Certamente non sono io il metro svizzero della risata, tra l’altro ne avrei ben pochi motivi, ma nel web si è perso lo spirito della risata e ciò significa che siamo messi male. Troppo male.


imagesProblemi ne abbiamo tutti ed il più delle volte non li espiniamo nel web per non far contenti i nemici e rattristare gli amici, detto questo anche se la situazione è drammatica dobbiamo salvarci il cervello e se perdiamo un’occasione per ridere ci facciamo solo del male. Ulteriore.
Ho scritto un post abbastanza divertente prendendo spunto dalla cronaca, delirante, riguardante la storia d’amore del puttaniere pedofilo e piduista.
Il problema è che di fatto il protagonista non era lui bensì mio nonno. Il Berlusconi innamorato, che ho visto in un video, davanti alla Barbara D’Urso in preda agli orgasmimi ha fornito lo spunto di scrivere di mio nonno, meno ricco di lui ma certamente con un dna simile, che ha avuto un percorso simile pur senza passare alla cronaca. Anche perchè non aveva televisioni o radio di proprietà.
Ha avuto molti commenti il post ma troppi sono commenti di lettori che evidentemente non hanno letto ed hanno commentato basandosi sul titolo e non sulla sostanza.
Peccato per loro, hanno perso un’occasione. Non credo nemmeno che sia la prima è un problema della loro testa che non distingue più la realtà dal racconto, forse sono quelli che sanno ridere solo quando vedono uno scivolare sul ghiaccio e spaccarsi una gamba.
Ridere concilia con la vita, ricarica le pile, avvelena i nemici, allunga la vita.
Ricordate quello che cantava Dario Fo, geniale autore: E sempre allegri dobbiamo stare che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco ed al cardinale, diventan tristi se noi piangiam…
Vi metto il video, e per gli avvelenati, gli incazzati con il mondo, su con la vita.

Non vorrei che il vostro punto G, maschile a giudicare dai commenti, sia il mio blog. Appena scrivo qualcosa contro Grillo, politicamente, accorrete in massa. Mi ricordate gli invasati pro Berlusconi del 2006 che commentavano il sito: iosonouncoglione. L’aggressività è la stessa.


