L’incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci in tasca l’Unità. Niente di nuovo, tutto come prima.


La notizia che i vertici della Fiat hanno fatto togliere l’Unità dalla bacheca della Marelli di Bologna e Bari ha destato qualche sorpresa in un popolo che non ha memoria e rivalutato un giornale disprezzato anche a sinistra, meglio il Fatto o Repubblica.
Invece mi ha fatto ritornare giovane, diciamo dalla metà degli anni 70 all’inizio degli anni 90, diciamo che se non fosse per la pancia ed i capelli grigi sarei euforico, chissà mai che dopo il solito fascismo della Fiat non tornino anche le ribellioni di quegli anni.
Memorabili quegli anni che vanno dal 1963 al 1977, me li sono goduti tutti.
Il mio lavoro era magazziniere in una Concessionaria Fiat di quelle storiche, fondata nel 1929 una delle più antiche di Milano, ed in breve feci “carriera” divenni un responsabile del magazzino.
Dico un responsabile perchè il figlio del titolare per evitare di riconoscere sul piano economico l’impegno e la professionalità tentò il dividi et impera che si rivelò un fallimento, eravamo uniti come fratelli siamesi.
Mi reca un certo fastidio scrivere di certe cose in prima persona, c’è chi ti prende per presuntuoso e chi pensa che voglia fare il fenomeno ma la realtà dei fatti e della mia storia lavorativa è quella che è e nessun Pansa al mondo potrà tentarne una revisione parziale o falsata del tutto. E’ impossibile.
L’anomalia consisteva in quello che vado a raccontare adesso.
Avevo portato il sindacato in azienda, avevo organizzato degli scioperi che in pochi mesi ci portarono ad acquisire la quattordicesima perchè, pur essendo una ditta commerciale, la mia azienda aveva il contratto dell’industria e nell’industria non esisteva la tredicesima ,esisteva il premio di produzione che avevano solo le aziende più grandi ed organizzate.
Inoltre ero già iscritto al Pci e quindi ero un comunista ma capetto e la mia fortuna era dovuta al fatto che ero bravo nel mio lavoro, il mio collega ed io fatturammo più volte il doppio dell’anno precedente e fummo premiati dalla Fiat tra i migliori responsabili di magazzino delle concessionarie del nord Italia.
Un anno ci regalarono la lavastoviglie, l’unica concessionaria in Italia ad avere il doppio premio in quanto il riconoscimento era individuale e noi eravamo in due, una anomalia che venne superata dal fatturato. Altre volte vincemmo dei viaggi ai quali, volutamente, non ho mai partecipato per questione di principio ed una volta che l’incaricato all’organizzazione di questi viaggi mi telefonò da Torino per avere di miei dati e quelli della Mirè, al viaggio premio erano ammesse anche le mogli, al mio rifiuto mi disse: ma si rende conto che sta rifiutando un viaggio che costa un milione e mezzo? Si, risposi, ma non mi interessa se volete riconoscermi qualcosa le do il mio N° di conto corrente e mi versate il milione e mezzo che avete stanziato per me.
Non si poteva fare, lo lasciai basito non riusciva a darsi pace per il fatto che esistesse gente del genere.
Era un periodo nel quale i viaggi stavano diventando una mania, tutti volevano viaggiare, ma i viaggi premio della Fiat erano noiose assemblee dove i dirigenti cercavano di lavarti il cervello e di fare squadra, come dicevano loro con enfasi il tutto veniva concluso con qualche ballerina di terza fila col le chiappe di fuori.
Ben prima dell’avvento di Berlusconi, donne e motori hanno sempre viaggiato in coppia.
Ogni anno in un grande albergo di Milano si teneva la riunione annuale delle concessionarie Fiat del nord  dove venivano comunicati i fatturati, chi aveva raggiunto l’obiettivo, venivano nominati i più bravi tra i responsabili, c’era gente che era in fibrillazione già dal mattino presto nell’attesa che venisse pronunciato il loro nome, e si proponevano gli obiettivi per l’anno nuovo.
A queste riunioni partecipavano, naturalmente, i titolari delle concessionarie ed i loro collaboratori più stretti, i responsabili o capi come li vogliamo chiamare ed io ero uno di questi e qui arriva il bello.
A riceverci nel salone, dove avrebbero parlato i mega  dirigenti di Torino, c’era sempre il responsabile di zona dei ricambi di tutta la Lombardia con in quale eravamo in stretto contatto durante tutto l’anno che dava il benvenuto a nome della Direzione Fiat.
Per anni il Responsabile di zona fu un amico carissimo che conosceva e rispettava le mie idee e che con il nostro fatturato ha sempre fatto un figurone verso i suoi superiori, si chiamava Agrò. Molti anni fa si è trasferito nel centro Italia e non l’ho più sentito, ma lo ricordo volentieri.
Ma i responsabili di zona dopo un certo tempo venivano cambiati per evitare che i rapporti diventassero troppo stretti, forse pensavano che gli intrallazzi del loro ambiente si trasferissero in periferia, e così li facevano girare.
Il tipo che sostituì Agrò,  del quale non faccio il nome perchè non lo merita ed anche perchè il figliolo fa lo stesso lavoro del padre in Fiat, non aveva per me lo stesso rispetto e non per il fatturato, inattaccabile, ma per me in quanto persona.
Anticomunista viscerale si irritava solo nel vedermi o nell’ascoltare le mie critiche ad un sistema di imposizioni riguardo agli obiettivi che andava peggiorando di anno in anno, non ci stavamo simpatici.
Fu l’unica persona che nell’accogliermi  nel salone delle feste si permise di apostrofarmi con una osservazione del genere: e tu vieni ad una riunione importante di lavoro con quel giornale in tasca?
Il giornale in questione che avevo nella tasca, con la testata  bene in vista era l’Unità e chissà come mai la cosa lo infastidiva parecchio.
A casa mia, gli risposi, viviamo in democrazia ed ognuno di noi legge il giornale che vuole, non ho mai telefonato in Fiat per chiedere quale giornale potessi leggere, oltre al giornalino  dell’autoriparatore ,quindicinale della Fiat.
Io sono in pensione ma vedo che non è cambiato niente, anzi no. Siamo cambiati noi che non abbiamo più memoria e ci sembra che Marchionne sia il lupo cattivo che attacca la Fiom e la Cgil mentre è solo l’ultimo di una lunga serie di lupi al servizio della Fiat.
Pensate che ce lo invidiano in tutto il mondo, un cretino che perde il 10% di vendite ogni mese del gruppo che lo paga milioni di euro e che minaccia di chiudere due stabilimenti in Italia se non riesce a vendere negli Usa mentre in Italia la concorrenza straniera gli soffia il mercato ogni giorno che passa.
Io ho una Musa, nonostante le offese del manager imbecille ho una Musa costruita in Italia, ma io sono un romaticone nostalgico che a certi imbecilli ha fatto il callo.
Sono gli altri che non hanno memoria, che ascoltano le sirene, che rincorrono al ribasso la globalizzazione perdendo diritti ogni giorno che passa. Un referendum con il cappio al collo non è democrazia, come non erano democrazia le elezioni durante il fascismo e se non ci rendiamo conto di questo e la politica ci fa schifo non meravigliamoci se ci ridurremo come la Grecia è quello che seminiamo e che raccoglieremo.
 

Annunci

5 Risposte

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. […] degli anni 70 all’inizio degli anni 90, diciamo che se… Continua a leggere la notizia: L’incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci in tasca l’Unità. Niente di nuovo,… Fonte: […]

  3. quanta nostalgia che ispira quella canzone di Guccini …. La Fiat invece è qualcosa di indecente, di cui vergognarsi come italiani

  4. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: