Nosferatu rifuta i domiciliari e la telenovela continua. Arrestatemi, dice. Se non avete tempo ci vado io, con piacere. Facciamo un referendun nel web: volete che vada in galera?


imagesMangano è stato proclamato eroe da morto lui vuole il martirio e la nomina a martire, da parte del piduista, da vivo.
Vuole fare l’eroe ma è risucito a stancare persino la destra con questa manfrina del carcere, invoca la libertà di pensiero ma se io dicessi il mio su di lui mi prenderei l’ergastolo.
Sono rimasti in due, anche nella destra forcaiola, a pensare che la diffamazione sia libertà di pensiero, lui e la Santanchè.
Tra l’altro la pasionaria questa mattina ha sepolto Renzi del tutto con queste parole:
Daniela Santanchè tifa per Matteo Renzi in vista del ballottaggio di domenica delle primarie della coalizione di centrosinistra. ‘Speriamo che vinca: se il prossimo Governo sara’ Bersani-Vendola non siamo fuori dall’Europa ma fuori dal mondo”, ha detto l’esponente Pdl, sottolineando come “tra la mia visione e quella di Renzi non c’è poi un abisso sul mondo che vogliamo consegnare ai nostri figli”.
Renzi si è risentito, d’altronde raccoglie quello che semina.
Torniamo all’eroe degli ultimi mesi, difeso pure dalla stampa di sinistra. Rifuta i domiciliari e aìsfida le forze dell’ordine perchè lo arrestino, vuole creare un caso che non esiste a tutti i costi.
Facciamo un referendum su internet con una domanda: volete che vada in galera?
Io voto subito si e dato che gli piace fare la vittima, il martire, aggiungerei pure un mese per ogni volta che ha infangato qualcuno con i suoi editoriali o direttamente in televisione.
Preparatevi al peggio se andranno a prenderlo con il cellulare dei carcerati sentirete in tutta Italia il grido, l’urlo di dolore della Barbara D’Urso.
Durerà poco, per fortuna, il tempo di fare il picco di audience.
Ha rotto le palle, chiudetelo a S. Vittore nel raggio peggiore, tanto saranno sempre migliori di lui.

Post di servizio per i giornalisti italiani, di destra e di sinistra, che non conoscono il significato delle parole. Sallusti è condannato per diffamazione, non per una opinione. Ammesso che ne abbia una sua, non dettata da Arcore.


Il termine opinione (dal latino opinio, -onis; in greco δόξα, dòxa) genericamente esprime la convinzione che una o più persone si formano nei confronti di specifici fatti in assenza di precisi elementi di certezza assoluta per stabilirne la sicura verità. Con la opinione si avanza, spesso in buona fede, una versione personale o collettiva del fatto che si ritiene vero e, pur non escludendo che ci si possa ingannare, tuttavia lo si valuta come autentico sino a prova contraria.

Diffamazione è il termine giuridico che designa una forma di espressione che porti lesione all’onore di una persona o di un’istituzione.

L’opinione è una convenzione che può essere anche errata, la diffamazione è un reato specialmente se si basa su notizie false ed infondate.
La specializzazione di Sallusti.
Tra l’altro Feltri, che permise a Farina di scrivere impunemente sul suo giornale nonostante fosse sospeso dall’ordine dei giornalisti e poi radiato, e Sallusti cercano di scaricare l’agente Betulla che sino a quando si limitava a dossier fasulli  su Prodi era un fenomeno, quando ha messo nei guai Sallusti è diventato un pirla e codardo.
Renato Farina e l’agente Betulla sono la stessa persona, cresciuta in seno a Comunione e Liberazione che personaggi del genere li sforna in quantità industriale.
LA BUFALA SU ROMANO PRODI – Su richiesta di Pio Pompa poi, alla vigilia delle elezioni politiche del 2006, quelle dei “24 mila voti” e dei “brogli elettorali”, per usare un’espressione molto delicata di Silvio Berlusconi, Betulla pubblicò su Libero un falso dossier redatto ad arte dal Sismi nel quale si incolpava Romano Prodi di aver autorizzato, come Presidente della Commissione Europea,  le cosiddette “missioni straordinarie” della Cia nel territorio continentale. Circostanza smentita dalla stessa Unione Europea al momento della discussione di un provvedimento che invita i singoli paesi a rivelare come mai sono state appoggiate le azioni Cia nel territorio dei membri dell’Ue, con speciale interesse verso Romania, Lituania e Polonia.
Questo è Farina e sia Feltri che Sallusti lo sanno benissimo, se è un vigliacco somiglia a loro. Anche Sallusti è un vigliacco che scambia la diffamazione per opinione fingendo di fare il martire prossimo alla galera.
Qui siamo a commentare tre o quattro tra le persone peggiori che esistano nel mondo del giornalismo e della politica ed il fatto che si scannino tra di loro è una spece di guerra di mafia dove non ci sono vittime innocenti ma picciotti al servizio del boss.
Vediamo chi è e da dove viene Renato Farina:

QUANTE COSE E’ STATO FARINA – Non stiamo parlando di un personaggio come gli altri. No. Stiamo parlando di Renato Farina, uno dei giornalisti più discussi degli ultimi anni. Fu il primo a sapere della liberazione dei tre italiani rapiti in Iraq, con il quarto, Francesco Quattrocchi, ucciso dai miliziani pro Saddam Hussein. Fu collaboratore dei servizi segreti e venne condannato per favoreggiamento nell’ambito dell’indagine sul rapimento di Abu Omar. Fu radiato per questo dall’Ordine dei Giornalisti, ritrovandosi però comodamente in Parlamento, istituzione nella quale ha recitato il mea culpa sicuro di non correre più alcun rischio sia per la sua immunità sia perché la condanna di Sallusti, confermata dalla Cassazione, non può più essere rivedibile. A meno di una revisione del processo alla quale però l’ex direttore del Giornale non sembra essere interessato.

L’INIZIO AL SABATO – Questo è Renato Farina, e forse molto altro ancora. Ma andiamo con ordine, ricostruendo la nascita del “mito”. Laureato all’Università Cattolica di Milano ed entrato nel 1978 nel settimanale “Il Sabato”, fondato da alcuni giornalisti aderenti a Comunione e Liberazione dietro una brillante intuizione di Roberto Formigoni, con Silvio Berlusconi tra i principali finanziatori. Sotto il grido di “Amore e fedeltà all’essenziale cristiano. Insopprimibile gusto della libertà in tutto il resto”, il giovane Farina alternò servizi eno-gastronomici ad argomenti più profondi come le apparizioni della madonna di Medugorje.
Specializzato in apparizioni della madonna di Medugorje ad un certo punto ha cominciato ad avere le visioni anche lui ed è diventato l’agente Betulla, specialista in visioni diffamatorie senza nessuna madonna, ma in conto terzi.
Quasi sempre per conto di Berlusconi.

“Amore e fedeltà all’essenziale cristiano. Insopprimibile gusto della libertà in tutto il resto” Era il motto del giornalino di Comunione e Liberazione, peccato che a metterlo in atto fossero Formigoni, Farina e Berlusconi.
E’ tutto dire, un testacoda tra gli integralisti cattolici di Cl e la P2.
Altro non ho da dire se non che tutti i giornalisti, di destra e di sinistra, che si sono spesi per la libertà di pensiero, di parola e di opinione di Sallusti, sarebbe il caso che tornassero a scuola a fare un ripasso sul significato delle parole.
Ve lo dice uno che spesso è ripreso per i suoi errori di grammatica o di sintassi, mai per il senso di quello che scrive. Il valore di quello che scrive, la sostanza come la chiamo io.
Opinione non è diffamazione, fatevene una ragione.
Per chi volesse saperne di più sull’agente Betulla metto il link di un articolo, sempre che vinca la nausea e riesca a leggerlo.

Betulla’s story


L’agente Betulla non ne fa una giusta, nemmeno sotto lo pseudonimo Dreyfus. Renato Farina degno compare di Sallusti di Feltri.


Esperto in diffamazione, radiato dall’ordine dei giornalisti ha trovato spazio nel letame in cui sguazzano Sallusti, Feltri, Belpietro e compagnia.
Stipendiato dai servizi segreti, degni della P2, nel 2006 scrisse un articolo diffamatorio contro Prodi su commissione di Pio Pompa per favorire il piduista a capo del Pdl.
Se nel mondo c’è un agente segreto pirla questi non può che essere l’agente Betulla, le porcate le fa in serie.
Molto probabilmente avrà messo in piedi pure il finto attentato a Belpietro, altro sveltone, nel momento in cui la propaganda di regime faceva passare per martiri i giornalisti di destra asserviti a Berlusconi ed alla P2.
Basti pensare alla ricostruzione della fuga dell’attentatore capace di saltare un muro alto 5 metri senza asta e del quale non si è saputo più nulla.
Oggi ha confessato in parlamento che l’autore dell’articolo incriminato, che ha fatto di Sallusti un martire della libertà di stampa, è lui: Renato Farina più noto come agente Betulla.
In linea di principio andrebbe anche bene se non fosse per il fatto che Sallusti e tutta la sua banda di servi sono recidivi,  se non fosse per il fatto che ancora oggi, Sallusti, accettando il martirio mediatico dal quale avrà solo vantaggi si guarda bene dall’ammettere di avere diffamato il Giudice Cocilovo non solo non  correggendo, come hanno fatto tutti , le falsità dell’agente Betulla ma mentendo spudoratamente accusando il giudice di volere altri soldi.
Riprendo dalla Stampa:
Fino a qualche giorno fa, tra i legali del direttore Alessandro Sallusti e l’avvocato del giudice Cocilovo, sembrava si potesse arrivare a una soluzione extragiudiziale. Poi tutto è saltato. Perché? Sallusti dice perché «quel signore pretendeva da me altri soldi». La versione del giudice Cocilovo è diversa: «Abbiamo fatto una proposta transattiva: avrei ritirato la querela dietro il pagamento di 20.000 euro da devolvere a Save the Children. Invece il giorno dopo mi trovo un editoriale di Sallusti in cui sembra che io voglia quei soldi per me, si chiama a raccolta l’intera categoria nel nome della libertà di stampa, s’incassa la solidarietà del Capo dello Stato e si cerca la sponda del ministro della Giustizia. Una campagna stampa allucinante. E allora le domando: qual è la casta?».


Se un giornalista deve essere libero di esprimere il proprio pensiero altrettando non si può dire di un filibustiere che usa la penna ed i giornali del suo padrone per infangare il prossimo e la Magistratura.
Altrettanta libertà la rivendico per i blogger, anche se non hanno il pelo per farsela con la Santanchè.
Sempre dalla Stampa, così Sallusti o qualcun altro che mi chiede le rettifiche saprà con chi prendersela:

Il fragore mediatico di questi giorni ha travolto anche lui, il giudice Cocilovo, che ritrova nella sequenza dei fatti il senso di una sentenza. «Libero pubblicò una notizia sbagliata – racconta – Lo fecero anche altri, all’epoca. Un infortunio giornalistico, lo capisco: la fretta di scrivere una notizia, le fonti non sempre affidabili, può capitare. Ma poi quello stesso giorno c’erano stati un comunicato ufficiale, lanci Ansa. Tutti gli altri hanno riparato a quell’errore, hanno informato correttamente i loro lettori. “Libero” non l’ha mai fatto, nemmeno quando l’ho richiesto. Hanno detto che quando uscivano i lanci Ansa erano in auto e non li avevano visti, e negli anni successivi?». 

 

Ci sono due parole che ricorrono spesso durante la telefonata: «intenzionale» e «deliberata». Il giudice si riferisce alla diffamazione subita. Perché un conto è sbagliare, un altro è insistere nell’errore anche dopo. 

Qualcuno ha detto che andare contro un giudice è impossibile per vie legali. La casta si chiude, fa quadrato. Cocilovo nega: «Casta? Ci sono voluti 6 anni per arrivare a una sentenza per una diffamazione. E non si trattava di un maxiprocesso per mafia. Piuttosto sono altre le caste, quelle che parlano di libertà di stampa, di tutela della categoria dei giornalisti: cosa c’entra, mi chiedo. Qui si tratta di libertà di diffamare deliberatamente».

Napolitano, l’ Fnsi, i sinceri democratici, la sinistra e tutto il giornalismo italiano invece di preoccuparsi della libertà di stampa di certa gentaglia al servizio della P2 dovrebbero preoccuparsi della libera e sincera informazione alla quale abbiamo diritto noi cittadini, tutti.
L’agente Betulla si è scusato, i suoi protettori che pubblicavano i suoi articoli nonostante fosse radiato dall’albo dei giornalisti l’hanno scaricato ma sallusti non ha ancora chiesto scusa.
Si dice che non sia colpevole in quanto al fatto che come direttore di Libero gli è sfuggito l’articolo, il controllo.
Ammettiamo pure che a Sallusti, distratto dalla gola profonda della Santanchè, gli sia sfuggito l’articolo incriminato, ci sta che ad un capo sfugga qualcosa. Ma anche questa versione non regge.
Io penso invece che era d’accordo, ha condiviso l’infamia e lo dismostra il fatto che il giorno dopo la trattativa con il Giudice, quella dei 20.000 euro da destinare a Save the Children, ha scritto un editoriale nel quale accusava il Giudice di volere quei soldi per se.
Doppia diffamazione, intenzionale e deliberata.
E noi cittadini dobbiamo pure subire l’onta della solidarietà di tutta la stampa e del Presidente della Repubblica?
Ma come cazzo siamo ridotti?
Questi non sono giornalisti, sono le ventole della macchina del fango al servizio della P2, dei servizi segreti e contro la Democrazia e la Costituzione.
Ceto che tutto viene svolto all’italiana ed alla fine si dimostrano per quelli che sono, una manica di pirla.
Ma non fateceli passare per martiri, questi sono evacuazioni destinate alla fogna.
Chissà se i leghisti capiranno che le evacuazioni sono quelli che a Varese chiamano stronzi?

Floris, dopo il colpaccio con la sua preferita Polverini, ha pronto l’asso nella manica per martedì. La Santanchè.


Se in questi anni ha fatto di tutto per passare inosservata adesso passerà all’attacco è stata toccata sul personale, parole sue: sono nota per la mia passione e siccome questa storia tocca la mia vita personale e umana – conclude – sicuramente non mi fermerò davanti niente e nessuno.
Prima si conteneva, ma non è tutto, invita gli italiani alla rivoluzione.
Dall’Unità:

SANTANCHÈ,VERGOGNA, ITALIANI INIZINO RIVOLUZIONE
«Qui non si mette in galera chi ruba e chi uccide. Io mi auguro che gli italiani inizino la rivoluzione, che escano dalle loro case e vadano in piazza perchè è chiaro che con questa magistratura non ci si può fidare. Il minimo che possono fare è vergognarsi, hanno toccato il fondo». Lo afferma Daniela Santanchè, commentando la sentenza di condanna della Cassazione al direttore del Giornale Alessandro Sallusti, suo compagno. Per ora la sentenza, 14 mesi di reclusione, è sospesa, ma «questo non cambia nulla nella sostanza ma solo nella forma: il Paese fa schifo». Daniela Santanchè così ha commentato la condanna per diffamazione aggravata del direttore del Giornale Alessandro Sallusti arrivando nella sede del quotidiano. «Credo che stavolta gli italiani scenderanno in piazza perchè bisogna combattere per la libertà e si è violata la libertà».
Io sono preoccupato, l’idea che le truppe della De Filippi facciano la rivoluzione davanti davanti al Palazzo della Cassazione mi spaventa anche perchè la rivoluzione me l’aspettavo dai disoccupati, precari, esodati, cassaintegrati, non dalle anziane signoreUn conto è essere guidati nella rivoluzione da Dolores Ibàrruri ed un altro da questa qui, siamo seri per una volta.
Vi ricordate le truppe in difesa del pedofilo piduista davanti al palazzo di Giustizia di Milano?
Arrivavano direttamente da Uomini e donne anziani armate di panini e bibita e si mettevano sotto al gazebo sfidando le intemperie e perdendo qualche giro di valzer per difendere il presidente del consiglio, farsi riprendere dal Tg4 di Emilio e dare l’impressione che le “masse” erano tutte con lui.
La Santanchè per mobilitare le masse non avrà nemmeno bisogno del megafono, con la bocca che ha la sentiremo a chilometri di distanza, soprattutto adesso che è stata toccata nei sentimenti.
Al resto ci penserà Floris. Non riesco a credere che dopo avere invitato la sua creatura, la Polverini, per darle modo di defendersi senza contradditorio perda l’occasione di avere in studio la Santanchè ferita negli affetti, nell’amore, anche perchè fa audience.
Con il suo eterno sorriso, qualunque disgrazia o fallimento succeda, darà spazio alla Santanchè che difenderà la libertà di diffamazione, vomiterà fango sulla magistratura e su chiunque non la pensi come lei  con tanto di dito medio in vista. In primo piano.
Giusto per prendersi una denuncia, come il suo amore e per amore e diventare una martire pure lei.
Grazie anche a Floris che di eroine se ne intende.

Tanto pignoli con i blogger, costretti a smentire le notizie degli altri e tutti preoccupati per Sallusti che, dovrebbe, andare in galera. Ad un professionista della diffamazione e delle notizie false dovrebbero imporre le rettifiche e la liquidazione dei danni morali.


Io non guadagno niente scrivo per passione e prendo, commentandole, le notizie dal web, dai giornali eppure ho dovuto pubblicare una rettifica per notizie che ho ripreso dal web.
Mi è arrivata una email dalla Casaleggio Associati che mi invitatava ad una rettifica, non nella sostanza di quello che ho scritto ma per un cavillo che tra l’altro riguardava Di Pietro, avrebbe dovuto incazzarsi lui e non la Casaleggio Associati.
Non avendo avvocati e vivendo della pensione ho pubblicato la rettifica e come me altri blogger saranno stati costretti a correggere i loro post o a limitare la loro satira rimando limitati nella loro libertà di pensiero e di espressione.
Nessuno si è preoccupato di difenderli.
Anni fa un esponente della nobiltà romana, la cui famiglia è a servizio del Papa da qualche secolo, mi ha minacciato via email di denuncia per oltraggio ad un capo di Stato.
Non potendo denunciarmi per la satira sul Papa capo della chiesa cattolica pedofila e corrotta, voleva denunciarmi per oltraggio ad un capo di Stato, il Papa è capo dello Stato del vaticano.
Mi ha anche comunicato la pena, 5 anni, che mi avrebbe ritardato la pensione.
Gli ho dato un calmante e me la sono cavata, evidentemente non aveva altro da fare il nobile rampollo.
Adesso i sinceri democratici dell’informazione, di destra e di sinistra, suonano tutti le loro trombe e le grancasse in difesa di Sallusti un personaggio viscido, squallido, falso ed impostore a servizio di un piduista puttaniere e pedofilo.
Per lui si invoca il diritto alla libertà di espressione e di pensiero come se il mio pensiero valesse meno del suo o di quello di Ferrara, lautamente pagati anche da noi cittadini per essere al servizio del piduista.
Montanelli diceva che il miglior servo non costa niente, si offre a gratis, quindi certi giornalisti sono servili ma non sono tra i migliori perchè si fanno pagare, sono dei mercenari, dei venduti, dei prostituti.
Il mio pensiero è libero, giusto o sbagliato che sia è mio e vola alto. Condivisibile o no, acculturato o no, espresso in italiano forbito o no è libero, non è al servizio di nessuno se non della mia coscienza.
In poche parole in fatto di etica e di diritto alla libertà di pensiero , di espressione il mio pensiero è all’altezza di quello di Antonio Gramsci. Anche se, purtroppo, non è all’altezza di Gramsci nei contenuti.
Mussolini, per bocca del pubblico ministero, disse di Gramsci: Dobbiamo impedire che questo cervello funzioni per i prossimi vent’anni. Non ci riuscì, fortunatamente, nonostante il carcere il pensiero di Gramsci vola ancora libero e più importante che mai.
Anch’io ho la mia opinione su Sallusti: dobbiamo impedire che questo imbecille falso ed ipocrita venga affidato ai servizi sociali, come pena sostitutiva, per non infierire su chi è già stato colpito nella vita dalla sfortuna.
Più che salvare l’attendente Sallusti dobbiamo salvare quelli che si affidano ai servizi sociali.
Sallusti si è dimesso, per poter fare il martire a tempo pieno in tutte le trasmissioni tv.
Da Repubblica:
Le reazioni. “Non si può andare in galera per un’opinione anzi per il mancato controllo su un’opinione altrui. E’ una decisione che deve suscitare scandalo”, ha dichiarato il direttore de La Repubblica Ezio Mauro. “E’ davvero molto grave che si arrivi ad ipotizzare il carcere per un collega su un cosiddetto reato d’opinione”, ha detto Ferruccio De Bortoli, “è un momento molto basso della nostra civiltà giuridica”, ha sottolineato il direttore del Corriere della Sera. “Questo mestiere non si può più fare. Se i giornalisti devono pagare con la propria libertà le opnioni che esprimono, non si può più fare”, ha detto il direttore di Libero, Maurizio Belpietro. “La notizia della conferma della condanna a Sallusti è terribile. E’ una cosa sbagliatissima e un precedente inquietante. Mi dispiace tantissimo”, ha commentato Lucia Annunziata, neo direttore di Huffington Post Italia 5.

“Nessuno dovrebbe andare in carcere per questo reato”, ha affermato il direttore di Avvenire Marco Tarquinio. “La vicenda per una volta – ha scritto Famiglia Cristiana sul sito – ha unito i giornali, anche quelli di opposti schieramenti, nella solidarietà a Sallusti in nome di un principio fondamentale: non si manda in galera una persona per un reato a mezzo stampa. “E’ un fatto molto grave che lascia increduli”, è il commento di Giovanni Floris, giornalista e conduttore di Ballarò.
Giovanni Floris, pur dispiaciuto per Sallusti, non ha perso l’occasione per invitare a Ballarò la sua creatura. Il mostro che è riuscito a creare tenedole per due anni un posto fisso in prima fila regalandole una fama immeritata che le ha permesso di venire eletta governatrice del Lazio.
A questo punto è giusto che anch’io esprima la mia opinione su Sallusti, siamo ancora in un Paese libero ed abbiamo una casta giornalistica che difende strenuamente la libertà di pensiero e di diffamazione, niente galera per l’attendente Sallusti. Toglietele tutti i beni materiali ed i conti in banca e fatelo risarcire materialmente tutti quelli che sono stati vittime delle sue diffamazioni, anche quelli che inconsapevolmente ne sono stati vittime.
I suoi lettori.
I poveracci vanno a finire in galera, chi è solamente un ladro va a finire in galera. Chi è corrotto, piduista, politico, asservito al potere, concusso e concussore viene affidato ai servizi sociali.
Da Previti in su, tutti vengono affidati ai servizi sociali, ci ha provato anche Tanzi.
E questo sarebbe uno Stato dove la Legge è uguale per tutti? Il ladro di galline in galera e chi ha rubato milioni ai domicilari?
Dicono che le patrie galere sono sovraffollate di individui poco raccomandabili, la feccia della società. Non aggraviamo la situazione mandandoci pure Sallusti. Non reggerebbe il sistema.
Toglietegli tutto quello che messo insieme con la diffamazione ed il servilismo, mandatelo a lavorare, a lavare i vetri delle macchine.
Solo allora ci sarà giustizia ed il viscidone potrà riflettere sulle sue malefatte.
E’ chiaro che il mio è solamente un discorso politico, etico. Niente di personale.
Non vorrei rischiare di trovarmi in cella con lui, non reggerei allo schifo, al ribrezzo.
Imperdibile il commento di Cicchitto:
Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, in una nota: “Una sentenza liberticida che segna una delle pagine più buie della magistratura italiana”. “Questo Paese fa schifo e spero che gli italiani scendano in piazza perché abbiamo raschiato il fondo.
Per una volta sono d’accordo con lui, questo Paese fa schifo con gente come lui, tessera 2232, in Parlamento.
Quello della Santanchè non lo metto,non ho finito l’inchiostro ho esaurito il ribrezzo.

Susanna non è vero che Monti non sa più cosa fare, dice e fa quello che ha sempre fatto e detto. Economicamente è un fascista, è contro la concertazione, la Costituzione e vuole i servi della gleba.


Tutta la sua storia di economista capitalista e parassita ha portato acqua ad un fiume solo, quello dello sfruttamento capitalista. Nessuna concertazione, nessuna equità, nessuna eguaglianza e nessun diritto al lavoro, praticamente un anticostituzionalista della prima ora.
Forse non è nemmeno fascista è un cattolico che segue il vangelo non crede e non vuole la concertazione ma sogna il padrone che non c’è, quello della parabola di Gesù che vi riporto:

All’inizio della parabola vediamo il padrone della vigna che va in cerca di lavoratori; si porta in piazza, vede alcuni disoccupati e li manda a lavorare nella sua vigna, concordando con loro la paga: un denaro al giorno. Non cerchiamo di vedere se a quei tempi la paga di un denaro al giorno fosse giusta o ingiusta: qui la cifra ha solo un valore simbolico. Sta di fatto che gli operai accettano la paga e con piena tranquillità si mettono al lavoro.

Il padrone si reca poi di nuovo in piazza, a metà mattinata, a mezzogiorno, nel pomeriggio e persino verso sera, quando oramai resta solo più un’ora per lavorare. Trova ancora degli sfaccendati e li manda tutti nella vigna, assicurando di dare a tutti una giusta paga.
E qui si verifica il grande «scandalo»: il padrone della vigna – al termine della giornata – provvede a pagare gli operai, ma comincia non dai primi (quelli che hanno lavorato tutta la giornata), bensì dagli ultimi arrivati: e a ciascuno di essi dà la stessa paga che aveva pattuito al mattino, con i primi lavoratori.

Già il fatto che il padrone cominci dagli ultimi, appare strano. Che poi dia la medesima paga a tutti (non tenendo conto delle ore lavorative di ciascuno), appare anche ingiusto. Era logico che gli operai della prima ora pensassero – e sperassero – di ricevere una paga maggiore. Invece no! La prima reazione, non solo dei lavoratori della parabola, ma anche nostra, è evidente: quel padrone è stato ingiusto! Eppure Gesù, nel narrare questa parabola, ha voluto insegnarci un aspetto molto importante dell’atteggiamento del padrone della vigna.

Vi metto il link per chi volesse approfondire l’analisi della parabola fatta da Don Rodolfo Reviglio.
GLI OPERAI NELLA VIGNA

In sintesi si potrebbe dire che gli ultimi arrivati al lavoro, quelli che hanno lavorato di meno, sono i preferiti da Gesù in quanto ultimi.
Se Gesù fosse vissuto di questi tempi c’è il forte rischio che i suoi preferiti fossero gli statali, i parastatali e tutti gli imboscati del sottobosco clientelare. Tutti i parassiti che ci sono anche nelle aziende private, io ne ho conosciuto parecchi.
Monti deve essere un economista cresciuto ed istruito dalla scuola cattolica e capitalista e quindi è contro la concertazione democratica, gli piace il padrone buono che si presenta bene, come lui, ma che te lo mette in quel posto ugualmente.
La concertazione è democratica e di sinistra, prevede una certa eguaglianza etica ed è per questo suo rifiuto mentale che mi sembra un po’ fascista e non rispettoso dell’art. 1 della Costituzione.
La Fornero è uguale, se non peggio, un ministro che dice che il lavoro non è un diritto non dovrebbe fare il ministro in un Paese con la nostra Costituzione.
Colgo l’occasione per dire  che il lavativo, il paraculo, nell’ambiente di lavoro è strutturalmente necessario al padrone, al manager, al dirigente di qualsiasi azienda privata o pubblica.
Io conosco bene il privato, del pubblico so quello che ho sentito dire e penso che chi fa il suo dovere nell’azienda pubblica di qualsiasi tipo sia il più mortificato di tutti. E’ circondato da parassiti ed è considerato un nemico, un maniaco.
Nel privato, in modo particolare nelle piccole aziende, il paraculo è usato dal padrone per non riconoscere i diritti di chi si fa il mazzo, produce, rende.
Mi è capitato di un mio titolare, gran persona se paragonato ai figli, che in una trattativa nella quale gli chiedevo un aumento di stipendio mi rispondesse così: io te le darei 100.000 lire in più al mese, le meriti, ma darle a te significherebbe darle anche agli altri che non le meritano equindi non se ne fa niente.
Praticamente ha usato il paraculo per farsi da paravento.
Essendo giovane ma più paraculo dei paraculi ho cambiato strategia, ho fatto la trattativa per settore ed in questo caso si trattava del magazzino ricambi di una concessionaria auto.
Eravamo in due e fatturavamo in continua crescita, un anno abbiamo addirittura raddoppiato il fatturato, ed io mi sono presentato per discutere gli aumenti di stipendio.
Mi ha dato la stessa risposta della volta prima, io li darei a te ma darli a te significa darli anche a X, il mio collega e non posso.
Io mi ero presentato chiedendo 150, questa volta per prepararmi alla botta successiva, nel senso che di solito ci si incontra a metà.
La sua risposta mi accese una lampadina nella testa e gli risposi: allora facciamo così, 75 a testa e lei non aumenta la spesa.
Missione compiuta, obiettivo raggiunto.
L’anno dopo il mio collega, sentendosi mortificato dal fatto che i suoi aumenti di stipendio li doveva sempre a me mi disse: quest’anno vado io a parlare. Va bene, risposi.
Dopo circa un’ora tornò in magazzino mortificato, non aveva spuntato una lira ma ebbe la modestia di dirmi: è meglio che vai tu, mi ha detto un po’ di parole e mi ha messo nel sacco, non ho saputo rispondere.
Quindi la concertazione ci vuole, è vitale, e Monti lo sa per questo è contro ed anche per un’altra ragione che vi vado ad esporre.
I manager, adesso i padroni sono veramente pochi, sono dei grandi paraculi, hanno studiato e sono preparati per fottere il sottoposto in scuole speciali come la Bocconi.
Per trattare la controparte, i rappresentanti dei lavoratori, devono essere più paraculi di loro ed è per questo che spesso la base, i lavoratori non capiscono le strategie, i colpi di spada o di fioretto e pensano che il sindacato si venda, anche se in qualche caso è accaduto, loro considera solo il risultato finale in busta paga.
Molti lavoratori erano nel Pci per ideali di uguaglianza, diritti e libertà. Tantissimi erano nel Partito perchè era forte, nella Cgil perchè era forte e garantiva aumenti di stipendio e diritti.
Opportunisti della prima e dell’ultima ora quando è cambiato il vento hanno mollato tutto e sono andati altrove, alcuni persino nella lega.
Ma era solo un discorso di bottega, interesse, gli ideali non c’entrano e non li hanno lordati.
Chi li aveva li ha ancora, oggi più che mai.
Ho divagato, scusate, ma alla Susanna devo dire una cosa: Monti sa benissimo cosa deve fare da decenni, ha studiato ed ha insegnato la strategia e le procedure per eliminare i diritti dei lavoratori e darli in pasto al mercato.
E’il sindacato che deve studiare bene la strategia per coinvolgere i lavoratori, unirli nella lotta e rendere chiaro, visibile l’obiettivo finale che va ben oltre la conservazione del posto di lavoro.
Qui è in pericolo la Democrazia, si calpesta la Costituzione.
I ricchi sanno piangere così bene che spesso i poveri mollano loro qualcosa.
Pomigliano è l’arma più potente che ha in mano Marchionne e chi vuole intendere intenda.
E’ figlia dell’Alfa Sud, in centinaia si mettevano in malattia e facevano il doppio lavoro.

Ovvio che CL faccia la ola al potere, gli appalti non vengono concessi dall’opposizione.E’ anomalo, e meritevole, che a farlo notare sia Famiglia Cristiana.


Naturalmente ha risposto subito l’inquisito che si autoassolve, Formigoni, quelli di CL sono educati.
Infatti hanno applaudito Andreotti, Berlusconi, Formigoni e qualche altro che dimentico ed è con questi che l’impero delle loro cooperative è nato e si è sviluppato a partire dalla sanità lombarda sino a spaziare ovunque.
Adesso sono riusciti a conquistarsi pure la diocesi di Milano, la più grande d’ Europa, dopo cardinali come Mons. Martini e Tettamanzi rispettabili e di riferimento pure per i laici è arrivato Scola, espressione diretta di Comunione e Liberazione.
Dopo il potere temporale conquistato con gli applausi al potere e gli appalti di dovere si sono conquistati pure il potere pastorale.
Tranquilli, se il restauro di Berlusconi riesce e torna in pista, questi sono capaci di applaudire non solo lui ma anche la Minetti e tutte le orgettine vestite da suore. Per l’occasione.
A Rimini non mancano le discoteche e se sarà il caso un palo per la lap dance non mancherà di sicuro e, dopo il dovere degli applausi al potere, si passerà al piacere il gran ballo di corte con le orgettine vestite da suore ed il crocifisso in mezzo alle tette.
L’importante è conquistare gli appalti.
Nel nome del signore.
Le parole usate da Famiglia Cristiana sono macigni sulla coscienza di chi si ritiene cattolico ed è un peccato, oltre che un merito, che ancora una volta Famiglia Cristiana arriva prima e più direttamente dei giornali asserviti al potere al nocciolo della questione.
“Sembra che a Rimini si applauda non per ciò che viene detto. Ma solo perchè chi rappresenta il potere è lì, a rendere omaggio al popolo di Comunione e Liberazione”. Un attacco frontale, cattolici contro cattolici. Tutto contenuto in un lungo editoriale che la rivista dedica all’intervento del presidente del Consiglio, Mario Monti.

“Un lungo applauso del popolo dei ciellini ha accolto il premier”. Una prassi. Si legge: “Tutti gli ospiti del Meeting, a ogni edizione, sono stati sempre accolti così: da Cossiga a Formigoni, da Andreotti a Craxi, da Forlani a Berlusconi. Qualunque cosa dicessero. Poco importava se il Paese, intanto, si avviava sull’orlo del baratro. Su cui ancora continuiamo a danzare”. E la stoccata finale: “Non ci sembra garanzia di senso critico, ma di omologazione. Quell’omologazione da cui dovrebbe rifuggere ogni giovane. E che rischia di trasformare il Meeting di Rimini in una vetrina: attraente, ma pur sempre autoreferenziale”.
Nemmeno l’Unità, Repubblica, il Fatto e così via sono in grado di fare una sintesi così perfetta.
Riprendo qui l’elenco dei personaggi in questione. Serve per riflettere, il più bravo ha la lebbra, politicamente ed eticamente.
Cossiga, Formigoni, Andreotti, Craxi, Forlani e Berlusconi.
Roba da far venire i brividi, se solo avessimo un popolo con un minimo di memoria collettiva. Ritengo persino inutile un ripasso sulla vita, e le opere, politiche di questi personaggi, non vorrei vomitare al mattino presto.

Gli italiani non cambiano mai, la maggioranza intendo. L’hanno fatto con il duce e lo rifanno con Bossi. Prima proni, adulatori, poi feroci in branco.


E’ successo a Trescore Cremasco ma avrebbe potuto succedere ovunque, nel profondo nord, i leghisti hanno in comune con i fascisti un certo tipo di squadrismo e di idolatria verso il capo. Finchè è potente.
Posso scrivere queste cose perchè sono antifascista ed antileghista dalla prima ora ed ho sempre deplorato le pecore ed i pecoroni con le corna che si radunano a Pontida ad osannare il capo, quando era in auge.
Sono gli stessi imbecilli che hanno votato ed eletto un idiota come il Trota, già questo è segnale di stupidità e di povertà mentale e politica.
Una massa di razzisti, opportunisti, evasori, ladri di quote latte con le quali si sono rifatti le stalle ed i trattori, allargato le campagne.
Autentici parassiti che si sono nascosti sotto al sole delle Alpi per sfogare il loro razzismo convinti di essere superiori.
Bossi potrà anche avere sbagliato, si sarà fatto circuire dai consiglieri più fidati e, certamente, non è il primo al mondo che ha figli incapaci, parassiti e nullafacenti.
Quello che i leghisti di Trescore Cremasco hanno fatto al fondatore della lega è indegno di un essere umano, non si spara ad un uomo morto ed è la stessa cattiveria ed arroganza che mostrano contro l’immigrato dal sud prima e dal resto del mondo poi.
Non c’ero, sono nato nel dicembre del 1948, ma la scena che vedete sopra mi ha fatto venire in mente Piazzale Loreto e l’indegna gazzarra che i milanesi hanno fatto intorno alle salme del duce e dei suoi più fedeli camerati, Petacci compresa.
Intendiamoci subito, gli antifascisti veri e le vittime del regime avevano tutti i titoli per infierire, anche esagerare, su quello che rimaneva del dittatore. Si sa che in certi momenti si perde il controllo ed in modo particolare se l’oggetto del tuo disprezzo ti ha ammazzato un genitore, un fratello, un figlio, un compagno.
Parlarne a freddo a distanza di decenni senza aver vissuto quei momenti è sin troppo facile ed il buonismo è a portata di mano per sembrare migliori  degli altri.
Io so solo che pietà l’è morta e mi riferisco al 1945, quello che mi infastidisce di Piazzale Loreto è che tra la massa inferocita c’erano molti degli stessi che qualche settimana prima l’avevano osannato in Piazza del Duomo o in Corso Venezia.
L’incoerenza di un popolino codardo ed opportunista capace solo di correre in soccorso al vincitore.
Fatte le dovute proporzioni, tenendo presente il livello culturale del fascista medio e del leghista, prendo atto che parte del popolo italiano, o padano altrimenti non capiscono che scrivo di loro, non è cambiato per niente, fa schifo come prima.
Nel mio blog, sopra ad una foto di leghisti, ho messo una frase di Montanelli:
 Il disprezzo va usato con parsimonia in un modo così pieno di bisognosi. L’ho messa molto tempo prima di scrivere questo post e quello che è successo a Trescore Cremasco mi conferma che i bisognosi sono ancora di più.
Bossi, lasciato solo a mangiare come un appestato, lo stesso Bossi che qualche settimana prima avrebbe avuto bisogno delle guardie del corpo per muoversi in mezzo alla massa osannante.
L’uomo potrà certamente avere sbagliato ma ancora più sbagliati come essere umani sono quelli che lo hanno trattato in quel modo.
Mi hanno sempre impressionato le mamme di Adro che, bava alla bocca, si scagliavano contro i bimbi degli immigrati ai quali negavano un pasto, erano di una ferocia disumana.
A Trecore Cremasco ho avuto la conferma che fa parte del loro dna, quando sono in gruppo sono un branco di iene.

Bossi mangia da solo

Al tavolo senza ospiti. «Mi hanno voltato le spalle».

Se fossero in grado di intendere vorrei dire loro tutto il mio disprezzo, ma se intendessero non sarebbero leghisti.

 

 

Oggi non so di cosa scrivere e, quindi, non farò arrabbiare nessuno. Do una occhiata al Corriere.


Il titolo giusto del post era: Oggi non so di cosa scrivere e, quindi, non farò incazzare nessuno, ma c’è un sito che mi censura e d ho scritto arrabbiare.
Quasi tutti i quotidiani italiani sono come la pizza 4 stagioni vanno bene sotto qualsiasi regime tanto si limitano ad appoggiarlo chi in maniera smaccata e chi tra le righe, ognuno serve il tavolo al quale è interessato.
Ma il Corriere, oltre alle quattro stagioni, copre tutte le latitudini. Ha messo la camicia nera ai tempi del fascismo, quella rossa verso la fine della Resistenza, il cappuccio della P2 dal 1977 al 1981 quando era direttore Di Bella che, finito il servizio, ha dovuto dimettersi appena si è scoperto che era iscritto alla loggia di Gelli.
Più confindustriale del Sole 24 ore, il Corriere, si è sempre distinto per una sottile, defilata ma incessante propaganda per il capitale ed i poteri forti.
Mai stato sguaiato come Studio Aperto o ridicolo come il Tg4 ha accompagnato la discesa in campo del piduista con affetto e comprensione, non che sia berlusconiano in senso stretto il Corriere è filo poteri forti del momento chiunque essi siano, basta che sia capitalismo spinto e loro ci sguazzano che è un piacere, la democrazia è un palliativo e l’importante è condire la maggioranza silenziosa che ha i Bot ed i Cct, immobili ed investimenti.
I disoccupati, precari, esodati, quelli con il contratto a termine fanno solo statistica, servono a salvare le banche.
Oggi, sul Corriere on line, ci sono due marchette, un modo di dire quando l’articolo serve a propagandare i potenti, uno dedicato a Visco governatore della Banca D’Italia e l’altro legato alla Spending review, pensate piace a 7 elettori su 10.
Evidentemente non sono dipendenti statali, della sanità.
Nessuno nega che tra i dipendenti statali o della sanità ci siano dei, grossi, problemi ma per risolverli si dovrebbe cominciare dall’alto dove c’è il marcio che conta e che costa senza prendersela, come sempre, con i lavoratori.
Per la cronaca io non sono mai stato contattato da qualsivoglia sondaggio e quindi non rientro tra i 7 elettori su 10 ai quali piace il masochismo, catene, bende, corde al collo e tutto il campionario dei giochi erotici di Monti che non fanno qualche vittima ogni tanto, come succede nel sesso sfrenato, ma decine di migliaia alla volta.
Eppure il 25 aprile del 1945 uscì un editoriale di Dino Buzzati con la foto che vedete sopra.

25 Aprile 1945: l’editoriale sul Corriere della Sera scritto da Dino Buzzati

Ma la P2 era ancora un embrione che Gelli ha curato amorevolmente.
LA LOGGIA MASSONICA P2.

Propongo a Monti il Commissario straordinario per il terremoto dell’Emilia, Barbara D’ Urso. Come lei non c’è nessuno.


Polivalente e camaleontica come nessuno, Barbara D’ Urso, è la persona adatta per affrontare tutte le calamità naturali possibili e pure i più efferati omicidi. Insomma dove c’è un problema sociale, un fatto di cronaca, una calamità, uno sterminio, un televoto in sospeso o una espulsione dalla casa del grande fratello ecco che la Barbara arriva prima dell’ambulanza e della Croce Rossa.
Così è successo con il terremoto in Emilia, così era avvenuto con la piccola Sarah, Yara, quando Belen ha lasciato Corona, quando l’ha ripreso, quando l’ha rimollato.
Lei è sempre sul pezzo e rappresenta al meglio l’emozione e la partecipazione popolare, che fa sempre audience.
Su blob ho visto un pezzetto della diretta di Pomeriggio 5 con la zona del terremoto, purtroppo la mia televisione non prende Canale 5 e non posso vederla in diretta, ma fortunatamente non mi perdo le cose migliori perchè ci pensa Blob.
Ieri una signora, con la voce rotta dal pianto, chiedeva a nome di tutti i colpiti dal terremoto di non essere abbandonati, dimenticati. Nello studio, immagino, che l’emozione sia stata alle stelle dato l’argomento in attesa di collegarsi con qualche veline, letterina, zoccolina delle solite o di qualche tronista che, magari, ci dica la sua sulle disgrazie naturali e non.
La signora, nell’impeto della disperazione, ha invitato la politica, tutta la politica, ad alzare il culo dalla poltrona ed andare sul posto a vedere i danni e lo strazio provocato da questa tragedia.
Dato che il pubblico di Pomeriggio 5 e tra i più sensibili d’ Italia, subito dopo quello di C’è posta per te dicono le statistiche, è partito improvvisamente un’applauso scrosciante da parte dei presenti in studio, le galline ed i polli d’allevamento che riempiono gli spalti della De Filippi, Gerry Scotti e compagnia bella, sempre quelli.
Un applauso dichiaratamente contro la politica, i politici, la signora insisteva: Barbara, tu sei seguita da milioni di persone, purtroppo, fatti sentire per noi con i politici!!! Più o meno il succo è questo.
Barbara, ha dato il meglio di se, lei con le disgrazie tira fuori il meglio del suo animo e la massima partecipazione ed è per questo che la consiglio al capo del governo come Commissario straordinario per il terremoto e le disgrazie varie.
Tutti a commentare i crolli, la politica indecente che ha permesso di tutto e di più, nessuno che si sia ricordato che la Barbara D’Urso è, da anni, uno dei megafoni del piduista padrone della Tv nella quale lavora e che grazie a quelle come lei ha vinto le elezioni per quasi un ventennio partecipando alla distruzione dell’Italia, al favoreggiamento dei palazzinari, alla depenalizzazione dei reati.
In questo momento non è al governo ed allora si devono dare fiato alle trombe dell’anti politica del bravo imprenditore, piduista, prestato alla politica per salvare l’ Italia.
Nessuno dei presenti, presi dall’emozione ed impegnati nell’applauso di rito, si è ricordato che Berlusconi è quello della legge sulle semplificazioni in materia edilizia, quello del locale in più quasi senza regole, quello che ha affidato ai vari Bertoladri la gestione senza controllo delle costruzioni affidate per decreto alla Protezione Civile , giusto per fare affari con i banditi del cemento e dell’edilizia.
E’ quello che ha fermato gli abbattimenti degli edifici abusivi e nemmeno iscritti al catasto, che ha permesso la cementificazione di boschi e spiagge.
Vogliamo dire qualcosa sui condoni edilizi che il governo del piduista ha promulgato?  Uno nel 2003, uno nel 2009, quello del 1984 è stato fatto dal suo amico Craxi, il terzo gli è stato bloccato da Tremonti, dicono.
Intendiamoci, è uno che di edilizia se ne intende, ha costruito interi quartieri e cittadelle con i soldi della banca Rasini dove il padre era direttore e sotto inchiesta per il fatto che gestiva i soldi della mafia da investire al nord.

Banca Rasini 
Per chi volesse approfondire.
Barbara, pensaci tu, siamo nelle tue mani, aiutateci.
Come chiedere al boia di fare il filo alla lama.
Una volta nominata Commissario straordinario la mitica Barbara D’Urso potrà assumere, come consulente alla ricostruzione, Iva Zanicchi
che con il suo Ok, il prezzo è giusto potrà vigilare e valutare i costi della ricostruzione ed impedire che, magari non torni Bertolaso con la banda di Anemone.
Abbiamo già dato.
Mi associo all’invocazione della Signora terremotata, Barbara pensaci tu, che fa tanto bene all’audience.


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