Da oltre mezzo secolo la Polizia di Stato manganella i manifestanti. Tutti, dico tutti, i ministri degli interni che si sono succeduti hanno sempre giustificato e protetto una Polizia, di fatto, fascista. I famigerati celerini come gli squadristi del duce, senza cervello si affidano al manganello.


Non hanno ancora capito che le bugie, le fandonie di Stato non funzionano più. Oggi ci sono telefonini con telecamera non solo macchine fotografiche ed i manifestanti possono documentare tutto, metterlo nel web in modo che tutti vidano, si rendano conto, che i celerini sono sempre gli stessi addrestrati a manganellare gli inermi.
Passate le prime 24 ore di propaganda di regime sui giornali o sul web, facinorosi, provocatori, infiltrati e quant’altro, si cominciano a vedere le prime testimonianze reali di quello che è successo e qualche giornale è costretto a prendere le distanze, documentare altrimenti il loro lavoro diventa inutile, una farsa.
Ogni anno, in occasione del 25 Aprile, ci aspettiamo che succeda qualcosa e non perchè manifestano con noi i gruppi sociali ma perchè ci aspettiamo sempre che la polizia isoli i più rumorosi per creare il caso, bastonarli per bene e poi venirci a raccontare che erano violenti. E’ vero, diventano violenti, quasi sempre per reazione. Anche un padre di famiglia diventa violento se lo manganelli sulla testa.
Ogni anno vado nei bastioni di Porta Venezia e, grazie al mio aspetto di pensionato al di sopra di ogni sospetto, cammino con l’aria svagata in mezzo ai poliziotti in divisa, quelli che si notano subito. Quelli che invece si notano meno sono i capi in borghese o, io le chiamo così, le squadre speciali, quelli scelti, i migliori del cesto, che sono in borghese pronti ad inserirsi nel corteo non so se per fare confusione o provocazione.
Ho il forte dubbio che sia successo anche a Genova altrimenti non mi spiego perchè invece di bastonare i black blok hanno bastonato ragazzi inermi e famiglie.
Quasi che tra di loro ci fosse una intesa. Io non ho le prove ho solo dei forti dubbi che mi durano da oltre 40 anni.
Il brutto in questa situazione è che chi si informa sui giornali o con le televisioni finiscono per giustificare uno Stato di Polizia fascista in nome della quiete.
Non si rendono conto che le vittime di questa situazione sono i loro fratelli, figli, nipoti, semplicemente persone che reclamano i loro diritti e ne hanno tutte le ragioni.
Non possimao pensare che milioni di studenti italiani aspettino di essere invitati da Vespa per esporre, educatamente, le loro lamentele al solito ministro di turno che li piglia per il culo.
Devono scendere in piazza, dobbiamo scendere in piazza.
La Cancellieri, attuale ministro uguale agli altri, ha detto: le foto facciamole vedere tutte, anche quelle del poliziotto ferito.
E’ quello che noi chiediamo dal 1950, personalmente lo chiedo dal 1972, ne avremmo solo da guadagnare sul piano dei fatti, della realtà, della storia e della propaganda.
Pochissime sono le foto delle cariche di quegli anni, bastonavano anche i fotografi, ed è grazie alla tecnologia moderna che oggi possiamo documentarci, vedere in diretta i lanci di lacrimogini e le bastonate su  su ragazzi in fuga o inermi.
Picchiare in due o tre un ragazzo a terra, bloccandogli i polsi con i loro scarponi d’assalto è da polizia fascista non da Stato democratico.
C’è da dire che l’unico luogo dove è stata raggiunta la parità dei sessi sono le manifestazioni di protesta e debbo riconoscere che i celerini non sono maschilisti bastonano tutti indistintamente maschi o femmine che siano.
Se non è parità questa, direi che è una avanguardia della democrazia, del manganello.
A questa gente, ai celerini, figli di proletari come li ha definiti Pasolini ai tempi che erano aggrediti dai figli dei borghesi in quanto studenti, hanno tolto le stellette e se avessero un minimo di cervello potrebbero rifiutarsi di eseguire ordini impartiti da qualche gerarca rimasto al ventennio. A meno che non siano fascisti anche loro, non vengano scelti proprio per questo.
C’è da dire che qualunque governo ci sia al comando, intendo di destra o di sinistra, la streategia, gli ordini ed il modo di intervenire è sempre lo stesso: prima bastona, spacca le teste e poi si ragiona.
Sotto a questo aspetto sono super partes.
Oggi non c’è più il servizio d’ordine che avevano i partiti una volta, eufemismo perchè l’aveva solo il Pci, che controllava chiunque volesse infiltrarsi per fare casino, provocare ed è facilissimo per la polizia in borghese infiltrarsi, disperdere, isolare alcune parti del corteo per poi scatenarsi con i loro manganelli o i lacrimogeni.
Quando subivo qualche ferita per farci coraggio ci ridavamo su, è tutta esperienza che entra nella carne e quando sono stato agredito dai camerati, rischiando di perdere l’unico occhio sano che ho, mi sono rifiutato di andare a denunciare il fatto dai Carabinieri, ho voluto andare dalla Polizia.
Mi fidavo, mi fido, più di loro che dei Carabinieri ed il motivo c’è. I carabinieri sono militari, hanno le stellette.
Ma la Polizia di Stato è una cosa i celerini sono un’altra. Sono reparti speciali, in tutti i sensi, hanno subito il lavaggio del cervello e sono stati addestrati al manganello, non ragionano, non si fanno domande altrimenti come ha detto provocatoriamente Grillo, sarebbero dall’altra parte come hanno fatto in Spagna.
Non è la prima volta che penso che siano dalla parte sbagliata, anche quando Pasolini li ha definiti proletari ci siamo chiesti come mai erano dall’altra parte, quindi niente di nuovo.
Vorrei dire a questi giovani che manifestano che li ammiro, avete tutti i diritti di manifestare, abbiamo tutti i diritti di scendere in piazza e di andare sotto ai palazzi del potere, è la democrazia, ma organizzatevi bene, imparate le strategie e come muovervi, imparate le ritirate strategiche e documentate tutto.
E’ l’unico modo per testimoniare che oggi come allora sempre di regime si tratta.

