Non ho problemi a dire che quello che ha detto la maestrina in merito ai giovani l’ho pensato spesso anch’io. Non c’è lavoro, ma a lavare le macchine ci sono solo stranieri.


Se prendiamo una famiglia operaia degli anni 70 che è riuscita a far studiare un figlio, a mandarlo all’università, la prima frase che ti dice è: non deve fare i sacrifici che ho fatto io.
Non viene detta in senso ideologico e cioè diritti e garanzie per tutti, ma riferito al primo che nella famiglia ha studiato e quindi deve partire dall’alto a prescindere.
Ricordo che anni fa, parlando del lavoro che scarseggia, ho osservato che a lavare le macchine, fare i camerireri ed i lavapiatti nei ristoranti e così via erano solo gli immigrati e qualcuno di loro parlava pure tre lingue.
Ai tempi del muro di Berlino i miei amici che andavano all’est, Praga, Budapest ecc.ecc. mi hanno raccontato di spazzini, ora operatori ecologici, che parlavano tre lingue, diploma o laurea in tasca ma intanto si adattavano a fare quello che trovavano.
Ho pure aggiunto che se il giovane laureato ha dei nonni, o genitori, che lo mantengono e gli comprano la Golf non vedo perchè dovrebbe adattarsi a fare il fattorino, l’autista, gli conviene dormire e farsi l’aperitivo alla sera in attesa del lavoro che meriterebbe.
Altra cosa è chi ha delle capacità, conclamate, ma con uno stipendio da fame in una università. Penso ad un ricercatore, una ricercatrice, che è costretta ad emigrare perchè in Italia non le viene concesso spazio e merito.
Di casi ce ne sono parecchi.
Conosco personalmente un carissimo amico di mio figlio, laureato alla Bocconi, che appena avuta la laurea è andato a Londra a cercarsi un lavoro: 15/16 ore al giorno in un  ristorante.
Di famiglia benestante avrebbe potuto sedersi sul divano a guardarsi la Juve invitando pure gli amici ma ha preferito mettersi in gioco, spedire curricula intanto che puliva la cucina del ristorante sino a quando non ha trovato quello che cercava.
Oggi viaggia in businnes class, ha casa a Londra e mi fermo qui per rispetto alla sua privacy.
Non vorrei esssere frainteso, anche a me danno fastidio i figli di, magari incapaci, che entrano dal poltrone principale del palazzo del lavoro, basti vedere come sono ridotte le aziende di famiglia italiane che passano a figli o nipoti dei fondatori senza avere le capacità dei loro nonni.
Ne cito uno per tutti il presidente dell’Inter. E’ stato confinato all’Inter anche se spende milioni, per non fargli fare danni nell’azienda di famiglia.
Trovo che non sia giusto, intelligente, che la famiglia proletaria si sacrifichi ad oltranza in attesa che l’unico che ha studiato trovi l’occupazione che gli compete perchè non deve fare la vita che ho fatto io. E’ un disonore? Io dico che è un merito.
Molti giovani ci arrivano da soli e si danno da fare per non pesare sulla famiglia, altri addirittura si sono laureati lavorando, facendo piccolo lavoretti per tirare su le spese vive, che sono tante.
Se mio figlio fosse un laureato che mi bighellona in casa, perchè non trova un posto da architetto, lo inviterei a trovarsi un qualsiasi tipo di lavoro in attesa che il vento cambi.
Penso che la maestrina abbia inteso dare questo messaggio. Ovvio che il messaggio in questione non tocca la sua figliola che ha trovato subito l’impiego non perchè è figlia di ma perchè è un fenomeno.
Anche il Trota è laureato, in Albania, ma non trovando lavoro si è adattato a fare il dirigente della lega, il presidente della nazionale di calcio padana ed il consigliere regionale in Lombardia.
Ecco, i giovani dovrebbero seguire gli esempi migliori, la figlia della Fornero ed il Trota.
Detto questo ed a parte gli scherzi trovo giusto che un giovane che cerca lavoro si adatti a quello che trova  senza ovviamente fermarsi ma che sia un punto di partenza per arrivare alle sue aspirazioni.
Potrebbe entrare come fattorino in una industria e poi lanciarsi con le sue capacità e con il suo titolo di studio.
Quando eravamo ragazzi noi il lavoro si trovava. La famiglia non ti chiedeva che tipo di lavoro avevi trovato ma se avevi trovato “un” lavoro.
Più tardi sono diventato un quadro e gestivo un reparto, vi racconto cosa mi è successo.
Mi si presenta una bella signora accompagnata da un ragazzotto tipico dei tempi dicendomi che cerca lavoro per il figliolo.
Le dico che avrei bisogno come magazziniere, lei mi risponde che il ragazzo ha un diploma. Intanto impari a fare il magazziniere, se è bravo potrà passare al banco con il computer.
La signora mi chiede gli orari di lavoro, sa non ha la patente e noi veniamo da Melzo, mi pare, devo capire a che ora si deve alzare, prendere il pulman per arrivare qui alle 8,30.
L’orario non si può cambiare vero?
No, signora, non si può. Lei ha la patente? Si, risponde, l’ho portato io qui.
Allora potrei assumere lei, risolveremmo il problema del ragazzo che non dovrebbe  alzarsi presto.
Se è per questo mi è pure capitato uno con diploma che cercava un lavoro da stare seduto, ammiccando alla scrivania di fianco alla mia.
Qui abbiamo solo due sedie, ho risposto, e sono già occupate.
Credo che la maestrina alludesse a situazioni di questo tipo, che non capiteranno mai alla sua famiglia, ma penso si debba essere disponibili ad un certo sacrificio in attesa di tempi migliori o come opportunità per mettere in campo le proprie capacità.
Si porta a casa qualcosa ed intanto ci si guarda intorno.
Conosco uno che era un programmatore con la passione della cucina, adesso fa il cuoco a Londra. Ci sono passato sulla mia pelle.
Ce ne sono tantissimi di giovani che si sono inventati pizzaioli o altro, che sono emigrati in cerca di opportunità che qui non si possono cogliere.
Lungi da me considerare questa situazione come giusta, è il capitalismo sfrenato e parassita che determina queste condizioni ma, se la famiglia non ce la fa, bisognerà pur darsi una mossa.

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24 Risposte

  1. Di persone giovani disposte a fare qualsiasi lavoro ce ne sono tante, laurea o non laurea. Sono queste generalizzazioni, per giunta fatte da un ministro, che danno davvero fastidio

    • cara barbara, sono il padre di una donna (è una donna, qua si continua ad essere ragazze fino a 40 anni….) con una storia simile a quella del ragazzo che è andato a londra di cui natalino narra. mia figlia si è laureata con 110 e lode studiando e lavorando, ha iniziato come commessa appena finito il liceo (100 come voto al diplona) poi ha fatto di tutto, dalla promozione dellle sigarette nei tabaccai, alla gestionedi un corner per la samsonite dentro la rinascente, fino alla gestione di un negozio di scarpe d’alta moda… mentre studiava si è data da fare, centinaia di curriculum inviati ad aziende in tutto il mondo, perfezionamento in 4 lingue, giapponese, inglese, francese e spagnolo… poi dopo la laurea si è trasferita a singapore, inizio duro, durissimo ora a distanza di due anni si sta guardando in giro… l salario iniziale è raddoppiato e sta per aumentare… nel frattempo si è sposata……. stessa cosa mia nipote, stage alla comunità a pochi soldi, quasi da fame, mangiava alla mensa e si portava a casa gli avanzi per cena….. poi ha iniziato a girare aziende, alberghiere e finalmente ora sra al 47 di downing street….. l’esperienza alla comunità ha fatto curriculum…. poi mio nipote… laureato in architettura, ha sempre lavorato nello stesso studio da quando era studente… ora a 40 anni “puzza de fame”… gli ho prospettato di spostarsi a singapore dove si costruisce ‘a rotta de collo’ e un architetto con esperienza avrebbe serie possibilità…. ‘e mo che faccio, lascio la casa.. i ragazzzi sò piccoli…’ ALZARE IL CULO, PREGO….

      • Buona sera,
        sicuramente l’esperienza dei giovani che sono andati all’ estero iniziando dal basso per poi salire è lodevole, nonchè consigliabile a tutti i giovani neolaureati. Tali esperienze si fanno in “gioventù” un po per gioco e un po per misurarsi e sono esperienze bellissime e molto formative…… poi se non si hanno particolari motivi per tornare nel bel paese non si torna; anche io ne feci una estiva mentre ancora studiavo (lavapiatti e uomo delle pulizie a Londra).
        Differente è invece è la situazione di chi per caso o sua “sfortuna” si è fermato in Italia a lavorare (anche qui partendo dal basso con stage, contratti a termine,etc,etc, fino a qualche cosa in più).
        Parlo di sfortuna perchè dopo un certo numero di anni (6/7) ci si accorge che i salari sono bassi (reale costatazione nonchè lamentela diffusissima) o caso peggiore causa crisi si perde il lavoro. A me è capitato di essere prima tra quelli che sono stati affetti da basso salario (lamentela che ho sentito anche da molti miei colleghi di studi) e poi per mia sfortuna tra quelli che, causa chiusura aziendale si sono ritrovati senza lavoro. Posso dire che a 35/40 anni è tutta un’ altra storia rispetto a quando poco più che ventenne facevo il felice lavapiatti a Londra; le ragioni sono:
        – radicamento nel tessuto sociale della tua città (relazioni stabili/mutui/figli/esigenze famiglia d’origine)
        – sei ormai indirizzato verso un settore specifico che non sempre è rivendibile sul mercato (se fai l’architetto di villette non è detto che ti prendono a fare l’architetto di grattaceli o viceversa) e poi l’azienda preferisce formare (e sottopagare) il giovane neolaureato….
        – senti il peso sociale del “fallimento” per non aver raggiunto il modello di successo che il titolo di studio conseguito ha nell’ immaginario comune………..
        Personalmente dopo essermi adattato a fare un lavoro tipo operaio per un anno e mezzo (grazie a dio!) sono tornato a fare l’ingegnere, Vi assicuro che:
        – dopo aver raggiunto una buona posizione nel precedente lavoro non è facile passare dall’ avere un ufficio personale, il portatile il cell aziendale; all’ officina in cui non hai nemmeno una scrivania a cui sedrti!
        – sopportare gli improperi, prese in giro e sgarbi dei vari capetti
        – fare un lavoro poco stimolante mentalmente e ripetitivo.
        Non è schizzinoseria o snobbismo è oggettivamente pesantissimo!
        Ho accusato la botta mi sono guardato dentro e la sera ho ripreso i libri in mano, mi sono segnato a dei corsi e grazie a Dio sono riuscito a trovare altro (contratto a tempo determinato si intende).

        LA MORALE di tutta la storia è che fin che sei giovane tutto è molto più facile: andare a Londra, aprire attività o semplicemente entrare in una grande azienda come è capitato a molti di noi……… ma quando hai una certa età la questione si complica, molte porte si chiudono cosi come la fantasia di ripartire facendo il lavapiatti in canada….. credo quindi non sia giusto dare giudizi affrettati dall’ esterno del tipo “quello è andato a fare il lavapiatti a Londra e ora è manager” ; “perchè non vai in indocina dove servono ingegneri …etc” consigli ricevuti a volte dal vicino sornione (si proprio quello che era stato bocciato alle medie!) che senza arte ne parte è stato imbucato nel ministero o in banca.

        Di consigli ne ho ricevuti tanti (son tutti professori quando parlano dei problemi degli altri! ), sicuramente adattarsi per tamponare la situazione è fondamentale, ma la vera risposta viene solo dal tuo interno spinta fuori dalla forza della disperazione! poi la fortuna farà il resto.

        Per finire:
        – non tutti quelli che sono andati all’ estero viaggiano in BMW e hanno la seconda casa a Montecarlo, molti hanno fatto una carriera che avrebbero potuto fare anche in Italia…..cosi come non tutti i calciatori finiscono in serie A.

        – l’Italia e veramente piena zeppa di raccomandati rincoglioniti messi in posizioni che non sono in grado di gestire solo perchè figli di papà (e vi risparmio le mie esperienze in merito)

        – all’ estero (paesi anglosassoni) sicuramente la meritrocrazia è molto più diffusa che in Italia, ma non è l’eldorado…vivere fuori comporta anche molte difficoltà, dalla lingua (prova ad imparare l’Olandese o il finlandese non potrai parlare per tutta la vita l’inglese se vivi in Svezia!) alle usanze, alle leggi che devi sapere e rispettare nel momento che fai un lavoro diverso dal lavapiatti stagionale. (ho molti amici che vivono fuori…e alcuni stanno provando a tornare).

        Saluti

  2. Signori ma ancora a questo punto siamo?!?
    Ma, non si è ancora capito chiaramente che se gli stranieri stannoba lavorare e perchè sono le aziende che sanno che,pagheranno di meno?!?
    Ancora colpa a noi giovani date?!?
    Ma lei va su internet?!?
    Le legge le offerte di lavoro?!?
    Ha idea di quanto salario le offrano?!?
    O sono solo annunci di lavori porta a porta
    Dove si guadagna una miseria?!?
    La prego si guardi intorno, i giovani hanno voglia di fare ma non è loro concesso…
    Certo ci sono i geni, i raccomandati ecc ecc
    Ma la prego non faccia ricadere le colpe su di noi, che davvero non ne possiamo più!!!

    • Perfettamente d’accordo con il tuo commento. La visione descritta sembra la solita storia del bamboccione – enfatizzata dai media per non spiegare come mai non si riesca più ad avere una casa, uno stipendio degno, accedere a un prestito. Per non parlare della storia del magazziniere! Sembra il classico complesso contro il diplomato/laureato: una persona che ricopre una posizione decisionale che a volte ha qualifiche più scadenti si rifà sul povero neolavoratore mandandolo a lavorare prima dove non gli compete per Poi accedere ad un altro lavoro, forse.Perchè se no, spiegami, tutta questa esuberanza nella risposta invece di dire semplicemente che l’unico posto è da magazziniere. Anche perchè se è bravo a spostare i pacchi sarà bravo dunque a stilari i conti su Excel no? Equivale a: se sei bravo a pulire i cessi del policlinico..forse un’operazioncina di appendicite te la faccio fare. Ma che discorso è !? La gavetta al supermercato veramente fa ridere e piangere. Poi c’è un fondamentale problema..ma la dignità è un concetto così difficile da apprendere? Perchè questa è anche pretendere il riconoscimento dei proprio studi e delle proprie qualifiche. Cavolo non siamo ragazzini che devono farsi qualche soldo con un po’ d’animazione o servizio ai tavoli (l’avranno fatto quasi tutti) che ancora mentre uno studia si fa ma in un paese civilizzato è giusto esigere e pretendere un lavoro consono alla propria formazione! Basta all’inneggiamento ad abbassare la testa e subire in silenzio! Dopo ogni genere di sopprusi subiti da questo popolo da qualsiasi istituzione statale e rappresentante pubblico come fa ad esserci ancora qualcuno con il coraggio di accennare e a volte direttamente sostenere una nostra colpa generazionale!! Questa è la vera malattia di tanti: questo masochismo, questa mentalità da autofustigazione medievale, traccia storica culturale ancora legata alle radici feudali di questo paese! E crea anche l’impossibilità di un ragionamento di sostegno solidale tra le persone che continuano e essere divise da idiozie! E’ per questo che mentre Atene brucia a Roma si passeggia fra i negozi! MA si! Incoraggiamo ancora di più il lavoro precario e mandiamo all’estero i laureati! Ma certo poveri altezzosi..non vogliono pulire i vetri, dopo aver investito la propria giovinezza, soldi e tempo per un titolo..che mascalzoni! Ah..ma aspetta..strano che con il crollo del muro i lavavetri laureati dell’est siano venuti in occidente..ah..strano che abbiano iniziato cosi in Italia perchè non venivano riconosciuti i titoli di studio fino al 94 e oltre…strano che comunque la lira valeva più volte una valuta dell’est e quindi guadagnavano in proporzione molto di più..perchè se invece di 20 centesimi al semaforo ti danno 5 euro..beh..stringi i denti per mezzo anno e torni che stai un Re no!?

      • E se provassimo ad abbattere questo modello di sviluppo che crea milioni di poveri e qualche milionario?
        Capitalismo parassita e sfruttatore, in più ci fanno pure la morale.
        Questo è il punto, secondo me.

  3. Mi pare, come troppe volte, il classico post qualunquista e privo di qualsiasi attinenza con la realtà. Ricordo anche troppo bene il dott. Padoa Schioppa (r.i.p.) che si lamentava dei ragazzi bamboccioni che restano con mamma e papà a oltranza. Francamente non capisco perchè chi si è impegnato per uscire da un’università con buoni voti debba accontentarsi di fare il lavapiatti. Ovviamente, dati i tempi grami, ci si adegua, ma questo non rende meno umiliante l’aver speso migliaia di euro per un pezzo di carta che si rivela tristemente inutile e anzi dannoso. Tra l’accontentarsi e il definire i giovani schizzinosi mi pare corra una notevole differenza (chi le scrive è una donna di 27 anni non laureata che ha cominciato a lavorare a 19 anni proprio per pagarsi un titolo di studio che sfortunatamente non ha conseguito, e aggiungo per fortuna, e che attualmente vive fuori casa con il proprio compagno).

    • Il mio post sarà anche qualunquista ma ci sono passato in prima persona. MIo figlio ha dovuto emigrare. Quindi prima leggere attentamente quello che è scritto, poi eventualmente dare del qualunquista. Ce ne sono migliaia di giovani che non sono schizzinosi e ne ho fatto qualche esempio, li conosco di persona.

  4. Per informare si presuppone che si debba essere informati.Cerco lavoro come opeaio,autista,magazziniere,operatore ecologico,imbianchino…,da tempo!Ma probabilmente sono troppo esigente e pigro per emigrare a Londra perchè persevero ostinatamente nella ricerca di un’occupazione nella mia città(Milano)!Se lei mi indicasse dove sono alla ricerca di personale mi farebbe una grande cortesia.Mi affido a Lei.Vorrei aggiungere che anche nei peggior bar sport di Milano si è smesso di raccontare la stupida,falsa, novella secondo la quale M.Moratti sia un incapace da allontanare il più lontano possibile dal c.d.a. “saras”.Le consiglio di consultare altri quotidiani oltre a “ilGiornale” e “Libero”.Cordiali saluti.

    • Non leggo nè uno nè l’altro, non faccio lo spiritoso e la mia famiglia è vittima della crisi capitalista. Cerchi e non si abbatta, la scelta di emigrare non è da tutti ed io mi sono limitato di emigrare dal Veneto a Milano. Mi sembra più preoccupato per la battuta su Moratti che per gli altri problemi.
      Cordiali saluti e su con il morale.

  5. allora mr slasch le dirò…
    come la signorina alla quale ha risposto, ho 27 anni, non sono laureato ma ho avuto sempre le maniche tirate su da quando mi sono diplomato.
    ho 5 corsi di logistica e merceologia alle spalle pagati oro perché sono certificati, parlo inglese come la regina, sono stato all’estero per migliorare la lingua e cercare un lavoro tanto per cominciare in attesa di viaggiare in business class e comprare casa ma a quanto pare non era il periodo giusto visto che da un giorno all’altro saltavano 40.000 posti pubblici. allora ho deciso di tornare a casa perché con 50 pound al mese (stipendio – spese) è difficile andare avanti. ho cominciato a cercare, cercare e ancora cercare ma nessuno sembrava interessato al mio profilo. così ho speso altri soldi per fare un corso da bartender e cercare di sfruttare un impiego in un settore sempre attivo e ho cominciato a lavorare ma dopo un pò anche questa ruota ha smesso di girare bene.
    ora se mi presento da qualsiasi parte con il mio bel cv da logista esperto sa cosa mi rispondono? “ma lei è un BARISTA… che c’entra con i magazzini!? arrivederci…”
    ora lavo le macchine quando mi chiamano, mi giro il quartiere con una pompetta a metter l’olio sulle guide delle serrande asciutte chiedendo un’offerta libera e di tanto in tanto riesco a fare il bartender…
    ah sto scrivendo da un internet point; mi avanzavano due euro e mi sono concesso questo lusso accompagnato da una bottiglietta d’acqua. buona giornata eh!

    • Come ho detto nel post alla mia famiglia, nel 2012, non è rimasto che emigrare. Io sono arrivato a Milano dal Veneto, tanti anni fa, mio figlio ha dovuto emigrare.
      Parliamo degli stessi problemi, no scritto che migliaia di giovani lottano e si adattano ma il capitalismo è vincente sulla pelle di miliardi di sfruttati. Il mio post è una provocazione ed il fatto che uno della mia famiglia abbia dovuto emigrare non la considero per niente una vittoria.
      In bocca al lupo a te ed a tutti quelli che sono in questa situazione.
      Ci sono dentro in pieno.

  6. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  7. Qui siamo in italia, se vuoi vivere in maniera “Dignitosa” e un pò autonoma, devi portare a casa almeno 1500€ al mese altrimenti si torna agli anni dei nostri nonni, quando si viveva per lavorare e si dormiva in una casa in 15 assieme a tutti i parenti.
    Certo che ci sono solo stranieri a fare i lavori più umili,
    andateci voi a raccogliere ortaggi tutto il giorno per 5€
    andateci voi a lavare le macchine tutto il giorno per 20€ (ammesso sempre che gli diano tanto) e poi vediamo come vivi.
    Non siamo più negli anni 70′,
    non stiamo morendo ancora di fame per arrivare a dover lavorare 12 ore al giorno per niente, ed è VERGOGNOSO che si permetta a certe gente (italiani o non) di lavorare per certe ridicole cifre.
    Chi accetta di lavorare in certe condizioni rovina se stesso e gl’altri in cerca di un lavoro dignitoso.

    • Condivido e ne scrivo, quasi, tutti i giorni. E’ il lato migliore del capitalismo, figurati l’altro.
      L’ho messa sulla provocazione e sull’ironia, ma i tocca. Cazzo se mi tocca.
      P.S. La guerra tra poveri c’è sempre stata, basti vedere la Fiat nel dopoguerra. Lo stesso letto per tre eprsone che facevano i turni.

  8. Oltre alla figlia della Fornero ed al trota, ti sei dimenticato il figlio di Monti, il figlio del ministro dell?interno e persino il figlio di Napolitano.
    Quanto agli operai della Fiat negli anni ’50, quando arrivavano dal meridione con i bagagli legati con lo spago con quello che pomposamente le ferrovie chiamavano “Treno del sole” e “Freccia del sud” se arrivata a Milano, vero che lo stesso veniva affittato a tre persone diverse che facevano tre turni diversi ma dovresti aggiungere che il letto era sistemato nel sottotetto dove d’interno si moriva dal freddo perchè dai tetti scendevano i ghiaccioloi e d’estate si moriva di caldo perchè non c’era nemmeno il ricambio d’aria.
    Questo nella città della Fiat!!!
    Ma, per fortuna, c’era anche vicino Torino, nel Canavese, L’OLIVETTI dove gli operai venivano rispettati e trattati come uomini, come persone.
    Ci credevamo in quel modello sociale Olivetti ma ben presto comprendemmo che sarebbe prevalso il modello Fiat, non solo quello di Valletta, soprattutto l’attuale, quello imposto dall’italo-canadere con villa in Svizzera, amico di Passera, di Berlusconi e, guarda un po’, del “bimbo” rottamatore proveniente da Cl ed amico dei due precedenti.
    Ciao, Nat. Buona serata. Osv

  9. Come funziona il mercato del lavoro nella visione marxiana?

    La compravendita di questa merce è legata al pagamento di un salario di sussistenza. Da questo punto di vista il salario è ancora in Marx un salario di sussistenza come per Ricardo, come per lo schema classico, però con questa profonda differenza: che il salario di sussistenza in Marx non è condizionato dal movimento demografico della popolazione, non dipende cioè da leggi di natura, ma da un fatto interno al sistema, vale a dire dalla presenza di un esercito industriale di riserva il quale è determinato dal fatto che i capitalisti col loro agire provocano disoccupazione e la concorrenza che si genera tra i lavoratori per trovare lavoro porta i salari ad abbassarsi. Ne consegue che il salario di sussistenza è tale non per fatti di natura, ma per fatti provocati dal capitalista nella sfera della produzione a seguito della introduzione di macchine, di innovazioni tecnologiche che accrescono la produttività.

    Qui emerge la prima grossa differenza tra lo schema classico e Marx: egli parla di salario di sussistenza ma non legato a leggi naturali, bensì a leggi interne al sistema, all’esistenza di un esercito industriale di riserva.

    Occorre tener presente innanzitutto che mentre nel mondo classico in realtà non si parlava di disoccupazione perché c’erano o vivi o morti, di non occupato non c’era nessuno, nel mondo di Marx invece di disoccupati ce ne sono.

    Eh già!
    Sembra proprio iniziata la guerra fra i lavoratori.
    I meno tutelati sono accusati da quelli più tutelati di non farsi ABBASTANZA la guerra fra di loro nell’ottenere un salario di SUSSISTENZA…

  10. A ciò si può aggiungere che la compressione dei salari può derivare non soltanto dalla caduta degli investimenti, ma anche dall’aumento del potere contrattuale dei capitalisti. Sebbene Marx consideri come movimento primario la riduzione dei salari in termini relativi, per effetto della crescita della composizione organica del capitale, nelle sue opere è ricorrente la convinzione che – soprattutto nei primi stadi dello sviluppo capitalistico e soprattutto nei Paesi periferici – la competizione fra capitali si attui mediante la decurtazione diretta del salario, anche senza far ricorso all’ampliamento del bacino di disoccupazione:

    “La conservazione e la riproduzione costante della classe operaia rimane condizione costante della riproduzione del capitale. Il apitalista può tranquillamente affidare all’istinto di conservazione e di procreazione degli operai il soddisfacimento di questa condizione. Egli provvede a limitare il più possibile al puro necessario il loro consumo
    individuale, ed è lontanissimo da quella rozzezza sudamericana che costringe l’operaio a nutrirsi di cibi più sostanziosi invece che di cibi meno sostanziosi” (Marx 1980 [1867], p.628).

    Per quanto attiene alle dinamiche macroeconomiche contemporanee, e sulla base dell’evidenza empirica riportata supra, si può stabilire che ciò che si è verificato negli ultimi decenni, nella gran parte dei casi, è precisamente questo secondo movimento, che ha dato luogo a una modalità di competizione basata sulla compressione diretta dei costi di produzione, e dei salari in primo luogo.
    Per le considerazioni che verranno poste a seguire, si rileva che questo modello di sviluppo – un regime neoliberista basato sulla crescita trainata da bassi salari e alti consumi a debito – risulta instrinsecamente instabile.

  11. “Con l’accrescimento della ricchezza materiale si accresce la classe dei capitalisti monetari; aumenta da un lato il numero e la ricchezza dei capitalisti che si ritirano, dei rentiers; e in secondo luogo viene stimolato lo sviluppo del sistema creditizio e si accresce quindi il numero dei banchieri, di coloro che danno in prestito, dei finanzieri
    ecc. (Marx, 1980 [1894], p.599).


    Per quanto attiene a ciò che è accaduto nel corso degli ultimi anni, va rilevato che vi è ampia evidenza empirica a sostegno di queste tesi. Con riferimento ai processi di finanziarizzazione, può essere qui sufficiente richiamare quanto rilevato dal Bureau of Economic Analysis, ovvero che la quota delle rendite finanziarie sul PIL, negli Stati Uniti, è aumentato del 40% dal 2000 al 2008, che i profitti sono cresciuti di circa l’80% nello stesso periodo e che il reddito netto dell’1% più ricco della popolazione è aumentato a un tasso annuo di circa il 200% dal 1979 al 2005.

    Per quanto attiene all’aumento dei consumi di lusso, si registra che i consumi di lusso sono notevolmente aumentati, su scala globale, nell’ultimo decennio, passando da 80 miliardi di euro del 1995 a 160 miliardi di euro del 2005: il tasso di inflazione, in questo settore, negli Stati Uniti, al 2008, è stato di circa il 5% superiore al tasso di inflazione calcolato sull’indice dei prezzi al consumo (Hurun Report, 2010)24. In più, gli investimenti privati (calcolati come valore aggiunto sul PIL) si sono ridotti dal 3.5% nel 2005, al 3.1% nel 2006, al 2.1% nel 2007, allo 0.6% del 2008 (Bureau of Economic Analysis).

  12. Segnaliamo un interessante grafico dal blog Good che mostra la produttività oraria del lavoro nei paesi dell’OCSE. L’Italia ha una produttività oraria piuttosto bassa rispetto a quella dei paesi “leader”. Ovviamente possiamo consolarci del fatto che ci sono paesi con performance peggiori, ma chiaramente solo se l’obiettivo del nostro paese è la mediocrità.

    Un altro aspetto interessante è il fatto che in Italia sembra si lavori più ore rispetto alla media (1.802 ore all’anno, contro le 1.792 degli USA o 1.544 di Francia e i 1.430 ore della Germania), il che dovrebbe mettere ancora una volta l’accento sul fatto che la questione non è lavorare di più ma lavorare meglio.

    Post originale: http://www.banknoise.com/2010/10/grafico-la-produttivit-del-lavoro-nel-mondo.html#ixzz2A8ifIGit

  13. La produttività oraria normalmente cala all´aumento delle ore giornaliere di lavoro.

    La documentazione disponibile sul tema è abbondante e di vecchia data. In Germania Hernest Abbè cita un´esperienza fatta negli stabilimenti Zeiss a Jena, riducendo l´orario da 9 ad 8 ore la produttività crebbe del 16%, in pratica la produzione aumentò (citato in l´Etude de travail, n.184, 1967). In Inghilterra, quando nel 1914 il ministro della guerra aumentò l´orario di lavoro per esigenze belliche, la produzione calò così da indurre presto a tornare al vecchio orario. Tutti gli studi successivi, da quelli francesi del rapporto Madinier per il V Plan a quelli svedesi della “Commissione mista per lo studio delle conseguenze della riduzione dell´orario di lavoro”, giunsero a conclusioni simili: la compensazione media (che varia col tipo di lavoro) è di 0,5, cioè ad una riduzione dell´orario di lavoro del 10% corrisponde un aumento medio della produttività oraria del 5% ed un aumento di occupazione del 5%.
    ..
    i paesi con orari annuali più corti hanno tassi di occupazione più alti, mentre paesi come Italia, Ungheria, Grecia, con orari di lavoro più lunghi, hanno tassi di occupazione e produttività più bassi.

    Nella società della conoscenza, dove qualità valgono più della quantità, l´importante è la valorizzazione del lavoro che passa per dignità della persona e per le buone condizioni di ambiente e di sicurezza che predispongono il lavoratore a coadiuvare con l´impresa. La produttività è nemica di orari lunghi e di insicurezza.

    http://www.sindacalmente.org/content/piu-produttivita-con-riduzione-orario-ncacace-economia-lavoro

  14. Michele, il mio caso purtroppo riguarda uno di anni 40. Fortunatamente non sposato.

  15. Quindi per molti commentatori il problema è che ci sono gli immigrati che fanno certi lavori per un pezzo di pane. Vero, verissimo.
    Però se si chiede di fermare l’immigrazione clandestina… si dice che la cosa “puzza di razzismo”, se non di neofascismo.
    Ci si lamenta del pochissimo o assente valore riconosciuto alle lauree. Probabile.
    Però se si chiede che vengano contingentati gli ingressi negli atenei, dicono che non va bene…”eh, il diritto allo studio, la libertà di scelta, l’emancipazione sociale…” Di sana selezione meritocratica neanche a parlarne…dovessero darti del fascio!?!

    Nella mia provincia di 270.000 abitanti,risultano iscritti all’albo 1.500 avvocati, più 700 tirocinanti; totale 2.200: vale a dire 1 avvocato ogni 122 abitanti! Vi sfido a vedere quanti cuochi, idraulici, tornitori, elettricisti, caldaisti, carpentieri ci sono ogni 122 cristiani…Ed ho citato apposta lavori ben pagati.

    Prima che qualcuno me lo chieda, rispondo preventivamente: lavoro in una azienda agricola…

    Ah, per la vendemmia ho incoraggiato diversi ragazzi disoccupati(cronici) a guadagnarsi qualche soldo con la vendemmia: 50€ con tanto di voucher inps(contributi).
    Facevano schifo a tutti tranne uno…: l’unico con laurea, master e stage alla Ue a Bruxelles; dove è tornato ad andare dopo la vendemmia…
    Non ho dubbi sul fatto che lui si realizzerà nella vita, a differenza di quegli altri…

    Mio nonno diceva che la povertà era metà sfortuna e metà difetto. Meditare ..

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