Ho letto da qualche parte che la crisi ha fatto riscoprire lavori che avevamo dimenticato, la domestica, la badante, il domestico. Ho conosciuto i tempi in cui le famiglie, borghesi, avevano la domestica in casa con vitto ed alloggio.


imagesAnche le situazioni più tragiche o forse proprio perchè tragiche hanno sempre un lato divertente.
Come il villano di Ho visto un re, noi ridiamo, che il nostro piangere fa male al re.
Tolte le grandi famiglie borghesi e gli arricchiti, rigorosamente anonimi, i domestici in casa erano praticamente scomparsi, al massimo c’era la donna a ore o per stirare.
Fare assistenza o la domestica negli ultimi due decenni era diventata una prerogativa degli immigrati ma la crisi degli ultimi anni hanno fatto riscoprire questo lavoro anche agli italiani, un salto indietro di 40/50 anni. Quasi come le vendite delle automobili.
Di solito erano tagazze che venivano dalla campagna, dalla montagna, molte di loro facevano questo lavoro con vitto ed alloggio per farsi la dote o mettere qualcosa da parte per il matrimonio.
Lo stipendio non sarà stato il massimo ma vitto ed alloggio garantito aiutavano a risparmiare parecchio e c’era pure un giorno libero alla settimana.
Sempre meglio, lasciatemelo dire, della disoccupazione.
Leggere di questo ritorno all’antico mi ha fatto tornare in mente che anche il mio datore di lavoro, anni 60,70,80 perchè era sempre lo stesso, aveva la donna di servizio in casa.
Ne avevano due, una per i genitori ed un’altra per la figlia più grande che era sposata. Abitavano tutti nello stesso palazzo che tra uffici della ditta ed appartamenti di famiglia praticamente era tutto occupato.
Una volta il mio titolare mi chiese un favore, dovevo andare alla stazione centrale a prendere la nuova domestica in arrivo dalla Valtellina, mi disse il binario e mi diede una veloce descrizione, ragazza giovane, bionda con due valige.
Insieme all’amico Gino, collega inseparabile, che viveva da solo e quindi un po’ il factotum della famiglia del titolare prendemmo la 850 familiare ed andammo alla stazione.
Non so se per pigrizia, per comodità o perchè anche allora i parcheggi erano pochi, parcheggiammo l’850 vicino alla rotaie del tram.
Andammo al binario e ci mettemmo in attesa. Appena i passeggeri iniziarono a scendere dal treno giocammo ad indovinare chi fosse la ragazza in questione, sinceramente ci aspettavamo una montanara, nel senso buono del termine o una ciofeca.
Ad un certo punto vediamo una bionda con due valige, molto giovane e molto carina, sbruffoni come eravamo ci lanciammo incontro a lei facendo la domanda concordata.
Sono io, rispose la fanciulla ed è lì che il nostro becero gallismo diede il meglio di se. Però eravamo giovani.
Cominciò un balletto, te le porto io le valige disse il Gino, no dammene una anche a me risposi di rimando. La ragazza era imbarazzata per tanta cortesia, le avevano detto che sarebbe finita in mezzo ai lupi e si trovò immersa nella gentilezza, avrebbe potuto annegare.
Arrivati all’850 caricammo le valige, l’ 850 familiare aveva 7 posti, e la ragazza, modestamente,  voleva salire dietro.
Ma figurati, altra manfrina, tu siedi davanti è lui che va dietro dissi rivolto al Gino.
Accettò ed in questo modo potemmo darle una occhiata tutti e due, se si fosse seduta dietro l’impresa era più difficile.
Certamente non eravamo nel pieno delle nostre facoltà mentali, la ragazza era ben oltre il nostro immaginario e la prova più evidente fu quando misi in moto l’850 e partii.
Sentimmo un rumore tremendo di lamiera, avevamo lasciato il portellone laterale aperto a bandiera, praticamente, ed il tram l’aveva quasi  divelto. Forse, presi dalla situazione, ci dimenticammo che il pulmino aveva le porte laterali.
Constatato che il tram non aveva subito danni chiudemmo  il portellone in qualche modo e ci avviammo verso Sesto San Giovanni.
Ovviamente ci demmo una calmata, ma non abbastanza credo.
Quando arrivammo in ditta, era una concessionaria Fiat, scaricammo le valige e la bionda. Il Gino partì in tutta fretta per parcheggiare il pulmino, come lo chiamavamo noi, per tornare prima possibile a disposizione della bionda ed accompagnarla personalmente all’appartamento del titolare.
Aveva talmente fretta che si dimenticò che il pulmino aveva il portapacchi sul tetto e, fatto ancora più importante, che non passava dalla rampa di accesso al garage inferiore.
Infatti si incastrò a metà della rampa.
Potenza della lirica dove ogni dramma è un falso, cantava Lucio, io mi domando come si senta una donna quando vive queste sensazioni di onnipotenza. Quando si rende conto che con un sorriso distrugge una porta, un portapacchi
e fa incastrare un pulmino al punto che per tirarlo fuori c’è voluto un carro attrezzi.
Forse eravamo più poveri di oggi, ma eravamo allegri, sapevamo cogliere la bellezza ed apprezzarla.
Certo non con le parole dei poeti o dei cantanti ma, nei fatti, certamente.
Svelti, furbi ed organizzati come i Soliti ignoti.
Qui vediamo Er pantera, Vittorio Gassman, che corteggia Nicoletta, Carla Gravina, la domestica dell’appartamento a fianco dell’obiettivo della rapina.

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2 Risposte

  1. Reblogged this on Pier Carlo Lava.

  2. […] casa erano praticamente scomparsi, al massimo c’era la donna Continua a leggere la notizia: Ho letto da qualche parte che la crisi ha fatto riscoprire lavori che avevamo dimenticato, la domest… Fonte: […]

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