Vent’anni di No Tav e non capirci niente, da parte mia. Cinquanta secondi di filmato per pormi due domande: a chi giova e perchè. Non sarà una distrazione di massa dai veri problemi?

Il primo pensiero che ho avuto, sentendo parlare di No Tav, è stato considerare che con questa filosofia non si sarebbe costruita nemmeno la transiberiana  e non parliamo della conquista del west da parte degli americani che più che una ferrovia fu uno sterminio di indiani. In tutti i casi  secoli dopo si può dire che unirono territori e persone lontane e diverse.
Posso capire il valsusano che vuole difendere la casa di suo nonno, i suoi campi, perchè ha la fortuna di averla ancora quella casa che rappresenta la radice della sua storia.
Molti di noi le radici le hanno perse emigrando, magari dal Veneto alla Lombardia, perchè 50,60 anni fa si partiva e non si tornava, o raramente, e non bastavano due ore di ferrovia o di automobile per tornare a prendere forza dalle proprie radici perchè non c’erano più e non ne hanno fatto liquirizia.
C’è chi ha la tomba di famiglia e dentro di essa ci sono intere generazioni e c’è chi la tomba di famiglia l’ha disseminata dalla Calabria a Torino, dal Friuli al Nord America.
Noto che la stessa difficoltà che ho io nel prendere posizione l’hanno anche i partiti, diciamo che io da questa sera credo di avere le idee più chiare su da che parte stare mentre loro non si espongono per non perdere un migliaio di voti, forse anche di più.
Ma il filmato della pecorella mi ha fatto tornare in mente Pasolini e Valle Giulia quando scrisse la poesia che sconvolse la sinistra e che riporto nella sua parte più controversa e discussa:
.. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
[...]
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte 
della ragione) eravate i ricchi,

mentre i poliziotti (che erano dalla parte 
del torto) erano i poveri. …

Chi scrive questo post non si è preso le mazzate che hanno preso quelli con la maglietta a righe negli anni 50 e 60, nel 1960 quando ci furono i morti di Reggio Emilia aveva 12 anni ma se li ricorda ancora, però fece in tempo a prendere qualche mazzata dal 1969 in poi, gli assalti dei celerini e le provocazioni che le forze dell’ordine mettevano in atto ogni volta che si festeggiava il 25 aprile a Milano.
Non aveva  un buon rapporto con le forze dell’ordine perchè le ha sempre viste a servizio del potere, dei potenti e della repressione.
Non mi fidavo a tal punto, in modo particolare dei carabinieri ritenuti di destra e complici dei neofascisti,(leggere cosa succedeva nel Tribunale di Monza in quegli anni, neofascisti arrestati il venerdì o il sabato e liberati dai carabinieri il lunedì mattina. Vedere alla voce Crocetta, Cinisello Balsamo)  che quando subii un’aggressione fascista che mi ferì sotto l’occhio migliore, ne ho uno che vede di più e l’altro meno, si rifiutò di fare la denuncia ai carabinieri ma volle farla alla Polizia di Stato ritenuta più affidabile.
Non sono certamente all’altezza di Pasolini, magari, ma qualche domanda me la pongo anch’io e trovo nella mia storia personale e nella cronaca attuale delle risposte che mi spingono a stare dalla parte della ferrovia che unirà l’Europa dall’Ucraina alla Spagna e non per un calcolo economico sociopolitico o per appalti che non mi riguardano e dei quali vorrei la massima trasparenza, ma per un motivo politico più profondo e concreto dal mio punto di vista.
Non condanno le violenze in se, sono uno che ritiene che la rivolta con sane ragioni ed ideali possa essere frequentata ed è qui che mi casca l’asino e mi crolla tutto il supporto che a prima vista avrei dato ai No Tav.
In questi ultimi vent’anni c’è stato un crollo di democrazia nel nostro paese, abbiamo avuto un piduista a capo del governo che ripetutamente si è fatto fare leggi ad personam per impedire che la giustizia facesse il suo corso contro le sue malefatte. Ha riportato i fascisti in prima linea nella politica dopo decenni  di emarginazione li ha portati addirittura al governo e ricordo che Tambroni solo per averne accettato i voti in parlamento diede il via ad una protesta nazionale, questa vola non è successo niente.
Il piduista a capo del governo si è permesso di far licenziare dalla Rai giornalisti, artisti, comici perchè hanno parlato contro di lui, hanno tentato inutilmente di avvisare gli italiani della deriva nella quale si  stavano avviando in un revisionismo fascista che ha rasentato il regime.
Senza che  succedesse niente se non proteste nei giornali, nel web, e qualche processo di lavoro che tentò di ripristinare diritti fondamentali quali la libertà di parola e di pensiero contro il pensiero unico del berlusconismo.
Ripeto, senza che succedesse niente ed alludo a rivolte, auto bruciate, lacrimogeni, assalti alle forze dell’ordine.
La battaglia dei No tav è costata, in vent’anni,  due vittime ed un ferito grave, auto bruciate, scontri tra dimostranti e forze dell’ordine e tutto quello che sappiamo, tutto questo per una ferrovia, per un tunnel che non si dovrebbe fare per via dell’amianto.
Sappiamo tutti, fortunatamente non tutti sulla nostra pelle, che l’amianto è cancerogeno ma sappiamo anche che lo sanno chi ci deve lavorare per costruire un tunnel e penso che nel 2012 sappiano bene come difendersi da esso e come renderlo innocuo alla popolazione, si chiamano strumenti, tecnologia.
Negli ultimi tre anni di governo fascioleghista il nostro Paese è precipitato nel baratro della crisi economica che arriva dopo un ventennio di sfascio morale, democratico, anti costituzionale che ci ha portato nell’anticamere del regime ed alla perdita di migliaia di posti di lavoro.
Famiglie che non ce la fanno più, imprenditori e lavoratori che si sono suicidati  per la perdita di lavoro, giovani senza speranze e senza futuro, pensionati massacrati come i precari, la scuola, la sanità, i trasporti. Gente che non ce la fa più a pagare il mutuo, a fare la benzina alla macchina per andare a lavorare, padri di famiglia che perdono il lavoro a 40, 50 anni e senza prospettive perchè troppo vecchi mentre i giovani  non hanno prospettive in quanto troppo giovani.
Non parliamo poi delle donne alle quali, se di bell’aspetto, è data una sola possibilità altrimenti, come dice Terry De Nicolò, se sei brutta te ne stai a casa.
Dal 1994, dalla deriva fascista e leghista che è avvenuta in Italia, mi domando come mai non ci sia una rivolta, la massa non protesti, non succeda una rivoluzione.
Me lo chiedevo prima della crisi economica quando l’attacco era solamente alla libertà, alla Democrazia, alla Costituzione e me lo chiedo ancora di più oggi che all’attacco politico nazileghista si è aggiunto l’attacco della crisi economica della finanza parassita, il capitalismo sfruttatore e la speculazione economica della nuova borghesia mondiale.
Non è possibile che ci sia tanta rabbia e tanto impegno per o contro una ferrovia, qualcosa non quadra o qualcosa c’è dietro che io non capisco, forse non voglio nemmeno capire, perchè se vogliamo fare una rivolta, una rivoluzione, motivi ne abbiamo a iosa e non è certo la ferrovia, la Tav.
Quello è successo negli ultimi vent’anni sul piano costituzionale e democratico è ben più grave di una locomotiva lanciata come fosse una cosa viva contro l’ingiustizia.
Non so se sono riuscito a rendere l’idea di cosa io ritengo sia ben più grave della Tav, dalla disfatta economica alla perdita di democrazia, sino al mancato rispetto della Costituzione che parla di lavoro e di equità sociale.
Diciamo che per mobilitare tanto impegno, tanto fervore nella lotta contro il sistema, il potere dominante e prepotente, basterebbe solo riflettere sulla  rapina quotidiana che il capitalismo governativo della quale siamo vittima ogni giorno che mettiamo un piede giù dal letto, il prezzo della benzina.
L’aumento continuato e sconsiderato della benzina taglia gli stipendi di chi ha un lavoro, aumenta il costo della vita per i beni primari di pensionati, disoccupati, precari, partite iva individuali da sopravvivenza. Tocca tutti anche chi non ha l’automobile o il motorino perchè tutti dobbiamo mangiare, vestirci ed ogni giorno costa di più e si guadagna di meno.
Basterebbe solo questa gabella della nuova nobiltà che ha sostituito i nobili francesi e cioè la finanza parassita e speculatrice per fare una nuova rivoluzione.
Se non si fosse capito chiudo con poche parole ma chiare.
Penso che motivi per una rivolta popolare ce ne siano sin troppo ma, tra questi, per quanto mi riguarda non ci metto certamente la Tav.
Se vogliamo fare una classifica, visto che ci accontentiamo di parlarne e basta dei problemi, abbiamo delle trasmissioni ad hoc che vanno avanti da decenni, direi che per me la Tav viene al 100° posto. Ho altre priorità.
La mia impressione è che sia la solita arma, la distrazione di massa, abbiamo ben altri problemi da affrontare e ci vuole un diversivo che non sia la Costa Crociere.

