Gente comune.


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E’ lui che ci osserva.
Camminando lungo la Martesana si incontra varia umanità. C’è il gruppo di pensionati che camminano e non si fermano nemmeno con 5° sotto zero, ci si saluta e si fa la conta di chi c’è , stato di salute e così via.
C’è la mamma con figlia ed il cane, ci vediamo da anni e qualche volta scambiamo qualche parola.
L’ultima volta che abbiamo parlato abbiamo toccato il tema immigrati.
Dice la figlia: noi abbiamo paura con tutti questi immigrati ti vengono in casa e ti violentano.
Vi hanno molestato? Siete state aggredite verbalmente o fisicamente?
No, ma se ne sentono troppe in giro.
Sono anni che venite al parco alle sei del mattino, con il buio ed avete paura?
Pensavo vi facesse piacere nel vedere tanti colori umani che corrono nel parco, che portano le bestiole.
Noi abbiamo paura perché questi ti violentano.
Se succedesse dovreste accendere un cero alla Madonna.
C’è l’abbronzato perenne che corre tutte le mattine per km, per me abita alle Maldive e viene qui tutte le mattine per correre lungo il naviglio.
C’è l’operatore ecologico che inneggia al duce, che maledice gli immigrati ma ogni volta che vede la ragazzina nera che porta a spasso il cane fa lo spiritoso ed attacca bottone.
Lei è una ragazza gentile, forse le fa piacere che un italiano le rivolga la parola, ma io l’ho avvisata: guarda che questo è un fascista, odia gli immigrati, ma ci prova conte perché sei carina.
Poi c’è la signora che ho incontrato vicino ai ponti della ferrovia.
Mi ferma e dice: lei viene da lì? Alludendo ai sottopassi dove, ogni tanto, dormono degli immigrati.
Si signora, è tutto ok.
Allora io non vado, ho paura di passare lì sotto con quelli lì.
Signora ci passo da anni e non è mai successo niente…
Si ma io ho paura.
Signora lei guarda troppa televisione è per questo che ha paura. Proprio perché  guarda tanta televisione dovrebbe sapere che dovrebbe avere paura quando è in casa, non quando è fuori in mezzo alla gente. Lo dicono le statistiche.
C’è la ragazza con i suoi due cani, carina, educata, sempre sorridente. Saluta appena ti vede ed ha gli occhi allegri, sempre positiva. Tra l’altro ha anche un’amica orientale con la quale parla l’inglese.
Abbiamo cominciato a salutarci d’inverno ed era come il sole, con il suo sorriso.
Quando è arrivata l’estate pensavo indossasse una tuta colorata, vista da lontano, invece avvicinandomi e scambiandoci i saluti ho realizzato che sono tatuaggi.
E’ tutta tatuata, ma ciò non ha tolto nulla alla sua gentilezza.
C’è l’amico, anziano, che un giorno ha avuto un problema al cuore e l’hanno ricoverato.
E’ uno capace di fare 30 km di corsa, una cosa fuori dal normale. Quando l’abbiamo rivisto l’abbiamo invitato a darsi una regolata, non correre così tanto, cammina come noi senza esagerare.
Adesso corre “solo” tre volte alla settimana, sino a Cernusco.
C’è quel signore anziano e gentile, l’ho visto più di una volta raccogliere carta buttata da altri e metterla nei cestini. E’ accompagnato da un badante indiano o pakistano che lo segue a vista.
Ci salutiamo sempre e ricordo ancora il giorno che ho incontrato il badante da solo, seguiva il suo uomo ad un centinaio di metri, e l’ho salutato.
Gli si è illuminato il viso, mi ha detto buon giorno tre volte e da allora è diventato un rito salutarci. Non siamo tutti carogne.
C’è quello che quando perde il Milan è incazzato con tutto il mondo e tutti lo prendono per il culo, ma non se ne accorge.
Votava Berlusconi, per via del Milan, e sono anni che non gliene va bene una.
Ci sono le cinesi che fanno quella ginnastica che sembra una danza con tanto di musica.
Il mondo è bello perché è vario e qualche volta la varietà viene a casa tua rendendola più bella.

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3 giorni splendidi. Non ci crederete ma durante la cerimonia non abbiamo bevuto.


