Per Flavio Tosi gli slogan fascisti ed il saluto romano sono tollerabili, gli insulti personali no. Le aggressioni a manganellate vanno bene, ma non insultate, non siate maleducati.


L’intervento del sindaco di Verona in merito ai cori indegni dei “tifosi” del Verona contro un morto è, come al solito peloso ed opportunista.
Vediamo prima chi è Tosi:

Tutti i fascisti di Tosi

Oppure, da Wikipedia, prendiamo la nomina di due rappresentanti per L’Istituto Veronese per la Resistenza.
Vanta pure una condanna per “propaganda di idee razziste” ed ha un passato vicino alla destra neofascista.
Da L’Arena di Verona, giornale locale:
«Da tifoso dell’Hellas, anch’io vado in Curva coi “butei”, capisco che alla partita ci possano essere gli sfottò» ed anche insulti “da stadio”, fanno parte del clima. Ma è assolutamente inammissibile l’offesa personale». Lo sostiene oggi in una nota il sindaco di Verona Flavio Tosi, annunciando che la Giunta si costituirà parte civile contro quei tifosi veronesi protagonisti degli insulti lanciati nei confronti della memoria di Morosini, giocatore del Livorno scomparso un anno fa a Pescara.
Quindi, secondo Tosi, gli slogan fascisti sono ammessi, il saluto fascista pure, l’apologia del fascismo è un merito ed il razzismo una medalia da appendersi al petto, ma senza offese personali.
E’ l’inaugurazione dello squadrismo offensivo sulla falsariga delle aggressioni fasciste a manganellate, tanto care al sindaco, 10 contro uno o, meglio ancora, 20 contro uno.
Come usava durante il regime.
L’importante è non offendere la vittima, dargli del pirla a livello personale, prendetelo a bastonate ma senza offese personali.
Mi raccomando, immagino pensi il sindaco, cerchiamo di non fare brutte figure ed usiamo i bastoni che non lasciano impronte. Oppure usiamo delle parole che non dicono niente e che limitano il tutto ad offese personali tra tifosi, non all’apologia del fascismo.
Flavio Tosi è un equilibrista, predica bene e mazzola male. Come sempre.
Ha dato l’impressione di stigmatizzare, di intervenire, limitandosi di fatto a deviare il discorso da vero problema, i fascisti della curva del Verona, che  ogni domenica in casa o in trasferta danno il meglio di se.
Per chi non sapesse il veneto, butei, significa ragazzi. Non è dato sapere se Tosi alluda agli  avanguardisti che si fermavano ai 17 anni, o ai giovani fascisti che andavano dai 17 ai 21. Ad ogni modo nella curva del Verona ci sono anche degli over 40, un po’ passati per essere butei.

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