Ho letto da qualche parte che la crisi ha fatto riscoprire lavori che avevamo dimenticato, la domestica, la badante, il domestico. Ho conosciuto i tempi in cui le famiglie, borghesi, avevano la domestica in casa con vitto ed alloggio.


imagesAnche le situazioni più tragiche o forse proprio perchè tragiche hanno sempre un lato divertente.
Come il villano di Ho visto un re, noi ridiamo, che il nostro piangere fa male al re.
Tolte le grandi famiglie borghesi e gli arricchiti, rigorosamente anonimi, i domestici in casa erano praticamente scomparsi, al massimo c’era la donna a ore o per stirare.
Fare assistenza o la domestica negli ultimi due decenni era diventata una prerogativa degli immigrati ma la crisi degli ultimi anni hanno fatto riscoprire questo lavoro anche agli italiani, un salto indietro di 40/50 anni. Quasi come le vendite delle automobili.
Di solito erano tagazze che venivano dalla campagna, dalla montagna, molte di loro facevano questo lavoro con vitto ed alloggio per farsi la dote o mettere qualcosa da parte per il matrimonio.
Lo stipendio non sarà stato il massimo ma vitto ed alloggio garantito aiutavano a risparmiare parecchio e c’era pure un giorno libero alla settimana.
Sempre meglio, lasciatemelo dire, della disoccupazione.
Leggere di questo ritorno all’antico mi ha fatto tornare in mente che anche il mio datore di lavoro, anni 60,70,80 perchè era sempre lo stesso, aveva la donna di servizio in casa.
Ne avevano due, una per i genitori ed un’altra per la figlia più grande che era sposata. Abitavano tutti nello stesso palazzo che tra uffici della ditta ed appartamenti di famiglia praticamente era tutto occupato.
Una volta il mio titolare mi chiese un favore, dovevo andare alla stazione centrale a prendere la nuova domestica in arrivo dalla Valtellina, mi disse il binario e mi diede una veloce descrizione, ragazza giovane, bionda con due valige.
Insieme all’amico Gino, collega inseparabile, che viveva da solo e quindi un po’ il factotum della famiglia del titolare prendemmo la 850 familiare ed andammo alla stazione.
Non so se per pigrizia, per comodità o perchè anche allora i parcheggi erano pochi, parcheggiammo l’850 vicino alla rotaie del tram.
Andammo al binario e ci mettemmo in attesa. Appena i passeggeri iniziarono a scendere dal treno giocammo ad indovinare chi fosse la ragazza in questione, sinceramente ci aspettavamo una montanara, nel senso buono del termine o una ciofeca.
Ad un certo punto vediamo una bionda con due valige, molto giovane e molto carina, sbruffoni come eravamo ci lanciammo incontro a lei facendo la domanda concordata.
Sono io, rispose la fanciulla ed è lì che il nostro becero gallismo diede il meglio di se. Però eravamo giovani.
Cominciò un balletto, te le porto io le valige disse il Gino, no dammene una anche a me risposi di rimando. La ragazza era imbarazzata per tanta cortesia, le avevano detto che sarebbe finita in mezzo ai lupi e si trovò immersa nella gentilezza, avrebbe potuto annegare.
Arrivati all’850 caricammo le valige, l’ 850 familiare aveva 7 posti, e la ragazza, modestamente,  voleva salire dietro.
Ma figurati, altra manfrina, tu siedi davanti è lui che va dietro dissi rivolto al Gino.
Accettò ed in questo modo potemmo darle una occhiata tutti e due, se si fosse seduta dietro l’impresa era più difficile.
Certamente non eravamo nel pieno delle nostre facoltà mentali, la ragazza era ben oltre il nostro immaginario e la prova più evidente fu quando misi in moto l’850 e partii.
Sentimmo un rumore tremendo di lamiera, avevamo lasciato il portellone laterale aperto a bandiera, praticamente, ed il tram l’aveva quasi  divelto. Forse, presi dalla situazione, ci dimenticammo che il pulmino aveva le porte laterali.
Constatato che il tram non aveva subito danni chiudemmo  il portellone in qualche modo e ci avviammo verso Sesto San Giovanni.
Ovviamente ci demmo una calmata, ma non abbastanza credo.
Quando arrivammo in ditta, era una concessionaria Fiat, scaricammo le valige e la bionda. Il Gino partì in tutta fretta per parcheggiare il pulmino, come lo chiamavamo noi, per tornare prima possibile a disposizione della bionda ed accompagnarla personalmente all’appartamento del titolare.
Aveva talmente fretta che si dimenticò che il pulmino aveva il portapacchi sul tetto e, fatto ancora più importante, che non passava dalla rampa di accesso al garage inferiore.
Infatti si incastrò a metà della rampa.
Potenza della lirica dove ogni dramma è un falso, cantava Lucio, io mi domando come si senta una donna quando vive queste sensazioni di onnipotenza. Quando si rende conto che con un sorriso distrugge una porta, un portapacchi
e fa incastrare un pulmino al punto che per tirarlo fuori c’è voluto un carro attrezzi.
Forse eravamo più poveri di oggi, ma eravamo allegri, sapevamo cogliere la bellezza ed apprezzarla.
Certo non con le parole dei poeti o dei cantanti ma, nei fatti, certamente.
Svelti, furbi ed organizzati come i Soliti ignoti.
Qui vediamo Er pantera, Vittorio Gassman, che corteggia Nicoletta, Carla Gravina, la domestica dell’appartamento a fianco dell’obiettivo della rapina.

Vi sembrerà strano ma io credo alla Francesca innamorata e per due ragioni. La prima è che credo nell’amore e la seconda perchè io ho conosciuto Italo, che non è il treno di Montezemolo e Della Valle.


indexNon so come partire con questo post ma deve essere subito chiaro che da che mondo è mondo un vecchio che si accompagna con una che potrebbe essere sua nipote è una consuetudine alla quale abbiamo fatto l’abitudine, non scandalizza, mentre fa ancora impressione una anziana che si accompagna ad un giovanotto, diciamo che è un fatto più raro tantè che io ricordo solo la Borboni.
Detto questo la storia è piena di storie di giovani fanciulle che hanno perso la testa, in senso buono, per anziani dalla  personalità travolgente che le fa perdere letteralmente la testa.
Lasciando perdere i personaggi famosi come Chaplin, Ponti, Douglas, Picasso, Goethe, Pertini  e mi fermo qui perchè non basterebbe la guida del telefono.
Sono tutte storie di personaggi famosi che all’inizio lasciano qualche dubbio ma che il tempo ha confermato come storie vere ed ammirabili perchè si può dire tutto delle donne ma, quando amano, amano oltre ogni immaginazione o invidia popolare ed alcune sono arrivate al martirio per amore. Quindi massimo rispetto  e sulla fiducia io credo alla Francesca innamorata è una dei tanti casi di giovani che perdono la testa per il mito e quindi accettano anche l’uomo che lo rappresenta con tutte le sue debolezze.
Gli anziani che si accompagnano con le giovani sono di due categorie, quelli che perdono la testa perchè hanno avuto una giovinezza troppo seria, controllata e quindi fanno da vecchi le “fesserie” che avrebbero dovuto fare da giovani.
Si atteggiano a giovanotti e diventano patetici.
L’altra categoria è quella del maschio opportunista che ha usato, frequentato, le donne a freddo, tenendo sempre presente la gestione del rapporto e senza mai abbandonarsi del tutto ad esso. Quelli che hanno avuto tante donne e ne conoscono le qualità ma, soprattutto, le debolezze.
Insomma quelli che in qualsiasi situazione hanno in mano il volante.
L’unico dubbio che ho su Silvio è questo, uno che si è fatto l’esperienza sulle donne con le puttane difficilmente è in grado di apprezzare i valori, le sfumature, lo spessore delle donne innamorate.
Italo, invece, era un uomo di fascino anche se non era famoso. Era un uomo che stava bene aveva terreni, case, faceva il mediatore di un po’ di tutto, credo, bestiame, terreni, case ecc.ecc.
A giudicare dalla sua rastrelliera di fucili da caccia e dalla sua casa era certamente uno che stava bene, non era un attore o un personaggio famoso ma come tombeur de femmes era nei tre finalisti per il pallone d’oro.
Italo aveva sei figli, 4 maschi e due femmine, tutti avuti dalla stessa donna, Adele, che morì durante la guerra mi pare per menigite.
Rimasto solo a meno di 50 anni si prese in casa una giovinetta di Modena, nemmeno vent’enne, inizialmente credo per gestire i figli e la casa poi credo che la giovinetta in questione prese una tranvata e gli restò fedele per il resto della sua vita.
Subito dopo la guerra i figli di Italo si sposarono e nella grande casa rimasero solo Italo e la modenese, forse galeotta fu la solitudine resta il fatto che la ragazza, oltre che accudire la casa, accudì a tute le necessità di Italo e dei suoi ormoni.
Mi spiace, ma nonostante tutti gli sforzi non riesco a ricordare il nome della giovane modenese, mi scuso con lei ma la chiamerò modenese con il massimo rispetto.
Mentre la modenese accudiva l’orto, gli animali da cortile, una decina di cani e la casa abbastanza impegnativa Italo si fece una fidanzata a Lendinara, una morettona con i capelli lunghi che le arrivavano al sedere.
La trattava bene, arrivava con la sua 850 e suonava il claxon lei accorreva felice.
Le sue storie erano di una leggerezza e di una frequenza tale da non avere, quasi, un nome. Erano la mora, la bionda, e diverse tettone, aveva un debole per le tette e per il sedere che lo mandava fuori di testa.
Era anche un uomo spiritoso, esagerato delle volte, ricordo ancora quando fu ospite dei miei al lago, sul ramo di Lecco, ed appena sceso dall’auto di mio padre si trovò davanti a due seni di una signora, che dire prosperosi è poco, e lui non si trattenne dal dire che mai accoglienza gli parve più bella. Volle toccare, non credendo ai suoi occhi. Era la prima volta che la vedeva.
Devo dire che anche le mogli dei suoi nipoti valutò con quel metro e qualcuna ne uscì con un 30 e lode.
Era più spudorato di un givanotto arrapato. Una volta ammirò il sedere di una giovane donna e le disse: che bel mandolino! Lei con fare spiritoso, forse vedere quel vecchio arrapato la intenerì, rispose: purtroppo per lei non suona, presumo che intendesse dire che era fuori quota, troppo vecchio. Lui non si perse d’animo e di rimando, mi spiace, non avrei mai pensato che fosse già rotto.
Non ricordo la reazione della fanciulla.
Tornando alla vecchia, grande,  casa di Italo. La giovinetta di Modena nel frattempo si era fatta adulta mentre sembrava che per Italo il tempo non passasse, come le sue fregole, quindi oltre alle varie fidanzate sparse tra la bassa veronese ed il rodigino pensò bene di portarsene a casa un’altra che aiutassse nelle faccende di casa la modenese e per avere carne più fresca nel suo letto.
Sia chiaro che il  bastone del comando, per anni, rimase in mano alla modenese la quale però perse il posto a letto accanto a Italo.
Tutto procedeva con la massima serenità, tutto normale. Tutte lo accompagnarono sino all’ultimo giorno della sua vita.
Italo era un tipo un po’ particolare, nella sua cittadina c’è un viale molto largo ma corto dove c’è il bar centrale del paese, le banche ecc.ecc.
E’ viale a due corsie molto larghe centrali e due controviali ai lati, uno in un senso ed uno nell’altro. Italo percorse il viale contromano per decenni per andare al caffè e nessun vigile riuscì a convincerlo che avrebeb dovuto percorrere l’altra corsia.
Era ormai anziano e conosciuto da tutti, abituato da 50 anni a percorrere quella strada non ci fu verso di fargli capire che era un senso unico e lui lo prendeva dal lato sbagliato.
Alla bella età di 86 anni non si fermò ad uno stop ed un autocarro investì la sua 850. Fu ricoverato all’ospedale della cittadina e lì iniziò il calvario di tutte le suore, giovani, che assistevano i malati nel reparto ortopedia.
Per darvi una idea del personaggio basti dire che le suore dissero a mia madre: suo suocero ci da più problemi dei giovanotti con una gamba od un braccio ingessati.
Era in trazione con i pesi, credo per via del bacino, aveva una gamba ingessata ma le mani libere ed è con queste che toccava ogni suora che gli arrivava a tiro. Quando gli cambiavano il pappagallo dava letteralmente i numeri. Signora, le suore le chiamava così, con quelle manine chissà quante cose potrebbe fare… Ad alcune di loro fece pure proposte dirette: signora se viene ad abitare con me la faccio servire e riverire per bene. Abbiamo tutto, il bagno, la doccia, la lavatrice e due donne che fanno i mestieri. Venga a vivere con me.
Qualcuna gli rispose, scherzando, io sono già sposata con il Signore e lui rispose: le ho chiesto di venire a vivere con me non di sposarmi.
Insomma quando fu dimesso fu una liberazione per tutte le suore del reparto, tra l’altro quando era in via di guarigione e si poteva muovere non lo trovavano mai nel suo letto, era sempre nel reparto femminile a confortare le giovani ricoverate in ortopedia.
Qualcuna prendeva la faccenda con spirito, qualche altra si risentiva ed i parenti non è che apprezzassero molto l’invadenza del vecchietto arrapato.
Nonostante una vita così impegnativa trovò pure il modo ed il tempo per imbastire una storia con una americana conosciuta alle terme che perse letteralmente la testa. Gli regalò un orologio da tasca d’oro e di marca famosissima, un capitale, e per decenni gli scrisse lettere appassionate che lui mi fece leggere un giorno che gli feci compagnia.
Insomma, come potrei non credere all’amore sincero di una giovane donna affascinata dall’esperienza dell’uomo vissuto è ovvio che ci credo, l’ho vissuto da vicino, quasi in prima persona e quindi credo nella buona fede di Francesca, anche se mi fa tenerezza, mentre non mi convince per niente il edofilo, libidinoso rinsavito ed innamorato.
Italo Argisto, questo è il nome completo, era mio nonno. Anno di nascita 1891, ho il suo congedo originale del 30 dicembre 1918.
E’ fantastico che un anno orrendo, sotto tutti gli aspetti, come il 2012 termini, se ne vada, con una bellissima storia d’amore che oscura persino quella tra il principe William e Kate ma, quello che mi emoziona di più, è il fatto che Francesca piace molto a Marina.
E’ entusiasta della fidanzata di papà confermando quello che vado dicendo da tempo, Marina è peggio di suo padre.

Lasciatelo in pace, chi ne parla o ne scrive a vanvera non sa cos’è la depressione. Tenersi tutto dentro per non far star male la famiglia, gli amici.


Si lanciano messaggi con il sorriso ma il buco nero è sempre più nero, chi conosce la depressione sa di cosa parlo e sa di quante commedie si recitano giorno per giorno per non fare star male chi ci vuole bene.
La depressione non è potente come la lirica dove ogni dramma è falso anche se in ambedue si usa un po’ di trucco e la mimica.
C’è un libro di Montanelli dove racconta di esserci convissuto per decenni, probabilmente ad un livello accettabile, quello dove ti basta avere le pastiglie a portata di mano e non prenderle, ti basta sapere che ci sono e nel caso le puoi prendere.
Di questi tempi poi la depressione è molto diffusa e tutti ne conosciamo le ragioni, basta una lettera che ti avvisi della cassa integrazione o del licenziamento e ci caschi dentro in pieno.
La rivoluzione la possono fare quelli che credono, ancora, in una società migliore, in un sogno e tra questi non ci sono i depressi perchè non credono più a nulla.
Ci sono invece i disperati che non hanno nulla da perdere perchè il rischio non spaventa più e sono disposti a tutto per giocarsi democrazia e futuro.
Di solito i depressi sono i più intelligenti, quelli che vedono più lontano degli altri e colgono pure le sofferenze e le sfumature di massa, un imbecille non si rende nemmeno conto che vive nel baratro economico , psicologico, etico e morale ci cade e basta.
L’unica salvezza per il depresso è nella causa della sua depressione, nel cervello e nell’intelligenza che gli ha fatto vedere quello che gli altri non vedono, se si rende conto di questo è, quasi, salvo.
La depressione non è di classe  ma colpisce tutte le persone sensibili alle debolezze umane, un bandito, un politico, un delinquente, raramente conoscono o attraversano la depressione.
E’ una malattia per eletti, sotto ad un certo aspetto.
Schwazer non l’ha fatto per un milione in più, l’ha fatto perchè si è sentito disperato e solo mentre tutti credevano fosse invincibile nella testa e dirò di più. Quando in una famiglia va in crisi psicologica il pilastro portante spesso nessuno gli crede proprio per il fatto che è sempre stato un riferimento per tutti, il faro, e tutti quelli che lo circondano a tutto pensano fuorchè al fatto che, in quel momento, sia lui che ha bisogno di aiuto.
Il depresso è come uno che sta per affogare e rischia di far annegare il suo salvatore, tirando a fondo anche lui.
E’ questa la ragione per la quale il depresso si chiude, non si apre con le persone che ama, per paura di coinvolgerle nel pozzo nero della depressione.
Alex non ha mentito a Carolina, ha solo tentato di proteggerla e di non farla sentire impotente togliendole la serenità.
Va bene la squalifica, va bene tutto comprese le regole dello sport ma, adesso, lasciatelo vivere. Lasciate che ritrovi se stesso e la sua pace, ci può essere una splendida giornata di sole per tutti ma ricordate che, un depresso, non se ne rende nemmeno conto.
Ognuno di noi è il centro del mondo e se nella nostra testa piove piove in tutto il pianeta.
Il resto sono chiacchiere. Non ha commesso una rapina, non ha evaso rubando a tutti noi, non ha recitato un dramma con un po’ di trucco e di mimica.
L’ha vissuto nella sua testa.
In bocca al lupo Alex, certamente non sei il solo ad attraversare il deserto, siamo a milioni ma ci manca il coraggio di dirlo. Già il piangere davanti a tutti è una liberazione, lasciali sfogare con le loro dietrologie ed indagini, ricordati che non hai fatto del male a nessuno ma solo a te stesso.
Come uomo questo ti assolve, come atleta no, ma non è per un calcio di rigore sbagliato che si massacra un campione.
la Federazione dovrebbe ringraziarti per il solo fatto che hai dato modo, a loro, di rifarsi una verginità e di fare la morale ed una cosa è certa, chi ti critica non andrà mai in depressione. Non ne hanno la capacità.
Chi vuole intendere intenda, gli altri non ci arriveranno mai.
Solo chi ci è passato, o ci convive, sa cosa significa essere considerati i più forti mentre in quel momento si è i più deboli e la forza, il fisico, non c’entrano niente.
Ho conosciuto un ragazzo che si è sparato in bocca, la sua famiglia e tutti quelli che non lo conoscevano, credevano non gli mancasse niente.
Qualcuno non l’ha capito nemmeno dopo, cercava giustificazioni dove non c’erano, forse per sentirsi innocente.
Non basta coprire di soldi i figli, lo dico al vento perchè il destinatario non mi leggerà mai.
Meglio così, se non lo ha capito allora non lo capirà certo leggendomi.
Quando un depresso dice: voglio una vita normale, non allude a prendere il tram o a mettersi in coda come tutti in tangenziale. Auspica di non svegliarsi di notte con il baco nella testa e di doverci convivere per tutto il giorno.
E’ sfiancante, più di scaricare un camion di sacchi di cemento.

E’ la prima volta che invecchio, non ho nessuna esperienza, ma come fa a restare per ore in piedi, in poltrona, in un palco senza che gli scappi?


Ho sempre bevuto tantissima acqua, anche al mattino appena sveglio bevo l’acqua. Una volta la bevevo frizzante con l’arrivo della pancia sono passato a quella naturale, ma la pancia è rimasta.
Se sono in giro dal mattino presto e magari sino a mezzogiorno devo fare una sosta entro in un bar bevo qualcosa ma è tutta una scusa per  usare il bagno. Hanno tolto tutti i vespasiani ed i più dispiaciuti sono i gay ed il sottoscritto, ma per ragioni diverse.
Pare che con l’avanzare dell’età questa esigenza sia un fatto comune, più di uno della mia età, oppure oltre, mi ha confessato che si alza di notte per fare la pipì.
L’argomento può infastidire ma è una esperienza alla quale vanno tutti incontro con l’avanzare dell’età. Il caso più eclatante, per me, è la Mirè capace di stare un intero giorno senza liberarsi da giovane ma adesso sente questa esigenza anche lei, non come me ma anche lei deve fare la sua pausa.
Mi domando come faccia uno di 85 anni a stare per ore sulla ribalta tra prediche, messa, omaggi dei fedeli, balli e canti dei giovani dell’Azione Cattolica e di Comunione e Liberazione senza mai fare una pausa.
Ha un wc chimico dietro al tendone? O magari ha un pannolone ad hoc?
Intendiamoci non è solo lui, basti pensare a Napolitano, li trovano tutti con una vescica d’acciaio o estensibile, in ogni caso hanno una salute d’acciaio anche se, spero, non siano tutti come Andreotti, indistruttibile.
Persino i ragazzotti che gli fanno festa intorno, tra una birra e l’altra, devono liberarsi e mi chiedo come faccia il Santo Padre ad avere tanta resistenza.
Ieri ho fatto due o tre lavori in casa, modifiche di impianti elettrici, manutenzione rubinetti con pulizia o sostituzione dei filtri, passato il folletto, cose così ma ad un certo punto ho dovuto fare la pausa sigaretta.
Persino Silvio, che punta ai 120 anni di bunga- bunga, una volta ha avuto un mancamento in diretta, possibile che Benedetto XVI non dica mai nel bel mezzo di una predica, magari quando dice che lo Stato italiano deve essere laico ma come vuole lui. E cioè vieti l’aborto, l’eutanasia e riconosca solo il matrimonio uomo-donna che produca i ragazzini e le ragazzine da mandare all’oratorio tra le amorevoli braccia del prete di turno, non si interrompa almeno una volta e dica: scusate il Papa deve andare in bagno, seguito dal suo maggiordomo che gli alzi la gonna, gli sposti un po’ di magliette per evitare che schizzi la tonaca bianca ed intonsa?
Cos’ha il serbatoio delle acque nere incorporato come i camper?
E’ solo una  mia curiosità, ma è permesso lasciarmi anche senza risposta, me ne farò una ragione.
Radio Popolare nell’edizione delle 7,00 ha trasmesso un servizio in cui si diceva che Viale Zara è percorso da centinaia di persone provenienti da tutto il mondo, anche dal Venezuela di Chavez, dirette al Parco Nord, dove già da due giorni o tre non si può più andare a correre o portarci i bambini, per andare all’incontro con il Papa.
Ci mancherebbe altro, siamo un paese laico ma libero, escluso l’aborto, l’eutanasia ed il matrimonio omosessuale la procreazione assistita o come cavolo si chiama la storia degli embrioni, è tutto permesso, anche le adunate cattoliche e la pedofilia clericale e non quindi hanno tutto il diritto di godersi la festa.
Ho studiato un anno dalle suore, qualche mese dai gesuiti e due anni dai salesiani, mi viene da pensare che se fossi rimasto con la fede di quei tempi, tra l’altro più subita che voluta, anch’io sarei corso al Parco Nord per trovarmi il posto migliore con provviste d’acqua, sigarette, e certamente vicino ad un wc chimico pronto alla bisogna. Ho sempre avuto una produzione di liquidi abbondante, non credo che l’entusiasmo provocato dalla vista del Santo Padre mi avrebbe bloccato la produzione.
Nonostante il mio distacco dalla fede, intorno ai 14 anni, non ho mai abbandonato l’abitudine di girare intorno agli oratori ed avevo le mie buone ragioni confermate pure da quello che mi è successo ieri.
Mentre ero fermo ad un semaforo rosso ha attraversato l’incrocio un folto gruppo di giovani provvisti di badge della manifestazione mondiale per la famiglia cattolica in mezzo al quale c’erano 4 o 5 ragazze veramente notevoli ed in modo particolare una ricciolina niente male con la quale mi sono lucidato gli occhi, nonostante la cataratta.
Sono sempre stato appassionato delle figlie di Maria ma solo se coetanee, a 18 anni ho smesso di girare intorno agli oratori. Sono tutta una contraddizione, a 10 anni volevo farmi prete, a 13 ho smesso di frequentare e di credere, ma devo avere sbagliato qualcosa, il proibito rende i vizi più piacevoli ed all’oratorio c’è sempre carne fresca in arrivo, avrei potuto essere un bravo parroco. Ho un ricordo veramente piacevole del buio delle sale cinematografiche degli oratori, esistono ancora?
Che bei tempi, per andare in bagno si aspettava la fine del primo tempo, poi ci si rituffava nel buio e si stava attenti a non essere scoperti perchè, a noi, era vietato.
Poi mi sono evoluto, al pomeriggio andavamo al cinema Loreto, il nostro Cinema Paradiso, la platea era leggermente in pendenza e per girare da una fila all’altra di poltrone erano consigliabili le catene, ci si divertiva un mondo senza nessun pretino che controllasse dove avessimo le mani e le mamme si preoccupavano perchè alle loro figliole veniva il braccio del tennista, inspiegabilmente. Avevano poca memoria, se si fossero ricordate cosa facevano da ragazzine avrebbero capito. Ci siamo passati tutti, quasi tutti.
Poca memoria l’ho anch’io, non ricordo uno dei film che ho visto al cinema Loreto, non guardavo nemmeno il manifesto che pubblicizzava il film in programmazione, per me era solo un problema logistico non avendo la patente e non sapendo dove andare per godere un po’ di intimità e scaricare gli ormoni della giovinezza.
Se qualcuno andrà al campo Volo di Bresso e vorrà togliermi questa curiosità gliene sarò grato, fatemi sapere se nel palco, dietro l’altare c’è un wc chimico altrimenti penserò che il Santo padre è un superman in tutti i sensi.
Buona giornata, spero che il tempo regga al meglio.

Tutti sanno chi è Don Gallo, un mito, Chi era Don Milani e la scuola di Barbiana , ma io vi racconto di Don Vittorino.


Ero ancora un bambino, abitavo in un paese della bassa veronese, ma ricordo tutto perfettamente.
Don Vittorino era un classico prete di campagna ma con un cuore ed un cervello in competizione tra loro e nessuno è mai riuscito a stabilire se era più grande il cuore o il cervello.
Era riuscito in una impresa inimmaginabile, girando di casa in casa, di fattoria in fattoria era riuscito a racimolare i soldi per costruire una colonia a Treschè Conca sull’altipiano di Asiago in modo che anche noi bambini di campagna, in prima fila i più poveri, potessero andare in montagna.
Ovviamente nel gestire al colonia gli davano una mano le suore e tutte le famiglie facoltose del paese partecipavano alle spese.
Noi, durante l’estate, potevano andare in colonia in montagna e per noi era veramente una festa, aggiungo che Don Vittorino non era asfissiante con le preghiere, le messe, ci faceva veramente passare vacanze indimenticabili, non per niente le ricordo ancora.
Improvvisamente la curia il vescovo, non so chi, fece sparire Don Vittorino dal paese non lo vedemmo più.
Rubando qualche parola da i discorsi dei grandi, dei nostri genitori, venimmo a sapere una cosa gravissima che Don Vittorino aveva combinato ed il motivo per il quale fu mandato via dal paese e gli fu tolta la colonia.
Dico subito che per noi le vacanze a Treschè Conca non furono più le stesse, ma questo  lo racconto dopo.
Il motivo per cui fu bandito dal paese,  non so se dalla chiesa, se fu spretato come si sul dire non lo so, l’ho saputo sentendo i discorsi dei grandi.
In paese c’era un uomo che era stato abbandonato dalla moglie con un figlio piccolo di due mesi, questo povero uomo, un contadino, voleva rifarsi una vita, trovare una donna che lo aiutasse ad allevare questo bambino ma era sposato, avrebbe dato scandalo, era inimmaginabile negli anni 50 un discorso del genere.
Uso, ovviamente le parole da adulto per raccontare la storia, ma la sostanza non cambia.
Una domenica, durante la predica della messa grande, Don Vittorino ebbe parole di conforto per questo povero uomo e arrivò a dire che la sua sfortuna nella vita non doveva diventare una punizione infinita, insomma secondo lui la chiesa avrebbe dovuto dargli il permesso di rifarsi una famiglia.
Nel giro di un giorno Don Vittorino scomparve dal paese, pochissimi erano al corrente di dove fosse ed in ogni caso non se ne poteva parlare se non sottovoce.
Persino le vecchiette degli anni 50 gli diedero ragione, anche se timorate di Dio.
Arrivò l’estate e noi bambini andammo i colonia senza Don Vittorino, ricordo che non si poteva fare domande, non se ne poteva parlare.
Poco più in alto della colonia c’era una casa di montagna ed un giorno uno dei più grandicelli tornando da una passeggiata correva come un assatanato gridando: ho visto Don Vittorino! Ho visto Don Vittorino! E’ in quella casa là, indicando con il dito.
Nessuna suora riuscì a fermare i bambini che con una sola voce dissero: andiamo a trovare Don Vittorino. Le suore non poterono fare altro che accompagnarci.
Don Vittorino si commosse, noi pure, ci abbracciò uno ad uno e ci disse di fare i bravi.
Noi eravamo felici, Don Vittorino c’era ancora.
L’inverno successivo la neve fece crollare il tetto della colonia e le donne del paese dicevano che era il castigo di Dio per avere mandato via Don Vittorino, la mano del Signore.
Ero già in crisi mistica, dubitante, mi limitai a considerare che alle volte le combinazioni del destino si sposano e quello fu un buon matrimonio,neve-tetto.
Chi l’aveva mandato via fece fatica a trovare i soldi per la riparazione, chi diceva si a Don Vittorino prima ancora che parlasse si inventò di tutto per non scucire una lira.
Nel tempo sono diventato laico, agnostico, ho smesso subito di frequentare chiese ed oratori, diciamo che a 13 anni il mio discorso con la fede era già chiuso.
Ma, Don Vittorino, me lo porto ancora nel cuore.
Ovviamente quello che io ho nel cuore non ha nessun valore, Don Vittorino dovrebbero averlo nel cuore il vaticano, i cardinali, i vescovi, i devoti, le pecorelle.
Insomma tutto il clero ed invece nel cuore hanno don Baget Bozzo, don Giussani, don Luigi Maria Verzè, la feccia insomma, alla quale si è aggiunto don Piero Corsi con il suo delirante discorso di Natale sulle donne.
I suoi concittadini e fedeli si sono ribellati, io lo ringrazio, altri dieci preti come lui e la chiesa farà la fine di Berlusconi.
Riveduto e corretto con l’attualità, don Piero Corsi meritava una citazione: Femminicidio? Colpa delle donne.

 

E poi dicono che i giovani non hanno più valori, ma non è vero. I giornali pescano solo nel torbido ma ci sono giovani che fanno volontariato, come Pier Moscagiuro.


I giornali si alimentano con il percolato morale della società italiana, studiano solo i letamai e ci sguazzano come maiali, prendete il caso dello scandalo della famiglia Bossi e di Rosy Mauro che non è l’utilizzo in proprio dei fondi della lega o il fatto che ci siano fondi in nero, questo succede in tutti i partiti, chi più chi meno.
Se vogliamo fare i pignoli il vero scandalo consiste nel fatto che il Trota, la Rosy ed il suo compagno abbiano trovato qualche istituto universitario privato disposto a vendergli una laurea, questa è la vera indecenza in tutta la vicenda.
Io vorrei vedere in faccia la commissione  che ha il coraggio di laureare il Trota ed inviterei i loro familiari, della commissione, a farli visitare al più presto possibile.
Come dice una canzone del mitico Fabrizio De Andrè dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior.
Ed i giornali che sguazzano nel letame, per vendere più copie, non hanno la sensibilità del grande cantautore, poeta oserei dire e se non fosse per me che ho scopiazzato al sua sensibilità nessuno si sarebbe accorto dello splendido fiore che è nato dal letame della lega e che nessuno ha messo in risalto.
Solo io l’ho notato questo splendido fiore, che mi ha fatto emozionare e che rivaluta del tutto la gioventù debosciata ed apolitica che la stampa di regime ci propina tutti i giorni per screditare una gioventù senza valori dedita solo alla coca ed al telefonino.
Ma si sa che le buone notizie non fanno notizia e, se non fosse per me, per la mia sensibilità, passerebbero inosservate.
Si sa che con l’avanzamento dell’età si diventa più sensibili, attenti ai particolari, una carezza acquista il suo, immenso, valore che nessun i-pad al mondo potrà mai eguagliare.
Ed è questo contrasto tra il virtuale dell’informazione, di regime, e la realtà della strada, intesa come vita reale, che ho notato l’animo splendido di questo giovanotto irriso e sbeffeggiato persino da un imbecille come Maroni, senza cuore, che dopo essersi reso colpevole di centinaia di morti immigrati e clandestini facendoli affogare in  mare si permette di sbeffeggiare un’anima candida come questo giovanotto che andrebbe citato ad esempio ai nostri giovani.
Dicono, ci fanno intendere, che il cinismo dei giovani impera, che l’odio verso la politica delle nuove generazioni è inarrestabile, ci parlano solo di indignati o del movimento di Grillo che demolisce la politica buona e cattiva, di Travaglio che si occupa solo dei bubboni e della cancrena politica e mai delle cose belle che la casta ci offre.
Ma esistono ancora giovani sani, con valori, con un diploma o una laurea ed il fatto che sia stata acquistata non toglie niente allo sforzo che questi giovani fanno per sentirsi accettati da questa società crudele che se non sono laureati entro i 28 anni sono considerati sfigati. Per forza si fanno comprare una laurea, io lo so cosa significa avere solo la terza media ed i sacrifici che ho fatto per diventare un Quadro, ma erano altri tempi.
Pier Moscargiuro, che per modestia si è dato un nome d’arte dimostrando una fantasia fuori del comune, infatti il nome d’arte è Per Mosca, tutto un programma se analizziamo il tutto in una maniera non superficiale.
So che non siete sensibili come me, non avete, poveri voi, la mia tenerezza ed il mio acume ed allora vi aiuto, dove volano le mosche? Sulla merda ed è qui che il giovanotto ci ha dato una lezione di solidarietà e di volontariato.
Che dire di un giovanotto di 36 anni che si dedica anima e corpo ad una signora sulla cinquantina per renderle felice la vita?
Che va solo ammirato, un esempio di volontariato  che io per primo dovrei imparare se solo avessi la metà delle capacità di questo figliolo. Tutti noi ci fermiamo al lato estetico, guardiamo la farfallina di Belen, il culo della modella, ignoriamo che la bellezza della persona è una cosa interiore che va ben oltre l’estetica, l’immagine, il trucco o photoschop che fa sparire la cellulite e snellire la figura.
Per Mosca ha fatto molto di più, è andato oltre l’orrido della natura, la cinquantenne decadente non baciata dalla fortuna della bellezza, una immagine che se la vedi tra il chiaro e lo scuro ti fa prendere un colpo, insomma diciamola tutta e senza che nessuno si offenda,  c’è chi nasce bello o bella e c’è chi nasce scarafone e lei lo nacque, come disse Totò.
Ve lo dico senza ironia per il semplice fatto che faccio parte degli scarafoni, anche se non so bene a quale livello, quindi in me non c’è nessuna invidia, solo un leggero ribrezzo per la signora Rosy Mauro, ribrezzo che al quale il bravo giovanotto è andato oltre dandosi al volontariato per scoprirne la bellezza interiore, culturale, dell’anima, della Rosy mauro dando una lezione a tutti noi ed a me per primo di una sensibilità superiore che non si ferma in superficie ma scruta il profondo dell’animo umano.
Ed è lì che ha dimostrato la sua grandezza, scavando nel fondo della bellezza interiore, culturale, dell’animo di Rosy Mauro.
E si è perso nel vuoto dell’assoluto.
P. S. Se qualche leghista non capisce, non ha capito il senso del post se lo faccia spiegare dai famigliari o dall’oggetto che attira, irresistibilmente, le mosche.
La Rosy Mauro è come la Corazzata Potemkim, la definizione migliore l’ha data il mitico Fantozzi: una cagata pazzesca!
Ed è questo che ha attirato Pier Mosca, meriterebbe la stima di tutti noi. 

Marchionne ha esposto a Monti il progetto del nuovo modello, top secret, che rilancerà la Fiat. La Duna turbo ad iniezione elettronica.


Gli stabilimenti saranno salvi e la Fiat si prepara a riconquistare il 37% del mercato interno ed il 1o,5 di quello europeo con un modello che si richiama ai bei tempi della 850 special e della 127, ieri Marchionne l’ha esposto a Monti il quale è rimasto sollevato nel constatare l’impegno che la Fiat nel progettare e costruire i 47 nuovi modelli promessi dal manager più bravo di tutti.
L’arma segreta per riconquistare il mercato e che salverà l’economia italiana ed avvierà la ripresa economica, non dimentichiamo che l’automobile, dopo la mafia, è la prima impresa italiana ed è conosciuta in tutto il mondo, è un nuovo modello che si richiama all’antico ed alle gloriose tradizioni degli anni migliori quando la Fiat aveva il 60% del mercato interno.
Tutti hanno rispettato la consegna del segreto, per non rovinare la sorpresa, ma l’ottimismo spruzzava da tutti i pori di Marchionne e del Presidente Monti, persino la Fornero si è lasciata andare a risate sguaiate dimenticando le lacrime di qualche mese fa.
Una iniezione di ottimismo che rilancerà il Paese e la Fiat tra le migliori case automobilistiche europee.
Nessuna anticipazione alla stampa ed alle televisioni, nemmeno a Quattroruote, ma il fatto di aver lavorato 28 anni con la Fiat come casa madre non sono passati invano, anch’io ho i miei informatori a Mirafiori e vi posso anticipare in via convenzionale e non definitiva le caratteristiche del modello che salverà la Fiat, i lavoratori e tutti noi dalla crisi.
Il nome è quello di una vettura che è stata una tra le più amate dagli automobilisti italiani, l’unica che è riuscita ad oscurare il mito della 500, dell’850 special e della 127  ed è destinata a superare le 8.800.000 unità di un altro mito Fiat, la Uno.
Farà parte del segmento B–, per adeguarsi a Standard & Poor, e si chiamerà: Nuova Duna.
Sarà equipaggiata con motori a iniezione e diesel di nuova generazione, l’avviamento a manovella per non avere problemi con la batteria ed avranno tutte il servosterzo e condizionatore, freni a tamburo anteriori e posteriori per dare un tocco di retrò che piace tanto nei momenti di crisi quanto quasi tutti ripetono come si stava meglio prima.
Da quello che ho capito è una vettura destinata ai giovani e proiettata nel futuro perchè nascerà con la leva del cambio corta, che non spunta dai sedili.
Per i più giovani una innovazione del genere non dirà niente ma per quelli della mia età sarà un ritorno alla giovinezza, ci riporterà ai tempi in cui tagliavamo la leva del cambio della 500 perchè dava fastidio quando si faceva all’amore, qualcuno come il sottoscritto l’ha tagliata pure nella 600. Insomma chi aveva tagliato la leva del cambio era un mandrillo invidiato dagli amici perchè era un segno evidente che ci sapeva fare con le ragazze.
Anni prima che l’automobile diventasse popolare succedeva con chi aveva il plaid sulla sella della vespa o della moto, era un segno evidente che ci davano dentro parecchio nei prati di periferia.
La vicenda dell’automobile  come alcova è stata immortalata anche nelle canzoni e nei libri, la mia generazione passava giornate intere al Parco Lambro con i sedili ribaltabili, anche se Vecchioni ha preferito immortalare  il parcheggio di San Siro e non il mitico Parco Lambro o l’Idroscalo, d’altronde Milan l’è un gran Milan e non poteva inserire tutti i parchi in una strofa.
Chi, della mia generazione,  non ricorda la struggente, bellissima,  Luci a San Siro e quella strofa che dice:
ridammi ancora la mia 600 i miei vent’anni e una  ragazza che tu sai. Era il 1971 e nel gennaio del 1972 è nato mio figlio.
Volete che non mi emozioni?
Coraggio, il nuovo modello della Fiat farà bene all’economia ed anche al morale, un inno all’amore.
Marchionne è un genio una ne fa e cento ne pensa, per fare milioni.

Io la suggerirei a Marchionne come colonna sonora per il lancio della Nuova Duna.
Io, appena sarà presentata, la prenoterò sulla fiducia.  

Non ho notato un movimento particolare in occasione dell’8 marzo, quest’anno. Forse le donne al posto della mimosa dovevano lanciare la farfallina di Belen, sarebbe stato un successone.


Io ho vissuto il 68 e tutta la battaglia per l’emancipazione femminile, più volte ho scritto nel blog che la mia generazione ha dato le chiavi di casa a tutte le ragazze, le donne che sino ad allora uscivano solo se accompagnate da qualche familiare o da un fidanzato ufficiale che subentrava al comando del padre e dei fratelli nel decidere cosa dovesse fare e cosa pensare.
Alle più giovani potrà sembrare un discorso strano ma le mie coetanee e quelle con qualche anno di più, specialmente nel profondo sud, capiranno al volo cosa intendo dire.
Non solo il padre ma anche i fratelli dominavano sulle donne di casa.
Passo spesso per maschilista ed infatti lo sono, un maschilista strano che ha fatto di tutto perchè la sua compagna fosse libera indipendente di pensiero, ho vissuto tutto il periodo del movimento femminista e mi ricordo di avere detto alla Mirè: il movimento di liberazione femminile non deve essere contro di noi, dobbiamo essere insieme, uniti, e dovrete starci vicino perchè avremo degli sbandamenti, delle cadute, 4000 anni di storia maschilista non si cancellano con qualche manifestazione.
L’emancipazione femminile l’abbiamo vissuta a braccetto, sono 41 anni che andiamo a braccetto senza rinunciare a nessuna discussione più o meno accesa, ci aiuta a capirci.
Ho molto da dire sull’emancipazione femminile, per me fraintesa e buttata nel cesso e questa mattina leggo un articolo di Elisa Bellardi che scrive quanto segue:

Qualcuno direbbe che è anacronistico parlare di lotte ora. L’emancipazione femminile nel 2012? Ma per favore, chi ha più voglia di sentirle certe cose? Ci hanno dato uguali diritti, si fa per dire. Del resto ci mancherebbe. E noi cosa ne abbiamo fatto? Accorciate ancora di più le gonne, non più per protesta ma per mostrare le gambe, al posto dell’uguaglianza abbiamo cercato il successo. Tutto finito, quindi. Tanto vale regalare una mimosa e non pensarci più.

Le donne oggi sono tutte belle, speciali, principesse. Un po’ come quando, qualche settimana fa, complice l’ormai celebre farfallina di Belen, la patriottica indignazione (di pari passo con una meno “nobile” pulsione) raggiungeva livelli stellari. È tutto un blablabla. Come se “la donna” fosse una granitica categoria senza vie di mezzo né sfumature. «Siamo così, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate, ma potrai trovarci ancora qui» cantava la Mannoia. Già. Molto poetiche le semplificazioni e spesso si avvicinano al vero, ma attenzione. Né veline né intellettuali, la verità non solo spesso sta nel mezzo, ma ha infiniti volti. Chi ha avuto la fortuna di avere una mamma o una nonna femminista conosce la profonda comunanza di intenti con cui erano unite alle proprie compagne di lotta. Altri tempi.

Ritengo che oggi, ancora più degli anni sessanta e settanta, l’emancipazione femminile sia più che mai attuale perchè ritengo che le nuove generazioni di fanciulle, tanto per essere chiari: la maggioranza, non abbia capito niente a meno che non riteniamo emancipazione farsi riprendere mentre si fa sesso a scuola o si mandano via telefonino le foto delle tette o della passera.
Quella non è emancipazione o libertà sessuale, è zoccolaggine della quale una volta maturate, sempre che si abbia la fortuna di maturare, ci si pente amaramente.
Il protagonismo da telefonino è misero, da sconfitte, ed anche la cultura e gli ideali che ci sono dietro all’emancipazione femminile sono messi da parte durante queste ricorrenze, consumistiche e maschiliste, di cui si riempiono i giornali, l’informazione, svuotate dei loro ideali e della stessa storia.
la maggioranza della ragazze di oggi non sa nemmeno perchè si festeggia l’8 marzo, per loro è una pizzata cone le amiche , una serata libera da fidanzatini, mariti, compagni e possibilmente, magari, un bel spogliarello maschile.
Per questo ritengo che se la società dei consumi, sempre attenta al profitto ed al fatturato, avesse sostituito la mimosa con la farfallina di Belen avrebbe sbancato il banco.
La suggerisco per il prossimo anno convinto che avrà più successo del burlesque.

8 MARZO, FESTA DELLA DONNA: DALLA MIMOSA AL BURLESQUE. GUARDA IL VIDEO

 Non  ho niente contro il burlesque, non ho niente contro quelle che ritengono di essere più emancipate con il perizoma o con la minigonna che fa vedere le mutande, sono riuscito a vederne tante di mutande sia con i pantaloni che con le gonne lunghe, è solo una questione di feeling, ma vorrei solo una cosa molto semplice, che si smettesse di associare l’8 marzo ed il suo significato a queste feste consumistiche e queste femmine da strapazzo che considerano libertà ed emancipazione una questione di centimetri.
Tra l’altro mentre la mimosa ha un significato ed un senso per tutte le donne la farfallina di Belen ha significato solo se sei 1,80 e di coscia lunga.
Dato che non è possibile garantire l’avvenenza per tutti, io sono uno di quelli che l’1,80 se lo sogna, cerchiamo almeno di far crescere il cervello se non possiamo far crescere il resto.Tutto qui. 

 

Si vocifera che la Standard & Poor’s si appresti a togliere la trilpa A al Natale. Non credo in Dio ma vorrei che ci fosse e li fulminasse con una saetta delle sue.


L’economia invisibile ed impalpabile ma implacabile dei grandi banditi investitori e parassiti, delle banche e dei governi loro complici, oltre a toglierci la  serenità nella lettura dei giornali, alludo a livello psicologico, nessuno legge più la Gazzetta dello sport tutti leggono i giornali economici per farsi del male, alla testa, già al mattino presto.
Oltre a subire la crisi reale nelle nostre famiglie, nella nostra vita nei problemi quotidiani ci dobbiamo sorbire l’eterno racconto di quanto va male ai ricchi investitori che perdono miliardi euro ogni giorno per via della borsa.
Non passa giorno che i giornali non titolino: bruciati 180 miliardi alla borsa di Milano, 250 a quella di Francoforte, 300 a quella di Hong Kong, dico io ma invece di bruciarli perchè non li investono per creare lavoro per i giovani?
Per azzerare i debiti che gli Stati hanno contratto con la finanza speculatrice e strozzina?
Adesso gira la voce che anche il Natale rischia di perdere la tripla A, mi aspetto un intervento vigoroso del Papa in difesa del Santo natale e di quello che rappresenta per miliardi di cattolici nei quali vivo immerso da quando sono nato.
Per me il Natale è una festa della famiglia forse perchè, nella mia, segue immediatamente il 24 dicembre giorno del mio compleanno, l’insieme di queste cose e l’attesa dell’anno nuovo fanno si che anche per noi, non credenti, questa settimana rappresenti la festa per l’antonomasia, l’attesa per l’anno nuovo speranzosi che porti qualcosa di meglio dell’anno precedente.
Gli ultimi anni hanno decisamente disatteso le nostre speranze ed è per questo che si vocifera che Standard & poor’s stia per toglie la tripla A al Natale, a ruota seguiranno le altre agenzie di rating, gli unici a non essere toccati dal taglio della tripla A sono i mussulmani che hanno un concetto delle banche totalmente diverse dal nostro, dal mondo capitalista occidentale.
Non so come la prenderà Borghezio, certamente Gesù Cristo, che è nato in una capanna, riscaldato dal bue e dall’asino e non nella villa dell’utilizzatore finale di quei tempi, se ne fregherà altamente e dispenserà amore e serenità a tutti quelli che credono in Lui, ed anche a quelli che non credono.
Non lo faccio mai, di solito me la prendo con le gerarchie vaticane e con il Papa che su questa capanna hanno costruito un impero, ma questa volta voglio anch’io spender due parole sulla figura di Gesù Bambino.
Credenti o no è, e sarà, il caso che prendiamo esempio da Lui, che pur essendo nato povero ed al freddo ha trovato il tempo di voler bene a tutti ed a maledire i mercanti nel tempio.
Prendiamo forza da questa leggenda, da questa che per moltissimi è un realtà realmente esistita e cerchiamo di volerci bene essere umano con essere umano, senza distinzioni di luoghi, razza e colore, cerchiamo di stare uniti tutti insieme per uscire da questo momento triste per troppe famiglie e disperato per i diritti di troppe persone nel mondo.
Un appello particolare alle signore in pelliccia ed ai loro mariti devoti che andranno alla messa di mezzanotte, alla ricca borghesia devota e parassita che sfoggia i loro gioielli davanti alla capanna di Gesù emblema della povertà, quest’anno non si limitino a chiedere perdono dei lor peccati, per avere evaso il fisco, sfruttato i loro dipendenti, investito in modo parassitario negli Stati riducendoli schiavi dei loro debiti e creando milioni di nuovi poveri, chiedano a Gesù Cristo un miracolo, visto che ci credono ai miracoli per una volta voglio crederci anch’io, all’uscita della Santa Messa di mezzanotte, appena nato Gesù bambino, magari anche sotto qualche fiocco di neve, li faccia uscire più umani, tolleranti, meno esosi e più equi, onesti e paghino le tasse in proporzione alle loro possibilità.
Allora sì che il Santo Natale avrebbe la tripla A, la decima A e le agenzie come la Standard % Poor’s non potrebbero togliergli niente  perchè l’amore per il genere umano, le persone, non ha prezzo ed ha una moneta che non può svalutare mai, la solidarietà.

Cara Beatrice ti scrivo tramite internet perchè mi hai emozionato, come se tu fossi mia figlia.


 Quello che successo sabato, intorno a te, ti ha sconvolta ed impaurita, ti sei sentita privata di un tuo diritto a manifestare pacificamente le tue ragioni per essere indignata che io, non posso dire tutti noi che potremmo essere tuo padre perchè non sarebbe vero, ma io condivido.
Forse abbiamo sbagliato noi, genitori, forse l’antipolitica imperante da poco prima che tu nascessi, hai solo 17 anni, gli errori individuali o di cricca di certa politica vi ha portati alla diffidenza, vi ha coltivati e cresciuti nella diffidenza ma la politica è una cosa seria, bella, sana se fatta nell’interesse della gente e dei più deboli.
Noi abbiamo molto rispetto della politica e crediamo che solo attraverso di essa, controllandola da vicino, si può raggiungere una vera democrazia e non scegliere, per disperazione, la strada della rivoluzione e della ribellione fine a sè stessa.
Il potere, cara Beatrice, è sempre stato così che sia stato di destra o di sinistra si è sempre difeso massacrando i dimostranti e gli oppositori, dal fascismo a Stalin, per stare sul recente.
A Reggio Emilia, il 7 luglio del 1960, le forze dell’ordine hanno addirittura sparato ai manifestanti e ci sono stati i morti.
Allora non c’erano i telefonini, telecamere, ed abbiamo avuto giustificazioni assurde, le forze dell’ordine hanno avuto la spudoratezza di dire che avevano sparato in aria, appoggiati dal ministro degli interni dell’epoca, per prendere una pallottola in fronte gli operai che sono stati uccisi avrebbero dovuto saltare in aria per oltre 10 metri. Cose da delirio propagandistico fascista.
Il movimento di allora, lavoratori, sindacati, oppositori politici prese l’abitudine di accompagnare le manifestazioni con un servizio d’ordine che difendesse l’ordine ed i manifestanti dagli esaltati e dalle stesse forze dell’ordine. Dagli stessi infiltrati delle forze dell’ordine, come poi ci ha raccontato Cossiga, inseriti nelle manifestazioni di protesta con il compito di creare, ad arte, la battaglia.
Si istruivano i compagni, i lavoratori, i partecipanti, a non accettare provocazioni di nessun tipo. Non sempre è andata bene ma spesso si, persino alle manifestazioni del 25 aprile che si tengono a Milano per anni si sono infiltrati dando la sponda ai centri sociali per creare il disordine.
Oggi, che tu ci creda o no, siete tra due fuochi, da una parte le forze dell’ordine del sistema, dall’altra i black bloc.
E’ per questo che dovete prepararvi e difendervi, chiedere aiuto e consiglio ai sindacati, ai partiti, che hanno esperienza secolare in queste situazioni su come muoversi e difendersi da chi vuole delegittimare il diritto costituzionale a manifestare il proprio dissenso.
Anche il Mahatma Gandhi per rendere forte il suo movimento pacifico, che faceva della passività e della disobbedienza civile la sua forza, ha dovuto istruire e preparare i suoi seguaci per arrivare all’indipendenza dell’India.
Non esiste un mondo pacifico e democratico consolidato, esistono forze ed interessi che sono contrarie ed antagoniste ed il potere, il sistema, la borghesia parassita e chi difende i propri privilegi ci sgruazza dentro da secoli più istruiti e preparati di voi.
Prima lasciano distruggere tutto per crearsi il consenso popolare, la massa che si abbevera ad informazioni interessate e di parte sino a condurla a chiedere un intervento più forte e deciso delle forze dell’ordine.
Infatti è quello che avviene, solo che non avviene durante le devastazioni, avviene dopo quando vanno a cercare qualche capro espiatorio minore, come il ragazzo dell’estintore che certamente non è un santo, o gli anarchici o i ragazzi dei centri sociali.
Beatrice, mai una volta che prendano un black bloc sul fatto, non è successo a Genova e non è successo a Roma, prendono dei violenti comuni o da stadio, che già conoscono e sono segnalati e monitorati, ma mai una volta che la polizia abbia fatto una conferenza stampa presentando a noi, cittadini comuni, black bloc arrestati in flagranza.
Sei giovane, intelligente, hai dei sogni e vuoi portarli avanti, chiediti a chi giova tutto questo, chi ha interesse che la situazione sia questa e ti si accenderanno molte ipotesi  e qualche lampadina, vedrai tutto più chiaro.
La politica è l’arte di governare le città nell’interesse del popolo, non è quello che vi fanno vedere in tv o che scrivono sui giornali ed è di questa politica che dovete appropriarvi ascoltando qualche consiglio da chi si è scottato prima di voi ed ha imparato la lezione.
Un abbraccio, Beatrice, buena vida a te ed ha tutti coloro che manifestano, si impegnano e lottano per il loro avvenire, ma non fuggite dalla politica, buona, è la mamma della Democrazia.
Senza la politica sana avremmo solo regimi. 

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