La Martesana luogo d’incontro multietnico.


 

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Qualche anno fa, 2014 per essere precisi, sono entrato in una farmacia mentre ero in vacanza in montagna e sono salito su una bilancia.
Guardo la farmacista e le chiedo: è giusta?
Purtroppo si, la risposta.
Esco e mi scatta un ragionamento, non è possibile pesare così tanto per uno che è alto un metro ed un cazzo.
Fu così che decisi di cambiare vita e di darmi alle passeggiate con tanto di programma nel telefono per il controllo dei minuti, km, calorie e quant’altro.
Tornato a Milano, a fine estate, si trattava di scegliere il luogo per continuare le mie passeggiate parco o strada? Per andare al parco ci vuole l’auto e non ha senso, per strada è una camera a gas e fu così che decisi per la Martesana che è a 500 metri da casa mia.
La mia vita sino ad allora era stata su 4 ruote sia perchè lavoravo nel ramo e per la mia pigrizia. Ero uno che per comprare le sigarette o il giornale prendeva l’auto con 3 edicole e 4 tabaccai nel giro di 500 mq.
Scrivo adesso dopo oltre 9000 km, infortuni compresi, e mi viene da ridere quando penso ai primi giorni e mi sentivo un fenomeno, sfinito, dopo 3 km al giorno.
I 3 km sono diventati 15, quando vado leggero 10. Ma non è questo il punto.
Lungo la Martesana ho visto le nutrie, i galli cedroni con le varie nidiate, i pesci del Naviglio, le gallinelle, i colori dell’autunno e dell’ alba e  l’airone che puntualmente torna ogni anno a novembre. Vi garantisco che è uno spettacolo.
Ho visto tanta gente, giovani, anziani. C’è chi corre e chi cammina e praticamente ci si vede tutti i giorni.
Un sorriso, un buon giorno, un ciao con i più socievoli, insomma è diventato un appuntamento per scambiare qualche battuta mentre si fa del movimento per sentirsi meglio.
C’è il rompicoglioni che saluta solo se il Milan ha vinto, infatti è da parecchio che passa senza salutare, c’è la coppia sarda con la quale si si scambia battute al volo senza doverle spiegare, c’è il gruppo che fa ginnastica nel piazzale dell’ anfiteatro, il gruppo delle cinesi che fa quella ginnastica/danza, non so come si chiama, con la musica.
Ci sono dei ragazzi di colore con il fisico bestiale che corrono e quando ti passano sento lo spostamento dell’aria, atleticamente delle “bestie”. Ci sono i ciclisti normali e quelli che fanno la Milano- Sanremo tutti i giorni, ti arrivano alle spalle a 50 all’ora e ti sfiorano facendoti incazzare. Una mattina un signore con il suo cane si è talmente incazzato che ne ha sbattuto a terra uno, cazzo! Suonate almeno.
C’è un signore più anziano di me che cammina con difficoltà, data la mole, seguito da un accompagnatore di colore, nel tempo abbiamo preso a salutarci.
L’accompagnatore resta sempre defilato, come se fosse fuori posto, l’aria un po’ mesta.
Ricordo ancora la prima volta che gli dissi: buon giorno! Gli si è aperto un sorriso enorme, denti bianchissimi, gli si sono accesi gli occhi.
Come se non si sentisse più escluso.
Ci tengo a salutarlo e lui ci tiene al mio saluto, quando siamo lontani fa di tutto per incontrare il mio sguardo e mi saluta sbracciando ed io vado a camminare proprio per dargli il buon giorno.
fa bene a tutti e due.

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