Eh, ma tu critichi sempre, provochi, ovvio che te ne dicano di tutti i colori è il commento più accomodante che mi hanno lasciato.
Pare che il sarcasmo, lo sberleffo, la battuta e le offese siano una esclusiva di Grillo, lui può, lui deve, è un blogger normale che  non può, è lesa maestà.
Gli adepti, i seguaci del M5S si limitano a darti dell’ignorante, colui che ignora i loro programmi, o si limitano all’offesa. Mi accusano di essere un simpatizzante del Pd e devono avere ciclostilato, come facevamo noi negli anni 70 con i volantini, la solita battuta del guru: Pd meno elle. Io me li immagino mentre ridono da soli davanti al monitor, ho fatto la battuta che lo lascerà di stucco, senza parola.
Mi limito a non rispondere per non dare soddisfazione, sinceramente non faccio volontariato.
Il punto è che Grillo mi è sempre piaciuto come comico, anche perchè ha un grande tempismo ma le battute, i monologhi, erano scritti da altri. Fior di autori.
Forse anche oggi qualcuno gli scrive i monologhi, le battute, ma non sono divertenti come quelle di Te lo do io il Brasile del 1984
.
E’ un problema politico niente di personale anche se lui offende sul personale. E’ un problema di democrazia, libero pensiero, non l’ho mai visto davanti ad una fabbrica forse perchè le fabbriche non hanno piazze e tolta qualche class action sulla Parmalat o la Telecom non ha mai espresso chiaramente cosa ne pensa del capitalismo.
Ognuno ha le sue idee ed io, per adesso, posso ancora avere le mie, giuste o sbagliate che siano.
C’è un’altra cosa che non mi piace ed è l’uomo solo al comando, anche se dotato di stampella parlante e pensante.
Ho una certa età e non mi sono evoluto come Grillo che è passato dal distruggere i pc a farli diventare un mito, l’arma segreta della rivoluzione come la intendono gli spin doctor.
Il computer l’ho scoperto nel 1986 e l’ho titenuto immediatamente lo strumento più rivoluzionario per il mio lavoro, magazziniere ricambista in una concessionaria Fiat.
Gestire la logistica, la vendita, gli ordini con il computer è totalmente diverso dal gestirle con uno schedario e 9000 schede dove fare il carico e lo scarico.
Mi sono innamorato subito della tecnologia pur esendo un neofita, non mi sono mai sognato di prendere a mazzate un pc se non negli ultimi anni quando ho scoperto il mac, la sua velocità, avrei voluto prendere a mazzate il vecchio pc dotato di Windows, il bradipo.
Dicevo che su certe cose sono rimasto un conservatore orfano di Berlinguer e non mi risulta che Berlinguer si sia guadagnato la stima ed il rispetto di tutti attraverso lo spin doctor.
Bastava ed avanzava il suo carisma. Nonostante questo nel Pci le decisioni erano collegiali, dalle sezioni in su tutti partecipavano alle discussioni ed alle decisioni ed alla fine la sintesi di tanto discutere veniva elaborata dalla Direzione collegialmente, mai una volta che Berlinguer abbia preso carta e penna per scomunicare qualcuno.
Anche quando è successo il fatto del Manifesto è stata la direzione a decretare l’espulsione, qualcuno dice radiazione. La sostanza non cambia.
Insomma nel Pci c’era una linea, quella votata dalla maggioranza nei congressi di tutti i livelli, c’erano delle regole e c’era democrazia. Collegialità nelle decisioni come è dimostrato dalla vicenda del Manifesto.
C’è un altro aspetto ideologico che mi allontana da Grillo ed è il fatto che io credo ancora che ci sia un modo di pensare, vivere, fare politica di sinistra e noecessariamente, per essere di sinistra, ci si deve riconoscere in Bersani o Vendola. Men che meno in Renzi.
Sono convinto che sistano i dorotei come un modo di fare politica di destra, filocapitalista.
Per me esistono ancora, eccome se esistono.
L’astio, la rabbia, con la quale i seguaci del movimento mi danno del comunista sorpassato  mi ricordano l’atteggiamento che avevano certi democristiani ed i fascisti prima che Berlusconi li tirasse fuori dalle cantine, dalle fogne.
Ha un che di già sentito, conosciuto, l’anticomunismo viscerale che hanno quelli della destra nostalgica, che io purtroppo sperimentato anche fisicamente.
Me li immagino con la bava alla bocca mentre mi danno del becero veterocomunista.
Spero, per loro, che poi puliscano la tasiera.
La stessa rabbia cieca con la quale offendevano e commentavano i seguaci del piduista nel famoso sito che ho citato prima, iosonouncoglione.
Ne nascevano delle discussioni infinite, liti e minacce, via internet dove si perdeva il senso della discussione e si finiva regolarmente in rissa.
Ho abbandonato, non ne valeva la pena. Io scrivo quello che penso, ieri uno mi ha dato dell’opportunista ed avendo intuito il mio punto di vista ha pensato di offendermi con l’epiteto peggiore per un comunista: mi sa che sei un doroteo, un ex democristiano.
Certamente non è uno stupido, la stilettata è stata scelta bene ed in modo intelligente ma c’è un problema, non mi ha minimamente sfiorato.
Chi non è con loro, chi dissente, chi ha un altro punto di vista minimo non capisce un cazzo, non conosce il programma del M5S e la partecipazione attiva della base al movimento, non rispetta che spende parte della sua vita, gratuitamente, per diffondere un’idea, un progetto, un modo nuovo di fare politica impegnandosi in prima persona.
Dimenticano che la stessa cosa l’hanno fatta decenni prima tutti i militanti del Pci  che si impegnavano tutte le sere e tutti i fine settimana per fare politica e sostenere economicamente il partito.
Persino quando si andava ai seggi il rimborso degli scrutatori e dei segretari di seggio veniva devoluto al partito, i parlamentari versavano metà dello stipendio.
Per dovere di cronaca il volontariato lo facevano anche i fascisti.
Non hanno inventato niente.
Per chi mi accusa di parlare del movimento senza conoscerlo preciso solo che mi basta, ed avanza, quello che leggo sui giornali e nel web. Faccio inoltre presente che qualche milione di italiani discute, scrive, del Pci nell’ignoranza più assoluta di cosa sia stato, basandosi solo sulla propaganda del regime che è riuscita, o ci ha provato, ad infangare la Resistenza. C’è un che di destra nel loro astio, sono prevenuti quanto me.
Per chi mi invita ad alzare il culo dalla sedia per andare a vedere, da vicino, cosa fanno gli attivisti del movimento dico solo che da parecchio tempo ho smesso di presentare curriculum, sono in pensione.
Ieri ha ripreso con il solito modo violento, maschilista  ed arrogante una esponente del movimento che si è azzardata ad andare ospite a Ballarò. Chiarisco subito che non ho visto Ballarò chi mi avrà letto qualche volta sa che non ho molta simpatia per il simpatico Floris che, involontariamente spero, crea dei ostri senza accorgersene come la Polverini.
Poteva chiamarla al telefono e dirle quello che ritiene più opportuno in merito alla sua presenza in tivù ed invece no, ha voluto umiliarla, offenderla direi, attraverso al rete con una battuta infelice che rende l’idea di quanto fumo ci sia nel suo cervello.
Tutta la mia solidarietà a Federica Salsi, non la conosco ma certamente non merita una battuta così infelice.
Così infelice che ho voluto richiamarla nel titolo del post facendo una battuta, piacciono anche a me le battute, non è necessario essere un grillino per apprezzare l’ironia e la satira.
Non vorrei che il vostro punto G, maschile a giudicare dai commenti, sia il mio blog. Appena scrivo qualcosa non contro, ma che non incensa il movimento o anche contro come è diritto di tutti, arrivano a frotte a commentare nel mio blog.
Senza citarla, ma ci arriva anche un leghista a capire a chi è diretta la sfuriata, Grillo ha scritto:
«È il punto G, quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk show. L’atteso quarto d’ora di celebrità di Andy Warhol. A casa gli amici, i parenti applaudono commossi nel condividere l’emozione di un’effimera celebrità, sorridenti, beati della tua giusta e finalmente raggiunta visibilità. «Seduto in poltroncine a schiera, accomunato ai falsari della verità, agli imbonitori di partito, ai diffamatori di professione, devastato dagli applausi a comando di claque prezzolate».
La differenza tra il mio blog ed i talk show è che qui l’orgasmo è solitario, amici eparenti non possono applaudire commossi e condividere l’emozione di un’effimera celebrità.
Però, l’orgasmo è garantito. Si possono pure sfogare contro il vecchio, sorpassato, vetero comunista.
Però ho il telefonino, segno di modernità, per lo spin doctor ci penserò più avanti.
Andate avanti voi che a me viene da ridere.
Sul fatto che Ferrara da ragione a Grillo in merito al punto G, se fossi un militante, farei una riflessione.
P.S. Dimenticavo una cosa importante, i ringraziamenti. Ogni blogger, sconosciuto o famoso, scrive nella speranza di essere letto, che il suo blog sia frequentato anche se noi blogger non abbiamo problemi di tiratura, non abbiamo costi e produciamo solo quello che pensiamo. A costo zero, qualcuno pensa anche a livello zero così anticipo le critiche. Ad ogni modo ringrazio tutti quelli che passano, muovono il contatore.
Grazie.

Ci sono dei problemi che non si possono risolvere, non dipendono da noi. Ed è quando sei con le spalle al muro che le priorità diventano altre. Come andrà la stufa?


Pensarci giorno e notte non serve a nulla, macerarsi il fegato nemmeno, la sopravvivenza è garantita ma la soluzione dei problemi non dipende da noi, siamo immersi nella situazione, parziale, in cui si trovano milioni di italiani.
Dico parziale perchè una fetta, abbondante, di italiani non è per niente toccata dalla situazione e se la gode tranquillamente, finchè dura.
Ma ricordiamoci che arriverà il momento in cui saremo tutti Bonzi.
Il Bonzo. Ora importa anche a me della mia libertà.

M’han detto che un bonzo
CORO. Un bonzo chi è?
Un prete buddista.
CORO. Oh!
S’è bruciato.
CORO. Sto bonzo!
S’è cosparso di benzina
nella piazza principale
e poi… ah ah ah
CORO. Cosa c’è?
Si è dato fuoco da sé
perché vuole la libertà
ah ah ah la libertà
ah ah ah!
CORO. Sto bonzo, ah!

RITORNELLO
Io ci ho la macchina
ho un bel mestiere
ho la donna sempre pronta
ho la mutua
ho la casa al terzo piano
coi servizi e col… bidè
che me ne frega a me della loro libertà
se l’è per mi poden sciupa
poden sciupa.

CORO. Sti bonzi, ah!
M’han detto che in Fiandra…
CORO. In Fiandra dov’è?
Nel Belgio.
CORO. Ah!
È scoppiata una miniera di carbon.
Sono rimasti bruciacchiati asfissiati soffocati
dal grisù
più di 70 terrun
sun finì all’aldilà
han finì de tribulà
de laura per podè campa.
CORO. Sti terun, ah!

RITORNELLO.
Io ho la macchina
ho un bel mestiere
ho la donna sempre pronta
ho la mutua
ho la casa al terzo piano
coi servizi e col… bidè
che me ne frega a me della loro libertà
libertà de laurà
de laurà per podè campà.

CORO. Sti terun, ah!
M’han detto ier sera…
CORO. Chi?
Il dottor Biraghi.
CORO. Chi è?
Il capo reparto.
CORO. Ah!
Che da domani…
CORO. Beh?
Son licenziato.
CORO. Sì?
In tronco.
È per via della flessione sul mercato nazionale
che…
CORO. Cosa c’è?
Piango.
Ora importa anche a me della mia libertà
libertà de laurà
laurà per podè campà.
CORO. Come un terun, ah!

Non ho più la macchina
sono licenziato
la mia donna mi ha lasciato
senza casa al quarto piano
coi servizi e col… bidè
ora importa anche a me della mia libertà
libertà de laurà
de laurà per podè campà.

CORO. Come un terun, ah!
Sono qui peggio di un bonzo
non ho manco la benzina per brusà
viva la libertà viva la rivoluzion
libertà – rivoluzion
rivoluzion – rivoluzion – rivoluzion – rivoluzion.

Come ha scritto quel genio di Dario Fo e come ha cantato magnificamente l’immenso Enzi Iannacci l’egoismo e l’indifferenza degli uomini vola alto sinchè i problemi non lo toccano sul vivo. Se lo toccano in prima persona allora il problema diventa di tutti.
Io, per Dna e per ideale politico, mi sono sempre interessato dei problemi di chi è dietro di me, ne ha meno di me.
Ho fatto trent’anni di lotte politiche e sindacali per chi non si interessava nemmeno ai suoi problemi, tanto per parlarci chiaro guadagnavano un terzo o la metà del mio stipendio. Io lottavo insieme ad altre migliaia di persone e qualche diretto interessato no, non aveva tempo. E’ il bello di essere comunisti, rivendicare diritti anche per chi non li meriterebbe.
Detto questo a volte nella vita si arriva ad un capolinea, è necessario ripartire da capo ed è in questi momenti che le priorità diventano altre.
Oggi, per esempio, ho mandato affanculo il mondo e sono andato a sistemare la casetta in montagna che un carissimo amico, anche se lo conosco solo da 7 mesi, mi ha messo a disposizione.
La mia priorità oggi era mettere in ordine, fare pulizia e provare se la stufa a legna funziona.
La stufa mi è costata 5 kg di cozze, me l’ha “venduta” un altro amico perchè in montagna, nei paesi piccoli e dovunque i rapporti umani sono ancora umani ci sono persone capaci di questi gesti, non avvimghiati al centesimo come le banche o molti altri di noi.
La stufa va alla grande in poche ore siamo passati da 6 gradi a 20 gradi. La foto non è delle migliori ma è fatta con il telefonino.
Questo mi ha reso felice e per oggi posso dire ad un certo mondo di andare tranquillamente affanculo.
Per chi non avesse voglia di leggersi il testo della canzone, sopra, metto il video. Per me varrebbe la pena ascoltarla.

