Vi sembrerà strano ma io credo alla Francesca innamorata e per due ragioni. La prima è che credo nell’amore e la seconda perchè io ho conosciuto Italo, che non è il treno di Montezemolo e Della Valle.


indexNon so come partire con questo post ma deve essere subito chiaro che da che mondo è mondo un vecchio che si accompagna con una che potrebbe essere sua nipote è una consuetudine alla quale abbiamo fatto l’abitudine, non scandalizza, mentre fa ancora impressione una anziana che si accompagna ad un giovanotto, diciamo che è un fatto più raro tantè che io ricordo solo la Borboni.
Detto questo la storia è piena di storie di giovani fanciulle che hanno perso la testa, in senso buono, per anziani dalla  personalità travolgente che le fa perdere letteralmente la testa.
Lasciando perdere i personaggi famosi come Chaplin, Ponti, Douglas, Picasso, Goethe, Pertini  e mi fermo qui perchè non basterebbe la guida del telefono.
Sono tutte storie di personaggi famosi che all’inizio lasciano qualche dubbio ma che il tempo ha confermato come storie vere ed ammirabili perchè si può dire tutto delle donne ma, quando amano, amano oltre ogni immaginazione o invidia popolare ed alcune sono arrivate al martirio per amore. Quindi massimo rispetto  e sulla fiducia io credo alla Francesca innamorata è una dei tanti casi di giovani che perdono la testa per il mito e quindi accettano anche l’uomo che lo rappresenta con tutte le sue debolezze.
Gli anziani che si accompagnano con le giovani sono di due categorie, quelli che perdono la testa perchè hanno avuto una giovinezza troppo seria, controllata e quindi fanno da vecchi le “fesserie” che avrebbero dovuto fare da giovani.
Si atteggiano a giovanotti e diventano patetici.
L’altra categoria è quella del maschio opportunista che ha usato, frequentato, le donne a freddo, tenendo sempre presente la gestione del rapporto e senza mai abbandonarsi del tutto ad esso. Quelli che hanno avuto tante donne e ne conoscono le qualità ma, soprattutto, le debolezze.
Insomma quelli che in qualsiasi situazione hanno in mano il volante.
L’unico dubbio che ho su Silvio è questo, uno che si è fatto l’esperienza sulle donne con le puttane difficilmente è in grado di apprezzare i valori, le sfumature, lo spessore delle donne innamorate.
Italo, invece, era un uomo di fascino anche se non era famoso. Era un uomo che stava bene aveva terreni, case, faceva il mediatore di un po’ di tutto, credo, bestiame, terreni, case ecc.ecc.
A giudicare dalla sua rastrelliera di fucili da caccia e dalla sua casa era certamente uno che stava bene, non era un attore o un personaggio famoso ma come tombeur de femmes era nei tre finalisti per il pallone d’oro.
Italo aveva sei figli, 4 maschi e due femmine, tutti avuti dalla stessa donna, Adele, che morì durante la guerra mi pare per menigite.
Rimasto solo a meno di 50 anni si prese in casa una giovinetta di Modena, nemmeno vent’enne, inizialmente credo per gestire i figli e la casa poi credo che la giovinetta in questione prese una tranvata e gli restò fedele per il resto della sua vita.
Subito dopo la guerra i figli di Italo si sposarono e nella grande casa rimasero solo Italo e la modenese, forse galeotta fu la solitudine resta il fatto che la ragazza, oltre che accudire la casa, accudì a tute le necessità di Italo e dei suoi ormoni.
Mi spiace, ma nonostante tutti gli sforzi non riesco a ricordare il nome della giovane modenese, mi scuso con lei ma la chiamerò modenese con il massimo rispetto.
Mentre la modenese accudiva l’orto, gli animali da cortile, una decina di cani e la casa abbastanza impegnativa Italo si fece una fidanzata a Lendinara, una morettona con i capelli lunghi che le arrivavano al sedere.
La trattava bene, arrivava con la sua 850 e suonava il claxon lei accorreva felice.
Le sue storie erano di una leggerezza e di una frequenza tale da non avere, quasi, un nome. Erano la mora, la bionda, e diverse tettone, aveva un debole per le tette e per il sedere che lo mandava fuori di testa.
Era anche un uomo spiritoso, esagerato delle volte, ricordo ancora quando fu ospite dei miei al lago, sul ramo di Lecco, ed appena sceso dall’auto di mio padre si trovò davanti a due seni di una signora, che dire prosperosi è poco, e lui non si trattenne dal dire che mai accoglienza gli parve più bella. Volle toccare, non credendo ai suoi occhi. Era la prima volta che la vedeva.
Devo dire che anche le mogli dei suoi nipoti valutò con quel metro e qualcuna ne uscì con un 30 e lode.
Era più spudorato di un givanotto arrapato. Una volta ammirò il sedere di una giovane donna e le disse: che bel mandolino! Lei con fare spiritoso, forse vedere quel vecchio arrapato la intenerì, rispose: purtroppo per lei non suona, presumo che intendesse dire che era fuori quota, troppo vecchio. Lui non si perse d’animo e di rimando, mi spiace, non avrei mai pensato che fosse già rotto.
Non ricordo la reazione della fanciulla.
Tornando alla vecchia, grande,  casa di Italo. La giovinetta di Modena nel frattempo si era fatta adulta mentre sembrava che per Italo il tempo non passasse, come le sue fregole, quindi oltre alle varie fidanzate sparse tra la bassa veronese ed il rodigino pensò bene di portarsene a casa un’altra che aiutassse nelle faccende di casa la modenese e per avere carne più fresca nel suo letto.
Sia chiaro che il  bastone del comando, per anni, rimase in mano alla modenese la quale però perse il posto a letto accanto a Italo.
Tutto procedeva con la massima serenità, tutto normale. Tutte lo accompagnarono sino all’ultimo giorno della sua vita.
Italo era un tipo un po’ particolare, nella sua cittadina c’è un viale molto largo ma corto dove c’è il bar centrale del paese, le banche ecc.ecc.
E’ viale a due corsie molto larghe centrali e due controviali ai lati, uno in un senso ed uno nell’altro. Italo percorse il viale contromano per decenni per andare al caffè e nessun vigile riuscì a convincerlo che avrebeb dovuto percorrere l’altra corsia.
Era ormai anziano e conosciuto da tutti, abituato da 50 anni a percorrere quella strada non ci fu verso di fargli capire che era un senso unico e lui lo prendeva dal lato sbagliato.
Alla bella età di 86 anni non si fermò ad uno stop ed un autocarro investì la sua 850. Fu ricoverato all’ospedale della cittadina e lì iniziò il calvario di tutte le suore, giovani, che assistevano i malati nel reparto ortopedia.
Per darvi una idea del personaggio basti dire che le suore dissero a mia madre: suo suocero ci da più problemi dei giovanotti con una gamba od un braccio ingessati.
Era in trazione con i pesi, credo per via del bacino, aveva una gamba ingessata ma le mani libere ed è con queste che toccava ogni suora che gli arrivava a tiro. Quando gli cambiavano il pappagallo dava letteralmente i numeri. Signora, le suore le chiamava così, con quelle manine chissà quante cose potrebbe fare… Ad alcune di loro fece pure proposte dirette: signora se viene ad abitare con me la faccio servire e riverire per bene. Abbiamo tutto, il bagno, la doccia, la lavatrice e due donne che fanno i mestieri. Venga a vivere con me.
Qualcuna gli rispose, scherzando, io sono già sposata con il Signore e lui rispose: le ho chiesto di venire a vivere con me non di sposarmi.
Insomma quando fu dimesso fu una liberazione per tutte le suore del reparto, tra l’altro quando era in via di guarigione e si poteva muovere non lo trovavano mai nel suo letto, era sempre nel reparto femminile a confortare le giovani ricoverate in ortopedia.
Qualcuna prendeva la faccenda con spirito, qualche altra si risentiva ed i parenti non è che apprezzassero molto l’invadenza del vecchietto arrapato.
Nonostante una vita così impegnativa trovò pure il modo ed il tempo per imbastire una storia con una americana conosciuta alle terme che perse letteralmente la testa. Gli regalò un orologio da tasca d’oro e di marca famosissima, un capitale, e per decenni gli scrisse lettere appassionate che lui mi fece leggere un giorno che gli feci compagnia.
Insomma, come potrei non credere all’amore sincero di una giovane donna affascinata dall’esperienza dell’uomo vissuto è ovvio che ci credo, l’ho vissuto da vicino, quasi in prima persona e quindi credo nella buona fede di Francesca, anche se mi fa tenerezza, mentre non mi convince per niente il edofilo, libidinoso rinsavito ed innamorato.
Italo Argisto, questo è il nome completo, era mio nonno. Anno di nascita 1891, ho il suo congedo originale del 30 dicembre 1918.
E’ fantastico che un anno orrendo, sotto tutti gli aspetti, come il 2012 termini, se ne vada, con una bellissima storia d’amore che oscura persino quella tra il principe William e Kate ma, quello che mi emoziona di più, è il fatto che Francesca piace molto a Marina.
E’ entusiasta della fidanzata di papà confermando quello che vado dicendo da tempo, Marina è peggio di suo padre.

Non è un problema di sanità pubblica, il problema è che qualche pirla studia da dottore e lo assumono nella sanità pubblica. Uno ogni dieci, credo.


Tutto ok, esami, preparazione ed intervento alla grande. Professionalità, educazione, cortesia. In modo particolare con gli agitati come me, quelli che si irrigidiscono alla vista di un ago.
Tutti i maschi, prettamente quelli della mia generazione, erano con famiglia al seguito. Moglie, compagna, figlia o badante nerssuno che fosse da solo in attesa dell’intervento. Problemi anche a spogliarsi, dove metto i sestiti, come faccio a chiudere. A tutto hanno pensato le donne al seguito.
Chi c’erano tranquille da sole in attesa dell’intervento?
ma le donne, specialmente quelle oltre i 70 anni, roba da farmi vergognare.
Ad essere sinceri mi sono spacciato per autonomo, quando l’infermiere mi ha detto il suo letto è il 12 ho messo i miei indumenti arrotolati nell’armadietto N° 11.
Fortunatamente non si chiudeva e quindi ho realizzato che avevo sbagliato armadietto, la chiave del 12 funzionava ed ho potuto chiuderlo.
Mi hanno caricato su di un lettino, con il camicione di rito, e mi hanno portato in sala operatoria, flebo, pressione ed i contatti sulla pelle per i battiti. Tutto a posto, sono entrato in sala operatoria per primo.
Sentivo tutti i loro discorsi, dei turni massacranti ai quali sono sottoposti e del taglio degli straordinari per via della produzione che deve aumentare  stringendo  i tempi e contenere i costi.
Ora, una cataratta si può fare anche in 15 minuti ma se ti capita uno come me con occhi problematici capita che ci devi mettere 25 minuti e mentre intervanivano ho commentato: la sanità non si può paragonare ad una fabbrica di scarpe, con tempi ferrei e precisi, perchè le scarpe sono tutte uguali in catena ma i pazienti no, ognuno ha le sue caratteristiche individuali.
Mi hanno risposto che sono uno che capisce e mi hanno fatto i complimenti per come mi stavo comportando. Dottoressa, ho risposto, adesso che mi ha infilato la flebo glielo dico: ho il terrore degli aghi, ero rigido come un gatto di marmo. Mi sentivo protetto, bene, sono riuscito persino a rilassarmi.
Questa mattina ho dovuto tornare per il controllo e se fino a quel momento all’ospedale Niguarda avrei dato 10 e lode, questa mattina ho avuto a che fare con un medico maschio. Ancora complimenti a tutto lo staff. Da chi mi ha fatto il prelievo, l’elettrocardiogramma in poi tutte brave, tutte donne, tutte professionali.
Mentre mi riportavano al letto N° 12 ho chiesto all’infermiere: mi scusi, se ho giù fatto tutto perchè dovrei stare qui sino alle 15?
Se lei sta bene può andare a casa anche subito, mi ha risposto.
Qualche spiritoso, vedendo che mi spacciavo per freddo mentre ero agitato, alla mia domanda su quanto sarebbe durata la faccenda ha detto che ci avrebbero trattenuti sino al pomeriggio. Ha inteso prendermi in giro infatti ci siamo fatti delle belle risate. Loro per lo scherzo che mi hanno fatto, io per via che sarei uscito immediatamente.
Questa mattina visita di controllo, il tipo mi mette davanti allo strumento osserva i miei occhi e mi dice: dell’occhio destro cosa mo dice?
E’ un occhio pigro, rispondo, che oltre 50 anni fa non è stato diagnosticato ed è rimasto com’era.
Ah, si. Punto.
Mi aspettavo mi dicesse, sente male, tutto a posto, niente a posto, insomma una parola su come ha trovato il mio occhio. Niente di niente.
Si alza scrive qualcosa su un foglietto e me lo mette in mano senza nemmeno voltarsi.
Io resto lì come un pirla, mi scusi, posso andare via?
Si, si, risponde senza nemmeno voltarsi. Posso farle una domanda? Mi dica. E’ il caso che faccia degli occhiali provvisori?
No, aspetti, forse non ne avrà nemmeno bisogno per lontano, magari per leggere.
E che cazzo te lo devo chiedere io?
Non dico che avrei preteso un trattamento da si accomodi, come si sente, ha dei disturbi, ma almeno dirmi come mi aveva trovato, un consiglio su come mi dovrò comportare nei prossimi 15 giorni.
Metta le gocce, come lo ho scritto.
Buongiorno e vaffanculo. Ieri mi hanno trattato da re, una cortesia imbarazzante, questo stride, stona. Non gli piace il suo mestiere. Vada a lavorare in un ospedale privato dove la cortesia è direttamete proporzionale alla fattura. La professionalità no, quella è insita nella persona.
Comunque per quanto mi riguarda all’ospedale  Niguarda Cà Granda un bel 10+. Sia per la parte nuova, che per quella vecchia.
Forse è solo un tipo riservato, freddo, glaciale. Nel posto sbagliato.

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