Berlusconi chiede 100mila euro ad Oggi La richiesta per le foto di Villa Certosa Il legale dell’ex premier: «La cifra è simbolica e se verrà riconosciuta verrà devoluta in beneficenza» Alle orgettine.


haremTra il mantenimento di Veronica, i bonifici alle orgettine che sono andate a testimoniare per lui, la nuova fidanzata , il restauro della Noemi, che costerà più di quello del Colosseo, evidentemente anche lui che per quanto sia un pozzo profondo avrà pure un fondo, deve cercare nuove entrate e quindi chiede 100.000 alla rivista Oggi, che non pagherà perchè le foto le ha pubblicate per primo El Pais.
La cifra sarà pure simbolica ma gli permetterà di fare beneficenza a 20 orgettine, se il versamento rimane a 5000 euro, diventeranno 40 se rientreranno nella categoria dei 2500.

Questa volta non ci sarà bisogno che vadano a testimoniare.
Per l’ex direttore di Oggi chiesta una condanna ad un anno e 5 mesi.
Se diffami uno sei assolto, anche se hai subito 7 condanne per diffamazione, se fotografi un puttanaio sei condannato, per via della privacy.
Oggi è stato malizioso con il titolo, avrebbe anche potuto non essere un harem ma una prova del Family Day.

Il tipo in questione si candida per governare, ancora.
Va bene che in Italia è tutto un casino ma non esageriamo con papponi e mamasce.

Le persone perbene si iscrivono alla P2, truffano le marchesine, fanno il falso in bilancio, corrompono giudici e testimoni. Frequentano minorenni e si organizzano bordelli in villa, non buttano per terra una cicca di sigaretta.


044141076-d70463a7-e20a-4830-a151-45f32b658766Francamente non so se mi fanno più schifo i vari Brachino, Signorini e lacchè vari al servizio del puttaniere piduista o il piduista stesso, dopotutto lui è diventato addirittura primo ministro, purtroppo per noi, e loro sono e saranno per sempre delle mezze calzette, dei quaqquaraquà.
Dopo averci ammorbato con Una storia italiana, il melenso opuscolo inviato a tutte le famiglie italiane nel 2001 costato circa 37 miliardi di lire, dove si esaltavano le capacità imprenditoriali e non del piduista e l’immenso amore per la famiglia.
La meravigliosa storia d’amore con Veronica che diede vita ad una bellissima famiglia allietata da tre figli.
La scintilla tra i due piccioncini scoccò nel camerino del teatro Manzon
i di Milano, di proprietà di Berlusconi, alla fine di una interpretazione de Il magnifico cornuto che, sia chiaro, non era lui.
Una relazione clandestina che li portò al matrimonio nel 1990 quando avevano già tre figli.
La storia giusta per conquistare l’ammirazione del clero vaticano che  tra i suoi pilastri di fede ha proprio la famiglia indissolubile, finchè morte non vi separi, un escalation di ole da parte dei vescovi che lo accompagnarono all’apice nel 2007 quando fu uno dei promotori e protagonisti del Family Day. Il primo Family Day cattolico guidato dai divorziati.
Torniamo ai “giornalisti” al servizio del piduista che si muovono nel loro lavoro come vermi nel letamaio, cosa non si farebbe per sputtanare i nemici, o presunti, del datore di lavoro.
Nel 2009 Brachino mandò in onda su canale 5 un servizio sul Giudice Mesiano. Claudio Brachino, annuncia ai telespettatori le immagini “in esclusiva” dei presunti comportamenti “stravaganti” del giudice civile milanese, Raimondo Mesiano.

Per chi non ricordasse di cosa stiamo parlando, il giudice Mesiano è colui che due settimane prima aveva  condannato il gruppo Fininvest a risarcire alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro, per lo “scippo” di Segrate: il lodo sul controllo del pacchetto azionario della Mondadori che si è risolto nel 1990 a favore del gruppo Fininvest in cambio di mazzette versate ad alcuni giudici romani.
Nel 2009 i vermilisti a servizio del piduista per screditare il giudice Mesiano aspettarono che la sentenza fosse emessa ed il risultato fu un boomerang, rise tutta Italia e Brachino fece una figura da miserabile, quale è, e noi blogger avemmo argomenti per scatenare la nostra fantasia satirica.
Come tutti sappiamo il piduista è ridisceso in campo, su richiesta degli italiani anche se non si sa chi siano, ma a quanto pare l’ha già trovato occupato  e scivoloso. Non da Monti, Grillo o Bersani, il campo è occupato dai suoi vermilisti addetti allo sberleffo ed alla diffamazione, possibilmente lavorando di fantasia, inventandosi quello che non c’è.
Quando nulla è possibile ecco che i vermilisti, pur di mettere alla berlina quelli ritenuti “nemici” dell’uomo più prescritto del mondo, si affidano a servizi che mettano alla berlina colei che tra poco dovrà chiederà la condanna del pedofilo puttaniere nel processo Ruby.
Questa volta il ruolo di zerbino tocca a Signorini, a lui piace un sacco essere calpestato, ma non avendo argomenti e fantasia si riaffida alle calze, che sia feticista?, ed a una cicca di sigaretta. Il trattamento Mesiano questa volta tocca alla Boccassini.
Cosa volete che sia corrompere giudici, testimoni, avvocati. Cosa volete che sia truffare una marchesina con l’aiuto del suo tutore e, di fatto, rubarle una villa ad un decimo del suo valore. Cosa volete che sia farsi portare a domicilio una minorenne accompagnata dalla sua famiglia in letizia? Cosa volete che sia depenalizzare il falso in bilancio, evadere il fisco, comprare voti corrompendo deputati o senatori per rendere il suo governo ancora più forte e corrotto?
Cosa volete che sia baciare la mano al Papa, il quale non mostra neppure ribrezzo, difendere i valori della famiglia cattolica e poi farsi portare le orgettine a casa per mettere su un postribolo privato?
Cosa volete che sia una minorenne in più o in meno alla sua corte se la puoi spacciare per nipote di Mubarak in un parlamento di venduti che si è reso ridicolo al mondo intero?
Anche l’ultima fidanzata, quella del calippo. Quella tanto bella fuori ma ancora di più dentro, e lui lo sa. Permettetemi di dire che in un modo o nell’altro dimostra ancora una volta la sua depravazione pedofila, 49 anni di differenza anche se, questa volta, ha controllato che sia maggiorenne.
Dicevo, cosa volete che sia un bandito del genere, un piduista di siffatta etica e moralità, quando in un paese come il nostro che lui ha ridotto in queste condizioni etiche e morali, c’è un magistrato che butta una cicca di sigaretta per terra?
Questo è il vero scandalo del paese, non che Marina potrebbe essere la madre della sua fidanzatina.
Gli italiani, quasi tutti i giornalisti, ce l’hanno con lui perchè sono tutti invidiosi della sua, miserabile, storia. Del fulgido esempio per i nostri giovani , orgoglio e vanto delle sue figlie alle quali ha insegnato tanto con l’esempio.
Silvio Berlusconi, tessera P2 N° 1816. Lo statista più grande che l’Italia abbia mai avuto, parola di Mediaset.
Ultima ora. Il piduista manda un messaggio nel suo stile: A Vaticano e Cei dice: “Si ricordino quello che abbiamo fatto noi”.

Servizio Pubblico ci ha fatto sapere che il comune di Alessandria è al fallimento. Ospite il sindaco Maria Rita Rossa che ha trovato un buco di 100 milioni di euro. Non ci hanno detto che il responsabile ha un nome ed un cognome: Piercarlo Fabbio, Pdl.


Per sapere di che partito è il sindaco di Alessandria, ospite della prima puntata di Servizio Pubblico per denunciare le condizioni del suo comune  prossimo alla bancarotta,  si deve andare su internet.
Non finirò mai di apprezzare la rete, perchè Servizio Pubblico non ci pensa nemmeno a denunciare, nel senso di informazione, chi è il responsabile del fallimento di Alessandria, Piercarlo Fabbio, sindaco pidiellino dal 2007 al 2012 e di che partito è il sindaco attuale lasciata con il cerino in mano vicino alla benzina.
Questo modo di informare, secondo me, fa parte del disegno disfattista che tutta l’informazione mette in atto contro la politica, i politici, i politicanti e serve per dare l’impressione che i politici siano tutti uguali, come gli elettori. Un branco di corrotti, corruttibili o di ladri. Non serve specificare di che partito è il Sindaco di Alessandria, che ci mette tutta se stessa per salvare la sua città, tanto i politici sono tutti uguali, tutti delle stessa pasta.
Ed invece no, non è come vogliono farci credere, credo che ad uno meticoloso e  preciso come Travaglio non sia sfuggito che il Sindaco di Alessandria  Maria Rita Rossa è del Pd, lo so che è una delusione, non è del movimento 5 stelle, ma è il sindaco che ha trovato in eredità un debito di 100 milioni lasciato dall’amministrazione precedente di centrodestra, Pdl e lega.
Piercarlo Fabbio è stato rinviato a giudizio insieme ad un ex assessore ed al ragioniere capo del Comune di Alessandria per bilancio falsificato ecc.ecc.
Come ha speso questi soldi l’ex sindaco di Alessandria, insieme alla sua maggioranza di centrodestra?
Per saperlo ci dobbiamo affidare ai comici, Servizio Pubblico non lo sa, a Santoro non l’hanno detto ed a Travaglio nemmeno, nemmeno un grillino di Alessandria che abbia fatto una telefonata per metterli al corrente.
Dicevo che dobbiamo rivolgerci ai comici, a Maurizio Crozza il quale durante un monologo nella trasmissione “Crozza delle meraviglie” dichiara quanto segue:
Tra le varie spese del comune di Alessandria nel 2011 ci sono 1 milione e 400.000 euro di rose ed orchidee comprate in Moldavia. Dato il prezzo penso abbiano comprato anche le fioriste, tutte le fioriste della Moldavia.
12.000 euro furono spesi, sempre dalla simpatica combriccola che governava Alessandria, per comprare un tartufo da offrire come cadeau a Berlusconi.
Con 12.000 euro si possono comprare 6 orgettine per una serata di vita a villa S. Martino, non lo sapeva l’ex sindaco di Alessandria Piercarlo Fabbio?
Sarò malizioso, sono malizioso, ma queste informazioni a metà hanno uno scopo preciso, pompare l’antipolitica ed impedire al grande pubblico di valutare che in politica, come nella vita, non siamo tutti uguali.
Non sono tutti uguali.
Berlusconi da una parte, certa informazione dall’altra, stanno abbattendo insieme lo stesso albero, la stessa pianta. Quella della Democrazia.
E non venitemi a dire che che è stato un disguido, una amnesia, come dice l’Unità.
Travaglio e Santoro, quelle
“strane” amnesie su Pd e l’Unità
Comunque, giusto per informare chi leggerà questo post, Maria Rita Rossa è del Pd.
Non è Bersani, non è Renzi ma è del Pd e va rispettata. E’ la Signora bionda al centro della foto, è del Pd.

Silvio è stato condannato a ottobre. Non è dispiaciuto perchè non è arrivato al panettone, è dispiaciuto perchè non è arrivato a Carnevale.


Naturalmente Berlusconi, tessera P2 N° 1816, è intervenuto immediatamente a Studio Aperto dichiarando: Una sentenza politica intollerabile, qui non si va avanti.
Sono andati avanti comunque i suoi suonando la grancassa della propaganda che sanno suonare molto bene: Berlusconi condannato senza prove.
Era convinto dell’assoluzione, dice, ed è per questo che per 10 anni è andato avanti con legittimi impedimenti , decreti ad hoc per impedire il lavoro dei magistrati.
Dal Fatto Quotidiano:

Il Pdl, intanto, si compatta in difesa dell’ex premier. Nota congiunta per Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, capogruppo e vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato: ”L’uso politico della giustizia scrive oggi un’altra brutta pagina nella storia del nostro Paese – scrivono nel messaggio – . Mentre Silvio Berlusconi orienta le sue scelte innanzi tutto tenendo conto del bene del Paese, la caccia all’uomo non salta un giro”. Ma, aggiungono i due parlamentari, “verrà un giorno in cui la storia darà atto di quanto male tutto questo ha fatto alla nostra democrazia”. Si tratta di una “singolare condanna” per la deputata Beatrice Lorenzin che osserva: “Dopo 18 anni di storia aspettiamo con impazienza i successivi gradi di giudizio, perché finora, di fronte alle carte, ogni verifica successiva ha sempre dato ragione a Berlusconi”. Per il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto ”non si tratta di una sentenza ma di un tentativo di omicidio politico visti non solo la condanna penale ma anche l’interdizione di tre anni dai pubblici uffici. Purtroppo non da oggi diciamo che è in atto un uso politico della giustizia, in primo luogo contro Berlusconi”. Per Sandro Bondi si tratta di una “ferita inferta alla democrazia”, secondo Michaela Biancofiore si tratta di “una sentenza palesemente politica” e Francesco Storace (La Destra) è convinto che Berlusconi “non meriti l’accanimento”. “Vicinanza umana e solidarietà” anche da parte di Ignazio La Russa che non esita a parlare di “accanimento giudiziario”.

Quello di oggi è un ”evidente il tentativo da parte del Tribunale di Milano di colpire il ‘nemico’ con una sentenza spropositata che nulla ha a che vedere con la giustizia” per Maurizio Lupi, vice presidente della Camera. Arrivano parole durissime invece dal parlamentare – e capo ufficio stampa del Pdl – Luca D’Alessandro: “Il Tribunale politico di Milano ha colpito ancora – ha commentato-. Se oggi danno quattro anni a Silvio Berlusconi – ha proseguito – per un reato che non ha commesso, come documentalmente dimostrato, quando nei gradi successivi sarà assolto, dovranno dare l’ergastolo e interdire dai palazzi di giustizia quei magistrati che stanno portando avanti questa ignobile persecuzione giudiziaria”. 

Per Alfano quella di oggi è “una condanna inaspettata e incomprensibile, con sanzioni principali e accessorie iperboliche”, opinione condivisa anche da Enrico La Loggia, presidente della Commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale. Il segretario del Pdl, però, è certo “che i prossimi gradi di giudizio gli daranno ragione e speriamo che questi giudizi giungano in fretta”. Interviene anche l’ex ministro Gianfranco Rotondi, secondo cui “la condanna di Berlusconi mostra al mondo l’anomalia della giustizia italiana. Come sempre nei gradi successivi – conclude – la serenità dei giudici restituirà a Berlusconi verità e giustizia”.
C’è pure l’attestato di stima di Formigoni ma, con l’aria che tira al Pirellone è meglio lasciar perdere.
Interessante il commento di Cicchitto, tessera P2 N° 2232, che ripropongo:

”non si tratta di una sentenza ma di un tentativo di omicidio politico visti non solo la condanna penale ma anche l’interdizione di tre anni dai pubblici uffici. Purtroppo non da oggi diciamo che è in atto un uso politico della giustizia, in primo luogo contro Berlusconi”.
Anche se non si ripresenterà come candidato alle elezioni non ho dubbi che la campagna per farlo passare come vittima della magistratura politicizzata non avrà un attimo di tregua come previsto dalla strategia della loggia massonica P2.
Qualche garantista, alla Carnevale, lo troveranno sia al centro che a sinistra.
Non entro nel merito, non ho letto le motivazioni e non ho le capacità intellettive per cogliere tutte le ragioni e le sfumature che hanno portato i giudici ad infliggere la condanna di primo grado ma ritengo che sia colpevole e la mia convinzione si basa su questi presupposti.
Se fosse vero che è innocente, anche gli assassini si ritengono innocenti se non sono rei confessi, non avrebbe ostacolato in tutti i modi il lavoro dei magistrati inventandosi legittimi impedimenti ridicoli e imponendo ai suoi parlamentari continue modifiche ad hoc delle leggi vigenti.
Non dimentichiamo che è stato Berlusconi  a depenalizzare il reato di falso in bilancio.
Non è mai stato assolto o è finito in prescrizione dopo aver fatto ridurre i tempi della stessa dalla sua maggioranza o è stato assolto perchè, durante le inchieste ed il processo, ha fatto depenalizzare i reati.
Li ha commessi ma ha deciso che non sono più reati.
Ma c’è un’altra frase che ha pronunciato ieri sera a Studio Aperto che mi infonde la certezza che è uno spergiuro, un falso, un mentitore seriale, come ci aveva già anticipato Montanelli che lo conosceva bene.
Ieri sera, dopo la filippica contro i giudici, ha aggiunto una frase che ripete spesso anche sua figlia Marina, del tutto degna di cotanto padre:
“I 564 milioni che ho dovuto dare” a De Benedetti “non sono la rapina del secolo, ma del millennio”.
Se c’è una cosa della quale siamo tutti certi è che la rapina del secolo ci fu ma ai danni di De Benedetti e solo la spudoratezza di padre e figlia consente di dichiarare impunemente il falso sia all’uno che all’altra.
Dal Fatto Quotidiano:

Mondadori, storia di una sentenza comprata.
Ora finchè compra le orgettine ce ne possiamo anche fregare ma la sua storia è piena di episodi oscuri che gli italiani fingono di non conoscere, o non conoscono distratti dal Pomeriggio sul 5.
Qui c’è una sintesi che ricostruisce i vari passaggi della sua ascesa di imprenditore:
LA STORIA DI SILVIO BERLUSCONI
Molto interessante, per capire il personaggio, è la storia di come ha comprato la villa di Arcore. A questa storia ci sono molto affezionato. Seguendo la triste storia del marchese Camillo Casati Stampa di Soncino e della sua bellissima e intrigante moglie, Anna Fallarino, ho scoperto sul finire degli anni settanta di che pasta fosse il bravo imprenditore che poi si comprò il Milan. Nel 1983 comprai il libro: Gelli: la carriera di un eroe di questa Italia di Gianfranco Piazzesi. Garzanti 1983.  Capii tutto e divenni antiberlusconiano molto prima della sua scesa in campo, Berlusconi è colui che ha portato a buon fine l’attacco allo Stato ordito dalla P2 di Licio Gelli.
I piduisti sono ancora lì, non tutti ma in numero sufficiente per condizionare lo Stato, la magistratura, la propaganda a loro favore e tutto il resto.
Qui troverete la storia di come ha “comprato” la villa di Arcore.

Ultimamente i miei post sono pieni di link che portano alle fonti, con l’aria che tira per i blogger è meglio cautelarsi e produrre documenti, non avendo avvocati di grido o conti in banca per risarcire qualche bandito mi devo pur cautelare. Le mie sono opinioni, documentate, non diffamo a destra e sinistra come fa Sallusti spacciando la diffamazione per opinione.
Scrivo solo di fatti realmente accaduti, documentati, reali.
Per me, il piduista, quello era e quello è rimasto. Si è solo dato una sistemata. La foto è ancora in bianco e nero, datata.
Carnevale, l’ammazza sentenze.
Non facciamoci illusioni, c’è sempre la prescrizione a portata di mano.

Post di servizio per i giornalisti italiani, di destra e di sinistra, che non conoscono il significato delle parole. Sallusti è condannato per diffamazione, non per una opinione. Ammesso che ne abbia una sua, non dettata da Arcore.


Il termine opinione (dal latino opinio, -onis; in greco δόξα, dòxa) genericamente esprime la convinzione che una o più persone si formano nei confronti di specifici fatti in assenza di precisi elementi di certezza assoluta per stabilirne la sicura verità. Con la opinione si avanza, spesso in buona fede, una versione personale o collettiva del fatto che si ritiene vero e, pur non escludendo che ci si possa ingannare, tuttavia lo si valuta come autentico sino a prova contraria.

Diffamazione è il termine giuridico che designa una forma di espressione che porti lesione all’onore di una persona o di un’istituzione.

L’opinione è una convenzione che può essere anche errata, la diffamazione è un reato specialmente se si basa su notizie false ed infondate.
La specializzazione di Sallusti.
Tra l’altro Feltri, che permise a Farina di scrivere impunemente sul suo giornale nonostante fosse sospeso dall’ordine dei giornalisti e poi radiato, e Sallusti cercano di scaricare l’agente Betulla che sino a quando si limitava a dossier fasulli  su Prodi era un fenomeno, quando ha messo nei guai Sallusti è diventato un pirla e codardo.
Renato Farina e l’agente Betulla sono la stessa persona, cresciuta in seno a Comunione e Liberazione che personaggi del genere li sforna in quantità industriale.
LA BUFALA SU ROMANO PRODI – Su richiesta di Pio Pompa poi, alla vigilia delle elezioni politiche del 2006, quelle dei “24 mila voti” e dei “brogli elettorali”, per usare un’espressione molto delicata di Silvio Berlusconi, Betulla pubblicò su Libero un falso dossier redatto ad arte dal Sismi nel quale si incolpava Romano Prodi di aver autorizzato, come Presidente della Commissione Europea,  le cosiddette “missioni straordinarie” della Cia nel territorio continentale. Circostanza smentita dalla stessa Unione Europea al momento della discussione di un provvedimento che invita i singoli paesi a rivelare come mai sono state appoggiate le azioni Cia nel territorio dei membri dell’Ue, con speciale interesse verso Romania, Lituania e Polonia.
Questo è Farina e sia Feltri che Sallusti lo sanno benissimo, se è un vigliacco somiglia a loro. Anche Sallusti è un vigliacco che scambia la diffamazione per opinione fingendo di fare il martire prossimo alla galera.
Qui siamo a commentare tre o quattro tra le persone peggiori che esistano nel mondo del giornalismo e della politica ed il fatto che si scannino tra di loro è una spece di guerra di mafia dove non ci sono vittime innocenti ma picciotti al servizio del boss.
Vediamo chi è e da dove viene Renato Farina:

QUANTE COSE E’ STATO FARINA – Non stiamo parlando di un personaggio come gli altri. No. Stiamo parlando di Renato Farina, uno dei giornalisti più discussi degli ultimi anni. Fu il primo a sapere della liberazione dei tre italiani rapiti in Iraq, con il quarto, Francesco Quattrocchi, ucciso dai miliziani pro Saddam Hussein. Fu collaboratore dei servizi segreti e venne condannato per favoreggiamento nell’ambito dell’indagine sul rapimento di Abu Omar. Fu radiato per questo dall’Ordine dei Giornalisti, ritrovandosi però comodamente in Parlamento, istituzione nella quale ha recitato il mea culpa sicuro di non correre più alcun rischio sia per la sua immunità sia perché la condanna di Sallusti, confermata dalla Cassazione, non può più essere rivedibile. A meno di una revisione del processo alla quale però l’ex direttore del Giornale non sembra essere interessato.

L’INIZIO AL SABATO – Questo è Renato Farina, e forse molto altro ancora. Ma andiamo con ordine, ricostruendo la nascita del “mito”. Laureato all’Università Cattolica di Milano ed entrato nel 1978 nel settimanale “Il Sabato”, fondato da alcuni giornalisti aderenti a Comunione e Liberazione dietro una brillante intuizione di Roberto Formigoni, con Silvio Berlusconi tra i principali finanziatori. Sotto il grido di “Amore e fedeltà all’essenziale cristiano. Insopprimibile gusto della libertà in tutto il resto”, il giovane Farina alternò servizi eno-gastronomici ad argomenti più profondi come le apparizioni della madonna di Medugorje.
Specializzato in apparizioni della madonna di Medugorje ad un certo punto ha cominciato ad avere le visioni anche lui ed è diventato l’agente Betulla, specialista in visioni diffamatorie senza nessuna madonna, ma in conto terzi.
Quasi sempre per conto di Berlusconi.

“Amore e fedeltà all’essenziale cristiano. Insopprimibile gusto della libertà in tutto il resto” Era il motto del giornalino di Comunione e Liberazione, peccato che a metterlo in atto fossero Formigoni, Farina e Berlusconi.
E’ tutto dire, un testacoda tra gli integralisti cattolici di Cl e la P2.
Altro non ho da dire se non che tutti i giornalisti, di destra e di sinistra, che si sono spesi per la libertà di pensiero, di parola e di opinione di Sallusti, sarebbe il caso che tornassero a scuola a fare un ripasso sul significato delle parole.
Ve lo dice uno che spesso è ripreso per i suoi errori di grammatica o di sintassi, mai per il senso di quello che scrive. Il valore di quello che scrive, la sostanza come la chiamo io.
Opinione non è diffamazione, fatevene una ragione.
Per chi volesse saperne di più sull’agente Betulla metto il link di un articolo, sempre che vinca la nausea e riesca a leggerlo.