Alla festa del paese, mentre eravamo alle prese con la polenta taragna e salsiccia, ho conosciuto una coppia di milanesi. Lui con una coversazione variegata, lei per spiegarmi la zona di Milano dove abita mi ha citato la parrocchia. Mi ha incuriosito subito.


Intanto devo ringraziare mio figlio e dei suoi amici, se non fosse stato per loro non sarei andato alla festa e mi sarei perso la conoscenza di una simpatica coppia.
I tavoli erano tipo festa dell’Unità con le panche in legno, eravamo in quattro seduti ad aspettare che gli altri arrivassero con la polenta, si avvicina questa coppia e chiedono gentilmente se possono sedersi al nostro tavolo, mio fratello risponde che siamo in nove ma che avremmo fatto volentieri posto anche per loro.
Si siedono e la signora nota che vicino a noi c’è un tavolo di anziani, tre coppie, e dice al marito: chiedo a quei signori lì se ci fanno sedere, sono in sei mentre qui sono in nove così stiamo più larghi.
Non c’è stato verso, non solo non hanno accettato ma avevano anche finito di mangiare e di liberare il tavolo non se ne parla nemmeno.
Il marito le dice, dai non è il caso di fare polemiche, sono anziani lasciamo stare.
A questo punto mi sono sentito in dovere di intervenire: non è una questione di polemica è una questione di logica. Signora si rassegni, anche se hanno finito di mangiare non molleranno il tavolo sinchè non inizierà la serata danzante, non sono andati nemmeno all’ accensione del cero alla madonna per non perdere il posto.
Ci siamo stretti e si sono seduti con noi, il marito al mio fianco e la signora di fronte.
Stabilito che siamo tutti di Milano la signora, per indicarci la zona dove abitano, cita il nome del quartiere e quello della parrocchia, nome del parroco compreso. Mi sembrava di avere fatto un ambo.
Le dico la mia zona, nome della via, ed aggiungo è tra via Padova e via Palmanova ma il nome della parrocchia non so dirglielo.
La signora in questione era ancora estasiata dal fatto che erano stati a Medjugorie a trovare la Madonna, conosce tutte le chiese della Valsassina e relativi parroci, ed è stata persino nel paese natale di Wojtyla, tutti nomi semplici.
Le dico che pur avendo studiato dalle suore, gesuiti e salesiani non pratico molto ma che mia madre 40 anni fa appena comprata la stalla che poi è diventata una casa ha dato una cena in casa con la presenza del prete, per benedirla, ed il prete è lo stesso che c’è oggi. Pensi, aggiungo, che pur essendo ateo sono stato a Sotto il Monte nella casa natale di Giovanni XXIII, lo ammiro.
Incuriosita  mi cita tre nomi di preti del luogo ma, purtroppo, io non so indicarle di chi si tratta. Mi limito a dirle che è quello più robusto.
La signora, spiritosamente, insinua: non sarà mica comunista? Ebbene si, confermo, ma ammiro molto papa Rocalli, don Milani e don Vittorino, un prete del mio paese nel Veneto sconosciuto ai più, ma una persona fantastica.
Sorride sorniona e mi dice: dovrebbe andare a Medjugorie a scoprire la fede, tornerebbe diverso.
Sorrido gentile e replico: anche i Blues Brothers hanno visto la luce ma non ricordo se ci fosse anche la madonna, solo suore se non ricordo male.
A questo punto la signora estrae l’arma segreta: anche un famosissimo comunista di Roma era ateo, non ha battezzato i figli e poi ha scoperto la fede, ha visto la madonna, un certo Cornacchiola, che ha fatto anche la guerra in Spagna con i comunisti.
Guardi io sono stato nel Pci una ventina di anni ma questo celeberrimo personaggio non lo conosco, sarà famoso alla Garbatella non sul piano nazionale. Quando succedono queste cose bisogna sempre verificare se il miracolato in questione ha bevuto, fumato e cose di questo genere, escludendo gli acidi naturalmente.
Per paura che mi dimenticassi l’episodio del comunista redento mi ha scritto il nome su un biglietto, per questo sono riuscito a trovare qualcosa nel web. In effetti ne hanno scritto in parecchi ed oggi anch’io do il mio contributo.
Poi abbiamo svariato dalla politica, all’economia, alla crisi, al futuro dei nostri figli. In molte cose eravamo pienamente d’accordo, in altre meno, in modo particolare mi ha colpito il marito, una persona concreta e meno fideista della sua signora, abbiamo convenuto che la fede, nel senso di accettazione senza raziocinio, appartiene a molti settori non solo alla religione. Dalla politica al calcio ci sono persone che non si spostano di un millimetro dalle loro convinzioni ed ascoltano solo le parole dell’allenatore o del leader del momento senza nessun spirito critico.
Le cito il ridicolo Family Day del 2006 con i vescovi a fare la ola a divorziati e puttanieri sul palco, citiamo il piduista pedofilo e puttaniere, aggiungo che pur non essendo cattolico sono sposato con la stessa donna da 41 anni e così via.
La serata trascorre serena con la colonna sonora che va dal liscio al mambo, la signora mi chiede dov’è la grotta con la madonnina che si sta festeggiando. Le spiego che le passo davanti tutti i giorni quando faccio la passeggiatina propiziatoria con Lulù, ma non sapevo che fosse una grotta, comunque, aggiungo, appena finita la salita se la trova di fronte.
Altri convenevoli, battute, la signora cita almeno 10 volte Medjugorie, deve averla colpita parecchio dall’insistenza con la quale mi propone che ci vada anch’io, eppure noto che non fuma.
Insomma la signora spera vivamente che anch’io scopra la luce come i Blues Brothers, la ringrazio ma è tempo perso. Sarò sempre rispettoso di qualsiasi credente, di qualsiasi religione ma per quanto riguarda la luce ho persino la cataratta e dovrò essere operato, si sa che la cataratta non fa passare la luce.
Facciamola breve, al momento che decido di mollare la compagnia per correre dalla mia cagnolina che ha paura dei fuochi artificiali, in programma, la signora mi dice: comunque io sono Giovanna. Io sono Natalino, mi chiamo così perchè sono nato un giorno prima di Lui.
La signora scoppia a ridere e mi dice: ma allora è un perseguitato dalla fede!
No,rispondo contraccambiando il sorriso, questa sera sono un perseguitato da lei.
Arrivederci.

Secondo me non è normale rincorrere le zanzare con la racchetta elettrica alle 5 del mattino. A Milano ci devono essere zanzare immuni a qualsiasi deterrente.


Tre fornellini con relativa pastiglia che, secondo me, per le zanzare di Milano hanno l’effetto di una insalata di riso o del prosciutto con melone un pranzo succulento altro che deterrente.
Con la racchetta elettrica ne ho già prese tre, con gioia immensa, ma non è normale che uno si svegli alle 5 del mattino per grattarsi e sentire questo fastidioso ronzio delle maledette per me invisibili.
Abito vicino a dei giardini ma di residence per pipistrelli non ne ho visti a questo dobbiamo aggiungere N° 2 terrazzi con piante di tutti i tipi e relativi innaffiatoi automatici che lasciano sempre qualche pozza stagnante che diventa un allevamento, intensivo, di larve.
Con tutti i cazzi di problemi che abbiamo ci mancava solo il problema delle zanzare.
Già il caldo, l’afa, mi tolgono le forze se poi ci aggiungiamo che non si può dormire per fare da vedetta agli attacchi degli insetti maledetti rimango rincoglionito tutto il giorno ben oltre il dna personale.
Eppure il comune ha preso provvedimenti, non saranno gli F35 ma ha ingaggiato gli specialisti della materia, i pipistrelli, ma evidentemente hanno il contratto solo per il centro o l’area C perchè tra  Via Padova e Via Palmanova quest’anno non ne ho visti.
Evidentemente Monti con la sua spending review ha tagliato anche i numeri dei pipistrelli.
Ci ha pensato Pisapia alla strategia ma è bastato che i pipistrelli si sentissero dipendenti pubblici per entrare in sciopero, oppure timbrano il cartellino e poi vanno a fare la spesa come certi dipendenti pubblici che risultano presenti ed invece sono assenti.

Contro le zanzare il Comune si affida
anche ai pipistrelli: rifugi in legno nei giardini
Dicono gli esperti che in una notte un animale riesce a ingerire dai 2 ai 4 mila insetti ma quelli della zona 2 devono avere il pass e non vengono ingeriti, hanno il permesso.
Secondo me le zanzare di Milano si sono evolute come le bombe intelligenti degli americani, sono immuni alle pastiglie dei fornelletti ed hanno imparato ad attaccare senza fare rumore, resta il fatto che sono sveglio dalle 5 e ne ho prese solo tre.
Fortunatamente, per adesso, non portano la malaria. Incrociamo le dita.
Buona giornata a tutti e senza zanzare.

497.310 giovani all’esame di maturità da oggi. Si può maturare, o no, anche senza l’esame specifico.


E’ vero che è una tappa importante della vita ma dovrebbero cambiarle il nome, esame di maturità non giustifica tutti i cretini che dai 18 anni in su incontriamo nella vita.
Si può maturare anche tirando la lima o scaricando i sacchi di cemento, si può fare anche la patente senza aver fatto l’esame di maturità. L’ho fatta anch’io.
L’ esame di maturità, non me vogliano quelli che l’hanno superato, è come la comunione o la cresima non da nessuna garanzia che sarai un bravo cattolico, l’esame di maturità non garantisce che sarai un cittadino migliore.
Io, già da ragazzo, ero un filosofo della domenica e riflettevo su quello che mi girava intorno al bar o al lavoro e tiravo le mie belle conclusioni, una delle quali è valida ancora adesso che vado per i 64 anni.
Avevo notato già allora, ero perspicace adesso sono più lento, che un bambino vispo sarebbe stato un ragazzino sveglio. Con l’esperienza avrebbe potuto diventare un adulto consapevole perchè l’esperienza avrebbe fatto da moltiplicatore, quindi a seguire un uomo responsabile, e da vecchio un vecchio saggio.
Questo è possibile solo se il ragazzino possiede il Dna giusto, altrimenti è impossibile e vado a spiegare il perchè.
Un bambino limitato, diciamo incapace di fare tesoro dell’esperienza, non potrà mai diventare un ragazzino vispo, un uomo consapevole, un vecchio saggio.
E’ pieno il mondo, non li ho trovati solo io, di vecchi che non sono per niente saggi, che non hanno capito ancora un cazzo della vita e della politica ed al massimo sono bravi ad amministrarsi perchè sanno fare le somme e le divisioni. E’ già qualcosa, certo, ma non sempre un vecchio è un vecchio saggio e non deve essere preso da riferimento. Va rispettato certamente ma non prendete qualunque vecchio per un vecchio saggio, sono cose diverse.
Tutto questo per dire ai ragazzi di prenderla con filosofia, non è da un calcio di rigore che si riconosce un campione. Il rigore si può anche sbagliare ma non è detto che non si vinca ugualmente il campionato della vita, non è obbligatorio essere, o diventare, tutti fenomeni.
La cultura, la memoria, sono dei barattoli vuoti ci puoi mettere dentro di tutto.
Il mondo è pieno di pirla con tre lauree, quasi tutti vanno al governo o vengono nominati in incarichi importanti dai governanti.
Uno per tutti quell’imbecille che ha detto che uno di 28 anni senza una laurea è uno sfigato, senza per forza citare la Gelmini. Anche lei ha due braccia rubate all’agricoltura.

Il conflitto tra un innamorato del calcio con il mondo del calcio, nemmeno Togliatti e Berlinguer ne furono immuni. Tutti siamo stati bambini e c’è chi lo rimane per sempre.


Non è un discorso sull’essere juventini o no, è un discorso sui sogni di un bambino che ha sempre giocato a pallone e che ha avuto, in vacanza, la soddisfazione di giocare contro suo figlio, juventino pure lui.
Io avevo 40 anni e lui 17 e ci davamo mazzate perchè sul campo non ci sono più amici o figli ma compagni di squadra e capita che l’amico, o il figlio, per 90 minuti siano solo avversari.
Sua mamma diceva, con quale coraggio prendi a calci tuo figlio? Non ti rendi conto che gli fai male?
Piccolo particolare, io ho il 40 di scarpe e lui il 42, era lui che scalciava me.
Un gol allo Juventus Stadium io non lo segnerò mai ma la soddisfazione di un gol nella porta del campetto del campeggio me al sono presa e ci si abbraccia come fanno allo stadio, anche chi gioca al sabato al Parco Lambro si abbraccia e spesso non si conoscono nemmeno. Si va al parco e si gioca con chi c’è.
Come pure si litiga per un gol che non è abbastanza gol o un fuorigioco che per qualcuno non c’era e per gli altri era di un metro.
Il calcio è questo, anche quando muove milioni, e non penso che i campioni quando giocano pensino ai soldi, è una trance agonistica che ci riporta tutti bambini.
Non credo che Alex voglia continuare per una questione di soldi, vuole continuare per far continuare il sogno, il gioco, il suo essere bambino dentro e lo fa ad un livello altissimo per il semplice fatto che è in grado di farlo.
Ci sono amici che organizzano partite tra di loro, si conoscono da decenni ma in quell’ora di delirio fanciullesco riescono persino a litigare, dentro al campo, perchè subito dopo sono gli amici di sempre.
Anche se il tempo è passato, lo scatto non è più quello di una volta ed il dribbling pure, la tecnica non è mai stata quella dei campioni tutti noi abbiamo fatto un gol alla Del Pero, i milanisti l’hanno fatto all’Inzaghi, gli interisti l’hanno fatto, ma finto, come lo scudetto di cartone.
Chi glielo fa fare ad adulti sovrappeso con la pancia e le gambe indurite, o inflaccidite, dagli anni rischiare di rompersi una gamba in una partita con gli amici di sempre?
La passione, e quando capita che ci si fa male, un taglio, una frattura, una botta più forte del normale non è l’ospedale che conta, i trenta giorni di gesso o l’incapacità di camminare correttamente per un mese, diventa una storia da raccontare negli anni.
Una volta mi rovinai un mese di vacanza per una partita di pallone tra amici, due di loro erano fratelli ed allenatissimi,   perchè facevano regolarmente tornei a Milano.
Giocavano sempre uno contro l’altro e mi ricordo con quale soddisfazione Roberto impedì un gol al fratello Massimo con un colpo di testa che incocciò la traversa, si voltò esultante verso il fratello e gli disse: non ce la fai… Mentre il viso gli si riempiva di sangue e dovemmo portarlo al pronto soccorso dove gli misero non so quanti punti.
Questo è il calcio, come quello che Massino 20 centimetri e chili più di me, mi diede alla caviglia che si gonfiò come un melone e mi rovinò le ferie per un mese.
Facevo fatica persino a guidare, gli diedi del pirla e questo non l’offese, gli diedi dello scarpone e ci rimase male. Comunque era scarso, lo diceva anche il fratello.
Questo è il calcio più bello, quello giocato anche dagli scarsi come me nei campi di terra battuta e dura, che quando ne trovavano uno d’erba a pagamento gli sembrava di essere a San Siro e si divideva la spesa.
Uno che riesce ad essere bambino per due ore ogni tanto davanti alla tv mentre la  Juve, che stabilendo un record dietro l’altro,  conquista il 30° scudetto nel suo stadio e vede l’ultimo gol di Pinturicchio nella sua ultima partita, si abbraccia con chi ha vicino perchè in quel momento è il bambino di una volta, non si rende conto di avere 63 anni e mezzo.
E la pillola per il colesterolo è solo un piccolo particolare e non è da un particolare, un rigore sbagliato, che si riconosce un campione, che può mortificare il sogno che è in noi.
Anche Togliatti e Berlinguer erano juventini e l’essere tifosi non ha tolto nulla alla loro grandezza, come non toglie nulla alla mia consapevolezza di essere proletario dalla parte dei proletari.
Non per niente la trasmissione più mitica di Radio Popolare è stata, e lo sarà per sempre, Bar Sport, pebbacco o devi morire, del mitico  SergioFerrentino, l’inventore e poi della Gialappa’s.
Qui si parla di sogni ed i sogni non muoiono mai.
Il Capitano sarà per sempre il nostro Capitano. 

Non ho notato un movimento particolare in occasione dell’8 marzo, quest’anno. Forse le donne al posto della mimosa dovevano lanciare la farfallina di Belen, sarebbe stato un successone.


Io ho vissuto il 68 e tutta la battaglia per l’emancipazione femminile, più volte ho scritto nel blog che la mia generazione ha dato le chiavi di casa a tutte le ragazze, le donne che sino ad allora uscivano solo se accompagnate da qualche familiare o da un fidanzato ufficiale che subentrava al comando del padre e dei fratelli nel decidere cosa dovesse fare e cosa pensare.
Alle più giovani potrà sembrare un discorso strano ma le mie coetanee e quelle con qualche anno di più, specialmente nel profondo sud, capiranno al volo cosa intendo dire.
Non solo il padre ma anche i fratelli dominavano sulle donne di casa.
Passo spesso per maschilista ed infatti lo sono, un maschilista strano che ha fatto di tutto perchè la sua compagna fosse libera indipendente di pensiero, ho vissuto tutto il periodo del movimento femminista e mi ricordo di avere detto alla Mirè: il movimento di liberazione femminile non deve essere contro di noi, dobbiamo essere insieme, uniti, e dovrete starci vicino perchè avremo degli sbandamenti, delle cadute, 4000 anni di storia maschilista non si cancellano con qualche manifestazione.
L’emancipazione femminile l’abbiamo vissuta a braccetto, sono 41 anni che andiamo a braccetto senza rinunciare a nessuna discussione più o meno accesa, ci aiuta a capirci.
Ho molto da dire sull’emancipazione femminile, per me fraintesa e buttata nel cesso e questa mattina leggo un articolo di Elisa Bellardi che scrive quanto segue:

Qualcuno direbbe che è anacronistico parlare di lotte ora. L’emancipazione femminile nel 2012? Ma per favore, chi ha più voglia di sentirle certe cose? Ci hanno dato uguali diritti, si fa per dire. Del resto ci mancherebbe. E noi cosa ne abbiamo fatto? Accorciate ancora di più le gonne, non più per protesta ma per mostrare le gambe, al posto dell’uguaglianza abbiamo cercato il successo. Tutto finito, quindi. Tanto vale regalare una mimosa e non pensarci più.

Le donne oggi sono tutte belle, speciali, principesse. Un po’ come quando, qualche settimana fa, complice l’ormai celebre farfallina di Belen, la patriottica indignazione (di pari passo con una meno “nobile” pulsione) raggiungeva livelli stellari. È tutto un blablabla. Come se “la donna” fosse una granitica categoria senza vie di mezzo né sfumature. «Siamo così, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate, ma potrai trovarci ancora qui» cantava la Mannoia. Già. Molto poetiche le semplificazioni e spesso si avvicinano al vero, ma attenzione. Né veline né intellettuali, la verità non solo spesso sta nel mezzo, ma ha infiniti volti. Chi ha avuto la fortuna di avere una mamma o una nonna femminista conosce la profonda comunanza di intenti con cui erano unite alle proprie compagne di lotta. Altri tempi.

Ritengo che oggi, ancora più degli anni sessanta e settanta, l’emancipazione femminile sia più che mai attuale perchè ritengo che le nuove generazioni di fanciulle, tanto per essere chiari: la maggioranza, non abbia capito niente a meno che non riteniamo emancipazione farsi riprendere mentre si fa sesso a scuola o si mandano via telefonino le foto delle tette o della passera.
Quella non è emancipazione o libertà sessuale, è zoccolaggine della quale una volta maturate, sempre che si abbia la fortuna di maturare, ci si pente amaramente.
Il protagonismo da telefonino è misero, da sconfitte, ed anche la cultura e gli ideali che ci sono dietro all’emancipazione femminile sono messi da parte durante queste ricorrenze, consumistiche e maschiliste, di cui si riempiono i giornali, l’informazione, svuotate dei loro ideali e della stessa storia.
la maggioranza della ragazze di oggi non sa nemmeno perchè si festeggia l’8 marzo, per loro è una pizzata cone le amiche , una serata libera da fidanzatini, mariti, compagni e possibilmente, magari, un bel spogliarello maschile.
Per questo ritengo che se la società dei consumi, sempre attenta al profitto ed al fatturato, avesse sostituito la mimosa con la farfallina di Belen avrebbe sbancato il banco.
La suggerisco per il prossimo anno convinto che avrà più successo del burlesque.

