Che Paese è un Paese nel quale un condannato per estorsione dice: non sono un delinquente. Troppo stupido per essere un criminale, è semplicemente un figlio del berlusconismo. Tutti innocentisti e garantisti.


indexA Servizio Pubblico un’ex favorita eletta in Parlamento ed una sua collega, entrambe laureate, si sono lanciate contro la magistratura rossa, ad orologeria, che sin dai tempi di mani pulite ha colpito e condannato solo da una parte e trascurando l’altra nel tentativo di screditare la sana politica della destra che si è salvata solo grazie alla tenacia della Santanchè, Carfagna e Comi che come una sola gallina si sono immolate in nome della verità.
Se non fosse per il fatto che la verità delle pasionarie in questione è una palla colossale come quelle che racconta da una vita il loro caudillo.
Durante la stagione di mani pulite la Santanchè era già grandina e non è giustificabile, dovrebbe ricordare che  la destra piduista fece una campagna spudorata in favore di mani pulite, Mediaset monopolizzava i suoi Tg con i servizi dal Tribunale di Milano ed a stagione appena conclusa ha cercato di ingaggiarne i protagonisti offrendo loro un incarico ministeriale.
La svolta è venuta dopo quando le indagini in corso contro il piduista hanno cominciato a prendere corpo e sostanza.
Fu allora che Berlusconi mise in campo la tattica della P2 screditare la Magistratura e fare in modo che la politica fosse tutta infangata, tutti sembrassero uguali e corrotti. E’ li che venne inventata la magistratura rossa e le sentenze ad orologeria.
Intanto basterebbe che le pasionarie del garantismo piduista si leggessero le carte e scoprirebbero che i comunisti coinvolti in mani pulite hanno pagato il loro debito con la Giustizia, Greganti in testa, e non è colpa dei comunisti se il rapporto della corruzione era di 1 a 10 se non di 1 a 50.
Ad ogni modo mentre i comunisti coinvolti in mani pulite sono scomparsi quelli degli altri partiti, alcuni di essi, sono stati candidati in Forza Italia insieme ai finanzieri che si sono venduti a Berlusconi come Massimo Maria Berruti, prima ingaggiato come manager in Fininvest e poi fatto eleggere parlamentare.
Certamente la Comi era troppo piccola, ai tempi di mani pulite giocava ancora con le bambole.
Dato che è stata molto brava con gli studi, ha preso due lauree, poteva anche trovare il tempo di studiarsi le carte senza limitarsi a credere alle fandonie del suo presidente.
Diverso il caso della Carfagna, nel 1992 aveva già 17 anni l’età della Noemi, anche se lei era ancora impegnata nello studio e nel nuoto e solo dopo pochi anni divenne miss e la favorita del sultano.
Un merito non da poco diventare la favorita  in età così avanzata, conoscendo le abitudini del sultano, al punto di ricevere diversi riconoscimenti per le sue capacità
in intercettazioni più volte smentite ma della cui esistenza era convinta la Boniver.
Non so se sia tutto vero anche se la storia avuta con Bocchino potrebbe essere una conferma indiretta.
Il berlusconismo ha creato e coltivato questi mostri, da una parte i garantisti a senso unico ed a oltranza e dall’altra dei delinquenti che si ritengono innocenti nel mare magnun di fango e merda etico-morale in cui è stata ridotta l’Italia.
Tanta è l’abitudine delle pasionarie del piduista nell’infangare l’avversario politico, sembra che abbiano studiato tutte al Giornale, che la Comi ci ha provato pure con Ingroia ricevendo la smentita in diretta da Santoro dopo che aveva fatto verificare ai suoi collaboratori.
La Comi ha accolto la smentita in diretta con il suo splendido sorriso, non ha fatto una piega.
Diciamo che come stile ha preso tutto da Gelli o da Goebbells, le carte di mani pulite non le ha lette ma gli aforismi di Goebbells sicuramente.
Almeno questi due:

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.
La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità.

Ovvio che un humus culturale, etico e morale del genere non possa che generare le Comi, Carfagna, i Corona e le migliaia di follower che li seguono.
Da uno come Corona, asagerato e cafone, si può essere immuni per la gente normale.
Più difficile essere immuni ad una come Lara Comi che si mimetizza bene.
Da tempo sono convinto che tutto è cominciato nel 1983 con Drive In, ne ho scritto anche un post che è andato perso con Splinder.
Programma cult che guardavano anche gli intellettuali come Umberto Eco e persone comuni come il sottoscritto, perchè allora tette e mutande in televisione erano rivoluzionarie e nessuno si sarebbe immaginato che in pochi anni saremmo passati dalla pratica al voyeurismo del Grande Fratello, dalla democrazia alla mignottocrazia.
Corona fa parte del contesto, è uno che immerso in questo fango culturale rivendica, giustamente, di essere nella media e quindi innocente.
Quando uno lancia le mutande, spero non lavate, dal balcone e sotto ci sono centinaia di ragazze che urlano la loro ammirazione è facile che perda la testa e si ritenga un essere superiore e consideri l’estorsione non un reato ma un modo per far soldi più veloce possibile. Una furbata.
E’ come fare un gol al volo al Camp Nou ed al boato della folla ,98.787 posti, perdere la testa. Credersi Messi o il Messia.

Ho letto da qualche parte che la crisi ha fatto riscoprire lavori che avevamo dimenticato, la domestica, la badante, il domestico. Ho conosciuto i tempi in cui le famiglie, borghesi, avevano la domestica in casa con vitto ed alloggio.


imagesAnche le situazioni più tragiche o forse proprio perchè tragiche hanno sempre un lato divertente.
Come il villano di Ho visto un re, noi ridiamo, che il nostro piangere fa male al re.
Tolte le grandi famiglie borghesi e gli arricchiti, rigorosamente anonimi, i domestici in casa erano praticamente scomparsi, al massimo c’era la donna a ore o per stirare.
Fare assistenza o la domestica negli ultimi due decenni era diventata una prerogativa degli immigrati ma la crisi degli ultimi anni hanno fatto riscoprire questo lavoro anche agli italiani, un salto indietro di 40/50 anni. Quasi come le vendite delle automobili.
Di solito erano tagazze che venivano dalla campagna, dalla montagna, molte di loro facevano questo lavoro con vitto ed alloggio per farsi la dote o mettere qualcosa da parte per il matrimonio.
Lo stipendio non sarà stato il massimo ma vitto ed alloggio garantito aiutavano a risparmiare parecchio e c’era pure un giorno libero alla settimana.
Sempre meglio, lasciatemelo dire, della disoccupazione.
Leggere di questo ritorno all’antico mi ha fatto tornare in mente che anche il mio datore di lavoro, anni 60,70,80 perchè era sempre lo stesso, aveva la donna di servizio in casa.
Ne avevano due, una per i genitori ed un’altra per la figlia più grande che era sposata. Abitavano tutti nello stesso palazzo che tra uffici della ditta ed appartamenti di famiglia praticamente era tutto occupato.
Una volta il mio titolare mi chiese un favore, dovevo andare alla stazione centrale a prendere la nuova domestica in arrivo dalla Valtellina, mi disse il binario e mi diede una veloce descrizione, ragazza giovane, bionda con due valige.
Insieme all’amico Gino, collega inseparabile, che viveva da solo e quindi un po’ il factotum della famiglia del titolare prendemmo la 850 familiare ed andammo alla stazione.
Non so se per pigrizia, per comodità o perchè anche allora i parcheggi erano pochi, parcheggiammo l’850 vicino alla rotaie del tram.
Andammo al binario e ci mettemmo in attesa. Appena i passeggeri iniziarono a scendere dal treno giocammo ad indovinare chi fosse la ragazza in questione, sinceramente ci aspettavamo una montanara, nel senso buono del termine o una ciofeca.
Ad un certo punto vediamo una bionda con due valige, molto giovane e molto carina, sbruffoni come eravamo ci lanciammo incontro a lei facendo la domanda concordata.
Sono io, rispose la fanciulla ed è lì che il nostro becero gallismo diede il meglio di se. Però eravamo giovani.
Cominciò un balletto, te le porto io le valige disse il Gino, no dammene una anche a me risposi di rimando. La ragazza era imbarazzata per tanta cortesia, le avevano detto che sarebbe finita in mezzo ai lupi e si trovò immersa nella gentilezza, avrebbe potuto annegare.
Arrivati all’850 caricammo le valige, l’ 850 familiare aveva 7 posti, e la ragazza, modestamente,  voleva salire dietro.
Ma figurati, altra manfrina, tu siedi davanti è lui che va dietro dissi rivolto al Gino.
Accettò ed in questo modo potemmo darle una occhiata tutti e due, se si fosse seduta dietro l’impresa era più difficile.
Certamente non eravamo nel pieno delle nostre facoltà mentali, la ragazza era ben oltre il nostro immaginario e la prova più evidente fu quando misi in moto l’850 e partii.
Sentimmo un rumore tremendo di lamiera, avevamo lasciato il portellone laterale aperto a bandiera, praticamente, ed il tram l’aveva quasi  divelto. Forse, presi dalla situazione, ci dimenticammo che il pulmino aveva le porte laterali.
Constatato che il tram non aveva subito danni chiudemmo  il portellone in qualche modo e ci avviammo verso Sesto San Giovanni.
Ovviamente ci demmo una calmata, ma non abbastanza credo.
Quando arrivammo in ditta, era una concessionaria Fiat, scaricammo le valige e la bionda. Il Gino partì in tutta fretta per parcheggiare il pulmino, come lo chiamavamo noi, per tornare prima possibile a disposizione della bionda ed accompagnarla personalmente all’appartamento del titolare.
Aveva talmente fretta che si dimenticò che il pulmino aveva il portapacchi sul tetto e, fatto ancora più importante, che non passava dalla rampa di accesso al garage inferiore.
Infatti si incastrò a metà della rampa.
Potenza della lirica dove ogni dramma è un falso, cantava Lucio, io mi domando come si senta una donna quando vive queste sensazioni di onnipotenza. Quando si rende conto che con un sorriso distrugge una porta, un portapacchi
e fa incastrare un pulmino al punto che per tirarlo fuori c’è voluto un carro attrezzi.
Forse eravamo più poveri di oggi, ma eravamo allegri, sapevamo cogliere la bellezza ed apprezzarla.
Certo non con le parole dei poeti o dei cantanti ma, nei fatti, certamente.
Svelti, furbi ed organizzati come i Soliti ignoti.
Qui vediamo Er pantera, Vittorio Gassman, che corteggia Nicoletta, Carla Gravina, la domestica dell’appartamento a fianco dell’obiettivo della rapina.

Non è per essere maschilista, è nei fatti. Anche la più sana delle compagnie quando le donne sclerano saltano per aria. Succede nella vita e succede nel web.


Le compagnie che durano di più, anche tra le litigate, sono quelle dei maschi. Ci si può picchiare come fabbri durante una partita di pallone ma una volta finita è tutto come prima, amici più di prima.
Se non ci si mettono in mezzo le donne.
Quando fanno discussione le donne fanno saltare il banco, sempre se gli altri lasciano fare se i maschi soccombono alle isterie femminili.
Ci sono amicizie maschili che durano una vita pur dicendosi tutto in faccia, quasi in maniera crudele, ed è proprio per questo che durano nel tempo e si rafforzano.
Se la compagnia più affiatata lascia spazio agli screzi femminili si sfascia tutto, nella vita come nel web.
Non so se è un problema di competizione o no, non mi interessa nemmeno, so solo che noi maschi, almeno quelli che conosco io, non hanno mai lasciato che le diabrite femminili interferissero nei nostri rapporti personali sfasciando amicizie decennali per una questione di principio, di orgoglio o di puntiglio.
Insomma quando le galline fanno casino ne va di mezzo tutto il pollaio.
Se i galli ne sono succubi.
Per me la compagnia, il gruppo, è sacro,e viene prima dei problemi personali o personalizzati.

Che significa fare un titolo Briatore-Costamagna, lite a Servizio Pubblico. Una informazione corretta avrebbe dovuto titolare: Buzzurro maschilista arrogante e spudorato da il meglio di se, di più non può.


Più di un giornale on line ha titolato la vergognosa esibizione di arroganza del soggetto in questione come una lite, mettendo sullo stesso piano l’autore della sceneggiata e le vittime del maschilista da strapazzo. Ai maschi non ha dato dei maestrini o dei rompi maroni. Ha ripetuto tre o quattro volte che lui ha vinto 6, mi pare, mondiali di Formula 1, dimenticando di dire che è stato radiato dalla Formula1.
Se il livello dell’imprenditoria italiana nel mondo è questo si spiega come un piduista abbia potuto diventare presidente del consiglio, spero che la parte sana dell’imprenditoria italiana lo tenga alla larga, sempre se esiste.
Quando si parla dell’evasione fiscale in merito allo yacht, l’altra sera si è risentito perchè la Costamagna gli ha tolto qualche metro di lunghezza, prima di indignarmi non so perchè mi viene da ridere.
Non conosco personalmente la Gregoraci, la moglie di cotanto personaggio, non è mai venuta da me per scambiarci dei bacini, ma sono ancora affranto per il dolore di mamma che ha espresso quando le hanno sequestrato lo yacht. Il pargoletto, Nathan Falco, era andato in depressione perchè gli mancava tanto la sua cameretta azzurra. Una creatura di pochi mesi già in depressione perchè gli manca lo yacht. 
Chissà come si sentiranno i bambini nati in ringhiera, in qualche tugurio, per i quali nessun giornalista si è scomodato per intervistare la mamma.
L’arroganza, la maleducazione del personaggio mi ha sempre infastidited è per questo che lo chiamo buzzurro, non nel senso dei venditori di castagne svizzeri ma nel senso corrente del termine: Attualmente “buzzurro” ha un valore dispregiativo generalizzato e sta ad indicare persona rozza, ignorante o volgare.
Sarà anche un bravo imprenditore, un ottimo evasore in buona compagnia ma, non so perchè a me da sempre l’impressione di un buzzurro. Cha ha imparato ad usare il pc ma non ha mai letto un libro.
Intendiamoci è solo una mia impressione.
Tre donne c’erano in studio. Ad una ha dato della maestrina, all’altra della rompi maroni ed alla terza ha fatto la carità. Per molto meno mi sono preso del maschilista io, che ho criticato le femmine, mai le donne.
Mi rivolgo alla signora che accudisce il padre malato di Sla, se mai le arrivassero gli euro promessi dall’evasore dal cuore tenero le consiglio di disinfettarli anche se penso che opporrà un fermo rifiuto.
Ci sono femmine dalla bocca buona e donne con dignità, lei mi sembra una di queste.
E’ andato all’estero da giovane, l’aria non era buona per lui. Così ha potuto evitare le patrie galere, sprovviste di camerette azzurre, e come è tornato evasore libero è subito ritornato in patria per darci lezione di capitalismo attivo.
Sky prima, gli ha offerto una trasmissione tv dove insegna ai giovani l’arrampicata sociale, possibilmente in cordata libera, Santoro l’ha invitato come ospite, forse per farci vedere il lato migliore dell’imprenditoria italiana e la Rai ha offerto una trasmissione tv alla sua Signora, la Gregoraci che, per questa volta, non è andata, o passata,  per il Sottile.
E’ stata raccomandata direttamente dal marito.
Sembra poco, sembra niente, sembrano quisquilie come diceva Totò ma non è vero, non è così.
Se l’Italia è ridotta in questo stato è perchè la classe dirigente è come Briatore, o peggio. Uno di questi è diventato presidente del consiglio è piaciuto alla maggioranza degli italiani.
Pensate che un soggetto del genere fa pure la morale ai politici, praticamente una guerra civile, bontà sua un operaio, da lunedì, dovrebbe guadagnare 400 euro al mese in più.
Ondate di populismo da fare impallidire gli tsunami, mancava solo che dicesse: così potranno comprarsi lo yacht.
Memorabile,  era ancora comproprietario con la Santanchè del Billionaire, quando ha proposto il pranzo di mezzogiorno a tariffa ridotta per incrementare la clientela.
Ha fatto come le trattorie di Milano che a mezzogiorno offrono un pasto a prezzi ridotti per i lavoratori che non hanno la mensa e non si portano la schiscetta, si può mangiare con 8/9 euro.
Lui ha proposto il pasto ridotto per i lavoratori della Sardegna a 250 euro. E’ da allora che i pastori non si sono più portati pane e formaggio da casa ma pranzavano al Billionaire, per solidarietà, senza salvarlo  dalla chiusura.
L’evasore filantropo, l’ex giocatore d’azzardo ha commentato così la chiusura del locale più in di Porto Cervo:
Investirò all’estero, tanto in l’Italia se possiedi una barca e arrivi in porto per attraccare, o sei un bandito o sei un ladro. Anche qualcosina di più, ma lasciamo perdere, non vorrei prendermi del maestrino o del rompi maroni.