Betulla’s story


Al Fatto sono stakanovisti nel rivoltare il letame alla ricerca di qualche verme da mettere, di nascosto, nel piatto di qualcuno. Adesso sono impegnati con Bersani.


Tutto un discorso basato sulle allusioni e sulla scoperta dell’acqua calda, le Coop rosse sono vicine al Pd detto in modo ambiguo come se fosse una novità.
Le Coop bianche erano vicine alla Dc e quelle rosse al Pci, Bersani era nel Pci se non ricordo male e non trovo nulla di strano se tra i suoi amici di vecchia data ci sia anche Giorgio Vittadini fondatore della Compagnia delle opere in Emilia.
Anch’io a 8 anni andavo all’oratorio ed a 22 mi sono iscritto al Pci ed allora? Come la mettiamo?
Non sputavo mica negli occhi degli ex compagni di oratorio quando li incontravo.
Ho fatto anche di peggio io, la mia famiglia era fascista mio padre aveva la mezza faccia del duce in casa ed io da ragazzino gli sono andato pure dietro.
Ricordo ancora le parole che mi disse la prima volta che vidi, insieme a lui, la Stazione Centrale di Milano: questa l’ha fatta il duce.
A 13 anni, anche per via dell’educazione cattolica che si affida ai miracoli, ero convinto che bastava mettere a capo di uno Stato una persona perbene e tutto sarebbe andato a posto. Avremmo avuto 10, 100 stazioni come quella di Milano.
Sappiamo che così non è, sappiamo che un uomo solo al comando non è democrazia e, se deve essere dittatura, è meglio che sia quella del proletariato.
Il fatto passa le giornate a fare propaganda esplicita, e subliminale, per il Movimento 5 Stelle cercando disperatamente di trovare inghippi, bubboni puzzolenti e marci da addebitare a tutti i partiti che non siano il movimento della Casaleggio Associati o di Grillo come lo vogliamo chiamare.
Non potendo fare un editoriale sulla traversata dello Stretto, sulla falsariga di quelli sul duce o di Mao sul fiume Giallo, fa un articolo insinuante su Bersani.
Il linguaggio è lo stesso usato dai Grillini, fanno tutti schifo esclusi loro.
Il mio amico Zecchina era fascista, giovanissimo partecipò alla Repubblica di Salò, eppure giocavamo a scopa d’assi insieme e c’era pure il mio amico Gino, il compagno che mi iscrisse al Pci.
Cosa dovevamo fare dopo che siamo cresciuti insieme? Prenderci a coltellate?
Ovvio che quando toccavamo la politica si litigasse ma, dopo tutto, eravamo  come Don Camillo e Peppone , qualche obiettivo comune se pur con strade diverse.
Il compromesso storico, l’unione tra le masse  cattoliche  sane e le masse di sinistra , lo propose Berlinguer sul piano politico non certamente per fare una fusione di cooperative.
Comunque al Fatto c’è qualcuno che è peggio di Sallusti e Belpietro, almeno quelli sono talmente spudorati da sparare le loro cazzate, le loro,  bugie in televisione e sui loro giornali. Spalano e schizzano fango senza nascondere la mano senza insinuare ma pieni di certezzze spudorate.
Qualcuno, al Fatto, insinua, schizza, propone, istiga ma tutto di fioretto. Mette in fila notizie per farti arrivare alla conclusione che vogliono loro, ma senza metterci le palle come fanno Sallusti e Belpietro.
Sono andati persino a Bettola, credo sia il paese natale di Bersani, ad intervistare il cugino meccanico arrivando al punto di fare un paragaone tra il terremoto reale e quello politico: La natura ammonisce, e giusto qualche giorno fa c’è stato il presagio che si ballerà alla grande. Una scossa di 4.5 della scala Richter ha fatto tremare tutta Bettola: nessuna crepa per fortuna, ma qualche preoccupazione sì. Anche Pier Luigi si è incupito.
ma non sdono andati con il gommone e le telecamere a riprendere la traversata del santone? O intervistare i suoi amici d’infanzia, la ex morosa magari?

Bersani, parte la corsa alle primarie. Grandi sponsor: Cl, Prodi e le Coop (video)

Questo non è giornalismo, è uno schifo.

Yoani Sànchez ha un blog sulla Stampa, oggi le dedicano la prima pagina on line, senza vergogna e senso del ridicolo. Ha meno commenti di me nei suoi post, ma la grancassa di risonanza è globale.


La blogger collaboratrice della Stampa: «Hanno cercato di denudarmi, ma ho resistito
e ho pagato per questo» Inizia così il racconto delle 30 ore di “prigionia” della pasionaria cubana.
Dando dei masochisti ai poliziotti cubani.
In effetti la Yoana ha l’onore di avere un blog sulla Stampa degli Agnelli ma c’è un problema, non ha lettori e nemmeno commenti ed allora, per darle un rinforzino e fare un po’ di propaganda anticomunista, le offrono la prima pagina on line. Rendendosi ridicoli agli occhi di tutti quelli che hanno un minimo di buon senso, almeno un occhio aperto.
Non so in quale altro regime repressivo  del mondo sia permesso ai dissidenti di avere più blog in tutto il mondo capitalista e quindi avere internet a portata di mano e di poter twittare come un uccellino 24 ore su 24, subito dopo il carcere di rito.
Da un servizio mandato su Rai News 24 ho saputo, direttamente dalla pasionaria, che internet per i cubani è carissima per i loro stipendi e quindi non c’è la libertà che c’è da noi, dove se prendi per il culo il Trota ti condannano per diffamazione.
Lei, però, copre i costi collaborando ad una moltitudine di giornali capitalisti che la foraggiano più della Cia ed il bello è che mentre critica il “regime” cubano perchè non c’è libertà rilascia interviste, viaggia su internet, e sguazza in tutti i quotidiani servili più di Ferrara.
La prova migliore che Cuba è un regime. E’ prigioniera di se stessa.
Comunque la tipa è megalomane: volevano denudarmi, ho resisttito.
E’ una velina, ma non di quel tipo che si vorrebbe denudare. E’ una velina come la Stampa.

