Quando sono diventato juventino io la Juve era l’unica squadra che si vedeva a colori. E poi c’era Sivori.


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In casa mia nessuno parlava di sport, di calcio. Non si leggevano giornali o libri, che io ricordi, c’erano solo dischi d’opera e musica classica.
Il calcio l’ho scoperto ai giardini con i miei amici e poi nel campetto del comune.
Nel mio piccolo paese del Veneto, tra di noi bambini, si parlava solo di Juve non sapevamo niente di Milan, Inter e non sapevamo nemmeno esistesse un Verona calcio.
Noi sapevamo solo di Sivori che faceva i dribbling, i tunnel e che era un po’ carogna.
Charles era un gigante buono ed educato, non incendiava la fantasia.
L’ho giocato per strada, nei cortili, nei campetti, in collegio ed al parco Lambro, ovunque si potesse.
I più grandi facevano pari o dispari e sceglievano i giocatori, a scalare. Spesso di giocava in 7 contro 8 ed il primo che passava veniva ingaggiato.
Tra le fortune che ho avuto dalla vita considero tale anche il fatto di aver giocato con, contro, mio figlio. Non avevo nemmeno 38 anni e lui ne aveva già 15 e giocavano a pallone nei vari campeggi dove siamo stati.
la Mirè mi diceva: non lo picchiare però, in realtà era lui che picchiava me. Io ho il 40 di scarpe lui aveva il 42.
Quando siamo emigrati a Milano ero ancora ragazzino e ricordo il mio stupore nel trovare tanti juventini a Milano, mi sentivo a casa.
Andavamo in latteria o in piccoli bar dove si formavano le compagnie e, quindi, le squadre di calcio.
Ad organizzare il tutto avevo imparato in collegio dove c’erano parecchie squadre e si facevano i tornei.
Con i miei amici, milanisti, interisti, juventini andavamo spesso a San Siro, qualche volta pagavamo pure. Con noi c’era pure un tifoso del Napoli, un ragazzo di Napoli che era venuto a Milano per lavorare in posta.
Ricordo la prima gionata di un campionato, Inter- Varese. Fischio d’inizio e Corso lancia Jair che vola sul fondo e fa un cross per nessuno perchè era stato troppo veloce.
Vicino a noi un tifoso interista disse: quest’anno siamo in forma, vinciamo lo scudetto.
Mi è rimasta impressa questa frase era solo l’inizio di una pazzia che sarebbe diventata collettiva con il passare degli anni e riguarda tutte le tifoserie, nessuna esclusa.
Tra l’altro ad  uno che capisce così tanto di calcio da sparare sentenze dopo 30 secondi sarebbe da affidargli la nazionale, a vita.
Insomma ho seguito il calcio in mezzo ad amici di altre squadre, abbiamo riso, abbiamo sofferto, ci siamo presi per il culo ma non ci siamo mai offesi.
Alla domenica in casa nostra c’era l’invasione quando c’era la partita, ho sempre avuto la pay tv, ed arrivavano tutti gli amici di Davide ci siedevamo per terra perchè il posto per tutti non c’era. Era un rito.
Ricordo una volta, c’era Milan Juve, ed un amico di davide arrivò leggermente in ritardo.
Quanto siamo? Chiese, 1 a 0 per la Juve.
Adesso sono arrivato io e recuperiamo. FInì 1 a 6 per la Juve ad ogni gol mi giravo verso di lui senza dire niente.
Se andate a vedere la Gazzetta c’è un commento di un milanista che dice: sull’ 1 a 0 per la Juve c’era un rigore su Albertini, la Juve ha rubato ancora.
Che vi devo dire? Qui ci vuole uno strizzacervelli per capire questa gente.
Ancora oggi non riesco ad offendere qualcuno per il calcio, non ho mai detto a mio figlio noi siamo la Juve e gli altri sono merde.
E’ diventato juventino di suo, guardava le partite con me, ma la maglietta di Platini non l’ho comprata io, l’ha comprata la Mirè.
Ero a San Siro quando Bettega fece il gol di tacco, 4 a 1 per noi se non ricordo male.
Io impazzii non per la vittoria ma per il gol di tacco, il calcio lo vedo così.
Quando tornai a casa, la Mirè aveva il pancione, la obbligai a dire W la Juve!, l’unica volta che in vita mia sono stato prepotente.
Continuerò a non offendere, ad usare l’ironia, ad essere felice per loro se la Roma vince la Champions, a non impazzire se la Juve perde ma ad aspettare che si rialzi.
La vita continua anche se si sbaglia un rigore o il tiro finisce sulla traversa.
Io, la vedo così.

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