Il nonno ha esagerato, ma ce ne fossero come lui ed i giardini ne sono la conferma, nessun rispetto e maleducazione.


Si è beccato una denuncia e si è anche pentito un pochino ma io lo appoggio in pieno perchè ho vissuto la trasformazione educativa di oltre mezzo secolo.
Da ragazzino ero un problema e proprio per questo sono convinto che quando ci vuole ci vuole.
La mia carriera di peperino è iniziata presto, alle elementari, ero ancora in quarta quando ho risposto male al maestro Pillon e mi ha punito come usava allora, entro domani mi devi scrivere per 250 volte: non si risponde male al maestro.
Non ci penso nemmeno gli ho risposto e chiamarono i miei genitori.
Questi non ci pensarono nemmeno a chiedere cosa fosse successo, il maestro era intoccabile e mi presero a sberle, non ebbi modo di esporre le mie ragioni.
Poi trovai un portamonete a scatto con un bel po’ di soldi, solo ed esclusivamente soldi, combinazione in quel periodo al mio paese c’erano le giostre e passai 15 giorni a divertirmi con i miei amici nell’autoscontro, frappè e sigarette per tutta la compagnia, riuscii a comprarmi persino una carabina ad aria compressa.
Purtroppo nella predica domenicale durante la messa venne fuori che una signora, una ragazza non ricordo precisamente,  aveva perso il borsellino con i suoi risparmi con i quali intendeva comprasi un impermeabile come quello del tenente Sheridan
.
Il paese era piccolo, i miei sentirono l’appello, i paesani fecero mente locale a quel gruppo di ragazzini che passavano il pomeriggio alle giostre bevendo frappè e fecero due più due.
Le sigarette no, quelle le fumavamo senza farci vedere. Le  avevamo nascoste insieme ai fiammiferi sotto l’elmo del monumento ai Caduti della prima guerra mondiale.
Mio padre mi sottopose all’interrogatorio di rito e dovetti confessare che i soldi li avevo trovati io.
Presi una serie di mazzate che le ricordo ancora, non c’era autodifesa che tenesse, non ho potuto nemmeno parlare.
Mi rinchiusero nell’orfanotrofio del paese insieme a mio fratello maggiore, che non c’entrava niente ma che, purtroppo per lui, veniva sempre coinvolto in modo particolare nelle risse che scatenavo con i più grandi dove lui faceva da paciere,diciamo che mi accendevo in un millesimo di secondo senza pormi il problema di che avessi davanti, se uno della mia età, 9 anni, o uno di 13, 14. Dato il mio fisico di solito erano una volta e mezzo il sottoscritto.
Dall’orfanotrofio scappai due volte, ma il mio exploit maggiore lo realizzai con una suora che sulla porta della chiesa mi diede un colpo in testa con il pugno chiuso ed il dito medio sporgente, per farmi stare buono.
L’aggirai e la presi di spalle prendendola a calci nel sedere, facemmo tutta la chiesa in mezzo ai banchi dove tutto l’orfanotrofio seguiva la messa tra chi tifava per me e chi per la suora, carogna.
In quegli anni usavano mandare gli orfani, in divisa e con il mantello nero, dietro ai funerali, erano gli anni cinquanta, ed io fui l’unico orfano, insieme a mio fratello, che al seguito dei funerali salutava i propri genitori in modo esagerato direi.
Per le medie mi misero in collegio, liberando mio fratello, ed il collegio è un concentrato di tipi come me che si scambiano i vizi e diventa una scuola, come il carcere minorile.
Entri delinquente al 20% e ne esci al 50%, qualcuno se la cava per fortuna e si corregge.
Mi diedi una calmata intorno ai vent’anni dopo l’ultimo colpo di testa che vi vado a raccontare, solo per rendervi un’idea di che tipo fossi.
Giornata estiva e semaforo rosso, arrivo con la mia Francis Lombardi 850 a velocità sostenuta e nel frattempo scatta il verde, supero sulla destra una 124 che stava partendo ed il conducente si spaventa, presumo, e mi apostrofa: bastardo figlio di puttana! Io rallento e gli rispondo, ciao fratello!
Proseguo per la mia strada e 300 metri dopo mi fermo davanti alla ditta dove lavoravo, parcheggio e scendo tranquillo dalla mia auto, dietro di me c’è, ferma, una 124 ne scende uno che sarà stato 1,90, io lo ricordo enorme, si lancia contro di me, mi prende con una mano per il giubbotto e mi solleva da terra di una ventina ci centimetri per portarmi all’altezza dei suoi occhi, brutto stronzo, io ti spezzo in due.
Nel subire questo notai che i bottoni del mio giubbotto erano sotto sforzo, rischiavano di staccarsi, lo guardai negli occhi e gli dissi: se si stacca il bottone sono cazzi tuoi.
Incredulo, sbigottito, mi lasciò andare ed entrai al lavoro.
Una ventina di minuti dopo me lo vedo entrare in magazzino, era una concessionaria Fiat ed io facevo il magazziniere, ancora… pensai ed invece la sorpresa.
Era un assicuratore liquidatore e conosceva mio padre, lavoravamo insieme, e gli aveva raccontato il fatto. Saputo che ero suo figlio venne in magazzino per scusarsi, lo bloccai immediatamente, ci mancherebbe altro sono io che mi scuso con lei.
Diventammo amici, anche se era molto più grande di me, non solo fisicamente.
Diciamo che me ne intendo di maleducazione e di caratterini particolari ed è per questo che apprezzo un nonno come questo, ce ne fossero parecchi avremmo un mondo migliore.
Ai giardini vicino a casa mia ci sono anziani e famiglie, ragazzotti maleducati ed irriverenti che se fregano di tutto e di tutti. Anche se qualcuno l’ho ripreso, facendolo ragionare.
I genitori moderni, se la maestra o il professore riprende, i loro figli vanno a scuola picchiano la maestra o la denunciano. I figli di oggi non si possono toccare, ne vediamo le conseguenze.
Il nipote ruba, nonno lo picchia.

La foto è del Tenente Sheridan.

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Una Risposta

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