Lacrimogeni dal ministero
Interrogazione Pd: aprire indagine
Ieri la Cancellieri, che evidentemente non è mai andata in piazza a manifestare pur avendo 5 anni più di me, ha difeso i poliziotti oggi, dopo averli ripresi con le mani nel sacco ragiona così:

Sciopero europeo, scontri a Roma, Cancellieri: “Punirò i poliziotti violenti”
Non so dove vuole arrivare, forse ad insabbiare come sempre.
La foto è in bianco e nero, la situazione è la stessa, come se mezzo secolo non fosse passato.

 

Sono cambiati i giovani, ovviamente. Molto è cambiato dal 23 marzo del 1968, obiettivi, situazioni, ideali, solo la Polizia non è cambiata. Oggi, come allora, usa il manganello. Quando va bene.


Leggo di scontri a Torini e Roma in attesa di avere un quadro chiaro sulle manifestazioni studentesche non posso non rilevare che tutto può bambiare 44 anni dopo, ma non la polizia.
”Tre o quattro di noi – ha raccontato un liceale romano – sono stati bloccati e trascinati per terra dagli agenti. Qualcun’altro ha ricevuti calci alla schiena o è stato fermato con un ginocchio poggiato sulla nuca. E’ una cosa assurda, non si può reagire così”. Per tutta la mattinata il grido dei manifestanti è stato ‘La scuola non si tocca, la difenderemo con la lotta’. In testa al corteo uno striscione recitava: “Contro crisi e austerità riprendiamoci scuola e città”.
Sono anni che aspetto, decenni. Spero sia solo l’inizio e che presto tocchi ai lavoratori, ai disoccupati, ai precari perchè non c’è una via d’uscita dalla crisi se non si cambia il SISTEMA.
Mi sembrava impossibile che le nuove generazioni accettassero tutto, la distruzione della scuola, la morte dei diritti e quindi della democrazia.
Era ovvio che prima o poi dovesse succedere. Spero che l’onda di protesta si moltiplichi e non faccia la fine della maestosa manifestazione del : Se non ora, quando!
Noi, allora, gridavamo: è ora! è ora! Potere a chi lavora!
Abbiamo visto come è andata a finire e molte colpe le abbiamo anche noi che ci siamo distratti, non abbiamo istruito i figli, non li abbiamo preparati a difendere quello che ci eravamo conquistati.
Molti di noi si sono illusi che il più era fatto, che non si potesse tornare indietro ed invece no, siamo più tecnologici ma in fatto di equità, giustizia, democrazia, scuola, lavoro siamo tornati agli anni 50 ed ai licenziamenti di massa.
Alcuni di noi, per quanto mi riguarda, hanno totto le palle per decenni invitando a stare attenti che i padroni, la borghesia, le banche, il sistema, chiamatelo come cazzo volete ma si sarebbe ripreso tutto. E con gli interessi.
Una volta è la crisi globale, l’altra sono i consumi che non vanno, l’altra ancora sono i costi di produzione insostenibili anche se in Germania hanno stipendi che sono tre volte i nostri.
Vogliono uscire dalla crisi aumentando i consumi, vogliono guarire il tumore aumentando il tumore.
Al sistema, a loro non interessa la massa, il popolo, in che condizioni vive. A loro interessa solo il profitto ed ogni mezzo è utile per moltiplicarlo, anche il parassitismo finanziario a carico di interi Stati.
Sono felice di quello che sta succedendo in varie parti del mondo, finalmente anche in Italia. I giovani si ribellano ed alzano la testa.
Adesso non voglio dire niente a loro, di ideali, di obiettivi, chi eravamo e cosa volevamo. Cos’era la destra e cos’era la sinistra, non voglio affrontare questo discorso perchè ormai, da anni, mi danno del superato. Nostalgico.
Continuo a credere che l’unica salvezza per gli studenti, i lavoratori e tutti quelli assoggettati al giogo della crisi globale, parolona per fare propaganda, sia la lotta dura e senza paura.
Una cosa è certa che senza continuità non ci potrà essere vittoria, senza unità nemmeno.
Abbiamo visto che il movimento viola, quello del se non ora quando è finito nel dimenticatoio, se gli studenti, i precari, i disoccupati ed i lavoratori non daranno continuità a queste manifestazioni tutto diventerà cronaca, la conta dei feriti e dei contusi.
Ricordatevi che il sistema ha la Polizia per reprimere le rivolte popolari il popolo si devev difendere da solo, anche se la Costituzione dice che la Polizia dovrebbere difendere il popolo.
Guardando nel web le foto di oggi dalle varie città vedo che, sotto ad un certo aspetto, è cambiato poco.
Oggi sono a colori nel 1968/69 erano in bianco e nero, noi siamo invecchiati tutti ma a vedere la Polizia al lavoro sembra che gli agenti siano sempre gli stessi, non siano invecchiati.
Il tutto avviene tre giorni dopo che la Cassazione ha depositato gli atti con cui ha condannato definitivamente, il 5 luglio scorso, alcuni vertici della Polizia in merito ai fatti avvenuti alla Scuola Diaz di Genova il 21 luglio del 2001 durante il G8.
I Giudici della cassazione hanno scritto: La condotta della polizia nell’irruzione alla Diaz fu «un puro esercizio di violenza», «di una gravità inusitata» e ha «gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero»
Vedo che hanno imparato la lezione, ne hanno dato subito prova.
Oggi, come allora.
Destra e sinistra non esistono più, mi dicono, ma io sono rimasto al luglio del 1960. Avevo 11 anni.

Tempo 24 ore e le panchine, riparate e riverniciate, sono luride come prima. Gioventù bruciata? No, gioventù demente con tanto di iphone ultimo tipo.