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Il matrimonio tra la spendida Maia Chiara Rossi e Davide Grigolato non era una supercazzola di Davide, è successo veramente.
Alcune conserazioni, sparse.
Appena arrivato a Londra mi è caduta la macchina fotografica, sono maniaco di foto, l’ho tenuta insieme con un elastico per capelli, ma non rispondeva ai comandi.
Non avevo ancora bevuto, nè io nè lei.
La prima cosa che ho chiesto a Davide: vengono gli amici?
Tranquillo, arrivano in ordine sparso.
Non erano tutti, ma erano tanti. Io li ho visti crescere, hanno fatto figli, sono diventati uomini e da oltre trent’anni aspetto che maturino senza fretta, appena finiscono la birra.
Cazzo, vai al matrimonio di tuo figlio e parli degli amici?
Si perchè parlo della nostra vita, del fatto che ho 70 anni e li conosco da tanto, mi hanno fatto divertire e la continuità di questa amicizia è una delle cose più belle che la vita possa offrire.
La cerimonia all’ Hackney Town Hall è stata divertente bella splendida sala consigliare in legno.
Mi chiedevano se fossi emozionato ed io rispondevo di no, ma Andrea Cremasco non naveva ancora parlato, perchè è lì che mi sono emozionato, non vedevo più niente ed ho dovuto asciugarmi gli occhi.
Colpo basso Andrea Cremasco il discorso sull’amicizia, il veloce riepilogo della vostra vita e ti sono grato del fatto che non hai raccontato quello che avete combinato altrimenti avremmo dovuto fermarci a Londra per una settimana. Le cazzate che avete fatto da ragazzini ad oggi basterebbero per una decina di film da surclassare la saga di Amici miei e di Rocky Balboa.
Ne ricordo solo una per far capire a chi non vi conosce che siete e chi era tua mamma, l’atmosfera in cui vivevamo noi genitori di questa banda di matti.
Andavate al liceo e tua mamma, l’ Adriana, telefonò direttamente al bar dove andavate a giocare al biliardo, che non era una materia di approfondimento ma la usavate per rallegrare ravvivare le noiose giornate di studio.
Andrea, c’è tua mamma al telefono.
Panico totale, sgamato in pieno. Ti avvicini agitato alla cornetta del telefono senza nemmeno il tempo di prepararti una scusa, pronto?
E’ l’ Adriana sfodera il genio, la battuta che è passata alla storia: Andrea, mentre torni prendi il pane ed il latte.
Lo so che in mezzo a voi sembro un coglione, la Mirè me lo dice da sempre, sin dalla prima partita che abbiamo visto insieme e mi ripeteva: ma perchè stai in mezzo ai ragazzi che dai solo fastidio?
Oggi vi dico il perchè. Perchè sto bene in mezzo a voi, perchè spariamo cazzate a raffica, ci facciamo una birra e ridiamo come matti.
In quei momenti non ho 70 anni ho la vosta età, forse anche meno.
 

Quando sono diventato juventino io la Juve era l’unica squadra che si vedeva a colori. E poi c’era Sivori.


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In casa mia nessuno parlava di sport, di calcio. Non si leggevano giornali o libri, che io ricordi, c’erano solo dischi d’opera e musica classica.
Il calcio l’ho scoperto ai giardini con i miei amici e poi nel campetto del comune.
Nel mio piccolo paese del Veneto, tra di noi bambini, si parlava solo di Juve non sapevamo niente di Milan, Inter e non sapevamo nemmeno esistesse un Verona calcio.
Noi sapevamo solo di Sivori che faceva i dribbling, i tunnel e che era un po’ carogna.
Charles era un gigante buono ed educato, non incendiava la fantasia.
L’ho giocato per strada, nei cortili, nei campetti, in collegio ed al parco Lambro, ovunque si potesse.
I più grandi facevano pari o dispari e sceglievano i giocatori, a scalare. Spesso di giocava in 7 contro 8 ed il primo che passava veniva ingaggiato.
Tra le fortune che ho avuto dalla vita considero tale anche il fatto di aver giocato con, contro, mio figlio. Non avevo nemmeno 38 anni e lui ne aveva già 15 e giocavano a pallone nei vari campeggi dove siamo stati.
la Mirè mi diceva: non lo picchiare però, in realtà era lui che picchiava me. Io ho il 40 di scarpe lui aveva il 42.
Quando siamo emigrati a Milano ero ancora ragazzino e ricordo il mio stupore nel trovare tanti juventini a Milano, mi sentivo a casa.
Andavamo in latteria o in piccoli bar dove si formavano le compagnie e, quindi, le squadre di calcio.
Ad organizzare il tutto avevo imparato in collegio dove c’erano parecchie squadre e si facevano i tornei.
Con i miei amici, milanisti, interisti, juventini andavamo spesso a San Siro, qualche volta pagavamo pure. Con noi c’era pure un tifoso del Napoli, un ragazzo di Napoli che era venuto a Milano per lavorare in posta.
Ricordo la prima gionata di un campionato, Inter- Varese. Fischio d’inizio e Corso lancia Jair che vola sul fondo e fa un cross per nessuno perchè era stato troppo veloce.
Vicino a noi un tifoso interista disse: quest’anno siamo in forma, vinciamo lo scudetto.
Mi è rimasta impressa questa frase era solo l’inizio di una pazzia che sarebbe diventata collettiva con il passare degli anni e riguarda tutte le tifoserie, nessuna esclusa.
Tra l’altro ad  uno che capisce così tanto di calcio da sparare sentenze dopo 30 secondi sarebbe da affidargli la nazionale, a vita.
Insomma ho seguito il calcio in mezzo ad amici di altre squadre, abbiamo riso, abbiamo sofferto, ci siamo presi per il culo ma non ci siamo mai offesi.
Alla domenica in casa nostra c’era l’invasione quando c’era la partita, ho sempre avuto la pay tv, ed arrivavano tutti gli amici di Davide ci siedevamo per terra perchè il posto per tutti non c’era. Era un rito.
Ricordo una volta, c’era Milan Juve, ed un amico di davide arrivò leggermente in ritardo.
Quanto siamo? Chiese, 1 a 0 per la Juve.
Adesso sono arrivato io e recuperiamo. FInì 1 a 6 per la Juve ad ogni gol mi giravo verso di lui senza dire niente.
Se andate a vedere la Gazzetta c’è un commento di un milanista che dice: sull’ 1 a 0 per la Juve c’era un rigore su Albertini, la Juve ha rubato ancora.
Che vi devo dire? Qui ci vuole uno strizzacervelli per capire questa gente.
Ancora oggi non riesco ad offendere qualcuno per il calcio, non ho mai detto a mio figlio noi siamo la Juve e gli altri sono merde.
E’ diventato juventino di suo, guardava le partite con me, ma la maglietta di Platini non l’ho comprata io, l’ha comprata la Mirè.
Ero a San Siro quando Bettega fece il gol di tacco, 4 a 1 per noi se non ricordo male.
Io impazzii non per la vittoria ma per il gol di tacco, il calcio lo vedo così.
Quando tornai a casa, la Mirè aveva il pancione, la obbligai a dire W la Juve!, l’unica volta che in vita mia sono stato prepotente.
Continuerò a non offendere, ad usare l’ironia, ad essere felice per loro se la Roma vince la Champions, a non impazzire se la Juve perde ma ad aspettare che si rialzi.
La vita continua anche se si sbaglia un rigore o il tiro finisce sulla traversa.
Io, la vedo così.

Ho visto Dove vanno le nuvole.


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Ho appena visto su Sky un docufilm sull’immigrazione, Dove vanno le nuvole.
Nella mia ignoranza ho sempre pensato che il cambiamento della società attraverso l’immigrazione non lo fermerà nessuno e tantomeno la lega che ne fa una speculazione.
Il documentario parte dalla situazione di Riace, osservata da giornalisti ed intellettuali di tutto il mondo, per spaziare più o meno in tutta Italia dove dei pionieri del futuro hanno provato ad affrontare e risolvere il problema in modo intelligente.
Uno scrittore croato, serbo, non so comunque per semplificare, slavo ha spiegato il senso della parola.
L’integrazione è una violenza, dice lo scrittore, l’interazione è la soluzione.
Integrazione significa che tu devi diventare come me, pensare come me per far si che io ti accetti mentre l’interazione significa che noi, nella nostra diversità, interagiamo per un obiettivo comune, la convivenza.
Tutti i protagonisti del documentario sono pasoliniani nel senso che sono avanti a noi di almeno 50 anni.
I normali li capiranno tra 50 anni, li studieranno a fondo per capire ancora di più, quelli limitati non li capiranno mai e saranno tagliati fuori dal futuro, dalla convivenza, dall’ esistenza pacifica.
Mi si è aperto il cuore nel sentire cadenze calabresi, venete, che raccontavano il loro lavoro ed il loro impegno nella convivenza di tutti i colori che la natura umana propone.
Nel cuore del feudo della lega incuranti della propaganda populista e razzista c’è chi si impegna nella convivenza e prepara un mondo diverso migliore e possibile.
Sono fatti, non propaganda della paura, sono le fondamenta della socità futura.
Verrà il giorno che nessuno noterà il colore della tua pelle ma ti valuterà per quello che sei, una persona.
Non farò in tempo a vedere la trasformazione ma ci credo, verrà il momento che i vari Salvini non potranno più campare speculando sulla paura del diverso, dell’immigrato, ma dovranno andare a lavorare per campare.
E’ una metafora, ovviamente, non è alla portata del fascioleghista razzista medio.

La Martesana luogo d’incontro multietnico.


 

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Qualche anno fa, 2014 per essere precisi, sono entrato in una farmacia mentre ero in vacanza in montagna e sono salito su una bilancia.
Guardo la farmacista e le chiedo: è giusta?
Purtroppo si, la risposta.
Esco e mi scatta un ragionamento, non è possibile pesare così tanto per uno che è alto un metro ed un cazzo.
Fu così che decisi di cambiare vita e di darmi alle passeggiate con tanto di programma nel telefono per il controllo dei minuti, km, calorie e quant’altro.
Tornato a Milano, a fine estate, si trattava di scegliere il luogo per continuare le mie passeggiate parco o strada? Per andare al parco ci vuole l’auto e non ha senso, per strada è una camera a gas e fu così che decisi per la Martesana che è a 500 metri da casa mia.
La mia vita sino ad allora era stata su 4 ruote sia perchè lavoravo nel ramo e per la mia pigrizia. Ero uno che per comprare le sigarette o il giornale prendeva l’auto con 3 edicole e 4 tabaccai nel giro di 500 mq.
Scrivo adesso dopo oltre 9000 km, infortuni compresi, e mi viene da ridere quando penso ai primi giorni e mi sentivo un fenomeno, sfinito, dopo 3 km al giorno.
I 3 km sono diventati 15, quando vado leggero 10. Ma non è questo il punto.
Lungo la Martesana ho visto le nutrie, i galli cedroni con le varie nidiate, i pesci del Naviglio, le gallinelle, i colori dell’autunno e dell’ alba e  l’airone che puntualmente torna ogni anno a novembre. Vi garantisco che è uno spettacolo.
Ho visto tanta gente, giovani, anziani. C’è chi corre e chi cammina e praticamente ci si vede tutti i giorni.
Un sorriso, un buon giorno, un ciao con i più socievoli, insomma è diventato un appuntamento per scambiare qualche battuta mentre si fa del movimento per sentirsi meglio.
C’è il rompicoglioni che saluta solo se il Milan ha vinto, infatti è da parecchio che passa senza salutare, c’è la coppia sarda con la quale si si scambia battute al volo senza doverle spiegare, c’è il gruppo che fa ginnastica nel piazzale dell’ anfiteatro, il gruppo delle cinesi che fa quella ginnastica/danza, non so come si chiama, con la musica.
Ci sono dei ragazzi di colore con il fisico bestiale che corrono e quando ti passano sento lo spostamento dell’aria, atleticamente delle “bestie”. Ci sono i ciclisti normali e quelli che fanno la Milano- Sanremo tutti i giorni, ti arrivano alle spalle a 50 all’ora e ti sfiorano facendoti incazzare. Una mattina un signore con il suo cane si è talmente incazzato che ne ha sbattuto a terra uno, cazzo! Suonate almeno.
C’è un signore più anziano di me che cammina con difficoltà, data la mole, seguito da un accompagnatore di colore, nel tempo abbiamo preso a salutarci.
L’accompagnatore resta sempre defilato, come se fosse fuori posto, l’aria un po’ mesta.
Ricordo ancora la prima volta che gli dissi: buon giorno! Gli si è aperto un sorriso enorme, denti bianchissimi, gli si sono accesi gli occhi.
Come se non si sentisse più escluso.
Ci tengo a salutarlo e lui ci tiene al mio saluto, quando siamo lontani fa di tutto per incontrare il mio sguardo e mi saluta sbracciando ed io vado a camminare proprio per dargli il buon giorno.
fa bene a tutti e due.

X Barbara D’Urso, presso Canale5.


Ho letto su Facebook che domenica ha mandato in onda un servizio sul Quartiere Adriano di Milano spacciando a piene mani la paura che avrebbero gli abitanti del quartiere, insomma vivrebbero nel terrore come ha spicificato l’attivista di forza Italia nel servizio.
Il “degrado” di Via Adriano è stato il cavallo di battaglia dell’ultima campagna elettorale guidata dalla “pasionaria” di forza Italia di Sesto San Giovanni.
Ha battuto con i suoi galoppini mercati e supermercati della zona volantinando a più non posso contro il degrado della zona e paventando il terrore degli abitani.
Il volantino l’ho rifiutato gentilmente accompagnandolo con queste parole: se ve ne andate voi il degrado è già alla metà.
Detto questo passiamo al dunque.
Intanto Quartiere Adriano mi giunge nuovo per noi è sempre stato Crescenzago e Via Adriano è la via che unisce Cresenzago a Sesto S. Giovanni e viceversa.
Ci sono arrivato nel 1962 dal Veneto, poi sono andato via Sesto, Brianza, ancora Sesto e poi Crescenzago da più di 26 anni.
Crescenzago era, è, un quartiere di immigrati. Vecchi milanesi, dai quali ho imparato il dialetto,ai quali si sono aggiunti pugliesi, calabresi, siciliani, campani, abruzzesi, veneti, friulani, sardi ecc.ecc.
Erano gli stessi che proibivano alle figlie di andare al cinema, uscire con le amiche o portare la minigonna.
Vedesse come sono cambiati, Barbara, adesso le ragazze sembrano tutte uscite dal bancone di Striscia la notizia, da Amici, da Uomini e donne.
Hanno dimenticato che la nostra immigrazione ha, per forza, creato dei “ghetti”, veneti con veneti, siciliani con siciliani e così via perchè gli amici con il passaparola hanno immigrato, immesso nel quartiere interi paesi.
Siamo sempre andati d’accordo, direi sopra la media mondiale e pochissimi titoli sui giornali.
Poi è arrivata la tv privata generalista che ha inquinato anche quella pubblica, deleteria più della cocaina e dell’eroina in quanto droghe individuali che portano allo spappolamento del fisico e del cervello. Fortunatamente è, più o meno, visibile e viene combattuta mentre la sua droga è invisibile, spappola i cervelli ma non lascia traccia nel fisico. I suoi teleascoltatori a prima vista sembrano normali ed è quando aprono bocca che ci si rende conto che hanno mandato il cervello all’ammasso, ma votano. Ed è questo che conta, se sono terrorizzati dall’immigrato votano a destra, per non sporcare.
Il grande Jannacci ha scritto, con l’immenso Beppe Viola, un pezzo 40 anni fa che dice: la televisione ti addormenta come un coglione, la televisione non ha paura di nessuno.
Nella canzone è in milanese: latelevisiun la te indurmenta come un coiun, la televisiun la ga paura de nisun.
Lei ne addormenta sicuramente un paio di milioni ogni domenica perchè non si accorgono quanto sia falsa, ipocrita, asservita al suo padrone e pronta alla lacrima a comando. L’emozione un tanto al chilo. Penso che persino in casa sua dubitino della sua autenticità.
A Crescenzago si vive come si vive in ogni altra parte del mondo e non parlo di terzo mondo, alludo a Parigi, Londra, Amsterdam, Nex York ecc.ecc.
Sono che nelle altre parti del mondo si limitano a raccontare la realtà senza seminare terrore, odio verso il diverso o verso chi è più sfortunato o povero di noi.
La miseria è schifosa, chi l’ha conosciuta o vista lo sa, ma è dignitosa.
Di quella dignità della quale Lei avrebbe tanto bisogno. Purtroppo non è in vendita, è nel Dna ed a Lei manca deltutto.
C’era pure il link che portava alla registrazione video della sua trasmissione, non ce l’ho fatta, mi fa troppo schifo Lei ed il suo codazzo di ammiratori/ammiratrici.
Non la invito a vedere Crescenzago, la Martesana, i giardini con me. per non inquinarli.
Le garantisco comunque che non ho paura, non ho ancora messo l’elmetto ed i sacchi di sabbia alla finestra. Anche perchè non guardo domenica live.

Le ciliege o le castagne del capitalismo.


indexFiglio di proletari, laureato con ottimi voti, ti affacci al mondo del lavoro. Entri nel mondo degli adulti che sono la spina dorsale del Paese, quelli che producono.
Dopo aver mandato inutilmente curricula ovunque trovi un lavoro qualsiasi a 1200 euro al mese, sei laureato ma noi non possiamo pagare di più altrimenti chiudiamo.
Pochi mesi dopo ti dimentichi di Renzi e pensi di essere assunto in modo indeterminato, non come i tuoi amici che usano i voucher.
Con una busta paga è possibile comprare a rate e, quindi, scegli una macchina da pagare in comode rate di 250 euro al mese più spese di pratiche varie.
Alla notizia che ci vuole bollo ed assicurazione, oltre a tagliandi e lubrificanti, hai il primo segnale che il capitale non regala niente.
Tolti 80 euro per la benzina o il gasolio, se non vai in giro troppo la sera e vai a lavorare in tram, ne restano ancora 870. Cerca di non fumare, meglio se ti fai qualche canna nel fine settimana, altrimenti sono 4 euro al giorno di sigarette. Sono altri 120 euro al mese.
Siamo a 750, puoi ancora dare una mano alla famiglia.
E’ uscito il nuovo Smartphone, non si può fare senza, e qui ci sono 2 alternative. Forse anche di più.
Alternativa A, ti leghi mani e piedi ad un gestore per 3/4 anni che per la modica cifra di 35 euro mese ti fornisce uno smartphone lunare ultimo modello.
Tieni presente che tra sei mesi, anche meno, sarà obsoleto, fuori moda, ma tu avrai ancora anni di vincoli davanti a te.
Alternativa B, 10 comode rate da 99,99 euro al mese nello store di elettronica più vicino a casa tua. Quello più simpatico.
Restano ancora 650 euro più il traffico telefonico con il tuo gestore preferito che ti regala 500 sms ma ti fa pagare extra il traffico dati e tu sei sempre su Facebook.
Lavoro vuol dire indipendenza dalla famiglia e cominci a pensare ad una casa tua, piccola ma tua.
Gli affitti a Milano vanno a zona, periferia, centro, comodità dei mezzi ecc.ecc.
1000 euro al mese 3 locali 100 mq, 750 per 1 locale 65 mq, 1200 per 2 locali, zona in, 80 mq.
Ovviamente più le spese.
1200 X 13 fa 15.600 euro all’anno, la quattordicesima no perchè non rientra nei nuovi contratti.
Se affitti la casa da 1000 euro sono 12000 euro all’anno, significa che da gennaio a novembre lavori solo per pagare l’affitto, poi ci sono le spese ma abbiamo visto che il tuo reddito, tolte le spese fisse di cui sopra, è di 650 euro e 650 X 13 fa 8450.
Niente da fare, anche se non fumi e non mangi sushi.
Resta la casa a 750 euro, ma sono sempre 9000 euro all’anno più le spese.
Forse conviene trovare un compagno, una compagna e formare una famiglia, sempre se si ha la fortuna di innamorarsi.
Ad ogni modo riparte il circolo vizioso del capitalismo, casa più grande, auto più grande, 2 smartphone e speriamo che non arrivino figli, altrimenti c’è il pediatra, l’asilo, la scuola.
Insomma il capitalismo è bravo, democratico, ti rende consumatore felice. Ti da un reddito e la possibilità di indebitarti per il resto della tua vita.
Ma almeno non sei comunista.
Dimenticavo una cosa importante, le ferie.
Hanno inventato il prestito per le ferie, comode rate da restituire in 3/ 4 anni, Conosco qualcuno che l’anno dopo si è ripresentato in banca per chiedere un altro prestito, in ferie si deve andare tutti gli anni, e si è sentito rispondere di no: lei ha ancora 2 anni da pagare del prestito dell’anno scorso.
Ultima osservazione sullo smartphone. Con gli stessi soldi potresti comprare 1 lavatrice, 1 lavastoviglie ed un televisore 50 pollici alta definizione. Pare che lo smartphone non lavi le mutande e non risciacqui.
Buon futuro nel mondo capitalista che alle sanguisughe gli fa un baffo.

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