Spagna, studenti in piazza contro i tagli

Dovrebbero andare tutti non solo gli studenti, questo è il problema globale.

 

Non ho saputo niente, forse mi è sfuggito, della reazione dei poliziotti che hanno dovuto fare la benzina alla volante, con i loro soldi, alla notizia dello stipendio di Manganelli. Il loro capo.

Il governo Berlusconi, il trio meraviglia Maroni-Tremonti-Berlusconi, ha tagliato i fondi della pubblica sicurezza e carabinieri dopo avere massacrato la scuola, sanità, trasporti e quant’altro.
Più volte durante gli ultimi tre anni di governo del miglior statista degli ultimi 150 anni abbiamo sentito di poliziotti senza volante per mancanza di fondi, processi che non si sono potuti tenere per mancanza di imputati, il furgone che avrebbe dovuto accompagnarli dal carcere al tribunale era senza benzina, ed abbiamo saputo che per arrestare qualche mafioso i poliziotti hanno dovuto fare il pieno alla loro volante con i soldi propri.
Naturalmente, in questi anni, hanno dovuto fare degli straordinari per via del taglio del personale senza nemmeno essere retribuiti.
Ovvio che se stanno seguendo un latitante non possono lasciare il lavoro a metà perchè sono in riserva o gli scoppia una gomma, prendono mano al loro portafogli e tentano di portare a fine il loro compito.
Ieri sera ho seguito Crozza e devo dire che nell’analisi delle due Italie è stato bravissimo in modo particolare con la descrizione dei due binari delle stazioni, uno nel futuro e l’altro nell’800, ed ho avuto la stessa reazione che ho quando vedo la Gabanelli, mi immagino sempre che dopo notizie intollerabili che ci forniscono giornalisti o comici il giorno dopo ci sia una rivolta in tutta Italia.
Forse dovrebbe iniziare la sera stessa, sospendere le trasmissioni e partire all’assalto dei palazzi ed invece niente, riusciamo a metabolizzare il tutto con quattro risate e questi continuano come prima se non peggio.
Il sindacato di Polizia, mi pare sia il Siulp, dovrebbe indire uno sciopero generale ad oltranza, andare nell’ufficio del loro capo Manganelli e prenderlo a manganellate come fanno con i tifosi esagitati e con i gruppi sociali in occasione del 25 aprile.
Non sarà colpa di Manganelli il suo stipendio,  so che quando è uscita la polemica delle volanti guaste o senza benzina era già il capo della Polizia e se avesse avuto un minimo di dignità avrebbe dovuto tagliarsi lo stipendio, pagare gli straordinari di tasca sua le riparazioni ed il pieno delle volanti.
Forse mi sono distratto ma non ricordo nessun comunicato del sindacato di Polizia contro questa autentica vergogna nazionale, non gli do del ladro perchè presumo che lo stipendio sia competenza del Ministro degli interni ma vorrei sapere come si sentono oggi, dopo la notizia che Manganelli prende 621 mila euro all’anno, i poliziotti che hanno pagato di tasca loro la benzina della volante per correre ad arrestare qualche mafioso.
Più o meno lo stesso stato d’animo in cui si trova l’operaio Fiat in cassa integrazione conoscendo lo stipendio di Marchionne ed allora torniamo al discorso di sempre, senza arrivare all’analisi che ne fece negli anni 70 Pasolini, perchè questa guerra insensata tra poveri, manifestanti, scioperanti e forze dell’ordine?
Dovrebbero mettersi insieme e dare l’assalto al Palazzo  non fare la guerra tra di loro mentre i boiardi di Stato ingrassano sempre di più.
Al bellissimo intervento di Crozza, geniale, ho visto e sentito solo una reazione, risate ed applausi. Nessuno dei presenti che abbia ricordato le condizioni in cui è costretta ad operare la Polizia di Stato, gli straordinari che non prendono ed i soldi spesi per la benzina per correre a salvare qualche moglie aggredita dal marito o arrestare qualche mafioso.
Ma cosa deve succedere in questo Paese per fare in modo che la gente si indigni veramente e ribalti il tavolo di cristallo?
Dal Corriere della sera, non dal Manifesto che potrebbe, secondo il regime, non essere credibile.

Polizia, a Modena volanti senza benzina
Il Siulp lancia una colletta tra i cittadini

Non facevano prima a fare una telefonata a Manganelli?

 

Ieri sera all’Infedele qualcuno sosteneva la tesi che il governo Monti avrebbe obbligato i partiti a candidare gente più capace e presentabile.

Si discuteva delle cose buone e meno buone che il governo dei professori, o tecnici, come preferite stia per mettere in campo per salvare la baracca, oltre al massacro dei pensionati e del proletariato.
Non entro nel merito delle opinioni che sono variegate ma una costante credo che al governo Monti la si debba riconoscere, massacrare i lavoratori, i pensionati, i diritti e tutto quello che dalla liberazione in poi viene regolarmente messo in campo dal sistema ogni volta che c’è una crisi, che il Paese si avvicina al fallimento come nel 1992.
Si salvano parassiti e banche e si massacra il popolino, sanità, servizi, insomma l’economia come la intendono alla Bocconi, l’università del capitalismo avanzato e parassita riconosciuta in tutto il mondo. Anche negli Usa.
Se il capitalismo fosse una religione potremmo dire che la Bocconi ne è uno dei santuari più famosi, un allevamento di manager e dirigenti capaci di massacrare la massa ed il proletariato come pochi.
La crema dell’economia borghese e parassita italiana dotata di una professionalità superiore alla media e tutto questo è indiscutibile, si può dire che Monti è di destra o al servizio delle banche ma non possiamo negare che sia dotato della virtù meno apparente di cui necessita un manager capitalista. Freddo come un chirurgo, preciso esecutore degli interessi dell’economia parassita e speculatrice.
Proprio perchè tecnico può arrivare ad essere feroce come pochi, oltre la P2 che ha governato negli ultimi anni, per il semplice fatto che i piduisti del Pdl, i fascisti riabilitati alla politica ed i leghisti attaccati alla mangiatoia hanno comunque degli elettori ai quali rendere conto, si fa per dire, e quindi impossibilitati a prendere decisioni nettamente impopolari anche per i loro fans.
Infatti la lega, dopo avere partecipato da protagonista allo sfascio economico, morale, etico e politico del nostro Paese improvvisamente si mette all’opposizione inventando un nuovo genere di parassita, double face, quello di governo e quello di opposizione.
Ma lasciamo perdere.
Ad un certo punto uno degli ospiti in studio ha avuto la brillante idea di fare questa considerazione: il governo Monti con il suo modo di agire professionale educato e corretto costringerà i partiti storici a candidare gente capace e preparata perchè, dopo Monti, certi ministri incapaci ed approssimativi, proposti dai partiti sarebbero inaccettabili per gli elettori di qualsiasi  partito.
Anche se non sono al governo ho pensato subito al Trota, alla Minetti, a Cota, Calderoli  ed altri esempi di impresentabili ed indecenti che sono stati imposti dai capi banda, anche a sinistra ovviamente.
Insomma Monti distruggerà lo Stato sociale, libererà l’Inps dal peso di pensionati alla minima che intralciano i lavori, massacrerà i diritti ma costringerà la politica ad alzare il livello dei loro rappresentanti, basta ministri incapaci altrimenti i partiti si avvierebbero alla scomparsa per emorragia elettorale.
In prima fila c’era la Gelmini non ho avuto l’impressione che abbia realizzato che stavano parlando di lei, anzi sembrava convinta che la cosa, tutto sommato, fosse utile anche al Pdl. Di certo le capacità delle concubine del piduista sono di altissimo livello, se si ricandidasse il postribolo sarebbe garantito e di alta qualità, potrebbe anche fregiarsi del Doc, Dop, Igp, insomma denominazione di origine garantita e controllata.

La Fiat e l’Unità, L’Unità di oggi e la campagna contro la Marelli per la democrazia. Un Carniti, smemorato, che dice: Nuovo stile Fiat. C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole anzi, d’antico.

Ho iniziato a leggere l’Unità nel 1972 e nel 1974, o giù di lì, mi sono iscritto al Partito presentato da un amico-compagno. Durante la militanza nel Pci ho fatto anche il diffusore, ogni domenica mattina ci trovavamo in sezione per dividerci le strade del quartiere e si faceva la diffusione a domicilio arrivando anche a 200/ 250 copie.
E’ stato il mio giornale sino al 1990 e poi sono passato a Repubblica quando mi sono reso conto che la sinistra storica andava dividendosi discutendo sul sesso degli angeli dimenticando la lezione di Gramsci che non per niente aveva chiamato il suo giornale L’ Unità, un obiettivo ed un impegno.
Ho conosciuto immigrati dal sud e dal nord, immigrati in cerca di un lavoro a Milano o a Sesto San Giovanni, che hanno imparato a leggere con l’Unità e si sono fatti una cultura, la coscienza di classe l’avevano già nella coscienza quella che oggi si chiama Dna.
Il circolo e la sezione erano pieni di compagni che leggevano il giornale, caffè, sigaretta, brioche ed almeno un’ora di lettura poi si discuteva o si faceva una partita a carte se non c’erano iniziative in ballo.
Questa era la forza dell’ Unità intesa come giornale, qualcuno ci aggiungeva anche il Manifesto ed anni dopo Liberazione, Carta e così via.
Non so quante copie venda Liberazione, so del Manifesto in crisi ma, se dovessimo misurare la democrazia con le testate dei giornali direi che siamo al top, abbiamo più giornali che lettori.
Nel 1994, quando ho sentito il profumo, ammaliante, della P2 sono tornato a leggere l’Unità per cercare un riferimento che mi mantenesse lucido e coerente nel contrastare l’avanzata della P2 che nel frattempo da associazione illegale e condannata dopo la costituzione della Commissione della Anselmi era andata al governo ed aveva riesumato i fascisti che sino ad allora erano ritenuti impresentabili.
Il tutto grazie a Berlusconi, tessera P2 N° 1816 ed ai suoi complici, avvocati, compari di bisbocce e di traffici di affari ma in modo particolare esperti in evasione fiscale e nella propaganda deviante.
Certo non potevo leggere l’Avanti per tenermi aggiornato in fatto di piduisti era più invaso del Corriere della sera di Di Bella.
Pochi giorni fa in due stabilimenti Fiat, la Marelli è della Fiat, hanno proibito l’esposizione dell’Unità nella bacheca del sindacato e sentire un ex sindacalista come Carniti dichiarare: Nuovo stile Fiat, mi ha fatto capire come mai la sinistra, come la intendo io, sia caduta così in basso.
La Fiat è sempre stata così, Marchionne è solo l’ultimo dei manager che tenta di estromettere il sindacato dalla fabbrica e di azzerare i diritti dei lavoratori come ha sempre fatto la Fiat durante il fascismo e dopo la liberazione, Valletta era molto peggio di Marchionne e che Carniti da ex sindacalista non se lo ricordi è un fatto gravissimo perchè senza memoria si perde la strada, si viaggia a fari spenti in cerca di sorprese anti democratiche.
Pensate che l’Unità veniva diffusa clandestinamente in fabbrica anche durante il fascismo e dovremmo preoccuparci per un divieto di esposizione in bacheca?
Ok, anche se è antidemocratica la posizione della dirigenza Fiat potrebbe essere l’occasione per comprarne qualche copia in più, so che costa 1,20 euro ma si potrebbe comprarne una copia in due e leggerla a turno, sarebbe più utile e serio che farsi fotografare mentre si legge l’Unità per qualche giorno e poi tornare a Repubblica o il Corriere, spero non a Sorrisi e canzoni o i quotidiani del piduista.
E’ il principio di libertà che conta ma il principio di libertà non è propaganda è azione di ognuno di noi e se ritieni che vada difeso vai a comprare l’Unità in edicola. Dico l’Unità perchè  è l’Unità che hanno proibito di esporre in bacheca.
Se fossi un lavoratore della Marelli, della Fiat, comprerei a mie spese  una copia di Libero o del Giornale e la esporrei in bacheca per vedere l’effetto che fa.
Smettiamola con questa solidarietà pelosa ed a tempo, se riteniamo che il giornale vada difeso andiamo a comprarlo in edicola come faccio io, specifico che non faccio l’abbonamento per via del fatto che comprare il giornale per me è un rito al quale non rinuncio mai nemmeno quando sono in ferie.
A questo proposito racconto due aneddoti. Tanti anni fa sono andato in vacanza a Narro, i miei avevano una casa lì che adesso è di mio fratello.
IL paesino è in alta Valsassina e l’unico negozio del paese, che vende di tutto e quindi anche i giornali che arrivavano con l’autobus, non aveva l’Unità solo Corriere, Giorno ed i soliti settimanali di gossip.
Chiesi al negoziante se si poteva avere una copia dell’Unità ed il tipo, che allora era democristiano e poi è diventato leghista, mi rispose stizzito che l’Unità non la leggeva nessuno e lui di procurarne  una copia non ci pensava nemmeno, se vuole vada giù a Taceno  che c’è l’edicola.
La piccola discussione attirò l’attenzione dell’autista dell’autobus che portava la decina di giornali ordinati  dal negoziante  e si offrì di portarmi lui personalmente una copia dell’Unità. Mi chiamò immediatamente compagno, te la porto volentieri mi disse, almeno non faccio il viaggio per niente.
La stessa cosa mi successe in un villaggio a Vieste dove c’erano anche i giornali tedeschi ma non l’Unità ed in quel caso fu l’ortolano del villaggio che si offrì di procurarmi il giornale. Non solo, l’ortolano era un grande estimatore di Giuseppe Di Vittorio ed ogni giorno prendemmo l’abitudine di scambiare due chiacchiere commentando i fatti della giornata, tra l’altro ogni volta che facevo la spesa mi faceva sconti esagerati, indecenti, ma questo lo fece dopo che seppe che ero un “suo” compagno.
Nel campeggio di Castiglione della Pescaia non ho mai avuto il problema, l’Unità era presente con più di cento copie al giorno ed immaginate come sono rimasto, decenni dopo, nel sapere che a Castiglione c’è una amministrazione di destra.
Il lavaggio del cervello era arrivato anche in Toscana.
Come ho già raccontato in un post ho partecipato a decine di riunioni con casa madre, la Fiat, ed una volta mi presentavo con il giornale in tasca e solo in una occasione un ispettore Fiat mi disse: ma tu ti presenti alla riunione con l’Unità in tasca?
A casa mia ognuno legge il giornale che vuole risposi.
Detto questo l’Unità deve camminare con le sue gambe, va bene mettere in risalto che certe decisioni sono un attacco alla democrazia, sempre che vengano colte dalla massa del popolino distratto dalla televisione, ed a rendere più forte l’Unità non sarà certo la propaganda che, anche oggi, è in prima pagina del mio giornale.
Lo dico con affetto, sono altre le strade per sostenere il giornale e la più semplice ed immediata è andare all’edicola più vicina.
La Fiat non vuole l’Unità in bacheca? E noi ne compriamo una copia a testa, ce la infiliamo in tasca con la testata bene in vista, vorrei vedere se passano al sequestro come durante il fascismo.
L’iniziativa della copia individuale l’hanno proposta ieri, con buoni risultati, non resta che andare avanti ed ampliarla senza dimenticare che lo potrebbero fare anche meglio il giornale che Antonio Gramsci ha fondato nel 1924. 

