Il mio amico Walter era un personaggio che sembrava uscito da una canzone di Enzo. Dedicato ad Enzo Jannacci.


biciclettaWalter  era figlio di un falegname, in teoria anche Walter era un falegname se solo suo padre l’avesse trovato quando c’era da lavorare.
Si capiva dal triciclo sul quale viaggiava che era un falegname, un triciclo con il cassone più lungo di quello della foto che serviva per trasportare i mobili.
Walter ed io eravamo sempre insieme e ci chiamavamo l’articolo il. Io non arrivo al metro e settanta e Walter non so quanto fosse stato alto, so che nella foto del mio matrimonio la sua testa spuntava dal gruppo di almeno trenta centimetri.
Walter era il classico fannullone ma geniale, sempre impegnato in qualche progetto o avventura.
Intanto si inventò la prima discoteca, la falegnameria di suo padre.
Ogni domenica tutta la compagnia del bar si ritrovava in falegnameria con le ragazze, un giradischi ed un lento di Peppino Di capri, a Milano. Era un lento che serviva alla causa.
Le nostre passioni erano nell’ordine: ragazze, calcio, bere, fumare. Non so in quale ordine, forse era stabilito dalle circostanze. Nella compagnia c’erano due sottogruppi, quelli che e quelli che non, tutti però giocavamo a calcio.
Non avevamo grossi risultati e per diverse ragioni. Intanto non ci siamo mai allenati, come facevano altri e poi c’era un problema del calendario, si giocava alla domenica mattina e noi il sabato sera lo passavamo  a bere, fumare e con le ragazze che dovevano tornare presto, quelli che tiravano mattina eravamo noi.
La nottata di solito si concludeva scaricando davanti alle loro case, come un sacco, chi aveva vomitato durante la notte.
Difficile essere in forma per le dieci del giorno dopo.
C’era Beniamino, il bello della compagnia, Walter l’estroso, io con il faccino d’angelo, Giorgio il raffinato leggermente bradipo, si muoveva al rallenattore, Paolo il postino, Enzo il romano trapiantato a Milano,Vincenzo che accompagnava le nostre ragazze con il tram prima e con la moto dopo quando non avevamo voglia e facevamo i bastardi.
Ovviamente c’erano altri ma non ne ricordo i nomi, in questo momento.
La vera coppia di amici eravamo Walter ed io, spesso veniva a mangiare a casa mia ed alla decima volta si sentì in imbarazzo e volle ricambiare, mi invitò a casa dei suoi.
Abitava in ringhiera, come tantissimi in quei tempi, ci sedemmo a tavola ed il padre del Walter cercava di darsi un tono, non so per chi mi avesse preso ma lo capii poco dopo.
I miei vestiti erano puliti, in ordine, le scarpe pure, contrastavano con i vestiti del Walter colorati ed intrisi di colla, insomma sembravamo il figlio del borghese amico del figlio di un proletario.
Walter aveva un modo di intercalare che prevedeva una bestemmia ogni due, massimo tre parole e così fece pure quel giorno a pranzo.
Il padre era sempre più imbarazzato, sentire il suo figliolo bestemmiare come uno scaricatore di porto davanti ad un ospite così “raffinato” lo metteva in imbarazzo.
All’ennesima bestemmia non si trattenne e riproverò aspramente il figlio: Walter! Controles porco Di*!
Insomma, un po’ di educazione.
Per stare alla larga dalla falegnameria del padre, ed evitare continue discussioni, Walter prese l’appalto per montare gli armadi della Iag a domicilio. Il cliente acquistava in negozio e Walter provvedeva al trasporto ed al montaggio a domicilio.
Sono andato due o tre volte con lui poi lasciai perdere perchè  va bene fare stronzate all’idroscalo, vomitare dal cavalcavia di V.Le Monte Ceneri, ma  combinarle in casa della gente che aveva il tuo nome e cognome era da autolesionisti.
Una volta portammo un armadio in casa di una signora, bene, in Corso Sempione o Città Studi non ricordo, ascensore per le persone e montacarichi per la servitù.
La Signora come vide l’armadio disse, gentilmente, che non era del colore che aveva scelto,  lo aveva scelto più chiaro.
Walter non si perse d’animo e le disse: Signora scendo a prendere il materiale e lo sistemo subito.
Con dell’olio apposito provvide a darle il colore stabilito ed il lavoro andò per le lunghe.
Ad un certo punto la Signora disse che aveva una commissione da fare, ragazzi vi lascio soli voi andate pure avanti con il lavoro.
A Walter si accese la lampadina e comiciò a girare la casa in cerca di ispirazione per combinare qualche guaio dei suoi, trovò subito.
Sopra un meraviglioso tavolino c’era una scatola di legno intarsiato piena di sigarette, recuperò qualche pezzo di cartone svuotò la scatola lasciando solo le due file superiori.
Non so quante fossero, so che mise del cartone sotto e lasciò due file di sigarette in modo da farla sembrare piena.
Quando rientrò la signora il nostro lavoro era finito, ne fu entusiasta e ci diede pure una bella mancia.
Con la faccia tosta delle migliori occasioni ringraziammo e sparimmo al volo.
Un’altra volta consegnammo un armadio ad una ragazza che viveva da sola con la quale Walter ebbe pure una storia, era nostra abitudine cercare di unire l’utile al dilettevole, ed andò tutto bene sino a quando la ragazza non tirò in ballo la faccenda del tavolo.
Aveva comprato un bel tavolo antico ma aveva qualche problema alle gambe, traballava un po’ perchè non erano della stessa misura.
Ovviamente Walter si offrì per risovere il problema, ribaltammo il tavolo e si mise a prendere le misure delle gambe. Fuma, chiachiera, cazzeggia, taglia le gambe ma non erano mai della lunghezza giusta.
Andò a finire che a forza di tagliare le gambe il tavolo d’epoca diventò un tavolo giapponese, quelli che si usano per mangiare seduti sul pavimento.
Riuscì pure a convincerla che fosse di moda.
Walter andò a Londra per qualche mese, quando tornò portò cose nuove che avevano ulteriormente alimentato la sua fantasia.
Andavamo a ballare in un locale in P.le Martini, mi pare si chiamasse Santa Cruz ma potrei sbagliarmi, quello che è certo è che in quel locale fece  le prime prove un nuovo complesso con un cantante bravissimo, gli Area ed il cantante era Demetrio Stratos.
Allora non esistevano discoteche si suonava dal vivo e due volte alla settimana si esibivano gli Area.
Ma Walter era stato a Londra, aveva visto il futuro e fece una proposta ai gestori che accettarono.
Costruì un bancone di legno con una cupola di plexiglas, come aveva visto a Londra, e due giradischi.
Credo sia stato il primo bancone da dj, anche se non esistevano ancora.
Al mio matrimonio mi accorsi che non avevo la cravatta, mai comprata una in vita mia, ne recuperai una al volo nell’armadio dei miei fratelli e mi avviai alla chiesa.
Come mi vide Walter, c’erano tutti ovviamente ero il primo che si sposava, notò la mia impresentabile cravatta e disse: che cazzo di cravatta ti sei messo?
Chiamò tutti a rapporto e comiciò a guardare la cravatta di ognuno, scelse quella di Enzo la migliore e di seta, ci scambiammo la cravatta. Sin qui è tutto normale, tra amici, quello che successe dopo non è normale, è alla Walter.
Si usava durante il pranzo il taglio della cravatta da parte degli amici, avrebbero girato tra i tavoli raccogliendo offerte per ogni lembo tagliato, una scusa per tirare su un po’ di soldi.
Walter non ci pensò un attimo mi fece togliere la cravatta e la tagliò a pezzettini, Enzo non fece nemmeno in tempo a scambiarla con la mia e fu così che una cravatta di seta, non mia, mi rese un pochino di lire.
Dopo il matrimonio cambiai vita, per forza di cose, tra l’altro ero agevolato dal fatto che mi ero trasferito a Sesto e le visite al bar si diradarono, eravamo diventati uomini.
Certamente non siamo maturati perchè a Sesto si mise in piedi un’altra compagnia di malnatt, ma questa è tutta un’altra storia.
Walter ha sempre portato le scarpe da tennis, dai tempi in cui si chiamavano ancora, scarpe da ginnastica. Pareva strano vedere uno in giro con le scarpe da ginnastica, era Walter.
Seppi poi che ebbe qualche problema con la droga, tanti problemi con le donne e relativi figli, non so se trovò mai pace so che quando ci ha lasciato si era trasferito a Macugnaga, anche su Macugnaga ci sarebbe da raccontare, con la terza o la quarta compagna.
Mi fermo qui, ne verrebbe fuori un libro.
Ciao Enzo e grazie di tutto, senza dimenticare Giorgio e Beppe.

Se all’entrata del conclave ci fosse un body scanner atto a rilevare la condotta sessuale dei cardinali per eleggere il nuovo papa dovrebbero ricorrere a me che ho studiato dalle suore e dai preti.


Keith-Patrick-O-Brien-cardinale-conclave_650x447Forse stanno emergendo le vere ragioni per cui Benedetto XVI° si è dimesso da Papa, non solo per lo scandalo delle molestie sessuali ed omosessuali di preti e cardinali ma anche per le centinaia di vescovi, cardinali e papi stessi, compreso lui,  che li hanno protetti e coperti.
Se fosse vero che la masturbazione fa calare la vista si potrebbe anche credere che si possa inventare un body scanner che rilevi i comportamenti sessuali di ogni individuo, non solo dei preti, ci sarebbe da ridere installandolo all’entrata del conclave.
Da piccolo ero un discolo, ne combinavo in serie e non dovevo nemmeno pensarci la notte tanto mi venivano naturali.
L’anno scolastico era già iniziato, facevo la quinta elementare, e ne combinai una delle mie.
Dicevano la più grossa, tanto che coinvolse anche mio fratello che non c’entrava niente.
Non che fosse importante raccontarla ma è giusto per evitare che qualcuno pensi abbia ferito o fatto del male a qualcuno.
Trovai un portafogli di quelli a scatto con dentro 100, 180 mila lire, adesso non ricordo di preciso.
C’erano solo i soldi e nessun documento. In quei giorni combinazione volle che al mio paese ci fossero le giostre, e per me ed i miei amici fu una festa continua. Spesi tutto con i miei amici in frappè, autoscontro, sigarette da fumare di nascosto e mi comprai anche una carabina ad aria compressa.
Quello che fece saltare tutto fu il fatto che la tipa che aveva perso il portamonete lo disse al prete del paese che lo ripetè ai parrocchiani durante la predica domenicale.
Tutti quelli che ascoltarono, compresi i miei genitori, fecero 2+ 2 e capirono al volo come mai la mia compagnia ed io fossimo in perenne baldoria. Mio padre, in particolare, scoprì la carabina in casa e mi diede tante di quelle mazzate che le ricordo ancora adesso.
Non sapendo cosa fare, a scuola iniziata, pensarono di chiudermi nell’orfanotrofio del paese raccomandandosi alla suore di darmi una raddrizzata con testuali parole: noi con questo figlio non sappiamo più cosa fare.
Per stare ancora più tranquilli ci misero anche mio fratello che non c’entrava niente.
Le suore svolsero il compito assegnato con impegno e ferocia, mi davano delle botte intesta con il pugno chiuso ed il dito medio dolorosissime, sinchè esasperato non ne presi una a calci nel culo facendole fare tutto il corridoio in mezzo ai banchi della chiesa.
Però devo ammettere che non mi hanno mai toccato ambiguamente, solo mazzate decise.
Dall’orfanotrofio del paese passai ad un vero e proprio collegio dei salesiani, questa volta abbastanza lontano da casa e senza mio fratello, le medie le feci lì.
Ed è lì che gli ormoni hanno cominciato il suo lavoro, l’età dello sviluppo. Avevo un ritaglio di giornale con una fotografia di Anita Ekber con una tetta fuori e su quel ritaglio di giornale si masturbò quasi tutto il collegio.
La scoperta del sesso. Come diceva un mio amico c’è il sesso e la sessa ma questa non l’avevo ancora scoperta.
Quello che ho scoperto, invece, è che parecchi preti in particolare un ex missionario in Giappone ed un pretino che correva con le chiappe strette, che io chiamavo boccuccia di rosa prima ancora che cantasse De Andrè si parla del 59/60, molestavano i miei compagni di collegio.
Sarebbe da raccontare tutta perchè è divertente, ma verrebbe fuori un libro. Insomma in pochi mesi di collegio mi cambiarono letto tre volte.
La prima perchè non volevo dormire con le braccia fuori dalle coperte, antitocchettamenti.
La seconda per mettermi vicino al pretino che vigilava la camerata in modo che potesse controllarmi quando mi alzavo a fare scherzi di notte e la terza in una camerata di 6 posti per gestirmi meglio, si af per dire.
E’ lì che ho scoperto che il missionario toccava il mio amico.
Era stato operato di appendicite e durante la notte arrivò il missionario. Convnto che tutti dormissero si avvicinò al letto del mio compagno, infiloò le mani sotto le coperte e cominciò a chiedergli: ti fa male qui? No. Ti fa male qui? No.
Giuro che non capivo bene cosa stesse succedendo mi resi conto però che i toccamenti del prete non avevano niente a che vedere con l’appendicite, somigliavano di più a quelli che ci facevamo noi, da soli.
Non riuscii a stare zitto e dissi: non gli fa male dove lo tocchi tu, gli fa male dove gli hanno tolto l’appendicite.
Fui mandato in direzione, dove ripetei per filo e per segno come andarono le cose. Fui sospeso dalel visite festive dei parenti e pure per le vacanze di Pasqua. Fui l’unico allievo del collegio durante le vacanze di Pasqua, tutti gli altri le passarono a casa.
Già i miei non la pensavano molto bene su di me con questa punizione mi sputtanarono del tutto, per loro ero solo un delinquente.
Ma io avevo ragione. Così ragione che il missionario fu mandato in un altro collegio confermando, come sempre, che la chiesa non risolve il problema ma lo nasconde. Non lo estirpa ma lo coltiva in serre diverse.
Se ne avessi parlato con i  mie mi avrebbero preso a mazzate come quella volta dei soldi. I bigotti sono bigotti e la tua parola a confronto con quella di un prete vale meno che zero.
Adesso si che la gente ti ascolta, ti crede e che gli adulti si danno una mossa, allora no ti facevano passare per matto.
Sono sopravvissuto grazie al mio dna tosto, forse ho avuto anche fortuna, sicuramente anche da ragazzino ero un figlio di zoccola. Con tutto il rispetto di mia madre.
Se fossi stato un tenerone, uno come il mio compagno, mi avrebbero usato per la loro sporca libidine.
Vorrei specificare: non sporca libidine in quanto omosessuale ma esclusivamente in quanto pedofila. Adulti che approffittano di bambini innocenti.
C’è molta informazione sull’omosessualità del clero, la pedofilia, al punto che un papa si è dimesso per denunciare il problema, non abbiamo ancora aperto il libro riguardante le figlie di Maria ed il loro parroco e questo perchè, per la loro mente bacata, è più diciamo così naturale.
Altrimenti come cazzo farebbe un cardinale a fare un ragionamento del genere?
O’Brien: ha riconosciuto che la sua condotta sessuale “è scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”
Perchè, hanno degli standard?
Anche terrorrizzare i ragazzini che si masturbano con la minaccia della cecità fa parte degli standard?
Io ci scherzo ma c’è poco da ridere, se non hai fortuna ed una testolina forte questi ti distruggono il cervello, la vita.
E poi mi chiedono perchè sono ateo. Sono ateo perchè sono salvo. Ed ho fatto tutto da solo.

Berlusconi è in difficoltà, nonostante le favole che racconta, e manda un messaggio alla chiesa: A Vaticano e Cei dice: “Si ricordino quello che abbiamo fatto noi”. Io voglio dare una mano ai vescovi e scrivo un bigino.


indexI vescovi ed il clero tutto sono troppo impegnati contro le unioni gay, il sesso fuori dal matrimonio, gli embrioni e tutte quelle cose lì ed è probabile che sfugga alla loro attenzione quanto ha fatto il piduista per loro, nemmeno sul piano economico per via del fatto che anche il centrosinistra in fatto di privilegi al vaticano, alle scuole cattoliche e sul piano del fisco non si è fatto mancare niente ma, sul piano etico e morale ed è giusto che il Vaticano e la Cei ricordino tutto quello che la destra ha fatto per loro.
A partire dalla sua storia personale. Talmente vissuta nella grazia di Dio, per via delle zie suore, prima, e dall’alto esempio di vita poi che ha fatto dire a Don Baget Bozzo che è l’unto dal Signore ed a qualche altro come Don Gelmini o Don Luigi Maria Verzè che è l’uomo della provvidenza. Credo intendessero dire divina.
In modo particolare, Berlusconi, si è sempre distinto nella strenua difesa dei valori della famiglia cattolica, eternamente in competizione con i suoi alleati di allora, Casini, Fini e Bossi, nel fare la gara a chi baciava meglio la mano di qualsiasi vescovo o cardinale finisse nella loro orbita.
Il clou di tutto il loro impegno è stato il Family Day del 2007 quando i vescovi ed i cardinali fecero la ola al trio delle meraviglie che hanno oscurato Messi, Xavi ed Iniesta.
Era dai tempi di papa Alessandro VI che la chiesa non toccava il fondo della decenza, un Papa che gestiva direttamente i postriboli di Roma, e l’ha superato affidando gli oneri e gli onori del Family Day a quattro, dicasi quattro, divorziati.
Ho studiato dai preti, ma sono ateo, e quindi non me ne può fregare di meno delle fregole del vari Casini, Berlusconi vescovi e cardinali in merito al matrimonio che non vi separi sino alla morte e d ironia della sorte il mio viaggia verso i 42 anni senza nemmeno andare a messa.
Ma fosse solo questo penso che il Vaticano e la Cei con una confessione e quattro Ave Maria metterebbe tutto a posto, la confessione ed il pentimento sono la più bella invenzione della Chiesa Cattolica è grazie ad essa che depravati, delinquenti e reati si moltiplicano più dei pani e dei pesci. Potremmo dire: corri in chiesa in tutta fretta c’è un perdono che ti aspetta!
Nessuno paga mai per le sue malefatte o i reati, nemmeno i preti pedofili o comunque pagano solo i più sfigati e fuori dal giro dei privilegiati.
La doppia vita del piduista, alludo alla doppia famiglia una ufficiale e l’altra clandestina dal 1980 sino al 1990, che ebbe fine con il matrimonio civile con la Sig.ra Veronica che nel frattempo gli aveva dato tre figli senza che nessun vescovo o cardinale avesse da dire, anzi aveva pure un confessore personale che dimenticando Cristo gli dette una ripulita all’anima.
Infatti cambiò vita e divenne l’orgoglioso esempio che vantano le sue figlie: per noi è stato un esempio.
Dalle feste di capodanno con Craxi, Confalonieri ed amici di bagordi, veline incluse, è stato tutto un crescendo sino all’autentico fuoco d’artificio dell’esplosione mediatica quando tutto il mondo venne a sapere che frequentava prostitute a sua insaputa e fu battezzato utilizzatore finale da quell’autentico autore di satira che è il fido avvocato Mavalà.
Diciamo che la professionista in questione, tutto sommato, è la più onesta e fa il suo lavoro senza nascondersi dietro ad un dito.
Sono tutte le altre fanciulle dell’harem che l’hanno sommerso di frasi d’amore, ad ore, che fanno veramente schifo al genere femminile, quelle dei bonifici, quelle della marchette di lusso, delle Mini cabrio e degli appartamenti a gratis.
Una tribù di orgettine, innocenti, dato che la maggior parte di esse erano spinte a farlo direttamente dalla loro famiglia.
Una volta i padri sgridavano le figlie quando rincasavano tardi o frequentavano qualche tipo poco raccomandabile, oggi certi padri sgridano le figlie perchè frequentano tipi poco raccomandabili ma si fanno pagare meno delle altre.
C’è pure una mamma che ha chiesto alla sua orgettina: quanto ti dato? 6000 euro, la risposta, ma sono stravolta.
Eh per seimila euro ci si può stancare. Più o meno la sostanza era questa del dialogo tra madre e figlia, chissà quanta fatica avrà fatto la mamma per accontentare quel tontolone del marito e senza prendere una lira. Almeno la figlia si è rifatta, in tutti i sensi.
C’è stata pura la storia della simpatica famigliola che gli portava la figlia, minorenne, a domicilio e pare l’accompagnassero in letizia, come fosse una festa.
Non è successo niente, non pensate male perchè non ci sono le prove, la minorenne faceva il karaoke con il battacchio dell’anziano credendo fosse il microfono, ma non è successo niente.
E’ successo talmente niente che appena maggiorenne si è trovata proprietaria di alcuni appartamenti, probabilmente frutto di un karaoke particolarmente riuscito.
Poi c’è la storia della nipotina di Mubarak, stando alla maggioranza senza vegogna, del parlamento italiano la minorenne in questione era ritenuta la nipote di Mubarak.
L’unica cosa certa in tutta la faccenda,per la quale si attende una sentenza, è che la figliola puzzava e l’ha detto Emilio Fede che l’ha annusata da vicino.
Per chiudere c’è la bellissima storia d’amore per la quale auspico ci sia un nuovo matrimonio così la prossima volta che i vescovi lo inviteranno al family day potrà andarci con tre medaglie sul petto.
Tanto per non smentirsi, e per far contenta la figlia maggiore che ne è entusiasta,  la tipa in questione è tanto bella fuori ed ancora di più dentro. E’ bella come un calippo in un pomeriggio  estivo torrido.
A lui fare la parte del calippo è sempre piaciuto, come a tutti, sappiamo pure che dava i voti ed esaltava le capacità di qualcuna al punto tale da mandarla in parlamento. A nostre spese.
Sono poche righe per agevolare la memoria del Vaticano e della Cei per dargli una mano nella prossima impresa titanica, non vorrei che fallisse e non riuscisse a salvarci dai comunisti.
Ricordatevi che è talmente devoto che anche durante i festini non poteva stare senza suore. Essendo le zie passate a miglior vita, in paradiso,  ha dovuto provvedere la Minetti vestendosi da suora e con un crocifisso in mezzo alle tette per tenerlo al caldo come fecero il  bue e l’asinello.
Era il suo particolare presepe.

Vi sembrerà strano ma io credo alla Francesca innamorata e per due ragioni. La prima è che credo nell’amore e la seconda perchè io ho conosciuto Italo, che non è il treno di Montezemolo e Della Valle.


indexNon so come partire con questo post ma deve essere subito chiaro che da che mondo è mondo un vecchio che si accompagna con una che potrebbe essere sua nipote è una consuetudine alla quale abbiamo fatto l’abitudine, non scandalizza, mentre fa ancora impressione una anziana che si accompagna ad un giovanotto, diciamo che è un fatto più raro tantè che io ricordo solo la Borboni.
Detto questo la storia è piena di storie di giovani fanciulle che hanno perso la testa, in senso buono, per anziani dalla  personalità travolgente che le fa perdere letteralmente la testa.
Lasciando perdere i personaggi famosi come Chaplin, Ponti, Douglas, Picasso, Goethe, Pertini  e mi fermo qui perchè non basterebbe la guida del telefono.
Sono tutte storie di personaggi famosi che all’inizio lasciano qualche dubbio ma che il tempo ha confermato come storie vere ed ammirabili perchè si può dire tutto delle donne ma, quando amano, amano oltre ogni immaginazione o invidia popolare ed alcune sono arrivate al martirio per amore. Quindi massimo rispetto  e sulla fiducia io credo alla Francesca innamorata è una dei tanti casi di giovani che perdono la testa per il mito e quindi accettano anche l’uomo che lo rappresenta con tutte le sue debolezze.
Gli anziani che si accompagnano con le giovani sono di due categorie, quelli che perdono la testa perchè hanno avuto una giovinezza troppo seria, controllata e quindi fanno da vecchi le “fesserie” che avrebbero dovuto fare da giovani.
Si atteggiano a giovanotti e diventano patetici.
L’altra categoria è quella del maschio opportunista che ha usato, frequentato, le donne a freddo, tenendo sempre presente la gestione del rapporto e senza mai abbandonarsi del tutto ad esso. Quelli che hanno avuto tante donne e ne conoscono le qualità ma, soprattutto, le debolezze.
Insomma quelli che in qualsiasi situazione hanno in mano il volante.
L’unico dubbio che ho su Silvio è questo, uno che si è fatto l’esperienza sulle donne con le puttane difficilmente è in grado di apprezzare i valori, le sfumature, lo spessore delle donne innamorate.
Italo, invece, era un uomo di fascino anche se non era famoso. Era un uomo che stava bene aveva terreni, case, faceva il mediatore di un po’ di tutto, credo, bestiame, terreni, case ecc.ecc.
A giudicare dalla sua rastrelliera di fucili da caccia e dalla sua casa era certamente uno che stava bene, non era un attore o un personaggio famoso ma come tombeur de femmes era nei tre finalisti per il pallone d’oro.
Italo aveva sei figli, 4 maschi e due femmine, tutti avuti dalla stessa donna, Adele, che morì durante la guerra mi pare per menigite.
Rimasto solo a meno di 50 anni si prese in casa una giovinetta di Modena, nemmeno vent’enne, inizialmente credo per gestire i figli e la casa poi credo che la giovinetta in questione prese una tranvata e gli restò fedele per il resto della sua vita.
Subito dopo la guerra i figli di Italo si sposarono e nella grande casa rimasero solo Italo e la modenese, forse galeotta fu la solitudine resta il fatto che la ragazza, oltre che accudire la casa, accudì a tute le necessità di Italo e dei suoi ormoni.
Mi spiace, ma nonostante tutti gli sforzi non riesco a ricordare il nome della giovane modenese, mi scuso con lei ma la chiamerò modenese con il massimo rispetto.
Mentre la modenese accudiva l’orto, gli animali da cortile, una decina di cani e la casa abbastanza impegnativa Italo si fece una fidanzata a Lendinara, una morettona con i capelli lunghi che le arrivavano al sedere.
La trattava bene, arrivava con la sua 850 e suonava il claxon lei accorreva felice.
Le sue storie erano di una leggerezza e di una frequenza tale da non avere, quasi, un nome. Erano la mora, la bionda, e diverse tettone, aveva un debole per le tette e per il sedere che lo mandava fuori di testa.
Era anche un uomo spiritoso, esagerato delle volte, ricordo ancora quando fu ospite dei miei al lago, sul ramo di Lecco, ed appena sceso dall’auto di mio padre si trovò davanti a due seni di una signora, che dire prosperosi è poco, e lui non si trattenne dal dire che mai accoglienza gli parve più bella. Volle toccare, non credendo ai suoi occhi. Era la prima volta che la vedeva.
Devo dire che anche le mogli dei suoi nipoti valutò con quel metro e qualcuna ne uscì con un 30 e lode.
Era più spudorato di un givanotto arrapato. Una volta ammirò il sedere di una giovane donna e le disse: che bel mandolino! Lei con fare spiritoso, forse vedere quel vecchio arrapato la intenerì, rispose: purtroppo per lei non suona, presumo che intendesse dire che era fuori quota, troppo vecchio. Lui non si perse d’animo e di rimando, mi spiace, non avrei mai pensato che fosse già rotto.
Non ricordo la reazione della fanciulla.
Tornando alla vecchia, grande,  casa di Italo. La giovinetta di Modena nel frattempo si era fatta adulta mentre sembrava che per Italo il tempo non passasse, come le sue fregole, quindi oltre alle varie fidanzate sparse tra la bassa veronese ed il rodigino pensò bene di portarsene a casa un’altra che aiutassse nelle faccende di casa la modenese e per avere carne più fresca nel suo letto.
Sia chiaro che il  bastone del comando, per anni, rimase in mano alla modenese la quale però perse il posto a letto accanto a Italo.
Tutto procedeva con la massima serenità, tutto normale. Tutte lo accompagnarono sino all’ultimo giorno della sua vita.
Italo era un tipo un po’ particolare, nella sua cittadina c’è un viale molto largo ma corto dove c’è il bar centrale del paese, le banche ecc.ecc.
E’ viale a due corsie molto larghe centrali e due controviali ai lati, uno in un senso ed uno nell’altro. Italo percorse il viale contromano per decenni per andare al caffè e nessun vigile riuscì a convincerlo che avrebeb dovuto percorrere l’altra corsia.
Era ormai anziano e conosciuto da tutti, abituato da 50 anni a percorrere quella strada non ci fu verso di fargli capire che era un senso unico e lui lo prendeva dal lato sbagliato.
Alla bella età di 86 anni non si fermò ad uno stop ed un autocarro investì la sua 850. Fu ricoverato all’ospedale della cittadina e lì iniziò il calvario di tutte le suore, giovani, che assistevano i malati nel reparto ortopedia.
Per darvi una idea del personaggio basti dire che le suore dissero a mia madre: suo suocero ci da più problemi dei giovanotti con una gamba od un braccio ingessati.
Era in trazione con i pesi, credo per via del bacino, aveva una gamba ingessata ma le mani libere ed è con queste che toccava ogni suora che gli arrivava a tiro. Quando gli cambiavano il pappagallo dava letteralmente i numeri. Signora, le suore le chiamava così, con quelle manine chissà quante cose potrebbe fare… Ad alcune di loro fece pure proposte dirette: signora se viene ad abitare con me la faccio servire e riverire per bene. Abbiamo tutto, il bagno, la doccia, la lavatrice e due donne che fanno i mestieri. Venga a vivere con me.
Qualcuna gli rispose, scherzando, io sono già sposata con il Signore e lui rispose: le ho chiesto di venire a vivere con me non di sposarmi.
Insomma quando fu dimesso fu una liberazione per tutte le suore del reparto, tra l’altro quando era in via di guarigione e si poteva muovere non lo trovavano mai nel suo letto, era sempre nel reparto femminile a confortare le giovani ricoverate in ortopedia.
Qualcuna prendeva la faccenda con spirito, qualche altra si risentiva ed i parenti non è che apprezzassero molto l’invadenza del vecchietto arrapato.
Nonostante una vita così impegnativa trovò pure il modo ed il tempo per imbastire una storia con una americana conosciuta alle terme che perse letteralmente la testa. Gli regalò un orologio da tasca d’oro e di marca famosissima, un capitale, e per decenni gli scrisse lettere appassionate che lui mi fece leggere un giorno che gli feci compagnia.
Insomma, come potrei non credere all’amore sincero di una giovane donna affascinata dall’esperienza dell’uomo vissuto è ovvio che ci credo, l’ho vissuto da vicino, quasi in prima persona e quindi credo nella buona fede di Francesca, anche se mi fa tenerezza, mentre non mi convince per niente il edofilo, libidinoso rinsavito ed innamorato.
Italo Argisto, questo è il nome completo, era mio nonno. Anno di nascita 1891, ho il suo congedo originale del 30 dicembre 1918.
E’ fantastico che un anno orrendo, sotto tutti gli aspetti, come il 2012 termini, se ne vada, con una bellissima storia d’amore che oscura persino quella tra il principe William e Kate ma, quello che mi emoziona di più, è il fatto che Francesca piace molto a Marina.
E’ entusiasta della fidanzata di papà confermando quello che vado dicendo da tempo, Marina è peggio di suo padre.

Renzi dice che la nuova sinistra deve andare oltre e considerare l’imprenditore una opportunità per creare lavoro. Per questo sostengo che ci vuole riportare al 900′. Era pieno di bravi imprenditori.


novecento2Nel 900 erano quasi tutti proprietari terrieri che ospitavano fornendo l’alloggio i famosi mezzadri che oggi nessuno ricorda più ma, abbiate fede, ancora un decennio di capitalismo e tutti saprete chi erano.
Lo diventerete anche voi. Vorrei poter dire noi ma la mia data di nascita  me lo vieta, ma non è detto, magari ci arrivo anch’io. Con la differenza che ne sarò cosciente.
Il mezzadro curava la stalla, gli animali da cortile e coltivava i campi del proprietario terriero.
Faccio un preambolo, non sono uno storico sono solo uno che si è informato con qualche libro e con qualche film che ha trattato il problema, uno per tutti Novecento di Bertolucci.
Dico questo perchè probabilmente non sarò preciso nel particolare ma, certamente, nella sostanza del ragionamento.
Dicevo che i mezzadri, di solito erano famiglie imparentate e molto numerose, coltivavano le campagne dei bravi imprenditori, quelli con il calesse e le braghe bianche, ed al monento del raccolto dividevano al 50% con la proprietà.
Per chi volesse approfondire metto un link: Che cosa è la mezzadria.
Allora, ma quando toccherà a  noi forse non succederà, al momento della divisione la bilancia era quella del padrone, sembrava alla pari ma raramente lo era ed è in modo particolare nei calcoli matematici sul peso o il volume che avveniva la truffa, il padrone aveva studiato, mandato i figli all’università, i mezzadri erano analfabeti o quasi, pochissimi sapevano fare la loro firma.
Dovevano anche stare accorti perchè se il bravo proprietario terriero si irritava non rinnovava il contratto, perdevano casa, lavoro, galline, uova e sopravvivenza.
Di solito l’ 11 novembre segnava la fine dei contratti agricoli dei mezzadri e chi doveva abbandonare il lavoro ed i tuguri in cui vivevano, messi a loro disposizione dal buon cuore del padrone, faceva S. Martino, inteso come trasloco.
Io sono di origine veneta e nella bassa veronese quando uno traslocava non si diceva mai trasloca ma fa S. Martino, anche se non era l’11 di novenbre e la casa era di sua proprietà.
Questo per dire che l’obbligo di lasciare i loculi, non erano locali, che colpiva il mezzadro non accondiscendente o polemico era talmente frequente da chiamare il trasloco  S. Martino.
Spesso il S. Martino era senza una meta, era la disperazione di intere famiglie se non avevano trovato un altro padrone di buon cuore che li sfruttasse per un altro anno.
Non siamo molto lontani da ritornare a quei tempi, ovviamente tenendo presente i cambiamenti avvenuti in questi 200 anni.
L’unica cosa che non è cambiata è il capitalismo e se lo ha fatto è cambiato in peggio affinando la tecnica per mortificare, sfruttare, spremere il proletario con tecniche nuove, aggiornate, per aumentare il profitto, la rendita per ettaro o della speculazione.
I cinesi ci hanno preceduto, usano già il nuovo sistema di mezzadria, anche se non conoscono la nostra storia e quella delle nostre campagne se ne sono inventato uno tutto loro, in patria e fuori.
Ogni tanto viene fuori che in capannoni della Toscana, del nord est, nella ricca Lombardia ci sono decine di cinesi che lavorano 18 ore o più, dormono uno sull’altro in locali fatiscenti, luridi, messi a disposizione dal loro datore di lavoro, cinese ma anche no, che li spreme come limoni.
La stessa cosa avviene nell’edilizia, nei ristoranti, nell’agricoltura. Qualcuno di voi ricorda ancora la rivolta di Rosarno?
La raccolta degli agrumi, dei pomodori, dell’uva ecc.ecc. avviene ancora con lo sfruttamento di immigrati in nero, invisibili, ai quali non viene nemmeno messo a disposizione un tugurio, un tetto, devono arrangiarsi a vivere in baracche abbandonate senza luce, acqua e gas.
Non fanno più notizia ma esistono ancora.
Come ho già scritto più volte sono certo che esiste il bravo imprenditore, qualcuno l’ho pure conosciuto ma c’è un problema ed è che il bravo capitalismo non l’hanno ancora inventato e non lo inventeranno mai.
I più fortunati nel mondo sono quelli che hanno un governo socialista che condiziona il capitalismo, lo costringe a produrre ricchezza non solo per se ma anche per la collettività.
Nel sud America questa “rivoluzione” è già in atto ed è iniziata quando gli stati si sono liberati dalle multinazionali americane che li hanno depredati per decenni.
Per quanto riguarda l’Africa,depredata, non si tratta di decenni ma di secoli e poi ci meravigliamo se questi disperati africani sbarcano da noi nella speranza di un futuro migliore.
E’ da qualche giorno che ho la fissa di scrivere, far sapere, queste cose. Da quando ho sentito l’ex sindaco di Piacenza, quello che gestisce la campagna elettorale di Renzi, dire che la sinistra storica ha la fissa di combattere i ricchi chiedendo nuove tasse più alte e pretendendo il rispetto della Costituzione, mentre Renzi che è giovane ed intelligente considera la finanza, gli imprenditori una opportunità per creare nuovi posti di lavoro.
Dato che non specificano le condizioni, alludo a Renzi ed ai suoi, dato che constatiamo tutti i giorni che i nuovi posti di lavoro sono precari o a termine e sottopagati. Preso atto che Renzi ha un’ammirazione particolare per il più bravo manager di sempre Marchionne e ne stiamo vedendo i risultati, temo che Renzi non condivida il punto di vista della Cgil e men che meno quello della Fiom.
Oggi è il 30 novembre, 19 giorni dopo S. Martino, vorrei avvisare i nuovi mezzadri del futuro che avanza che se passa la politica di Renzi nel giro di un ventennio lavoreremo tutti nelle stesse condizioni in cui lavorano oggi i cinesi clandestini.
Il bravo imprenditore che ha simpatia per Renzi al punto da finanziare la sua campagna elettorale progetterà i nuovi stabilimenti, laboratori, officine, con dormitorio incorporato.
Compre le docce a schiera come quelle che c’erano in collegio o quando sono andato a militare.
Ovviamente ci sarà anche il refettorio, non la mensa dove bene o male si mangia, il refettorio dove si serviva la sboba.
Come la chiamavamo noi. La brodaglia.
Per me il nuovo che avanza è questo, mi auguro di aver preso un granchio colossale.

Più che un ricatto, la lettera di Lavitola a Berlusconi, è una confessione. Che Berlusconi fosse un corruttore lo sappiamo da decenni, ha fatto la sua fortuna con la corruzione. Da Berruti in poi, ma anche prima.


La lettera è una confessione delle malefatte che Lavitola ha commesso per conto di Berlusconi, come hanno fatto prima di lui Dell’Utri e Previti, solo che loro non hanno scritto una lettera, hanno incassato.
Per chi non ricordasse chi sia Massimo Maria Berruti è l’ufficiale della Guardia di Finanza che fece un controllo in Finivest durante il quale emerse non si sa cosa perchè Berruti si dimise dalla Guardia di Finanza e divenne un consulente Fininvest. Nel 1994 fu eletto alla Camera, fa parte del plotone di inquisiti e/o caondannati del Pdl.
Detto questo la lettera trovata nel pc di Lavitola ha fatto scoppiare un’altra battaglia tra Fini e Berlusconi, Fini ha accusato Silvio di essere un corruttore e Mavalà ha annunciato querele.
Quello che è strano è che Fini per accorgersi di che pasta fosse colui che l’ha sdoganato dal fascismo abbia dovuto attendere di essere attaccato sul piano personale con la casa di Monaco ed il cognato.
Se io, che sono un povero cittadino comune nemmeno tanto istruito, ero al corrente dal 1982 che Berlusconi era iscritto alla P2 sin dal 26 gennaio 1978 con tessera N° 1816, trovo strano che Fini non ne fosse al corrente.
E’ in politica da quando io, che ho 64 anni, avevo le braghe corte.
E’ vero che io compro dei libri e nel 1983 comprai un libro di Gianfranco Piazzesi: Gelli. L’ho ancora nella mia libreria.
In seguito mi feci una cultura su come il bravo imprenditore, più tardi nominato da qualche suo amico cavaliere del lavoro, su come costruì prima a Brugherio è poi la famosissima Milano 2.
Con i soldi della Banca Rasini. Una banca senza sportelli della quale era direttore il padre di Berlusconi in odore di mafia, pare che riciclasse i soldi delle cosche nel nord Italia.
Una grossa mano, al cavaliere, la diede anche la Cariplo nel web è pieno di articoli che ne ricostruiscono la storia, come racconto in questo post:

Una volta, con le minorenni, si limitava allo scippo di ville.Con l’aiuto di Previti

Quello che fatto Lavitola per conto di Berlusconi ormai è storia, si lamenta pure che il finanziamento di 400.000 euro per L’ Avanti, un giornale che vende 3 copie, altro non era che un rimborso dei soldi versti a De Gregorio.
Sappiamo già come e perchè cadde il governo Prodi, oltre alla responsabilità di un elettorato cieco, sordo, non informato, che ha seguito il flauto magico irresponsabilmente, vi furono episodi di corruzione continua. Compravendita di senatori come fosse il mercato delle vacche di qualche fiera di campagna.
Io non so se Lavitola sia un genio del male, per fare il bandito ci vuole un minimo di cervello anche se bacato, ma sono certo che nè a Previti nè a Dell’Utri passerebbe mai per la testa di scrivere una lettera che , in pratica, è una confessione.
Lavitola, mi perdoni, ma lei è poco attento, forse è troppo preso dalla bramosia dei soldi.
Non lo sa il motivo per il quale Berlusconi e Dell’Utri considerano Vittorio Mangano un eroe?
Perchè tenne la bocca chiusa sino alla fine.
Blocco immediatamente la sua obiezione: Mangano non sapeva scrivere, su questo ha ragione.
Ma Berlusconi e Dell’Utri hanno detto che Mangano i messaggi li mandava ugualmente, dei pensierini diciamo data la cultura del personaggio e per scriverli usava le bombe.
Lei, la bomba, l’ha messa nnell’hard disk del pc.
Il contenuto della lettere trovata nel pc di Lavitola lo trovate nel web, è solo una conferma di quello che tutti sappiamo già, l’unica novità è che dopo le orgettine anche Lavitola accusa berlusconi di essere irriconoscente.
Strano, di solito è di manica larga, basta chiedere a Previti, Dell’Utri, Mills, Berruti.
Forse Mavalà li citerà a testimoni a discarico, purtroppo Don Verzè ci ha lasciato altrimenti avrebbe testimoniato anche lui di quanto sia grande come filantropo Berlusconi.
Per completare l’operetta, il delirio nel quale ci costringono a vivere, ci manca solo che trovino una lettera nel pc del Card. Bagnasco, il moralizzatore dell’ultima ora, dove elenca tutti i servizi che il vaticano ha messo in atto per sostenere prima Berlusconi e poi la Polverini.
Guai se avesse vinto le elezioni del Lazio la Bonino favorevole all’aborto. Fortunatamente per impedire lo sfregio alla religione cattolica ha dato una mano pure il centrosinistra.

Giovani, rincitrulliti dalla propaganda di regime, non ditemi più che la vostra rovina è dovuta ai privilegi delle generazioni precedenti. Informatevi e smettetela di dire fesserie.


Qui vi metto un esempio del modo di ragionare dei giovani di oggi, non tutti per fortuna.
Dialogo in un sito, sotto la risposta scelta da chi ha fatto la domanda.

Secondo voi le generazioni nate negli anni 60/70 hanno rubato il futuro a noi giovani ?

Per me SI, hanno vissuto per decenni sopra le loro possibilità, la colpa io l’attribuisco alla società in generale, che ha continuato a spendere e pretendere più di quello che poteva permettersi e oggi noi giovani siamo senza speranze, senza futuro, i sacrifici oggi li dovrebbero far loro per permettere a noi giovani di vivere almeno una vita che si avvicini a quella vissuta da loro.

Miglior risposta – Scelta dal Richiedente

Perfettamente d’accordo con te, ma sbagli di qualche decennio: le generazioni che realmente hanno vissuto in maniera sconsideratamente consumistica ed abusando di tutto ciò che gli veniva dato sono quelle precedenti: quelle che hanno prolificato durante il boom economico, ovvero quelle nate tra gli anni 40 alla fine dei 50.
Quelli che citi tu sono le persone che adesso hanno dai 30 ai 45 anni circa, e ti garantisco che nella media sono quasi tutti messi male come le ultime generazioni.
Lo spreco, lo scempio è stato fatto dagli attuali 60/70enni!

Ora, è notorio che la mamma degli stupidi è sempre incinta ma qui, nonostante la pillola, i preservativi, le conquiste delle femministe sulla maternità consapevole c’è una epidemia di cretini da fare spavento.
Premetto che la colpa non è loro, è nostra, come genitori o nonni non abbiamo saputo trasmettere l’informazione e la storia dei fatti. Delle nostre conquiste.
Insomma gli imbecilli li abbiamo allevati noi, alcuni si fanno mantenere dai nonni o dai genitori sputandogli pure addosso.
Intanto il 90% dei giovani non sa nemmeno di che anno è lo Statuto dei Lavoratori, l’Art. 18 e non sanno nemmeno quanto sono costate ai loro genitori ed ai loro nonni le conquiste degli anni 60/70 che loro, oggi, si fanno scippare dal sistema.
Possono cercare nel web, invece di scrivere cazzate come quelle che ho pubblicato sopra, ci sono ampi documenti storici e fotografici che documentano il periodo delle lotte, delle conquiste.
Alle giovanette di oggi, la maggioranza perchè c’è anche una minoranza consapevole e documentata, fortunatamente.
Dicevo alle giovanette di oggi sempre pronte ad avanzare i loro diritti di libertà ed emancipazione, ovviamente sul piano sessuale e non sul diritto al lavoro, voglio raccontare loro quello che le loro nonne e le loro mamme non hanno raccontato per non rovinargli la vita con la cruda realtà dei fatti  e lasciarle eternamente nel mondo delle favole, del virtuale con tanto di cellulare collegato con internet per mandare sms e scrivere stronzate 24 ore su 24.
Le loro mamme, le loro nonne, le loro bisnonne, quando avevano la fortuna di avere un lavoro e rimanevano incinta per non perdere il posto si fasciavano la pancia per non essere licenziate immediatamente.
Così facendo rimandavano, tra una vomitata ed una nausea, di qualche mese il licenziamento e lo posso dire perchè c’è passata, insieme ad altre milioni di donne, pure mia moglie.
Ai giovanotti da aperitivo, da discoteca, che un giorno si e l’altro anche scoprono l’ambiente e l’ecologia dico solo che negli anni 50 il problema principale non erano i fumi degli altiforni, che respiravano, ma avere almeno un paio di scarpe anti infortunistica con la punta di ferro per non bruciarsi le dita con gli schizzi di acciaio rovente.
Il resto andatevelo a cercare nel web, chiedeto alle Camere del Lavoro che hanno archivi documetati sulle lotte operaie, il diritto alla sanità ed alla maternità.
Quindi, non rompete più i coglioni con sparate alla cazzo sui privilegi di chi con sudore, lacrime, sangue, lotte e scioperi che sono costati sacrifici anche alle famiglie si è conquistato una pensione, dei diritti, che adesso voi vi fate scippare.
Questo sarebbe il meno, se non si è forti e compatti si viene sconfitti dal capitalismo e dal regime economico e noi lo sappiamo bene perchè abbiamo lottato per anni riempiendo tutte le piazze, quello che è peggio è che vi siete fatti lavare il cervello. Soltanto un poveretto, un idiota, può scrivere una cosa del genere:
i sacrifici oggi li dovrebbero fare loro (riferito alle generazioni precedenti) per permettere a noi giovani di vivere almeno una vita che si avvicini a quella vissuta da loro.
Dimostra di avere una ignoranza abissale, non solo del passato ma anche del presente.
Come ho già detto le nostre conquiste hanno avuto un prezzo salatissimo, l’ho scritto sopra , e come se non bastasse oggi ci troviamo a fare welfare famigliare a figli e nipoti vittime della crisi, quando sarebbe il momento di goderci la vecchiaia ed i frutti dei nostri sacrifici.
Fortunatamente non siamo, noi anziani, non sono, i giovani, tutti così. Ma per la maggioranza gli anziani sono senza memoria e quindi non possono trasmettere niente. I giovani non hanno conoscenza, non sanno, il pc ed internet lo usano per chattare e per vedere i filmini porno, giustamente in un certo senso ma, se volessero, prima di scrivere cazzate sui privilegi delle generazioni precedenti dovrebbero documetarsi su come li hanno conquistati, ammesso che siano privilegi, e quanto sono costati.
A me sembrano polli d’allevamento alimentati con il mangime dell’ignoranza, allevati ed annebbiati dal sistema sino al punto che gli danno pure ragione.
Con questo ho detto quello che avevo da dire, se volete rimanere nell’ignoranza fate voi, aggiungo solo una cosa che ho letto, tanti anni fa, nella prefazione del Capitale di Carlo Marx:
Il sapere, anche senza speranza, è da anteporre all’ignoranza che si nutre di illusioni e falsità.
Io ho scelto il sapere, voi la seconda. Il sapere è conoscere le cose, i fatti, la storia. Anche se non si parla o si scrive in italiano perfetto. Conoscere la sostanza della vita.
Buona giornata, auguri per il vostro futuro.
Qui non stamo parlando di pensionati baby, alimentati dal regime clientelare e capitalista per conquistarsi voti e governare per 50 anni. Stiamo parlando di persone che si sono fatte 43 anni di lavoro, molti di fabbrica o in edilizia e sono arrivati alla pensione meritatamente e non per donazioni di qualche ente di carità.
Chiaro?

La gente comune dell’Emilia Romagna è avanti anni luce. La Sig.ra al Tg3: me ne frego se il governo aiuta noi e quelli che verranno?


Che in Emilia Romagna ci sia uno zoccolo duro di persone solidali e sinceramente democratiche è fuori discussione e l’ennesima prova l’abbiamo avuta oggi, al Tg3, persone che vanno oltre l’interesse immediato e personale per avere a cuore gli interessi degli altri, di tutti gli altri.
Monti è andato in visita nei luoghi del terremoto ed ha subito una piccola contestazione, che aveva i suoi buoni motivi perchè, presi dall’immediato tutti abbiamo dimenticato che questo governo sta facendo una legge che scarica le calamità naturali sulle regioni permettendo nuove imposte sulla benzina o altro per affrontare i disastri dei terremoti e non solo.
Questo significherebbe che lo Stato scarica sulle regioni il suo dovere di aiutare le vittime di eventuali disastri, evidentemente i professori di economia sono in grado di aiutare solo le banche.
Questa legge è anche odiosa per un’altra ragione, la discriminazione tra regioni ricche e povere, di solito le più colpite, perchè se le ricche regioni del nord potrebbero anche sopportare il peso di una situazione del genere dubito che Basilicata, Marche, Abruzzo e qualche altra possano fare lo stesso.
Solo da una Signora dell’ Emilia Romagna, educata e convinta della solidarietà tra cittadini, fiduciosa dell’amministrazione pubblica e nello Stato poteva rilasciare una dichiarazione del genere così altruista e di buon senso che evidentemente politici e governo non hanno.
Essendo informata della legge che il governo sta discutendo la Signora in questione, pur essendo coinvolta in prima persona in questa disgrazia, prima di pensare al proprio interesse ha pensato all’interesse degli altri dando prova di un altruismo che vent’anni di berlusconismo e di xenofobia razzista della lega avevano cancellato dalle nostre teste e dai nostri cuori.
Siamo tutti impegnati nei cazzi nostri, vediamo solo i nostri problemi e siamo incapaci di provare non dico un minimo di pietà per gli altri ma almeno un minimo di solidarietà che vada oltre l’egoismo. Uno schiaffo ad un popolo che ha dimenticato la base della convivenza civile, la solidarietà.
Me ne frego se il governo ci aiuta, e quelli che verranno?
Siamo ad anni luce dai deliri dei leghisti, dal forza Etna al tifo per le alluvioni ed i terremoti del sud.
Qui siamo tutti al sud della decenza, dell’etica, della morale, della solidarietà, manchiamo di civiltà.
Mi inchino davanti alla Signora, spero che l’abbiano notata in tanti e ne abbiano tratto una riflessione.
Che persone vogliamo essere, come i leghisti o come la Signora?

Anziana, sola, messa bene economicamente con qualche problema di testa. Fortunatamente il buon cuore della vicina è stato fermato in tempo.


Dicono che si raccoglie ciò che si semina ed è impossibile derogare da una regola del genere salvo che non si tratti di umani e subentri un minimo di pietà, il perdono.
Anziana, sola, benestante, qualche problema di testa, una cagnolina, separata da un marito benestante con un cuore grande ha casa sua e qualche soldo di scorta.

Una figlia all’estero che, contrariamente al padre, non ne vuole sapere ed ha le sue buone ragioni, diciamo che non tutti sono brillanti come suo padre, l’ex marito della signora in questione, che si è limitato alla separazione ed a mantenerla.
Una signora di una certa età l’aiuta in casa, le porta fuori la cagnolina, l’accompagna in qualche passeggiata perchè il bastone non basta.
Poi c’è un giovanotto che di professione fa il badante a ore che per arrotondare le porta giù la cagnolina al mattino e la spesa a casa.
La malattia peggiora e l’impegno di chi l’aiuta aumenta in proporzione senza nessun interesse.
Improvvisamente una vicina di casa si accorge del problema e le diventa amica, ne conquista la fiducia e con essa le chiavi di casa.
Per prima cosa fa tabula rasa della signora che l’aiutava e del giovanotto che le porta la spesa a casa, per sicurezza conserva in casa sua i documenti delle proprietà e del conto in banca, anzi decide di aprire un conto in comune per le piccole spese.
L’ anziana, riconoscente, accetta. Si sente protetta, ha molta fiducia in questa persona così disinteressata da farle fare un’operazione dietro l’altra del tutto inutile, la porta a fare le visite e l’aiuta a farsi ricoverare in ospedale.
Quasi come se avesse recuperato la figlia persa trent’anni prima per colpa sua, se non altro si sente protetta ed amata.
Poi arriva una lettera da un avvocato dove la signora in questione chiede di essere nominata tutrice della signora ed ovviamente dei suoi beni, giusto per l’interesse dell’anziana signora leggermente fuori di testa.
Lei non capisce cosa vuole questo avvocato, non ha problemi con nessuno e decide di chiedere informazioni al giovanotto che da oltre un decennio le porta la spesa a casa e l’aiuta con la cagnolina, la posta ed altre faccende.
Lui, lo conosco personalmente, è una persona squisita ed invece di mandarla a quel paese si legge le carte, fa qualche domanda e capisce tutto al volo: circonvenzione di incapace.
Immediatamente si reca nell’appartamento della signora di buon cuore, mi ricorda Previti con la Marchesina Casati, si fa consegnare i documenti della casa e fa chiudere immediatamente il conto corrente in comune.
Aggancia la figlia all’estero e le spiega la situazione e finalmente, dopo trent’anni, la figlia accetta che qualcuno le parli della madre, ascolta in che condizioni si trova e si rende conto che, forse, è il momento di lasciare da parte il rancore.
Non sa per quanto tempo ne ha ancora, la mamma, ed accetta di rientrare in Italia per vedere cosa si può fare per metterla al riparo, al sicuro, economicamente non ci sono problemi ma sul piano organizzativo si deve fare qualcosa.
Il 30 di questo mese sarà a Milano, non so se accetterà di incontrare la madre ma certamente incontrerà quel signore che si è dato da fare per metterla al corrente della situazione e deciderà cosa fare.
Ogni tanto si leggono notizie di anziani raggirati ai quali portano via soldi, valori, case.  Sembra impossibile per chi è giovane e ragiona che si possa cadere in trappole del genere ed invece succede, anche ai più giovani, di essere raggirati quando si è in difficoltà psicologica o emotiva.
Purtroppo non a tutti capita di conoscere una persona onesta, limpida, pulita, che invece di approfittarne  si impegna in modo disinteressato ed esemplare.
Non se la passa bene, salta da un anziano all’altro per tirare la fine del mese, ed una occasione come questa, se fosse stato un bastardo, l’avrebbe sistemato per anni.

Ebbene si, esistono queste persone e la cosa più bella non è che le ha salvato il capitale, la casa, ma che ha cercato in tutti i modi di farle recuperare il rapporto con la figlia.
Ne va fiero. Questa mattina mi ha chiesto se poteva confidarsi con me, posso dirti una cosa, mi ha chiesto ed io ho risposto certo, dimmi.
Mi ha raccontato i fatti e l’ho lasciato parlare sino alla fine. Quando è arrivato a dirmi che la figlia sarebbe tornata in Italia gli luccicavano gli occhi, era tutto orgoglioso ed io ero felice per lui e per me che l’ho sempre considerato una brava persona.
Alla fine gli ho detto che sapevo già tutto, esclusa la parte della lettera dell’avvocato, sapevo che la tipa aveva fatto tabula rasa intorno all’anziana sola ed ammalata e che si faceva passare dei soldi, ci marciava. Quando la notizia è un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale, vola veloce di bocca in bocca. Parole del grande De Andrè.
Ad
un certo punto, nella sua ingenuità, mi dice che c’è una cosa sola che non sa spiegarsi, come  una figlia possa stare per decenni senza avere, volere, notizie della madre.
Sapendo la risposta ho cercato di tergiversare, avrà le sue buone ragioni, ma il tarlo non lo abbandonava e notando un sorriso un po’ strano sul mio volto mi ha chiesto: tu lo conosci il motivo?
Ebbene si, lo so, non è piacevole da dire ma l’ho detto, sono passati tanti anni e forse siamo vicini alla fine della storia ed allora ho pensato di soddisfare questa curiosità alla quale non riusciva di trovare risposta. Capisce che una persona cerchi di approfittare di qualcuno con problemi psicologici, non la stima ma si rende conto che succede anche questo, è l’atteggiamento della  figlia che lui non riesce a spiegarsi ed allora gliel’ho spiegato io. La madre si è fatta il suo fidanzatino e da allora lei è andata via da casa, all’estero.

Per me il motivo è più che valido per lui un pochino meno, sono passati trent’anni, magari la perdona è stata la risposta.
Esistono anche persone così.

Vietnam. Va bene che Murdoch è fascista, ma il documentario su Sky è un insulto all’intelligenza umana, all’Uomo.


Ho visto su Sky on demand un documentario di 83 sul Vietnam, la guerra come non l’avete mai conosciuta raccontata da che c’è stato.
Sky on demand è bello perchè non c’è nessuna interruzione, lo puoi registrare e rivedere senza pubblicità ed io sono stato attirato dal titolo perchè nel 1975 avevo 26 anni e festeggiai insieme a tutto il mondo democratico la vittoria di Ho Chi Minh.
Il Vietnam ha influito molto nelle mie scelte ideali e la guerra la seguivo dal 1970 anche se è cominciata nel 1964. Ovviamente non mi aspettavo un documentario alla Apocaliss now, ma nemmeno un delirio del genere.
Il documentario è in tre parti e, per adesso, ho visto la prima che va dal 1964 al 1969. Insieme a spezzono di girato originale ci sono degli spezzoni, secondo me, tratti da film ed è raccontato in prima persona da reduci ancora viventi e che sono rimasti esaltati come quando si sono arruolati per fare la guerra al comunismo e portare, con il napalm, la democrazia nel mondo.
Già il fatto che a distanza di tanti anni questi protagonisti non abbiano fatto una riflessione sui fatti ai quali hanno partecipato la dice lunga sulla destra americana, bianca e nera, che ha solo una certezza: tra  buoni e cattivi i buoni sono comunque e sempre loro.
L’unico momento di sincerità si riferisce al racconto, sempre di un reduce, di quando avevano qualche giorno di permesso, di libertà, dove hanno inquadrato delle bellissime ragazze vietnamite insieme a giovani soldati americani lasciando intuire che lì c’era la festa prima di tornare al massacro. Fiumi di alcol a disposizione per dimenticare quello che hanno visto, da protagonisti, e per trovare il coraggio per tornare allo sterminio di massa.
Per il momento di coca o di marijuana non ne hanno parlato, sappiamo che per affrontare la distruzione di interi villaggi e puntare la pistola alla testa di un ragazzo, una ragazza, ci vuole un coraggio sovrumano o una disperazione assoluta.
I vietnamiti si difendevano come potevano con la guerriglia e nascondevano la dinamite nei sacchi del riso in modo che quando gli americani davano l’assalto al villaggio, infilando la baionetta ovunque, saltassero per aria.
Per sentire parlare di napalm da uno dei protagonisti ho dovuto aspettare quasi un’ora di racconti epocali di eroi liberatori dal comunismo, come nelle Filippine dove hanno mantenuto un dittatore per decenni, insomma ancora una volta i bravi giovani americani si sacrificavano per la democrazia mondiale. La loro.
Il tipo che ha parlato per primo del napalm si è commosso ricordando due suoi compagni che sono morti colpiti dal fuoco amico, almeno questo l’ha riconosciuto, due bombardieri lanciavano le bombe al napalm ma il primo ha lanciato troppo presto ed ha bruciato vivi due ragazzi americani, fortunatamente il capo squadra è riuscito ad avvisare il secondo bombardiere che ha spostato la mira un po’ più avanti.
Groppo alla gola, foto degli amici in mano e la mente che torna indietro a quel momento, l’incubo della sua vita che non riesce a dimenticare.
Ricorda perfettamente che gli hanno ordinato di prendere uno dei due colpiti per le gambe per cercare di trarlo in salvo, la carne si staccava dalle ossa è la sua mano ha sentito direttamente le ossa dei piedi.
Credo veramente che sia una cosa atroce, che non si dimentica più, solo noi che non abbiamo visto e saputo abbastanza può dimenticare una guerra come quella del Vietnam dove uno dei due era immensamente più forte eppure ha perso.
Ci sono le conferenza stampa dei generali americani, autentici fanatici, che di menzogna in menzogna hanno fatto massacrare la gioventù americana imbottita di falsi ideali contro i comunisti convincendoli ad arruolarsi.
Ma c’erano anche quelli che hanno detto di no come Muhammad Ali (nato Cassius Marcellus Clay Jr.Louisville17 gennaio 1942) e anche quelli che manifestarono contro una guerra insensata.
Quando si parla di uomini, giovani, morti in guerra sappiamo che la differenza la fanno gli ideali, ci sono quelli sbagliati e quelli giusti e lo sappiamo bene  noi  con i giovani della Repubblica di Salò che qualche revisionista antico o neo fascista dell’ultima ora vuole equiparare ai giovani Partigiani che sono morti per la nostra Libertà e la nostra Democrazia, che non siamo nemmeno degni di meritare come popolo. Fortunatamente i martiri del fascismo e dei nazisti sono morti e non sapranno mai che popolo imbecille sarebbe venuto dopo il loro sacrificio che offende la loro memoria e che noi, immeritatamente, cerchiamo di tenere viva ogni anno che passa grazie all’Anpi ed a tantissimi sinceri democratici che ogni anno festeggiano e ricordano il 25 aprile.
Sono cose che mi emozionano, questi pensieri, e lo fanno ancora di più perchè come ho detto più volte i miei erano fascisti e dopo la guerra votavano Msi.
Non sto andando fuori strada perchè le stesse emozioni che provo io a parlare di Partigiani le provava il vecchio americano che raccontava del suo compagno bruciato dal napalm e forse tutti e due sprechiamo l’emozione nel modo sbagliato, lo dico con ironia, perchè il suo è certamente sbagliato.
Tanto strazio nel raccontare dell’orrenda fine del suo compagno di guerra e nessuna parola per lo sterminio con il napalm di bambini, giovani, donne ed anziani, interi villaggi bruciati, persone ed animali arsi vivi in pochi minuti e trasformando ciò che ne è rimasto in carcasse nere.
E’ questo che mi fa incazzare, è qui la differenza tra essere di destra o di sinistra, nel fatto che a distanza di 37 anni il sopravvissuto della democrazia Usa non sia in grado di fare una autocritica, di provare pietà per le vittime del suo operato e dei suoi compagni di battaglia.
Molti americani l’hanno fatto, tanti di quei giovani si sono sposati con una vietnamita, ma il documentario che Murdoch ha voluto mandare in onda nella sua tv satellitare è di un revisionismo agghiacciante che va oltre l’apologia del fascismo.
Questa non è nemmeno destra è fascismo e basta.
Noi dobbiamo ricordare la lotta del poplo vietnamita e guardare al Vietnam di oggi, ai milioni di chilometri di gallerie scavate sotto le montagne per combattere un nemico, infinitamente, più grande ed ai milioni di morti civili e militari, l’eroismo nostalgico della destra americana va combattuto subito e vanno messi i puntini sulle i.
Non dimentichiamo che non sono i comunisti di Ho Chi Minh che sono andati a New York, sono gli americani che sono andati in Vietnam.
C’è già troppa destra nel mondo, sia finanziaria che politica, sarà il caso che ci diamo una mossa e spieghiamo ai giovani come sono andate le cose.
 

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