ladri e dare migliaia di ergastoli di condanna.
Non ho voglia di incazzarmi per la milionesima volta perciò pubblico una foto della montagna che mi ha reso felice per qualche ora, le meraviglie della natura. Che vada affanculo Floris ed i suoi ospiti.

Milano, titolo di Repubblica: Scatta la domenica senza auto “Ritrovare il piacere di camminare” Se non ti investono.Una delle più grandi prese in giro.


Alle 9,45 al semaforo di Via Padova c’era la coda, come al venerdì sera. Mi sono detto, il blocco scatta alle 10,00, abiteranno tutti in zona.
Adesso sono le 10,10 e le auto continuano a girare mi domando che senso hanno queste domeniche a piedi se poi ci sono sempre i soliti furbastri che se ne fregano.
Ammesso che qualcuno abbia dei motivi seri ed impellenti per trasgredire alla regole mi pare che siano decisamente in troppi quelli che disattendono l’ordinanza del comune.
L’aria di Milano è quella che è,  mi spiace per chi si impegna a rispettare il divieto e gira in bicicletta orgoglioso di fare qualcosa per tenere pulita l’aria.
Quelli che passano sotto casa mia  adesso sono un po’ come Gassman nel film Il Sorpasso, fanno delle corna virtuali a tutti quelli rispettosi dell’ordinanza, evidentemente siamo considerati dei poveri pirla e loro si sentono i furbastri di Milano.
Leggo che ci dovrebebro essere 95 pattuglie di Vigili Urbani a presidiare il rispetto dei divieti, mi auguro che come al solito non siano solo nella cerchia dei navigli, nei quartieri snob di Milano a presidiare perchè, in Via Padova, non ho mai avuto l’occasione di vedere un maleducato pagare una multa.
Perchè è un problema di educazione, non solo di sanzioni.
Sono andato a comprarmi le sigarette ed ho fatto una cosa che non faccio mai.
Sapendo del divieto di circolazione ho volutamente attraversato le strisce pedonali a passo lento, più lento del solito. Avevo visto una macchina che stava arrivando a velocità sostenuta, evidentemente aveva pure fretta, era un diesel non un’auto elettrica ed a momenti mi tirava pure sotto.
Doveva andare al Bancomat. Ora a Milano può mancare tutto, specialmente l’aria pulita, ma non può mancare e non mancherà mai il Bancomat, c’è una banca ogni 10 metri ed anche se non è la tua i soldi li puoi prelevare ugualmente.
E’ la prima volta che faccio un post sul tema ma le domeniche a piedi, sia quelle di Formigoni, la Moratti o di Pisapia le considero una presa per il culo se non le fanno rispettare a tutti, stranieri compresi che fanno sempre finta di non sapere un cazzo.
E’ una costante da anni e non saranno le 200 multe che riusciranno a rifilare a qualche furbastro che faranno cambiare le cose.
Se il Comune di Milano ha problemi economici questa sarebbe un’occasione per incassare. Nella mia zona non passa un minuto senza che almeno due, tre, auto non viaggino tranquillamente. Non sono a gas e non sono elettriche, sono auto nomali.
Scrive Repubblica: Otto ore di motori spenti quindi, a esclusione dei veicoli elettrici e ibridi che possono circolare liberamente senza incappare in 155 euro di multa.
Ne vedessi uno incappare nella multa.
E’ anche da queste piccole cose che si nota che siamo il paese dei furbi, ce ne freghiamo delle regole e cerchiamo di aggirarle in tutti i modi.
Tra l’altro il nostro modo di fare è quello che gli immigrati imparano subito, fare i furbi.
Basta salire in qualsiasi autobus e vedere quanti sono quelli che passano il biglietto o il tesserino nella macchina obliteratrice.
Martedì mattina ho preso l’autobus da casa mia a Niguarda, un bel tragitto ed ho contato meno di 10 persone che hanno inserito il biglietto nella macchinetta.
Forse hanno tutti l’abbonamento annuale e non è necessario inserirlo nella macchinetta?
Me lo auguro, vorrà dire che sono stato troppo malizioso.
Non ne faccio u discorso tecnico sull’utilità o meno di queste ‘domenicAspasso’ per al qualità dell’aria, ne faccio un discorso di educazione come i divieti di sosta.
Siamo italiani, una sottospecie del genere umano e poi ci meravigliamo dei politici.
Sono i campioni migliori che riusciamo ad esprimere, i nostri personalissimi premi Nobel della furbata tipicamente italiana. Un marchio come gli spaghetti e la pizza.
P.S. Adesso che ho scritto il post diventeranno tutti rispettosi, giusto per dare modo a qualcuno di contestarmi il fatto che mi lamento sempre dell’ineducazione civica dei miei, cari, compatrioti. Di nascita o acquisiti.

Tempo 24 ore e le panchine, riparate e riverniciate, sono luride come prima. Gioventù bruciata? No, gioventù demente con tanto di iphone ultimo tipo.


10 anni fa, anno più anno meno, c’era la compagnia dei motorini. Entravano nei giardini in mezzo agli anziani ed ai bambini con i motorini, sgommavano e lasciavano i segni delle gomme. Solo maschi, mai visti con una ragazzina.
Sono giovani, si faranno. Infatti hanno preso la patende ma sono rimasti imbecilli come prima. Se il tempo era bello si limitavano a sradicare i cestini dei rifiuti, a gridare a tutte le ore, se pioveva si riparavano sotto ai portici e per passare il tempo prendevano a calci le cassette della posta. Vinceva chi riusciva per primo a far aprire lo sportello di scarico e non contenti prendevano a calci pure le lettere.
Non so cosa fosse il premio per il vincitore, so che ho chiamato la polizia ed, allora, è arrivata quasi al volo.
Un poliziotto, appena sceso dalla volante, salutò uno dei ragazzi con questa frase: Eh, cosa fai qui? Come stanno i tuoi? La risposta non l’ho sentita perchè facevano casino, hanno preso i dati, hanno fatto chiudere lo sportello e rimettere a posto le lettere. Si sono salutati e poi sono venuti al mio campanello a suonare. Erano le due o tre di notte. Scesi dalla scale incazzato e praticamente gli aggredii: ma che cazzo state facendo, io vi telefono per denunciare un vandalismo e voi mi suonate al campanello? Ho una moglie, un cane, se questi stronzi la prendono di mira e le fanno dei dispetti?
Risposta: ma no, che ne sanno loro che ci avete chiamato voi, abbiamo suonato un campanello a caso.
Infatti, risposi, con 50 campanelli e più che ci sono nella via avete suonato proprio al mio, che vi ho dato il nome.
Adesso ci sono le nuove leve. Vestiti bene, iphone ultimo tipo, capelli con la cresta e pennarelli, pennelli per scrivere sui muri, sulle vetrine e sulle panchine. Le ragazze hanno il tacco di ordinanza, la pancia fuori e sono vestite come veline, tra l’altro sono pure carine, capelli curati.
Le ragazze parlano un italiano corretto, si capisce subito che vanno a scuola, i ragazzi si esprimono come Lorenzo, la caricatura del burino interpretato da Corrado Guzzanti.
Io sono vechio ma mio figlio mi ha detto che il tamarro piace alle ragazze, tira molto ed io mi adeguo. Contente loro contenti tutti.
Devono essere della tribù delle scimmie urlatrici, passano la giornata ed anche la notte ad urlarsi frasi senza senso a 10 centimetri di distanza uno dall’altro.  D’estate tengono banco sino ed oltre le tre della notte, schiamazzi, urla, bevono e giocano tra di loro. Ogni tanto nasce qualche discussione per via che le ragazze passano dalle ginocchia di uno all’altro con la velocità della luce.
Qualcuno non gradisce.
In contemporanea c’è pure una compagnia maschile e femminile di sud americani, anche questi sono lì dal pomeriggio e qualche volta alla sera. Suonano, ballano e cantano.
Qualche giorno fa è arrivata la polizia e gli italiani sono spariti, i sud americani sono rimasti lì ed hanno mostrato i documenti, evidentemente non avevano nulla da temere nonostante il popolino tenda a dare la responsabilità dello schifo dei giardini agli immigrati. Mai visti con un pennarello in mano, solo birre ma in questo sono simili ai nostri baldi giovanotti vestiti bene.
Alle volte al mattino incontro quelli dell’Amnsa che puliscono con i rastrelli, raccolgono le bottiglie, i pennarelli vuoti e svuotano i cestini, tutti dipinti dagli artisti del posto.
Un giorno ho detto ad uno di loro: dev’essere frustrante pulire sapendo che due ore dopo sarà sporco come prima. Risposta: sono sud americani, sono tutti così. Saranno anche sud americani, non lo nego, ma ti garantisco che questi sono dei nostri e fanno girare le palle. Il tipo dell’Amsa mi risponde: dovrebbero prenderli ed infilargli un cestino dell’immondizia nel culo, così imparano.
Adesso, se chiami la volante, arriva un’ora o due dopo il casino e diventa tutto inutile. Siamo in pochi, facciamo quello che possiamo.
Questa non è delinquenza, gioventù bruciata, è degrado sociale ed educativo e si allarga  a macchia d’olio. Non hanno interessi, non hanno ideali, solo far casino e lasciare le loro impronte sulle panchine o sui muri, non disdegnando neppure le vetrine della zona. Sono di un’arroganza e di una maleducazione che si taglia con il coltello, da macellaio.
Qualche giorno fa ho detto ad uno di loro, mentre osservavo un suo amico che pasticciava la panchina, una di quelle appena riparate e riverniciate, guarda che sono venuti qui ed hanno fotografato le scritte , ci sono delle multe salate per chi imbratta la cosa pubblica, nostra che paghiamo noi.
E sono venute bene? Risponde lo spiritoso. Di rimando gli dico: benissimo, perfettamente a fuoco. Vedi quelle scritte lì sono come la carta d’identità, le impronte, anzi meglio ancora il Dna.
Vedrai che il furbo lo troveranno, le lettere si somigliano tutte, ha lasciato l’impronta.
Non mi ha risposto ed io sono andato via.
Torno dopo qualche ora e la scritta che il suo amico stava facendo aveva i segni evidenti di un tentativo di cancellazione, dopo che ha scritto su 4 panchine è da imbecilli tentare di cancellare le prove.

La polizia ha consigliato di far firmare una petizione agli abitanti della zona come se l’educazione, il rispetto della cosa pubblica si possa insegnare con le petizioni.
Comunque è già pronta la nuova ondata, c’è un ragazzino di 8/10 anni che insieme ad altri più piccoli passa ore ed ore a far scoppiare petardi in mezzo agli altri bambini e le loro mamme.
Gli animali si spaventano, c’è pure il giardino cintato per i cani e qualcuno ha cominciato a lamentarsi.
Il ragazzino in questione, in modo particolare al sabato, inizia alle 13 del pomeriggio ed è capace di tirare le 20 della sera. Sembra una sparatoria continua. Sabato scorso gli sono passato di fianco con il cane e lui: aspetta, aspetta, verso il suo amichetto, c’è il cane che si spaventa.
Non fare il paraculo gli ho detto, è dalla una che rompi i coglioni con questi petardi.
Domanda: dove cazzo sono i suoi genitori? E quanto costano questi cazzi di petardi?
Ne fa scoppiare a centinaia.
Drogatevi che è meglio, almeno avete qualcosa che vi impegna, un obiettivo da raggiungere. (satira estrema)

Noi non ci facciamo mancare niente, nemmeno il furbo della notte. Senza bisogno del parafulmine extracomunitario ci facciamo riconoscere lo stesso. Il Dorando della differenziata.


Noi siamo il Paese che ha una sola certezza, la colpa è sempre degli altri, siamo innocenti a priori e pronti alla critica.
La critica va a scalare, una volta era verso il forestiero che oggi si chiama il turista, generalmente accolto con diffidenza anche se porta un minimo di benessere.
Poi si è passati al terrone, tutto quello che avveniva di negativo era da addebitare al terrone.
Oggi è di moda l’extracomunitario, se un giardino è sporco, pieno di bottiglie e cartacce è sempre colpa dell’extracomunitario.
I più esperti, in base ai rifiuti, riconoscono la provenienza del colpevole:i vuoti della birra sono in carico ai sud americani, quelli della vodka agli ukraini, gli avanzi di pizza sono i più difficili da piazzare, la consumano in tutto il mondo.
A Milano conosco una che ha un cagnolino, viaggia con il sacchetto per la raccolta legato al guinzaglio, bene  in vista come dire, io la raccolgo.
Peccato che il sacchetto sia sempre lo stesso dal 1998 e le cose sono due: o il suo cane non caga mai oppure non la raccoglie. Ho la certezza che sia la seconda, specialmente al mattino presto.
E’ il Paese dei furbi che, notoriamente, scarseggiano di intelligenza e di rispetto. Abili al massimo a deviare le tracce pur lasciando le impronte.
C’è quello che porta il suo cane a defecare vicino alla casa di un altro cane, possibilmente quello che ha un padrone sempre con il sacchetto in tasca pronto a raccogliere gli autografi del proprio animale. Precisamente la mia casa di “villeggiatura”.
Il furbo la lascia lì, dando l’impresione che l’autografo è del cane dell’altro.
Questa mattina mi sono accorto che abbiamo anche i furbi della notte, il passator scortese della raccolta differenziata.
Imbecille  ogni immaginazione è arrivato con i suoi rifiuti sino ai bidoni della raccolta del vetro, a tre metri da quelli per la raccolta della plastica ed ha lasciato l’impronta: guardate quanto sono cretino, scaltro ed anonimo ovviamente, lascio una cassetta contenente bottiglie di birra e vuoti di plastica.
E’ il Dorando della differenziata, arriva a pochi centimetri dalla meta e crolla travolto dalla sua stupidità.
Dorando ha fatto una impresa che è diventata leggenda, passata alla storia.
L’anonimo in questione ha fatto una stronzata che non passerà nè alla storia, nè alla cronaca.
Se non fosse per me, che ne ho scritto un post, giusto per mettere in risalto il cretino del mese.
Tra l’altro non c’è nemmeno la possibilità, per i pensionati locali ed i villeggianti come me, di dare la colpa al solito extracomunitario.
Ancora una volta ci siamo fatti riconoscere, la solita furbata all’italiana.
Per il diploma di genio ci ho pensato io, non vorrei che rimanesse deluso dall’indifferenza dei villeggianti. Con tutto l’impegno che ci ha messo per arrivare al bidone del vetro,  mancando di fare centro, meritava almeno un elogio pubblico.
Più che il Dorando della differenziata sempra il pirla della Valsassina.

Per la seconda volta, in dieci giorni, l’acquedotto dell’ameno paesino della Valsassina è andato a secco. Hanno provveduto i pompieri con le autobotti.


Si sa che la natura presenta sempre il conto ed ogni volta gli umani mostrano sorpresa, vengono colti alla sprovvista. Tipico di chi fa danni e non se ne rende, o non vuole, conto.
Otto, dieci ore, senz’acqua non sono una tragedia più che altro è una comica ed ognuno risponde al problema in base alla sua cultura con un unico denominatore comune: siamo tutti innocenti, la colpa è sempre degli altri.
I residenti si lamentano, nemmeno troppo, con chi a monte pompa troppa acqua dall’acquedotto per far fronte alla massa di villeggianti che invadono il Giumello ogni fine settimana ed i tre rifugi/ristoranti devono far fronte alle centinaia di turisti che oltre alla polenta taragna, salumi, formaggi, caprioli in salmì, pizzoccheri e così via dovranno pur bere.
Io sono nel paesino sottostante, precisamente Narro, ed osservo curioso le reazioni di residenti e villeggianti.
I residenti sono i più concreti, prendono i loro motocarri Ape li caricano di bottiglie di plastica, botticelle varie, piccole damigiane e quant’altro e vanno sotto la chiesa di S. Martino dove c’è una fonte indipendente dall’acquedotto con un’acqua eccellente e fanno scorta.
Questa fonte la conosco da più di trenta anni, passandoci davanti per arrivare al paese ho sempre visto persone riempire taniche e bottiglie da portarsi a casa, non ha le bollicine ma è acqua eccellente.
Lo sanno bene le multinazionali che si occupano di acqua quelle che chiedono l’utilizzo delle fonti alle regioni pagando cifre irrisorie per imbottigliarle, si parla di un centesimo al litro, per poi vendercele a noi nei supermercati a 35,40, 45 centesimi alla bottiglia a seconda della fama del marchio.
Diciamo che Narro ha la sua fonte di acqua minerale eccellente a gratis, forse ne ha più di una ma io conosco solo questa, per via di mio fratello che la beve da oltre vent’anni.
E’ questo che mi ha fatto riflettere.
Ieri ho preso 8 bottiglie vuote di platica ed in pochi minuti le ho riempite, la fonte non ha molta pressione ma ha una bella mandata continua, giorno e notte per 365 giorni all’anno compresi quelli bisestili.
Che senso ha, mi sono chiesto, rimanere con l’acquedotto a secco quando si spreca tutta questa ricchezza?
Basterebbe mettere una cisterna a valle, di là della strada a meno di otto metri, recuperare tutto quello che la natura ci regala e quando la cisterna è piena riversarla con delle pompe nell’acquedotto del paese.
Non so quanto verrebbe a costare quest’opera di alta ingegneria idraulica ma, certamente, costerebbe molto meno dei fuochi artificiali che ogni frazione, ad ogni fine settimana, ci propina per la gioia dei villeggianti terrorizzando cani, gatti, caprioli e tutta la fauna dei boschi.
Il sindaco del paese ha fatto mettere nella bacheca della piazzetta l’avviso che  l’acqua non è potabile, consiglia di farla bollire 10 minuti prima dell’utilizzo alimentare.
Un modo, usuale, per togliersi da ogni responsabilità, se non fosse per il passaparola molti anziani sarebbero del tutto ignari del problema, si è coperto le spalle ed ha affidato la soluzione ai pompieri. Alle autobotti.
In questi giorni sui telegiornali siamo invasi, come tutti gli anni, di informazioni sul livello del Po mai stato così basso, gli statistici dicono che forse superiamo i record degli anni passati in fatto di siccità.
Subito ne hanno approffittato i produttori di frutta, verdura, ortaggi, mais, frumento ecc.ecc. per alzare i prezzi ed alzare la voce sul danno, in miliardi, per l’agricoltura. Danno che ovviamente provvederemo a pagare noi quando andremo a fare la spesa.
Fortunatamente la faccenda dura poco, tra qualche settimana è Settembre ed allora daranno il via alle informazioni sulle esondazioni, frane, disastri dovuti al dissesto idrogeologico.
La loro forza, la forza del potere e di chi specula su queste situazioni è tutta nella nostra poca, nulla direi, memoria ed ogni anno ci prendono in giro allo stesso modo.
Anni fa scorrendo l’autostrada lungo l’Emilia si vedevano gli idranti innaffiatori che bagnavano il granoturco, gli alberi da frutto, i campi di frumento. Adesso devono avere chiuso i rubinetti, per risparmiare sull’acqua, dichiarare lo stato di calamità naturale giusto per chiedere contributi e far pagare ai consumatori frutta, insalata ed ortaggi come se fossero perle. Il guadagno è garantito comunque.
Tornando a noi ed al balcone della Valsassina, Narro. Vorrei invitare il sindaco ed i consiglieri comunali a prendere in considerazione la mia proposta, migliorabile, di mettere una cisterna a valle della fonte e rifornire l’acquedotto, eviteremmo questi disagi. Se mancano i soldi, grazie al governo ladro, recuperiamoli eliminando i fuochi artificiali, noi e gli animali della valle, ne saremmo eternamente grati.
Buone vacanze, con l’acqua minerale in bottiglia, l’unica fonte inesauribile. Abbiamo sentito di acquedotti in secca ma mai di fonti in secca delle multinazionali dell’acqua.
Sono più organizzate di noi. La foto del post è autentica, è la “famosa” fonte.

 

Qualcuno si ricorda che a Sesto San Giovanni c’era la Società Anonima Acciaierie e Ferriere Lombarde, che noi chimamavamo semplicemente la Falck? Non è un elogio all’inquinamento, è una riflessione sul lavoro. Ilva e dintorni.


Dal 1967 al 1991 ho abitato a Sesto San Giovanni, mi sono sposato e ci è nato mio figlio.  Abitavo a 500 metri d’aria dalla Falck. Dal balcone di casa mia vedevo le nuvole di fumo marrone uscire dai forni T2, T3 e T4 ogni volta che c’era una colata.
Ho fatto anche parecchie fotografie che non riesco a trovare, ma le troverò.
Noi, comunisti, eravamo impegnati nella sicurezza, prima, e nella difesa della salute poi ma non abbiamo mai chiesto di chiudere la Falck.
Tra l’altro i dipendenti della Falck erano antifascisti e più volte i tedeschi fecero rastrellamenti nel Villaggio Falck quindi, per noi, Falck oltre che sinonimo di lavoro era simbolo di Resistenza.

Quei due operai antifascisti fucilati dalla Muti che avevano organizzato gli scioperi dei ’43 alla Falk di Sesto

Non voglio qui fare un discorso sulla salute, spesso ci abbiamo riflettuto su quelle colonne di fumo marrone che si alzavano dalla Falck, e non perchè sia secondario, tutt’altro, ma eravamo consapevoli che l’acciaieria dava lavoro a 16.000 persone che venivano anche dalla bergamasca.
Sapevamo che quel fumo si poteva abbattere e lottavamo per farlo abbattere, ma prima del fumo venivano le scarpe anti infortunistiche, la sicurezza di chi lavorava nell’altoforno.
Certo per chi, come noi, abitavamo a poche centinaia di metri dai forni e sentivamo il rumore delle scariche quando si dava inizio alla colata consapevoli che di lì a poco avremmo visto salire alte colonne di fumo marrone il problema della salute ce lo siamo posto anche se la convivenza con l’accierie ferriere lombarde si avviava al centenario e quindi un po’ di assuefazione ci stava. Intere generazioni sono nate e cresciute all’ombra della Falck, ci hanno anche comprato la casa o fatto la spesa.
Io lavoravo in un altro settore ma ho sempre tenuto presente le centinaia di persone che prendevano l’autobus o il treno una volta terminato il loro turno di lavoro, dietro quei 16.000 dipendenti, oltre all’indotto, c’erano famiglie che hanno fatto crescere e studiare i figli, lavorando alla Falck.
Ora la Falck non c’è più, non c’è più la Pirelli, la Marelli, l’ Ercole Marelli,la Garelli. Senza dimenticare le aziende  che ho scordato, Sesto è diventato un dormitorio succursale di Milano, oggi fabbrica di disoccupati.
Io non so che lavoro facciano gli ambientalisti, chiarisco subito che non è una critica ma una riflessione in generale, me lo domando spesso, conosco perfettamente le stragi dovute all’amianto ed all’inquinamento.
Mi chiedo solo se non ci siano altre strade per salvaguardare la salute ed il lavoro contemporaneamente.
Tempo fa, in merito all’inceneritore di Parma che i grillini vogliono chiudere senza se e senza ma, mi sono permesso di dire che l’inceneritore se da lavoro a 1000 persone può diventare una risorsa, gestendolo bene.
Apriti cielo, per poco non mi danno del delinquente assassino.
Rischiamo la vita per fare i pirla sulle strade in moto o in macchina, le statistiche vanno dai 5000 ai 7000 morti all’anno senza considerare chi rimane disabile, e non riusciamo a proporre, progettare, qualcosa di diverso per produrre e quindi dare lavoro rispettando l’ambiente, sappiamo solo chiudere senza tenere conto delle conseguenze.
Non accusatemi di difendere l’Ilva, non ci penso nemmeno
, ma uno Stato serio deve essere capace di imporre delle regole e di farle rispettare, non limitarsi ad imporre chiusure che sono la rovina di intere regioni e di migliaia di famiglie.
Possibile che non si riesca a produrre rispettando l’ambiente, gli animali e le persone?
E prima di prendere decisioni drastiche è possibile valutare e proporre delle alternative?
Esiste un depuratore, una acciaieria che produca senza assassinare qualcuno? Possibile che la tecnologia moderna non ci possa dare una mano?
Non possiamo andare a lavorare tutti in banca, in comune, nella scuola, nelle boutique del quadrilatero della moda, non dimentichiamo che l’alta moda in fatto di sfruttamento della persona non è seconda a nessuno.
Sesto san Giovanni, con quasi 100.000 abitanti, è diventata una città dormitorio, nelle aree ex industriali ci costruiscono solo palazzi (dormitorio) e centri commerciali con qualche vincolo per il verde pubblico.
La Breda aveva 20.000 dipendenti, la Falck 16.000, la Marelli non lo so e non voglio fare ricerche per non mettermi a piangere. Non esiste più niente, tabula rasa, ma se vogliamo passare la vita nei centri commerciali garantito che si può entrare a sei anni ed uscirne a settanta.
L’ecologia e la salvaguardia della salute sono una cosa importantissima, per quanto mi riguarda vorrei che la questione fosse un pochino più equilibrata, tenesse presente che dietro alle lotte ci sono delle famiglie da difendere.
Il post è difficile da mettere giù, non so se riesco a trasmettere i dubbi che mi assalgono quando sento parlare di chiusure, dismissioni. So che gli industriali sono dei banditi, chi più chi meno, ma sono sempre convinto che uno Stato, serio, debba essere in grado di condizionarli e con loro condizionare il capitalismo.
Oltre mille morti all’anno per infortuni sul lavoro sono insopportabili, dietro ci sono mille ragioni ma questo non deve impedirci di lottare per la sicurezza, magari scandalizzandoci per i 7000 morti per incidenti stradali, oltre agli infermi, dove vengono cinvolte persone innocenti che pagano la stupidità altrui.
Nessuna di queste vittime mantiene la sua famiglia, fa studiare i propri figli, rischiando la salute per tenersi un lavoro
, certe volte inconsapevolmente, come nel caso dell’amianto ed altre no.
Se il nemico lo conosciamo cerchiamo strumenti e soluzioni che siano compatibili con la civiltà ed il progresso salvaguardando la sopravvivenza di queste famiglie.
Sinchè il mondo è in mano al capitalismo produttivo, allo sfruttamento intensivo di cose e persone non risolveremo nulla. Nemmeno con il partito più ecologista che c’è.
Non parliamo poi del capitalismo finanziario e parassita, ancora più assassino delle acciaierie.
Resto della mia idea, il vero cancro del nostro secolo è il capitalismo, punto.
Abbattuto questo si può anche pensare di cambiare il mondo.
Per adesso ripariamoci con le scarpe infortunistiche, il casco, i guanti, le paratie protettive e quant’altro perchè, se non sopravviveremo ce lo possiamo scordare di cambiare il mondo.
Mezza Taranto lotta, giustamente, contro l’inquinamento. L’altra metà ci andava a lavorare.
E’ un bel rebus. Non pensatemi schierato, sono disorientato. Penso che uno che ha bisogno di lavorare sia disposto anche a prendersi qualche rischio, la vita è un rischio.
Se si abbatte il capitalismo si abbatte anche il rischio, solo la stupidità umana non è abbattibile. Non per niente il Gen. De Gaulle al suo fans che gridava: a morte i cretini! Rispoese: il suo programma è piuttosto ambizioso.
Buona fortuna a tutti i lavoratori del mondo, in particolare a quelli dell’Ilva.

Il campeggio c’è ancora, il nome è lo stesso, ma è irriconoscibile. Sembra che abbia fatto la plastica ed è diventato un altro. Orrendo. Come stravolgere la natura e la logica.


Per quanto riguarda noi, intesi come gruppo di amici, è stato scoperto nei primi anni 80 da mio fratello ed un suo amico, scesi in Maremma alla ricerca di un campeggio per l’estate.
Arrivarono nella pineta di Castiglione della Pescaia e scoprirono il paradiso terrestre immerso nella pineta, si trattava del Campeggio Le Marze allora gestito dalla Regione Toscana.
Era un campeggio per lavoratori gestito dal sindacato a rotazione, tre anni la Csl, tre la Uil e tre la Cgil, senza litigare ed in perfetta armonia.
Per darvi l’idea della convenienza economica, oltre  alla meraviglia dei luoghi, spesi in un mese di vacanza la metà di quello che avevo speso l’anno prima a Grado.
Mio fratello me ne parlò subito e ovviamente gli diedi retta, la prima volta che lo vidi dopo qualche chilometro in mezzo alla pineta era l’alba e ricordo che dissi alla Mirè: io da qui non me ne vado più.
Un insieme di colori e di profumi indescrivibile, spazi immensi e piazzole libere, regolamenti logici e rispettati ed in modo particolare il fatto che non si poteva entrare in campeggio con l’auto se non per l’arrivo e la partenza. Con cautela, meno che a passo d’uomo.
Il parcheggio era all’esterno, sulla parte destra dell’entrata.
Da quell’anno fu la nostra meta fissa per quasi un ventennio. A luglio mettevamo giù la roulotte e le donne con i bambini restavano sino ad agosto, noi facevamo i fine settimana. Allora non c’era il limite di velocità e ricordo ancora i venerdì sera quando i miei amici mi aspettavano fuori dalla ditta pronti alla partenza con una sola macchina, in 5 ore facevamo da V.le Gramsci a Sesto San Giovanni alle Marze, prima di mezzanotte eravamo già là. Ritorno alla domenica pomeriggio.
In tanti anni di vacanza abbiamo avuto un giorno  e mezzo di pioggia,  chi ha fatto le vacanze i Friuli si renderà conto della differenza.
Eravamo nel posto giusto per escursioni verso Siena, Firenze, S. Gimignano, Volterra, Roselle, Grosseto, Moteriggioni ecc.ecc. La più bella regione italiana.
Con le ferie di agosto le famiglie si ricomponevano al completo ed iniziavano le vere vacanze, indimenticabili.
Nella foto che ho messo avete un’idea degli spazi che avevamo a disposizione, chi fa campeggio sa che che a volte non si possono aprire le finestre delle roulotte per non toccare quelle delle vicine.
La faccenda andò avanti per più di un decennio e noi commettemmo l’errore di raccontarlo a tutti, avevamo scoperto il paradiso terrestre ed invece di stare zitti e difenderlo lo pubblicizzammo troppo rendendolo appetibile a chi su queste cose ci marcia.
Scaduto il contratto di gestione con i sindacati la regione Toscana fece un nuovo bando e si fecero avanti i tedeschi, vincendolo.
Fu così che il campeggio non fu più lo stesso, l’inizio della rovina. Ovviamente non sul piano dell’organizzazione o della pulizia, sul piano della logica e del rispetto della pineta. Arrivarono i villini con le ruote, i bungalow e la mentalità teutonica che, quando ci si mette, da il meglio della stupidità teutonica.
Abituati ai campeggi del Garda, tutti con la ghiaia o l’erba, eliminarono l’obbligo del parcheggio esterno e permisero alle auto di viaggiare all’interno del campeggio, una decisione di una imbecillità assoluta.
Per quanto piano vada un’auto se si muove nella sabbia, finissima, fa un polverone. Tutti mangiavamo all’esterno, i pini mediterranei ci facevano da ombrellone naturale e ci trovammo a mangiare la pasta asciutta alla sabbia tra imprecazioni e lamentele.
Abbiamo provato a farli ragionare sena fortuna, se noi chiamiamo crucchi i tedeschi ci deve ben essere una ragione. Provate a fare cambiare idea alla Merkel.
Noi, da tempo abbiamo smesso di andarci, sarebbe come rivedere la fidanzata di 40 anni fa, non è più la stessa. Nemmeno noi siamo più li stessi, sarebbe una delusione per noi e per lei, una rimpatriata penosa.
L’ho sempre nel cuore il Campeggio Le Marze di Castiglione della Pescaia, le ultime notizie che ho parlano di scempio alla spiaggia, alla pineta, scempio controllato ma pur sempre scempio è.
Ci credete se vi dico che noi ci svegliavamo con i caprioli ed i cinghiali oltre che a tutti i tipi di uccelli?
Ci mettevamo nella parte esterna apposta, al contatto con la pineta più selvaggia, se la vogliamo chiamare così.
Bastasse questo, già insopportabile, mi risulta che una piazzola costi come due locali in Via Della Spiga, si fa per rendere l’idea.
E’ la strategia dei tedeschi per eliminare gli indigeni, per vivere le vacanze nel loro modo sbagliato, riferimento ai suv che viaggiano in mezzo alle piazzole. La parte vecchia di Castiglione con il faro, la torre e le case medioevali se la sono comprata. Le zone del Chianti pure, cascine, vigneti, tutto è finito in mano loro come avevano fatto da decenni sul Garda.
La Grecia se la stanno comprando da anni, isola per isola, ma prima hanno invaso noi senza neppure che ce ne accorgessimo.
Possibile che siamo così stupidi?
Forse il permesso di parcheggiare l’auto a fianco delle tende o delle roulotte è dovuto al fatto che trasportare le casse di birra, o le damigiane di vino che comprano alla cooperativa, è praticamente impossibile dal parcheggio alla piazzola dato che il campeggio è abbastanza grande. Se non si ha forza dell’incredibile Hulk.
O, forse, è dovuto alla loro abitudine presa sul Garda dove il fondo del terreno è  ghiaioso o in erba, senza la polvere del fondo sabbioso della Maremma.
Loro sono quadrati, quando prendono una strada la percorrono sino in fondo anche se è sbagliata.
E’ sulla testardaggine che hanno costruito la loro fortuna.
E’ su internet, ma non fatevi infinocchiare, sembra la Milano2 della vacanza a scapito di una pineta secolare.
Ci sono pure i villini con l’aria condizionata, per quasi vent’anni non ne abbiamo avvertito l’esigenza.
Adesso si chiama così: Le Marze Boschetto Holiday ® 

Secondo me non è normale rincorrere le zanzare con la racchetta elettrica alle 5 del mattino. A Milano ci devono essere zanzare immuni a qualsiasi deterrente.


Tre fornellini con relativa pastiglia che, secondo me, per le zanzare di Milano hanno l’effetto di una insalata di riso o del prosciutto con melone un pranzo succulento altro che deterrente.
Con la racchetta elettrica ne ho già prese tre, con gioia immensa, ma non è normale che uno si svegli alle 5 del mattino per grattarsi e sentire questo fastidioso ronzio delle maledette per me invisibili.
Abito vicino a dei giardini ma di residence per pipistrelli non ne ho visti a questo dobbiamo aggiungere N° 2 terrazzi con piante di tutti i tipi e relativi innaffiatoi automatici che lasciano sempre qualche pozza stagnante che diventa un allevamento, intensivo, di larve.
Con tutti i cazzi di problemi che abbiamo ci mancava solo il problema delle zanzare.
Già il caldo, l’afa, mi tolgono le forze se poi ci aggiungiamo che non si può dormire per fare da vedetta agli attacchi degli insetti maledetti rimango rincoglionito tutto il giorno ben oltre il dna personale.
Eppure il comune ha preso provvedimenti, non saranno gli F35 ma ha ingaggiato gli specialisti della materia, i pipistrelli, ma evidentemente hanno il contratto solo per il centro o l’area C perchè tra  Via Padova e Via Palmanova quest’anno non ne ho visti.
Evidentemente Monti con la sua spending review ha tagliato anche i numeri dei pipistrelli.
Ci ha pensato Pisapia alla strategia ma è bastato che i pipistrelli si sentissero dipendenti pubblici per entrare in sciopero, oppure timbrano il cartellino e poi vanno a fare la spesa come certi dipendenti pubblici che risultano presenti ed invece sono assenti.

Contro le zanzare il Comune si affida
anche ai pipistrelli: rifugi in legno nei giardini
Dicono gli esperti che in una notte un animale riesce a ingerire dai 2 ai 4 mila insetti ma quelli della zona 2 devono avere il pass e non vengono ingeriti, hanno il permesso.
Secondo me le zanzare di Milano si sono evolute come le bombe intelligenti degli americani, sono immuni alle pastiglie dei fornelletti ed hanno imparato ad attaccare senza fare rumore, resta il fatto che sono sveglio dalle 5 e ne ho prese solo tre.
Fortunatamente, per adesso, non portano la malaria. Incrociamo le dita.
Buona giornata a tutti e senza zanzare.

Pizzarotti è una persona seria, si presenta con i piedi per terra e senza proclami. Come ho sempre detto la propaganda è una cosa e la realtà un’altra.


Tutti sanno che gli atteggiamenti di Grillo e del suo portavoce di riferimento, il Bondi di Grillo, Travaglio, non mi piacciono e più volte ne ho spiegate le ragioni. Anche se di Travaglio ho quasi una decina di libri.
In settimana Travaglio ha pubblicato una intervista esclusiva a Grillo nella sua villa vista mare e dal tono delle domande penso che prima di andarsene, Travaglio, abbia passato anche il folletto sui tappeti di casa.
Sicuramente avrà pulito quello sul quale si è inginocchiato, ma torniamo a cose più serie.
Resto della mia idea sul modo di fare politica di Grillo ma sono molto attento e curioso su come si muovono i ragazzi del movimento che sono stati eletti nei vari comuni.
Diciamo subito che a Milano è toccato Matteo Calise un ragazzino presuntuoso e saccente il quale, non avendo responsabilità, spara provocazioni e cazzate ad alzo zero.
Pizzarotti, invece, è una persona seria e nel giro di un mese ha capito quello che vado dicendo da anni e cioè che un conto è fare propaganda ed opposizione ed un altro è governare i comuni o i processi, cosa che ripeto incessantemente.
Io sono stato per anni nel Pci e so benissimo che l’opposizione, la propaganda di opposizione ha sempre una sua rendita, come so benissimo che governare un comune, una provincia o una regione è un’altra cosa specialmente se ti devi, dovevi, alleare con i socialisti di Craxi. Quindi so quello che dico e chi vuole intendere intenda.
Detto questo torniamo a Pizzarotti, ieri al debutto come sindaco in quel di Parma, ha salutato tutti, ha stretto la mano a tutti i consiglieri di minoranza ed ha citato Guareschi, quello di Peppone e Don Camillo, dando segno di intelligenza e di aver compreso che al strada è in salita. Per salvare Parma non bastano le chiacchiere, è dura.
La giunta è ancora incompleta, questa volta non ne faccio satira ma una riflessione, il ragazzo ha i suoi problemi e cerca di fare il meglio prendendosi il tempo necessario, altra cosa è fare le spartizioni delle deleghe come avviene in altri luoghi, anche se non è criticabile a priori, se fatte bene ed alla luce del sole non è fattore negativo per forza.
L’opposizione, ovviamente, ha cercato i peli nell’uovo ed ha criticato tutto quello che poteva essere criticabile, ma questo non mi interessa specialmente se le critiche arrivano dal centrodestra che ha portato Parma alla rovina.
Almeno abbiano la decenza di stare muti, la dignità del silenzio.
Anche lo sconfitto del Pd ha espresso una critica generica: si parla molto della cosa, ma poco del come, ci sono lacune evidenti. Ha scoperto l’acqua calda, ma doveva salvare la faccia.
L’inceneritore, tema trattato con toni talebani in campagna elettorale, ribaditi due giorni fa da Grillo nell’intervista rilasciata dal Bondi del Fatto, Travaglio.
Pizzarotti ha detto: Troveremo una soluzione condivisa, senza mettere a rischio i posti di lavoro e senza nuovi rischi economici. Un discorso di buon senso.
Meno di un mese fa ho scritto un post nel merito dell’inceneritore, l’Europa è piena di inceneritori sostengo, l’importante è che siano fatti bene e che le emissioni siano ridotte al minimo.
Sono certo che la collettività, qualunque collettività, è disposta ad accettare un inceneritore se fatto a regola d’arte, secondo le migliori tecnologie, piuttosto che trovarsi montagne di immondizia davanti a casa.
Avevo pure aggiunto che l’inceneritore avrebbe portato posti di lavoro, non so quanti ma è evidente che la gestione comporta la presenza di lavoratori a tutti i livelli e sarebbero proprio questi i primi disposti a chiudere un occhio se l’inceneritore, ripeto al massimo della tecnologia, garantisce loro un reddito.
A Sesto San Giovanni c’è un termo valorizzatore da anni e pur tra qualche polemica il suo dovere lo fa.
Questo è quello che penso io, vorrei vedere  chi si lamenta se avesse la sua strada piena di rifiuti come succede altrove come si comporterebbe.
Altra cosa che ho notato nel nuovo consiglio comunale di Parma è che i grillini occupano o banchi di destra mentre a sinistra con Il Pd ci sono quelli di centrodestra. Del Pdl uno solo, l’ex sindaco Ubaldi si è fatto la sua lista.
Dalle piccole cose si traggono delle riflessioni, ammesso che  abbiano voluto dare un segnale dell’antipolitica contro la politica, classica, l’antipolitica sta a destra?
Tempo sei mesi ed a Pizzarotti verranno i capelli grigi, come Obama. Ad ogni modo in bocca al lupo.
Vedremo, abbiamo tempo, sono curioso di vedere cosa farà in occasione del 25 aprile, del 1 maggio.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: