I sostenitori di Renzi, prima di sostenere Renzi, sostengono il libero mercato, l’eterno dio pagano sull’altare del quale l’intera umanità si dovrebbe sacrificare.


Intellettuali, giornalisti, politologi, onnipresenti, moralisti dell’ultimo ventennio e quant’altro ancora, quelli che indicano Renzi come il nuovo in realtà promuovono l’antico, la superiorità del capitale sulla persona.
Il resto sono chiacchiere, rottamazione, rinnovamento, la ricerca di capri espiatori con la data di nascita alla quale si vuole imporre una scadenza, tutto fumo senza programmi e prospettive.
Non che il Pd sia un baluardo della sinistra, della socialdemocrazia, da quando si sono unite le due anime popolari cattoliche ed ex comuniste la lotta intestina sui valori di fondo dei diritti e del modello sociale è sempre viva, più che mai. All’interno del Pd ci sono quelli che hanno sposato, questa volta in eterno e senza separazione o divorzio, il capitalismo e si accontentano di piccole modifiche, strappare qualche lembo di dignità e non di garanzie per i lavoratori, i proletari e di chiunque viva del proprio lavoro. E quelli che aspirano ad una diversa divisione della ricchezza prodotta dal mondo, quelli sono la minoranza.
Hanno accettato supinamente il mercato imposto dal capitalismo sfruttatore e parassita e adesso, qualcuno, vuole andare oltre sposando il liberismo alla Reagan quello che ha portato alal crisi economica più grande che il mondo abbia vissuto.
Se non nella distruzione materiale, i capitali, gli immobili, la proprietà è sacra ed inviolabile, questa crisi ha superato di gran lunga le vittime delle due guerre mondiali, sul piano morale  hanno fatto più stragi delle bombe su Hiroschima e Nagasaki ed il fanciullo in questione tra una battuta , la parlantina toscana efficace
adesso si affida alle vie legali in segno dell’unità del partito.
Come se la minornaza interna alle sezioni del Pci fosse andata dall’avvocato per diventare maggioranza.
Dopo aver servito messa, laicamente, a Marchionne incensandolo più di una madonna adesso finge di fargli la guerra come se il problema fosse Marchionne e non il capitalismo.
Infatti si è subito preoccupato di farci sapere che chi vuole fare politica deve comunque confrontarsi con la finanza. Confrontarsi, Renzi, lo hanno fatto anche i segretari del Pci, non accordarsi o cercare aiuti e finanzamenti. Spintarelle.
Diceva Marx che quando la borghesia è alle strette arretra, si riorganizza e poi cerca di infiltrare i suoi alla testa dei movimenti che la combattono per deviarli, smorzarne l’impeto e riportarli nell’alveo del fiume capitalista.
Più o meno il concetto è questo. Andate a rivedere le manifestazioni degli anni settanta, operaie e studentesche, guardate attentamente le fotografie e vedrete che infiltrati nei movimenti ci sono facce conosciute dell’informazione di regime, autentici servi di Berlusconi pronti a vendersi la prossimo vincitore.
Due nomi per tutti, Giuliano Ferrara, che è arrivato a lavorare per la Cia, e Paolo Liguori che quando era a Lotta Continua chiamavano” Straccio”. Evidentemente l’avevano sgamato, è lo straccio che usano per lucidare le scarpe del piduista.
Dice Mario Capanna: «Questi discorsi mi fanno sorridere. Perché discutiamo di gente che a quei tempi mi scavalcava a sinistra. Mi chiamavano reggicoda del Pci perché facevamo discorsi rivolti alla massa, non chiacchiere come loro. Non a caso, dal Movimento studentesco non è uscito nemmeno un terrorista. La stessa cosa non si può dire di altri gruppi. C’ era un tale che sosteneva: non è difficile fare qualcosa di buono nella vita; è difficile farlo per tutta la vita. Io, che non ho mai fatto stagionare il mio vino a Botteghe oscure, fin da allora dicevo: diffidiamo degli estremisti perché un giorno ce li troveremo a destra. Ecco, appunto»

Capanna ha  ragione, i rivoluzionari estremisti più spinti, oggi, sono finiti a destra, al servizio del capitale.
Oggi il sistema di potere non ci propone un cavallo di Troia da infilare nella massa, ma un cavallino a dondolo spacciato per il rinnovamento del centrosinistra, Matteo Renzi il cavallo di Troia fatto con i lego.
Scrive Nuova Società:

Nel momento in cui è chiaramente percepito dagli uomini intellettualmente onesti che la crisi che stiamo vivendo è soprattutto causata da un diverso modo di intendere la distribuzione della ricchezza (la lotta delle classi dominanti nei confronti delle classi subalterne) esplode all’interno del Partito Democratico – sotto mentite spoglie della modernità, del rinnovamento – l’antica patologia del Gattopardo.

L’aspetto più triste, sconsolante di ciò che sta accadendo è rappresentato dal coagularsi attorno ad un personaggio (presunto giovane) dallo scioglilingua facile, di uomini dal diverso spessore culturale ma eternamente ossessionati dal libero mercato, il vecchio, antico dio pagano sull’altare del quale l’intera umanità si dovrebbe inchinare.
Signori, ecco il nuovo che avanza anzi l’antico, l’eterno capitalismo che si rinnova ad ogni occasione.
Non mi meraviglia che abbia un seguito, anche Ferrara aveva ed ha un seguito, mi meraviglia che gli ex comunisti della mia età confluiti nel Pd credano che Renzi sia il rinnovamento.
Certo nemmeno Moretti, oggi, chiederebbe a D’Alema o a Bersani di dire qualcosa di sinistra ma, spacciare Renzi per il nuovo è troppo. E’ oltre.

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3 Risposte

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. “non cxavallo di Troia ma cavallino a dondolo”.. questa mi piace (e anche tutto il resto)

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