I have a dream, non come quello di Martin Luther King, il mio è impossibile. Ma io ci spero comunque.


Io sogno che un giorno qualunque, a scelta loro, giornalisti, fotografi, cronisti, la smettessero di assalire la Santanchè ogni volta che esce da qualche palazzo di Giustizia, dalla sede del Pdl o va a passeggio con Sallusti.
Indifferenza assoluta sarebbe la condanna peggiore per la protagonista del presenzialismo, che la smettessero di correre alle sue conferenze stampa e che le trasmissioni televisive, escluse quelle di Mediaset, la smettessero di invitarla.
Lasciarla nel suo brodo attorniata dalla scorta, non riferire niente del suo “pensiero” o di quando offende gli immigrati o i mussulmani.
Insomma che il mondo del gossip e dell’informazione si rendesse conto che la Santanchè è come Nicolazzi al quale  Fortebraccio dedicò un corsivo che cominciava così:
Eravamo fermi sui gradini del portone maggiore del palazzo, quando arrivò, fermandosi davanti all’entrata, una grossa macchina blu. L’autista, rapidamente, corse a spalancare la portiera posteriore di destra. Non ne scese nessuno. Era Nicolazzi.
La Santanchè se le togliete gli schiamazzi, il dito medio , la bocca da tunnel autostradale
ed i giornalisti di torno si mostrerebbe per quello che è, nessuno.
Ci resterebbe pure male, non tollera l’indifferenza, senza microfono non è più lei.
Spero che un giorno, l’informazione, ce la tolga di torno. In senso metaforico ovviamente.

Non vorrei che il vostro punto G, maschile a giudicare dai commenti, sia il mio blog. Appena scrivo qualcosa contro Grillo, politicamente, accorrete in massa. Mi ricordate gli invasati pro Berlusconi del 2006 che commentavano il sito: iosonouncoglione. L’aggressività è la stessa.


Eh, ma tu critichi sempre, provochi, ovvio che te ne dicano di tutti i colori è il commento più accomodante che mi hanno lasciato.
Pare che il sarcasmo, lo sberleffo, la battuta e le offese siano una esclusiva di Grillo, lui può, lui deve, è un blogger normale che  non può, è lesa maestà.
Gli adepti, i seguaci del M5S si limitano a darti dell’ignorante, colui che ignora i loro programmi, o si limitano all’offesa. Mi accusano di essere un simpatizzante del Pd e devono avere ciclostilato, come facevamo noi negli anni 70 con i volantini, la solita battuta del guru: Pd meno elle. Io me li immagino mentre ridono da soli davanti al monitor, ho fatto la battuta che lo lascerà di stucco, senza parola.
Mi limito a non rispondere per non dare soddisfazione, sinceramente non faccio volontariato.
Il punto è che Grillo mi è sempre piaciuto come comico, anche perchè ha un grande tempismo ma le battute, i monologhi, erano scritti da altri. Fior di autori.
Forse anche oggi qualcuno gli scrive i monologhi, le battute, ma non sono divertenti come quelle di Te lo do io il Brasile del 1984
.
E’ un problema politico niente di personale anche se lui offende sul personale. E’ un problema di democrazia, libero pensiero, non l’ho mai visto davanti ad una fabbrica forse perchè le fabbriche non hanno piazze e tolta qualche class action sulla Parmalat o la Telecom non ha mai espresso chiaramente cosa ne pensa del capitalismo.
Ognuno ha le sue idee ed io, per adesso, posso ancora avere le mie, giuste o sbagliate che siano.
C’è un’altra cosa che non mi piace ed è l’uomo solo al comando, anche se dotato di stampella parlante e pensante.
Ho una certa età e non mi sono evoluto come Grillo che è passato dal distruggere i pc a farli diventare un mito, l’arma segreta della rivoluzione come la intendono gli spin doctor.
Il computer l’ho scoperto nel 1986 e l’ho titenuto immediatamente lo strumento più rivoluzionario per il mio lavoro, magazziniere ricambista in una concessionaria Fiat.
Gestire la logistica, la vendita, gli ordini con il computer è totalmente diverso dal gestirle con uno schedario e 9000 schede dove fare il carico e lo scarico.
Mi sono innamorato subito della tecnologia pur esendo un neofita, non mi sono mai sognato di prendere a mazzate un pc se non negli ultimi anni quando ho scoperto il mac, la sua velocità, avrei voluto prendere a mazzate il vecchio pc dotato di Windows, il bradipo.
Dicevo che su certe cose sono rimasto un conservatore orfano di Berlinguer e non mi risulta che Berlinguer si sia guadagnato la stima ed il rispetto di tutti attraverso lo spin doctor.
Bastava ed avanzava il suo carisma. Nonostante questo nel Pci le decisioni erano collegiali, dalle sezioni in su tutti partecipavano alle discussioni ed alle decisioni ed alla fine la sintesi di tanto discutere veniva elaborata dalla Direzione collegialmente, mai una volta che Berlinguer abbia preso carta e penna per scomunicare qualcuno.
Anche quando è successo il fatto del Manifesto è stata la direzione a decretare l’espulsione, qualcuno dice radiazione. La sostanza non cambia.
Insomma nel Pci c’era una linea, quella votata dalla maggioranza nei congressi di tutti i livelli, c’erano delle regole e c’era democrazia. Collegialità nelle decisioni come è dimostrato dalla vicenda del Manifesto.
C’è un altro aspetto ideologico che mi allontana da Grillo ed è il fatto che io credo ancora che ci sia un modo di pensare, vivere, fare politica di sinistra e noecessariamente, per essere di sinistra, ci si deve riconoscere in Bersani o Vendola. Men che meno in Renzi.
Sono convinto che sistano i dorotei come un modo di fare politica di destra, filocapitalista.
Per me esistono ancora, eccome se esistono.
L’astio, la rabbia, con la quale i seguaci del movimento mi danno del comunista sorpassato  mi ricordano l’atteggiamento che avevano certi democristiani ed i fascisti prima che Berlusconi li tirasse fuori dalle cantine, dalle fogne.
Ha un che di già sentito, conosciuto, l’anticomunismo viscerale che hanno quelli della destra nostalgica, che io purtroppo sperimentato anche fisicamente.
Me li immagino con la bava alla bocca mentre mi danno del becero veterocomunista.
Spero, per loro, che poi puliscano la tasiera.
La stessa rabbia cieca con la quale offendevano e commentavano i seguaci del piduista nel famoso sito che ho citato prima, iosonouncoglione.
Ne nascevano delle discussioni infinite, liti e minacce, via internet dove si perdeva il senso della discussione e si finiva regolarmente in rissa.
Ho abbandonato, non ne valeva la pena. Io scrivo quello che penso, ieri uno mi ha dato dell’opportunista ed avendo intuito il mio punto di vista ha pensato di offendermi con l’epiteto peggiore per un comunista: mi sa che sei un doroteo, un ex democristiano.
Certamente non è uno stupido, la stilettata è stata scelta bene ed in modo intelligente ma c’è un problema, non mi ha minimamente sfiorato.
Chi non è con loro, chi dissente, chi ha un altro punto di vista minimo non capisce un cazzo, non conosce il programma del M5S e la partecipazione attiva della base al movimento, non rispetta che spende parte della sua vita, gratuitamente, per diffondere un’idea, un progetto, un modo nuovo di fare politica impegnandosi in prima persona.
Dimenticano che la stessa cosa l’hanno fatta decenni prima tutti i militanti del Pci  che si impegnavano tutte le sere e tutti i fine settimana per fare politica e sostenere economicamente il partito.
Persino quando si andava ai seggi il rimborso degli scrutatori e dei segretari di seggio veniva devoluto al partito, i parlamentari versavano metà dello stipendio.
Per dovere di cronaca il volontariato lo facevano anche i fascisti.
Non hanno inventato niente.
Per chi mi accusa di parlare del movimento senza conoscerlo preciso solo che mi basta, ed avanza, quello che leggo sui giornali e nel web. Faccio inoltre presente che qualche milione di italiani discute, scrive, del Pci nell’ignoranza più assoluta di cosa sia stato, basandosi solo sulla propaganda del regime che è riuscita, o ci ha provato, ad infangare la Resistenza. C’è un che di destra nel loro astio, sono prevenuti quanto me.
Per chi mi invita ad alzare il culo dalla sedia per andare a vedere, da vicino, cosa fanno gli attivisti del movimento dico solo che da parecchio tempo ho smesso di presentare curriculum, sono in pensione.
Ieri ha ripreso con il solito modo violento, maschilista  ed arrogante una esponente del movimento che si è azzardata ad andare ospite a Ballarò. Chiarisco subito che non ho visto Ballarò chi mi avrà letto qualche volta sa che non ho molta simpatia per il simpatico Floris che, involontariamente spero, crea dei ostri senza accorgersene come la Polverini.
Poteva chiamarla al telefono e dirle quello che ritiene più opportuno in merito alla sua presenza in tivù ed invece no, ha voluto umiliarla, offenderla direi, attraverso al rete con una battuta infelice che rende l’idea di quanto fumo ci sia nel suo cervello.
Tutta la mia solidarietà a Federica Salsi, non la conosco ma certamente non merita una battuta così infelice.
Così infelice che ho voluto richiamarla nel titolo del post facendo una battuta, piacciono anche a me le battute, non è necessario essere un grillino per apprezzare l’ironia e la satira.
Non vorrei che il vostro punto G, maschile a giudicare dai commenti, sia il mio blog. Appena scrivo qualcosa non contro, ma che non incensa il movimento o anche contro come è diritto di tutti, arrivano a frotte a commentare nel mio blog.
Senza citarla, ma ci arriva anche un leghista a capire a chi è diretta la sfuriata, Grillo ha scritto:
«È il punto G, quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk show. L’atteso quarto d’ora di celebrità di Andy Warhol. A casa gli amici, i parenti applaudono commossi nel condividere l’emozione di un’effimera celebrità, sorridenti, beati della tua giusta e finalmente raggiunta visibilità. «Seduto in poltroncine a schiera, accomunato ai falsari della verità, agli imbonitori di partito, ai diffamatori di professione, devastato dagli applausi a comando di claque prezzolate».
La differenza tra il mio blog ed i talk show è che qui l’orgasmo è solitario, amici eparenti non possono applaudire commossi e condividere l’emozione di un’effimera celebrità.
Però, l’orgasmo è garantito. Si possono pure sfogare contro il vecchio, sorpassato, vetero comunista.
Però ho il telefonino, segno di modernità, per lo spin doctor ci penserò più avanti.
Andate avanti voi che a me viene da ridere.
Sul fatto che Ferrara da ragione a Grillo in merito al punto G, se fossi un militante, farei una riflessione.
P.S. Dimenticavo una cosa importante, i ringraziamenti. Ogni blogger, sconosciuto o famoso, scrive nella speranza di essere letto, che il suo blog sia frequentato anche se noi blogger non abbiamo problemi di tiratura, non abbiamo costi e produciamo solo quello che pensiamo. A costo zero, qualcuno pensa anche a livello zero così anticipo le critiche. Ad ogni modo ringrazio tutti quelli che passano, muovono il contatore.
Grazie.

Rivendico con orgoglio di non avere mai fatto il parassita o l’opportunista, pur tenendo famiglia come tanti. Compagno ero, sono e sarò. Anche se non è di moda.


Questa storia ha 40 anni suonati ed è cominciata il giorno che il mio titolare mi disse: io ti darei 100.000 lire al mese in più, sei bravo e le meriteresti, ma darle a te significa darle anche all’altro per non fare discussioni.
Se è così, Sig. Piero, facciamo una cosa. Dia 50.000 a me e 50.000 a lui così siamo a posto tutti e due.
Questo fu l’inizio. Poi feci anche una discreta carriera sino a diventare responsabile di magazzino, piccolo e poi grazie all’aiuto di un vecchio collega responsabile di 21 persone, quasi un centinaio sul finire della mia vita lavorativa.
La mia etica, il fatto che fossi comunista, mi ha impedito di fare il paraculo o l’opportunista con i colleghi, prima, e con i collaboratori poi.
Tutto quello che avevo da dire nel bene o nel male l’ho detto sempre in faccia prendendomi le responsabilità ed i rischi del caso. Non ero molto tenero o diplomatico con i collaboratori parassiti o che facevano i furbi.
Molti mi rimpiangono ancora adesso, ero uno che riconosceva l’impegno dei collaboratori ed in modo particolare di quelli che avevano meno capacità tecniche o gestionali ma che davano l’anima per il lavoro.
Aiutavo gli “ultimi” e ci sono decine di persone che possono testimoniarlo, ma non scrivo questo post per darmi l’incenso da solo anzi avendo problemi momentanei con la vista correrei il rischio di darmi il turibolo sulla testa.
Sono pochissimi quelli che possono dire a ma non hai mai dato un aumento, o un aiuto quando serviva la liquidazione per comprare la casa. Chi non l’ha avuto ne conoesceva le ragioni meglio di me.
Per uno con la mia testa oggi, secondo l’etica e la morale corrente sono considerato un pirla, certe telefonate risultano umilianti, anzi no, offensive per quella che è stata la mia storia di persona.
Ricevere una telefonata a distanza di mesi per chiedere informazioni su di una persona a me cara, quando questa ha dovuto lasciare casa, città e Paese per andare all’estero in seguito ad una scelta, aziendale o del capo non mi interessa, che ha trovato più facile lasciare a casa una P.I. individuale che, magari, forse, probabilmente, un parassita assunto a tempo indeterminato che tiene famiglia.
Ecco, mi ha fatto incazzare. Mi sono sentito preso per il culo e questo mi ha fatto incazzare.
Mi incazzo facilmente e questa persona lo sa, infatti alla sua domanda  ho risposto: è meglio che non parli , lo sai come andrebbe a finire.
La telefonata è pelosa, avrebbe dovuto farla 8/9 mesi fa, adesso risulta falsa ed ipocrita.
Detto questo può darsi che tra qualche mese saremmo qui lieti di come vanno le cose a Londra e le miserie, etiche, passate dimenticate.
Se avesse pensato ad una telefonata di cortesia la paragono a quella di chi ha mandato uno al patibolo e poi chiama la famiglia per sapere se la lama era affilata o gli ha fatto male.
Mi è servito scrivere questo post per scaricarmi, sfogarmi. Rivendicare la mia diversità mi fa bene, mi rende orgoglioso e non mi interessa se oggi essere solidali, corretti, con colleghi e collaboratori è considerato un atteggiamento da povero pirla.
Io vado a testa alta, tutti hanno potuto voltarmi le spalle senza mai temere nulla da me.
Se avevo da dire qualcosa lo facevo guardando dritto negli occhi dell’interlocutore,  sia esso  un collaboratore o il grande capo, non ho mai mandato a dire niente a nessuno.
Forse è la prima volta con questo post, ma mi rivolgo a me stesso.
In tempi in cui per 10 euro si ammazza la madre non è poco avere dignità ed etica.

Tutti i giornali l’hanno fatto passare per uno che non rispetta gli handicappati ed invece no. Lui disprezza e non rispetta nessuno, senza distinzioni. Tagliare le gomme a chi pretende il rispetto delle regole era il minimo che potesse fare per sentirsi potente.