Varese, non si scherza su Renzo Bossi: condannato blogger per diffamazione

Come se il Trota avesse bisogno di aiuti dalla satira per diffamarsi, ci pensa lui, da solo.
Una azione di propaganda da parte della Stampa che lascia il tempo che trova, non ha niente a che vedere con la vera e libera informazione ma sembra solamente una velina della Cia o degli anticastristi milionari di Miami.
Non si fermano solo all’articolo pubblicitario sulla pasionaria cubana, una autentica marchetta, ma ne mettono un altro di fianco. Un editoriale addirittura di Mimmo Càndito, con l’accento pure lui, con questo titolo: 

Le piccole verità che mettono
in scacco i regimi

Mimmo Cándito

Io direi le grandi bufale della propaganda capitalista a servizio dei poteri forti, il giornalismo venduto al migliore offerente.
Non siamo a livello di Sallusti, che finge di non accorgesri che un suo giornalista fa diffamazione, ma in quanto ad attenzione anche Mario Calabresi non scherza. O è complice o vede il mondo da un occhio solo, quello che rende.
Con questo post ho dato un aiutino alla pasionaria ospite della Stampa, chissà che qualche lettore non sia incuriosito e le lasci un commento nel suo blog è così spoglio, poverino.
Non ci passa nessuno, in compenso lei passa su tutte le prime pagine dell’informazione di regime.
Sarà così obiettiva, la Stampa, anche quando si occupa degli operai Fiat?

 

Vauro lascia il Manifesto per il Fatto Quotidiano. Sono dispiaciuto, ma essendo pure un inguaribile romantico ed ottimista spero che sia lui ad influenzare Travaglio e non viceversa. E’ la vita.


Anch’io, nel mio piccolo, quando mi hanno offerto di fare il capo in azienda ho accettato pur essendo iscritto al sindacato ed al Pci.
Un passo avanti sul piano economico è sempre da tenere presente, specialmente se si ha una famiglia.
Non conosco le ragioni per le quali Vauro lascia il Manifesto, si vocifera che il giornale abbia solo due mesi di vita, ed è giusto che Vauro faccia le sue scelte ma ad una condizione, che rimanga sempre con le sue idee.
Nel Fatto c’è una corrente antipolitica e grillina talmente esagerata che alla fine, per me, fa un favore al sistema.
Mettere tutti nella stessa cesta non è informazione. Troppo facile dire che sono tutti uguali per creare disaffezione ed allontanamento dall’impegno politico e per un comunista come Vauro, che saluta a pugno chiuso, credo che valga ancora il mio principio di comunista: Libertà è partecipazione.
Partecipazione non ad un sito, al mi piace, all’incensare un santone che vuole buttare via il bambino con l’acqua sporca.
Partecipazione individuale ad un movimento di massa in cui riconoscersi democraticamente, senza affidarsi al salvatore della Patria di turno o di moda.
Quando fui nominato capo sapevano perfettamente come la pensavo ed hanno corso il rischio, dalla mia parte avevo il fatturato e per un padrone il fatturato è tutto anche se è prodotto da un comunista.
Posso dire alcune cose della mia esperienza, intanto i miei sottoposti si trovarono meglio, quelli che si impegnavano nel lavoro hanno avuto riconoscimenti. La mia filosofia di comunista sindacalista era questa: prima i doveri, tutti i doveri e poi i diritti, tutti i diritti.
Non puoi pretendere diritti se non hai adempiuto a tutti i tuoi doveri. Non puoi lamentarti dei politici se non hai la forza, non riesci a superare la nausea e trovare il coraggio di fare una scelta votando.
Se non ritieni nessuno degno o all’altezza di rappresentarti entra in gioco tu, scegliti un partito, un movimento che tenga alta la bandiera della partecipazione e della democrazia e datti da fare.
Non venitemi a dire che non è possibile, se nel Pd ci fosse la partecipazione che c’era nel Pci sarebbe già oggi un partito di sinistra.
Auspico che Vauro rimanga con le sue idee anche all’interno della redazione del Fatto, che io ritengo non sia un giornale di sinistra, spazia da una parte all’altra in nome dell’informazione ed il problema è che, per me, l’informazione deve essere di parte, partigiana.
Scriveva Gramsci:


“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

11 febbraio 1917

Vorrei una informazione di parte che faccia una analisi del capitalismo socialista, egualitaria, democratica.
Non mi interessa una informazione corretta che rimane nell’alveo del capitalismo senza proporre un sistema diverso, alternativo. Ci deve pur essere un sistema che superi le distorsioni del capitalismo sfruttatore e parassita capace solo di produrre miliardi di poveri.
Si può rimanere se stessi anche in terreno “nemico”. Ricordo ancora quando sono andato alle riunioni con casa madre con l’Unità in tasca ed all’entrata il manager di turno mi disse: ma lei viene alle riunioni della Fiat con l’Unità in tasca?
A casa mia ognuno legge il giornale che vuole, risposi, non necessariamente Il Notiziario dell’Autoriparatore, mi pare si chiamasse così, un quindicinale della Fiat dedicato agli addetti ai lavori.
Ecco, mi auguro che Vauro rimanga se stesso e, se proprio qualcuno debba cambiare, che sia Travaglio,
anche se ne dubito. Travaglio è un bicchiere pieno di se stesso non c’è spazio per aggiungere uno spruzzino di rosso. Il Campari con il bianco si può fare se il vino non raggiunge l’orlo del bicchiere.
Il saluto di Vauro ai compagni del Manifesto.
CARI COMPAGNI, SARO’ SEMPRE IN DEBITO

L’agente Betulla non ne fa una giusta, nemmeno sotto lo pseudonimo Dreyfus. Renato Farina degno compare di Sallusti di Feltri.


Esperto in diffamazione, radiato dall’ordine dei giornalisti ha trovato spazio nel letame in cui sguazzano Sallusti, Feltri, Belpietro e compagnia.
Stipendiato dai servizi segreti, degni della P2, nel 2006 scrisse un articolo diffamatorio contro Prodi su commissione di Pio Pompa per favorire il piduista a capo del Pdl.
Se nel mondo c’è un agente segreto pirla questi non può che essere l’agente Betulla, le porcate le fa in serie.
Molto probabilmente avrà messo in piedi pure il finto attentato a Belpietro, altro sveltone, nel momento in cui la propaganda di regime faceva passare per martiri i giornalisti di destra asserviti a Berlusconi ed alla P2.
Basti pensare alla ricostruzione della fuga dell’attentatore capace di saltare un muro alto 5 metri senza asta e del quale non si è saputo più nulla.
Oggi ha confessato in parlamento che l’autore dell’articolo incriminato, che ha fatto di Sallusti un martire della libertà di stampa, è lui: Renato Farina più noto come agente Betulla.
In linea di principio andrebbe anche bene se non fosse per il fatto che Sallusti e tutta la sua banda di servi sono recidivi,  se non fosse per il fatto che ancora oggi, Sallusti, accettando il martirio mediatico dal quale avrà solo vantaggi si guarda bene dall’ammettere di avere diffamato il Giudice Cocilovo non solo non  correggendo, come hanno fatto tutti , le falsità dell’agente Betulla ma mentendo spudoratamente accusando il giudice di volere altri soldi.
Riprendo dalla Stampa:
Fino a qualche giorno fa, tra i legali del direttore Alessandro Sallusti e l’avvocato del giudice Cocilovo, sembrava si potesse arrivare a una soluzione extragiudiziale. Poi tutto è saltato. Perché? Sallusti dice perché «quel signore pretendeva da me altri soldi». La versione del giudice Cocilovo è diversa: «Abbiamo fatto una proposta transattiva: avrei ritirato la querela dietro il pagamento di 20.000 euro da devolvere a Save the Children. Invece il giorno dopo mi trovo un editoriale di Sallusti in cui sembra che io voglia quei soldi per me, si chiama a raccolta l’intera categoria nel nome della libertà di stampa, s’incassa la solidarietà del Capo dello Stato e si cerca la sponda del ministro della Giustizia. Una campagna stampa allucinante. E allora le domando: qual è la casta?».


Se un giornalista deve essere libero di esprimere il proprio pensiero altrettando non si può dire di un filibustiere che usa la penna ed i giornali del suo padrone per infangare il prossimo e la Magistratura.
Altrettanta libertà la rivendico per i blogger, anche se non hanno il pelo per farsela con la Santanchè.
Sempre dalla Stampa, così Sallusti o qualcun altro che mi chiede le rettifiche saprà con chi prendersela:

Il fragore mediatico di questi giorni ha travolto anche lui, il giudice Cocilovo, che ritrova nella sequenza dei fatti il senso di una sentenza. «Libero pubblicò una notizia sbagliata – racconta – Lo fecero anche altri, all’epoca. Un infortunio giornalistico, lo capisco: la fretta di scrivere una notizia, le fonti non sempre affidabili, può capitare. Ma poi quello stesso giorno c’erano stati un comunicato ufficiale, lanci Ansa. Tutti gli altri hanno riparato a quell’errore, hanno informato correttamente i loro lettori. “Libero” non l’ha mai fatto, nemmeno quando l’ho richiesto. Hanno detto che quando uscivano i lanci Ansa erano in auto e non li avevano visti, e negli anni successivi?». 

 

Ci sono due parole che ricorrono spesso durante la telefonata: «intenzionale» e «deliberata». Il giudice si riferisce alla diffamazione subita. Perché un conto è sbagliare, un altro è insistere nell’errore anche dopo. 

Qualcuno ha detto che andare contro un giudice è impossibile per vie legali. La casta si chiude, fa quadrato. Cocilovo nega: «Casta? Ci sono voluti 6 anni per arrivare a una sentenza per una diffamazione. E non si trattava di un maxiprocesso per mafia. Piuttosto sono altre le caste, quelle che parlano di libertà di stampa, di tutela della categoria dei giornalisti: cosa c’entra, mi chiedo. Qui si tratta di libertà di diffamare deliberatamente».

Napolitano, l’ Fnsi, i sinceri democratici, la sinistra e tutto il giornalismo italiano invece di preoccuparsi della libertà di stampa di certa gentaglia al servizio della P2 dovrebbero preoccuparsi della libera e sincera informazione alla quale abbiamo diritto noi cittadini, tutti.
L’agente Betulla si è scusato, i suoi protettori che pubblicavano i suoi articoli nonostante fosse radiato dall’albo dei giornalisti l’hanno scaricato ma sallusti non ha ancora chiesto scusa.
Si dice che non sia colpevole in quanto al fatto che come direttore di Libero gli è sfuggito l’articolo, il controllo.
Ammettiamo pure che a Sallusti, distratto dalla gola profonda della Santanchè, gli sia sfuggito l’articolo incriminato, ci sta che ad un capo sfugga qualcosa. Ma anche questa versione non regge.
Io penso invece che era d’accordo, ha condiviso l’infamia e lo dismostra il fatto che il giorno dopo la trattativa con il Giudice, quella dei 20.000 euro da destinare a Save the Children, ha scritto un editoriale nel quale accusava il Giudice di volere quei soldi per se.
Doppia diffamazione, intenzionale e deliberata.
E noi cittadini dobbiamo pure subire l’onta della solidarietà di tutta la stampa e del Presidente della Repubblica?
Ma come cazzo siamo ridotti?
Questi non sono giornalisti, sono le ventole della macchina del fango al servizio della P2, dei servizi segreti e contro la Democrazia e la Costituzione.
Ceto che tutto viene svolto all’italiana ed alla fine si dimostrano per quelli che sono, una manica di pirla.
Ma non fateceli passare per martiri, questi sono evacuazioni destinate alla fogna.
Chissà se i leghisti capiranno che le evacuazioni sono quelli che a Varese chiamano stronzi?

Tanto pignoli con i blogger, costretti a smentire le notizie degli altri e tutti preoccupati per Sallusti che, dovrebbe, andare in galera. Ad un professionista della diffamazione e delle notizie false dovrebbero imporre le rettifiche e la liquidazione dei danni morali.


