Ho visto il servizio su Cèsar Millan, non mi voglio schierare perchè le teorie sono molte. Vi racconto di quando lo psicologo per cani mi disse che Slash andava abbattuto.


File0290.1Slash è il mio nik del blog, tutto quello che scrivo è firmato Slasch16 perchè lui è stato il mio socio coofondatore del blog su Splinder.
Non conoscendo l’inglese e andando a memoria ho aggiunto un c in più, 16 erano gli anni che aveva quando abbiamo aperto il blog e molti giovanetti a quei tempi pensavano fosse un riferimento agli anni miei. Ho chiarito subito perchè avevo il blog invaso da messaggi con la k, quelli che scrivono ke al posto di che.
Nato nel settembre del 1990 Slash è sempre stato un cane affettuoso ma cocciuto, c’erano dei veterinari che gli potevano fare di tutto ed altri che non lo potevano avvicinare, diciamo un cane caratteriale.
Nella nostra famiglia abbiamo una forma mentale che lascia molto spazio alle caratteristiche individuali, non siamo omogenei ma ci rispettiamo ed ad ognuno viene grarantito il suo modo di essere, con educazione e rispetto reciproco.
Dico questo perchè il nostro modo di pensare ha coinvolto anche il cane nel senso che volevamo delle regole ma senza mortificare del tutto il suo istinto, costringerlo in regole comuni che di comune non hanno niente se non la nostra comodità di vita.
La regola a casa nostra è il rispetto reciproco ed una certa autonomia di pensiero che vale per tutti, Mirè il figliolo ed io.
Quando uno invadeva troppo il campo dell’altro, anche se io ero il capobranco, usavo mettere un freno con questa espressione: Non mi respirare l’ossigeno. Intendendo con questo che vanno bene le regole comuni, rispetto, coordinamento ma nessuno doveva prevaricare sull’altro. Se tra di noi rimane lo spazio per respirare si sta insieme più volentieri e non ci si sente obbligati, costretti.
Anche Slash godeva dello stesso rispetto.
Nel 1993 decidemmo di andare in vacanza in Toscana, nel campeggio che frequentavamo da oltre un decennio, non erano accettati i cani e trovammo una pensione per lui in un paesino appena sotto a Grosseto.
Un giorno si ed uno no lo andavamo a trovare, lo portavamo a passeggio e gli davamo da mangiare perchè nonostante le 10.000 lire al giorno lo vedevamo deperire.
La signora che gestiva la pensione non ci ha mai fatto vedere dove teneva il cane ma il fatto di trovarlo pieno di zecche ci aveva riempito di dubbi sulla qualità della pensione per animali. Tutti ne parlavano bene ma qualcosa non quadrava e Slash puzzava in modo indecente tant’è che prima di tornare a casa lo feci lavare due volte e gli togliemmo le ultime zecche.
Tornati a Milano per qualche giorno fu tutto normale, riprendemmo la vita di sempre, finchè non successe una cosa stranissima, imprevedibile.
Una sera Slash mi attaccò, non mi morse ma mi ringhiava furente e lì commisi il primo errore, reagii con paura e lui si sentì più forte.
Lo faceva solo con me, con nessun altro ebbe questo atteggiamento. Eravamo arrivati al punto che quando rientravo in casa la Mirè doveva legarlo altrimenti partiva all’assalto.
Attraverso la nostra veterinaria venimmo messi in contatto con uno psicologo per cani che aveva studiato in America, era un tipo che faceva trasmissioni sugli animali nelle tv private della Lombardia ed aveva uno  studio a Monza.
Un esperto di comportamenti animali e tutti noi siamo animali.
Andammo nel suo studio e ci sedemmo di fronte a lui, due sedie per la Mirè ed io e Slash accucciato in mezzo.
Gli raccontammo la situazione, si mostrò meravigliato in quanto Slash nello studio si mostrò docile, per niente aggressivo.
Mi disse di scrivere una specie di diario con tutte le mosse, gli atteggiamenti, i comportamenti miei e di Slash in ordine cronologico per vedere se si riusciva a capire quale fosse l’elemento scatenante che gli faceva ribaltare il cervello.
Se la cosa continua dovremo abbatterlo sentenziò. Fu pagato come un luminare della scienza conosciuto in tutto il mondo, per la cronaca.
Noi eravamo distrutti, l’idea di abbattere un cane che amavamo molto, che per tre anni ci ha sommersi d’amore non era accettabile a meno che non fosse una malattia, gli fosse andato di volta il cervello.
Non scrissi nemmeno una riga del famoso diario ma riflettei a lungo sulle parole dello psicologo per cani: individuare il fattore scatenante.
Mi ritengo un buon psicologo, uno che va nel profondo quando le cose mi interessano e quindi cominciai a ragionare su quello che era successo negli ultimi mesi, dalle vacanze in poi.
Individuai subito due elementi da valutare attentamente. Il primo è che la prima volta che Slash mi attaccò avevo in mano qualcosa che somigliava ad un bastone e mi resi conto che al signora della pensione per cani deve averlo bastonato più di una volta.
Il secondo, leggermente più difficile, fu intuire perchè questa reazione l’aveva solo per me e mi sono fatta una idea che non ha riscontri se non nella logica dell’amore animale-padrone.
Io l’ho portato in pensione, noi andavamo a  trovarlo ogni due giorni, ma io non sono andato a prenderlo. Ho mandato mio figlio perchè io avevo da fare con la roulotte.
Mi feci convinto che lui attaccava me perchè nella sua testa riteneva che io l’avessi abbandonato, o ci avessi provato.
Non prendetemi per matto se considero che gli animali abbiano dei sentimenti, anche perchè ritengo che siano superiori ai nostri, più difficile pensare, come ho fatto io, che gli animali mettano in fila le cose, gli atteggiamenti, facciano due più due e tirino le conclusioni.
Avevo perso il rispetto del capobranco e lui scatenava il suo dolore represso contro di me.
Lo psicologo per cani non lo incontrammo più, per risolvere il problema mi affidai al nostro amore ed all’istinto animale che è dentro di noi, Slash compreso.
Avevamo un tavolo di quelli con la panca ad angolo, una sera presi un pezzo di legno e dissi alla Mirè di liberarlo. La Mirè non riusciva a capire cosa mi passasse per la testa ed era preoccupata che venisse fuori un macello, non ti preoccupare le dissi, deve solo capire chi è il capobranco.
Comincia a picchiare le sedie con il bastone, senza nemmeno sfiorarlo, ma lo costrinsi all’angolo sotto al tavolo mentre lui ringhiava da far venire i brividi. Non indietreggiai di un millimetro e lui fu costretto all’angolo mentre lo guardavo negli occhi come a sfidarlo.
La cosa non durò nemmeno due minuti, lui si lasciò andare e smise di ringhiare, in quel preciso momento poggiai il legno davanti a lui e gli voltai le spalle.
Non mi inseguì, non mi attaccò, rimase qualche minuto fermo all’angolo.
Io non so se fu la mia idea, il nostro immenso amore animale-padrone, so che qualche decina di minuti dopo mi si avvicinò e volle che lo accarezzassi, cosa che io feci dicendogli bravo e con le lacrime agli occhi.
Era il 1993, ha vissuto siano al 26 aprile del 2007, il giorno prima non è venuto in piazza con me perchè non aveva più forze e quando io ero in casa non era mai ad oltre 20 centimetri da me.
Gli ho scritto un post di addio, non l’ho mai riletto ed io so perchè.
Nella stanza in cui scrivo ci sono le foto di famiglia, ci sono quelle del figliolo, le sue e quelle di Lulù. Quello che provai dal 27 aprile del 2007 in poi non lo auguro a nessuno, poi mi hanno messo in braccio Lulù ma Slash non l’ho mai tradito.
Ho fatto tanti errori nella vita ma uno certamente no, non ho dato retta allo scienziato che mi ha consigliato di abbattere Slash, avrei perso 14 anni d’amore e l’amore non ha prezzo.
Non mi sento di condannare lo scienziato, al massimo ci faccio ironia, non mi sento di condannare Cèsar Millan, ogni caso è una storia a se e se si ha la fortuna si trova anche la soluzione.
Slash da cucciolo mi ha mangiato tre divani, più di una volta mio figlio mi ha rinfacciato, ridendo, che se lo avesse fatto lui l’avrei ammazzato. Diciamo che come cagnolino era un delinquente, un testone.
Lulù è oltre ogni immaginazione, una cagnolina eccezzionale con la quale abbiamo avuto solo fortuna, ha un’indole dolcissima che mi ha lenito la ferita.
Scrivere questo post mi ha emozionato, anche perchè l’ho scritto sotto lo sguardo vigile di Slash e con Lulù accucciata ai miei piedi.
La foto è di quel famoso anno in Toscana, Slash affacciato alla finestra della roulotte. Il mio avatar praticamente.