8 MARZO, FESTA DELLA DONNA: DALLA MIMOSA AL BURLESQUE. GUARDA IL VIDEO

 Non  ho niente contro il burlesque, non ho niente contro quelle che ritengono di essere più emancipate con il perizoma o con la minigonna che fa vedere le mutande, sono riuscito a vederne tante di mutande sia con i pantaloni che con le gonne lunghe, è solo una questione di feeling, ma vorrei solo una cosa molto semplice, che si smettesse di associare l’8 marzo ed il suo significato a queste feste consumistiche e queste femmine da strapazzo che considerano libertà ed emancipazione una questione di centimetri.
Tra l’altro mentre la mimosa ha un significato ed un senso per tutte le donne la farfallina di Belen ha significato solo se sei 1,80 e di coscia lunga.
Dato che non è possibile garantire l’avvenenza per tutti, io sono uno di quelli che l’1,80 se lo sogna, cerchiamo almeno di far crescere il cervello se non possiamo far crescere il resto.Tutto qui. 

 

Inquinamento, polveri sottili.E se bagnassimo le strade come si faceva una volta per evitare i polveroni?


Ricordo che quando ero piccolo e andavo dai miei nonni in campagna passava un camion che innaffiava la strada, sterrata, per evitare che i mezzi che passavano sollevassero un polverone che ti entrava anche negli orecchi.
Non sono uno scienziato ma sono convinto che il problema delle polveri sottili finchè le auto avranno le ruote non lo risolveremo mai, nemmeno con le auto elettriche.
Secondo me il rotolamento stesso delle ruote fa da ventilatore  che espande nell’aria ed ovunque le polveri sottili, a parte ovviamente gli altri tipi di inquinamento, ed è sintomatico che quando piove si abbassa notevolmente il livello delle polveri.
Da qui l’idea di bagnare le strade come facevano una volta, chiunque di noi abbia viaggiato in vacanza in qualche strada non asfaltata sa che al nostro passaggio si sollevano nuvole di polvere alle nostre spalle, probabilmente non sono inquinanti come la polveri della città ma ti si infilano ovunque, negli occhi e negli orecchi.
Non sarebbe un costo eccessivo e si potrebbero fare degli esperimenti, la butto lì, non si sa mai.
Magari è una idea cretina, lascia il tempo che trova ma allora mi dovrebbero spiegare i ricercatori come mai con la pioggia il livello selle polveri sottili si abbassa notevolmente.
Forse dovrei mandare una email a Pisapia proporre la mia idea e farmi ridere dietro da tutta Milano.
Non basterà per togliermi dalla mente il tarlo sulle conseguenze della pioggia.
Potremmo montare degli spruzzatori come quelli dei giardini sui tetti dei condomini ed abbattere con la pioggia artificiale anche i fumi delle caldaie.
Questa mattina mi si è accesa la lampada di Archimede, cosa ci volete fare. 

I gonfaloni di una volta e quelli di adesso, la nostra storia.


A me è particolarmente caro quello di Reggio Emilia dedicato a Fratelli Cervi. Ogni anno in occasione del 25 Aprile vado in piazza, al corteo  di Milano e da sempre ho visto questo gonfalone.
E' la nostra storia, la nostra provincia, le nostre radici. Ci aiutano a ricordare chi si è sacrificato per noi e anche a considerare che una volta eravamo un popolo migliore.
Ogni paese, borgo, città è orgogliosa del proprio gonfalone con bene in vista tutte le medaglie al valore militare o civile.
Particolarmente orgogliosi delle medaglie dedicate alla Resistenza, alla lotta di Liberazione.
I tempi cambiano, le puttane non si chiamano più puttane ma si chiamano escort, ed i comuni si adeguano, penso che tra poco avremo le medaglie per le letterine, per chi va al grande fratello, per chi frequenta le Ville del vecchio maiale pedofilo.
Se leggete la cronaca locale ogni giornaletto è a caccia di zoccole o tronisti del luogo e se non trovano nessuno ci restano male.
Avere la concittadina che si prostituisce ad Arcore o che va al grande fratello, uomini e donne, l'isola e tutte le altre stronzate diventa l'orgoglio del paese, dei concittadini.
I più fortunati sono quelli che possono raccontare agli amici: sai che una di quelle che faceva i pompini a Fede abita nella mia via?
Il padre e la madre sono miei amici,  sono orgogliosi che la loro figlia è diventata famosa.
Il gazzettino di Varese  va avanti da mesi con una che è al grande fratello.
Se guardate sotto Cultura e spettacoli trovate questo:

Choc per Margherita
"lasciata" in diretta

Se andiamo nel bresciano troviamo questo:

 

Caso Ruby: Ecco le gemelline bresciane del presidente Berlusconi

A Pescara questo:

Caso Ruby, nei festini di Berlusconi
spunta anche Renata da Pescara

Sono convinto che, di qui a poco, qualche assessore, magari di quelli che organizzano le selezioni per Miss padania, proporrà di mettere una medaglia sul gonfalone del paese in memoria, ed onore, della concittadina, o concittadino, diventato famoso con la Tv o, meglio ancora, frequentando i festini del presidente del consiglio.
Si potrebbe fare così: medaglia di bronzo al comune di residenza di un tronista o di una corteggiatrice.
Medaglia d'argento al comune di residenza di un partecipante del grande fratello, amici, uomini e donne, l'isola o la fattoria,
Medaglia d'oro a quei comuni che hanno concittadine che si sono prostituite ad Arcore.
Se non mandiamo in crisi il mercato dell'oro, ovviamente.
Sfortunato il paese che ha bisogno di eroi, ma che culo il paese che ha tante eroine.
Come quando succede una disgrazia in un paesino sconosciuto, balza agli onori della cronaca ed alla domenica puoi vedere la gente che ci arriva in gita per fare le fotografie.
La filosofia, più o meno, è la stessa.

 

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