Il mio amico Walter era un personaggio che sembrava uscito da una canzone di Enzo. Dedicato ad Enzo Jannacci.


biciclettaWalter  era figlio di un falegname, in teoria anche Walter era un falegname se solo suo padre l’avesse trovato quando c’era da lavorare.
Si capiva dal triciclo sul quale viaggiava che era un falegname, un triciclo con il cassone più lungo di quello della foto che serviva per trasportare i mobili.
Walter ed io eravamo sempre insieme e ci chiamavamo l’articolo il. Io non arrivo al metro e settanta e Walter non so quanto fosse stato alto, so che nella foto del mio matrimonio la sua testa spuntava dal gruppo di almeno trenta centimetri.
Walter era il classico fannullone ma geniale, sempre impegnato in qualche progetto o avventura.
Intanto si inventò la prima discoteca, la falegnameria di suo padre.
Ogni domenica tutta la compagnia del bar si ritrovava in falegnameria con le ragazze, un giradischi ed un lento di Peppino Di capri, a Milano. Era un lento che serviva alla causa.
Le nostre passioni erano nell’ordine: ragazze, calcio, bere, fumare. Non so in quale ordine, forse era stabilito dalle circostanze. Nella compagnia c’erano due sottogruppi, quelli che e quelli che non, tutti però giocavamo a calcio.
Non avevamo grossi risultati e per diverse ragioni. Intanto non ci siamo mai allenati, come facevano altri e poi c’era un problema del calendario, si giocava alla domenica mattina e noi il sabato sera lo passavamo  a bere, fumare e con le ragazze che dovevano tornare presto, quelli che tiravano mattina eravamo noi.
La nottata di solito si concludeva scaricando davanti alle loro case, come un sacco, chi aveva vomitato durante la notte.
Difficile essere in forma per le dieci del giorno dopo.
C’era Beniamino, il bello della compagnia, Walter l’estroso, io con il faccino d’angelo, Giorgio il raffinato leggermente bradipo, si muoveva al rallenattore, Paolo il postino, Enzo il romano trapiantato a Milano,Vincenzo che accompagnava le nostre ragazze con il tram prima e con la moto dopo quando non avevamo voglia e facevamo i bastardi.
Ovviamente c’erano altri ma non ne ricordo i nomi, in questo momento.
La vera coppia di amici eravamo Walter ed io, spesso veniva a mangiare a casa mia ed alla decima volta si sentì in imbarazzo e volle ricambiare, mi invitò a casa dei suoi.
Abitava in ringhiera, come tantissimi in quei tempi, ci sedemmo a tavola ed il padre del Walter cercava di darsi un tono, non so per chi mi avesse preso ma lo capii poco dopo.
I miei vestiti erano puliti, in ordine, le scarpe pure, contrastavano con i vestiti del Walter colorati ed intrisi di colla, insomma sembravamo il figlio del borghese amico del figlio di un proletario.
Walter aveva un modo di intercalare che prevedeva una bestemmia ogni due, massimo tre parole e così fece pure quel giorno a pranzo.
Il padre era sempre più imbarazzato, sentire il suo figliolo bestemmiare come uno scaricatore di porto davanti ad un ospite così “raffinato” lo metteva in imbarazzo.
All’ennesima bestemmia non si trattenne e riproverò aspramente il figlio: Walter! Controles porco Di*!
Insomma, un po’ di educazione.
Per stare alla larga dalla falegnameria del padre, ed evitare continue discussioni, Walter prese l’appalto per montare gli armadi della Iag a domicilio. Il cliente acquistava in negozio e Walter provvedeva al trasporto ed al montaggio a domicilio.
Sono andato due o tre volte con lui poi lasciai perdere perchè  va bene fare stronzate all’idroscalo, vomitare dal cavalcavia di V.Le Monte Ceneri, ma  combinarle in casa della gente che aveva il tuo nome e cognome era da autolesionisti.
Una volta portammo un armadio in casa di una signora, bene, in Corso Sempione o Città Studi non ricordo, ascensore per le persone e montacarichi per la servitù.
La Signora come vide l’armadio disse, gentilmente, che non era del colore che aveva scelto,  lo aveva scelto più chiaro.
Walter non si perse d’animo e le disse: Signora scendo a prendere il materiale e lo sistemo subito.
Con dell’olio apposito provvide a darle il colore stabilito ed il lavoro andò per le lunghe.
Ad un certo punto la Signora disse che aveva una commissione da fare, ragazzi vi lascio soli voi andate pure avanti con il lavoro.
A Walter si accese la lampadina e comiciò a girare la casa in cerca di ispirazione per combinare qualche guaio dei suoi, trovò subito.
Sopra un meraviglioso tavolino c’era una scatola di legno intarsiato piena di sigarette, recuperò qualche pezzo di cartone svuotò la scatola lasciando solo le due file superiori.
Non so quante fossero, so che mise del cartone sotto e lasciò due file di sigarette in modo da farla sembrare piena.
Quando rientrò la signora il nostro lavoro era finito, ne fu entusiasta e ci diede pure una bella mancia.
Con la faccia tosta delle migliori occasioni ringraziammo e sparimmo al volo.
Un’altra volta consegnammo un armadio ad una ragazza che viveva da sola con la quale Walter ebbe pure una storia, era nostra abitudine cercare di unire l’utile al dilettevole, ed andò tutto bene sino a quando la ragazza non tirò in ballo la faccenda del tavolo.
Aveva comprato un bel tavolo antico ma aveva qualche problema alle gambe, traballava un po’ perchè non erano della stessa misura.
Ovviamente Walter si offrì per risovere il problema, ribaltammo il tavolo e si mise a prendere le misure delle gambe. Fuma, chiachiera, cazzeggia, taglia le gambe ma non erano mai della lunghezza giusta.
Andò a finire che a forza di tagliare le gambe il tavolo d’epoca diventò un tavolo giapponese, quelli che si usano per mangiare seduti sul pavimento.
Riuscì pure a convincerla che fosse di moda.
Walter andò a Londra per qualche mese, quando tornò portò cose nuove che avevano ulteriormente alimentato la sua fantasia.
Andavamo a ballare in un locale in P.le Martini, mi pare si chiamasse Santa Cruz ma potrei sbagliarmi, quello che è certo è che in quel locale fece  le prime prove un nuovo complesso con un cantante bravissimo, gli Area ed il cantante era Demetrio Stratos.
Allora non esistevano discoteche si suonava dal vivo e due volte alla settimana si esibivano gli Area.
Ma Walter era stato a Londra, aveva visto il futuro e fece una proposta ai gestori che accettarono.
Costruì un bancone di legno con una cupola di plexiglas, come aveva visto a Londra, e due giradischi.
Credo sia stato il primo bancone da dj, anche se non esistevano ancora.
Al mio matrimonio mi accorsi che non avevo la cravatta, mai comprata una in vita mia, ne recuperai una al volo nell’armadio dei miei fratelli e mi avviai alla chiesa.
Come mi vide Walter, c’erano tutti ovviamente ero il primo che si sposava, notò la mia impresentabile cravatta e disse: che cazzo di cravatta ti sei messo?
Chiamò tutti a rapporto e comiciò a guardare la cravatta di ognuno, scelse quella di Enzo la migliore e di seta, ci scambiammo la cravatta. Sin qui è tutto normale, tra amici, quello che successe dopo non è normale, è alla Walter.
Si usava durante il pranzo il taglio della cravatta da parte degli amici, avrebbero girato tra i tavoli raccogliendo offerte per ogni lembo tagliato, una scusa per tirare su un po’ di soldi.
Walter non ci pensò un attimo mi fece togliere la cravatta e la tagliò a pezzettini, Enzo non fece nemmeno in tempo a scambiarla con la mia e fu così che una cravatta di seta, non mia, mi rese un pochino di lire.
Dopo il matrimonio cambiai vita, per forza di cose, tra l’altro ero agevolato dal fatto che mi ero trasferito a Sesto e le visite al bar si diradarono, eravamo diventati uomini.
Certamente non siamo maturati perchè a Sesto si mise in piedi un’altra compagnia di malnatt, ma questa è tutta un’altra storia.
Walter ha sempre portato le scarpe da tennis, dai tempi in cui si chiamavano ancora, scarpe da ginnastica. Pareva strano vedere uno in giro con le scarpe da ginnastica, era Walter.
Seppi poi che ebbe qualche problema con la droga, tanti problemi con le donne e relativi figli, non so se trovò mai pace so che quando ci ha lasciato si era trasferito a Macugnaga, anche su Macugnaga ci sarebbe da raccontare, con la terza o la quarta compagna.
Mi fermo qui, ne verrebbe fuori un libro.
Ciao Enzo e grazie di tutto, senza dimenticare Giorgio e Beppe.

Se all’entrata del conclave ci fosse un body scanner atto a rilevare la condotta sessuale dei cardinali per eleggere il nuovo papa dovrebbero ricorrere a me che ho studiato dalle suore e dai preti.


Keith-Patrick-O-Brien-cardinale-conclave_650x447Forse stanno emergendo le vere ragioni per cui Benedetto XVI° si è dimesso da Papa, non solo per lo scandalo delle molestie sessuali ed omosessuali di preti e cardinali ma anche per le centinaia di vescovi, cardinali e papi stessi, compreso lui,  che li hanno protetti e coperti.
Se fosse vero che la masturbazione fa calare la vista si potrebbe anche credere che si possa inventare un body scanner che rilevi i comportamenti sessuali di ogni individuo, non solo dei preti, ci sarebbe da ridere installandolo all’entrata del conclave.
Da piccolo ero un discolo, ne combinavo in serie e non dovevo nemmeno pensarci la notte tanto mi venivano naturali.
L’anno scolastico era già iniziato, facevo la quinta elementare, e ne combinai una delle mie.
Dicevano la più grossa, tanto che coinvolse anche mio fratello che non c’entrava niente.
Non che fosse importante raccontarla ma è giusto per evitare che qualcuno pensi abbia ferito o fatto del male a qualcuno.
Trovai un portafogli di quelli a scatto con dentro 100, 180 mila lire, adesso non ricordo di preciso.
C’erano solo i soldi e nessun documento. In quei giorni combinazione volle che al mio paese ci fossero le giostre, e per me ed i miei amici fu una festa continua. Spesi tutto con i miei amici in frappè, autoscontro, sigarette da fumare di nascosto e mi comprai anche una carabina ad aria compressa.
Quello che fece saltare tutto fu il fatto che la tipa che aveva perso il portamonete lo disse al prete del paese che lo ripetè ai parrocchiani durante la predica domenicale.
Tutti quelli che ascoltarono, compresi i miei genitori, fecero 2+ 2 e capirono al volo come mai la mia compagnia ed io fossimo in perenne baldoria. Mio padre, in particolare, scoprì la carabina in casa e mi diede tante di quelle mazzate che le ricordo ancora adesso.
Non sapendo cosa fare, a scuola iniziata, pensarono di chiudermi nell’orfanotrofio del paese raccomandandosi alla suore di darmi una raddrizzata con testuali parole: noi con questo figlio non sappiamo più cosa fare.
Per stare ancora più tranquilli ci misero anche mio fratello che non c’entrava niente.
Le suore svolsero il compito assegnato con impegno e ferocia, mi davano delle botte intesta con il pugno chiuso ed il dito medio dolorosissime, sinchè esasperato non ne presi una a calci nel culo facendole fare tutto il corridoio in mezzo ai banchi della chiesa.
Però devo ammettere che non mi hanno mai toccato ambiguamente, solo mazzate decise.
Dall’orfanotrofio del paese passai ad un vero e proprio collegio dei salesiani, questa volta abbastanza lontano da casa e senza mio fratello, le medie le feci lì.
Ed è lì che gli ormoni hanno cominciato il suo lavoro, l’età dello sviluppo. Avevo un ritaglio di giornale con una fotografia di Anita Ekber con una tetta fuori e su quel ritaglio di giornale si masturbò quasi tutto il collegio.
La scoperta del sesso. Come diceva un mio amico c’è il sesso e la sessa ma questa non l’avevo ancora scoperta.
Quello che ho scoperto, invece, è che parecchi preti in particolare un ex missionario in Giappone ed un pretino che correva con le chiappe strette, che io chiamavo boccuccia di rosa prima ancora che cantasse De Andrè si parla del 59/60, molestavano i miei compagni di collegio.
Sarebbe da raccontare tutta perchè è divertente, ma verrebbe fuori un libro. Insomma in pochi mesi di collegio mi cambiarono letto tre volte.
La prima perchè non volevo dormire con le braccia fuori dalle coperte, antitocchettamenti.
La seconda per mettermi vicino al pretino che vigilava la camerata in modo che potesse controllarmi quando mi alzavo a fare scherzi di notte e la terza in una camerata di 6 posti per gestirmi meglio, si af per dire.
E’ lì che ho scoperto che il missionario toccava il mio amico.
Era stato operato di appendicite e durante la notte arrivò il missionario. Convnto che tutti dormissero si avvicinò al letto del mio compagno, infiloò le mani sotto le coperte e cominciò a chiedergli: ti fa male qui? No. Ti fa male qui? No.
Giuro che non capivo bene cosa stesse succedendo mi resi conto però che i toccamenti del prete non avevano niente a che vedere con l’appendicite, somigliavano di più a quelli che ci facevamo noi, da soli.
Non riuscii a stare zitto e dissi: non gli fa male dove lo tocchi tu, gli fa male dove gli hanno tolto l’appendicite.
Fui mandato in direzione, dove ripetei per filo e per segno come andarono le cose. Fui sospeso dalel visite festive dei parenti e pure per le vacanze di Pasqua. Fui l’unico allievo del collegio durante le vacanze di Pasqua, tutti gli altri le passarono a casa.
Già i miei non la pensavano molto bene su di me con questa punizione mi sputtanarono del tutto, per loro ero solo un delinquente.
Ma io avevo ragione. Così ragione che il missionario fu mandato in un altro collegio confermando, come sempre, che la chiesa non risolve il problema ma lo nasconde. Non lo estirpa ma lo coltiva in serre diverse.
Se ne avessi parlato con i  mie mi avrebbero preso a mazzate come quella volta dei soldi. I bigotti sono bigotti e la tua parola a confronto con quella di un prete vale meno che zero.
Adesso si che la gente ti ascolta, ti crede e che gli adulti si danno una mossa, allora no ti facevano passare per matto.
Sono sopravvissuto grazie al mio dna tosto, forse ho avuto anche fortuna, sicuramente anche da ragazzino ero un figlio di zoccola. Con tutto il rispetto di mia madre.
Se fossi stato un tenerone, uno come il mio compagno, mi avrebbero usato per la loro sporca libidine.
Vorrei specificare: non sporca libidine in quanto omosessuale ma esclusivamente in quanto pedofila. Adulti che approffittano di bambini innocenti.
C’è molta informazione sull’omosessualità del clero, la pedofilia, al punto che un papa si è dimesso per denunciare il problema, non abbiamo ancora aperto il libro riguardante le figlie di Maria ed il loro parroco e questo perchè, per la loro mente bacata, è più diciamo così naturale.
Altrimenti come cazzo farebbe un cardinale a fare un ragionamento del genere?
O’Brien: ha riconosciuto che la sua condotta sessuale “è scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”
Perchè, hanno degli standard?
Anche terrorrizzare i ragazzini che si masturbano con la minaccia della cecità fa parte degli standard?
Io ci scherzo ma c’è poco da ridere, se non hai fortuna ed una testolina forte questi ti distruggono il cervello, la vita.
E poi mi chiedono perchè sono ateo. Sono ateo perchè sono salvo. Ed ho fatto tutto da solo.

Io avevo i fattorini con il cellulare aziendale per questioni organizzative. Ci organizzavamo meglio nelle consegne e si risparmiava un sacco di tempo, migliorando il servizio.


indexSi poteva fare il contratto di sola ricezione ma non potevamo ridurci a chiedere al cliente per fare una telefonata. Il cellulare dei fattorini era, è, uno strumento utile per organizzare al meglio le consegne, fare variazioni in corso mentre si è in giro per la Lombardia ottimizzando il lavoro sia per l’azienda che per il cliente.
Le bollette con i consumi dei cellulari arrivavano a me con l’elenco delle telefonate effettuate.
4 fattorini, 4 cellulari e l’etica dei miei collaboratori era al 50%, non male direi, due lo usavano solo per lavoro ed altri due telefonavano anche alla morosa.
Erano cifre ridicole ma per una questione di educazione e di principio quando vedevo telefonate extra chiedevo chiarimenti: cosa fai usi il telefono aziendale per i fatti tuoi? Non la scopiamo mica noi la tua ragazza e perchè metti in conto all’azienda la telefonata per l’appuntamento?
Era un modo di scherzarci sopra facendo comunque arrivare il messaggio.
Le scuse erano sempre quelle, ho dimenticato a casa il mio cellulare, mi sono confuso ho preso uno per l’altro e così via.
ma se vuoi rimborso la spesa.
Non è una questione di soldi, rispondevo, è una questione di forma verso l’azienda e verso i colleghi che non fanno come te, non sbagliano mai telefono quando chiamano per i fatti loro.
Se capitava il giro lungo, andavamo anche sino a Genova, ovviamente si rimborsava anche il pasto purchè il ristorante non avesse le tre stelle Michelin.
Insomma si cercava di usare il buon senso e di limitare i paraculi, che ci saranno sempre. Tutto questo dipende dal manico, come piace dire a me, se trovi un capo rompiballe come me il vizio di telefonare con il cellulare della ditta lo perdi in pochi mesi, altri lasciano andare.
C’era anche di peggio in una concessionaria dove avevo lavorato in precedenza.
Come tanti sapranno i venditori di auto hanno tutti il telefono fisso sulla loro scrivania, ognuno di loro ha la sua linea alle volte interna tramite centralino altre volte diretta.
C’era un venditore già di una certa età che aveva una sorella in Liguria e tra le chiamate alla sorella e quelle che faceva da gennaio in poi per prenotare le ferie estive, si parla di ore ed ore al telefono con agenzie o con i padroni di casa vacanze, spendeva una cifra.
Il titolare era abbastanza di manina corta ma poco furbo, si lamentava delle spese telefoniche e nello stesso tempo se la faceva fare sotto al naso finchè un giorno non si rivolse a me, ero bravo ad incrociare spese ricavi flussi, e mi chiese di vedere come mai spendevamo così tanto di telefono. Per un tipo che per risparmiare non chiamava nemmeno la moglie era una sofferenza.
Mi feci dare le bollette e nel giro di un paio d’ore gli diedi l’elenco dei dipendenti con il riepilogo delle spese per telefonate private, che esulano dal lavoro. La cosa è molto semplice anche perchè di solito chiamano sempre gli stessi numeri, insomma se stai vendendo una macchina ad una persona non gli telefoni venti volte al mese.
Detto questo non mi è mai capitato di vedere nelle richieste di rimborso spese un barattolo di Nutella o un libro che tratta la Mignottocrazia.
E’ una questione di forma, di etica, di costume, di educazione.
Ma non facciamone un problema di Stato, non facciamoli passare per delinquenti è il classico modo di prendere le cose all’italiana.
Fare i furbi, applicare le regole a spanne, sentirsi migliori degli altri come quando freghi il parcheggio dell’auto a chi era in attesa.
Fermarsi in seconda fila con le 4 frecce accese credendo di sparire, insomma i piccoli soprusi e le meschine furbate per le quali noi italiani siamo celebri nel mondo.
Comunque torno a dire che, secondo me, il problema è sempre nel manico ed è per questo che io ritengo responsabile chi controlla, chi decide, chi comanda.
Non mi piaceva passare per fesso, molti non si rendevano nemmeno conto che la telefonata extra sarebbe stata rintracciabile e credevano di esser furbi. Non era una questione di soldi ma di principio, di rispetto per l’azienda e per i colleghi che non avevano il cellulare aziendale, ed è per questo che quando controllavo le bollette li chiamavo in ufficio per richiamarli all’ordine.
In piccolo, molto in piccolo, sono gli stessi controlli di routine che, si dice, dovrebbe fare la Banca d’Italia sui movimenti delle altre banche.
Qualcuno mi accusava di essere un comunista ma fascista nel lavoro, c’era un ispettore di casa madre che godeva nel definirmi così, diceva nel lavoro sei un fascista come me. Non so cosa intendesse dire perchè io facevo il mio dovere, non ho mai protetto i fannulloni ed ho sempre sputtanato i paraculi per rispetto mio, dell’azienda e dei colleghi. Niente favoritismi.
Detto questo ho sempre preferito guadagnarmi e farmi adeguare lo stipendio in base ai risultati e non alle furbate delle tre carte.
E’ solo una questione di mentalità. Diciamo che, come capo, verrei definito dal 90% degli italiani un rompicoglioni.
Gli stessi che si indignano dei rimborsi spese dei politici e magari fanno la piccola cresta nei  “loro” rimborsi spese.
Quelli che si lamentano quando gli “altri” parcheggiano in seconda fila.
Bankitalia e bilanci delle banche: chi controlla il controllore?
“Spese pazze” al Pirellone: indagati capigruppo opposizione Contestato barattolo di Nutella

Napolitano vuole finire il mandato infilando una perla dietro l’altra, una peggiore dell’altra. Dalla grazia a Sallusti ai due marò ricevuti al Quirinale. Paghiamo per far passare le feste a casa a due che hanno sparato a due pescatori.


indexL’informazione di regime ha dato l’impressione che tutta Italia abbia avuto le fregole per far passare le feste a casa ai due marò che hanno sparato a due pescatori, la politica ci ha messo del suo e Napolitano ancora di più ricevendoli con tutti gli onori al Quirinale.
La mia impressione è che gli unici felici del ritorno dei due esaltati da fucile siano le loro famiglie e La Russa che pensa già di candidarli nel nuovo partito neofascista che sta mettendo in piedi con gli ex camerati e la Meloni.
Giusto per la cronaca ci tengo a farvi sapere un mio fatto personale, mio figlio non torna a casa per le feste di fine anno in quanto emigrato a Londra, non torna a casa forse perchè non ha sparato a nessuno pescatore perdendo l’occasione di diventare una celebrità.
Senza presunzione vi dico che appena appresa la notizia che i due marò hanno sparato a dei pescatori scambiandoli per terroristi o pirati ho pensato subito che i due in questione fossero, leggermente, esaltati dalla divisa e dalle armi ed il fatto che siano proposti da La Russa per candidarli in Parlamento mi conferma che non mi ero sbagliato del tutto.
Forse l’informazione di regime riuscirà a convincere gli italiani che i due militari hanno scambiato la canna da pesca per un kalashnikov.
Spero che le certezze fasciste non si allarghino a macchia d’olio altrimenti le aggressioni ai gay, agli immigrati, ai neri ed a tutti gli emarginati saranno sostituite direttamente dalle pallottole, ci penserà il regime poi a farli passare per pericolosi eversori.
Qui si torna ai tempi di Reggio Emilia del 7 luglio del 1960 quando la polizia sparò direttamente sui lavoratori in sciopero facendo una strage.
Non chiederò il permesso e non mi scuserò con nessuno, non diffamerò nessuno se scrivo che non ero in ansia per i due marò, le fregole che hanno colpito Napolitano mi lasciano indifferente e continuo a pensare che sparare verso una barca di pescatori indiani sia stata una follia, una esaltazione. Le avete presente le barche da pesca indiane? Come si fa a scambiarle per navi d’assalto dei pirati?
Pare che i due militari abbiano dato la loro parola, di italiani, che faranno ritorno in India per il processo, ed è proprio la parola di italiani che mi solleva altri dubbi, la nostra storia passata e recente è piena di parole rimangiate o smentite.
C’è persino un piduista che si smentisce da solo mattina e pomeriggio perchè un giorno si e l’altro no è troppo diluito nel tempo.
Comunque visto che siamo sotto le feste e la vogliamo mettere sul patetico con la famiglia ed il Santo Natale ricordo che migliaia di ragazzi in giro per il mondo, emigrati per essere chiari in cerca di lavoro che qui non c’è, non faranno ritorno a casa per le feste di fine anno. Costa troppo, sotto le feste di fine anno, e nessun parlamentare o ministro ha proposto di spendere 800.000 euro per farli tornare a casa qualche giorno.
Chi mi conosce bene, mi legge da anni, penserà che mi sia ribaltato il cervello con tutta questa manfrina legata alle feste più importanti del cattolicesimo, dato che nella mia famiglia nessuno professa o crede, e quindi spiego le ragioni per le quali me la prendo tanto.
Quest’anno è la prima volta che non passiamo le feste di fine anno insieme da 41 anni a questa parte. Le “nostre” feste di fine anno coincidono con la più grande festa cattolica, quella della natività di Gesù per una semplice ragione, il 24 dicembre è il mio compleanno, complici i ponti ed i giorni di festa per il capodanno durano sino al 7 gennaio giorno del compleanno di mio figlio.
Tutto qui.
Adesso mi aspetto che Napolitano o chi per esso legga il post e mi mandi un bonifico per far rientrare mio figlio da Londra mentre tutta Italia potrà commuversi con noi e mostrare tutta la solidarietà possibile.
Se La Russa ed  i suoi camerati riusciranno a farli eleggere in Parlamento mi auguro che venga loro tolto il fucile, è pieno di comunisti il Parlamento, non vorrei che facessero una strage accusandoli di essere dei terroristi.
Napolitano, e qualche altro, potrebbero crederci. Per quanto mi riguarda è ora di finirla di andare in giro per il mondo ad ammazzare gente con la scusa di difendere la democrazia, ognuno si difenda la sua. Smettiamola di spacciare stragi di innocenti e di civili come lotta al terrorismo internazionale, il terrorismo è di Stato.
Buone feste.

I due marò atterrati a Ciampino
«Finalmente aria di casa…»

 

Ci sono dei problemi che non si possono risolvere, non dipendono da noi. Ed è quando sei con le spalle al muro che le priorità diventano altre. Come andrà la stufa?


Pensarci giorno e notte non serve a nulla, macerarsi il fegato nemmeno, la sopravvivenza è garantita ma la soluzione dei problemi non dipende da noi, siamo immersi nella situazione, parziale, in cui si trovano milioni di italiani.
Dico parziale perchè una fetta, abbondante, di italiani non è per niente toccata dalla situazione e se la gode tranquillamente, finchè dura.
Ma ricordiamoci che arriverà il momento in cui saremo tutti Bonzi.
Il Bonzo. Ora importa anche a me della mia libertà.

M’han detto che un bonzo
CORO. Un bonzo chi è?
Un prete buddista.
CORO. Oh!
S’è bruciato.
CORO. Sto bonzo!
S’è cosparso di benzina
nella piazza principale
e poi… ah ah ah
CORO. Cosa c’è?
Si è dato fuoco da sé
perché vuole la libertà
ah ah ah la libertà
ah ah ah!
CORO. Sto bonzo, ah!

RITORNELLO
Io ci ho la macchina
ho un bel mestiere
ho la donna sempre pronta
ho la mutua
ho la casa al terzo piano
coi servizi e col… bidè
che me ne frega a me della loro libertà
se l’è per mi poden sciupa
poden sciupa.

CORO. Sti bonzi, ah!
M’han detto che in Fiandra…
CORO. In Fiandra dov’è?
Nel Belgio.
CORO. Ah!
È scoppiata una miniera di carbon.
Sono rimasti bruciacchiati asfissiati soffocati
dal grisù
più di 70 terrun
sun finì all’aldilà
han finì de tribulà
de laura per podè campa.
CORO. Sti terun, ah!

RITORNELLO.
Io ho la macchina
ho un bel mestiere
ho la donna sempre pronta
ho la mutua
ho la casa al terzo piano
coi servizi e col… bidè
che me ne frega a me della loro libertà
libertà de laurà
de laurà per podè campà.

CORO. Sti terun, ah!
M’han detto ier sera…
CORO. Chi?
Il dottor Biraghi.
CORO. Chi è?
Il capo reparto.
CORO. Ah!
Che da domani…
CORO. Beh?
Son licenziato.
CORO. Sì?
In tronco.
È per via della flessione sul mercato nazionale
che…
CORO. Cosa c’è?
Piango.
Ora importa anche a me della mia libertà
libertà de laurà
laurà per podè campà.
CORO. Come un terun, ah!

Non ho più la macchina
sono licenziato
la mia donna mi ha lasciato
senza casa al quarto piano
coi servizi e col… bidè
ora importa anche a me della mia libertà
libertà de laurà
de laurà per podè campà.

CORO. Come un terun, ah!
Sono qui peggio di un bonzo
non ho manco la benzina per brusà
viva la libertà viva la rivoluzion
libertà – rivoluzion
rivoluzion – rivoluzion – rivoluzion – rivoluzion.

Come ha scritto quel genio di Dario Fo e come ha cantato magnificamente l’immenso Enzi Iannacci l’egoismo e l’indifferenza degli uomini vola alto sinchè i problemi non lo toccano sul vivo. Se lo toccano in prima persona allora il problema diventa di tutti.
Io, per Dna e per ideale politico, mi sono sempre interessato dei problemi di chi è dietro di me, ne ha meno di me.
Ho fatto trent’anni di lotte politiche e sindacali per chi non si interessava nemmeno ai suoi problemi, tanto per parlarci chiaro guadagnavano un terzo o la metà del mio stipendio. Io lottavo insieme ad altre migliaia di persone e qualche diretto interessato no, non aveva tempo. E’ il bello di essere comunisti, rivendicare diritti anche per chi non li meriterebbe.
Detto questo a volte nella vita si arriva ad un capolinea, è necessario ripartire da capo ed è in questi momenti che le priorità diventano altre.
Oggi, per esempio, ho mandato affanculo il mondo e sono andato a sistemare la casetta in montagna che un carissimo amico, anche se lo conosco solo da 7 mesi, mi ha messo a disposizione.
La mia priorità oggi era mettere in ordine, fare pulizia e provare se la stufa a legna funziona.
La stufa mi è costata 5 kg di cozze, me l’ha “venduta” un altro amico perchè in montagna, nei paesi piccoli e dovunque i rapporti umani sono ancora umani ci sono persone capaci di questi gesti, non avvimghiati al centesimo come le banche o molti altri di noi.
La stufa va alla grande in poche ore siamo passati da 6 gradi a 20 gradi. La foto non è delle migliori ma è fatta con il telefonino.
Questo mi ha reso felice e per oggi posso dire ad un certo mondo di andare tranquillamente affanculo.
Per chi non avesse voglia di leggersi il testo della canzone, sopra, metto il video. Per me varrebbe la pena ascoltarla.

Se dico che le tette della principessa fanno più notizia degli operai Alcoa, o della Fiat, passo per misogino oppure omosessuale?


Devo dire che il problema non è solo nostro, di gallismo segaiolo mediterraneo, ma riguarda tutta Europa ed il resto del mondo. Sono pruriti e curiosità che interessano la massa, le tette della principessa fanno notizia più dello spread o dei licenziamenti di massa.
E non è ancora finita, nonostante la casa reale inglese abbia vinto la causa e fatto ritirare il giornale della Mondadori, pare che siano in arrivo delle foto nelle quali è senza mutande.
Mi diverte il comunicato della casa reale: Attentato grottesco alla vita privata.
Faranno causa al vento che le alza la gonna?
Io penso che i primi a farsi una Pippa della vicenda siano proprio il principino e la sua compagna, la nonna un po’ meno, anche perchè si vocifera che Kate partecipò a festini hot prima del matrimonio.
Strano che la notizia sia sfuggita a Signorini, autentico mago del gossip ma solo quando è pilotato, come il servizio su Noemi ed il fidanzato o quello sulla Ruby, novella mammina innamorata.
Prima che arrivi una denuncia anche a me metto il link della notizia:
Festini hot per Kate Middleton prima del matrimonio?
„Kate Middleton partecipò a festini hot prima del matrimonio?“
Spero solo che non sia veritiera la notizia, non per le coronarie della regina o del principe Filippo, ma per il  fatto che se venisse confermata passerebbe inosservata la chiusura dell Fiat e di tutte le altre aziende in crisi.
Qui, segue un breve elenco delle più importanti.
Fiat, Termini Imerese chiude nel 2011, mentre a Pomigliano i lavoratori sono in Cassa integrazione da oltre due anni (vedremo ora quanto accadrà con la New Co.);
Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), 400 ricercatori rischiano di non vedersi rinnovare i contratti;
Alcoa rischia la chiusura, 2000 lavoratori andrebbero a casa;
Agile – Omega rischia la chiusura, 2000 lavoratori rimarrebbero senza lavoro;
Nortel azienda smembrata e venduta a pezzi, 28 lavoratori licenziati;
Yamaha, 66 lavoratori a rischio;
Comunque su con il morale, il campionato è ripreso e la champion pure. La Mondadori dovrà ritirare le copie di Closer e di Chi ma nel web le tette di Kate ci saranno in eterno, anche quando saranno in caduta libera, con buona pace della regina.
Ansaldo Breda, un piano di ristrutturazione prevede 600 esuberi;
Nokia Siemens, 600 lavoratori a rischio.
Merloni, 1600 lavoratori in cassa integrazione su 2000;
Iris, l’azienda ha chiuso, 780 dipendenti in mobilità.
Cara Elisabetta, che ci vuoi fare, c’è del marcio in Danimarca.

 

Non vi ho dimenticato, da quando sono in pensione, non vi vengo a trovare per pudore. Con alcuni di voi non saprei trovare le parole per ringraziarvi.


Devo molto a tutti coloro con i quali ho lavorato, ad alcuni devo ancora di più e ne sono consapevole, ma quello che era il “nostro” settore, il mondo dell’automobile, è maledettamente in crisi e tutti ne paghiamo le conseguenze, mette tristezza il pensiero di venirvi a trovare in queste condizioni.
La crisi economica globale ha fatto strage e non ne poteva essere esente la “nostra” azienda, il “nostro” piccolo mondo.
Ho dato tanto ed ho avuto tanto nel mio lavoro ed è per questo che sarei in imbarazzo nel venirvi a trovare, non posso fare niente per voi come voi non potete fare niente per me.
Vado però fiero di una cosa, nel lavoro sono stato coerente, trasparente e solidale e non è cosa da tutti e voi sapete perchè, troppo difficile la solidarietà, specialmente se non è acccompagnata da altruismo, se l’interesse personale prevarica il sentimento e la comunanza.
La crisi ha imposto degli interventi, prima collettivi portando in salvo chi era prossimo alla pensione, altri sono stati espulsi con degli incentivi, altri ancora epurati e basta con qualche ragione.
Non è bastato ed ognuno è corso a proteggere il suo orto, i suoi privilegi, il suo interesse perchè tutti teniamo famiglia.
Dopo le sventagliate di mitra, metaforiche, la palla è passata ai cecchini. Si sa che i cecchini solpiscono con precisione chirurgica, hanno occhio da falco e mano ferma ed una volta che viene indicato loro l’obiettivo con pazienza e precisione colpiscono, è solo questione di tempo.
Di solito colpiscono quelli che hanno sempre tenuto in alto la testa, sempre. Non perchè sono stupidi ma per orgoglio, per farsi rispettare, incapaci di meschini compromessi per proteggere i loro interessi, la famiglia.
Senza sottovalutare il fatto che, contrattualmente, sono i più esposti, come le false Partite Iva.
False non in quanto illegali, in quanto imposte dal mondo del lavoro “moderno”.
Cosa non si fa per la famiglia, tutte le carte sono buone se c’è di mezzo la famiglia.
Per questo sarei in imbarazzo nel venirvi a trovare, non saprei come ringraziarvi e come esprimere la mia solidarietà per il momento che state attraversando e la gratitudine per quello che avete, o non avete, fatto per me. La mia solidarietà, al momento, è impegnata con la situazione  che stanno attraversando quelli che non sono più nella nave, quelli che volenti o nolenti hanno dovuto scendere.
Ma non tutto è perduto, può anche darsi che la mia automobile mi dia dei problemi ed allora vi garantisco che ho abbastanza faccia tosta e coraggio per farmi vedere se non altro per vedere se vi ricordate ancora degli “amici”.
Spero che non sia presto, sarebeb pur sempre una spesa e, di questi tempi, meno si spende e meglio è.
Vi saluto tutti comunque.
P.S. So che manca un marchio, sopra, ma quelli non c’entrano niente in questo discorso.

Come è bella la città. Dopo oltre due mesi me ne ero dimenticato, ma ad accogliermi ci sono tutti e mi è subito tornato alla mente.


Fortunatamente ha piovuto e si è rinfrescato. Ho potuto chiudere qualche finestra lasciandone aperta una ed un’altra socchiusa per far girare l’aria frizzante.
Sono quasi le tre del mattino, o della notte a secondo dei punti di vista. Dai giardini arrivano gli schiamazzi della solita compagnia di giovani, rigorosamente italiani, che passano tutti i fine settimana nei giardini vicino a casa mia.
Saranno 10 anni che vanno avanti in questo modo, hanno fatto la patente nel frattempo ed almeno non scorrazzano più all’interno dei giardini con il motorino, adesso sgommano in macchina.
All’inizio pensavo, sono ragazzini. Crescendo si faranno la ragazza e la smetteranno di far casino tutte le settimane ai giardini parlando di calcio e ridendo sguaiatamente, gli anni sono passati, il calcio è rimasto ma di ragazze non se ne sentono. Sono certo che non ce ne sono, altrimenti avrebbero cambiato i loro fine settimana.
Non so in base a che cosa, quale rito, renda obbligatorio urlare tutte le loro cazzate anche se sono a pochi centimetri uno dall’altro. A turno fanno delle battute ed allora gli altri si sentono in dovere
di ridere in modo forzato per dimostrare il loro apprezzamento facendosi  sentire ben oltre Via Padova o Via Palmanova, tutti devono sapere quanto sono divertenti i loro amici, anche a S. Siro.
Io spero che si facciano la morosa, che vengano colpiti dal dardo dell’amore, così i loro fine settimana potranno avere altre prospettive, spero.
Fa abbastanza fresco fortunatamente,  mi alzo per chiudere la finestra e mettere fine a questa rottura di palle che avevo dimenticato mentre ero  in montagna, perchè alle buone abitudini ci si abitua subito. Silenzio, pace, aria pulita.
Mi accingo a chiudere la finestra proprio nel momento in cui una coppia esce dalla sala giochi, lei è incazzatissima.
Lui deve avere troppe pretese, va bene farsi vedere mentre si fa sesso,  lo scambio o l’ammucchiata pur di farlo contento, ma questa sera deve avere esagerato con le richieste da deviazione mentale, perchè lei gli sta dando dello stronzo, vai affanculo gli grida.
Sei uno stronzo! Tu volevi mettermi incinta per condizionarmi, poi mi porti qui per fare la troia ma con me non attacca! Stronzo, stronzo, stronzo. Vado a casa da sola, non ho bisogno di uno stronzo come te che mi porti .
Lo trovo quando voglio un passaggio! Dentro di me le faccio gli auguri, che non abbia bisogno di fare denunce dopo l’autostop.
A volte sembra di essere ad Arcore, anche se là è tutto più ovattato girano molti più soldi e tutto è concordato.
Con qualche eccezione come alla sala giochi stasera.
Anche questo è amore, travestiti, scambi, guardoni, puttane,giochi di coppia ed una certezza, l’amore è interclassista.
C’è per tutti i prezzi, per tutte le tasche. Escluse per quelle dei ragazzi ai giardini.
Milano mi da il suo bentornato ed io ne faccio un post. So che c’è di peggio nella vita, ma sono anche certo che c’è di meglio. Si sa che non si può avere tutto, c’è anche chi ha paura del troppo silenzio e non riesce a dormire.
L’ho sentito dire da un prete in tv che ha la parrocchia isolata in montagna. Raccontava di gente che va a trovarlo per isolarsi nella quiete e poi scappa perchè non sopporta il silenzio, i rumori della propria testa.

Qualcuno si ricorda che a Sesto San Giovanni c’era la Società Anonima Acciaierie e Ferriere Lombarde, che noi chimamavamo semplicemente la Falck? Non è un elogio all’inquinamento, è una riflessione sul lavoro. Ilva e dintorni.


Dal 1967 al 1991 ho abitato a Sesto San Giovanni, mi sono sposato e ci è nato mio figlio.  Abitavo a 500 metri d’aria dalla Falck. Dal balcone di casa mia vedevo le nuvole di fumo marrone uscire dai forni T2, T3 e T4 ogni volta che c’era una colata.
Ho fatto anche parecchie fotografie che non riesco a trovare, ma le troverò.
Noi, comunisti, eravamo impegnati nella sicurezza, prima, e nella difesa della salute poi ma non abbiamo mai chiesto di chiudere la Falck.
Tra l’altro i dipendenti della Falck erano antifascisti e più volte i tedeschi fecero rastrellamenti nel Villaggio Falck quindi, per noi, Falck oltre che sinonimo di lavoro era simbolo di Resistenza.

Quei due operai antifascisti fucilati dalla Muti che avevano organizzato gli scioperi dei ’43 alla Falk di Sesto

Non voglio qui fare un discorso sulla salute, spesso ci abbiamo riflettuto su quelle colonne di fumo marrone che si alzavano dalla Falck, e non perchè sia secondario, tutt’altro, ma eravamo consapevoli che l’acciaieria dava lavoro a 16.000 persone che venivano anche dalla bergamasca.
Sapevamo che quel fumo si poteva abbattere e lottavamo per farlo abbattere, ma prima del fumo venivano le scarpe anti infortunistiche, la sicurezza di chi lavorava nell’altoforno.
Certo per chi, come noi, abitavamo a poche centinaia di metri dai forni e sentivamo il rumore delle scariche quando si dava inizio alla colata consapevoli che di lì a poco avremmo visto salire alte colonne di fumo marrone il problema della salute ce lo siamo posto anche se la convivenza con l’accierie ferriere lombarde si avviava al centenario e quindi un po’ di assuefazione ci stava. Intere generazioni sono nate e cresciute all’ombra della Falck, ci hanno anche comprato la casa o fatto la spesa.
Io lavoravo in un altro settore ma ho sempre tenuto presente le centinaia di persone che prendevano l’autobus o il treno una volta terminato il loro turno di lavoro, dietro quei 16.000 dipendenti, oltre all’indotto, c’erano famiglie che hanno fatto crescere e studiare i figli, lavorando alla Falck.
Ora la Falck non c’è più, non c’è più la Pirelli, la Marelli, l’ Ercole Marelli,la Garelli. Senza dimenticare le aziende  che ho scordato, Sesto è diventato un dormitorio succursale di Milano, oggi fabbrica di disoccupati.
Io non so che lavoro facciano gli ambientalisti, chiarisco subito che non è una critica ma una riflessione in generale, me lo domando spesso, conosco perfettamente le stragi dovute all’amianto ed all’inquinamento.
Mi chiedo solo se non ci siano altre strade per salvaguardare la salute ed il lavoro contemporaneamente.
Tempo fa, in merito all’inceneritore di Parma che i grillini vogliono chiudere senza se e senza ma, mi sono permesso di dire che l’inceneritore se da lavoro a 1000 persone può diventare una risorsa, gestendolo bene.
Apriti cielo, per poco non mi danno del delinquente assassino.
Rischiamo la vita per fare i pirla sulle strade in moto o in macchina, le statistiche vanno dai 5000 ai 7000 morti all’anno senza considerare chi rimane disabile, e non riusciamo a proporre, progettare, qualcosa di diverso per produrre e quindi dare lavoro rispettando l’ambiente, sappiamo solo chiudere senza tenere conto delle conseguenze.
Non accusatemi di difendere l’Ilva, non ci penso nemmeno
, ma uno Stato serio deve essere capace di imporre delle regole e di farle rispettare, non limitarsi ad imporre chiusure che sono la rovina di intere regioni e di migliaia di famiglie.
Possibile che non si riesca a produrre rispettando l’ambiente, gli animali e le persone?
E prima di prendere decisioni drastiche è possibile valutare e proporre delle alternative?
Esiste un depuratore, una acciaieria che produca senza assassinare qualcuno? Possibile che la tecnologia moderna non ci possa dare una mano?
Non possiamo andare a lavorare tutti in banca, in comune, nella scuola, nelle boutique del quadrilatero della moda, non dimentichiamo che l’alta moda in fatto di sfruttamento della persona non è seconda a nessuno.
Sesto san Giovanni, con quasi 100.000 abitanti, è diventata una città dormitorio, nelle aree ex industriali ci costruiscono solo palazzi (dormitorio) e centri commerciali con qualche vincolo per il verde pubblico.
La Breda aveva 20.000 dipendenti, la Falck 16.000, la Marelli non lo so e non voglio fare ricerche per non mettermi a piangere. Non esiste più niente, tabula rasa, ma se vogliamo passare la vita nei centri commerciali garantito che si può entrare a sei anni ed uscirne a settanta.
L’ecologia e la salvaguardia della salute sono una cosa importantissima, per quanto mi riguarda vorrei che la questione fosse un pochino più equilibrata, tenesse presente che dietro alle lotte ci sono delle famiglie da difendere.
Il post è difficile da mettere giù, non so se riesco a trasmettere i dubbi che mi assalgono quando sento parlare di chiusure, dismissioni. So che gli industriali sono dei banditi, chi più chi meno, ma sono sempre convinto che uno Stato, serio, debba essere in grado di condizionarli e con loro condizionare il capitalismo.
Oltre mille morti all’anno per infortuni sul lavoro sono insopportabili, dietro ci sono mille ragioni ma questo non deve impedirci di lottare per la sicurezza, magari scandalizzandoci per i 7000 morti per incidenti stradali, oltre agli infermi, dove vengono cinvolte persone innocenti che pagano la stupidità altrui.
Nessuna di queste vittime mantiene la sua famiglia, fa studiare i propri figli, rischiando la salute per tenersi un lavoro
, certe volte inconsapevolmente, come nel caso dell’amianto ed altre no.
Se il nemico lo conosciamo cerchiamo strumenti e soluzioni che siano compatibili con la civiltà ed il progresso salvaguardando la sopravvivenza di queste famiglie.
Sinchè il mondo è in mano al capitalismo produttivo, allo sfruttamento intensivo di cose e persone non risolveremo nulla. Nemmeno con il partito più ecologista che c’è.
Non parliamo poi del capitalismo finanziario e parassita, ancora più assassino delle acciaierie.
Resto della mia idea, il vero cancro del nostro secolo è il capitalismo, punto.
Abbattuto questo si può anche pensare di cambiare il mondo.
Per adesso ripariamoci con le scarpe infortunistiche, il casco, i guanti, le paratie protettive e quant’altro perchè, se non sopravviveremo ce lo possiamo scordare di cambiare il mondo.
Mezza Taranto lotta, giustamente, contro l’inquinamento. L’altra metà ci andava a lavorare.
E’ un bel rebus. Non pensatemi schierato, sono disorientato. Penso che uno che ha bisogno di lavorare sia disposto anche a prendersi qualche rischio, la vita è un rischio.
Se si abbatte il capitalismo si abbatte anche il rischio, solo la stupidità umana non è abbattibile. Non per niente il Gen. De Gaulle al suo fans che gridava: a morte i cretini! Rispoese: il suo programma è piuttosto ambizioso.
Buona fortuna a tutti i lavoratori del mondo, in particolare a quelli dell’Ilva.

Il campeggio c’è ancora, il nome è lo stesso, ma è irriconoscibile. Sembra che abbia fatto la plastica ed è diventato un altro. Orrendo. Come stravolgere la natura e la logica.


Per quanto riguarda noi, intesi come gruppo di amici, è stato scoperto nei primi anni 80 da mio fratello ed un suo amico, scesi in Maremma alla ricerca di un campeggio per l’estate.
Arrivarono nella pineta di Castiglione della Pescaia e scoprirono il paradiso terrestre immerso nella pineta, si trattava del Campeggio Le Marze allora gestito dalla Regione Toscana.
Era un campeggio per lavoratori gestito dal sindacato a rotazione, tre anni la Csl, tre la Uil e tre la Cgil, senza litigare ed in perfetta armonia.
Per darvi l’idea della convenienza economica, oltre  alla meraviglia dei luoghi, spesi in un mese di vacanza la metà di quello che avevo speso l’anno prima a Grado.
Mio fratello me ne parlò subito e ovviamente gli diedi retta, la prima volta che lo vidi dopo qualche chilometro in mezzo alla pineta era l’alba e ricordo che dissi alla Mirè: io da qui non me ne vado più.
Un insieme di colori e di profumi indescrivibile, spazi immensi e piazzole libere, regolamenti logici e rispettati ed in modo particolare il fatto che non si poteva entrare in campeggio con l’auto se non per l’arrivo e la partenza. Con cautela, meno che a passo d’uomo.
Il parcheggio era all’esterno, sulla parte destra dell’entrata.
Da quell’anno fu la nostra meta fissa per quasi un ventennio. A luglio mettevamo giù la roulotte e le donne con i bambini restavano sino ad agosto, noi facevamo i fine settimana. Allora non c’era il limite di velocità e ricordo ancora i venerdì sera quando i miei amici mi aspettavano fuori dalla ditta pronti alla partenza con una sola macchina, in 5 ore facevamo da V.le Gramsci a Sesto San Giovanni alle Marze, prima di mezzanotte eravamo già là. Ritorno alla domenica pomeriggio.
In tanti anni di vacanza abbiamo avuto un giorno  e mezzo di pioggia,  chi ha fatto le vacanze i Friuli si renderà conto della differenza.
Eravamo nel posto giusto per escursioni verso Siena, Firenze, S. Gimignano, Volterra, Roselle, Grosseto, Moteriggioni ecc.ecc. La più bella regione italiana.
Con le ferie di agosto le famiglie si ricomponevano al completo ed iniziavano le vere vacanze, indimenticabili.
Nella foto che ho messo avete un’idea degli spazi che avevamo a disposizione, chi fa campeggio sa che che a volte non si possono aprire le finestre delle roulotte per non toccare quelle delle vicine.
La faccenda andò avanti per più di un decennio e noi commettemmo l’errore di raccontarlo a tutti, avevamo scoperto il paradiso terrestre ed invece di stare zitti e difenderlo lo pubblicizzammo troppo rendendolo appetibile a chi su queste cose ci marcia.
Scaduto il contratto di gestione con i sindacati la regione Toscana fece un nuovo bando e si fecero avanti i tedeschi, vincendolo.
Fu così che il campeggio non fu più lo stesso, l’inizio della rovina. Ovviamente non sul piano dell’organizzazione o della pulizia, sul piano della logica e del rispetto della pineta. Arrivarono i villini con le ruote, i bungalow e la mentalità teutonica che, quando ci si mette, da il meglio della stupidità teutonica.
Abituati ai campeggi del Garda, tutti con la ghiaia o l’erba, eliminarono l’obbligo del parcheggio esterno e permisero alle auto di viaggiare all’interno del campeggio, una decisione di una imbecillità assoluta.
Per quanto piano vada un’auto se si muove nella sabbia, finissima, fa un polverone. Tutti mangiavamo all’esterno, i pini mediterranei ci facevano da ombrellone naturale e ci trovammo a mangiare la pasta asciutta alla sabbia tra imprecazioni e lamentele.
Abbiamo provato a farli ragionare sena fortuna, se noi chiamiamo crucchi i tedeschi ci deve ben essere una ragione. Provate a fare cambiare idea alla Merkel.
Noi, da tempo abbiamo smesso di andarci, sarebbe come rivedere la fidanzata di 40 anni fa, non è più la stessa. Nemmeno noi siamo più li stessi, sarebbe una delusione per noi e per lei, una rimpatriata penosa.
L’ho sempre nel cuore il Campeggio Le Marze di Castiglione della Pescaia, le ultime notizie che ho parlano di scempio alla spiaggia, alla pineta, scempio controllato ma pur sempre scempio è.
Ci credete se vi dico che noi ci svegliavamo con i caprioli ed i cinghiali oltre che a tutti i tipi di uccelli?
Ci mettevamo nella parte esterna apposta, al contatto con la pineta più selvaggia, se la vogliamo chiamare così.
Bastasse questo, già insopportabile, mi risulta che una piazzola costi come due locali in Via Della Spiga, si fa per rendere l’idea.
E’ la strategia dei tedeschi per eliminare gli indigeni, per vivere le vacanze nel loro modo sbagliato, riferimento ai suv che viaggiano in mezzo alle piazzole. La parte vecchia di Castiglione con il faro, la torre e le case medioevali se la sono comprata. Le zone del Chianti pure, cascine, vigneti, tutto è finito in mano loro come avevano fatto da decenni sul Garda.
La Grecia se la stanno comprando da anni, isola per isola, ma prima hanno invaso noi senza neppure che ce ne accorgessimo.
Possibile che siamo così stupidi?
Forse il permesso di parcheggiare l’auto a fianco delle tende o delle roulotte è dovuto al fatto che trasportare le casse di birra, o le damigiane di vino che comprano alla cooperativa, è praticamente impossibile dal parcheggio alla piazzola dato che il campeggio è abbastanza grande. Se non si ha forza dell’incredibile Hulk.
O, forse, è dovuto alla loro abitudine presa sul Garda dove il fondo del terreno è  ghiaioso o in erba, senza la polvere del fondo sabbioso della Maremma.
Loro sono quadrati, quando prendono una strada la percorrono sino in fondo anche se è sbagliata.
E’ sulla testardaggine che hanno costruito la loro fortuna.
E’ su internet, ma non fatevi infinocchiare, sembra la Milano2 della vacanza a scapito di una pineta secolare.
Ci sono pure i villini con l’aria condizionata, per quasi vent’anni non ne abbiamo avvertito l’esigenza.
Adesso si chiama così: Le Marze Boschetto Holiday ® 

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