In Italia ci si può aspettare di tutto, spero che non nasca un movimento in difesa dei diritti di Provenzano, sarebbe troppo anche per noi.


Il figlio di Provenzano ha mandato il suo messaggio, evoluto, del quarto o quinto tipo di pizzino mafioso allo Stato, mi ha ricordato Michael Corleone quando nel Padrino dice: gli faremo una proposta che non potrà rifiutare.
Non so se anche il figlio di Provenzano ha provveduto a versare i suoi risparmi nella banca vaticana, un modo di santificare il frutto di reati e di vittime già utilizzato a suo tempo da Renatino, il boss della Banda della Magliana che si è guadagnato la sepoltura sotto un’altare nella basilica dell’ Opus dei Sant’Apollinare di Roma.
Ci sono frasi, nell’intervista al figlio di Provenzano, che sono incomprensibili per la maggior parte degli italiani ma chiarissime per i destinatari del messaggio subliminale, anzi più che subliminale mi sembra agghiacciante.
Intanto si definisce fiero del padre e questo mi ha colpito in modo particolare in quanto ero, e sono, in perenne conflitto con la memoria di mio padre per il semplice fatto che era un fascista. Figuriamoci se fosse stato un boss della mafia dei più crudeli e violenti.
Alla domanda sui collaboratori di giustizia la pensa, più o meno, come Dell’Utri non ha detto di considerare un eroe Mangano ma ci è mancato poco.
Leggete il passaggio sui collaboratori di giustizia:
“Sì, è un’anomalia tutta italiana questa dei collaboratori di giustizia. Ma stiamo parlando di uomini e si possono dare anche delle indicazioni sbagliate. In ogni cosa in cui c’è l’uomo c’è la possibilità dello sbaglio“.
Come se le rivelazioni dei pentiti non fossero soggette a radiografie, autopsie direi, per trovare riscontri delle loro rivelazioni, proprio per evitare di cadere in tranelli e cadere nelle trappole che, per “sbaglio”, potrebbero disseminare agli inquirenti.
Falcone e Borsellino sono vittime della violenza in senso lato e questo per mettere sullo stesso piano mafia e Stato, il nostro Stato e non i servizi deviati e la parte corrotta e bacata dello Stato.
Ci sono i martiri a ricordarci che lo Stato non è solamente il carabiniere complice, il poliziotto corrotto, il politico delinquente che appoggia la mafia dall’esterno.
Per il figlio di Provenzano sono la stessa cosa e lui si auto promuove a metro svizzero della legalità e della giustizia, gli assassini di stato o mafiosi diventano violenza e quindi raptus incontrollabili, tra l’altro lui è contro la violenza se non obbligato ad usarla nel caso che le sue proposte non andassero a buon fine perchè violenza genera violenza, con il suo sorriso e la faccia per bene a mandato il messaggio a chi di dovere, pan per focaccia.
“Quello che io chiedo è che si faccia una perizia per capire se mio padre è capace di intendere e volere, se a livello neurologicopossa essere curato. Vorrei dignità. Ma deve stabilirlo lo Stato. Noi siamo consapevoli che sarà difficile che venga scarcerato, chiediamo però che venga curato. Mio padre – prosegue – vive un decadimento neurologico tale da non poter ricevere cure chemioterapiche per il suo tumore alla prostata. Perché ci deve essere questa discriminante? Perché si chiama Provenzano? Perché è un membro di Cosa Nostra?”. “L’incapacità di intendere e volere potrebbe mettere a rischio il proseguimento di processi fondamentali?”, conclude la giornalista. “Che qualcuno si prenda allora la responsabilità di istituire la pena di morte anche ad personam”.
Che ci siano state delle perizie mediche, che volutamente il figlio di Provenzano finge di ignorare ma che il fratello di Borsellino ed Ingroia hanno ricordato, non lo toccano per niente ha accettato l’intervista di Servizio Pubblico esclusivamente per mandare un messaggio, esplicito per quelli più attenti, alla parte corrotta dello Stato, magistratura, forze dell’ordine e politica, che certamente ha colto per filo e per segno il grido di dolore del figlio di Provenzano.
Si dice che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli e condivido ma, la mia impressione è che il figlio di Provenzano è istruito  scaltro ed intelligente e, rispetto al padre, ha solo cambiato i modi e la strategia.
Sembra la parte finale de IL Padrino parte III, manca solo la resa dei conti, non è stato un messaggio di pace è stato un avviso ai naviganti delle questure e delle procure freddo e calcolato e pretende risposte da chi di dovere.
Un video pizzino destinato a chi non sappiamo ma i destinatari lo sanno, hanno capito tutto.
Vedremo se ci sarà una reazione e di che tipo.
Ma i beni di Provenzano sono stati sequestrati? Sappiamo che il figlio del boss si occupa di vini, chi gli ha dato le viti?
 

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5 Risposte

  1. Ciao Slasch e buona giornata. Quando, ieri sera, ho ascoltato quell’intervista a Servizio Pubblico, alla fine mi è rimasta addosso una strana sensazione. Hai presente quando capti un segnale di pericolo ma, lo stesso, non è stato così evidente da metterti sull’allerta subito? Ecco, uguale. Qualcosa di ciò che il figlio di Provenzano aveva detto, mi era suonata male, sgradevole, pericolosa forse. Quel forse, durante il dibattito che è seguito in studio è diventato certezza. Infatti, anche i presenti, piano piano, sono usciti da quella strana sensazione che era rimasta nell’aria, dopo le parole del tizio, riflettendo con commenti preoccupati su quella “particolare” affermazione “violenza chiama violenza”.

    • Una autentica minaccia, da mafioso, che non è stata colta immediatamente. Solo Martelli ed Ingroia hanno colto la gravità del messaggio. Devo dire che anche Veltroni ha ragionato bene, evidentemente se non parla di sinistra ma di legalità rende di più.

  2. […] suoi risparmi nella banca vaticana, un modo di santificare il… Continua a leggere la notizia: In Italia ci si può aspettare di tutto, spero che non nasca un movimento in difesa dei diritti di P… Fonte: […]

  3. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. Reblogged this on Su Seddoresu.

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