Pare che da tre anni parcheggiasse la sua Jaguar in divieto di sosta, spesso invadendo l’area di parcheggio per gli handicappati, finchè un portatore di handicap non ha chiamato i vigili che gli hanno dato la multa.
Una, in tre anni.
D’altronde in tutte le città ci sono milioni di automobilisti che parcheggiano in divieto di sosta, davanti ai passi carrai o alle portinerie è scusabile che la sua indignazione lo portasse a tagliare le gomme al malcapitato che avanzava i suoi diritti.
Tra l’altro il parcheggio per gli handicappati l’aveva voluto lui, in un certo senso ne aveva diritto e credo anche di conoscerne il motivo, tanto normale non è.
E’ stato dipinto come un mostro che non ha rispetto degli handicappati  ed è stato costretto a dimettersi dal Pdl e dalla direzione dell’Aler attirandosi l’indignazione di tutta la città di Lecco e non solo.
Lui rispetta gli handicappati, ha fatto saper in una nota, è andato pure ad una cena di gruppo con gli handicappati e quindi, secondo me, meriterebbe rispetto e non il pubblico ludibrio. La Gogna mediatica.
Lui ha il disprezzo tipico che hanno i politici verso le regole dei comuni mortali, chiamiamoli i sottoposti, la classe inferiore, non è una mancanza di rispetto verso gli handicappati, disprezza tutto e tutti allo stesso livello.
Altrimenti che politico sarebbe?
Io penso che l’informazione sia stata precipitosa, l’abbia usato come capro espiatorio per distogliere l’attenzione da fatti ben più gravi di togliere il parcheggio ad un handicappato e per di più rompicoglioni, uno che chiama subito i vigili. Tagliargli le gomme è stato doveroso, quanti di noi non hanno avuto la tentazione di bucare le gomme di chi ha parcheggiato davanti al nostro passo carraio, portone di casa o bloccato il marciapiede?
Tutti nella vita, se avessimo avuto dei chiodi a portata di mano, avremmo bucato le gomme a qualcuno specialmente quando esige il rispetto delle regole, ai rompipalle insomma.
Secondo me Antonio Piazza un certo diritto a parcheggiare nell’area dei portatori di handicap ce l’ha e vi spiego perchè.
Come abbiamo letto era presidente dell’Aler, parcheggiava da tre anni in divieto di sosta ( questo è il primo segnale che tanto a posto non è) imbufalito dalla prima multa, in tre anni, appena se ne vanno i vigili urbani taglia le gomme del cittadino che li ha chiamati facendosi riprendere dalle telecamente, forse addirittura dell’Aler.
Secondo voi uno che agisce così, non mi riferisco al taglio delle gomme, è uno da ritenersi normale o ha qualche problema psicologico?
Non dico che è un caso grave, ma se va all’Alsl può darsi che gli diano l’affido ed una pensione, seppur minima.
Tanto a posto, nella testa, non è. Forse quel parcheggio è un suo diritto, tutto sommato.
Fa parte della media degli italiani che non rispettano nulla e nessuno, parcheggiano in seconda, terza fila o in divieto di sosta fregandosene di tutti.
Il problema è un altro, le gomme dovrebbero tagliarle a loro non a chi chiama i vigili per fare rispettare le regole.

Treviso: “taxi” pubblico per dipendenti provincia. Mi ha fatto ricordare il mio, caro, colonnello. A Vercelli.


Il colonnello in questione era di servizio al Distretto di Vercelli ma abitava in una caserma di Novara.
Io ero l’autista della campagnola del generale, gran persona al punto che ne ricordo ancora il nome, e quindi a disposizione anche per altre mansioni inerenti al distretto o al generale direttamente.
Ma non a quelle che il colonnello pretendeva, nascostamente, per lui.
Essendo al corrente che nelle prime ore del pomeriggio, salvo eventi eccezionali, io ero libero il colonnello aveva preso l’abitudine di farsi accompagnare da me a Novara. Non solo mi lasciava per oltre un’ora sotto al sole ad attenderlo durante il pasto ed il riposino quotidiano.
Mi giravano le palle e non poco.
Come ho già detto il generale era una gran persona ed io un grande paraculo, come soldato, ed il qualche modo lo misi al corrente della faccenda. Volle che gli raccontassi tutto ed io naturalmente obbedii, gli ordini sono ordini.
Il giorno dopo il colonnello scese incazzato nero, salì sulla campagnola e mi disse: Artigliere, portami alla stazione.
Con la faccia più innocente di questa terra gli chesi: non andiamo a Novara?
A Novara non si va più, si prende il treno. Lui avrebbe preso il treno, roba da 5 minuti non di più.
Si, so che sono fesserie, ma dimostrano che i privilegi, i soprusi, le clientele, dipendono sempre dal manico, da chi comanda.
Oggi ho letto sul Gazzettino questo articolo su Treviso:

Provincia, 10 dipendenti “scarrozzati”
da stazione a ufficio con l’auto pubblica

Tempo 24 ore e le panchine, riparate e riverniciate, sono luride come prima. Gioventù bruciata? No, gioventù demente con tanto di iphone ultimo tipo.


10 anni fa, anno più anno meno, c’era la compagnia dei motorini. Entravano nei giardini in mezzo agli anziani ed ai bambini con i motorini, sgommavano e lasciavano i segni delle gomme. Solo maschi, mai visti con una ragazzina.
Sono giovani, si faranno. Infatti hanno preso la patende ma sono rimasti imbecilli come prima. Se il tempo era bello si limitavano a sradicare i cestini dei rifiuti, a gridare a tutte le ore, se pioveva si riparavano sotto ai portici e per passare il tempo prendevano a calci le cassette della posta. Vinceva chi riusciva per primo a far aprire lo sportello di scarico e non contenti prendevano a calci pure le lettere.
Non so cosa fosse il premio per il vincitore, so che ho chiamato la polizia ed, allora, è arrivata quasi al volo.
Un poliziotto, appena sceso dalla volante, salutò uno dei ragazzi con questa frase: Eh, cosa fai qui? Come stanno i tuoi? La risposta non l’ho sentita perchè facevano casino, hanno preso i dati, hanno fatto chiudere lo sportello e rimettere a posto le lettere. Si sono salutati e poi sono venuti al mio campanello a suonare. Erano le due o tre di notte. Scesi dalla scale incazzato e praticamente gli aggredii: ma che cazzo state facendo, io vi telefono per denunciare un vandalismo e voi mi suonate al campanello? Ho una moglie, un cane, se questi stronzi la prendono di mira e le fanno dei dispetti?
Risposta: ma no, che ne sanno loro che ci avete chiamato voi, abbiamo suonato un campanello a caso.
Infatti, risposi, con 50 campanelli e più che ci sono nella via avete suonato proprio al mio, che vi ho dato il nome.
Adesso ci sono le nuove leve. Vestiti bene, iphone ultimo tipo, capelli con la cresta e pennarelli, pennelli per scrivere sui muri, sulle vetrine e sulle panchine. Le ragazze hanno il tacco di ordinanza, la pancia fuori e sono vestite come veline, tra l’altro sono pure carine, capelli curati.
Le ragazze parlano un italiano corretto, si capisce subito che vanno a scuola, i ragazzi si esprimono come Lorenzo, la caricatura del burino interpretato da Corrado Guzzanti.
Io sono vechio ma mio figlio mi ha detto che il tamarro piace alle ragazze, tira molto ed io mi adeguo. Contente loro contenti tutti.
Devono essere della tribù delle scimmie urlatrici, passano la giornata ed anche la notte ad urlarsi frasi senza senso a 10 centimetri di distanza uno dall’altro.  D’estate tengono banco sino ed oltre le tre della notte, schiamazzi, urla, bevono e giocano tra di loro. Ogni tanto nasce qualche discussione per via che le ragazze passano dalle ginocchia di uno all’altro con la velocità della luce.
Qualcuno non gradisce.
In contemporanea c’è pure una compagnia maschile e femminile di sud americani, anche questi sono lì dal pomeriggio e qualche volta alla sera. Suonano, ballano e cantano.
Qualche giorno fa è arrivata la polizia e gli italiani sono spariti, i sud americani sono rimasti lì ed hanno mostrato i documenti, evidentemente non avevano nulla da temere nonostante il popolino tenda a dare la responsabilità dello schifo dei giardini agli immigrati. Mai visti con un pennarello in mano, solo birre ma in questo sono simili ai nostri baldi giovanotti vestiti bene.
Alle volte al mattino incontro quelli dell’Amnsa che puliscono con i rastrelli, raccolgono le bottiglie, i pennarelli vuoti e svuotano i cestini, tutti dipinti dagli artisti del posto.
Un giorno ho detto ad uno di loro: dev’essere frustrante pulire sapendo che due ore dopo sarà sporco come prima. Risposta: sono sud americani, sono tutti così. Saranno anche sud americani, non lo nego, ma ti garantisco che questi sono dei nostri e fanno girare le palle. Il tipo dell’Amsa mi risponde: dovrebbero prenderli ed infilargli un cestino dell’immondizia nel culo, così imparano.
Adesso, se chiami la volante, arriva un’ora o due dopo il casino e diventa tutto inutile. Siamo in pochi, facciamo quello che possiamo.
Questa non è delinquenza, gioventù bruciata, è degrado sociale ed educativo e si allarga  a macchia d’olio. Non hanno interessi, non hanno ideali, solo far casino e lasciare le loro impronte sulle panchine o sui muri, non disdegnando neppure le vetrine della zona. Sono di un’arroganza e di una maleducazione che si taglia con il coltello, da macellaio.
Qualche giorno fa ho detto ad uno di loro, mentre osservavo un suo amico che pasticciava la panchina, una di quelle appena riparate e riverniciate, guarda che sono venuti qui ed hanno fotografato le scritte , ci sono delle multe salate per chi imbratta la cosa pubblica, nostra che paghiamo noi.
E sono venute bene? Risponde lo spiritoso. Di rimando gli dico: benissimo, perfettamente a fuoco. Vedi quelle scritte lì sono come la carta d’identità, le impronte, anzi meglio ancora il Dna.
Vedrai che il furbo lo troveranno, le lettere si somigliano tutte, ha lasciato l’impronta.
Non mi ha risposto ed io sono andato via.
Torno dopo qualche ora e la scritta che il suo amico stava facendo aveva i segni evidenti di un tentativo di cancellazione, dopo che ha scritto su 4 panchine è da imbecilli tentare di cancellare le prove.

La polizia ha consigliato di far firmare una petizione agli abitanti della zona come se l’educazione, il rispetto della cosa pubblica si possa insegnare con le petizioni.
Comunque è già pronta la nuova ondata, c’è un ragazzino di 8/10 anni che insieme ad altri più piccoli passa ore ed ore a far scoppiare petardi in mezzo agli altri bambini e le loro mamme.
Gli animali si spaventano, c’è pure il giardino cintato per i cani e qualcuno ha cominciato a lamentarsi.
Il ragazzino in questione, in modo particolare al sabato, inizia alle 13 del pomeriggio ed è capace di tirare le 20 della sera. Sembra una sparatoria continua. Sabato scorso gli sono passato di fianco con il cane e lui: aspetta, aspetta, verso il suo amichetto, c’è il cane che si spaventa.
Non fare il paraculo gli ho detto, è dalla una che rompi i coglioni con questi petardi.
Domanda: dove cazzo sono i suoi genitori? E quanto costano questi cazzi di petardi?
Ne fa scoppiare a centinaia.
Drogatevi che è meglio, almeno avete qualcosa che vi impegna, un obiettivo da raggiungere. (satira estrema)

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