Il conflitto tra un innamorato del calcio con il mondo del calcio, nemmeno Togliatti e Berlinguer ne furono immuni. Tutti siamo stati bambini e c’è chi lo rimane per sempre.


Non è un discorso sull’essere juventini o no, è un discorso sui sogni di un bambino che ha sempre giocato a pallone e che ha avuto, in vacanza, la soddisfazione di giocare contro suo figlio, juventino pure lui.
Io avevo 40 anni e lui 17 e ci davamo mazzate perchè sul campo non ci sono più amici o figli ma compagni di squadra e capita che l’amico, o il figlio, per 90 minuti siano solo avversari.
Sua mamma diceva, con quale coraggio prendi a calci tuo figlio? Non ti rendi conto che gli fai male?
Piccolo particolare, io ho il 40 di scarpe e lui il 42, era lui che scalciava me.
Un gol allo Juventus Stadium io non lo segnerò mai ma la soddisfazione di un gol nella porta del campetto del campeggio me al sono presa e ci si abbraccia come fanno allo stadio, anche chi gioca al sabato al Parco Lambro si abbraccia e spesso non si conoscono nemmeno. Si va al parco e si gioca con chi c’è.
Come pure si litiga per un gol che non è abbastanza gol o un fuorigioco che per qualcuno non c’era e per gli altri era di un metro.
Il calcio è questo, anche quando muove milioni, e non penso che i campioni quando giocano pensino ai soldi, è una trance agonistica che ci riporta tutti bambini.
Non credo che Alex voglia continuare per una questione di soldi, vuole continuare per far continuare il sogno, il gioco, il suo essere bambino dentro e lo fa ad un livello altissimo per il semplice fatto che è in grado di farlo.
Ci sono amici che organizzano partite tra di loro, si conoscono da decenni ma in quell’ora di delirio fanciullesco riescono persino a litigare, dentro al campo, perchè subito dopo sono gli amici di sempre.
Anche se il tempo è passato, lo scatto non è più quello di una volta ed il dribbling pure, la tecnica non è mai stata quella dei campioni tutti noi abbiamo fatto un gol alla Del Pero, i milanisti l’hanno fatto all’Inzaghi, gli interisti l’hanno fatto, ma finto, come lo scudetto di cartone.
Chi glielo fa fare ad adulti sovrappeso con la pancia e le gambe indurite, o inflaccidite, dagli anni rischiare di rompersi una gamba in una partita con gli amici di sempre?
La passione, e quando capita che ci si fa male, un taglio, una frattura, una botta più forte del normale non è l’ospedale che conta, i trenta giorni di gesso o l’incapacità di camminare correttamente per un mese, diventa una storia da raccontare negli anni.
Una volta mi rovinai un mese di vacanza per una partita di pallone tra amici, due di loro erano fratelli ed allenatissimi,   perchè facevano regolarmente tornei a Milano.
Giocavano sempre uno contro l’altro e mi ricordo con quale soddisfazione Roberto impedì un gol al fratello Massimo con un colpo di testa che incocciò la traversa, si voltò esultante verso il fratello e gli disse: non ce la fai… Mentre il viso gli si riempiva di sangue e dovemmo portarlo al pronto soccorso dove gli misero non so quanti punti.
Questo è il calcio, come quello che Massino 20 centimetri e chili più di me, mi diede alla caviglia che si gonfiò come un melone e mi rovinò le ferie per un mese.
Facevo fatica persino a guidare, gli diedi del pirla e questo non l’offese, gli diedi dello scarpone e ci rimase male. Comunque era scarso, lo diceva anche il fratello.
Questo è il calcio più bello, quello giocato anche dagli scarsi come me nei campi di terra battuta e dura, che quando ne trovavano uno d’erba a pagamento gli sembrava di essere a San Siro e si divideva la spesa.
Uno che riesce ad essere bambino per due ore ogni tanto davanti alla tv mentre la  Juve, che stabilendo un record dietro l’altro,  conquista il 30° scudetto nel suo stadio e vede l’ultimo gol di Pinturicchio nella sua ultima partita, si abbraccia con chi ha vicino perchè in quel momento è il bambino di una volta, non si rende conto di avere 63 anni e mezzo.
E la pillola per il colesterolo è solo un piccolo particolare e non è da un particolare, un rigore sbagliato, che si riconosce un campione, che può mortificare il sogno che è in noi.
Anche Togliatti e Berlinguer erano juventini e l’essere tifosi non ha tolto nulla alla loro grandezza, come non toglie nulla alla mia consapevolezza di essere proletario dalla parte dei proletari.
Non per niente la trasmissione più mitica di Radio Popolare è stata, e lo sarà per sempre, Bar Sport, pebbacco o devi morire, del mitico  SergioFerrentino, l’inventore e poi della Gialappa’s.
Qui si parla di sogni ed i sogni non muoiono mai.
Il Capitano sarà per sempre il nostro Capitano. 

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3 Risposte

  1. il calcio è solo un gioco, a me non piace neanche tanto, ma comunque è diventato la terza religione di questo paese troppo, esageriamo sempre in tutto….

  2. […] sul campo non ci sono più amici o figli ma compagni di… Continua a leggere la notizia: Il conflitto tra un innamorato del calcio con il mondo del calcio, nemmeno Togliatti e Berlinguer ne… Fonte: […]

  3. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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