Certo che per un mondo convinto da oltre 2000 anni che la vita è un dono di Dio, e quindi Eluana va tenuta in vita con qualsiasi mezzo, le scelte di Wojtyla prima e di Ratzinger adesso sono una bella botta.


indexPremesso che sono un battezzato, a mia insaputa, che ha studiato dalle suore e dai preti, e non l’ho deciso io,  non credo in Dio e nemmeno negli dei.
Detto questo è certo che non ho mai provato simpatia per coloro che hanno tentato di infilarsi nel mio letto, nella mia coscienza e che hanno tentato, e tentano, in tutti i modi di condizionare la mia coscienza di essere umano e quindi non ho mai provato simpatia per Giovanni Paolo II° e per Benedetto XVI° mentre da ateo ho stimato e stimo ancora Giovanni XXIII° per la sua umanità e lungimiranza.
Penso di essere l’unico ateo che è andato al suo paese, Sotto il Monte, per vedere la sua casa natale e rendere omaggio ad una persona che ha segnato il secolo scorso come pochi.
Non mi interessano, in questo momento, i segreti e le miserie vaticane. Le colpe, le menzogne, le beghe di potere dei palazzi vaticani ed il miserabile atteggiamento del clero in merito alla pedofilia. Oggi mi interessa dire il mio punto di vista sulla persona, sull’uomo  inteso come animale facente parte della natura umana in tutte le sue componenti. Specifico per i leghisti, persona intesa come cromosomi di tutti i tipi.
Si dice che Wojtyla ad un certo punto abbia rifiutato le cure, sappiamo che non è stato il primo e nemmeno l’ultimo, ed è questo il punto che mi ha toccato di più per il fatto che il capo stesso della chiesa che ci racconta da oltre 2000 anni che la vita è un dono di Dio si è preso il suo destino nelle proprie mani. Ovvio che il clero, il sistema, abbia fatto passare la scelta di Wojtyla in secondo piano altrimenti si sarebbero contraddetti con l’atteggiamento assunto con Eluana e con tutti quelli che hanno chiesto di mettere fine all’accanimento terapeutico.
I cattolici hanno bisogno di un martire che faccia da parafulmine a tutti i loro peccati, che giustifichi le loro miserie. Miserie che fanno parte del genere umano in modo particolare quando è ammalato o anziano e quindi più debole come la natura impone ed esige quando si percorre l’ultimo viale della vita.
Noi, umani, non abbiamo nemmeno la dignità dell’elefante. La medicina ci aiuta, viviamo molto di più rispetto a 200 anni fa ed è migliorata la qualità della vita e qualcuno di noi gioca a fare l’eterno ragazzino tingendosi i capelli, truccandosi come una battona ed aiutandosi con la chimica per contrastare il declino naturale, insomma siamo incapaci di essere uomini con scadenza a termine.
Qualcuno punta all’infinito drogandosi come un cavallo da corsa e non per migliorare la qualità della vita ma per allungare a dismisura una giovinezza che non c’è più, diventando patetici.
Penso che la forza di un uomo sia nel riconoscere le proprie debolezze non nel nasconderle o eluderle con la chimica, solo un megalomane con delirio di onnipotenza può ridursi a macchietta del genere umano per sembrare giovane a tutti i costi.
Per essere chiari, fa impressione in fotografia figuriamoci vederlo da vicino o appena sveglio, prima del trucco.
Mi faceva una pena immensa Wojtyla come uomo, perchè come Papa o guida spirituale non l’ho mai preso in considerazione, quando si sosteneva con la croce e faticava a mettere insieme due parole, mi chiedevo perchè non lo fermassero, non mettessero fine a questa agonia esibita al mondo come un trofeo.
La stessa pena che ho provato per Berlinguer nell’ultimo discorso di Padova mentre la gente gridava fermatelo.
Certamente la scelta di Berlinguer è stata sua, voleva finire il suo compito, testimoniare i suoi ideali sino all’ultimo come fanno tutti gli eroi che vivono la vita normale.
Sul fatto che Wojtyla decidesse da solo di esibire le sue debolezze, la sua malattia, le sue difficoltà di uomo malato ho qualche dubbio in più.
Se è vero, ed io non ne dubito avendo letto qualcosa nel merito che riguarda anche il card. Martini del quale ho il massimo rispetto, che ad un certo punto ha rifiutato l’accanimento terapeutico come aveva già fatto Giovanni XXIII° ovviamente usando parole da Papa: sia fatta la volontà del Signore, oppure lasciatemi raggiungere Dio, ciò rimette in discussione tutta la speculazione che il clero, la chiesa, il cattolicesimo fanno intorno alle scelte individuali di chi vuole mettere fine alle proprie sofferenze.
Le persone normali, impedite o ammalate, chiedono che venga staccata la spina, Il Papa chiede sia fatta la volontà di Dio ma il concetto è lo stesso, essere padroni del proprio destino.
Ratzinger  è andato oltre, ha voluto fermarsi prima in un gesto che per me è di una grandissima dignità umana in un mondo che considera la debolezza della persona, dovuta al tempo passato, una vergogna da nascondere e non una naturale parte della vita, delle stagioni della vita, che troppi si rifiutano di accettare rendendosi ridicoli e patetici.
C’è più forza nell’ammettere la propria debolezza che passare ore al trucco, farsi fare il botulino, trapiantarsi e tingersi i capelli, prendere pastiglie, iniettarsi non so che per fingersi giovanotti.
Trovo che la scelta di Ratzinger sia epocale per la chiesa cattolica, in prospettiva.
Dopo che da oltre 2000 anni ci ripetono che la vita è un dono di Dio e quindi inviolabile al punto di considerare il suicidio un peccato, c’è addirittura chi lo considera un omicidio e quindi peccato grave, dell’eutanasia non ne parliamo  per non aggiungere ulteriori polemiche, abbiamo due papi che sia pure con modalità diverse smettono di essere simboli e ridiventano uomini riprendendo nelle loro mani e nel loro cervello il diritto di decidere del loro destino.
Smettono di essere icone di una cosa che non ha senso, non ha logica, non ha spessore e cioè che la vita e la morte sono un dono di Dio e non parte della stessa natura.
Ognuno è padrone della propria vita, almeno quella direi.
Ultima considerazione, penso che con un Papa italiano o comunque del sud del mondo una scelta del genere non sarebbe stata possibile.
Ho sentito di un cardinale polacco che ha commentato: dalla croce non si scende, confermando che i talebani integralisti ci sono anche tra i cattolici. Ho sentito interviste in Pazza S. Pietro a gioveni di paese diversi, ebbene quelli del sud dell’Europa dicevano che non avrebeb dovuto dimettersi, insomma la pensano come il cardinale polacco, quelli del nord Europa apprezzano il gesto di Benedetto XVI°, confermando un mio dubbio. Solo chi ha un pragmatismo, chiamiamolo così, protestante può avere la forza di riconoscre la propria debolezza e renderla grande facendo una scelta del genere.
Il cattolico ha bisogno del martire per fargli espiare le proprie colpe e lavarsi la coscienza.
Per me ha fatto un grandissimo gesto e gli rendo onore.
Per uno che ha rischiato una denuncia per vilipendio ad un Capo di Stato, lui, non è poco.
Certo che se facessero papa Scola sarebbe un bel salto indietro nel tempo. Problemi loro comunque. 

Ratzinger è invecchiato, dal 2008 ad oggi ha perso la memoria, si ricorda di Cristo perchè ha la croce ed il badge. Violenza a Roma, visibile nel 2008 ed invisibile nel 2011.


Ratzinger ha tolto le maglie nere che vestiva sotto il vestito papale bianco e candido ma è rimasto lo stesso giovanotto, nell’animo, dei tempi del nazismo. Vede solo quello che vuole.
Nel gennaio 2008 fece un durissimo discorso alla presenza del sindaco di Roma, Veltroni, sul tema del degrado e della sicurezza.
L’attacco fu frontale e diretto non escludo nemmeno che fu causa e promotore della vittoria elettorale del fascista Alemanno che, in quel periodo, attaccava tutti i giorni sullo stesso tema, degrado e sicurezza.
Passava le giornate con la radio accesa ed appena c’era uno scippo, uno stupro, una violenza, attaccava la sirena metteva la luce blu ad intermittenza sul tetto della macchina e si precipitava a manifestare la sua solidarietà alle vittime.
Se per qualche giorno non succedeva niente andava in depressione, ricordiamo tutti le processioni dei fascisti e di Fini nei luoghi periferici o della stazione Termini per denunciare la profonda insicurezza recepita dai romani in merito alla microcriminalità ed alla violenza sulle donne.
La propaganda vaticana, dell’informazione e della destra ebbe il frutto sperato, la semina funzionò, tant’è che Roma ebbe un sindaco fascista, Alemanno.
Da allora, stando al silenzio del Papa e dell’Osservatore Romano e dell’informazione di regime, Roma fu molto più sicura il degrado eliminato e la sicurezza è diventata una certezza.
Diceva l’informazione del tempo, siamo nel 2008:
Cresce il degrado, la miseria, il senso di insicurezza. Aumentano gli attacchi all’unità della famiglia proprio quando ci si trova di fronte ad una grande emergenza educativa.

I peccati della Roma capitale di Walter Veltroni sono molto più di sette. Almeno quelli elencati senza riserve e senza sconti da un Papa Ratzinger mai così esplicito e severo. Quella che avrebbe dovuto essere una udienza di routine per gli auguri di inizio anno si è trasformata in un supplizio per il sindaco Veltroni, il presidente della Regione, Piero Marrazzo, e quello della Provincia, Enrico Gasbarra. Probabilmente i tre non si aspettavano una reprimènda integrale e priva di sottintesi da parte di Benedetto XVI.
Il Santo Padre di fronte ai tre amministratori denuncia «il gravissimo degrado di alcune aree di Roma», riferendosi a «un evento tragico come l’uccisione a Tor di Quinto, di Giovanna Reggiani». Dramma che «ha posto bruscamente la nostra cittadinanza di fronte al problema non solo della sicurezza ma anche del gravissimo degrado di alcune aree di Roma». Per il Pontefice «è necessaria, al di là dell’emozione del momento, un’opera costante e concreta che abbia la duplice finalità di garantire la sicurezza dei cittadini e di assicurare a tutti, in particolare agli immigrati, almeno il minimo indispensabile per una vita onesta e dignitosa». Quindi doppio fallimento per Veltroni: non ha garantito la sicurezza ai cittadini e neppure l’integrazione agli immigrati.
Non ho il cellulare del Santo Padre e nemmeno il telefono dell’Osservatore Romano ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il Papa, i cardinali, vescovi, preti, fascisti, i bravi ragazzi di Casa Pound, della situazione di Roma in merito alla sicurezza ed alle sparatorie, agguati, aggressioni a coltellate, cazzotti in pieno viso a donne quando non si ha a portata di mano un coltello a serramanico, insomma vorrei chiedere se oltre il Tevere si rendono conto della situazione.
Manca un mese al Santo Natale e di solito, dal Papa all’ultimo prete di montagna, si intensificano le prediche, le morali, le lezioni di etica, i saluti alle autorità per gli auguri del nuovo anno.
Sono curioso di vedere, ascoltare, leggere la posizione che Papa Ratzinger assumerà di fronte alla giunta Alemanno, alla Provincia ed alla Regione Lazio sulla sicurezza aggiornata al  novembre 2011 e sul degrado di Roma capitale.
Sempre che qualcuno li avverta, non vorrei che distratti dai fumi dell’incenso, dal profumo di canna, non se ne fossero resi conto.
Oppure che non torni utile alla causa del Vaticano, alle loro ideologie, magari per loro è normale massacrare un omosessuale a bastonate, non la considerano una vigliaccata ma un modo di riportarlo sulla retta via. Gli omosessuali non sono preti pedofili che hanno il diritto divino alla pedofilia da sacrestia.
Io, nel mio piccolo, in attesa della predica di fine o inizio anno, comincio ad informarli un pochino.
Spero mi leggano, non per presunzione, per necessità ed obiettività oppure quello che ha detto in faccia a Veltroni nel 2008 era solo propaganda per Alemanno?
Ci sono riusciti ed i risultati si sono visti.

Gli omicidi a Roma, l’emergenza sicurezza di Alemanno e la familiarità con la scena del crimine

 

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