Io non guadagno niente scrivo per passione e prendo, commentandole, le notizie dal web, dai giornali eppure ho dovuto pubblicare una rettifica per notizie che ho ripreso dal web.
Mi è arrivata una email dalla Casaleggio Associati che mi invitatava ad una rettifica, non nella sostanza di quello che ho scritto ma per un cavillo che tra l’altro riguardava Di Pietro, avrebbe dovuto incazzarsi lui e non la Casaleggio Associati.
Non avendo avvocati e vivendo della pensione ho pubblicato la rettifica e come me altri blogger saranno stati costretti a correggere i loro post o a limitare la loro satira rimando limitati nella loro libertà di pensiero e di espressione.
Nessuno si è preoccupato di difenderli.
Anni fa un esponente della nobiltà romana, la cui famiglia è a servizio del Papa da qualche secolo, mi ha minacciato via email di denuncia per oltraggio ad un capo di Stato.
Non potendo denunciarmi per la satira sul Papa capo della chiesa cattolica pedofila e corrotta, voleva denunciarmi per oltraggio ad un capo di Stato, il Papa è capo dello Stato del vaticano.
Mi ha anche comunicato la pena, 5 anni, che mi avrebbe ritardato la pensione.
Gli ho dato un calmante e me la sono cavata, evidentemente non aveva altro da fare il nobile rampollo.
Adesso i sinceri democratici dell’informazione, di destra e di sinistra, suonano tutti le loro trombe e le grancasse in difesa di Sallusti un personaggio viscido, squallido, falso ed impostore a servizio di un piduista puttaniere e pedofilo.
Per lui si invoca il diritto alla libertà di espressione e di pensiero come se il mio pensiero valesse meno del suo o di quello di Ferrara, lautamente pagati anche da noi cittadini per essere al servizio del piduista.
Montanelli diceva che il miglior servo non costa niente, si offre a gratis, quindi certi giornalisti sono servili ma non sono tra i migliori perchè si fanno pagare, sono dei mercenari, dei venduti, dei prostituti.
Il mio pensiero è libero, giusto o sbagliato che sia è mio e vola alto. Condivisibile o no, acculturato o no, espresso in italiano forbito o no è libero, non è al servizio di nessuno se non della mia coscienza.
In poche parole in fatto di etica e di diritto alla libertà di pensiero , di espressione il mio pensiero è all’altezza di quello di Antonio Gramsci. Anche se, purtroppo, non è all’altezza di Gramsci nei contenuti.
Mussolini, per bocca del pubblico ministero, disse di Gramsci: Dobbiamo impedire che questo cervello funzioni per i prossimi vent’anni. Non ci riuscì, fortunatamente, nonostante il carcere il pensiero di Gramsci vola ancora libero e più importante che mai.
Anch’io ho la mia opinione su Sallusti: dobbiamo impedire che questo imbecille falso ed ipocrita venga affidato ai servizi sociali, come pena sostitutiva, per non infierire su chi è già stato colpito nella vita dalla sfortuna.
Più che salvare l’attendente Sallusti dobbiamo salvare quelli che si affidano ai servizi sociali.
Sallusti si è dimesso, per poter fare il martire a tempo pieno in tutte le trasmissioni tv.
Da Repubblica:
Le reazioni. “Non si può andare in galera per un’opinione anzi per il mancato controllo su un’opinione altrui. E’ una decisione che deve suscitare scandalo”, ha dichiarato il direttore de La Repubblica Ezio Mauro. “E’ davvero molto grave che si arrivi ad ipotizzare il carcere per un collega su un cosiddetto reato d’opinione”, ha detto Ferruccio De Bortoli, “è un momento molto basso della nostra civiltà giuridica”, ha sottolineato il direttore del Corriere della Sera. “Questo mestiere non si può più fare. Se i giornalisti devono pagare con la propria libertà le opnioni che esprimono, non si può più fare”, ha detto il direttore di Libero, Maurizio Belpietro. “La notizia della conferma della condanna a Sallusti è terribile. E’ una cosa sbagliatissima e un precedente inquietante. Mi dispiace tantissimo”, ha commentato Lucia Annunziata, neo direttore di Huffington Post Italia 5.

“Nessuno dovrebbe andare in carcere per questo reato”, ha affermato il direttore di Avvenire Marco Tarquinio. “La vicenda per una volta – ha scritto Famiglia Cristiana sul sito – ha unito i giornali, anche quelli di opposti schieramenti, nella solidarietà a Sallusti in nome di un principio fondamentale: non si manda in galera una persona per un reato a mezzo stampa. “E’ un fatto molto grave che lascia increduli”, è il commento di Giovanni Floris, giornalista e conduttore di Ballarò.
Giovanni Floris, pur dispiaciuto per Sallusti, non ha perso l’occasione per invitare a Ballarò la sua creatura. Il mostro che è riuscito a creare tenedole per due anni un posto fisso in prima fila regalandole una fama immeritata che le ha permesso di venire eletta governatrice del Lazio.
A questo punto è giusto che anch’io esprima la mia opinione su Sallusti, siamo ancora in un Paese libero ed abbiamo una casta giornalistica che difende strenuamente la libertà di pensiero e di diffamazione, niente galera per l’attendente Sallusti. Toglietele tutti i beni materiali ed i conti in banca e fatelo risarcire materialmente tutti quelli che sono stati vittime delle sue diffamazioni, anche quelli che inconsapevolmente ne sono stati vittime.
I suoi lettori.
I poveracci vanno a finire in galera, chi è solamente un ladro va a finire in galera. Chi è corrotto, piduista, politico, asservito al potere, concusso e concussore viene affidato ai servizi sociali.
Da Previti in su, tutti vengono affidati ai servizi sociali, ci ha provato anche Tanzi.
E questo sarebbe uno Stato dove la Legge è uguale per tutti? Il ladro di galline in galera e chi ha rubato milioni ai domicilari?
Dicono che le patrie galere sono sovraffollate di individui poco raccomandabili, la feccia della società. Non aggraviamo la situazione mandandoci pure Sallusti. Non reggerebbe il sistema.
Toglietegli tutto quello che messo insieme con la diffamazione ed il servilismo, mandatelo a lavorare, a lavare i vetri delle macchine.
Solo allora ci sarà giustizia ed il viscidone potrà riflettere sulle sue malefatte.
E’ chiaro che il mio è solamente un discorso politico, etico. Niente di personale.
Non vorrei rischiare di trovarmi in cella con lui, non reggerei allo schifo, al ribrezzo.
Imperdibile il commento di Cicchitto:
Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, in una nota: “Una sentenza liberticida che segna una delle pagine più buie della magistratura italiana”. “Questo Paese fa schifo e spero che gli italiani scendano in piazza perché abbiamo raschiato il fondo.
Per una volta sono d’accordo con lui, questo Paese fa schifo con gente come lui, tessera 2232, in Parlamento.
Quello della Santanchè non lo metto,non ho finito l’inchiostro ho esaurito il ribrezzo.

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