10 anni fa, anno più anno meno, c’era la compagnia dei motorini. Entravano nei giardini in mezzo agli anziani ed ai bambini con i motorini, sgommavano e lasciavano i segni delle gomme. Solo maschi, mai visti con una ragazzina.
Sono giovani, si faranno. Infatti hanno preso la patende ma sono rimasti imbecilli come prima. Se il tempo era bello si limitavano a sradicare i cestini dei rifiuti, a gridare a tutte le ore, se pioveva si riparavano sotto ai portici e per passare il tempo prendevano a calci le cassette della posta. Vinceva chi riusciva per primo a far aprire lo sportello di scarico e non contenti prendevano a calci pure le lettere.
Non so cosa fosse il premio per il vincitore, so che ho chiamato la polizia ed, allora, è arrivata quasi al volo.
Un poliziotto, appena sceso dalla volante, salutò uno dei ragazzi con questa frase: Eh, cosa fai qui? Come stanno i tuoi? La risposta non l’ho sentita perchè facevano casino, hanno preso i dati, hanno fatto chiudere lo sportello e rimettere a posto le lettere. Si sono salutati e poi sono venuti al mio campanello a suonare. Erano le due o tre di notte. Scesi dalla scale incazzato e praticamente gli aggredii: ma che cazzo state facendo, io vi telefono per denunciare un vandalismo e voi mi suonate al campanello? Ho una moglie, un cane, se questi stronzi la prendono di mira e le fanno dei dispetti?
Risposta: ma no, che ne sanno loro che ci avete chiamato voi, abbiamo suonato un campanello a caso.
Infatti, risposi, con 50 campanelli e più che ci sono nella via avete suonato proprio al mio, che vi ho dato il nome.
Adesso ci sono le nuove leve. Vestiti bene, iphone ultimo tipo, capelli con la cresta e pennarelli, pennelli per scrivere sui muri, sulle vetrine e sulle panchine. Le ragazze hanno il tacco di ordinanza, la pancia fuori e sono vestite come veline, tra l’altro sono pure carine, capelli curati.
Le ragazze parlano un italiano corretto, si capisce subito che vanno a scuola, i ragazzi si esprimono come Lorenzo, la caricatura del burino interpretato da Corrado Guzzanti.
Io sono vechio ma mio figlio mi ha detto che il tamarro piace alle ragazze, tira molto ed io mi adeguo. Contente loro contenti tutti.
Devono essere della tribù delle scimmie urlatrici, passano la giornata ed anche la notte ad urlarsi frasi senza senso a 10 centimetri di distanza uno dall’altro.  D’estate tengono banco sino ed oltre le tre della notte, schiamazzi, urla, bevono e giocano tra di loro. Ogni tanto nasce qualche discussione per via che le ragazze passano dalle ginocchia di uno all’altro con la velocità della luce.
Qualcuno non gradisce.
In contemporanea c’è pure una compagnia maschile e femminile di sud americani, anche questi sono lì dal pomeriggio e qualche volta alla sera. Suonano, ballano e cantano.
Qualche giorno fa è arrivata la polizia e gli italiani sono spariti, i sud americani sono rimasti lì ed hanno mostrato i documenti, evidentemente non avevano nulla da temere nonostante il popolino tenda a dare la responsabilità dello schifo dei giardini agli immigrati. Mai visti con un pennarello in mano, solo birre ma in questo sono simili ai nostri baldi giovanotti vestiti bene.
Alle volte al mattino incontro quelli dell’Amnsa che puliscono con i rastrelli, raccolgono le bottiglie, i pennarelli vuoti e svuotano i cestini, tutti dipinti dagli artisti del posto.
Un giorno ho detto ad uno di loro: dev’essere frustrante pulire sapendo che due ore dopo sarà sporco come prima. Risposta: sono sud americani, sono tutti così. Saranno anche sud americani, non lo nego, ma ti garantisco che questi sono dei nostri e fanno girare le palle. Il tipo dell’Amsa mi risponde: dovrebbero prenderli ed infilargli un cestino dell’immondizia nel culo, così imparano.
Adesso, se chiami la volante, arriva un’ora o due dopo il casino e diventa tutto inutile. Siamo in pochi, facciamo quello che possiamo.
Questa non è delinquenza, gioventù bruciata, è degrado sociale ed educativo e si allarga  a macchia d’olio. Non hanno interessi, non hanno ideali, solo far casino e lasciare le loro impronte sulle panchine o sui muri, non disdegnando neppure le vetrine della zona. Sono di un’arroganza e di una maleducazione che si taglia con il coltello, da macellaio.
Qualche giorno fa ho detto ad uno di loro, mentre osservavo un suo amico che pasticciava la panchina, una di quelle appena riparate e riverniciate, guarda che sono venuti qui ed hanno fotografato le scritte , ci sono delle multe salate per chi imbratta la cosa pubblica, nostra che paghiamo noi.
E sono venute bene? Risponde lo spiritoso. Di rimando gli dico: benissimo, perfettamente a fuoco. Vedi quelle scritte lì sono come la carta d’identità, le impronte, anzi meglio ancora il Dna.
Vedrai che il furbo lo troveranno, le lettere si somigliano tutte, ha lasciato l’impronta.
Non mi ha risposto ed io sono andato via.
Torno dopo qualche ora e la scritta che il suo amico stava facendo aveva i segni evidenti di un tentativo di cancellazione, dopo che ha scritto su 4 panchine è da imbecilli tentare di cancellare le prove.

La polizia ha consigliato di far firmare una petizione agli abitanti della zona come se l’educazione, il rispetto della cosa pubblica si possa insegnare con le petizioni.
Comunque è già pronta la nuova ondata, c’è un ragazzino di 8/10 anni che insieme ad altri più piccoli passa ore ed ore a far scoppiare petardi in mezzo agli altri bambini e le loro mamme.
Gli animali si spaventano, c’è pure il giardino cintato per i cani e qualcuno ha cominciato a lamentarsi.
Il ragazzino in questione, in modo particolare al sabato, inizia alle 13 del pomeriggio ed è capace di tirare le 20 della sera. Sembra una sparatoria continua. Sabato scorso gli sono passato di fianco con il cane e lui: aspetta, aspetta, verso il suo amichetto, c’è il cane che si spaventa.
Non fare il paraculo gli ho detto, è dalla una che rompi i coglioni con questi petardi.
Domanda: dove cazzo sono i suoi genitori? E quanto costano questi cazzi di petardi?
Ne fa scoppiare a centinaia.
Drogatevi che è meglio, almeno avete qualcosa che vi impegna, un obiettivo da raggiungere. (satira estrema)

497.310 giovani all’esame di maturità da oggi. Si può maturare, o no, anche senza l’esame specifico.


E’ vero che è una tappa importante della vita ma dovrebbero cambiarle il nome, esame di maturità non giustifica tutti i cretini che dai 18 anni in su incontriamo nella vita.
Si può maturare anche tirando la lima o scaricando i sacchi di cemento, si può fare anche la patente senza aver fatto l’esame di maturità. L’ho fatta anch’io.
L’ esame di maturità, non me vogliano quelli che l’hanno superato, è come la comunione o la cresima non da nessuna garanzia che sarai un bravo cattolico, l’esame di maturità non garantisce che sarai un cittadino migliore.
Io, già da ragazzo, ero un filosofo della domenica e riflettevo su quello che mi girava intorno al bar o al lavoro e tiravo le mie belle conclusioni, una delle quali è valida ancora adesso che vado per i 64 anni.
Avevo notato già allora, ero perspicace adesso sono più lento, che un bambino vispo sarebbe stato un ragazzino sveglio. Con l’esperienza avrebbe potuto diventare un adulto consapevole perchè l’esperienza avrebbe fatto da moltiplicatore, quindi a seguire un uomo responsabile, e da vecchio un vecchio saggio.
Questo è possibile solo se il ragazzino possiede il Dna giusto, altrimenti è impossibile e vado a spiegare il perchè.
Un bambino limitato, diciamo incapace di fare tesoro dell’esperienza, non potrà mai diventare un ragazzino vispo, un uomo consapevole, un vecchio saggio.
E’ pieno il mondo, non li ho trovati solo io, di vecchi che non sono per niente saggi, che non hanno capito ancora un cazzo della vita e della politica ed al massimo sono bravi ad amministrarsi perchè sanno fare le somme e le divisioni. E’ già qualcosa, certo, ma non sempre un vecchio è un vecchio saggio e non deve essere preso da riferimento. Va rispettato certamente ma non prendete qualunque vecchio per un vecchio saggio, sono cose diverse.
Tutto questo per dire ai ragazzi di prenderla con filosofia, non è da un calcio di rigore che si riconosce un campione. Il rigore si può anche sbagliare ma non è detto che non si vinca ugualmente il campionato della vita, non è obbligatorio essere, o diventare, tutti fenomeni.
La cultura, la memoria, sono dei barattoli vuoti ci puoi mettere dentro di tutto.
Il mondo è pieno di pirla con tre lauree, quasi tutti vanno al governo o vengono nominati in incarichi importanti dai governanti.
Uno per tutti quell’imbecille che ha detto che uno di 28 anni senza una laurea è uno sfigato, senza per forza citare la Gelmini. Anche lei ha due braccia rubate all’agricoltura.

All’entrata del passo carraio di una scuola privata, cattolica, di Milano.


C’è un cartello con scritto: cercasi carrozzina e lettino per una bambina che deve nascere, ospite di una casa di accoglienza gestita da un prete di quelli che si fanno il mazzo.(Questo l’ho aggiunto io)
Onestamente non so se lo stesso avviso è esposto nell’entrata pedonale, che usano in pochissimi, ma nel carraio che da nel cortile della scuola, oltre ad un parcheggio a pagamento. A quanto mi dicono senza ricevuta.
Diciamo che è un parcheggio ad offerta, non è la questua con il sacchetto ed il manico degli anni 50 ma riveduta e corretta in euro.
Da quel carraio ogni mattina passano centinaia di auto, Porche Cayenne, Bmw, Audi, Monovolumi vari ed anche qualche punto di chi non rinuncerebbe mai  ad una sana educazione cattolica per i propri pargoli.
Spero che abbiano trovato sia la carrozzina che il lettino, magari usati, o che qualche proprietario di fuori serie abbia messo mano al portafogli.
Non so perchè ma la cosa mi ha infastidito, spero che sia una iniziativa individuale, una voglia di carità cristiana e pelosa e lo dico perchè non è esposto al di fuori di una parrocchia popolare.
Se l’avessero esposto in una parrocchia popolare, del popolino, avrebbero già trovato sia la carrozzina che il lettino.
Con la benzina che consuma in due settimane la Porche Cayenne avrebbero già comprato il tutto. Una colletta in classe, qualunque altra iniziativa fuorchè quel cartello che è un insulto alla miseria ed alla carità.
Non vorrei che tra una settimana ci sia esposto un cartello di ringraziamento per il buon cuore di chi ha il sei cilindri turbo ed a benzina. Anche se il diesel costa poco di meno.

Molti di noi erano convinti che un ministro più incapace della Gelmini non esistesse, non avevamo ancora scoperto la Fornero.


Pensavamo di avere toccato il fondo della demenza con l’ex ministro dell’istruzione laureata in Calabria, con la parlata bresciana, quella che aveva detto: nessuna dietromarcia, ed invece scopriamo che una con un curriculum impressionante è più incapace di lei, poi ci chiediamo come mai l’Italia va male e l’Europa pure, Elsa Fornero è ancora più bolsa della Gelmini.
E pensare che ha un storia, un curriculum impressionante. Figuratevi gli altri.

Professore ordinario di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Torino, insegna Macroeconomia ed Economia del risparmio, della previdenza e dei fondi pensione (in inglese). Le sue ricerche scientifiche riguardano i sistemi previdenziali, pubblici e privati, le riforme previdenziali, l’invecchiamento della popolazione, le scelte di pensionamento, il risparmio delle famiglie e le assicurazioni sulla vita.

È Coordinatore Scientifico del CeRP (Centre for Research on Pensions and Welfare Policies, Collegio Carlo Alberto).

È Honorary Fellow del Collegio Carlo Alberto, Membro del Collegio Docenti del Dottorato in Scienze Economiche dell’Università di Torino e del dottorato in Social Protection Policy presso la Maastricht Graduate School of Governance (Università di Maastricht), di cui è anche docente, membro del Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale, costituito presso il Ministero del Welfare, membro del Comitato Scientifico dell’Observatoire de l’Epargne Européenne (Parigi), membro del comitato editoriale della Rivista Italiana degli Economisti, editorialista del quotidiano economico e finanziario il Sole 24 ore.

Dal 1993 al 1998 è stata consigliere comunale al Comune di Torino, eletta con la lista “Alleanza per Torino” a sostegno del sindaco di centro-sinistra Valentino Castellani.

È stata Vice Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo (2010-2011)[2][3][4], Vice Presidente della Compagnia di San Paolo (2008-2010)[5], membro del Consiglio direttivo della Società Italiana degli Economisti (2005-2007), membro del Comitato Scientifico di Confindustria (2005-2006), membro della commissione di esperti valutatori presso la World Bank (2003-2004), con l’incarico di valutare il ruolo di assistenza svolto dalla Banca nell’attuazione delle riforme previdenziali di paesi con economie di transizione, membro della commissione di esperti della Task Force su “Portability of Pension Rights and Taxation of Pension Schemes in the EU” costituita presso il CEPS (Center for European Policy Studies), Bruxelles (2001-2003), membro della Commissione Ministeriale di esperti indipendenti per la verifica previdenziale (2001), componente del Comitato Scientifico del Mefop (2000-2003).

Nel 2001 ha ricevuto (ex aequo con Ignazio Musu) il Premio Saint Vincent per l’Economia.

Nel 2003 ha ricevuto (ex aequo con Olivia Mitchell) il Premio INA-Accademia dei Lincei per gli studi in materia assicurativa.

È moglie dell’economista Mario Deaglio con cui ha una figlia di nome Silvia, Professore Associato presso la Facoltà di Medicina di Torino, e un figlio di nome Andrea, regista.

Ministro del Lavoro e delle politiche sociali

Ieri è uscita su tutti i giornali che gli esodati sono 390 mila e non 65 mila, come aveva scritto l’Unità il 16 aprile e come va dicendo la Camusso da mesi subendo gli attacchi di chi, giovane o vecchio che sia, accusa la Cgil di essere una casta in questo gioco al massacro che non risparmia più nessuno.
Ovvio che più confusione si crea e più aumenta la voglia dell’uomo forte al comando, il risolutore di tutte le crisi, colui che si spaccia per il nuovo, l’imprenditore antipolitico che diventa primo ministro come abbiamo vissuto nel 1994 con Berlusconi talmente incapace ed interessato ai suoi affari da farci incagliare come uno Schettino qualsiasi.
Non so chi abbia dato la laurea alla maestrina di San Carlo Canavese in economia politica ad una che sbaglia del 600%  i conti sugli esodati che lei stessa ha creato.
E’ talmente imbecille che invece di dimettersi e chiedere scusa se la prende con l’Inps in un tesissimo incontro che si è concluso con il ministro che ha accusato i vertici dell’Inps per la fuga di notizie e di aver creato “confusione”.
Questa è più deficiente della Gelmini, tra l’altro è uno spaccato della classe dirigente italiana che chiarisce come mai le nostre banche private siano ridotte così male nonostante abbiano la facoltà per legge di applicare tassi e costi da usura tali da far ritenere lo strozzinaggio più vantaggioso per chi ha bisogno di un prestito o di un mutuo.
Se questi sono i professori immaginiamo come saranno gli studenti, intesi come cittadini italiani esodati e non che devono subire le direttive di una imbecille del genere.
Il mio è, ovviamente, solo un giudizio politico. Sul piano personale noto una certa somiglianza negli atteggiamenti tra la Gelmini e la Fornero quando tentano di spiegare in tv quello che non sanno, gesticolando come fanno le maestre all’asilo per farsi capire dai bambini di tre anni.
Una così si deve dimettere prima di mezzogiorno, in alternativa le si faccia passare da un indice all’altro una scarica elettrica da 6000 volt.
Una volta c’era un re che diceva: i miei sudditi sono impazziti, ed il pazzo era lui.
La Fornero è uguale. Quando parla si esprime con gesti da maestrina convinta che chi l’ascolta, purtroppo noi italiani, non capisca una mazza e quindi rafforza i suoi concetti con una mimica da asilo infantile.
Alla prova dei fatti, chi non ha capito e che continua a non capire una mazza è la Fornero. Non sono nè l’Inps, nè gli esodati, nè gli italiani.
Se ne deve andare a zappare la terra non all’Univesità di Torino per evitare che cresca professori e laureati più imbecilli ed incapaci di lei.
Se questi sono gli esperti che ci devono tirare fuori dalla crisi mandiamoli a casa ed affidiamoci alla Concetta, la sorella di Di Pietro.
Quella, in sei mesi, ci porta in salvo.
Visto che il Pd è in maggioranza faccio un caloroso invito a Bersani, alla Finocchiaro no perchè non capirebbe, o la Fornero si dimette o il Pd ritiri la fiducia.
Facciamola finita una volta per tutte con questa gente, o sono banditi o sono incapaci. Uno normale non c’è.
Impariamo dal Consiglio Comunale di Desenzano che con una delibera della sua stessa maggioranza espulse la Gelmini per manifesta incapacità.
La Gelmini Tagliata: Nel mese di marzo dell’anno 2000 una signora, presidente del consiglio comunale del Comune di Desenzano sul Garda per Forza Italia, fu espulsa dal consiglio, su mozione del suo partito, l’unica cosa giusta che ha fatto il centrodestra negli ultimi vent’anni, con la seguente motivazione

[Delibera del consiglio comunale n. 33 del 31/03/2000]:

*”manifesta incapacità ed improduttività politica ed organizzativa“. * Questo consigliere comunale si chiamava

Maria Stella Gelmini

Quando sento parlare la Fornero di prospettiva mi viene in mente la professoressa di Amarcord, quella del biscotto.


Quella con la tazza in mano ed il biscotto che scandiva: la pro spet ti va ed al va inzuppava il biscotto.
Ecco la Fornero mi ricorda quella tipa lì, la seconda da sinistra della prima fila in basso.
Chi non ha avuto una professoressa che avrebbe scandito qualsiasi cosa con la prospettiva di inzuppare il biscotto a metà mattinata.
La Fornero è uguale, solo che più della professoressa ha della maestrina che non riuscendo a spiegarsi, farsi capire, con le parole accompagna tutto quello che dice con i gesti come se stesse parlando all’asilo o comunque ad elettori del Pdl, della lega ed anche qualcuno del Pd.
Rivendica pure il fatto di essere anche ministro della Pari Opportunità e questo è un vantaggio perchè può sparare cazzate stereofoniche sia come ministro del lavoro che delle apri opportunità.
C’è da dire che in pochi mesi ha fatto il callo, le emozioni della prima volta, accompagnate dalle lacrime, non le espone più sembra quasi che goda nel tagliare le teste a giudicare dai sorrisi e dagli abbracci che ha e ricevuto ed elargito in Senato quando hanno ammazzato l’art. 18.
Sembrava che avesse segnato il rigore decisivo nella finale della champion.
Devo dire, nonostante l’entusiasmo manifestato dalla ministra nell’occasione, che è arrivata seconda. Superata nello squallore dall’intervento della Finocchiaro che, oltre ad essere più carina di lei e vestire meglio, l’ha surclassata in aria fritta facendo rivoltare nella tomba i suoi vecchi compagni del Pci.
Va bene che il Pci non c’è più ma, qualche vecchio compagno è ancora vivo e vegeto, diciamo presente al sottoscritto, per esempio, è venuto un fastidio tale che ho dovuto cambiare canale.
Ad ogni modo con i dipendenti pubblici avrà vita facile, vittoria scontata, anche noi di sinistra siamo stati allevati a considerare i dipendenti pubblici dei paraculi, mantenuti a spese della collettività ma protetti e coccolati in quanto serbatoio di voti inesauribile per i democristiani prima, i socialisti poi. Berlusconi se li è giocati con la Gelmini, che ha massacrato la scuola pubblica, ma non importa l’importante era favorire le scuole private e cattoliche. Anche lì, come serbatoio, c’è una scorta niente male.
Non me ne vogliano i dipendenti pubblici che fanno il proprio dovere, si impegnano per la collettività , so che ce ne sono a migliaia, dovrebbero fare l’ultimo passo nell’interesse di tutti, denunciare i loro colleghi che timbrano il cartellino e vanno a fare la spesa.
Di tutte le crisi che ho vissuto questa è la prima volta che vengono toccati i bancari, dipendenti pubblici, impiegati, quadri e dirigenti.
Non è aumentata l’uguaglianza, quella era una nostra fissa della sinistra, hanno semplicemente alzato l’asticella dei protetti, siamo tutti più poveri.
E brava la ministra Fornero che ci invita a considerare la sua riforma del lavoro nella pro spet ti va.
Confindustria e governo ci hanno inzuppato il biscotto, Squinzi si è pure lamentato che era poco, ne voleva un altro e la Finocchiaro ha detto di avere difeso i lavoratori.
Infatti le vendite di Fissan sono aumentate.

Il nonno ha esagerato, ma ce ne fossero come lui ed i giardini ne sono la conferma, nessun rispetto e maleducazione.


Si è beccato una denuncia e si è anche pentito un pochino ma io lo appoggio in pieno perchè ho vissuto la trasformazione educativa di oltre mezzo secolo.
Da ragazzino ero un problema e proprio per questo sono convinto che quando ci vuole ci vuole.
La mia carriera di peperino è iniziata presto, alle elementari, ero ancora in quarta quando ho risposto male al maestro Pillon e mi ha punito come usava allora, entro domani mi devi scrivere per 250 volte: non si risponde male al maestro.
Non ci penso nemmeno gli ho risposto e chiamarono i miei genitori.
Questi non ci pensarono nemmeno a chiedere cosa fosse successo, il maestro era intoccabile e mi presero a sberle, non ebbi modo di esporre le mie ragioni.
Poi trovai un portamonete a scatto con un bel po’ di soldi, solo ed esclusivamente soldi, combinazione in quel periodo al mio paese c’erano le giostre e passai 15 giorni a divertirmi con i miei amici nell’autoscontro, frappè e sigarette per tutta la compagnia, riuscii a comprarmi persino una carabina ad aria compressa.
Purtroppo nella predica domenicale durante la messa venne fuori che una signora, una ragazza non ricordo precisamente,  aveva perso il borsellino con i suoi risparmi con i quali intendeva comprasi un impermeabile come quello del tenente Sheridan
.
Il paese era piccolo, i miei sentirono l’appello, i paesani fecero mente locale a quel gruppo di ragazzini che passavano il pomeriggio alle giostre bevendo frappè e fecero due più due.
Le sigarette no, quelle le fumavamo senza farci vedere. Le  avevamo nascoste insieme ai fiammiferi sotto l’elmo del monumento ai Caduti della prima guerra mondiale.
Mio padre mi sottopose all’interrogatorio di rito e dovetti confessare che i soldi li avevo trovati io.
Presi una serie di mazzate che le ricordo ancora, non c’era autodifesa che tenesse, non ho potuto nemmeno parlare.
Mi rinchiusero nell’orfanotrofio del paese insieme a mio fratello maggiore, che non c’entrava niente ma che, purtroppo per lui, veniva sempre coinvolto in modo particolare nelle risse che scatenavo con i più grandi dove lui faceva da paciere,diciamo che mi accendevo in un millesimo di secondo senza pormi il problema di che avessi davanti, se uno della mia età, 9 anni, o uno di 13, 14. Dato il mio fisico di solito erano una volta e mezzo il sottoscritto.
Dall’orfanotrofio scappai due volte, ma il mio exploit maggiore lo realizzai con una suora che sulla porta della chiesa mi diede un colpo in testa con il pugno chiuso ed il dito medio sporgente, per farmi stare buono.
L’aggirai e la presi di spalle prendendola a calci nel sedere, facemmo tutta la chiesa in mezzo ai banchi dove tutto l’orfanotrofio seguiva la messa tra chi tifava per me e chi per la suora, carogna.
In quegli anni usavano mandare gli orfani, in divisa e con il mantello nero, dietro ai funerali, erano gli anni cinquanta, ed io fui l’unico orfano, insieme a mio fratello, che al seguito dei funerali salutava i propri genitori in modo esagerato direi.
Per le medie mi misero in collegio, liberando mio fratello, ed il collegio è un concentrato di tipi come me che si scambiano i vizi e diventa una scuola, come il carcere minorile.
Entri delinquente al 20% e ne esci al 50%, qualcuno se la cava per fortuna e si corregge.
Mi diedi una calmata intorno ai vent’anni dopo l’ultimo colpo di testa che vi vado a raccontare, solo per rendervi un’idea di che tipo fossi.
Giornata estiva e semaforo rosso, arrivo con la mia Francis Lombardi 850 a velocità sostenuta e nel frattempo scatta il verde, supero sulla destra una 124 che stava partendo ed il conducente si spaventa, presumo, e mi apostrofa: bastardo figlio di puttana! Io rallento e gli rispondo, ciao fratello!
Proseguo per la mia strada e 300 metri dopo mi fermo davanti alla ditta dove lavoravo, parcheggio e scendo tranquillo dalla mia auto, dietro di me c’è, ferma, una 124 ne scende uno che sarà stato 1,90, io lo ricordo enorme, si lancia contro di me, mi prende con una mano per il giubbotto e mi solleva da terra di una ventina ci centimetri per portarmi all’altezza dei suoi occhi, brutto stronzo, io ti spezzo in due.
Nel subire questo notai che i bottoni del mio giubbotto erano sotto sforzo, rischiavano di staccarsi, lo guardai negli occhi e gli dissi: se si stacca il bottone sono cazzi tuoi.
Incredulo, sbigottito, mi lasciò andare ed entrai al lavoro.
Una ventina di minuti dopo me lo vedo entrare in magazzino, era una concessionaria Fiat ed io facevo il magazziniere, ancora… pensai ed invece la sorpresa.
Era un assicuratore liquidatore e conosceva mio padre, lavoravamo insieme, e gli aveva raccontato il fatto. Saputo che ero suo figlio venne in magazzino per scusarsi, lo bloccai immediatamente, ci mancherebbe altro sono io che mi scuso con lei.
Diventammo amici, anche se era molto più grande di me, non solo fisicamente.
Diciamo che me ne intendo di maleducazione e di caratterini particolari ed è per questo che apprezzo un nonno come questo, ce ne fossero parecchi avremmo un mondo migliore.
Ai giardini vicino a casa mia ci sono anziani e famiglie, ragazzotti maleducati ed irriverenti che se fregano di tutto e di tutti. Anche se qualcuno l’ho ripreso, facendolo ragionare.
I genitori moderni, se la maestra o il professore riprende, i loro figli vanno a scuola picchiano la maestra o la denunciano. I figli di oggi non si possono toccare, ne vediamo le conseguenze.
Il nipote ruba, nonno lo picchia.

