L’unico modo per combattere il capitalismo globalizzato, sfruttatore e parassita, è non comprare i loro prodotti. Tanto licenziano ugualmente, delocalizzano comunque.


images-35E’ un mio post del 2011. Ritengo che sia sempre attuale in quanto la politica italiana e globale non ha ancora capito, o voluto ammettere, che la vera causa di questa crisi che sta massacrando il mondo è il capitalismo finanziario speculatore e parassita.
Distratti dalle politiche dei vari primi ministri europei perdiamo di vista il vero cancro della società moderna globalizzata.
La socialdemocrazia non basta per estirpare questo cancro, figuriamoci i governi di larghe intese. Che sono i veri complici.
In Thailandia la Nike chiude una fabbrica con 800 dipendenti per delocalizzare in una zona dove la manodopera costa ancora meno.
E’ una notizia che ho sentito poco fa su Radio Popolare.
Dato che la politica è incapace di condizionare questi pirati dell’economia e dello sfruttamento l’unico modo per combattere questo capitalismo fallimentare, sfruttatore, parassita e gli sciacalli dell’investimento globalizzato dedito solo al profitto è di non comprare i prodotti di queste multinazionali alimentate dall’economia parassita che crea ricchezza per i pochi a discapito di tutti gli altri.
E’ come la malavita, è la malavita che si è insinuata nella legalità, fittizia, che la politica mondiale permette ed alimenta.
Sembra il Padrino parte III quando Michael Corleone tenta di ripulire i proventi della famiglia mafiosa entrando in società con la finanza vaticana.
I Michael Corleone di oggi sono in tutto il mondo, si presentano bene, ed hanno sempre e solo lo stesso obiettivo, il profitto smisurato.
Lo strumento per combatterli è nelle nostre mani, nella nostra scelta consapevole di quello che dobbiamo acquistare, ci sarà pure un paio di scarpe da tennis che non siano il prodotto dello sfruttamento e della miseria altrui, come ci saranno pure milioni di prodotti alternativi alle multinazionali che ci impongono la loro pubblicità rendendoci schiavi della loro propaganda.
Impariamo dagli investitori parassiti occulti che investono nelle banche, facciamo come loro usiamo lo stesso metodo anche se con altri fini.
L’investitore speculatore e parassita investe in una banca e quando questa entra in crisi vende immediatamente, toglie il suo investimento fregandosene altamente del destino della banca stessa e dei suoi dipendenti.
Noi dobbiamo togliere immediatamente i nostri soldi a queste multinazionali del capitalismo globale e vedrete che la curva dei profitti scenderà verso il basso più veloce della luce.
Informiamoci da dove vengono  e come vengono prodotti le cose che ci servono per vivere, penso ad esempio alle calze Omsa che le donne dovrebbero smettere di comprare.
Certo non è una cosa semplice ma, dato che la politica è impotente, è una strada che bisognerebbe cercare di percorrere.
Compriamoci le scarpe di Vigevano e lasciamo nei negozi i prodotti che sono conseguenza di sfruttamento e di miseria nel mondo globalizzato delle multinazionali parassite.
E’ un capitalismo che del bene  sociale, delle masse sfruttate, se ne frega altamente, dedito solo al Dio profitto.
Si può fare.

10 Risposte

  1. Il tuo commento, molto vago, segue un pò la visione di Marcuse: critico tutto, ma sulle ceneri taccio. Bello e condivisibile quello che pensi, e sono anche concorde nell’ammettere che licenziare 800 persone non è cosa buona e giusta ma, che fare?
    Parli di un “paio di scarpe da tennis”, ottimo, quali? specifica, indica, organizza, e non solo per le scarpe, ma per tutto.
    Dal vestirsi al mangiare, dal costruire al distruggere.
    Parli di lobby, ma non hai ancora capito che qualsiasi cosa che compri esce da un mercato fortemente industrializzato
    Saluti

    • non è vero: io non compro da anni alcunché proveniente da multinazionali. Come faccio? Acquisto solo bio, possibilmente locale, e quando “mi allontano” compro equo solidale. Le mie lenzuola non vengono bianche immacolate come quelle di mia madre, ma sono pulite e tanto mi basta. I miei piatti ogni tanto devo passarci lo straccio, perché non vengono magnificamente lucidi, il mio abbigliamento non è firmato, scarpe da tennis incluse (santo internet…). Potrei continuare per molto.
      Certo… certo! La benzina la metto pure io. L’energia elettrica la consumo anche io. E questo mi dispiace non poco, e quindi non faccio certo il cento per cento, ma l’ottanta sì.
      C’è un punto: è faticoso. Leggere tutte le etichette, portarsi dietro la lista delle multinazionali da evitare, rinunciare a molte cose che non hanno sostituti negli altri mercati (ma chi se ne importa suvvia! Nessuno credo preferisca la schiavitù a un cucchiaino di nutella. Che poi ho scelto pure il prodotto sbagliato perché la nutella è egregiamente sostituibile con un mucchio di prodotti alternativi).
      Sono vegetariana e quindi ho anche un atteggiamento “predisposto” alla coscienza nella scelta, ma senza arrivare alla mia qualità di vita, si può optare per una quotidiana attenzione a tutto ciò che compriamo.
      Se ti interessa ti do qualche marca di scarpe eco-friendly a esempio, ottimissime per fare tennis🙂

  2. Concordo ed approvo in pieno

  3. basta cominciare a riutilizzare ciò che abbiamo. è inutile chiedere cosa e dove comprare. abbiamo già abbastanza, quante scarpe vuoi? tre paia non ti bastano? impariamo piuttosto a riparare ciò che si logora anzichè ricomprarlo- e questo per tutto, non solo per le scarpe. alimenti? leggi dove viene prodotto e da chi, nella scatola c’è sempre. diffida di parlmalat,nestlè, barilla, e in genere tutte le marche che possono permettersi una pubblicità in tv.non risolverai integralmente, ma ti rendi meno complice consapevole

  4. Abito in un comune della Sardegna, in provincia di Cagliari. In questo ed in alcuni altri comuni della provincia, i piccoli, e a volte anhe i medi, produttori agricoli vendono direttamente in vendita i loro prodotti, talvolta negli stessi luoghi di produzione (non è raro acquistare l’uva tagliata a vista) o a poca distanza da essi. Il vino è molto presente e molto buono, di qualità non inferiore a quella dei vini più cari. Qualche piccolo, o medio, produttore di vini commercializza il prodotto imbottigliato o col metodo del baginbox, che mantiene inalterate le qualità del prodotto. In sardegna esistono centinaia di produttori di un eccellente pecorino sardo (da non confondere con il pecrino romano), che vendono nei supermercati locali. Nel settore alimentare in sardegna le grandi multinazionali hanno trovato poco spazio, a parte i vari “burger” di varia denominazione. Diverso è il discorso per i prodotti industriali: scarpe, abbigliamento, elettronica ed informatica, dove dominano incontrastate le multinazionali. Come comportarsi?
    Ridurre al minimo i prodotti ad alta tecnologia e spendere il più possibile su turismo e alimentare nono contaminato. Si dovrebbe sviluppare un autentico, verificato, commercio equo e solidale anche per i settori tecnologici, denunciando le ditte che sfruttano il lavoro minorile precario e sottopagato in genere. Il nome Benetton cosa vi rfa affiorare alla memoria?
    Una soluzione adottata da un mio parente è rappresentata dagli scambi equi e solidali: scambi di prodotti, di servizi e di conoscenze. Il baratto deve uscire dalla condizione arcaica, oggi è possibile scambiarsi prodotti, servizi e conoscenze a costi quasi zero e a chilometri altrettanto corti. Poi riutilizzare e riclicare il più possibile, mai più usa e getta, And, last but not least, la presenza dello Stato, in tutte le sue articolazioni: aziende comunali, intercomunali, regionali, interregionali, statali ed inter-statali. Come risultato minimo si otterrebbe un calmieramento dei prezzi e la sicurezza e qualità dei prodotti.

  5. Per le scarpe da tennis consiglio quelle che vendono nei mercati Lidl: prodotte in Austria, costo 13 euro, durata media 2 anni, comodissime e, gli ultimi modelli 2012, pure belle e moderne……….

    • Scambiarsi opinioni per la ricerca di prodotti di buona qualità è un ottimo metodo per non venire brutalizzati dalla pubblicità più o meno occulta. Nondimeno tempo fa Lidl, credo in Francia, ha commercializzato degli alimenti surgelati dannosi alla salute. Quindi segnalare sia il meglio che il peggio, o almeno il “meno peggio”.

  6. Giusta l idea del consumo etico e consapevole.
    Vi sono numerosi siti su cui informarsi. Basta cercare.
    Il cercare è figlio della sensibilità che uno ha.

  7. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/23/scienziati-italiani-producono-idee-ma-non-raggiungono-aziende/596481/

    da leggere assolutampente per capire come mai siamo pieni di disoccuppati, di licenziamenti, e gli stipendi sono arrivati a meno di mille euro.
    E contro tutta la retorica confindustriale.
    Le imprese italiane si devono prendere le loro responsabilità.
    O cambiare o morire.

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