La settimana comincia bene, lavoriamo più ore di americani e giapponesi, siamo quelli con gli stipendi più bassi ed i nostri manager guadagnano più di tutti. E la lotta di classe non esiste più.

Guai parlare di lotta di classe oggi c’è la liberazione individuale, il disprezzo della politica e non del politico ed il nostro paese è tornato ai tempi dei ducati, dei campanili o dei dialetti. Come preferite.
Più siamo informati e più ci si divide e nemmeno la moviola potrà salvarci, di replay ne abbiamo avuti a migliaia ma niente riesce a cambiare l’opinione della massa o almeno farle decidere da che parte stare.
Con il capitalismo liberista e dominante o con una politica che domini e regoli il capitalismo?
Intanto la Fornero, alla notizia che abbiamo gli stipendi più bassi d’Europa ha risposto che si deve produrre di più, deve essere ben disastrata la nostra produzione se pur lavorando più ore di americani e giapponesi non riusciamo a produrre abbastanza.
E produrre per chi se non abbiamo soldi da spendere?
Io non sono in grado di rispondere a questa domanda, sono in pensione ed ho una visione delle cose superata dai tempi e l’unica cosa che mi è rimasta a livello etico e mentale sono i miei ideali che senza scomodare Che Guevara potrei riassumere in una frase di Sandro Pertini:
Si può considerare veramente libero un uomo che è nella miseria, che non ha un lavoro e che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli?
Ho partecipato a decine di scioperi di solidarietà negli anni in cui la solidarietà, l’appartenenza alla classe proletaria aveva ancora un senso ed ho scioperato pure per il Vietnam quando veniva spalmato con il napalm dagli americani esportatori di democrazia.
Poi sono andato fuori moda è arrivata la Milano da bere ed in seguito la P2 e Berlusconi, diciamo che le ho passate tutte dalla Democrazia cristiana, passando per Craxi, mani pulite ed il berlusconismo.
Adesso è il turno dei movimenti e della solidarietà via internet, ci sono i ferrovieri nella torre? Io clicco: mi piace. Chiudono la Fiat di Termini Imerese? Io clicco: mi piace.
I cassaintegrati occupano l’isola dell’Asinara? Io clicco: mi piace.
Che fine hanno fatto le proteste per la distruzione della scuola pubblica?
Non ne parla più nessuno, nemmeno le mie trasmissioni preferite, Lerner, Santoro, Floris, Fazio e compagnia. Eppure le scuole crollano, tanti docenti hanno perso il posto e con essi altro personale.
Ognuno ha il suo problema ed al di là di una solidarietà formale non si va, le uniche che hanno saputo fare un movimento veramente di massa e partecipato sono state le donne quando hanno lanciato lo slogan, Se non ora, quando!
Adesso, non essendoci più l’utilizzatore finale e le sue orgettine, il rispetto della donna ha risalito la classifica e l’attenzione è scemata.
Poi sono arrivati i tecnici, a massacrarci per conto del sistema economico parassita, è arrivato a distrarci il disastro del Giglio e tutti a scrivere di Schettino, ci si è messo pure il gol del Milan dentro di un metro e non visto.
Insomma di problemi da seguire ne abbiamo ogni giorno, possiamo anche esprimere un parere sugli stipendi dei manager pubblici, dei componenti del governo, possiamo sfogarci con sarcasmo ed ironia sulla ministra che vuole togliere l’art. 18, su quelli che danno dello sfigato a chi non si è laureato prima dei 28 anni,  sperando, almeno, che non ci sia un’altra Yara sulla quale dividerci e riempire di post l’web.
Anche se oggi so quanto prendono manager ed i professori al governo una cosa è certa, la mia pensione è ancora quella, gas, luce e benzina sono aumentati, anzi la benzina aumenta ogni giorno e nessuno fa una piega e gli ideali, la solidarietà, l’appartenenza e la lotta di classe sono superati e dimenticati.
Ad ognuno il suo, il pensionato alla minima se la sbrighi da solo, al limite prenda esempio dagli imprenditori e disoccupati che si sono suicidati per la disperazione, i ferrovieri facciano quello che possono, i dipendenti della Fiat iscritti alla Fiom cambino sindacato, ma che nessuno parli di sciopero generale che suona male, non siamo più nel 68 o negli anni 70, oggi la libertà è individuale come la soluzione dei problemi.
Tradotto in italiano sono cazzi tuoi e non contare su di noi.
Per i nostri ideali affidiamoci a Celentano, Benigni, Santoro ed a tutti quelli che, pur essendo comodi e coperti, si danno da fare per noi.
Ma che non si parli più di una società diversa, di ideali, di classe, di proletariato e di politica, perchè la politica è schifosa e fa male alla pelle.
Mentre noi ci dividiamo per via di un capello i borghesi, gli investitori, i parassiti, i capitalisti, i corrotti ed i governanti loro complici sono più uniti che mai nel farci pagare i loro debiti ed i loro profitti.
Che non si parli più di destra o di sinistra, nemmeno di socialdemocrazia o di capitalismo sotto controllo della politica, abbiamo ridotto i tempi della prescrizione per salvare Silvio il piduista dai suoi processi e, senza volere,  senza renderci conto, abbiamo prescritto anche il tempo della democrazia.
Solidarietà ed ideali li abbiamo già uccisi negli anni 80, quelli della Milano da bere, senza nemmeno fare un funerale.
Ci indigniamo  in massa, ma non parlate di classe e, soprattutto, di sinistra sono concetti superati, adesso tocca ai movimenti ed è per questo che il sistema che ci governa dalla liberazione in poi fa festa, finalmente si sono liberati dalle lotte di massa e dagli ideali che le tenevano insieme.
Era quello che volevano, senza spargimento di sangue come erano costretti a fare  il secolo scorso e quello prima.
Adesso non prendetemi alla lettera, se non capite la provocazione e l’amarezza che c’è dietro a questo post non lasciate commenti deliranti, che offendono più voi che il sottoscritto, senza lotta di classe, senza un progetto politico, senza solidarietà e democrazia il sistema, il regime, di potere che ci sovrasta non può essere nè cambiato nè vinto.
Io la penso così ed ognuno è libero di pensarla come vuole, è libero di credere che si cambi il sistema con gli strumenti che il sistema stesso ha messo a disposizione.
Molti anni fa quando c’era la borghesia ed il proletariato mi ricordo di aver letto in un libro che la borghesia, quando si mette male e ci sono movimenti di rivolta, si infila nei movimenti e li conduce dove vuole che vadano, praticamente li trasforma in borghesi e tutto ritorna come prima, la pace sociale.
Un po’ quello che sta facendo il governo Monti trovando anche il consenso di massa,perchè non ci sono più ideali.
Ameno che non ci si voglia affidare a Bossi che ha un ideale per ogni occasione e adesso che fa l’opposizione li ha riscoperti tutti.
Capisco che si possa odiare il politico ladro, corrotto, mafioso o opportunista ma la politica no, la politica è l’unico strumento democratico che abbiamo per cambiare il mondo. Se escludiamo, per ovvie ragioni, la rivoluzione.  

Inquinamento, polveri sottili.E se bagnassimo le strade come si faceva una volta per evitare i polveroni?

Ricordo che quando ero piccolo e andavo dai miei nonni in campagna passava un camion che innaffiava la strada, sterrata, per evitare che i mezzi che passavano sollevassero un polverone che ti entrava anche negli orecchi.
Non sono uno scienziato ma sono convinto che il problema delle polveri sottili finchè le auto avranno le ruote non lo risolveremo mai, nemmeno con le auto elettriche.
Secondo me il rotolamento stesso delle ruote fa da ventilatore  che espande nell’aria ed ovunque le polveri sottili, a parte ovviamente gli altri tipi di inquinamento, ed è sintomatico che quando piove si abbassa notevolmente il livello delle polveri.
Da qui l’idea di bagnare le strade come facevano una volta, chiunque di noi abbia viaggiato in vacanza in qualche strada non asfaltata sa che al nostro passaggio si sollevano nuvole di polvere alle nostre spalle, probabilmente non sono inquinanti come la polveri della città ma ti si infilano ovunque, negli occhi e negli orecchi.
Non sarebbe un costo eccessivo e si potrebbero fare degli esperimenti, la butto lì, non si sa mai.
Magari è una idea cretina, lascia il tempo che trova ma allora mi dovrebbero spiegare i ricercatori come mai con la pioggia il livello selle polveri sottili si abbassa notevolmente.
Forse dovrei mandare una email a Pisapia proporre la mia idea e farmi ridere dietro da tutta Milano.
Non basterà per togliermi dalla mente il tarlo sulle conseguenze della pioggia.
Potremmo montare degli spruzzatori come quelli dei giardini sui tetti dei condomini ed abbattere con la pioggia artificiale anche i fumi delle caldaie.
Questa mattina mi si è accesa la lampada di Archimede, cosa ci volete fare. 

L’incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci in tasca l’Unità. Niente di nuovo, tutto come prima.

La notizia che i vertici della Fiat hanno fatto togliere l’Unità dalla bacheca della Marelli di Bologna e Bari ha destato qualche sorpresa in un popolo che non ha memoria e rivalutato un giornale disprezzato anche a sinistra, meglio il Fatto o Repubblica.
Invece mi ha fatto ritornare giovane, diciamo dalla metà degli anni 70 all’inizio degli anni 90, diciamo che se non fosse per la pancia ed i capelli grigi sarei euforico, chissà mai che dopo il solito fascismo della Fiat non tornino anche le ribellioni di quegli anni.
Memorabili quegli anni che vanno dal 1963 al 1977, me li sono goduti tutti.
Il mio lavoro era magazziniere in una Concessionaria Fiat di quelle storiche, fondata nel 1929 una delle più antiche di Milano, ed in breve feci “carriera” divenni un responsabile del magazzino.
Dico un responsabile perchè il figlio del titolare per evitare di riconoscere sul piano economico l’impegno e la professionalità tentò il dividi et impera che si rivelò un fallimento, eravamo uniti come fratelli siamesi.
Mi reca un certo fastidio scrivere di certe cose in prima persona, c’è chi ti prende per presuntuoso e chi pensa che voglia fare il fenomeno ma la realtà dei fatti e della mia storia lavorativa è quella che è e nessun Pansa al mondo potrà tentarne una revisione parziale o falsata del tutto. E’ impossibile.
L’anomalia consisteva in quello che vado a raccontare adesso.
Avevo portato il sindacato in azienda, avevo organizzato degli scioperi che in pochi mesi ci portarono ad acquisire la quattordicesima perchè, pur essendo una ditta commerciale, la mia azienda aveva il contratto dell’industria e nell’industria non esisteva la tredicesima ,esisteva il premio di produzione che avevano solo le aziende più grandi ed organizzate.
Inoltre ero già iscritto al Pci e quindi ero un comunista ma capetto e la mia fortuna era dovuta al fatto che ero bravo nel mio lavoro, il mio collega ed io fatturammo più volte il doppio dell’anno precedente e fummo premiati dalla Fiat tra i migliori responsabili di magazzino delle concessionarie del nord Italia.
Un anno ci regalarono la lavastoviglie, l’unica concessionaria in Italia ad avere il doppio premio in quanto il riconoscimento era individuale e noi eravamo in due, una anomalia che venne superata dal fatturato. Altre volte vincemmo dei viaggi ai quali, volutamente, non ho mai partecipato per questione di principio ed una volta che l’incaricato all’organizzazione di questi viaggi mi telefonò da Torino per avere di miei dati e quelli della Mirè, al viaggio premio erano ammesse anche le mogli, al mio rifiuto mi disse: ma si rende conto che sta rifiutando un viaggio che costa un milione e mezzo? Si, risposi, ma non mi interessa se volete riconoscermi qualcosa le do il mio N° di conto corrente e mi versate il milione e mezzo che avete stanziato per me.
Non si poteva fare, lo lasciai basito non riusciva a darsi pace per il fatto che esistesse gente del genere.
Era un periodo nel quale i viaggi stavano diventando una mania, tutti volevano viaggiare, ma i viaggi premio della Fiat erano noiose assemblee dove i dirigenti cercavano di lavarti il cervello e di fare squadra, come dicevano loro con enfasi il tutto veniva concluso con qualche ballerina di terza fila col le chiappe di fuori.
Ben prima dell’avvento di Berlusconi, donne e motori hanno sempre viaggiato in coppia.
Ogni anno in un grande albergo di Milano si teneva la riunione annuale delle concessionarie Fiat del nord  dove venivano comunicati i fatturati, chi aveva raggiunto l’obiettivo, venivano nominati i più bravi tra i responsabili, c’era gente che era in fibrillazione già dal mattino presto nell’attesa che venisse pronunciato il loro nome, e si proponevano gli obiettivi per l’anno nuovo.
A queste riunioni partecipavano, naturalmente, i titolari delle concessionarie ed i loro collaboratori più stretti, i responsabili o capi come li vogliamo chiamare ed io ero uno di questi e qui arriva il bello.
A riceverci nel salone, dove avrebbero parlato i mega  dirigenti di Torino, c’era sempre il responsabile di zona dei ricambi di tutta la Lombardia con in quale eravamo in stretto contatto durante tutto l’anno che dava il benvenuto a nome della Direzione Fiat.
Per anni il Responsabile di zona fu un amico carissimo che conosceva e rispettava le mie idee e che con il nostro fatturato ha sempre fatto un figurone verso i suoi superiori, si chiamava Agrò. Molti anni fa si è trasferito nel centro Italia e non l’ho più sentito, ma lo ricordo volentieri.
Ma i responsabili di zona dopo un certo tempo venivano cambiati per evitare che i rapporti diventassero troppo stretti, forse pensavano che gli intrallazzi del loro ambiente si trasferissero in periferia, e così li facevano girare.
Il tipo che sostituì Agrò,  del quale non faccio il nome perchè non lo merita ed anche perchè il figliolo fa lo stesso lavoro del padre in Fiat, non aveva per me lo stesso rispetto e non per il fatturato, inattaccabile, ma per me in quanto persona.
Anticomunista viscerale si irritava solo nel vedermi o nell’ascoltare le mie critiche ad un sistema di imposizioni riguardo agli obiettivi che andava peggiorando di anno in anno, non ci stavamo simpatici.
Fu l’unica persona che nell’accogliermi  nel salone delle feste si permise di apostrofarmi con una osservazione del genere: e tu vieni ad una riunione importante di lavoro con quel giornale in tasca?
Il giornale in questione che avevo nella tasca, con la testata  bene in vista era l’Unità e chissà come mai la cosa lo infastidiva parecchio.
A casa mia, gli risposi, viviamo in democrazia ed ognuno di noi legge il giornale che vuole, non ho mai telefonato in Fiat per chiedere quale giornale potessi leggere, oltre al giornalino  dell’autoriparatore ,quindicinale della Fiat.
Io sono in pensione ma vedo che non è cambiato niente, anzi no. Siamo cambiati noi che non abbiamo più memoria e ci sembra che Marchionne sia il lupo cattivo che attacca la Fiom e la Cgil mentre è solo l’ultimo di una lunga serie di lupi al servizio della Fiat.
Pensate che ce lo invidiano in tutto il mondo, un cretino che perde il 10% di vendite ogni mese del gruppo che lo paga milioni di euro e che minaccia di chiudere due stabilimenti in Italia se non riesce a vendere negli Usa mentre in Italia la concorrenza straniera gli soffia il mercato ogni giorno che passa.
Io ho una Musa, nonostante le offese del manager imbecille ho una Musa costruita in Italia, ma io sono un romaticone nostalgico che a certi imbecilli ha fatto il callo.
Sono gli altri che non hanno memoria, che ascoltano le sirene, che rincorrono al ribasso la globalizzazione perdendo diritti ogni giorno che passa. Un referendum con il cappio al collo non è democrazia, come non erano democrazia le elezioni durante il fascismo e se non ci rendiamo conto di questo e la politica ci fa schifo non meravigliamoci se ci ridurremo come la Grecia è quello che seminiamo e che raccoglieremo.
 

Siamo messi peggio di quello che pensavo e non solo politicamente ma culturalmente. Siamo un paese da uomo forte, guru o sultano.

Appena pubblicati i redditi dei manager pubblici, a quanto pare sono tutti Messi o Ronaldo dell’economia, parte la polemica nel web con tonnellate di aria fritta, moralismo e indignazione.
Persino il blog del Santone ne è stato coinvolto dopo che il rappresentante della coscienza morale di massa, Celentano, ha invitato i cassaintegrati, i disoccupati, i precari, i pensionati ad affidarsi nelle mani di Dio e scoperto il nuovo che avanza nel Movimento 5 stelle di Grillo.
Compare nel blog del Santone questo post:
«È immorale che ci siano persone che guadagnano in un anno quanto un operaio non guadagna nel corso di tutta la sua vita lavorativa. È immorale! E non vengano a dirmi che se uno è bravo, è competente, fa bene il suo lavoro, sono soldi meritati. Dovrebbero vergognarsi! È immorale! La ricchezza di una elite richiede la povertà di molti». Queste parole compaiono in un post sul blog di Beppe Grillo, all’indomani della pubblicazione dei redditi dei manager pubblici. L’intervento non è firmato dal comico genovese, ma da una persona che si firma Costantino F. Però provoca subito numerose reazioni negative contro Grillo, che ha scelto di pubblicare la posizione anti-ricchezza sul suo seguitissimo blog.

Immediatamente parte la polemica, c’è chi è d’accordo e c’è chi critica ma la parte più interessante è in un commento di una certa Stefania, che ha capito tutto:
«Con tutto quello che ha fatto per questo Paese, per i più deboli – scrive Stefania – per tutto l’impegno, il tempo e la fatica che ci ha messo, Grillo si è ampiamente riscattato e la sua ricchezza se la merita».

Sembra una stupidaggine ma non lo è, è la chiave per capire come mai ci si sia  ridotti in questo stato tra qualunquismo ed antipolitica, sino al delirio di avere come mito un comico e non chi ha fatto la nostra storia, inutilmente, e ci aveva ridato una dignità di massa, di cittadinanza,  che è andata perduta.
Non vorrei offendere i giovani di oggi ma vorrei tenermi i miei miti superati e dimenticati a partire da Giuseppe Di Vittorio, Giancarlo Pajetta, Enrico Berlinguer, Benigno Zaccagnini, Tina Anselmi e Sandro Pertini.
Sono solo una piccola parte, non vorrei infierire per tutto l’impegno, il tempo e la fatica che ci ha messo Stefania per scrivere una stronzata del genere.Quindi non mi meraviglio più di niente i politici che abbiamo in parlamento  rappresentano al meglio  quello che siamo, una massa ignorante e senza storia. L’alternativa è se essere il Paese dei cachi o dei Scilipoti, decidete voi, io mi astengo.

Servizio Pubblico ha fatto il suo dovere, mi sono addormentato.Non si può parlare per ore su quello che ha detto Celentano.

Questa mattina ho letto sul Fatto, che è il più attendibile su Servizio Pubblico, che Celentano ha scoperto che la Rai è occupata dalla politica, la scoperta dell’acqua calda. Penso che il problema non si risolverà mai ed io penso che una occupazione intelligente e democratica della Rai sarebbe la cosa migliore nel senso che in Italia ci sono tre orientamenti, destra, centro e sinistra.
Lasciamo Rai1 alla destra, Rai2 al centro e Rai 3 alla sinistra con la distribuzione del canone al 33,3% ogni canale e gestione libera ed autonoma.
Ognuna delle aree di pensiero interessate potrà dare il suo servizio e la propria interpretazione della società che vorrebbe, sarei curioso di sapere su quale canale andrebbe a finire il Movimento 5 stelle di Grillo, sempre che non voglia fare l’infiltrato su Rai3.
Io non mi esalto in modo particolare quando Celentano, Grillo, Santoro o qualcun altro ne indovina una e di solito va a finire che l’incenso dell’informazione, una volta diradato, mostra sempre le stesse facce, le stesse persone, gli stessi interessi e lo stesso sistema asservito al capitalismo.
Non mi interessa la guerra tra prime donne dell’informazione politica generalista, questo continuo richiamarsi ai dati Auditel per aumentare il fatturato e, con esso, il prestigio.
Troppo facile mettere in discussione i partiti e gli interessi che rappresentano e questo avviene anche per colpa loro, ovviamente, ma non è questo che io chiedo ad una informazione libera e democratica.
La solidarietà ai guerrieri delle torri o delle isole lascia il tempo che trova, tutti quelli che vanno in tv da Fazio, Santoro, Floris, Lerner e tutti gli altri non hanno problemi con le bollette, l’affitto, le spese di casa e la sopravvivenza alimentare.
Nemmeno quando fanno benzina.
Si mettono in discussione i partiti ed i politici per screditare la politica in sè, l’unico strumento democratico a disposizione della massa per difendere democrazia, diritti, partecipazione e Costituzione.
La politica non è schifosa, può essere interpretata da schifosi o difendere interessi particolari come nel caso dei tassisti, farmacisti , avvocati e così via ma la politica non è schifosa e chi gioca al massacro contro di essa, destra o sinistra che sia, fa il gioco del potere capitalista che esclude le masse dalla democrazia e dalla partecipazione.
Leggo che Celentano sente aria di cambiamento e la sente grazie al Movimento 5 stelle di Grillo, andiamo bene, nel senso che stiamo andando a fondo del tutto, siamo al qualunquismo ed all’anti politica totale con un guru che detta la linea.
Come ho già detto più volte Grillo non ha mai parlato di lavoratori, proletari, forse non sa nemmeno cosa significhi la parola proletario anche se, in un certo sento, lui stesso ne fa parte dato che il proletario è colui che vive del proprio lavoro, il prodotto della propria mente o delle proprie braccia.
Però Grillo ha azioni della Telecom e quindi non è più proletario, lo era quando faceva solo in comico.
Non ha mai parlato di alvoro, di lavoratori ma di azionisti, investitori che sono stati truffati e men che meno ha parlato di pensionati, anzi, basta leggere come ragionano i grillini sulle pensioni per capire che non hanno capito niente dato che considerano i pensionati dei privilegiati anche se hanno fatto 43 anni di lavoro. E lo dicono con la bava alla bocca, con rabbia, forse per il fatto che sono dei falliti che non hanno saputo difendere i diritti ed i valori che i loro padri ed i loro nonni hanno conquistato sacrificandosi, lottando. Ogni riga dello Statuto dei lavoratori è costata lacrime, sangue e vittime del lavoro e questi invece di prendersela con il capitalismo parassita e sfruttatore se la prendono con i lavoratori.
Prendersela con Tronchetti Provera o con Callisto Tanzi non è prendersela con il capitalismo truffaldino e parassita è prendersela con i propri simili che non rispettano le regole.
Ed è qui il vero problema non la politica e qualche verme che ha bucato la mela della democrazia e della Costituzione, il vero problema è il capitalismo finanziario, sfruttatore di lavoratori e parassita che privatizza i profitti e mette in carico le perdite dovute alle loro malefatte alle masse di proletari, lavoratori, pensionati e cittadini comuni attraverso i debiti di stato creati da loro stessi con le loro speculazioni.
Travaglio, degli operai della Fiom che non vengono richiamati dalla Fiat, ne fa una questione di giustizia e di Costituzione, di diritto al lavoro ed è anche vero ma, dietro alla politica di Marchionne c’è il disprezzo della Persona in quanto tale i diritti dell’uomo e la Fiat questa strada la sta percorrendo dai tempi di Valletta quando per isolare gli iscritti alla Fiom ha creato l’Officina Sussidiaria Ricambi, un ghetto per lavoratori comunisti paragonabile al confino degli antifascisti a Ventotene.
Di tutti quelli che sono in Tv a condurre o a partecipare l’unico che ogni tanto ricorda che loro sono lì a parlare dei problemi dei lavoratori, dei pensionati ma sono, comunque, tutti dei privilegiati è Gad Lerner, tutti gli altri non ne accennano mai.
Persino chi ha vinto cause milionarie con la Rai non lo ricorda mai, che è un privilegiato.
Però fanno le pulci alla politica, massacrano tutto e tutti ed in modo particolare Bersani, il bersaglio preferito, mentre Grillo il re dei qualunquismo viene fatto passare per fenomeno.
Grillo è il Pannella del terzo millennio, evoluto e corretto, Pannella calca il palcoscenico della politica da 50 anni e tolte due o tre iniziative di principio come il divorzio e l’aborto, che tra l’altro non sono nemmeno sue ma si è accodato prendendosene il merito, è sempre stato di supporto al sistema prima democristiano, poi di centrosinistra e quindi berlusconiano piduista.
Le poltrone del Parlamento i radicali le hanno passate tutte dalla prima di destra all’ultima di sinistra e sono sempre stati di supporto al sistema che io chiamo regime capitalista, non dimentichiamo che i radicali in economia sono più liberisti di Reagan e della Thatcher  non hanno mai criticato le storture ed i drammi provocati dal capitalismo liberista, autentici stermini di massa, ma si sono concentrati nel singolo martire che combatte per la democrazia come Benazir Bhutto che tanto notizia ma poca sostanza.
Le famose battaglie di principio, lodevoli, quanto inconsistenti. Lottano per le situazioni, scandalose, delle carceri italiane ma c’è il rischio che per uscirne propongano le carceri private, all’americana, perchè comunque sono fedeli al sistema capitalistico sino all’osso.
Mai una volta che siano andati a vedere come si vive in fabbrica, in fonderia o in edilizia.
Tutto questo giochino di finta solidarietà e democrazia per tenere in piedi il sistema, mantenere alti guadagni con la professionalità dell’audience ma che non denunciano mai, sino in fondo, le responsabilità del capitalismo produttivo e sfruttatore, finanziario parassita e speculatore.
Tutto in difesa della torta e della sua ripartizione e per gli ultimi, gli esclusi, ci sarà sempre un servizio che parla di loro a farli contenti.
L’importante è parlare male della politica non dei politici in se, perchè la politica è schifosa e fa male alla pelle e quindi ben vengano tutti gli antipolitici da Travaglio, Berlusconi, Grillo, Belpietro, Ferrara e Sallusti.
Poi via  a Faenza a fare un servizio sulle operaie dell’Omsa in mezzo alla strada perchè il padrone, pur con un fatturato ed utili milionari, ha deciso di delocalizzare per guadagnare di più.
E’ così che si difendono i lavoratori, ci si mette una tuta pulita e per una sera ci si trasforma in metalmeccanico che non può più pagare il mutuo. Tranquilli che sotto c’è sempre giacca e cravatta.
Più facile attaccare Bersani, lo fanno anche Berlusconi e Di Pietro, che attaccare il capitalismo parassita e sfruttatore, ne andrebbe di mezzo l’ingaggio per la prossima stagione.
Una cosa è certa, per me.
Escluso Gad Lerner, che sarà meno simpatico e televisivo degli altri nessuno di loro, e nessuno escluso, è minimamente paragonabile a quello che è stato per il pubblico televisivo un Pasolini, un intellettuale illuminato ed illuminante rispettoso dei teleascoltatori.
Men che meno sono paragonabili ad un Giuseppe Di Vittorio ed ha quello che rappresentato per i lavoratori, essi rappresentano solo se stessi e quando presentano un servizio sui drammi della crisi lo fanno per mostrare quanto sono democratici e bravi, pluralisti e solidali, attaccano Bersani ma coccolano il capitalismo, infatti non ne parlano mai.
Se fanno un servizio sulle fabbriche cinesi, sui suicidi dei lavoratori cinesi, sulle 18 ore al giorno che devono lavorare dormendo in fabbrica parlano di sfruttamento padronale, i padroni cattivi, non dicono mai che è nel dna del capitalismo, non ricordano mai che le stesse identiche cose, lo sfruttamento intensivo, avvenivano sul finire dell’800 nelle fabbriche tessili inglesi.
Sono cambiate la macchine ma il Dna del capitalismo è sempre lo stesso e con il liberismo sfrenato è pure peggiorato, la crisi del 1929 la dobbiamo alla Goldman Sachs, come le altre più piccole che si sono succedute sino a quella del 2008 che ha messo in ginocchio il pianeta. La bolla finanziaria è figlia della Goldman Sachs come i debiti degli stati ma non ditelo in giro, fate in modo che la massa pensi che è colpa della politica, così la finanza è salva, l’audience cresce e con esso i compensi degli imbonitori e di chi ci scrive sopra dei libri accumulando milioni.
Lo chiede il mercato ed appena avremo finito di guardare Che tempo che fa, Ballarò, Servizio Pubblico, Report, Otto e Mezzo e compagnia, scusate se ne dimentico qualcuna come Porta a porta, corriamo a comprare i libri che parlano dei nostri problemi perchè noi, come diceva la Smorfia di Troisi, non ne sappiamo abbastanza. Ci vuole lo studioso che ce li spieghi.
Pensate che il nuovo che avanza, captato da Celentano, è il movimento di Grillo che, infatti, invoca la chiusura delle trasmissioni politiche ritenendole inutili ed un teatrino, pensate che gli estremi si toccano, Grillo ed io siamo sulla stessa linea d’onda, e quindi per conoscere e risolvere i nostri problemi dovemmo affidarci a lui, che ci illumini.
Basta che non si tocchi l’unico Dio esistente, il capitalismo ed il suo figliolo, il profitto.
da quando è finito il governo della P2 e ci sono i tecnici che si richiamano alla Costituzione porto avanti la stessa proposta, dato che la Costituzione dice che tutti devono dare in base alle proprie capacità, perchè il 50% delle manovre finanziarie non se lo accollano quel 10% di famiglie italiane che hanno il 50% della ricchezza nazionale?
Il restante 90% ce lo dividiamo noi, in base alle nostre capacità, questa si che sarebbe equità, rispetto della Costituzione.
E perchè nessuno degli esperti, dei giornalisti, dei politici, dei sinceri democratici ospiti delle trasmissioni televisive non la rilanciano
con la necessaria enfasi che meriterebbe?
Ah, già, non riescono nemmeno a mettere sotto le lobbies.
Oggi gli faccio propaganda, ne ha bisogno adesso che anche Celentano ha dato la sua benedizione.

La chiusura delle trasmissioni politiche

 

Bersani comprati un taxi, o una farmacia, vedrai che Monti e la Fornero si piegheranno come giunchi al vento.

Il governo della borghesia parassita e speculatrice si dimostra  quello che mi aspettavo che fosse, forte con i deboli e debole con i, poteri, forti delle lobbies.
Hai visto come sono stati veloci mel tagliare le pensioni? Per equità, sbandierata ma mai frequentata, mi aspettavo una bella patrimoniale per quel famoso 10% di italiani che hanno nelle loro mani, banche o palazzi, il 50% della ricchezza nazionale.
Possono dormire sonno tranquilli, i parassiti, e continuare ad esportare valuta all’estero per cautelarsi nel caso ci fosse una rivolta di piazza.
Su questa ipotesi li posso tranquillizzare io, non ci sarà, e non lo dico perchè sono il capo branco delle pecore, sono uno dei tanti che scrive e parla per niente da decenni, lo dico perchè la maggioranza degli italiani non ha ancora l’acqua alla gola e manca della percezione dell’ondata in arrivo che travolgerà anche loro.
Per il momento sono ancora impegnati con la farfallina della Belen, il campionato di serie A e la champion. A Napoli non si parla più di rifiuti ma dei tre gol rifilati al Chelsea, impresa che è finita in prima pagina persino su Il sole 24 ore.
Come hai detto che il si del Pd non è scontato , dopo l’affermazione di Monti  che il treno del governo non è la locomotiva di Guccini  lanciata a bomba contro l’ingiustizia ma andrà comunque avanti lo stesso contro i sindacati ed i diritti, anche la Fornero ha tirato fuori le unghie: Il si del Pd non è scontato? Andremo avanti lo stesso.
Io mi auguro solo una cosa e non scherzo, mi auguro che procedano a tutta velocità come da loro dichiarato e si schiantino contro il muro dell’equità, della decenza, della giustizia e che facciano una sola fermata per fara salire sulla locomotiva anche la Marcegaglia, per vedere l’effetto che fa.
L’ unico modo per essere ascoltati, coccolati, protetti, da questo governo delle banche , delle grandi famiglie borghesi ed imprenditoriali è comprarsi un taxi o una farmacia, magari con il logo del Pd, ed ecco che miracolosamente la liberalizzazione sbandierata a difesa del consumatore si inceppa come l’Ici del vaticano.
Le minacce del governo diventerebbero aria fritta e tutto rimarrebbe come prima.
Oppure si potrebbe provare un’altra strada, più complicata, Landini dovrebbe iscrivere tutti i lavoratori della Fiom al sindacato dei tassisti o dei farmacisti ma non so se lo Statuto della Fiom lo prevede.
La Cgil, ed anche gli altri sindacati, devono smetterla di difendere i lavoratori tanto non capiscono niente, se va male se la prendono con il sindacato e se va bene è stato bravo il governo e qui voglio essere più chiaro.
Tolto lo zoccolo duro del lavoratoti politicizzati e sindacalizzati gli altri sono tutti parassiti per i quali il sindacato viene buono quando c’è qualche vertenza o licenziamento di massa, non partecipano ai dibattiti, non fanno sciopero e guardate che non è una novità, avveniva anche negli anni 70 quando si riempivano le piazze e già allora molti lavoratori utilizzavano le giornate di sciopero per allungare l’ weekend al mare, vendemmiare o mietere il grano nella campagna dei genitori.
Gli stessi che non partecipavano alla lotta erano in prima linea nella critica ai sindacati, accusavano i sindacati di nepotismo alla Bossi e di losche macchinazioni a danno dei lavoratori mai provate, mai documentate.
La propaganda diffamatoria del regime capitalista contro i sindacati va avanti da oltre mezzo secolo sino al punto di far scrivere dalla destra che il sindacato è una casta pagata dai contribuenti, una bestemmia, come è falso quello che mettono nelle teste del popolino imbecille che la Cassa integrazione è un merito del governo, magari quello di Berlusconi, e non un fondo di lavoratori ed imprese per superare i momenti di crisi. Imprese e lavoratori hanno visto meglio e più lontano della politica.
Al sindacato si iscrive solo  il lavoratore che ritiene giusto iscriversi, non è obbligatorio tanto è vero che ci sono migliaia di aziende piccole e grandi dove il sindacato non c’è.
Quando i lavoratori non iscritti al sindacato vengono toccati sul vivo allora, solo allora, si ricordano che esiste un sindacato e chiedono aiuto, mai rifiutato da nessun sindacato.
E qui, oltre al danno arriva la beffa, nel senso che è ovvio che il sindacato per darti copertura legale ti chieda l’iscrizione, costa molto ma molto meno che prendersi un avvocato in proprio, ed è qui che oltre al danno economico per il sindacato arriva la beffa.
Se vinci il sindacato è bravo, se perdi il sindacato è parassita, non fa niente di buono e pensa solo ai suoi interessi.
Questi sono la maggioranza dei lavoratori italiani, sono solo dei tifosi e se la squadra del cuore vince il merito è loro, se perde sono tutti venduti che non amano la maglia e dovrebbero andare a lavorare.
Camusso, Bonanni, Angeletti, vi metto sullo stesso piano anche se non è così, voi siete per la destra e per la maggioranza dei lavoratori una casta ed allora fate la casta come si deve ed invece di tutelare i lavoratori, irriconoscenti, tutelate gli investitori che se non altro leggono i giornali e vi saranno riconoscenti.
Quando vedo un lavoratore che invece di chiedersi cosa ha fatto il padrone sbraita, offende, attacca il sindacato e si chiede: cosa ha fatto il sindacato per noi?
Quello che gli hai permesso di fare in decenni di indifferenza e di non partecipazione, quando girava bene e ricevevi i rinnovi di contratto ed i relativi aumenti grazie alla lotta dei tuoi compagni alla quale non hai mai partecipato.
Il sindacato è come un partito, ha la forza degli iscritti che ha e non ha potere di legiferare ha solo quello della contrattazione e la maggior aparte delle volte, la massa, non sa e non vuole sapere nemmeno di cosa si discute.
IL governo della destra negli ultimi 18 anni ha goduto di una maggioranza forte, compatta, ed i cittadini che hanno risentito delle ruberie, del mancato rispetto della Costituzione, della mancata equità della P2 dei fascisti e della lega al potere se la sono presa con l’opposizione ed in modo particolare con il PD, hanno fatto scomparire la sinistra dal parlamento, questo è avvenuto anche per colpa sua dividendosi in decine di rivoli senza unità, hanno votato centrodestra e quando si sono accorti del fallimento hanno dato la colpa all’opposizione.
Temo che l’ignoranza della maggior parte degli italiani faccia ancora la parte del leone e non solo in Italia, Grecia e Spagna non sono messe meglio visto che vanno a destra e poi manifestano in piazza, come se la destra l’avessero votata i fantasmi, ed allora mi viene da pensare che siamo un popolo per il quale non vale la pena di impegnarsi o sacrificarsi e quindi invito i sindacati a difendere gli investitori ed i parassiti e Bersani a comprarsi un taxi o una farmacia, solo in questo modo potrà avere l’attenzione, il rispetto e l’ascolto da parte del governo dei banchieri e dei parassiti.
Io me ne frego dei loro redditi on line, mi preoccupo delle mie spese , delle mie bollette e del fatto che ho un figlio di 40 anni che per lavorare ha dovuto farsi la Partita Iva, individuale, un cappio al collo al quale sono appesi milioni di italiani.
La Marcegaglia, anche se è più giovane di me, è rimasta ai tempi dell’Alfa Sud  costruita con i nostri soldi, dello stato, presso la quale hanno assunto in modo clientelare e l’assenteismo era alle stelle, si mettevano in malattia e lavoravano nel negozio di famiglia, nella bancarella del mercato o quant’altro e l’assunzione in fabbrica serviva per la malattia e la pensione.
Queste cose il sindacato le ha sempre denunciate e chi ha pagato per queste clientele spudorate è stato il lavoratore onesto ed il sindacato.
Il lavoratore ladro, assenteista, pelandrone ha fatto sempre e solo il gioco del padrone, il ruffiano, il delatore e quando andavi a trattare serviva al padrone per negarti il dovuto per via del fatto che molti non facevano il loro dovere ed erano un costo.
Certo che i fannulloni sono un costo ma la Marcegaglia dimentica di dire che sono un costo per i colleghi e non per il padrone , sono i colleghi devono farsi il culo anche per loro come è successo a me.
Un giorno, io sono piccolino ma ero talmente incazzato che ho appeso ad un ponte per alzare le auto uno più grande di me, e gli ho detto: paraculo tu credi di metterlo nel culo  al padrone facendo il parassita e imboscandoti ma lo metti nel culo a noi perchè dobbiamo fare il lavoro anche per te e per garantirti lo stipendio che rubi.
Da quel giorno tutti vigilavano sui colleghi e nessuno si è più nascosto o imboscato.
Siamo noi che creiamo la ricchezza sull’investimento dell’imprenditore, siamo il valore aggiunto ed è sulla nostra forza lavoro che vengono scaricati i costi.
Quindi, la Marcegaglia,  ha fatto un doppio autogol, i parassiti fanno il gioco del padrone.

Lavoro, Fornero: avanti anche senza partiti Bersani insiste: ci sia accordo e Pd darà l’ok