La foto è del Tenente Sheridan.

Tutti parlano del taglio alla spesa pubblica per uscire dalla crisi, è un equivoco. E’ la spesa della politica da tagliare non la scuola ed i servizi. Ridurre i politici ed i loro costi.


Senza contare benefit, stipendi, diarie, regalie, degli eletti. Senza contare i doppi, tripli, incarichi dei più esosi i partiti in 18 anni hanno incassato 3 miliardi di euro, in lire non li so leggere ma sono: 5.808.810.000.000.
Destra o sinistra che sia, compresa la sinistra fuori dal Parlamento, hanno incassato contro il volere del  referendum popolare che li aveva aboliti i finanziamenti travestiti da rimborsi elettorali.
Come li abbiano usati non mi interessa, nel senso che spetta alla legge scoprire e condannare i ladri, ma una cosa è certa che la destra ed in parte la sinistra hanno tagliato la spesa pubblica, scuola, sanità, servizi, per contenere i costi della crisi senza mai intaccare il loro portafogli. Non parliamo poi delle tasse al popolino, dirette ed indirette, mentre loro si comprano appartamenti, terreni e sistemano la faglia ed i loro eredi per tutta la vita.
E’ ora di finirla.
Guidalberto Guidi, ex vicepresidente di Confindustria e numero uno della Ducati energia, ripete quello che Confindustria dice da anni: tagliare la spesa pubblica corrente. Tradotto in italiano significa tagliare le spese di sostegno ai poveretti, le pensioni, i servizi.
Significa inoltre, anche se non in modo esplicito ma tra le righe, privatizzare l’acqua e servizi come sanità, trasporti e quant’altro per privatizzare, cosa tra l’altro che Comunione e Liberazione fa da decenni in Lombardia dove è dentro a tutti gli appalti della sanità, dell’assistenza agli ammalati comprese le pulizie degli ospedali. A dare loro gli appalti ci pensa Formigoni il quale ha messo a guida degli ospedali pubblici una marea di ciellini che non bastano cinque oratori, grandi, per contenerli.
Si sa che con l’invecchiamento della popolazione servizi ed assistenza diventano un piatto appetibile per chi ci vuole guadagnare e la strada per farlo è abolire la spesa pubblica in questo campo per trasferire il profitto in quello privato.
Basta vedere quanto costa  un vecchietto in una casa di riposo privata, rende di più che vendere un centinaio di automobili, oppure vedere quanto costa un bambino che va all’asilo privato. In Brianza, quando ci abitavo io, c’erano solo asili privati delle suore e preti, non credo che oggi sia cambiato di molto anche se sono passati 36 anni.
Una cosa è certa che il complesso scuole private del santissimo Cuore di Gesù vicino a casa mia comprende un isolato e mezzo e meno male che il cuore di Gesù è santissimo altrimenti prendeva da tutta Via Palmanova sino a Viale Monza.
Al mattino la fila in entrata di automobili che portano i bambini inizia alle sette e sino alle 8,30 passeranno più di 800 milioni di euro di Porsche Cayenne, Suv e monovolumi vari. Ogni tanto c’è qualche infiltrato con la Punto costretto, o convinto, che la scuola privata cattolica sia meglio di quella pubblica. Una cosa è certa, come parcheggio dei figli è senza dubbio migliore, ha un orario più esteso e non fa niente se per un’ora a guardare una cinquantina di ragazzini c’è una suora di 82 anni, o giù di lì.
L’importante è avere trovato il parcheggio per i figli per poter andare a lavorare per pagarlo.
Le tasse locali sono a cifre scandalose grazie ai tagli del governo di centrodestra che ha tagliato come piace a Confindustria, ad oggi, risulta che sia un salasso da 1230 euro a testa.
A tutto questo va aggiunto l’aumento della benzina, i ticket, l’aumento dell’Irpef ed il taglio di pensioni e stipendi ed i maggiori costi per il taglio dei servizi essenziali, quelli pubblici che la Confindustria considera solo una spesa e non un investimento.
A me non interessa sapere se Lusi ha rubato  all’insaputa di Rutelli o no, se la lega era al corrente delle ladrate della famiglia Bossi e del cerchio magico, intorno a Bossi, che cantava ad ogni occasione Roma ladrona.
Mi interessa sapere che sono soldi nostri, che mancano dalle nostre tasche e dai nostri servizi, dalla scuola pubblica alla sanità ed i trasporti e questa gentaglia li buttava via per comprare una laurea ad un idiota, già mantenuto da noi, ed ad una ignorante come Rosy mauro ed al suo amante rokkettaro.
Il finanziamento pubblico ai partiti era nato cone difesa della democrazia dopo il fascismo, per dar modo a tutti di poter fare propaganda e politica, un gesto di alta democrazia altrimenti la politica sarebbe stata appannaggio esclusivo della borghesia, de dell’imprenditoria, in poche parole pensionati, lavoratori, e povera gente non sarebbe stata rappresentata da nessuno.
Poi ha degenerato, ha deragliato, e non ci metto in conto la corruzione e le mazzette altrimenti sarebbero da fucilare nella pubblica piazza.
Oggi quasi tutti hanno internet, leggono i giornali  e ritengo che i finanziamenti alla politica vadano aboliti, per fare politica bastano i volantini in piazza, nei luoghi di lavoro, i giornali che io continuerei a sostenere per una pluralità di informazione ma solo se a diffusione nazionale, chiaro che il Campanile di Mastella non deve prendere un centesimo.
E poi c’è internet, Bersani, Casini, Alfano, e tutti gli altri potrebbero entrare nel pc di ognuno di noi che, naturalmente, accetti di iscriversi alla news letter.
Ho una stima immensa della politica, un po’ meno dei praticanti della politica, basti pensare che un fannullone finto farmacista ha fondato un partito partendo dall’intestino della gente ed ha costruito un impero che, come quasi tutti gli imperi, è finito in disgrazia. Alludo alla lega, altrimenti i mie affezionati lettori leghisti non capiscono.
Non riesco a chiamarla Casta della politica perchè hanno fatto politica anche i Padri costituenti davanti ai quali dovremmo toglierci il cappello, ha fatto politica Zaccagnini, Pertini, Moro, Berlinguer, Pajetta, ed altissime figure della resistenza, cultura, che  hanno rappresentato la parte migliore e dignitosa del Paese.
I politici non sono tutti Scilipoti, Gaspatti, Cicchitto, Cosentino o La Russa e non vanno messi tutti nella stessa cesta, o casta.
Confindustria finge di volere i tagli della politica mentre vuole i tagli della spesa sociale, della solidarietà, delle pensioni anche perchè il primo socio dell’imprenditore è il politico che gli affida gli appalti, sparano nel mucchio per distrarci in realtà vogliono privatizzare servizi, sanità, scuola e quant’altro per farci diventare tutti come gli americani.
Confindustria non è al nostro fianco per tagliare gli sprechi, è una recita, finge di essere indignata come noi per trasformare i costi della solidarietà civile in profitti delle società, o cooperative, private.
Non cadiamo nel tranello altrimenti Montezemolo fonda un partito e migliaia di lavoratori corrono a dargli il voto perchè ritengono, sbagliando, che sia  un bravo imprenditore. Abbiamo già visto il bravo imprenditore prestato alla politica nell’ultimo ventennio e, qualcuno, ci ha messo 15 anni per rendersi conto che era, è, un bandito della P2. Quello della tessera 1816.
Errare è umano, perseverare è diabolico.  

Buona notizie da Adro, una è del 2010 passata inosservata, l’altra del 2011 volutamente tenuta riservata. Qualcuno si ricorda ancora del vergognoso sindaco di Adro Oscar Lancini?


La prima, quella del 2010, è che il tentativo da parte del sindaco nazista di Adro di esautorare la presidente della mensa scolastica Giuseppina Paganotti è andato a vuoto dalle urne del voto è emerso che la maggioranza dei genitori ha riconfermato a maggioranza gli amministratori uscenti.
Questo conferma che anche ad Adro ci sono cuori e cervelli che funzionano, non tutti però, perchè i dissidenti hanno preferito nominare un direttivo parallelo preferendolo ad un confronto democratico per esporre le proprie ragioni.
La scuola di Adro è per la maggioranza in Italia e  per una minoranza in padania.
La seconda notizia del 2011 è stata volutamente tenuta riservata dall’interessato, come aveva tentato di tenere riservato il gesto che ha fatto nel 2010 che ha mandato fuori di testa i nazileghisti di Adro ed in prima fila le mamme nazileghsite, purtroppo partoriscono anche loro, si riproducono insomma.
Parlo dell’imprenditore che nell’ aprila del 2010 pagò di tasca propria i 10000 euro di rette arretrate della mensa scolastica per i bambini delle famiglie inadempienti ai quali il sindaco aveva negato la mensa.
Da notare che l’ha fatto senza chiedere il certificato di nascita dei bambini.
Il gesto di Silvano Lancini, omonimo del sindaco ma nemmeno lontano parente del nazista che fa il sindaco, doveva restare nell’anonimato, arrivò dopo settimane di polemiche che portarono la parte peggiore di Adro sulle prime pagine dei giornali e nei dibattiti televisivi con interviste al capitano Amon di Adro. Il sindaco.
Naturalmente venne scoperto, l’anonimo benefattore, forse furono gli stessi nazileghisti indignati a stanarlo, ma questa è acqua passata.
Bene sul finire del 2011 è stato nominato Cavaliere della Repubblica.
Sivano Lancini ha ricevuto l’onorificenza ma l’ha confidato solo ai figli.
Bene, adesso lo sappiamo anche noi e devo dire che mi fa piacere.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: