Non è Ruby Rubacuori, non è nipote di Mubarak, non è Karima El Mahroug, non è prostituta. Per sapere chi è la vera Ruby si deve leggere la rubrica del cellulare di Lele Mora.


ruby_290x435Ieri Ruby ha letto un compitino di sei pagine scritto per lei dagli avvocati del puttaniere pedofilo prestato alla politica per salvarsi dalla galera.
Fa sempre piacere chi fa autocritica e si ravvede, rivendica il ruolo di mamma, rinnega il suo passato pur ammettendo i suoi errori e cerca di rifarsi una reputazione già compromessa.
Peccato che tutta la manfrina recitata, male, davanti al Palazzo di Giustizia di Milano non abbia come obiettivo rifarsi una verginità mediatica o una reputazione ma sia la solita testimonianza, a pagamento, per alleggerire la posizione dell’imputato Silvio Berlusconi.
Dopo la sfilate delle testimoni a discarico provviste di bonifico mensile con una serie di non ho visto, non ho sentito, non parlo, non poteva mancare l’ eroina coprotagonista del puttanaio messo in piedi dal piduista con l’aiuto dei suoi ruffiani.
E’ singolare che la pasionaria del palo della lap dance, o se preferite la ex ragazzina che in Sicilia chiamavano: la bocca del deserto non per le sue doti canore, lamenti di non essere ascoltata dall’accusa o dalla difesa come testimone e parte lesa, per lanciarsi in una difesa accorata, direttamente proporzionale al bonifico, in difesa dell’utilizzatore finale
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Mentre leggeva il compitino esondante di ” sofferenza” si capiva che la farina non era del suo sacco, tutto costruito a tavolino dal geniale inventore dell’utilizzatore finale. Una comica.
“La colpa della mia sofferenza è anche di quei magistrati che, mossi da intenti che non corrispondono a valori di giustizia, mi hanno attribuito la qualifica di prostituta, nonostante abbia sempre negato di aver avuto rapporti sessuali a pagamento e soprattutto di averne avuti con Silvio Berlusconi”.
Ruby si dichiara “vittima di uno stile investigativo” e di un “metodo fatto di domande incessanti sulla mià intimità, le propensioni sessuali, le frequentazioni amorose, senza mai tenere conto del pudore e del disagio che tutto ciò provoca in una ragazza di 17 anni”.
Primo: quando la signora in questione è stata convocata il tribunale non si è presentata, non si è fatta trovare.
Secondo: i bonifici ed i contanti che ha avuto dal Rag. Spinelli erano per conto di Berlusconi, pagamenti veri e propri, e se Noemi era gli occhi lei si vantava di essere il culo che ha fatto perdere la testa al puttaniere.
Non so se le domande dei magistrati abbiano creato disagio e messo in crisi  il pudore di una ragazzina di 17 anni di una spudoratezza superiore alla sua stessa bellezza, basti pensare a come ha sfruttato l’ondata di celebrità subito dopo essere finita sui giornali di tutto il mondo.
17 anni di una ragazza sveglia e precoce. da Repubblica:
Qui in poi la fonte è Rpubblica, come da link sopra.
Fatto sta che quando non ha ancora compiuto 14 anni, Ruby scappa di casa. A Catania trova lavoro in una discoteca il cui padrone la ospita in casa. Ben presto, però, l’uomo fa avance pesanti nei confronti della ragazzina che lo prende a pugni e fugge. Da lì in poi, la ragazza passa attraverso lavoretti, brevi periodi di ospitalità in qualche famiglia, pericolose avventure con uomini che da lei vogliono sempre la stessa cosa. Di tanto in tanto viene fermata e costretta a brevi soggiorni in comunità o case famiglia dalle quali, regolarmente, fugge appena ne ha la possibilità.

Nel settembre del 2009, Ruby, che non ha ancora compiuto 14 anni, partecipa a un concorso di bellezza a Sant’Alessio (Messina). In giuria c’è Emilio Fede che la nota, si commuove alla sua storia e s’impegna ad aiutarla. Poco tempo dopo, Ruby comparirà a Milano. Diversi testimoni raccontano che si prostituiva con una certa regolarità ed era sempre piena di soldi. Una volta viene scippata in pieno centro di Milano e nella borsetta aveva più di seimila euro.

Dal febbraio del 2010 (ma probabilmente anche prima), quando ha 17 anni e tre mesi, Ruby comincia a frequentare le feste di Arcore con i bunga-bunga finali e si ferma spesso a dormire da Berlusconi. In diversi momenti fornirà diverse verità: dirà ai giudici di aver fatto sesso col premier e, poi, lo negherà.
Fine della fonte Repubblica.
E’ intorno a quel periodo che gli anziani di Messina le affibbiano il soprannome: la bocca del deserto, parafrasando il soprannome che i nazisti diedero a Rommel: la volpe del deserto, al tempo delle prime vittorie.
Su una cosa mi sento di darle ragione: non dovevano attribuirle la qualifica di prostituta, linguaggio da avvocati Ruby avrebbe usato altri termini, da parte dei magistrati e dei giornalisti.
Sia i magistrati che i giornalisti sono al corrente del fatto che nella rubrica del cellulare di Lele Mora di fianco al nome: Ruby c’era scritto: troia e non era il cognome.
A fianco del nome di altre ragazze, non è dato sapere se poi hanno testimoniato, c’era scritto: puttana.
Come vedete Ruby ha ragione, agli atti non risulta che sia una prostituta, nemmeno una escort.
Il più pulito di noi, sotto l’aspetto dell’etica sessuale, ha la rogna e non voglio dare lezioni  etiche o di moralità a nessuno dico solo che la ragazza è strumentalizzata e consigliata male. Non voglio pensare che sia talmente presuntuosa da ritenersi in grado di prendere  per il culo la magistratura e tutti noi anche se lo “strumento” femminile da un senso di onnipotenza sin dai tempi antichi.
Si sa che tira più un pelo di gnocca che un carro di buoi.
C’è tutta una letteratura di frasi fatte nel merito della questione, la più divertente delle quali è utilizzatore finale, ma non prendiamoci per il culo. A tutto c’è un limite e ieri è stato superato alla grande.
Detto questo tanti auguri alla sua bambina, con quello che ha guadagnato la mamma non avrà problemi economici. Di questi tempi non è poco.
In un paese normale tutto questo farebbe parte della cronaca, rosa-nera, materiale per i giornali che si trovano dai barbieri, da noi è diventato un problema politico perchè il coprotagonista della vicenda era anche il nostro primo ministro. Il capo del governo che non si è limitato ad andare a puttane, ci ha mandato pure il Paese.
Vorrei tranquilizzare Ruby in merito a quello che potrà pensare sua figlia di lei, quando sarà più grandicella.
Il tempo cancella tutto. Al mio paese quando ero bambino tutti i notabili si facevano la Germana, 19 anni e bellissima, la bocca di rosa del mio paese. Tutte le mogli le davano della puttana, Germana-puttana, lei si è stancata e si è trasferita a Venezia.
Anni dopo è tornata, si comprò campagne, cascinali e case. Per tutti è diventata: la Signora Germana.
Le memoria collettiva è labile ed il moralismo bigotto della provincia ancora di più.
Il valore, etico, morale, delle persone lo danno i capitali e le banche.

De Gregorio: “Il Cavaliere mi pagò, ho deciso di parlare perché voglio rinascere” Il piduista si deve augurare che le orgettine non vogliano rifarsi l’imene o che Mills e Previti non vogliano rinascere.


indexIl piduista ha attaccato la Magistratura accusandola di avere spinto De Gregorio a confessare quello che volevano loro minacciandolo con il carcere.
Spaventato dalla minaccia del carcere De Gregori ha raccontato ai giudici quello che volevano loro per incastrarlo.
A breve giro di posta è arrivata la risposta di De Gregorio.
Il piduista puttaniere, pedofilo e corruttore deve solo augurarsi che le orgettine non abbiano una crisi mistica come Claudia Koll, può succedere a tutti ed è una cosa ammissibile. Decidano di rifarsi un’imene per rinascere più intonse di prima raccontando tutto quello che è avvenuto nei vari postribili trasformati in ville che sono le residenze del cavaliere.
Deve sperare che l’ansia di rinascita etica e morale non diventi una epidemia, potrebbe avvenire che qualche famiglia racconti come sono andate le cose, come la loro figlia a meno di 18 anni abbia potuto accumulare qualche immobile pur avendo dei genitori con stipendi da metalmeccanico.
Senza nessuna acrimonia potrebbero raccontare i fatti con estrema letizia e ripulirsi la faccia.
Lasciamo perdere la buon’anima dello stalliere purtroppo impossibilitato alla rinascita voluta da De Gregorio, ci sono altri che potrebbero avere una crisi d’identità e puntare alla rinascita etica e morale.
Mills e Previti, ad esempio
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Deve incrociare le dita, il piduista, sperare che la malattia che ha colpito De Gregorio non diventi contagiosa.
Renato Squillante è già stato ripulito dalla magistratura ma se volesse rifarsi una reputazione penso che sarebbero guai seri per il piduista- statista.
La Carfagna giovedì sera   non ha perso occasione per farci sapere che il Pdl è il partito che ha fatto di più contro la mafia e l’evasione fiscale, quest’ultima la ripete spesso anche Maroni, ci ha pensato de Gregorio il giorno dopo a smentirla raccontando che dei 3 milioni incassati dal piduista due erano in nero.
Che bello se anche  la Carfagna volesse rinascere, dopo averle già dato i nostri ammirati potremmo offrire i nostri orecchi per non perderci nemmeno una parola.
Per una volta potremmo andare oltre il culo e le tette, senza farci distrarre dalla sua avvenenza, potremmo pendere dalle sue labbra, se non sono impegnate.
Una volta una bellissima ragazza mi ha detto: che cazzo vuoi?
Niente, volevo solo sapere come fai a parlare con la bocca piena.

Questa volta non ha un prestanome disposto a sacrificarsi per lui ed allora vuole demolire tutto. Il delirio di un megalomane che ci avete imposto come premier per, quasi, un ventennio.


Non c’è un Previti, un Mills, un fratello o un prestanome da far condannare per lui. Oggi il condannato è lui ed ha perso la testa.
Non sono in grado di valutare meriti e demeriti del governo Monti l’unica cosa che io ho capito è che per salvare l’Italia, o le banche, ha massacrato le categorie più deboli lavoratori, pensionati, precari.
Un massacro sociale che ha pochi precedenti nella nostra storia direi anche anticostituzionale in quanto la nostra Costituzione vuole l’equità fiscale che Monti non ha considerato per niente si è limitato a massacrare i soliti, il popolino, mentre le classi più ricche le ha solo sfiorate.
Se a questo aggiungiamo gli esodati, i taglia a scuola e sanità se ne deduce che l’economista della Bocconi ha lavorato solo per i ricchi, per mantenere ed ampliare i loro privilegi.
Non è tollerabile che vengano tagliati i fondi per la scuola pubblica mentre elargisce milioni di euro alla scuola privata, quella dei preti. Il giochino è sin troppo evidente come l’Imu per gli immobili del clero, tanto fumo ma nessun arrosto c’è sempre un inghippo, una virgola per fare in modo che la chiesa non paghi l’Imu.
Detto questo trovo indecente che il piduista ricatti il governo, l’Italia e tutti noi minacciando di togliere la fiducia al governo Monti per rappresaglia contro la sentenza del tribunale di Milano che lo condanna, ed era ora, come evasore fiscale.
Non sempre è prescrizione, non sempre si può essere salvati da leggi ad personam.
Per rendersi conto di quanto sia squallido il personaggio, e buona parte della sua famiglia, basti considerare con quanta spudoratezza si scagliano contro la sentenza di condanna in merito al furto della Mondadori ai danni di De Benedetti.
Lungi da me l’idea di difendere un milionario in guerra contro un altro della stessa specie ma nessuno può negare che l’acquisizione della Mondadori è avvenuta attraverso la corruzione di un giudice.

Lodo Mondadori, la storia giudiziaria

Ripetere in continuazione che la liquidazione del danno subito da De Benedetti è la rapina del secolo, come sostengono Berlusconi e sua figlia Marina, è un insulto all’intelligenza degli italiani, un falso storico e la prova che questi delinquono sistematicamente e spudoratamente anche a livello psicologico.
Se c’è stata una rapina, e c’è stata, la vittima è De Benedetti non certamente il piduista.
Evidentemente il progetto della P2 ha avuto, fortunatamente, delle carenze in merito al coinvolgimento contro lo Stato della Magistratura, non sono tutti Carnevale e deve essere questo che ha mandato fuori di testa il caudillo che vomita ricatti, minacce, attacchi ad istituzioni dello Stato perchè non si sono assoggettate alle sue mire.
Una caratteristica dei suoi deliri, una costante direi, è imputare agli altri le conseguenze dei suoi atteggiamenti come quando accusa la Merkel e Sarkozy di avergli rovinato la reputazione internazionale.
Nè l’uno nè l’altra mi sono mai stati simpatici, il blog mi è testimone, ma a rovinarsi la reputazione il piduista ci ha pensato da solo e con grande successo, superiore anche al successo come imprenditore costruito a mazzette e corruzioni varie.
Dai miliardi di lire a Craxi al rapporto con Massimo Maria Berruti la sua storia è un rosario di corruzione e mazzette.
Per chi non si fosse mai informato sull’ individuo in questione, e sono tanti, metto un link dove potranno passare qualche giornata a farsi una cultura sul personaggio che la maggioranza degli italiani ci ha imposto come primo ministro per quasi un ventennio.

La vera storia di Berlusconi

Io non so dove lo porterà il delirio da onnipotenza che lo accompagna da tutta la vita la mia impressione è che sia sull’orlo di una crisi di nervi che lo sta portando a fare tabula rasa di tutto, un attacco frontale allo Stato ed alla democrazia oltre che alla Costituzione.
Nerone si accontentò di bruciare Roma, dando la colpa ai cristiani, questo vuole bruciare tutta Italia dando la colpa ai magistrati ed agli italiani. Anche a quelli che, purtroppo, lo hanno votato.
Fermiamolo con il voto, sperando di non essere costretti a farlo in altro modi, rimandiamolo nel suo letame etico nel quale è vissuto da sempre e togliamocelo dai piedi una volta per tutte.
Questi non è normale, è un caso da psichiatria avanzata, pericolosissimo.
Come abbiamo visto negli ultimi due giorni è disposto a tutto, non escludo nemmeno che compri qualche esaltato come lui per dare fuoco a tutto il pagliaio.
Megalomane anche nella disfatta. Muoia Sansone con tutti i filistei!

Si dice in relazione a chi, per nuocere agli altri, non esita a danneggiare anche se stesso.
Tanto ha già 76 anni.


Silvio è stato condannato a ottobre. Non è dispiaciuto perchè non è arrivato al panettone, è dispiaciuto perchè non è arrivato a Carnevale.


Naturalmente Berlusconi, tessera P2 N° 1816, è intervenuto immediatamente a Studio Aperto dichiarando: Una sentenza politica intollerabile, qui non si va avanti.
Sono andati avanti comunque i suoi suonando la grancassa della propaganda che sanno suonare molto bene: Berlusconi condannato senza prove.
Era convinto dell’assoluzione, dice, ed è per questo che per 10 anni è andato avanti con legittimi impedimenti , decreti ad hoc per impedire il lavoro dei magistrati.
Dal Fatto Quotidiano:

Il Pdl, intanto, si compatta in difesa dell’ex premier. Nota congiunta per Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, capogruppo e vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato: ”L’uso politico della giustizia scrive oggi un’altra brutta pagina nella storia del nostro Paese – scrivono nel messaggio – . Mentre Silvio Berlusconi orienta le sue scelte innanzi tutto tenendo conto del bene del Paese, la caccia all’uomo non salta un giro”. Ma, aggiungono i due parlamentari, “verrà un giorno in cui la storia darà atto di quanto male tutto questo ha fatto alla nostra democrazia”. Si tratta di una “singolare condanna” per la deputata Beatrice Lorenzin che osserva: “Dopo 18 anni di storia aspettiamo con impazienza i successivi gradi di giudizio, perché finora, di fronte alle carte, ogni verifica successiva ha sempre dato ragione a Berlusconi”. Per il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto ”non si tratta di una sentenza ma di un tentativo di omicidio politico visti non solo la condanna penale ma anche l’interdizione di tre anni dai pubblici uffici. Purtroppo non da oggi diciamo che è in atto un uso politico della giustizia, in primo luogo contro Berlusconi”. Per Sandro Bondi si tratta di una “ferita inferta alla democrazia”, secondo Michaela Biancofiore si tratta di “una sentenza palesemente politica” e Francesco Storace (La Destra) è convinto che Berlusconi “non meriti l’accanimento”. “Vicinanza umana e solidarietà” anche da parte di Ignazio La Russa che non esita a parlare di “accanimento giudiziario”.

Quello di oggi è un ”evidente il tentativo da parte del Tribunale di Milano di colpire il ‘nemico’ con una sentenza spropositata che nulla ha a che vedere con la giustizia” per Maurizio Lupi, vice presidente della Camera. Arrivano parole durissime invece dal parlamentare – e capo ufficio stampa del Pdl – Luca D’Alessandro: “Il Tribunale politico di Milano ha colpito ancora – ha commentato-. Se oggi danno quattro anni a Silvio Berlusconi – ha proseguito – per un reato che non ha commesso, come documentalmente dimostrato, quando nei gradi successivi sarà assolto, dovranno dare l’ergastolo e interdire dai palazzi di giustizia quei magistrati che stanno portando avanti questa ignobile persecuzione giudiziaria”. 

Per Alfano quella di oggi è “una condanna inaspettata e incomprensibile, con sanzioni principali e accessorie iperboliche”, opinione condivisa anche da Enrico La Loggia, presidente della Commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale. Il segretario del Pdl, però, è certo “che i prossimi gradi di giudizio gli daranno ragione e speriamo che questi giudizi giungano in fretta”. Interviene anche l’ex ministro Gianfranco Rotondi, secondo cui “la condanna di Berlusconi mostra al mondo l’anomalia della giustizia italiana. Come sempre nei gradi successivi – conclude – la serenità dei giudici restituirà a Berlusconi verità e giustizia”.
C’è pure l’attestato di stima di Formigoni ma, con l’aria che tira al Pirellone è meglio lasciar perdere.
Interessante il commento di Cicchitto, tessera P2 N° 2232, che ripropongo:

”non si tratta di una sentenza ma di un tentativo di omicidio politico visti non solo la condanna penale ma anche l’interdizione di tre anni dai pubblici uffici. Purtroppo non da oggi diciamo che è in atto un uso politico della giustizia, in primo luogo contro Berlusconi”.
Anche se non si ripresenterà come candidato alle elezioni non ho dubbi che la campagna per farlo passare come vittima della magistratura politicizzata non avrà un attimo di tregua come previsto dalla strategia della loggia massonica P2.
Qualche garantista, alla Carnevale, lo troveranno sia al centro che a sinistra.
Non entro nel merito, non ho letto le motivazioni e non ho le capacità intellettive per cogliere tutte le ragioni e le sfumature che hanno portato i giudici ad infliggere la condanna di primo grado ma ritengo che sia colpevole e la mia convinzione si basa su questi presupposti.
Se fosse vero che è innocente, anche gli assassini si ritengono innocenti se non sono rei confessi, non avrebbe ostacolato in tutti i modi il lavoro dei magistrati inventandosi legittimi impedimenti ridicoli e imponendo ai suoi parlamentari continue modifiche ad hoc delle leggi vigenti.
Non dimentichiamo che è stato Berlusconi  a depenalizzare il reato di falso in bilancio.
Non è mai stato assolto o è finito in prescrizione dopo aver fatto ridurre i tempi della stessa dalla sua maggioranza o è stato assolto perchè, durante le inchieste ed il processo, ha fatto depenalizzare i reati.
Li ha commessi ma ha deciso che non sono più reati.
Ma c’è un’altra frase che ha pronunciato ieri sera a Studio Aperto che mi infonde la certezza che è uno spergiuro, un falso, un mentitore seriale, come ci aveva già anticipato Montanelli che lo conosceva bene.
Ieri sera, dopo la filippica contro i giudici, ha aggiunto una frase che ripete spesso anche sua figlia Marina, del tutto degna di cotanto padre:
“I 564 milioni che ho dovuto dare” a De Benedetti “non sono la rapina del secolo, ma del millennio”.
Se c’è una cosa della quale siamo tutti certi è che la rapina del secolo ci fu ma ai danni di De Benedetti e solo la spudoratezza di padre e figlia consente di dichiarare impunemente il falso sia all’uno che all’altra.
Dal Fatto Quotidiano:

Mondadori, storia di una sentenza comprata.
Ora finchè compra le orgettine ce ne possiamo anche fregare ma la sua storia è piena di episodi oscuri che gli italiani fingono di non conoscere, o non conoscono distratti dal Pomeriggio sul 5.
Qui c’è una sintesi che ricostruisce i vari passaggi della sua ascesa di imprenditore:
LA STORIA DI SILVIO BERLUSCONI
Molto interessante, per capire il personaggio, è la storia di come ha comprato la villa di Arcore. A questa storia ci sono molto affezionato. Seguendo la triste storia del marchese Camillo Casati Stampa di Soncino e della sua bellissima e intrigante moglie, Anna Fallarino, ho scoperto sul finire degli anni settanta di che pasta fosse il bravo imprenditore che poi si comprò il Milan. Nel 1983 comprai il libro: Gelli: la carriera di un eroe di questa Italia di Gianfranco Piazzesi. Garzanti 1983.  Capii tutto e divenni antiberlusconiano molto prima della sua scesa in campo, Berlusconi è colui che ha portato a buon fine l’attacco allo Stato ordito dalla P2 di Licio Gelli.
I piduisti sono ancora lì, non tutti ma in numero sufficiente per condizionare lo Stato, la magistratura, la propaganda a loro favore e tutto il resto.
Qui troverete la storia di come ha “comprato” la villa di Arcore.

Ultimamente i miei post sono pieni di link che portano alle fonti, con l’aria che tira per i blogger è meglio cautelarsi e produrre documenti, non avendo avvocati di grido o conti in banca per risarcire qualche bandito mi devo pur cautelare. Le mie sono opinioni, documentate, non diffamo a destra e sinistra come fa Sallusti spacciando la diffamazione per opinione.
Scrivo solo di fatti realmente accaduti, documentati, reali.
Per me, il piduista, quello era e quello è rimasto. Si è solo dato una sistemata. La foto è ancora in bianco e nero, datata.
Carnevale, l’ammazza sentenze.
Non facciamoci illusioni, c’è sempre la prescrizione a portata di mano.

L’agente Betulla non ne fa una giusta, nemmeno sotto lo pseudonimo Dreyfus. Renato Farina degno compare di Sallusti di Feltri.


Esperto in diffamazione, radiato dall’ordine dei giornalisti ha trovato spazio nel letame in cui sguazzano Sallusti, Feltri, Belpietro e compagnia.
Stipendiato dai servizi segreti, degni della P2, nel 2006 scrisse un articolo diffamatorio contro Prodi su commissione di Pio Pompa per favorire il piduista a capo del Pdl.
Se nel mondo c’è un agente segreto pirla questi non può che essere l’agente Betulla, le porcate le fa in serie.
Molto probabilmente avrà messo in piedi pure il finto attentato a Belpietro, altro sveltone, nel momento in cui la propaganda di regime faceva passare per martiri i giornalisti di destra asserviti a Berlusconi ed alla P2.
Basti pensare alla ricostruzione della fuga dell’attentatore capace di saltare un muro alto 5 metri senza asta e del quale non si è saputo più nulla.
Oggi ha confessato in parlamento che l’autore dell’articolo incriminato, che ha fatto di Sallusti un martire della libertà di stampa, è lui: Renato Farina più noto come agente Betulla.
In linea di principio andrebbe anche bene se non fosse per il fatto che Sallusti e tutta la sua banda di servi sono recidivi,  se non fosse per il fatto che ancora oggi, Sallusti, accettando il martirio mediatico dal quale avrà solo vantaggi si guarda bene dall’ammettere di avere diffamato il Giudice Cocilovo non solo non  correggendo, come hanno fatto tutti , le falsità dell’agente Betulla ma mentendo spudoratamente accusando il giudice di volere altri soldi.
Riprendo dalla Stampa:
Fino a qualche giorno fa, tra i legali del direttore Alessandro Sallusti e l’avvocato del giudice Cocilovo, sembrava si potesse arrivare a una soluzione extragiudiziale. Poi tutto è saltato. Perché? Sallusti dice perché «quel signore pretendeva da me altri soldi». La versione del giudice Cocilovo è diversa: «Abbiamo fatto una proposta transattiva: avrei ritirato la querela dietro il pagamento di 20.000 euro da devolvere a Save the Children. Invece il giorno dopo mi trovo un editoriale di Sallusti in cui sembra che io voglia quei soldi per me, si chiama a raccolta l’intera categoria nel nome della libertà di stampa, s’incassa la solidarietà del Capo dello Stato e si cerca la sponda del ministro della Giustizia. Una campagna stampa allucinante. E allora le domando: qual è la casta?».


Se un giornalista deve essere libero di esprimere il proprio pensiero altrettando non si può dire di un filibustiere che usa la penna ed i giornali del suo padrone per infangare il prossimo e la Magistratura.
Altrettanta libertà la rivendico per i blogger, anche se non hanno il pelo per farsela con la Santanchè.
Sempre dalla Stampa, così Sallusti o qualcun altro che mi chiede le rettifiche saprà con chi prendersela:

Il fragore mediatico di questi giorni ha travolto anche lui, il giudice Cocilovo, che ritrova nella sequenza dei fatti il senso di una sentenza. «Libero pubblicò una notizia sbagliata – racconta – Lo fecero anche altri, all’epoca. Un infortunio giornalistico, lo capisco: la fretta di scrivere una notizia, le fonti non sempre affidabili, può capitare. Ma poi quello stesso giorno c’erano stati un comunicato ufficiale, lanci Ansa. Tutti gli altri hanno riparato a quell’errore, hanno informato correttamente i loro lettori. “Libero” non l’ha mai fatto, nemmeno quando l’ho richiesto. Hanno detto che quando uscivano i lanci Ansa erano in auto e non li avevano visti, e negli anni successivi?». 

 

Ci sono due parole che ricorrono spesso durante la telefonata: «intenzionale» e «deliberata». Il giudice si riferisce alla diffamazione subita. Perché un conto è sbagliare, un altro è insistere nell’errore anche dopo. 

Qualcuno ha detto che andare contro un giudice è impossibile per vie legali. La casta si chiude, fa quadrato. Cocilovo nega: «Casta? Ci sono voluti 6 anni per arrivare a una sentenza per una diffamazione. E non si trattava di un maxiprocesso per mafia. Piuttosto sono altre le caste, quelle che parlano di libertà di stampa, di tutela della categoria dei giornalisti: cosa c’entra, mi chiedo. Qui si tratta di libertà di diffamare deliberatamente».

Napolitano, l’ Fnsi, i sinceri democratici, la sinistra e tutto il giornalismo italiano invece di preoccuparsi della libertà di stampa di certa gentaglia al servizio della P2 dovrebbero preoccuparsi della libera e sincera informazione alla quale abbiamo diritto noi cittadini, tutti.
L’agente Betulla si è scusato, i suoi protettori che pubblicavano i suoi articoli nonostante fosse radiato dall’albo dei giornalisti l’hanno scaricato ma sallusti non ha ancora chiesto scusa.
Si dice che non sia colpevole in quanto al fatto che come direttore di Libero gli è sfuggito l’articolo, il controllo.
Ammettiamo pure che a Sallusti, distratto dalla gola profonda della Santanchè, gli sia sfuggito l’articolo incriminato, ci sta che ad un capo sfugga qualcosa. Ma anche questa versione non regge.
Io penso invece che era d’accordo, ha condiviso l’infamia e lo dismostra il fatto che il giorno dopo la trattativa con il Giudice, quella dei 20.000 euro da destinare a Save the Children, ha scritto un editoriale nel quale accusava il Giudice di volere quei soldi per se.
Doppia diffamazione, intenzionale e deliberata.
E noi cittadini dobbiamo pure subire l’onta della solidarietà di tutta la stampa e del Presidente della Repubblica?
Ma come cazzo siamo ridotti?
Questi non sono giornalisti, sono le ventole della macchina del fango al servizio della P2, dei servizi segreti e contro la Democrazia e la Costituzione.
Ceto che tutto viene svolto all’italiana ed alla fine si dimostrano per quelli che sono, una manica di pirla.
Ma non fateceli passare per martiri, questi sono evacuazioni destinate alla fogna.
Chissà se i leghisti capiranno che le evacuazioni sono quelli che a Varese chiamano stronzi?

Il moralismo, peloso, dell’informazione italiana sul caso calcio scommesse e di Buffon. L’Unità, invece di dare la notizia dell’assassinio dell’art. 18, mette in prima pagina i vizi di un milionario.


I calciatori fanno pubblicità al gioco d’azzardo, vedi Miccoli e molti altri, i giornali fanno lo stesso, la malavita si organizza per conto proprio ed i bar sono pieni di macchinette mangia soldi.
Il gratta e vinci spopola ed i pensionati si giocano la pensione al Bingo ma l’informazione va a puttane e poi fa la morale.
Si potrebbero fare migliaia di osservazioni sull’etica dell’informazione, le macchine del fango e del moralismo in politica, personaggi famosi squallidi e lo sport.
Nel ciclismo si esalta per un mese il giro d’Italia e poi la classifica viene cambiata un mese dopo per doping.
E’ tutto un controsenso e la stampa ci sguazza per vendere qualche copia in più con il moralismo a tanto al chilo.
Già nel 2006 era venuta fuori la storia che Buffon ha il vizio del gioco, come milioni di italiani che giocano al lotto, superenalotto, vincitutto, gratta e vinci, macchinette ruba soldi e Bingo.
Se un pensionato compra un gratta e vinci un milionario si gioca milioni, cosa facciamo sputtaniamo tutti i pensionati e le casalinghe che giocano al Bingo o comprano il gratta e vinci?
In uno dei bar vicino a casa mia, oltre ai vari giochi di Stato dove lo Stato incassa cifre da capogiro, tutti i giorni c’è una pensionata alla quale non daresti un euro che passa la giornata attaccata alla slot machine da due euro al colpo, qualche volta vince ed il più delle volte perde, come tutti. Altrimenti lo Stato, la malavita ed i gestori di slot machine non farebbero milioni.
Ognuno si rovina con quello che vuole, ognuno si salva la testa o dalla depressione, dall’ansia, come crede opportuno purchè sia nella legalità. Io fumo e lo stato lucra sul mio vizio.
C’è un altro aspetto che mi sorprende in questa vicenda, al di là del moralismo dei giornali che di fianco al titolone ad effetto su Buffon, o qualunque altro, hanno la pubblicità del lotto, casinò, gioca on line o il Superenalotto ed è il fatto che Buffon gli assegni li ha intestati con nome e cognome e, quindi, se avesse fatto qualcosa di illegale sarebbe prima ancora che malato di gioco un cretino patentato con tanto di avvocato.
E’ come se uno andasse in una banca a fare una rapina e rilasciasse una ricevuta con nome, cognome, indirizzo di residenza e N° di telefono per essere contattato.
Ci sono cose ben più gravi delle quali occuparsi, specialmente per l’Unità, come l’assassinio dell’art. 18, il terremoto in Emilia, le ruberie dei politici, i viaggi di piacere di politici e boiardi di Stato con i soldi pubblici e non dimentichiamo che l’ex presidente del consiglio ci ha messo in carico persino le sue puttane, i parlamento o nei consigli regionali, ci sono migliaia di posti di lavoro persi di cui preoccuparsi non dei vizi di un milionario o dei milionari che spendono 80.000 euro per un fine settimana. C’è chi se li spende a puttane e chi se li gioca al casinò o nelle varie lotterie dove lo Stato fa da pappone.
Ma
Buffon fa notizia, va bene per fare la morale pelosa e distogliere l’attenzione insinuando quello che non c’è, cosa pretendono che compri il gratta e vinci o vada al Bingo se ha il vizio del gioco?
Facciamo ridere, siamo un popolo patetico e moralista ma solo quando si tratta di fare la morale agli altri.
Tutt’altra cosa, eticamente e moralmente, è chi si vende la partita per qualche decina di milioni.
Perchè non mettono alla gogna milioni di casalinghe, pensionati, operai, disoccupati, che comprano e sperano nel gratta e vinci o giocano al Bingo spendendo, proporzionalmente, molto di più di quanto può spende un Buffon qualsiasi.
Perchè milioni di poveracci non fanno notizia mentre il portiere della nazionale fa vendere qualche decina di copie in più.
Se è vero che hanno le prove che Buffon ha puntato sulle partite, cosa vietata dalla federazione calcio, perchè non l’hanno immediatamente espulso dalla nazionale?
C’è qualcosa di torbido in questa vicenda e non riguarda certamente Buffon a meno che non sia l’autore della rapina in banca che ho citato sopra.
Lungi da me l’idea di considerare Buffon il Che Guevara del cacio, il punto è un altro.

 «Le parole di Gigi hanno disturbato qualcuno»


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E‘ un moralismo che il capitalismo non si può permettere, che i giornali pieni di pubblicità sul gioco d’azzardo non si possono permettere, internet non se lo può permettere se ad ogni sito che apri compare la pubblicità: gioca on line con noi. Non se lo può permettere un Paese che ospita un Papa con le scarpe di Prada, non se lo può permettere la televisione che paga centinaia di milioni la Clerici per delle ricette e poi la manda a Sanremo, solo i poveracci possono e devono indignarsi, che esista una società così marcia e con differenze di stipendi tra un manager ed i suoi sottoposti di 400, 500 volte. Non basta invitare a drogarsi e poi dire: devi essere maggiorenne.
Qui, siamo tutti minorenni, tutti in balia della propaganda di regime per fare profitto con qualsiasi cosa, con ogni mezzo.
E’ inquietante anche il fatto che la Magistratura, si dice, abbia in mano le prove da mesi, indaghi su Buffon da mesi ed esca allo scoperto proprio quando Buffon ha criticato, apertamente e giustamente, il modo di agire di certi magistrati. Come mai telecamere e giornalisti erano fuori da Coverciano già all’alba senza che nessuno sapesse niente di quello che stava avvenendo, chi li ha avvisati?
Si è mai vista una retata di mafiosi con telecamere al seguito? Telecamere di Tv e giornali intendo.
Qualcosa non quadra e chi si è venduto le partite sta rendendo l’acqua il più torbida possibile, aiutati da certa magistratura,  così l’indignazione di massa viene spostata dai problemi reali.
Di quelli se ne renderà conto dopo, quando sarà tardi come sempre.
L’Unità on line ha come notizia in evidenza la vicenda Buffon, nessun titolo sull’indecente giustificazione che ha dato la capogruppo al Senato del Pd , la Finocchiaro, per l’assassinio dell’art. 18.
E’ di questo che dovrebbe preoccuparsi l’Unità, non di come si brucia i suoi soldi il calciatore famoso, tra l’altro sono gli spiccioli delle assurde cifre che guadagna.

«E poi diciamocela tutta – sottolinea il legale – se avesse fatto delle scommesse clandestine avrebbe pagato con assegni circolari? Chi mai lo avrebbe fatto. Buffon ha capacità economiche non indifferenti e ha fatto investimenti mobiliari e immobiliari a Parma affidandosi a un amico che tra l’altro è il titolare della più grande tabaccheria della città. Quell’informativa è lì da un anno, e la Guardia di finanza avrebbe avuto tutto il tempo di segnalare irregolarità»
A chi giova?


In Italia ci si può aspettare di tutto, spero che non nasca un movimento in difesa dei diritti di Provenzano, sarebbe troppo anche per noi.


Il figlio di Provenzano ha mandato il suo messaggio, evoluto, del quarto o quinto tipo di pizzino mafioso allo Stato, mi ha ricordato Michael Corleone quando nel Padrino dice: gli faremo una proposta che non potrà rifiutare.
Non so se anche il figlio di Provenzano ha provveduto a versare i suoi risparmi nella banca vaticana, un modo di santificare il frutto di reati e di vittime già utilizzato a suo tempo da Renatino, il boss della Banda della Magliana che si è guadagnato la sepoltura sotto un’altare nella basilica dell’ Opus dei Sant’Apollinare di Roma.
Ci sono frasi, nell’intervista al figlio di Provenzano, che sono incomprensibili per la maggior parte degli italiani ma chiarissime per i destinatari del messaggio subliminale, anzi più che subliminale mi sembra agghiacciante.
Intanto si definisce fiero del padre e questo mi ha colpito in modo particolare in quanto ero, e sono, in perenne conflitto con la memoria di mio padre per il semplice fatto che era un fascista. Figuriamoci se fosse stato un boss della mafia dei più crudeli e violenti.
Alla domanda sui collaboratori di giustizia la pensa, più o meno, come Dell’Utri non ha detto di considerare un eroe Mangano ma ci è mancato poco.
Leggete il passaggio sui collaboratori di giustizia:
“Sì, è un’anomalia tutta italiana questa dei collaboratori di giustizia. Ma stiamo parlando di uomini e si possono dare anche delle indicazioni sbagliate. In ogni cosa in cui c’è l’uomo c’è la possibilità dello sbaglio“.
Come se le rivelazioni dei pentiti non fossero soggette a radiografie, autopsie direi, per trovare riscontri delle loro rivelazioni, proprio per evitare di cadere in tranelli e cadere nelle trappole che, per “sbaglio”, potrebbero disseminare agli inquirenti.
Falcone e Borsellino sono vittime della violenza in senso lato e questo per mettere sullo stesso piano mafia e Stato, il nostro Stato e non i servizi deviati e la parte corrotta e bacata dello Stato.
Ci sono i martiri a ricordarci che lo Stato non è solamente il carabiniere complice, il poliziotto corrotto, il politico delinquente che appoggia la mafia dall’esterno.
Per il figlio di Provenzano sono la stessa cosa e lui si auto promuove a metro svizzero della legalità e della giustizia, gli assassini di stato o mafiosi diventano violenza e quindi raptus incontrollabili, tra l’altro lui è contro la violenza se non obbligato ad usarla nel caso che le sue proposte non andassero a buon fine perchè violenza genera violenza, con il suo sorriso e la faccia per bene a mandato il messaggio a chi di dovere, pan per focaccia.
“Quello che io chiedo è che si faccia una perizia per capire se mio padre è capace di intendere e volere, se a livello neurologicopossa essere curato. Vorrei dignità. Ma deve stabilirlo lo Stato. Noi siamo consapevoli che sarà difficile che venga scarcerato, chiediamo però che venga curato. Mio padre – prosegue – vive un decadimento neurologico tale da non poter ricevere cure chemioterapiche per il suo tumore alla prostata. Perché ci deve essere questa discriminante? Perché si chiama Provenzano? Perché è un membro di Cosa Nostra?”. “L’incapacità di intendere e volere potrebbe mettere a rischio il proseguimento di processi fondamentali?”, conclude la giornalista. “Che qualcuno si prenda allora la responsabilità di istituire la pena di morte anche ad personam”.
Che ci siano state delle perizie mediche, che volutamente il figlio di Provenzano finge di ignorare ma che il fratello di Borsellino ed Ingroia hanno ricordato, non lo toccano per niente ha accettato l’intervista di Servizio Pubblico esclusivamente per mandare un messaggio, esplicito per quelli più attenti, alla parte corrotta dello Stato, magistratura, forze dell’ordine e politica, che certamente ha colto per filo e per segno il grido di dolore del figlio di Provenzano.
Si dice che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli e condivido ma, la mia impressione è che il figlio di Provenzano è istruito  scaltro ed intelligente e, rispetto al padre, ha solo cambiato i modi e la strategia.
Sembra la parte finale de IL Padrino parte III, manca solo la resa dei conti, non è stato un messaggio di pace è stato un avviso ai naviganti delle questure e delle procure freddo e calcolato e pretende risposte da chi di dovere.
Un video pizzino destinato a chi non sappiamo ma i destinatari lo sanno, hanno capito tutto.
Vedremo se ci sarà una reazione e di che tipo.
Ma i beni di Provenzano sono stati sequestrati? Sappiamo che il figlio del boss si occupa di vini, chi gli ha dato le viti?
 

Adesso chi lo dice a Paniz e Scilipoti che la Ruby non è la nipote di Mubarak? Se si offendono fanno chiudere il tribunale di Milano.


E’ gente potente, hanno fatto chiudere il sito del Vajont per una battuta nemmeno tanto feroce i giornali riportano questa: se la mafia è una montagna di merda Paniz e Scilipoti sono due guide alpine.
Se per una battuta del genere si calpesta la Costituzione e si impedisce la libertà d’espressione attraverso un giudice, che ha giurato sulla Costituzione, significa che i due sono potentissimi o il giudice è un pirla.
Io propendo per la seconda.
Quello che mi preoccupa è l’aria che si respira intorno e dentro la democrazia, un po’ quello che succede a Conte con l’aria che tira intorno alla Juventus. Se due derelitti riescono a far oscurare un sito ed inibire 226 provider italiani di accedere al sito per mano di un giudice che non sa fare il suo mestiere mi domando chi e con quale coraggio oserà comunicare ai due storditi dalla politica da un tot al chilo che la Ruby non è e non poteva essere la nipote di Mubarak.
Se trovano un gip come  Aldo Giancotti anche a Milano potrebbero oscurare, chiudere, il tribunale di Milano.Quello che è emerso nell’udienza di ieri era ovvio alla maggioranza degli italiani, maggioranza del piduista esclusa insieme alla lega. Che la giovane puttanella che in Sicilia chiamavano la Bocca del deserto fosse dedita alle prestazioni amorose era evidente anche perchè l’ha raccontato più volte in conversazioni intercettate, l’ambiente che la giovanetta frequentava era quello della prostitute presso le quali era solita essere ospite.
Ma questi sono fatti suoi, come dice Terry De Nicolò se una è una bella figa ha diritto di vendersi al migliore offerente e quelle brutte, fuori mercato, se ne devono stare a casa. Con la scrittura non si può rendere l’idea dell’accento ma immaginate come parla Lino Banfi nei suoi film ed avete l’idea dell’accento della Terry.
Tra l’altro nella sua prosopopea da prostituta da strapazzo dimostra anche una certa ignoranza per la categoria, è pieno il mondo di prostitute che non sono uno schianto anche se non sono invitate a Palazzo Grazioli.
Torniamo a noi, quello che è emerso nell’udienza di ieri è che in Questura a Milano tutti la pensavano come la maggioranza degli italiani e cioè che la Ruby non era e non poteva essere la nipote di Mubarak solo le pressioni del presidente del consiglio puttaniere e pedofilo fecero in modo che la tipa venisse liberata contro ogni norma che riguardi minorenni accusate di reato e senza documenti. Nel casino di quella notte, 50 telefonate a raffica da parte della presidenza del consiglio o da suoi sottoposti, in questura hanno fatto quello che hanno potuto, sbagliando, hanno ceduto alle pressioni del premier.
Però si sono preoccupati di proteggere la minorenne ed invece di affidarla ad una casa di accoglienza, di solito sono piene di ragazze dedite alla prostituzione oppure che hanno rubato, per non farla estraniare dal suo ambiente naturale l’hanno affidata, attraverso la Nicole Minetti, direttamente ad una prostituta già nota in questura per non farle vivere il trauma della decenza.
Non vorrei che la mia frase sulle case di accoglienza siano travisate, parlo per esperienza diretta, personale, in quanto da ragazzino ero un po’ peperino ed i miei genitori, non sapendo più cosa fare, mi mandarono prima in un orfanotrofio, quello del paese a portata di mano e poi in collegio.
Secondo loro era l’unico modo per darmi una raddrizzata, una calmata e così facendo hanno commesso l’errore che tutti i genitori commettono in queste occasioni, la scelta sbagliata. Perchè se l’orfanotrofio, per cause di forza maggiore, non rientra nell’ analisi che vado a proporre certamente il collegio ne rientra in pieno.Il collegio è come il carcere minorile un concentrato  di teste calde o dal dna sbagliato ed è una scuola per chi ha un carattere forte ma non ancora malefico, insomma ti rinchiudono per raddrizzarti e ne esci più storto o malizioso di prima.
Ovvio che non vale per tutti, ma quello che io ho combinato al collegio Manfredini di Este è passato alla storia.
Dicevo che le testimonianze al processo che si sta svolgendo a Milano hanno messo in risalto che la maggioranza di centrodestra che ha votato in Parlamento di ritenere che la Ruby fosse la nipote di Mubarak sono una manica di pirla, sprovveduti o prezzolati.
Esclusi i leghisti per incapacità di intendere e di volere, lo confermano anche i loro elettori, sono irrecuperabili.
Questa è un’offesa molto più pesante di quella sulle guide alpine nella montagna di merda e non vorrei che qualche gip alla Aldo Giancotti, previa denuncia di qualche fans di  Paniz e Scilipoti, decidesse di chiudere il Tribunale di Milano.
Con buona pace del diritto di parola, libertà di satira e di pensiero.
Vorrei fare presente come molti di noi ritenessero un pirla Paniz 
e Scilipoti un venduto, molto prima della votazione in parlamento sul caso Ruby  e che, personalmente, li considero due stronzi a prescindere dalla battuta sulle guide alpine nella montagna di merda.
Ciò non toglie la libertà per  Paniz e  Scilipoti di pensare la stessa cosa di me, è la democrazia, saranno gli altri a valutare chi tra il sottoscritto   e la patetica coppia che scimmiotta Cip e Ciop sia il pezzo di merda.
Io non ho mai creduto alla palla della nipote di Mubarak e non avrei mai votato una cosa del genere per rispetto alla mia intelligenza e se qualcuno ha ritenuto di farlo non può pretendere che che noi gli portiamo un rispetto che non meritano, siamo liberi di prenderli per il culo come e quanto vogliamo.
Lo garantisce la Costituzione.

CRONACHE  

“Non credevamo alla storia di Ruby e Mubarak”


Alfano, nuova architettura della giustizia ricorda molto Rinascita Democratica, di Ligio Gelli.


licio gelliLa riforma epocale della giustizia altro non è che un attacco alla costituzione ed alla democrazia, salta il principio fondamentale del bilanciamento tra i poteri dello Stato.
Tra l'altro la conferma avviene dallo stesso piduista, Silvio Berlusconi, là dove in conferenza stampa dice che con questa riforma non ci sarebbe stata tangentopoli.
Tra l'altro la sua fortuna politica le deve a tangentopoli, metà Italia ha creduto che lui rappresentasse il nuovo ed invece rappresenta solamente la P2, la massoneria deviata.
La propaganda del regime rappresenta la riforma della giustizia come epocale, devo convenire che se arrivasse al traguardo sarebbe un fatto epocale non in quanto riforma ma in quanto restaurazione.
In concreto, per il momento, è più importante il bliz che la maggioranza ha fatto in Commissione Giustizia con il disegno di legge sui reati a querela.
La norma riguarda l'appropriazione indebita e prevede che il processo muore se il querelante non si presenta al processo o se il querelato fa un'offerta economica al danneggiato.
Combinazione è il caso di Mediatrade, uno dei quattro processi in cui è imputato il caudillo, Berlusconi.
In quel processo Berlusconi è imputato di frode fiscale e appropriazione indebita e la parte offesa è la stessa Fininvest. Geniale, il il premier paga qualcosa a se stesso il processo può morire.
Questa è la democrazia, l'uguaglianza, la libertà che metà Italia ci ha regalato in questi 18 anni.
Visto che nessuno di noi si aspetta un nuovo Piazzale Loreto mi auguro che la liberazione da questo incubo, l'uscita da questo tunnel dove ci ha infilato la dabbenaggine di mezza Italia, non avvenga per soluzioni naturali.
Alfano, come ho scritto ieri, è un Gelli più giovane falso come Berlusconi e con una spruzzatina di Sicilia. Di manganite.
La lotta contro il piano rinascita della giustizia sarà dura ma altrettanto dura deve essere la battaglia contro la propaganda del regime che passa la restaurazione come riforma.
Epocale, come l'epoca fascista.
Una delle frasi più utilizzate dalla propaganda del regime piduista è questa: finalmente il giudice che sbaglia dovrà pagare, come tutti gli altri dipendenti pubblici.
Frase ad effetto per il popolino bue e per i gonzi teledipendenti, il giudice paga già adesso.
Se è dimostrato che una sentenza di condanna è sbagliata il cittadino è risarcito dallo Stato.
Lo Stato risarcisce e fa da garante al cittadino, a sua volta si rivarrà al magistrato che ha sbagliato la sentenza.
Per questo i giudici si pagano l'assicurazione, può capitare a tutti di sbagliare, solo Berlusconi non sbaglia mai.

Cosa succederà giovedì 10 marzo 2011 è scritto nel piano rinascita sequestrato nel 1982 a Maria Grazia Gelli.


licio gelliAlcuni passi del progetto rinascita.
e) la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi;
PROCEDIMENTI

1) Nei confronti del mondo politico occorre:

a) selezionare gli uomini – anzitutto – ai quali può essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica (Per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli);
b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;
c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti – con i dovuti controlli – a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;
d) in caso di risposta neqativa usare gli strumenti finanziari stessi per l'immediata nascita di due movimenti: l'uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l'altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale).
Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l'anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale. Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un'azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.

2) Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l'impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominatim. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell'altro. L'azione dovrà essere condotta a macchia d'olio, o, nieglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l'ambiente. Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di "simpatizzare" per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d.
In un secondo tempo occorrerà:

a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;
c) coordinare molte TV via cavo con l'agenzia per la stampa locale;
d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art. 21 Costit.

3) Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell'UlL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all'interno dell'attuale trimurti. Gli scopi reali da ottenere sono:

a) restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere per conseniire l'elezione dei consigli di fabbrica con effeffive garanzie di segretezza del voto;
b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello illegittimanmente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.
Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell'incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo è da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entità inferiori all'altra ipotesi.

4) Governo, Magistratura e Parlamento
È evidente che si tratta di obiettivi nei confronti dei quali i procedimenti divengono alternativi in varia misura a seconda delle circostanze. È comunque intuitivo che, ove non si verifichi la favorevole circostanza di cui in prosieguo, i tempi brevi sono – salvo che per la Magistratura – da escludere essendo i procedimenti subordinati allo sviluppo di quelli relativi ai partiti, alla stampa ed ai sindacati, con la riserva di una più rapida azione nei confronti del Parlamento ai cui componenti è facile estendere lo stesso modus operandi già previsto per i partiti politici.
Per la Magistratura è da rilevare che esiste già una forza interna (la corrente di magistratura indipendente della Ass.Naz.Mag.) che raggruppa oltre il 40% dei magistrati italiani su posizioni moderate. È sufficiente stabilire un raccordo sul piano morale e programmatico ed elaborare una intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare su un prezioso strumento, già operativo nell'interno del corpo anche ai fini di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società e non già di eversione.
Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull'ascesa al Governo di un uomo politico (o di una èquipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee di "ripresa democratica", è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all'attuazione dei procedimenti sopra descritti. In termini di tempo ciì significherebbe la possibilità di ridurre a 6 mesi ed anche meno il tempo di intervento, qualora sussista il presupposto della disponibilità dei mezzi finanziari.

Detti programmi possono essere resi esecutivi – occorrendo – con normativa d'urgenza (decreti legge).

a) Emergenza a breve termine. Il programma urgente comprende, al pari degli altri, provvedimenti istituzionali (rivolti cioè a "registrare" le istituzioni) e provvedimenti di indole economico-sociale.

Tratto da:
Piano di Rinascita Democratica

© by Licio Gelli

Lo ripeto da anni, ci sta governando la P2.
Silvio Berlusconi, tessera N° 1816, prova a portare a termine il progetto con l'aiuto di Alfano, Cicchitto, tessera N° 2232 e gli altri banditi che sono al governo ed ai quali si è aggiunta la lega.
Le parole usate vanno lette ed interpretate molto attentamente, non hanno messo un cartello con scritto: istruzioni per demolire la democrazia e la Costituzione, lavorano dall'interno come un cancro.
Interessante da leggere anche questo, rispetto all'originale fornisce chiarimenti su quello che c'è scritto tra le righe.:

Piano di rinascita democratica

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