Milano, titolo di Repubblica: Scatta la domenica senza auto “Ritrovare il piacere di camminare” Se non ti investono.Una delle più grandi prese in giro.


Alle 9,45 al semaforo di Via Padova c’era la coda, come al venerdì sera. Mi sono detto, il blocco scatta alle 10,00, abiteranno tutti in zona.
Adesso sono le 10,10 e le auto continuano a girare mi domando che senso hanno queste domeniche a piedi se poi ci sono sempre i soliti furbastri che se ne fregano.
Ammesso che qualcuno abbia dei motivi seri ed impellenti per trasgredire alla regole mi pare che siano decisamente in troppi quelli che disattendono l’ordinanza del comune.
L’aria di Milano è quella che è,  mi spiace per chi si impegna a rispettare il divieto e gira in bicicletta orgoglioso di fare qualcosa per tenere pulita l’aria.
Quelli che passano sotto casa mia  adesso sono un po’ come Gassman nel film Il Sorpasso, fanno delle corna virtuali a tutti quelli rispettosi dell’ordinanza, evidentemente siamo considerati dei poveri pirla e loro si sentono i furbastri di Milano.
Leggo che ci dovrebebro essere 95 pattuglie di Vigili Urbani a presidiare il rispetto dei divieti, mi auguro che come al solito non siano solo nella cerchia dei navigli, nei quartieri snob di Milano a presidiare perchè, in Via Padova, non ho mai avuto l’occasione di vedere un maleducato pagare una multa.
Perchè è un problema di educazione, non solo di sanzioni.
Sono andato a comprarmi le sigarette ed ho fatto una cosa che non faccio mai.
Sapendo del divieto di circolazione ho volutamente attraversato le strisce pedonali a passo lento, più lento del solito. Avevo visto una macchina che stava arrivando a velocità sostenuta, evidentemente aveva pure fretta, era un diesel non un’auto elettrica ed a momenti mi tirava pure sotto.
Doveva andare al Bancomat. Ora a Milano può mancare tutto, specialmente l’aria pulita, ma non può mancare e non mancherà mai il Bancomat, c’è una banca ogni 10 metri ed anche se non è la tua i soldi li puoi prelevare ugualmente.
E’ la prima volta che faccio un post sul tema ma le domeniche a piedi, sia quelle di Formigoni, la Moratti o di Pisapia le considero una presa per il culo se non le fanno rispettare a tutti, stranieri compresi che fanno sempre finta di non sapere un cazzo.
E’ una costante da anni e non saranno le 200 multe che riusciranno a rifilare a qualche furbastro che faranno cambiare le cose.
Se il Comune di Milano ha problemi economici questa sarebbe un’occasione per incassare. Nella mia zona non passa un minuto senza che almeno due, tre, auto non viaggino tranquillamente. Non sono a gas e non sono elettriche, sono auto nomali.
Scrive Repubblica: Otto ore di motori spenti quindi, a esclusione dei veicoli elettrici e ibridi che possono circolare liberamente senza incappare in 155 euro di multa.
Ne vedessi uno incappare nella multa.
E’ anche da queste piccole cose che si nota che siamo il paese dei furbi, ce ne freghiamo delle regole e cerchiamo di aggirarle in tutti i modi.
Tra l’altro il nostro modo di fare è quello che gli immigrati imparano subito, fare i furbi.
Basta salire in qualsiasi autobus e vedere quanti sono quelli che passano il biglietto o il tesserino nella macchina obliteratrice.
Martedì mattina ho preso l’autobus da casa mia a Niguarda, un bel tragitto ed ho contato meno di 10 persone che hanno inserito il biglietto nella macchinetta.
Forse hanno tutti l’abbonamento annuale e non è necessario inserirlo nella macchinetta?
Me lo auguro, vorrà dire che sono stato troppo malizioso.
Non ne faccio u discorso tecnico sull’utilità o meno di queste ‘domenicAspasso’ per al qualità dell’aria, ne faccio un discorso di educazione come i divieti di sosta.
Siamo italiani, una sottospecie del genere umano e poi ci meravigliamo dei politici.
Sono i campioni migliori che riusciamo ad esprimere, i nostri personalissimi premi Nobel della furbata tipicamente italiana. Un marchio come gli spaghetti e la pizza.
P.S. Adesso che ho scritto il post diventeranno tutti rispettosi, giusto per dare modo a qualcuno di contestarmi il fatto che mi lamento sempre dell’ineducazione civica dei miei, cari, compatrioti. Di nascita o acquisiti.

Non è un problema di sanità pubblica, il problema è che qualche pirla studia da dottore e lo assumono nella sanità pubblica. Uno ogni dieci, credo.


Tutto ok, esami, preparazione ed intervento alla grande. Professionalità, educazione, cortesia. In modo particolare con gli agitati come me, quelli che si irrigidiscono alla vista di un ago.
Tutti i maschi, prettamente quelli della mia generazione, erano con famiglia al seguito. Moglie, compagna, figlia o badante nerssuno che fosse da solo in attesa dell’intervento. Problemi anche a spogliarsi, dove metto i sestiti, come faccio a chiudere. A tutto hanno pensato le donne al seguito.
Chi c’erano tranquille da sole in attesa dell’intervento?
ma le donne, specialmente quelle oltre i 70 anni, roba da farmi vergognare.
Ad essere sinceri mi sono spacciato per autonomo, quando l’infermiere mi ha detto il suo letto è il 12 ho messo i miei indumenti arrotolati nell’armadietto N° 11.
Fortunatamente non si chiudeva e quindi ho realizzato che avevo sbagliato armadietto, la chiave del 12 funzionava ed ho potuto chiuderlo.
Mi hanno caricato su di un lettino, con il camicione di rito, e mi hanno portato in sala operatoria, flebo, pressione ed i contatti sulla pelle per i battiti. Tutto a posto, sono entrato in sala operatoria per primo.
Sentivo tutti i loro discorsi, dei turni massacranti ai quali sono sottoposti e del taglio degli straordinari per via della produzione che deve aumentare  stringendo  i tempi e contenere i costi.
Ora, una cataratta si può fare anche in 15 minuti ma se ti capita uno come me con occhi problematici capita che ci devi mettere 25 minuti e mentre intervanivano ho commentato: la sanità non si può paragonare ad una fabbrica di scarpe, con tempi ferrei e precisi, perchè le scarpe sono tutte uguali in catena ma i pazienti no, ognuno ha le sue caratteristiche individuali.
Mi hanno risposto che sono uno che capisce e mi hanno fatto i complimenti per come mi stavo comportando. Dottoressa, ho risposto, adesso che mi ha infilato la flebo glielo dico: ho il terrore degli aghi, ero rigido come un gatto di marmo. Mi sentivo protetto, bene, sono riuscito persino a rilassarmi.
Questa mattina ho dovuto tornare per il controllo e se fino a quel momento all’ospedale Niguarda avrei dato 10 e lode, questa mattina ho avuto a che fare con un medico maschio. Ancora complimenti a tutto lo staff. Da chi mi ha fatto il prelievo, l’elettrocardiogramma in poi tutte brave, tutte donne, tutte professionali.
Mentre mi riportavano al letto N° 12 ho chiesto all’infermiere: mi scusi, se ho giù fatto tutto perchè dovrei stare qui sino alle 15?
Se lei sta bene può andare a casa anche subito, mi ha risposto.
Qualche spiritoso, vedendo che mi spacciavo per freddo mentre ero agitato, alla mia domanda su quanto sarebbe durata la faccenda ha detto che ci avrebbero trattenuti sino al pomeriggio. Ha inteso prendermi in giro infatti ci siamo fatti delle belle risate. Loro per lo scherzo che mi hanno fatto, io per via che sarei uscito immediatamente.
Questa mattina visita di controllo, il tipo mi mette davanti allo strumento osserva i miei occhi e mi dice: dell’occhio destro cosa mo dice?
E’ un occhio pigro, rispondo, che oltre 50 anni fa non è stato diagnosticato ed è rimasto com’era.
Ah, si. Punto.
Mi aspettavo mi dicesse, sente male, tutto a posto, niente a posto, insomma una parola su come ha trovato il mio occhio. Niente di niente.
Si alza scrive qualcosa su un foglietto e me lo mette in mano senza nemmeno voltarsi.
Io resto lì come un pirla, mi scusi, posso andare via?
Si, si, risponde senza nemmeno voltarsi. Posso farle una domanda? Mi dica. E’ il caso che faccia degli occhiali provvisori?
No, aspetti, forse non ne avrà nemmeno bisogno per lontano, magari per leggere.
E che cazzo te lo devo chiedere io?
Non dico che avrei preteso un trattamento da si accomodi, come si sente, ha dei disturbi, ma almeno dirmi come mi aveva trovato, un consiglio su come mi dovrò comportare nei prossimi 15 giorni.
Metta le gocce, come lo ho scritto.
Buongiorno e vaffanculo. Ieri mi hanno trattato da re, una cortesia imbarazzante, questo stride, stona. Non gli piace il suo mestiere. Vada a lavorare in un ospedale privato dove la cortesia è direttamete proporzionale alla fattura. La professionalità no, quella è insita nella persona.
Comunque per quanto mi riguarda all’ospedale  Niguarda Cà Granda un bel 10+. Sia per la parte nuova, che per quella vecchia.
Forse è solo un tipo riservato, freddo, glaciale. Nel posto sbagliato.

Alcoa, Sulcis, Pomigliano e tutti gli altri che lottano insieme. Le P.I. individuali non hanno nemmeno questa possibilità, nemmeno la solidarietà di categoria. Persino i calciatori hanno l’associazione di categoria.


Lo sterminio di massa messo in atto dal capitalismo sfruttatore e dalla finanza parassita delle banche contro i lavoratori è in atto già da tempo. Tra poco scadranno anche le forme di tutela tipo la cassa integrazione, per alcuni sono già scadute ed all’orizzonte non si vede nulla di nuovo se non i, soliti, sgravi alle imprese.
I lavoratori dipendenti possono socializzare e solidarizzzare nella lotta, manifestare insieme, anche se non cambia nulla sul piano economico e di prospettiva per il futuro.
Diciamo che esaurimento e depressione si condividono con chi ha lo stesso problema, è già qualcosa.
C’è una categoria senza nessuna protezione che è colpita, selezionata, dai cecchini del capitalismo che fa meno notizia perchè se buttano in mezzo alla strada 100, 1000, lavoratori la faccenda finisce per qualche tempo sui giornali, ne parlano persino alla televisione. Si occupano gli stabilimenti sperando che l’unione faccia la forza, spesso inutilmente.
Non sempre la vicenda finisce, bene, come nel caso della Innse di Via Rubattino a Milano, quando il padrone voleva smantellare la fabbrica, operativa ed in attivo, per dare spazio alla speculazione edilizia.
Sul piano del lavoro fu una lotta epica che portò alla vittoria, sul piano giudiziario ci sono ancora processi in atto per chi impedì il bliz della Polizia ed occupò la Tangenziale di Milano.

La lotta della Innse non è finita…

Se non altro rimane la dimostrazione che se la lotta è dura e senza tentennamenti qualcosa si ottiene.
A quei tempi presi l’auto ed andai in Via Rubattino per portare la mia solidarietà ai lavoratori, la fabbrica era occupata e fuori c’era un presidio permanente dei lavoratori presidiato dalla Polizia.
Discutevano, mangiavano lì, si davano i cambi ed informavano l’opinione pubblica.
Unità di intenti, condivisione e solidarietà si toccavano con mano, quello che non può fare chi è stato costretto ad aprirsi una P.I. individuale per trovare un lavoro.
Tradotto in italiano: un dipendente, vessato e sfruttato, senza nessun diritto, nessun paracadute sociale ma esposto unicamente ai ricatti del datore di lavoro.
Conosco P.I. individuali che dal mattino alle 6 sino alle 20,30, quando andava bene,  erano impeganti per una azienda sola, dovevano dare disponibilità al sabato e percorrevano più di 100 km al giorno per andare al lavoro, pagandosi la benzina.
Domanda: come può un consulente esterno di una azienda, assunto a contratto ed impegnato dalle 6 del mattino sino alle 20,30 della sera per una sola azienda cercarsi eventualmente altri clienti per crearsi un piccolo zoccolo di sopravvivenza?
Ve lo dico io, non è possibile. Non sono piccole imprese individuali come ci hanno raccontato i vari governi berlusconiani o quello di Monti, sono i nuovi proletari spremuti come limoni e senza nessuna copertura dallo Statuto dei Lavoratori o art.18 che si voglia chiamare.
Da decenni è in atto lo smantellamento sistematico dello Statuto dei Lavoratori, dell’art. 18 ma, per questi lavoratori lo Statuto dei Lavoratori non è mai stato preso in considerazione, è stato ammazzato nella culla.
O prendi o lasci, vale per i grandi professionisti che si possono permettere di non avere tutele perchè si tutelano da soli con le tariffe e con l’aiuto delle leggi che sanno manovrare molto bene avendo disponibilità economiche in grado di sostenerli. Basta vedere le liquidazioni che riescono a portare a casa dallo Stato o dai privati.
Non alludo a questi, alludo a chi è stato costretto ad aprirsi una P. I. perchè, come dipendente, non l’avrebbero mai assunto.
Questi vengono eliminati sistematicamente dai cecchini del capitalismo, prime vittime della crisi colpite in modo individuale e, quindi, senza fare notizia.
Eppure anche loro hanno famiglia, una casa, devono vivere.
Persino i calciatori hanno una associazione di categoria che li tutela, riescono ad avere delle liquidazioni in caso di rottura dei contratti, le P.I. individuali forzate no. Non hanno nemmeno questo e non possono manifestare in massa, occupare aziende, salire sui tetti e fare notizia.
Se una P.I. individuale sale sul tetto per attirare l’attenzione chiamano l’ambulanza e lo fanno portare via con la camicia dei matti.
I giovani che, istigati dai vari Grillo e dal sistema capitalistico, ritengono che la colpa della loro mancanza di futuro sia a causa della pensione dei loro padri o nonni, i diritti che si sono conquistati in piazza con sudore, lacrime e sangue non hanno capito niente e si stanno facendo scippare ogni diritto e la stessa Democrazia.
Lo scrivo e lo ripeto da anni invitandoli a scendere in piazza, occupare le fabbriche, gli uffici, lottare duramente insieme per i loro diritti ma non ho ottenuto niente, si limitano ad accettare i conti che il capitalismo ed i vari stregoni del web mettono a loro disposizione. Un autentico lavaggio del cervello che spinge una generazione contro l’altra dimenticando una cosa fondamentale: noi pensionati siamo l’welfare che il sitema, i governi, il capitalismo parassita ha tolto a loro, arrivando addirittura a tagliare le nostre pensioni direttamente ed indirettamente.
A questo ci hanno portato oltre trent’anni di oblio di classe. Di proletariato assente ideologicamente e fisicamente dalla lotta di classe, hanno accettato supinamente l’individualizzazione della società, del lavoro, convinti di fare parte degli emergenti.
Uno su mille ce la fa, cantava Morandi anni fa, oggi siamo ad uno su 10.000.
E’ questo che offre il capitalismo? Questo è sterminio di massa, come si faceva una volta con le guerre. Adesso ti fanno morire di fame o emigrare, come sono costretti a fare i nostri giovani.
Io sognavo un mondo diverso e per averlo ho fatto fare sacrifici alla mia famiglia, le ore di sciopero riducevano lo stipendio, ma lo Statuto dei Lavoratori l’abbiamo portato a casa, una pensione decente pure.
Per anni vi ho preso in giro, alludo alle nuove generazioni, perchè eravate assenti alle lotte ma presenti in discoteca o allo stadio, al pub, all’aperitivo.
Incitavo alla lotta, alla rivoluzione e facevo dell’ironia sul fatto che non c’era mai un giorno libero per la rivolta.
Sabato e domenica non se ne parla, siamo al mare o in gita. Lunedì è impossibile, siamo stanchi dei due giorni precedenti. Il  martedì serve per prendere atto della situazione, al mercoledì cerco compagni con i quali organizzare la lotta. Il giovedì c’è già chi lancia un’idea per il fine settimana, al venerdì si organizza.
E la rivoluzione? La lotta per i diritti e la Democrazia?
Non serve a nulla, noi non avremo futuro perchè i nostri padri ed i nostri nonni se lo sono mangiato, questa è la filosofia che il capitalismo ed il sistema vi hanno messo in testa.
Tanto vale andare al mare, magari con l’auto comprata con la pensione del nonno. Così quel parassita impara a rubarmi il futuro. Speriamo che campi, ad ogni modo, altrimenti mi sequestrano la macchina.
Buona giornata, oggi mi girano le palle, come da 63 anni a questa parte.
Questo sistema non mi piace, troppi parassiti, troppi politici, troppo ladri, troppi furbi e pochi, direi nessun rivoluzionario.
Io la penso così.
Questo è il vero deserto del vostro futuro, sare tutti delle P.I. individuali senza diritti, servi della gleba a termine.

Per la seconda volta, in dieci giorni, l’acquedotto dell’ameno paesino della Valsassina è andato a secco. Hanno provveduto i pompieri con le autobotti.


Si sa che la natura presenta sempre il conto ed ogni volta gli umani mostrano sorpresa, vengono colti alla sprovvista. Tipico di chi fa danni e non se ne rende, o non vuole, conto.
Otto, dieci ore, senz’acqua non sono una tragedia più che altro è una comica ed ognuno risponde al problema in base alla sua cultura con un unico denominatore comune: siamo tutti innocenti, la colpa è sempre degli altri.
I residenti si lamentano, nemmeno troppo, con chi a monte pompa troppa acqua dall’acquedotto per far fronte alla massa di villeggianti che invadono il Giumello ogni fine settimana ed i tre rifugi/ristoranti devono far fronte alle centinaia di turisti che oltre alla polenta taragna, salumi, formaggi, caprioli in salmì, pizzoccheri e così via dovranno pur bere.
Io sono nel paesino sottostante, precisamente Narro, ed osservo curioso le reazioni di residenti e villeggianti.
I residenti sono i più concreti, prendono i loro motocarri Ape li caricano di bottiglie di plastica, botticelle varie, piccole damigiane e quant’altro e vanno sotto la chiesa di S. Martino dove c’è una fonte indipendente dall’acquedotto con un’acqua eccellente e fanno scorta.
Questa fonte la conosco da più di trenta anni, passandoci davanti per arrivare al paese ho sempre visto persone riempire taniche e bottiglie da portarsi a casa, non ha le bollicine ma è acqua eccellente.
Lo sanno bene le multinazionali che si occupano di acqua quelle che chiedono l’utilizzo delle fonti alle regioni pagando cifre irrisorie per imbottigliarle, si parla di un centesimo al litro, per poi vendercele a noi nei supermercati a 35,40, 45 centesimi alla bottiglia a seconda della fama del marchio.
Diciamo che Narro ha la sua fonte di acqua minerale eccellente a gratis, forse ne ha più di una ma io conosco solo questa, per via di mio fratello che la beve da oltre vent’anni.
E’ questo che mi ha fatto riflettere.
Ieri ho preso 8 bottiglie vuote di platica ed in pochi minuti le ho riempite, la fonte non ha molta pressione ma ha una bella mandata continua, giorno e notte per 365 giorni all’anno compresi quelli bisestili.
Che senso ha, mi sono chiesto, rimanere con l’acquedotto a secco quando si spreca tutta questa ricchezza?
Basterebbe mettere una cisterna a valle, di là della strada a meno di otto metri, recuperare tutto quello che la natura ci regala e quando la cisterna è piena riversarla con delle pompe nell’acquedotto del paese.
Non so quanto verrebbe a costare quest’opera di alta ingegneria idraulica ma, certamente, costerebbe molto meno dei fuochi artificiali che ogni frazione, ad ogni fine settimana, ci propina per la gioia dei villeggianti terrorizzando cani, gatti, caprioli e tutta la fauna dei boschi.
Il sindaco del paese ha fatto mettere nella bacheca della piazzetta l’avviso che  l’acqua non è potabile, consiglia di farla bollire 10 minuti prima dell’utilizzo alimentare.
Un modo, usuale, per togliersi da ogni responsabilità, se non fosse per il passaparola molti anziani sarebbero del tutto ignari del problema, si è coperto le spalle ed ha affidato la soluzione ai pompieri. Alle autobotti.
In questi giorni sui telegiornali siamo invasi, come tutti gli anni, di informazioni sul livello del Po mai stato così basso, gli statistici dicono che forse superiamo i record degli anni passati in fatto di siccità.
Subito ne hanno approffittato i produttori di frutta, verdura, ortaggi, mais, frumento ecc.ecc. per alzare i prezzi ed alzare la voce sul danno, in miliardi, per l’agricoltura. Danno che ovviamente provvederemo a pagare noi quando andremo a fare la spesa.
Fortunatamente la faccenda dura poco, tra qualche settimana è Settembre ed allora daranno il via alle informazioni sulle esondazioni, frane, disastri dovuti al dissesto idrogeologico.
La loro forza, la forza del potere e di chi specula su queste situazioni è tutta nella nostra poca, nulla direi, memoria ed ogni anno ci prendono in giro allo stesso modo.
Anni fa scorrendo l’autostrada lungo l’Emilia si vedevano gli idranti innaffiatori che bagnavano il granoturco, gli alberi da frutto, i campi di frumento. Adesso devono avere chiuso i rubinetti, per risparmiare sull’acqua, dichiarare lo stato di calamità naturale giusto per chiedere contributi e far pagare ai consumatori frutta, insalata ed ortaggi come se fossero perle. Il guadagno è garantito comunque.
Tornando a noi ed al balcone della Valsassina, Narro. Vorrei invitare il sindaco ed i consiglieri comunali a prendere in considerazione la mia proposta, migliorabile, di mettere una cisterna a valle della fonte e rifornire l’acquedotto, eviteremmo questi disagi. Se mancano i soldi, grazie al governo ladro, recuperiamoli eliminando i fuochi artificiali, noi e gli animali della valle, ne saremmo eternamente grati.
Buone vacanze, con l’acqua minerale in bottiglia, l’unica fonte inesauribile. Abbiamo sentito di acquedotti in secca ma mai di fonti in secca delle multinazionali dell’acqua.
Sono più organizzate di noi. La foto del post è autentica, è la “famosa” fonte.

 

Qualcuno si ricorda che a Sesto San Giovanni c’era la Società Anonima Acciaierie e Ferriere Lombarde, che noi chimamavamo semplicemente la Falck? Non è un elogio all’inquinamento, è una riflessione sul lavoro. Ilva e dintorni.


Dal 1967 al 1991 ho abitato a Sesto San Giovanni, mi sono sposato e ci è nato mio figlio.  Abitavo a 500 metri d’aria dalla Falck. Dal balcone di casa mia vedevo le nuvole di fumo marrone uscire dai forni T2, T3 e T4 ogni volta che c’era una colata.
Ho fatto anche parecchie fotografie che non riesco a trovare, ma le troverò.
Noi, comunisti, eravamo impegnati nella sicurezza, prima, e nella difesa della salute poi ma non abbiamo mai chiesto di chiudere la Falck.
Tra l’altro i dipendenti della Falck erano antifascisti e più volte i tedeschi fecero rastrellamenti nel Villaggio Falck quindi, per noi, Falck oltre che sinonimo di lavoro era simbolo di Resistenza.

Quei due operai antifascisti fucilati dalla Muti che avevano organizzato gli scioperi dei ’43 alla Falk di Sesto

Non voglio qui fare un discorso sulla salute, spesso ci abbiamo riflettuto su quelle colonne di fumo marrone che si alzavano dalla Falck, e non perchè sia secondario, tutt’altro, ma eravamo consapevoli che l’acciaieria dava lavoro a 16.000 persone che venivano anche dalla bergamasca.
Sapevamo che quel fumo si poteva abbattere e lottavamo per farlo abbattere, ma prima del fumo venivano le scarpe anti infortunistiche, la sicurezza di chi lavorava nell’altoforno.
Certo per chi, come noi, abitavamo a poche centinaia di metri dai forni e sentivamo il rumore delle scariche quando si dava inizio alla colata consapevoli che di lì a poco avremmo visto salire alte colonne di fumo marrone il problema della salute ce lo siamo posto anche se la convivenza con l’accierie ferriere lombarde si avviava al centenario e quindi un po’ di assuefazione ci stava. Intere generazioni sono nate e cresciute all’ombra della Falck, ci hanno anche comprato la casa o fatto la spesa.
Io lavoravo in un altro settore ma ho sempre tenuto presente le centinaia di persone che prendevano l’autobus o il treno una volta terminato il loro turno di lavoro, dietro quei 16.000 dipendenti, oltre all’indotto, c’erano famiglie che hanno fatto crescere e studiare i figli, lavorando alla Falck.
Ora la Falck non c’è più, non c’è più la Pirelli, la Marelli, l’ Ercole Marelli,la Garelli. Senza dimenticare le aziende  che ho scordato, Sesto è diventato un dormitorio succursale di Milano, oggi fabbrica di disoccupati.
Io non so che lavoro facciano gli ambientalisti, chiarisco subito che non è una critica ma una riflessione in generale, me lo domando spesso, conosco perfettamente le stragi dovute all’amianto ed all’inquinamento.
Mi chiedo solo se non ci siano altre strade per salvaguardare la salute ed il lavoro contemporaneamente.
Tempo fa, in merito all’inceneritore di Parma che i grillini vogliono chiudere senza se e senza ma, mi sono permesso di dire che l’inceneritore se da lavoro a 1000 persone può diventare una risorsa, gestendolo bene.
Apriti cielo, per poco non mi danno del delinquente assassino.
Rischiamo la vita per fare i pirla sulle strade in moto o in macchina, le statistiche vanno dai 5000 ai 7000 morti all’anno senza considerare chi rimane disabile, e non riusciamo a proporre, progettare, qualcosa di diverso per produrre e quindi dare lavoro rispettando l’ambiente, sappiamo solo chiudere senza tenere conto delle conseguenze.
Non accusatemi di difendere l’Ilva, non ci penso nemmeno
, ma uno Stato serio deve essere capace di imporre delle regole e di farle rispettare, non limitarsi ad imporre chiusure che sono la rovina di intere regioni e di migliaia di famiglie.
Possibile che non si riesca a produrre rispettando l’ambiente, gli animali e le persone?
E prima di prendere decisioni drastiche è possibile valutare e proporre delle alternative?
Esiste un depuratore, una acciaieria che produca senza assassinare qualcuno? Possibile che la tecnologia moderna non ci possa dare una mano?
Non possiamo andare a lavorare tutti in banca, in comune, nella scuola, nelle boutique del quadrilatero della moda, non dimentichiamo che l’alta moda in fatto di sfruttamento della persona non è seconda a nessuno.
Sesto san Giovanni, con quasi 100.000 abitanti, è diventata una città dormitorio, nelle aree ex industriali ci costruiscono solo palazzi (dormitorio) e centri commerciali con qualche vincolo per il verde pubblico.
La Breda aveva 20.000 dipendenti, la Falck 16.000, la Marelli non lo so e non voglio fare ricerche per non mettermi a piangere. Non esiste più niente, tabula rasa, ma se vogliamo passare la vita nei centri commerciali garantito che si può entrare a sei anni ed uscirne a settanta.
L’ecologia e la salvaguardia della salute sono una cosa importantissima, per quanto mi riguarda vorrei che la questione fosse un pochino più equilibrata, tenesse presente che dietro alle lotte ci sono delle famiglie da difendere.
Il post è difficile da mettere giù, non so se riesco a trasmettere i dubbi che mi assalgono quando sento parlare di chiusure, dismissioni. So che gli industriali sono dei banditi, chi più chi meno, ma sono sempre convinto che uno Stato, serio, debba essere in grado di condizionarli e con loro condizionare il capitalismo.
Oltre mille morti all’anno per infortuni sul lavoro sono insopportabili, dietro ci sono mille ragioni ma questo non deve impedirci di lottare per la sicurezza, magari scandalizzandoci per i 7000 morti per incidenti stradali, oltre agli infermi, dove vengono cinvolte persone innocenti che pagano la stupidità altrui.
Nessuna di queste vittime mantiene la sua famiglia, fa studiare i propri figli, rischiando la salute per tenersi un lavoro
, certe volte inconsapevolmente, come nel caso dell’amianto ed altre no.
Se il nemico lo conosciamo cerchiamo strumenti e soluzioni che siano compatibili con la civiltà ed il progresso salvaguardando la sopravvivenza di queste famiglie.
Sinchè il mondo è in mano al capitalismo produttivo, allo sfruttamento intensivo di cose e persone non risolveremo nulla. Nemmeno con il partito più ecologista che c’è.
Non parliamo poi del capitalismo finanziario e parassita, ancora più assassino delle acciaierie.
Resto della mia idea, il vero cancro del nostro secolo è il capitalismo, punto.
Abbattuto questo si può anche pensare di cambiare il mondo.
Per adesso ripariamoci con le scarpe infortunistiche, il casco, i guanti, le paratie protettive e quant’altro perchè, se non sopravviveremo ce lo possiamo scordare di cambiare il mondo.
Mezza Taranto lotta, giustamente, contro l’inquinamento. L’altra metà ci andava a lavorare.
E’ un bel rebus. Non pensatemi schierato, sono disorientato. Penso che uno che ha bisogno di lavorare sia disposto anche a prendersi qualche rischio, la vita è un rischio.
Se si abbatte il capitalismo si abbatte anche il rischio, solo la stupidità umana non è abbattibile. Non per niente il Gen. De Gaulle al suo fans che gridava: a morte i cretini! Rispoese: il suo programma è piuttosto ambizioso.
Buona fortuna a tutti i lavoratori del mondo, in particolare a quelli dell’Ilva.

Lasciatelo in pace, chi ne parla o ne scrive a vanvera non sa cos’è la depressione. Tenersi tutto dentro per non far star male la famiglia, gli amici.


Si lanciano messaggi con il sorriso ma il buco nero è sempre più nero, chi conosce la depressione sa di cosa parlo e sa di quante commedie si recitano giorno per giorno per non fare star male chi ci vuole bene.
La depressione non è potente come la lirica dove ogni dramma è falso anche se in ambedue si usa un po’ di trucco e la mimica.
C’è un libro di Montanelli dove racconta di esserci convissuto per decenni, probabilmente ad un livello accettabile, quello dove ti basta avere le pastiglie a portata di mano e non prenderle, ti basta sapere che ci sono e nel caso le puoi prendere.
Di questi tempi poi la depressione è molto diffusa e tutti ne conosciamo le ragioni, basta una lettera che ti avvisi della cassa integrazione o del licenziamento e ci caschi dentro in pieno.
La rivoluzione la possono fare quelli che credono, ancora, in una società migliore, in un sogno e tra questi non ci sono i depressi perchè non credono più a nulla.
Ci sono invece i disperati che non hanno nulla da perdere perchè il rischio non spaventa più e sono disposti a tutto per giocarsi democrazia e futuro.
Di solito i depressi sono i più intelligenti, quelli che vedono più lontano degli altri e colgono pure le sofferenze e le sfumature di massa, un imbecille non si rende nemmeno conto che vive nel baratro economico , psicologico, etico e morale ci cade e basta.
L’unica salvezza per il depresso è nella causa della sua depressione, nel cervello e nell’intelligenza che gli ha fatto vedere quello che gli altri non vedono, se si rende conto di questo è, quasi, salvo.
La depressione non è di classe  ma colpisce tutte le persone sensibili alle debolezze umane, un bandito, un politico, un delinquente, raramente conoscono o attraversano la depressione.
E’ una malattia per eletti, sotto ad un certo aspetto.
Schwazer non l’ha fatto per un milione in più, l’ha fatto perchè si è sentito disperato e solo mentre tutti credevano fosse invincibile nella testa e dirò di più. Quando in una famiglia va in crisi psicologica il pilastro portante spesso nessuno gli crede proprio per il fatto che è sempre stato un riferimento per tutti, il faro, e tutti quelli che lo circondano a tutto pensano fuorchè al fatto che, in quel momento, sia lui che ha bisogno di aiuto.
Il depresso è come uno che sta per affogare e rischia di far annegare il suo salvatore, tirando a fondo anche lui.
E’ questa la ragione per la quale il depresso si chiude, non si apre con le persone che ama, per paura di coinvolgerle nel pozzo nero della depressione.
Alex non ha mentito a Carolina, ha solo tentato di proteggerla e di non farla sentire impotente togliendole la serenità.
Va bene la squalifica, va bene tutto comprese le regole dello sport ma, adesso, lasciatelo vivere. Lasciate che ritrovi se stesso e la sua pace, ci può essere una splendida giornata di sole per tutti ma ricordate che, un depresso, non se ne rende nemmeno conto.
Ognuno di noi è il centro del mondo e se nella nostra testa piove piove in tutto il pianeta.
Il resto sono chiacchiere. Non ha commesso una rapina, non ha evaso rubando a tutti noi, non ha recitato un dramma con un po’ di trucco e di mimica.
L’ha vissuto nella sua testa.
In bocca al lupo Alex, certamente non sei il solo ad attraversare il deserto, siamo a milioni ma ci manca il coraggio di dirlo. Già il piangere davanti a tutti è una liberazione, lasciali sfogare con le loro dietrologie ed indagini, ricordati che non hai fatto del male a nessuno ma solo a te stesso.
Come uomo questo ti assolve, come atleta no, ma non è per un calcio di rigore sbagliato che si massacra un campione.
la Federazione dovrebbe ringraziarti per il solo fatto che hai dato modo, a loro, di rifarsi una verginità e di fare la morale ed una cosa è certa, chi ti critica non andrà mai in depressione. Non ne hanno la capacità.
Chi vuole intendere intenda, gli altri non ci arriveranno mai.
Solo chi ci è passato, o ci convive, sa cosa significa essere considerati i più forti mentre in quel momento si è i più deboli e la forza, il fisico, non c’entrano niente.
Ho conosciuto un ragazzo che si è sparato in bocca, la sua famiglia e tutti quelli che non lo conoscevano, credevano non gli mancasse niente.
Qualcuno non l’ha capito nemmeno dopo, cercava giustificazioni dove non c’erano, forse per sentirsi innocente.
Non basta coprire di soldi i figli, lo dico al vento perchè il destinatario non mi leggerà mai.
Meglio così, se non lo ha capito allora non lo capirà certo leggendomi.
Quando un depresso dice: voglio una vita normale, non allude a prendere il tram o a mettersi in coda come tutti in tangenziale. Auspica di non svegliarsi di notte con il baco nella testa e di doverci convivere per tutto il giorno.
E’ sfiancante, più di scaricare un camion di sacchi di cemento.

Bimba disabile ucraina curata nel trevigiano, adesso cammina. Radio padania: bene, adesso può tornarsene a casa a piedi.


Tutto è possibile, anche che la bambina torni, felicemente, con le sue gambe a casa e magari giocare in cortile con i suoi amichetti che sino ad allora si era limitata ad osservare.
Ma purtroppo esiste anche l’impossibile, ci sono disabilità incurabili come questo giornalista di radio padania che ha commentato così la notizia:

Mesi di terapie e riabilitazione al Centro Arep di Villorba, nel Trevigiano. Alla fine una bimba ucraina ha ripreso a camminare. Per una volta, una buona notizia per le cronache locali.  Che il giornalista di Radio Padania, nella rassegna stampa del mercoledì mattina, non si è fatto scappare. Questo il suo commento: «Hanno curato questa bambina? Bene, ora può ritornarsene a casa a piedi».  Fonte La Stampa.

Purtroppo per la disabilità mentale, etica, morale, solidale di cui soffrono i leghisti non ci sono cure, gli scienziati brancolano nel buio e non esiste una soluzione, terapia, atta a farli diventare esseri normali.
Pur essendo scettico non mi resta che augurarmi che il destino, il fato, un dio qualsiasi, faccia in modo che i figli dei leghisti siano disabili costretti in massa alle cure del Centro Arep di Villorba.
I giornalisti di radio padania potrebbero fare battute, indegne, all’infinito.
Appena terminato di scrivere l’auspicio, mio personale, in merito ai leghisti mi sono reso conto che il destino, il fato o un dio qualsiasi ha già provveduto a castigarli. C’è chi è privo di un occhio, chi di una gamba, con i leghisti la mano del destino ci è andata giù pesante, sono privi di cervello e di cuore.
I disabili più colpiti dalla sfortuna fanno i giornalisti, i commentatori, a radio padania.
A me fanno schifo ma loro non se ne rendono conto, altrimenti avrebbero una evoluzione.
Alcune forme di anencefalia sono curabili con interventi chirurgici, il leghismo no. E’ incurabile, riesce a vivere ma in forma ridotta come il Trota.

100 euro non sono tanti, ma sono pur sempre 200.000 lire, quasi. E questa volta ho detto no.


Ci vedo sempre meno e ci vuole una visita di controllo, il mio medico mi fa la richiesta e mi parla di un fenomeno che non è a Milano ma in un pese dell’hinterland, tanto lei è in pensione e si può muovere tranquillamente.
Questo è veramente bravo, come tutti gli specialisti che mi ha consigliato il nostro dottore.
Nel giro di pochi anni mi sono trasformato da cicala in formica e, credetemi, se non l’hai nel Dna non è facile devi lavorare al fianco il tuo cervello senza sosta e pure di fantasia perchè quando il reddito è uno ti devi inventare le strategie.
Una volta, per esempio, tutte le offerte che trovavo nella posta le buttavo via ritenevo che fossero una presa in giro per attirarmi a spendere su 4 prodotti acquistati in offerta e 10 con il prezzo esagerato.
Come le auto a km 0, era il mio settore e quindi so come funziona perchè la mia auto che costava a listino 21.000 euro l’ho pagata 14.000. Significa che costa alla fabbrica 7.000 euro se non meno.
Tanti anni fa parlai con un manager della Fiat e mi disse che la 500L costava alla fabbrica, franco concessionaria a Palermo, 184 o 187mila lire compreso il trasporto  ed era a listino a 840.000.
Ma erano altri tempi, adesso le auto sono tutte in offerta ma non le vendono ugualmente.
Torniamo al discorso dello specialista, Mirè telefona alla clinica per prenotare dando il nome dello scienziato e la signora del centralino dice che riceve solo come privato, si sa che per la salute non si bada a spese per questo abbiamo la sanità pubblica che ti costringe ad andare dal privato in Lombardia, generalmente, ti mandano dagli amici di Formigoni, è tutto un giro. Costo 100 euro, in due dopo mi hanno detto: pensavo peggio, non è nemmeno tanto ed è qui che abbiamo perso il contatto con la realtà, con considerazioni come queste significa essere sconfitti, rassegnati.
Combinazione è libero per il giorno dopo, la Mirè mi interroga con gli occhi ed io, saputo il prezzo, le faccio segno di no con la testa. Allora c’è una  possibilità per il 31 maggio e la Mirè dice ok.
Scendo con Lulù per fare una passeggiata e noto un cartellone pubblicitario enorme, stavo riflettendo sul fatto che 100 euro sono 200.000 lire e mi trovo un manifesto 6 metri per 4, o giù di lì, che recita: Mercedes offerta del mese per classe A o classe B a sole 109 euro cambio olio e filtro, originale, lavaggio esterno ed interno.
Approfitta dell’offerta del mese Mercedes con ricambi originali.
Ora, il filtro dell’olio costa al netto 4 euro si e no, non credo che dal 2007 ad oggi siano aumentati del 600%, 3 o 4 litri di olio pagarlo tanto facciamo 8 euro al litro ed il lavaggio con 8 euro te lo fanno anche in Via Padova.
Insomma l’impressione mia è che crisi o non crisi questi sono impazziti.
Riflettendo sul fatto che lo scienziato che dovrebbe visitarmi costa meno di un cambio di olio e filtro della classe A da riflessione nasce riflessione, il famoso lavoro ai fianchi della mia psiche cicalesca, e realizzo che l’anno scorso l’oculista della mutua, un omone di colore che mi fatto una visita perfetta facendomi tornare indietro di oltre 50 anni, alla prima visita da uno specialista di Verona quando scoprimmo di avere un occhio che vede molto meno dell’altro. Non è la retina staccata ma il classico occhio pigro, una malattia che presa in tempo, da bambini, si può anche guarire ma per me era troppo tardi.
Dicevo che l’anno scorso il dottore della mutua emise una sentenza molto semplice: cataratta, niente di preoccupante, potrà rinnovare la sua patente ma per l’intervento è troppo presto, deve scendere di più.
Quanto tempo ci vorrà, chiedo al dottore, e mi risponde che è un fatto individuale ci può mettere 6 mesi come due anni, si deve avere pazienza ed aspettare che maturi con i suoi tempi.
Ovviamente se vado ad una visita di controllo è perchè ho notato un certo peggioramento ma tutti quelli che ho conosciuto che hanno fatto l’intervento, oltre all’entusiasmo per la riuscita, mi hanno detto che deve scendere per bene, deve maturare, non sei tu a decidere quando intervenire.
Nel mio piccolo cervello da cicala si è accesa una lampadina: se vado dallo scienziato e questo si becca 100 euro per dirmi che non siamo ancora pronti ho buttato via 100 euro, che sono sempre 200.000 lire, ed allora ho annullato la prenotazione ed ho telefonato alla mutua, va bene per il 9 luglio anche se l’anno scorso nel giro di una settimana avevo fatto tutto, si vede che al cataratta si espande come la crisi.
Non so quanto sarà il ticket della sanità lombarda, la migliore sanità del mondo stando a quello che dice Formigoni e non solo, anche Comunione e Liberazione dice che è la migliore del mondo.
Dico questo perchè ieri mattina ho incontrato una conoscente che ha qualche piccolo problemino ed era appena stata a fare gli esami del sangue.
Già che c’era li ha fatti fare anche al figlio, un controllo, ed era ancora sconvolta: 450 euro di ticket, mezzo stipendio, ha dovuto prelevare con la carta di credito perchè non li aveva mai avrebbe immaginato una cosa del genere. 900.000 lire, più o meno.
Saranno anche esami speciali, ci siamo passati anche noi dagli esami speciali, ed abbiamo toccato i 180 euro di ticket ma questo è un record del mondo.
Fortunatamente in Italia abbiamo una sanità, pubblica,  che funziona, non come gli americani che si possono permettere di rifiutarla ai ceti più deboli usandola come setaccio per sfoltire la popolazione.
Non è un post a favore del ritorno alla lira o nostalgico, è la presa d’atto che lira, euro o dollaro non contano nulla sinchè noi siamo considerati limoni da spremere sino all’ultima goccia.
Che poi ti spremano in lire, in euro o in dollari il risultato è sempre lo stesso, servi solo a questo. Ti spremono come un’oliva e l’olio se lo tengono loro, extra vergine, solo olive italiane.

E questa sarebbe la svolta a sinistra? Ma mi faccia il piacere! Svolti a destra e prenda il treno. Totò.


Al gioco del massacro partecipano tutti i più grandi quotidiani nazionali, i più diffusi in testa, giocando in modo particolare con i titoli perchè, negli articoli qualche verità affiora.
Tutti uguali, tutti senza rispetto per la parola data, tutti insieme nel cesto per farli marcire tutti. Le mele di tutti i colori, quando marciscono, diventano tutte marroni, uguali. Come volevano Gelli e Berlusconi.
L’ultimo nel mirino è Pisapia con la storia del Macao, lo sgombero avvenuto ieri da parte delle forze dell’ordine.
Non sto nemmeno a spiegare le leggi, come funzionano, tanto per chi non ha capito o non vuole capire è inutile, altrimenti non avrebbe abboccato all’amo di Repubblica e di, quasi, tutti gli altri.
Pisapia ieri è stato a parlare con gli occupanti del Macao, Radio Popolare ne ha mandato in onda la registrazione, e Pisapia ha ringraziato il collettivo culturale per averlo coinvolto, tirato per la giacca, come aveva chiesto lui quando è stato eletto. Ha anche garantito che fornirà un luogo, pubblico, dove potranno continuare a fare cultura e politica, ma questo nessuno l’ha detto.
E poi c’è l’web, partito all’attacco senza nulla sapere, senza nemmeno aver ascoltato direttamente gli occupanti come ha fatto Radio Popolare, l’importante è dare addosso Pisapia, farlo passare per quello che rappresenta la vecchia politica, quello che predica bene e razzola male.
La palla di neve è diventata una valanga di ignoranza, colpevole ed innocente, a chi piace mescolare nel torbido non sembrava vero di sputare addosso alla politica, ad un politico, senza nemmeno informarsi.
Io ho votato Pisapia ma non ho mai pensato che fosse il salvatore della patria milanese, ho sempre pensato che sarebbe stato investito da unna marea di problemi sia politici che economici, insomma che la realtà ereditata non sarebbe per nulla affrontata facilmente.
Non so per quale motivo i maggiori quotidiani nazionali stiano al gioco del sistema, anzi no aggiungo di più, sposino il metodo del piduista Berlusconi sullo sputtanamento generale della politica, ha vinto nel 94 con l’antipolitica ed abbiamo visto i risultati.
Adesso, a chi tirano la volata?
La domanda è brutta ed interessante è la risposta che è bella e impossibile. Per adesso.
Purtroppo, anche chi una volta era di sinistra e adesso è incazzato con tutti, si scatena in commenti, critiche, spunti che non hanno ragione di essere, di esistere. L’importante è fare casino, essere contro senza nemmeno chiedersi: contro chi?
Non ci si fida più di nessuno, chiunque scriva è in malafede, perchè c’è il nuovo che avanza, il futuro, quello che non è di destra e non è di sinistra ma che è oltre, avanti e non obsoleto come quei rompicoglioni di comunisti del secolo scorso.
Tanto il capitalismo, la borghesia, da secoli è abituata a lasciarli sfogare anzi alimenta il fuoco nella speranza che si brucino da soli, ne rimangano meno.
Tempo 5 anni se non si prende atto che il vero problema è il capitalismo parassita e speculatore e che l’unico modo di combatterlo è con le idee, gli ideali della sinistra, non quella oltre quella che conosce le sue radici e la storia del sindacato e del movimento dei lavoratori, i così detti proletari che nessuno sa più cosa siano.
Sono quelli che vivono del proprio lavoro, con la tuta o con la cravatta, tutti loro.
Dicevo tempo 5 anni se non si capisce questo tutto sarà come prima, avremo cambiato tutto per non cambiare niente, saremo ancora qui con lo spread, il debito e la disoccupazione e chi avrà un lavoro a tempo indeterminato o precario sarà comunque sottopagato.
Ieri, siccome nel web montava la protesta contro Pisapia, molti si sono trovati con migliaia di mi pace, in modo particolare i quotidiani di maggiore influenza, Corriere, Repubblica, Il Fatto.
Peccato che, come si dice a Milano quando uno fa una stronzata, non si siano resi conto di avere pestato una merda.
Come vuole il regime.
Calma e gesso diffidate dalle imitazioni, non sempre essere in tanti significa avere ragione.
Aspetto con ansia che il metro svizzero della partecipazione e della politica milanese esprima il suo voto.
Il maestrino dalla penna rossa.

Pisapia ai ragazzi di Macao: “Vi darò ex Ansaldo”

 

Quando la mezza pensione non è più un’offerta delle pensioni di Rimini ma un’imposizione del governo.


Una volta la mezza pensione era un’offerta puramente turistica per movimentare i mesi lontani dalla grande stagione estiva ed era principalmente proposta ai pensionati esenti dall’obbligo di andare in vacanza nei mesi di Luglio ed Agosto notoriamente più cari.
Adesso la mezza pensione è imposta per tutto l’anno, spero non per tutta la vita, direttamente dal governo del banchieri che ha tagliato le pensioni e non adegua quelle da fame.

7,6 milioni di pensionati non arrivano a 1000 euro, 2,4 milioni non arrivano a 500 euro, dice la statistica. Quello che non dice lo studio dell’Istat è che per chi vive nelle grandi città con una pensione superiore ai mille euro ma inferiore ai 2000 fa fatica ugualmente per il semplice fatto che appena metti il piede giù dal letto ci vogliono almeno 60 euro per una vita decente.
Non ci sono orti o galline nelle grandi città e le offerte dei supermercati non bastano più per starci dentro, si passa la discount e si diminuisce pure la spesa.
Tornando per un attimo alle offerte dei supermercati, in effetti convenienti, rimane un problema di fondo ed è il fatto che in genere l’anziano ha problemi di salute, non alludo ai miei ma in generale, e l’offerta sui formaggi, salumi, alcoolici, vino e così via per chi ha il colesterolo non è che sia il massimo, è come se non ci fosse.
Non credo nemmeno che la maggior parte delle pensionate alla minima o poco più passi le giornate a farsi la tinta o i colpi di sole per sfruttare il tre per due o a farsi la doccia con il bagnoschiuma che ti fa venire le chiappe come la Belen.
Vicino a casa mia hanno aperto un emporio i cinesi, sono diffidente verso certi prodotti cinesi, ma sono comunque andato a vedere dato che tutto il quartiere ne parla in continuazione.
Ho puntato la mia attenzione sui prodotti prettamente italiani, detersivi per la casa e per la persona, pentole di marca italiane, ed ho tratto le mie considerazioni.
Senza dire al marca, famosissima, ho visto il prezzo del detersivo per i piatti e le tavolette per la lavastoviglie, andavano da due euro ai cinque in meno rispetto ai supermercati della zona.
Io non credo che i cinesi vendano sottocosto, in modo particolare ciò che non producono loro lavorando 20 ore al giorno e dormendo in fabbrica, e quindi se il detersivo famoso costa meno è perchè sino adesso i nostri commercianti hanno fatto cartello e ce lo hanno messo in quel posto.
Ma non si vive di detersivi, dentifrici, spazzolini o bicchieri, si vive di carne, di pesce, verdure e quant’altro.
Non si pretende di mangiare carne chianina tutti i giorni o prosciutto crudo, bresaola, ma insomma un pollo che non sia cancerogeno, da allevamento intensivo olandese, si potrebbe averne diritto.
Li ho visti io comprare le ali di pollo, le fettine di carne trasparenti provenienti da allevamenti argentini o irlandesi ed i carrelli sono sempre più vuoti, minestrine e latte sono l’alimento base, hanno sostituito la polenta di 50 anni fa.
So che i pensionati sono quelli più fragili, i più esposti alla bufera della crisi e comincio a pensare che sia una strategia per uno sterminio di massa per sfinimento, il dubbio, anzi la certezza, mi è venuta quando mi sono ricordato di ciò che disse Pasolini oltre 40 anni fa: non abbiamo valore come persone ma in quanto consumatori.
Riferito, ovviamente, all’interesse che ha il capitalismo per le persone, zero, mentre è molto attento ai consumi ed ai mercati e, dato che i pensionati non possono consumare per ovvie ragioni, tanto vale che muoiano il prima possibile.
Due giorni fa la Mirè è andata a prendere delle medicine che prendiamo da anni, dobbiamo prenderle per forza se non vogliamo buttarci giù da un ponte per evitarle, ed ha speso con ricetta del medico della muta 42 euro, circa 80.000 lire.
Io mi auguro che i pensionati che ho menzionato sopra stiano meglio di me, non abbiano queste necessità.
Detto questo è una vergogna, una società immonda, un capitalismo incivile ed assassino e non possiamo sperare che la rivoluzione la facciano i pensionati.
Qualche riga per quelli che se la passano un po’ meglio, si fa per dire, molti di loro fanno l’welfare che lo Stato non fa con figli e nipoti.
Non è ora che ci diamo una svegliata?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: