In esclusiva la foto della direzione della lega mentre decide che la sceneggiata veneziana quest’anno non avrà luogo per la mancanza dei popoli padani. Dopo 25 anni si sono resi conto che la padania non esiste.


In direzione c’era chi era contrario ad eliminare la festa e le ragioni erano molto più concrete che la strategia politica, sempre rivedibile a seconda dell’onda,  per via del fatto che rinunciare a polenta e osei, polenta e baccalà ed a qualche ettolitro di clinto è un delitto come buttare via il latte per strada.
A dare una mano a Maroni nella drammatica decisione di rinunciare alla festa dei padani che si teneva a Venezia, che in sedici anni ha “politicamente” prodotto solo l’invito alla Signora, che esponeva puntualmente il tricolore, l’invito a pulircisi il culo.
Cosa che da anni fanno i leghisti con l’elmo vichingo, usando le corna.
Dicevo che in aiuto a Maroni è accorso uno dei pochi padani sopravvissuti alla favola di Bossi che gli ha permesso di sistemare i figli, con la sua sintesi affidata al dito medio: in culo alla festa dei padani!
Eccolo, in tutto il suo splendore intellettuale, mentre espone il suo pensiero, mignolo, affidandolo al dito medio.
Io sono ottimista, ci hanno messo 25 anni per capire che la padania non esiste, vedrete che tra altri 25 sapranno dove si dovranno infilare il dito medio.
Ognuno ha i suoi tempi e loro hanno quelli del Trota, ci sarà pure un professore albanese che li aiuterà ad infilarlo nel luogo più consono. La sede della loro intelligenza.
Nella foto vediamo Maroni in versione fotografo, l’unico in grado di fotografare un’idea. Sempre e solo quella perchè il dito medio, per loro è un progetto politico.

Gli italiani non cambiano mai, la maggioranza intendo. L’hanno fatto con il duce e lo rifanno con Bossi. Prima proni, adulatori, poi feroci in branco.


E’ successo a Trescore Cremasco ma avrebbe potuto succedere ovunque, nel profondo nord, i leghisti hanno in comune con i fascisti un certo tipo di squadrismo e di idolatria verso il capo. Finchè è potente.
Posso scrivere queste cose perchè sono antifascista ed antileghista dalla prima ora ed ho sempre deplorato le pecore ed i pecoroni con le corna che si radunano a Pontida ad osannare il capo, quando era in auge.
Sono gli stessi imbecilli che hanno votato ed eletto un idiota come il Trota, già questo è segnale di stupidità e di povertà mentale e politica.
Una massa di razzisti, opportunisti, evasori, ladri di quote latte con le quali si sono rifatti le stalle ed i trattori, allargato le campagne.
Autentici parassiti che si sono nascosti sotto al sole delle Alpi per sfogare il loro razzismo convinti di essere superiori.
Bossi potrà anche avere sbagliato, si sarà fatto circuire dai consiglieri più fidati e, certamente, non è il primo al mondo che ha figli incapaci, parassiti e nullafacenti.
Quello che i leghisti di Trescore Cremasco hanno fatto al fondatore della lega è indegno di un essere umano, non si spara ad un uomo morto ed è la stessa cattiveria ed arroganza che mostrano contro l’immigrato dal sud prima e dal resto del mondo poi.
Non c’ero, sono nato nel dicembre del 1948, ma la scena che vedete sopra mi ha fatto venire in mente Piazzale Loreto e l’indegna gazzarra che i milanesi hanno fatto intorno alle salme del duce e dei suoi più fedeli camerati, Petacci compresa.
Intendiamoci subito, gli antifascisti veri e le vittime del regime avevano tutti i titoli per infierire, anche esagerare, su quello che rimaneva del dittatore. Si sa che in certi momenti si perde il controllo ed in modo particolare se l’oggetto del tuo disprezzo ti ha ammazzato un genitore, un fratello, un figlio, un compagno.
Parlarne a freddo a distanza di decenni senza aver vissuto quei momenti è sin troppo facile ed il buonismo è a portata di mano per sembrare migliori  degli altri.
Io so solo che pietà l’è morta e mi riferisco al 1945, quello che mi infastidisce di Piazzale Loreto è che tra la massa inferocita c’erano molti degli stessi che qualche settimana prima l’avevano osannato in Piazza del Duomo o in Corso Venezia.
L’incoerenza di un popolino codardo ed opportunista capace solo di correre in soccorso al vincitore.
Fatte le dovute proporzioni, tenendo presente il livello culturale del fascista medio e del leghista, prendo atto che parte del popolo italiano, o padano altrimenti non capiscono che scrivo di loro, non è cambiato per niente, fa schifo come prima.
Nel mio blog, sopra ad una foto di leghisti, ho messo una frase di Montanelli:
 Il disprezzo va usato con parsimonia in un modo così pieno di bisognosi. L’ho messa molto tempo prima di scrivere questo post e quello che è successo a Trescore Cremasco mi conferma che i bisognosi sono ancora di più.
Bossi, lasciato solo a mangiare come un appestato, lo stesso Bossi che qualche settimana prima avrebbe avuto bisogno delle guardie del corpo per muoversi in mezzo alla massa osannante.
L’uomo potrà certamente avere sbagliato ma ancora più sbagliati come essere umani sono quelli che lo hanno trattato in quel modo.
Mi hanno sempre impressionato le mamme di Adro che, bava alla bocca, si scagliavano contro i bimbi degli immigrati ai quali negavano un pasto, erano di una ferocia disumana.
A Trecore Cremasco ho avuto la conferma che fa parte del loro dna, quando sono in gruppo sono un branco di iene.

Bossi mangia da solo

Al tavolo senza ospiti. «Mi hanno voltato le spalle».

Se fossero in grado di intendere vorrei dire loro tutto il mio disprezzo, ma se intendessero non sarebbero leghisti.

 

 

Sono fortemente tentato di andare alla festa della lega di Colico per partecipare alla pesca della trota.


Dopo la festa de Belan, Bellano, durata la bellezza di due giorni, con tanto di orchestra e ristorante tutte le sere, adesso c’è la festa di Colico: Festival lago e valli che dura ben 4 giorni sempre con orchestra e ristorante, l’importante esponente politico non è a sorpresa, come a Bellano, ma è un senatore con tanto di nome e cognome.
Mi ha incuriosito il fatto che sotto il simbolo lega nord della lega nord ci sia ancora il nome di Bossi, forse non li hanno avviati che qualcosa è cambiato negli ultimi tempi, potrebbe anche darsi che Maroni se la prenda.
Dato che il festival è del lago e  valli mi piacerebbe sapere come come faranno a sapere, i leghisti, se fanno parte del lago o delle valli.
Un simpatico amico del posto, Pinuccio, mi ha fatto notare che, almeno, questa volta non avranno problemi, chi va in discesafa parte delle valli e chi è in piano del lago.
L’occasione è propizia per una bella pesca sportiva della trota, che si adatta a diverse ricette, anche se non credo che la Trota marocchina sia presente ed abbocchi.
Per adesso abboccano, ancora, i leghisti ed anche se non ci sarà il senatur in persona ci sarà un suo rappresentante.
Di certo i leghisti del 2012 hanno un po’ dei carbonari, viaggiano in incognito salvo poi ritrovarsi il manifesto al mattino. Anni fa erano molto più visibili e qualcuno aveva pure attaccato le coccarde adesive alle sue finestre, le uniche rimaste.
Vorrei andare per curiosità, ovviamente, per vedere se quelli delle valli indosseranno l’elmo di ordinanza con le corna, si sa che gli alpeggi sono in montagna, quelli del lago andrebbero a fondo.

Bimba disabile ucraina curata nel trevigiano, adesso cammina. Radio padania: bene, adesso può tornarsene a casa a piedi.


Tutto è possibile, anche che la bambina torni, felicemente, con le sue gambe a casa e magari giocare in cortile con i suoi amichetti che sino ad allora si era limitata ad osservare.
Ma purtroppo esiste anche l’impossibile, ci sono disabilità incurabili come questo giornalista di radio padania che ha commentato così la notizia:

Mesi di terapie e riabilitazione al Centro Arep di Villorba, nel Trevigiano. Alla fine una bimba ucraina ha ripreso a camminare. Per una volta, una buona notizia per le cronache locali.  Che il giornalista di Radio Padania, nella rassegna stampa del mercoledì mattina, non si è fatto scappare. Questo il suo commento: «Hanno curato questa bambina? Bene, ora può ritornarsene a casa a piedi».  Fonte La Stampa.

Purtroppo per la disabilità mentale, etica, morale, solidale di cui soffrono i leghisti non ci sono cure, gli scienziati brancolano nel buio e non esiste una soluzione, terapia, atta a farli diventare esseri normali.
Pur essendo scettico non mi resta che augurarmi che il destino, il fato, un dio qualsiasi, faccia in modo che i figli dei leghisti siano disabili costretti in massa alle cure del Centro Arep di Villorba.
I giornalisti di radio padania potrebbero fare battute, indegne, all’infinito.
Appena terminato di scrivere l’auspicio, mio personale, in merito ai leghisti mi sono reso conto che il destino, il fato o un dio qualsiasi ha già provveduto a castigarli. C’è chi è privo di un occhio, chi di una gamba, con i leghisti la mano del destino ci è andata giù pesante, sono privi di cervello e di cuore.
I disabili più colpiti dalla sfortuna fanno i giornalisti, i commentatori, a radio padania.
A me fanno schifo ma loro non se ne rendono conto, altrimenti avrebbero una evoluzione.
Alcune forme di anencefalia sono curabili con interventi chirurgici, il leghismo no. E’ incurabile, riesce a vivere ma in forma ridotta come il Trota.

Ditemi che non è vera la storia del Trota, implora il leghista al telefono con Radio padania. Forse gli hanno tolto l’elmo con le corna e adesso prudono.


L’elmo era troppo stretto ed impediva la ricezione, poteva gridare padania libera, secessione, Roma ladrona, bersi il Po ma non poteva rendersi conto che lo stavano prendendo in giro.
Nemmeno i ministeri fantocci di Monza l’hanno aiutato a prendere atto che mentre guardavano a Roma la famiglia del capo provvedeva a sfilargli il portafogli, a dire il vero anche i nostri soldi.
Tutta colpa dell’elmo stretto che per 25 anni, o giù di lì, ha impedito l’ossigenazione al cervello che nemmeno l’aria pura di Pontida è riuscita a penetrare.
Beppe, leghista disperato, implora il conduttore: «Ditemi che è una bufala, ditemi che non è vera quella storia del Trota che oggi è in vacanza in Marocco?».
«Sì, invece, lo dicono le agenzie», replica il conduttore.
Il programma è tutto un programma, scusate il giro di parole, si chiama: Che aria tira, filo diretto con i padani.
Evidentemente hanno perso anche il filtro perchè una volta certe domande le censuravano, evidentemente il nuovo capo vuole infierire sul fondatore e lasciano sfogare i militanti.
C’è anche quello che se la prende con l’informazione di regime, l’ha sentito dire per anni dai comunisti e gli sembra giusto, in questa situazione, di dirlo anche lui così si dimostra aggiornato.
Che aria tira, a prima vista sembra una bufera che nemmeno noi, antileghisti della prima ora, ritenevamo possibile, passi la xonofobia, il razzismo, l’anticomunismo tipico dell’ex comunista pentito, vedi Giuliano Ferrara e tutti gli ex comunisti folgorati dallo spadone di Alberto da Giussano.
Al massimo pensavamo al doppio gioco politico per il potere, per governare e conquistare poltrone, banche, fare affari, non è da tutti dare del mafioso a Berlusconi e la mattina dopo sostenerlo al governo per più di 10 anni salvandolo pure dalla galera.
Questi pur di avere una indipendenza fittizia, fare una secessione, sono disposti a dare il Paese in mano alla P2, sfasciandolo, nella speranza che l’antipolitica porti ad una rivoluzione padana, pensavo. Quante volte l’Umberto ci aveva detto che i padani avevano oliato i fucili, preparato i trattori e le bombe al latte per fare la secessione?
Ogni volta che tornava da Roma, con la pancia piena, iniziava a ruttare Roma ladrona! Padania libera! E loro gli andavano dietro, qualcuno come il sindaco di Adro, il nazista Lencini, cercava addirittura di andare più avanti riempiendo di simboli del sole delle Alpi scuole, rotonde, edifici, strade e campagne.
Tutti con la bava alla bocca contro Roma ladrona e nessuno che si chiedesse cosa andassero a fare a Roma Bossi, Calderoli, Reguzzoni e compagnia bella.
I più esaltati dicevano che andavano a Roma con il cappio per fare giustizia, ed il fatto che adesso, per fare giustizia, si possono risparmiare il viaggio e andare tutti a Gemonio li spiazza.
Roma ladrona era uno slogan bello, lo si poteva urlare a pieni polmoni, il cervello premeva bene contro l’elmo cornuto ma reggeva, insomma erano bei tempi e  adesso che slogan diciamo?
Trota ladrone! Non viene bene, al Trota al massimo puoi dare del pirla. Umberto ladrone! Non viene bene, non suona bene. Qualcuno, dall’altra parte, suggerisce lega ladrona più di Roma!
Ma loro sono troppo stupidi per fare una autocritica così articolata, ci vuole ben altro, il più intelligente del branco deve dettare la linea, ci affidiamo a Bobo Maroni, lui si che ha i maroni per fare il nuovo slogan.
Gentilini, tutto si può dire di Gentilini ma non che gli manchi la fantasia, propone: Fucilazione elettorale alla schiena, è alto tradimento. Bello ma con due problemi, uno che non è uno slogan è una proposta ed il secondo è che i leghisti avevano già problemi a fare la croce sulla scheda elettorale di fronte figuriamoci di spalle.
Fortunatamente ci ha pensato Maroni al nuovo slogan, duro, forte, immediato e realizzabile immediatamente: Fuori i ladri ed i ciarlatani!
L’ hanno preso subito in parola, fuori un po’ degli uni ed un po’ degli altri le sezioni si sono svuotate.
Tutti a telefonare a radio padania libera per sapere che aria tira, protetti dall’elmo con le corna non se ne sono ancora resi conto.
Il conduttore, questa volta, non ha sbattuto giù il telefono, sono mancate le forze anche a lui.
Che belli i tempi del cappio, quando andavano a Roma per sventolarlo in Parlamento al posto del tricolore.
Tutta Italia ha riso del Trota, gli ha dato del pirla io compreso, devo rivedere il mio giudizio.
Disonesto si, ladro forse, incapace ed ignorante di sicuro ma furbo, devo ammettere che ha la tipica scaltrezza dei parassiti, infatti mentre il popolo leghista è disperato lui è andato in vacanza in Marocco.
Aveva ragione mio padre, faceva il commerciante di auto usate e voleva che io facessi lo stesso mestiere. Era più forte di me, non riuscivo a fregare la gente e lui per convincermi mi aveva detto: devi trovare uno più pirla di te al giorno ed il gioco è fatto, gli vendi la macchina.
Mi sa che il Trota, e la sua famiglia, di pirla ne hanno trovati in quantità industriale.

Noi, italiani, non ci facciamo mancare mai niente, dopo la sceneggiata del Family Day il lega unita day. A Zanica.


L’unico Paese al mondo dove il Vaticano ed i Vescovi hanno appoggiato ed organizzato l’ormai dimenticato Family Day contro le unioni omosessuali ed in difesa della famiglia cattolica affidandone la guida, e cedendone il palco, a divorziati, puttanieri, e concubine varie non poteva farsi mancare l’occasione per rendersi ridicoli un’altra volta organizzandone uno ancora peggiore, se possibile.
Si è svolto a Zanica in provincia di Bergamo il, lega unita day, una delle tante parate patetiche della lega ladrona.
A parte che i tre quarti dei presenti non sapevano cosa fosse il day è quel lega unita che mi ha fatto ridere, pur di stare in piedi accetterebbero anche le unioni di fatto tra om e om, don e don.
Bossi ha delirato sulla magistratura e sui presunti attacchi che la Polizia o la Guardia di Finanza fa di solito ai ladri.
Siamo sotto attacco dai magistrati, ha detto il fondatore della padania, peccato che tutti gli indizi portino a Gemonio e precisamente a casa sua. C’è anche qualcosa sul cerchio magico ed infatti hanno subito fatto fuori i più deboli, la terrona, ed un altro o due per rifarsi la verginità.
Bossi non sa più quello che dice ma non c’è problema tanto è abituato a parlare a gente che non capisce niente ugualmente, cambiano i fattori ma il prodotto, il risultato, non cambia.
Hanno portato anche le scope con il simbolo padano per fare pulizia nel letamaio ma la trovo dura spalare sterco con la scopa, ci vuole la pala o una ruspa.
Maroni, l’ex ministro del terrore più nazista di Borghezio ma mimetizzato meglio, ha incitato alla rivolta fiscale, praticamente un reato, ma l’ha spacciato per iniziativa politica.
Dice il nuovo caporione della lega:

Quello della Lega Nord ‘non e’ incitamento alla rivolta fiscale, e’ un’iniziativa politica, la piu’ importante negli ultimi mesi da parte del nostro movimento.
‘E’ vietata la protesta? Siamo al fascismo? – ha commentato con tono ironico – se siamo a questo punto, mi pare grave ma per fortuna non lo siamo.
L’unico ministro dell’interno più fascista di Cossiga e di Gasparri e La Russa messi insieme, il razzista responsabile di centinaia di morti nel Mediterraneo che fa ironia sul fascismo del quale sino a qualche mese fa era il maggiore esponente.
Ma anche questa è una bufala, come tutte le fanfaronate su Roma ladrona, nel senso che in Italia rubano ovunque, anche a Varese o Gemonio e con Malpensa invece di volare i leghisti ci mangiano.
Dicevo che è una bufala perchè è facile incitare alla rivolta fiscale contro l’Imu, per inciso non piace nemmeno a me Monti avrebbe dovuto fare una patrimoniale per rendere equa la manovra, dato che la maggior parte dell’Imu va allo Stato, non ai comuni, ai comuni va l’addizionale per quelli che la applicheranno quindi quasi tutti i comuni messi sul lastrico proprio dal governo di cui faceva parte il ministro degli interni nazileghista.
Avrei voluto vedere se l’Imu fosse destinata ai comuni se il sostituto di Bossi avrebbe avanzato la proposta, al massimo avrebbe detto, cari padani non l’avremmo voluta ma la dobbiamo applicare perchè ce lo impone la legge.
L’Umberto è pronto a sacrificarsi, ricandidandosi, per l’unità della lega come recita lo slogan della manifestazione padana, praticamente dopo essere stato per 25 anni alle spalle del leghista prono a 90° adesso è disposto a fare il passivo, purchè non gli chiedano indietro i soldi e mantengano il Trota a 16.000 euro al mese.
A Treviso hanno fatto dimettere il falco Stiffoni, quello che augurò agli immigrati il forno crematorio, ma il vero nazileghista è quello che ha in pugno la lega adesso, Maroni.
Attendo il risultato delle elezioni locali per verificare se il cervello padano è ancora rasoterra o se insistono nel farsi sodomizzare dai caporioni della lega ladrona.

Quel buffone di Maroni

Dare del buffone a Maroni, o del nazileghista, non è una offesa, come dice l’articolo di Giornalettismo, è una iniziativa di pubblica utilità, politica.
Così non mi prendo denunce resto nell’ambito politico.

Mi ha fatto pena vederlo così, abbandonato, in una strada di periferia senza uscita, dove non passa mai nessuno. E l’ho portato a casa, sia mai che serva a qualche leghista.


Quelle stradine che usano gli imbecilli per buttare mobili vecchi, piastrelle rotte, o come latrina in momenti di impellenza fisiologica.
E’ stata Lulù che con il suo istinto mi ha portato verso quel luogo, come se avesse saputo che là in mezzo a vecchie piastrelle ed ai simboli del degrado ambientale che gli umani insistono a praticare con la loro immondizia non biodegradabile l’avremmo trovato ed, ovviamente salvato.
Mi ha fatto riflettere anche sulle debolezza umane, come si passa dalla gloria all’abbandono , dalla fama al disprezzo, dal benessere alle difficoltà, basta che cambi un governo o arrivi un magistrato.
Ebbene sì, ho trovato il cappio che ebbe momenti di gloria nel nostro Parlamento quando i leghisti puri e tosti lo sventolarono alla politica della vecchia repubblica.
Come le ghigliottine nelle piazze della rivoluzione francese il cappio avrebbe dovuto fare pulizia dei corrotti, prezzolati, dei venduti che hanno mandato in rovina la vecchia politica.
Il cappio, insieme al fazzolettino nel taschino ed alla camicia, rigorosamente verdi, erano il simbolo della nuova primavera che come le piogge di aprile  puliscono l’aria e lavano le strade, era il simbolo del nuovo che avanza.
Non pioveva in Parlamento, ma le scale che portano alle poltrone degli onorevoli erano bagnate dalla bava alla bocca che avevano quelli che lo esponevano al nemico, all’avversario, al politico corrotto, annunciando l’arrivo del tornado dela gistizia che avrebbe fatto piazza pulita dei corrotti e dei corruttibili.
Poi vennero i problemi economici, il fallimento della banca padana, la radio traballava ed il giornale, la padania, non era da meno e fu così che colui che sino a poco tempo prima era un mafioso piduista divenne l’alleato più fedele per andare al governo ed accedere alla mangiatoia.
Un testa coda che nemmeno il più grande pilota di formula uno sarebbe stato in grado di fare.
Poi vennero le leggi ad personam, le cene del lunedì nella villa del padrone, l’accordo dal notaio per garantire l’alleanza, ci si dimenticò che era un mafioso, un corruttore, un pedofilo, iniziò la spartizione delle poltrone in Rai, Finmeccanica, Malpensa, insomma in tutti i luoghi possibili che governando si ha a disposizione e ci si dimenticò di lui.
Forse l’hanno dato a qualche militante fedele che per oltre un decennio se lo è tenuto esposto in sala, da far vedere agli amici ed agli ospiti per far capire a tutti quanto fosse onesta e trasparente la lega, quanto fossero appassionati della legalità i padani mentre rubavano sulle quote latte e marciavano al grido di Roma ladrona, padroni a casa nostra, chiudiamo i kebab, niente cittadinanza ai figli degli immigrati.
Insomma vappio per tutti quelli che non rispettavano i loro deliri.
Poi, a parte qualche piccolo o medio calibro pescato con le mani nel sacco, non ci pensò più al cappio il militante che lo ebbe in consegna, ormai la lega volava alto ed aveva persino eletto in regione il figlio del capo, l’emblema del nepotismo e dell’incapacità.
Per fortuna che il militante medio della lega non sa nemmeno che significa nepotismo, ma un giorno la magistratura colse in fallo il cassiere della lega, si scoprì che foraggiavano la famiglia Bossi e quelli del cerchio magico e si scoprì che il cappio diventava ingombrante non sarebbe più servito per le sceneggiate in Parlamento ma si correva il rischio di doverlo usare con i loro dirigenti.
Meglio disfarsene, anche perchè come simbolo era ingombrante, era un monito continuo ed immobile della stupidità di chi per decenni ha seguito il capo con la bava alla bocca e l’ampolla del Po in mano.
Così decise di disfarsene, senza un minimo di gratitudine uscì furtivamente nella notte e lo gettò nella stradina chiusa di periferia nella speranza che non lo trovasse nessuno.
Fortunatamente l’istinto della Lulù ha permesso che io lo salvassi, gli dessi una ripulita, ed adesso l’ho qui pronto per ogni evenienza, se i leghisti decidessero di usarlo per fare una bella pulizia tra i marcioni che la guidano e che hanno incassato milioni è a loro disposizione.
E’ sal 1993 che aspetta di diventare il protagonista, mettete a disposizione la pubblica piazza ed un palo e lui darà il meglio di se.
Come volevate voi.

Se non altro l’uragano che ha investito la lega ci ha fatto scoprire, oltre alle ruberie, che razzismo e xenofobia erano solo per prendere voti.


Tutti discorsi sui terun, prima, e sugli immigrati poi non erano dovuti al razzismo fascista dei leghisti erano una recita, una pagliacciata utile solo a prendere i voti dei cerebrolesi delle valli e delle città impregnati di razzismo e fascisti sin da quando votavano Democrazia Cristiana. Non è solo una mia impressione, basta confrontare il bacino di utenza elettorale di Veneto, Lombardia e Piemonte per renderci conto che là dove dominava la Democrazia Cristiana oggi domina la lega.
Ex democristiani e leghisti hanno in comune l’abitudine ad evadere in settimana ed andare a messa la domenica, sono integralisti come i talebani e spruzzati di un fascismo latente dal quale la liberazione non li ha liberati.
Se vogliamo cogliere una differenza essa consiste nel fatto che i democristiani viaggiavano sotto traccia, il pensiero comune inteso come razzismo e xenofobia lo tenevano nascosto credendo di essere gli unici e quando si sono accorti che era un pensiero di massa, grazie alla lega, hanno dato libero sfogo ai loro deliri.
Quindi la legge Bossi-Fini, le porcate da ministro dell’interno  peggiore di tutti, il più fascista di tutti, Maroni, erano tutto un teatrino per la caccia ai voti e Borghezio non è più un fascista
squadrista e picchiatore ma un simpatico burlone nazista per qualche voto in più e dotato di molta fantasia come quando propone la vendita ai russi o agli americani della campania e della Sicilia.
Adesso la lega è in mano ai veri nazileghisti, Maroni e Tosi, che si sono limitati ai fatti e non ai teatrini del dito medio o a consigli sull’uso del tricolore, la lega prenderà una linea meno cabarettistica ma più profonda, sotterranea, carogna.
Adesso il razzismo fa perdere voti ed è il caso di ritornare al vecchio comportamento, riservato, dei democristiani e puntare all’azione senza propaganda.
Niente ampolle o riti magici ma delibere comunali, provinciali o regionali atte ad impedire una vita decente a tutte le razze che non siano quella padana, lupo si veste da Capuccetto Rosso per colpire meglio e più a fondo.
Per questo dobbiamo vigilare sui deliri di Salvini, Lancini, Maroni, Tosi e compagnia fascistando.
Martedì sera a Ballarò Cota era in apnea, rivendicava l’orgoglio leghista ed era come se si desse del pirla da solo. Però qualcosina del nuovo corso deve averlo capito infatti non ha riproposto le classi differenziate per gli immigrati e tutte le altre proposte razziste che, purtroppo per lui, sono andate a vuoto.
Avevo intuito che con Maroni al comando la lega avrebbe cambiato strategia di immagine ma non di sostanza, anzi ritengo che la sostanza alla quale ci ha abituato Maroni sia molto peggio delle sceneggiate dell’Umberto, avrebbe puntato più alla sostanza che all’apparenza.
Ci ha pensato Maroni ieri a spiegare la nuova linea della lega. I lager per immigrati, xenofobia e razzismo servivano solo per prendere voti mentre in parlamento la lega era impegnata per le leggi ad personam del piduista e della famiglia Bossi, foraggiando la scuola privata degli orsetti padani mentre massacravano la scuola pubblica.
Maroni è peggio di Bossi, Borghezio, Gentilini e Lancini messi insieme, solo che da meno nell’occhio. E’ più scaltro del sindaco di Adro.
Maroni non lo vedrete mai nei fotomontaggi come Borghezio ma è lui il vero nazista freddo e calcolatore.

Non tutto è perduto anche noi, come Galileo Galilei, possiamo dire: eppur si muove. Non è riferito alla terra ma a qualche cervello leghista. Qualcosina si muove.


Umberto Bossi ha fatto dell’ignoranza la sua bandiera come collante di una base che si identifica al meglio senza nemmeno parlare l’italiano. Ed allora perchè spendere tanto per comprarsi una laurea?


L’ignoranza come vessillo da rivendicare, il dialetto non come cultura popolare ma come simbolo di unità tra poveri di intelletto, chi parla il dialetto e lo considera cultura da conservare quando parla con uno di un’altra regione, per rispetto, parla l’italiano.
Umberto no, il leghista no, si esprime solo con i suoi cinquanta vocaboli per i tre concetti che gli hanno inculcato, secessiun, Roma ladrona, basta tasse a Roma.
Semianalfabeta ma ladro come il suo capo, basti pensare agli allevatori padani che per firmare il contratto del nuovo trattore, comprato rubando sulle quote latte, con una croce.
Per la ristrutturazione delle stalle non hanno nemmeno dovuto firmare, si sono affidati al nero per risparmiare l’Iva.
L’ignoranza esibita come la maleducazione o il cappio in Parlamento per Roma ladrona, l’invito alla Signora di Venezia a pulirsi il culo con il tricolore mandava in visibilio i trogloditi in camicia verde fieri della loro ignoranza primitiva.
Anche la canottiera esibita nella villa del piduista, quella passeggiata nel parco con il cavaliere, ladro pure lui ma  raffinato dai vizi, a marcare la differenza tra il figlio del popolo ed il borghese arricchito.
Ho parlato, qualche volta, con i leghisti del mio quartiere ed è una esperienza frustrante, le solite frasi fatte che già impararle a memoria deve essere stato uno sforzo titanico ed un unico mito, obiettivo, tenersi i danè, schei, soldi.
Incapaci di un pensiero compiuto, un ragionamento sarebbe troppo, ma forti in matematica e con un braccio da tennista, quello che apre e chiude il cassetto del negozio, dell’officina, insomma dove mettono l’incasso della giornata.
Allergici alla lettura di un giornale, un libro,  per non essere inquinati dalla cultura al punto che non emettono uno scontrino che, come tutti sappiamo, contiene l’intestazione scritta del negoziante. Per loro leggere uno scontrino è come leggere I Miserabili, missione impossibile.
Mi stupisce che, dopo qualche lustro di mangiatoie a Roma ladrona, come gli sia venuta ai dirigenti leghisti la mania della cultura e quindi della laurea, l’ossessione di essere tutti laureati.
Forti del principio base della corruzione che tutto ha un prezzo hanno speso 130.000 euro per comprare  la laurea ed il diploma della Rosy Mauro e del suo compagno. Probabilmente prima hanno comprato la laurea e dopo la maturità, tanto non sanno nemmeno in che ordine vengono acquisite.
130.000 euro sono stati spesi per il Trota, dal 2010 sta “prendendo” la laurea in una università privata di Londra, uno che non sa nemmeno l’italiano e si esprime peggio di suo padre ma senza malattia.
Sappiamo tutti che la cultura evolve le persone, preparate, evidentemente la cultura comprata ad un tanto al pezzo ha dato alla testa della famiglia Bossi ed ai componenti del cerchio magico di Gemonio che sono diventati tutti ladri, a loro insaputa.
Quanto fosse ignorante, rasoterra, la Rosy Mauro ce ne siamo accorti un giorno al senato dove ha fatto una figuraccia che è passata alla storia.
Ai leghisti la cultura fa male, la verità pure e l’evidenza non sanno nemmeno cosa sia. La loro vita è tutta un inganno, un’opinione, ed ogni fatto reale è calcolato come le quote latte, in base a quanto riescono a truffare allo Stato o all’Unione Europea.
Lì, sono i campioni del mondo.
Il trota ha detto, mai preso un euro, si limitava a presentare il conto, i conti che il partito pagava.
La macchietta del Consiglio Regionale Lombardo mi da l’impressione che non riesce nemmeno vestirsi alla mattina, si ferma alla canottiera, ci sarà qualcuno che provvede per lui. E pensare che ha una mamma maestra.
Mio padre commerciava in auto usate ed un giorno mi lasciò allibito con una frase:  qualcuno più stupido di te, al quale vendere un’auto usata, lo trovi sempre.
Me lo disse in dialetto veneto, mi sa che l’ha sentito anche l’Umberto a mia insaputa, perchè su questo principio ha fondato la lega.
Qualcuno, molti, più stupidi di lui li ha cercati e trovati l’Umberto, sono quelli che lo difendono ancora e lo venerano come la statuetta della Madonna o il cassetto dove mettono l’incasso. Se avessi la certezza che ha rubato l’idea di mio padre gli chiederei i diritti d’autore.
Comunque una cosa è certa che di trote, nella lega, ce ne sono più di una.
Direi che sono parecchi allevamenti, intensivi.
E’ pur vero che l’abito non fa il monaco, ma guardate bene in faccia i leghisti e ditemi se vi trovate una traccia, un barlume, una luce negli occhi che indichi un minimo di intelligenza.
Che non è razzismo o xenofobia la cultura del sindaco si Adro. 

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