L’addestratore di cani César Millan, “santo” o “demonio”?

Annunci

14 Risposte

  1. […] che aveva quando abbiamo aperto il blog e molti giovanetti a quei Continua a leggere la notizia: Ho visto il servizio su Cèsar Millan, non mi voglio schierare perchè le teorie sono molte. Vi racc… Fonte: […]

  2. Grazie…mi hai emozionato…dopo che Chopper ci ha lasciati ho resistito cinque giorni…poi sono andato al canile ed ho ripreso un cucciolo che ci fa dannare…ma non si può stare senza l’amore di un cane.

  3. Grazie per il tuo post, pur non avendo mai avuto un cane sono riuscito a capire la profondità del legame che si viene a creare tra il cane e il padrone. Del tuo post mi ha colpito anche il rispetto che hai verso Slash . Ciao e ancora Grazie

  4. Bello

  5. Ciao 😉 che bello il tuo racconto… è possibile vederlo slash, dalle tue parole, mentre fa il matto per casa 😀
    Era un cane bellissimo 🙂
    E’ bello leggere che hai fatto tutto per amore del tuo cane 😉
    Io ho avuto un cane per 17 anni, da Quando sono nata al 2009 poi lui è partito verso una nuova avventura, ma un po’ di lui è sempre Qui con me. 😉

  6. Ho sempre amato e rispettato gli animali,pur non vivendo a srtetto contatto con loro,ma solo ,quando 2 anni fa,mia figlia mi ha portato a casa Camilla,una cucciola meticcia,trovata in condizioni pietose,abbandonata in un cartone,ho potuto constatare l’amore incondizionato che solo un animale ti sa dare.L’abbiamo curata ed abbiamo lottato insieme affinché vivesse,ed ora lei ci sta ripagando allietandoci tutti i giorni con il suo affetto.GRAZIE A TUTTI GLI ANIMALI,poichè sono loro che insegnano qualcosa a noi e non viceversa.

  7. E’ incredibile come le parole guidate dai sentimenti possano diventare uno strumento che genera empatia pura. Bruno, un incrocio tra un lupo ed un pastore, se n’è andato due mesi fa per un maledetto male che ha piegato il suo carattere indomito e combattivo, un male che ha spezzato un legame durato undici anni e fondato sul rispetto reciproco, come tu mi insegni, delle proprie indoli. Bruno, è stato trovato dal mio compagno all’angolo di una strada quando aveva solo pochi mesi, e da quel momento ha subito messo le cose in chiaro, non voleva che gli fosse “respirato l’ossigeno”. Io e Bruno ci siamo conosciuti quando lui aveva tre anni, quando insomma la sua natura fiera e dominante era all’apice e in giro la sua fama era quella di un cane che era meglio tenere alla larga. L’unica persona verso cui nutriva rispetto era il mio compagno, una forma di rispetto che vista dall’esterno poteva apparire come paura verso chi lo aveva soggiogato. Ricordo la prima volta in cui ci siamo incontrati, all’epoca l’incontro avvenne un luogo non neutro, l’appartamento del mio compagno. Decidemmo così perchè a breve sarei andata a vivere lì e lui avrebbe dovuto imparare ad accettarmi nel suo territorio. Ricordo perfettamente il momento in cui il mio compagno aprì la porta di casa e Bruno mi si parò davanti, mi ritrovai faccia a faccia con un lupo dagli occhi rossi che mi guardava fiero, stava in piedi con la coda alta e lo sguardo fisso. Ebbi paura lo ammetto, e la tentazione di cercare la protezione del mio compagno fu forte. Avrei voluto che lui richiamasse il cane all’ordine e gli insegnasse subito ad avere rispetto per me. Fortunatamente non lo feci, in pochi attimi, istintivamente, nella mia testa scattò qualcosa che solo successivamente sono riuscita a spiegarmi razionalmente. Ricordo che mi misi in ginocchio davanti a lui in modo che potesse guardarmi dall’alto, lasciai che mi annusasse e che mi girasse attorno per scoprire i miei odori e le mie forme. Avevo paura, il suo respiro era affannato e lo sguardo vigile, in quel momento lui era il padrone di un territorio che io stavo invadendo, lui era un animale e lo ero anch’io, qualsiasi reazione sarebbe stata possibile. Poi all’improvviso si è fermato, ha guardato il mio compagno negli occhi come in cerca di un cenno e credo lo abbia ottenuto perchè in pochi momenti il suo respiro si è calmato, la coda si è abbassata e lui è andato tranquillamente a sedersi a lato della porta permettendomi di entrare. Da allora io e Bruno abbiamo passato insieme otto anni e tra noi si è creato un rapporto particolare che si può spiegare solo in quella che definirei la logica del branco. Da una parte c’era il mio compagno, il capo-branco che aveva accolto Bruno e verso il quale lui provava non paura ma una profonda riconoscenza e rispetto, poi c’ero io che non avevo preteso di “rubargli” nulla, ma che mi ero, lasciami passare il termine, sottoposta a lui. Verso di me Bruno ha provato sempre un forte senso di protezione, come quello che credo gli animali provino verso i cuccioli di un branco che vanno sempre tenuti d’occhio e protetti. Ed è proprio quello sguardo sempre vigile su di me che adesso manca, manca quel senso di protezione che solo lui sapeva darmi. Pochi mesi prima che Bruno se ne andasse è arrivata in casa Olivia, una femminuccia docile e gioiosa che potrebbe sembrare il cane perfetto. Olivia non abbaia, non è dominante, chiede solo continuamente coccole e protezione. In otto anni Bruno si è lasciato accarezzare solo la mattina prima di andarsene, quando per la prima volta ho visto i suoi occhi velati e stanchi. Quando guardo Olivia che mi lecca da sotto al tavolo penso a come ognuno di noi ha un indole che va rispettata e amata e so che per quanto lei sia per me una gioia, i suoi occhi non sapranno mai darmi quel senso di protezione e sicurezza che il temibile Bruno sapeva donarmi.

  8. ..posso capirti benissimo, non saprei vivere senza i miei.
    Grazie per avercene reso partecipi..
    Un abbraccio e una coccola a Lulù..
    Lidia.

  9. 3 giorni fa ho dovuto decidere di far abbattere il nostro gatto siamese di 15 anni. Aveva un brutto male da piu di un anno.E stata una decisione molto difficile e continuamente rimandata. ma alla fine ha prevalso la pieta in quanto stava soffrendo inutilmente. Capisco quello che tu hai provato perche lo sto provando anche io.
    Comunque ho un bel meticcio di nome leon e altri 2 gatti ma non riescono a sostituire Birba.
    TI leggo sempre complimenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: