La buona notizia che ci arriva dalle elezioni siciliane è che la mafia, questa volta, non ha un cavallo vincente. Sono tutti bolsi? Oppure i loro cavalli hanno rotto il passo?


Lasciamo perdere la valutazione dei risultati delle elezioni che ha dato Bersani, inutile infierire, se non si è reso conto della situazione da solo non sarà certamente un mio post ad accendergli la luce.
Non voglio rovinargli la festa, ci penserà la realtà a metterlo con i piedi per terra.
L’aspetto che più mi ha colpito è stata l’astensione oltre il 52% ed ho avuto l’impressione che la gente sia stanca, non abbia più nemmeno la voglia di esprimere un voto stante il panorama dell’offerta politica esposta negli scaffali. E’ come fare un paghi due e prendi tre di cose che ritieni inutili, soprammobili dei quali puoi fare tranquillamente a meno.
Avevo sottovalutato l’astensione dal voto della mafia, che certamente non è un caso, avrà  le sue ragioni che non sono in grado di capire.
Leggo sull’Espresso on line un articolo dal titolo: Sicilia, la mafia si è astenuta.
L’articolo fa una analisi del voto nelle carceri e si scopre, penso per la prima volta, che la mafia si è astenuta.
Scrive l’Espresso: Per far comprendere meglio ciò che è accaduto in Sicilia basta dire che su 7.050 detenuti hanno votato solo in 46: si tratta di carcerati comuni e non di mafia. All’istituto di pena di Pagliarelli a Palermo dove si trovano rinchiusi i mafiosi, su 1.300 detenuti solo uno si è presentato al seggio elettorale, ed è in custodia cautelare per reati che non sono quelli per mafia. Stesso identico atteggiamento a Catania, Agrigento e Caltanissetta. Uno scenario che ribalta, anzi trasforma ciò che in passato è stato fatto proprio dai detenuti che facevano la fila in carcere per votare il proprio candidato che in gran parte dei casi risultava essere quasi sempre lo stesso o dello stesso partito.
L’analisi di quello che è avvenuto, nelle carceri siciliane, secondo me va approfondita da esperti per carcare di capire cosa ci si potrà aspettare nel futuro.
Non credo che siano tutti in trasferta in Lombardia, forse quelli a piede libero, ma i mafiosi che sono in carcere certamente hanno avuto indicazioni precise: astensione. Questa volta non abbiamo un vincente sul quale puntare.
Penso che solo nei prossimi anni, se ci sarà un collaboratore pentito, riusciremo a capire il motivo di una scelta che per la storia della Sicilia è abbastanza singolare  e della quale non ne intuisco le ragioni.
Da osservatore esterno ed ottimista vorrei poter credere che, per una volta, la mafia sia rimasta senza referenti in grado di vincere la corsa o per i quali valesse la pena tirargli la volata.
Gli unici cavallo vincenti, secondo me, sono il Movimento 5 Stelle e Rosario Crocetta, uno che della lotta alla mafia ha fatto la sua storia politica. Non sono dopabili, il 61 a 0 del 2001 è irripetibile ha detto uno che se ne intende, Dell’Utri.
Ovviamente è presto per cantare vittoria, considerare che tutti i cavalli della mafia siano bolsi è una utopia, penso che si siano messi da parte per osservare non tanto quanto potranno fare Crocetta o il M5S, divisi e disposti solo a convergenze di volta in volta a seconda delle proposte che porteranno avanti. Secondo me, sia chiaro che è solo una mia impressione, staranno ad osservare il tessuto sociale dei siciliani, se la massa dei cittadini siciliani che si riconoscono nelle lotte di Falcone e Borsellino riprenderà fiato e si allargherà a macchia d’olio, insomma se la maggioranza silenziosa ed antimafiosa dei siciliani diventerà predominante.
Nel frattempo, non avendo problemi di fatturato, si dedicheranno all’allevamento di un purosangue da scegliere tra i puledri, intesi come picciotti, da presentarci alle prossime elezioni come il nuovo che avanza e sarà allora che nelel carceri siciliane si tornerà a votare in massa.
Come sempre, quando le elezioni determinano un cambiamento politico, rifletto sul fatto che la struttura organizzativa, logistica, di un comune, una provincia, una regione o lo Stato dipendono sempre da personale non eletto, i dipendenti ed i dirigenti assunti a tempo indeterminato, che restano al loro posto, doverosamente, qualunque sia la maggioranza politica che viene eletta.
Non so se il loro ruolo è sottoposto in toto alle scelte politiche della maggioranza di turno o se la loro autonomia va oltre e potrebbe essere un elemento di disturbo contro il rinnovamento.
Per adesso prendo atto che, per una volta, alla mafia è mancato il riferimento sul quale far convergere i loro voti, mi sembra un segno positivo anche se, per scaramanzia, mi tocco i gioielli.
In bocca al lupo ai vincitori, avranno un futuro difficile e mi auguro che trovino più momenti di unione che di divisione.
Ovviamente, in questo discorso, non c’entra niente Bersani che deve avere avuto le visioni.
C’è chi vede la Madonna e c’è chi vede le vittorie dove non ci sono, non si è accorto che altri hanno tagliato il traguardo per primi. Forse è stato distratto dalle primarie.
Non vorrei che la mafia abbia deciso di saltare questo giro elettorale forte del fatto che i referenti sono a Roma e che abbia risparmiato le forze, dei loro ronzini,  per le prossime elezioni politiche nazionali.
Tra poco sapremo. Tutto sarà più chiaro.
Per adesso in bocca al lupo.

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6 Risposte

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Ciò che ha scritto l’Espresso sull’atteggiamento della mafia alle votazioni per il rinnovo del Consiglio regionale siciliano non è difficile comprenderlo. Era talmente facile che, a 24 ore dalla chiusura delle urne, man mano che lo spoglio andava avanti, ho avuto modo di scriverlo nel mio blog e, come è successo subito dopo, è stato confermato dagli aventi diritto al voto all’interno delle carceri della regione.
    Come ha sottolineato Dell’Utri è la stessa metodologia all’incontrario di quei 61 seggi su 61 attribuiti all’epoca ai “berluscones”.
    Quale sarà il futuro del Consiglio eletto dipenderà molto dal grado di malleabilità del presidente eletto considerato che anche tra gli eletti che fanno capo a lui ed ai suoi alleati ci sono residui attivi di un passato abbastanza recente che qualcosa a che fare con la mafia c’era e non è detto non ci sia ancora.
    Ieri sera, ad esempio, da Santoro, Crocetta è sembrato meno “rivoluzionario” di quanto fosse apparso a Ballarò marterdì scorso.
    Forse qualcuno “autorevole” gli ha consigliato di darsi una calmata?
    Speriamo di no!

  3. ciao carissimo ultimamente ti scrivo poco, ma ti leggo sempre.
    Certo che c’è una situazione strana, mi sembra che si stia cercando di creare un dividi et impera. come hai detto tante volte le elezioni si vincono oggi grazie all’astensionismo, con pochi voti. forse sta qui la chiave, per capire questo tutti contro tutti.

  4. In ogni modo, se l’analisi dell’Espresso è giusta. significa che la mafia ha imposto alla gente siciliana il suo comando: “Non andate a votare”. Il risultato è, come sempre che i cittadini non sono liberi di votare chi vogliono e che il partito più forte, come sempre, è quello mafioso. Secondo me, ha anche esortato di votare i grillini, per indebolire le forze di chiunque vincesse, oppure perché sa di poter incidere su principianti e inesperti..Il non voto per me ha un grande significato.

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