Se i cervelli in fuga sono come quello di ieri sera, a Servizio Pubblico, lasciamoli andare.


Parlantina, presenza, voglia di protagonismo non gli mancava, ma quello che ha, dottamente, espresso lo sapevamo già.
Diciamo che lui gira adesso con le tette al vento io, noi, ci giravo già vent’anni fa.
La prima banalità è che un povero di Milano è uguale ad un povero di Londra, non è dal Pil di un paese che si misura la povertà ed i problemi conseguenti.
La seconda è che il sindacato, guarda caso la Cgil, difende le pensioni d’oro, difende i vitalizi e le pensioni esagerate.
Ci ha pensato la Camusso a specificare, tra le smorfie del cervello in fuga, che il sindacato difende le pensioni più basse dall’attacco del governo.
Sul fatto che la spesa per le pensioni è la più alta al mondo è una balla colossale, diciamo che Travaglio potrebbe farci il pezzo per la prossima settimana, quello dedicato alla palla della settimana. La palla d’oro.
Nei bilanci e nel conteggio dell’Inps ci sono cose che con le pensioni non c’entrano affatto, che sono state scaricate all’Inps perchè è in attivo e vanno scorporate dal conto pensioni.
Detto questo l’attacco ai lavoratori ed ai loro diritti non ha niente a che vedere con la crisi economica è solo e semplicemente un attacco alla democrazia da parte di un regime economico che ingrassa i ricchi a spese dei poveri, massacra la massa perchè è più facile da colpire ed ha le difese immunitarie in calo, accetta tutto pur di sopravvivere. Vedi il caso dei 200 iscritti alla Fiom che sono passati con i sindacati del padrone.
I reparti confino, tra le righe l’hanno detto anche ieri sera, per i lavoratori della Cgil e della Fiom sono sempre esistiti sin dal primo giorno dopo la liberazione, ci ha pensato Valletta, glorioso manager della Fiat.
La storia dell’ O.S.R., officina sussidiaria ricambi ribattezzata dai lavoratori Officina Stella Rossa, era un reparto confino voluto ed imposto dalla Fiat per isolare e sfiancare gli operai comunisti, guarda caso erano i migliori tecnicamente, quasi tutti attrezzisti addetti alla costruzione degli stampi. La Fiat, per cercare appigli sui quali aggrapparsi per farli fuori, forniva attrezzature obsolete, calibri difettosi, nella speranza che sbagliassero di qualche centesimo di millimetro lo stampo e potere attaccarli sul piano dell’impegno e della professionalità.
La chiudo qui perchè la storia non interessa a nessuno, tanto meno ai giovani ed in modo particolare quelli che seguono il santone di Genova che hanno individuato nel pensionato il colpevole principale della disoccupazione giovanile.
Un autentico delirio economico e politico compatibile solo con un pensiero da regime economico guarda caso condiviso da Monti e dalla Fornero, specialista in chiagne e’ fotte.
Si discute del problema pensioni da sempre non è una novità, le garanzie conquistate dai lavoratori con le battaglie sindacali sono sotto attacco dallo stesso giorno in cui governo e padroni hanno dovuto ingoiarle, la propaganda sulla spesa insostenibile è iniziata appena dopo la firma e non ha smesso ancora adesso.
Il cervello in fuga ieri sera ha detto: tagliate le pensioni più alte, i vitalizi, i privilegi, le pensioni esagerate di politici e manager.
Non c’era bisogno di andare a Londra  per fare una proposta del genere senza dimenticare che i governi che si sono succeduti hanno sempre protetto i più forti, le classi medio alte e che le proposte sindacali non sono proposte di legge, quelle toccano alla politica.
Sul finire degli anni 70 nella sezione del Pci Eugenio Curiel di Sesto San Giovanni si discuteva di pensioni, anche allora all’ordine del giorno. Il problema consisteva nel fatto che si era ritenuto opportuno stabilire una pensione minima per tutti quegli anziani, nella maggior parte ex contadini, che non avevano mai versato nessun contributo e questo, secondo i potenti di allora genitori o nonni dei potenti di adesso, la cosa era insostenibile.
Ricordo perfettamente di aver fatto un ragionamento sul tema legato al fatto che, anche allora, si discuteva su pensioni esagerate, alcune maturate con tutti i diritti, altre imposte dal clientelismo degli amici degli amici.
La prima proposta che ho fatto per finanziare le pensioni minime è stata quella di ridurre immediatamente le spese per le armi, noto che è in voga anche adesso una proposta del genere mentre compriamo i caccia per fare la guerra ai fantasmi.
La seconda era più articolata  e consisteva in un ragionamento tanto semplice da risultare incomprensibile.
Se uno ha lavorato come dirigente laureato per 35 anni in una grande fabbrica, ne ho citate un elenco che comprendeva anche qualche fabbrica ora scomparsa come la Falck,  significa per per decenni ha preso 5, 8, 10, milioni al mese (allora erano tanti davvero) ha fatto in tempo a comprarsi la casa per se e per i suoi figli e magari investire da qualche parte.
Perchè non mettiamo un tetto alle loro pensioni, agli ex presidenti di banche compresa la banca d’Italia, ed a tutte quelle autorità che oggi si chiamano manager pubblici, allora dirigenti privilegiati.
Quando arrivano all’età pensionabile, dicevo, sono già comodi, coperti, hanno immobili, se noi mettiamo un tetto alle loro pensioni, ad esempio, 3 milioni al mese netti, il resto lo possiamo girare come finanziamento per garantire la minima a chi non ha potuto versare niente per ragioni diverse che non è il caso,qui, di spulciare.
Pensate ad esempio alla pensione che prende una emerita persona come Carlo Ciampi che ha lavorato per 47 anni alla Banca D’Italia, 14 dei quali come governatore.
Voi pensare che per vivere gli servano gli 800 milioni di lire maturati come pensione, legittima?
Io penso di no. Prendiamone un altro, che non ha niente a che vedere con una persona emerita come Ciampi, che è un lurido servo del regime ed in modo particolare del piduista, evasore, puttaniere, ecc.ecc. Vittorio Feltri, un predicatore critico contro le pensioni ed i pensionati secondo solo al guru di Genova che abbevera ed alimenta i suoi seguaci con l’ignoranza che si nutre di illusioni e falsità.
Dice un servizio di Giornalettismo:

7 luglio 2011

“Riformare le pensioni”, dice l’editorialista del Giornale. La sua no?

Un trafiletto del fatto a firma dell’ottimo Vittorio Malagutti ci racconta un episodio curioso che appartiene alla vita di Vittorio Feltri, baby pensionato andato in ritiro del 1997 a 32 anni:

Per rimettere in sesto i conti pubblici bisogna innanzitutto intervenire sulle pensioni innalzando l’età in cui si smette di lavorare. La ricetta, in verità non nuovissima, arriva da Vittorio Feltri che martedì sera durante la trasmissione “In Onda” condotta su La7 da Luisella Costamagna e Luca Telese, ha detto la sua sulla manovra appena varata dal governo. “Bisogna fare come la Germania”, ha detto sicuro l’editorialista de Il Giornale. “Tu t t i sanno che in Germania si va in pensione a 67 anni”, ha spiegato Feltri, “mentre noi ci ostiniamo ad andarci a 58,59, 60”. Tutto vero, come no. Anzi, a volte capita perfino che qualcuno riesca a raggiungere l’a g og n a t a pensione anche prima, molto prima. Feltri per esempio ce l’ha fatta a soli 53 anni, nel 1997. Una pensione d’o ro : ben 347 milioni di lire all’anno, circa circa 179 mila euro, a carico dell’Inpgi, l’Istituto previdenziale dei giornalisti. Da allora Feltri ha continuato a scrivere e a dirigere giornali, ricevendo ricchi e meritati compensi e spiegando al mondo intero che è meglio per tutti se si va in pensione a 67 anni.

 Sapete quanti commenti ha avuto una notizia del genere? 31.
Il giovane cervello in fuga, di bell’aspetto e dalla parlantina simpatica, a me ha fatto venire in mente una scenetta, memorabile, della Smorfia dell’indimenticato Massimo Troisi.
Se non ricordo male Lello Arena interpretava un giornalista, uno studioso , che faceva una inchiesta su chi viveva nei bassi di Napoli, in miseria ed in mezzo ai topi, non ricordo per conto di chi, se fosse un tentativo di risolvere il problema da parte dell’autorità .
Massimo era l’abitante dei bassi, raccontava le difficoltà e le problematiche   del disoccupato costretto a vivere in quelle condizioni, a modo suo ci raccontava le miserie di una vita del genere ed, ad ogni contestazione dei fatti, lo studioso Lello Arena, si irritava sempre di più sino ad arrivare alla battuta finale:
Che cosa ne vuoi sapere tu dei tuoi problemi, quando noi li studiamo da vent’anni e non li abbiamo ancora capiti?
Più o meno la sostanza della scenetta era questa.
Che cosa ne sanno i lavoratori della Fiat, dell’ Alitalia, i ferrovieri, le commesse dei grandi magazzini  
dei loro problemi, quando ci sono cervelli in fuga che li studiano da Londra proponendo soluzioni che noi, poveri tapini lavoratori, proponevamo trent’anni fa?
Il problema, allora come adesso, è che a governare la politica e l’economia c’ l’alta finanza, le banche, e la borghesia.
I palazzinari, la nuova nobiltà economica, che andrebbe trattata come hanno fatto i francesi con la rivoluzione, con le ghigliottine in piazza.
La propaganda mediatica imperialista è riuscita a mettere i giovani contro i vecchi, un massacro tra poveri che giova al sistema dove i giovani, non tutti ma sempre troppi, non si dedicano alla battaglia per i propri diritti ma a quella contro i diritti che ci siamo conquistati con lacrime, sacrifici e sangue.
Certamente non alludo alle baby pensioni o alle clientele e privilegi elargiti dal potere per crearsi lo zoccolo duro elettorale.
Io ho avuto la mia zecca personale che mi attaccava tutti i giorni, e tornerà, perchè difendevo al mai pensione dopo 43 anni di contributi nel settore privato, senza privilegi.
Non c’è niente da fare, secondo lui sono un parassita, secondo me è un imbecille.
P.S. Si parla tutti i giorni di laureati disoccupati, precari, senza prospettive, costretti per pochi euro ad ore nei call center. Lo sanno che a lavare le auto, fare il meccanico, lavare le scale si può guadagnare di più?
Non che lo debbano fare tutta la vita, ci mancherebbe altro, ma i lavori manuali che non fanno parte della grande fabbrica, della grande distribuzione, chi li deve fare?
Tra l’altro un lavoro di questo tipo, di sacrificio, sarebbe utile per farsi una coscienza sul valore del lavoro e della democrazia rappresentativa sindacale ed aiuterebbe a realizzare un ragionamento molto semplice, l’attacco all’art. 18 non è un problema economico, se una azienda è in crisi chiude e licenzia quando e come vuole. E’ un problema di diritti, democrazia, Costituzione, libertà. In parole povere è il regime economico che tenta di imporre il regime autoritario, fascista, aiutato dai banditi della politica e dai banchieri.
Devo aggiungere un commento che mi hanno fatto da un’altra parte, come ciliegina sulla torta.

Natalino, ti sei dimenticato un mestiere da aggiungere ai lavori manuali: il mio. ho conosciuto un collega di trieste che per la mia stessa mansione ma in una società che traina in mare aperto le stazioni offshore guadagna 2700 euro netti, per 4 mesi con 2 mesi a casa, e non ti dico chi è a turno particolare quanto guadagna. Più disoccupazione e assistenza sanitaria, ci si può permettere di comprare un’auto nuova in contanti. Ci sono amici che vivono e godono stando nel call center per 300 euro al mese, solo perchè per loro quei soldi bastano e avanzano per un aperitivo e un sabato sera a ballare.
Faisal Ben Yahia. 

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2 Risposte

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. […] un povero di Londra, non è dal Pil di un paese che si misura… Continua a leggere la notizia: Se i cervelli in fuga sono come quello di ieri sera, a Servizio Pubblico, lasciamoli andare. Fonte: […]

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