Anni 70, la 128 blu e la telefonata dei carabinieri: ci hanno avvertito che c’è una bomba in una concessionaria Fiat di Sesto San Giovanni. Omaggio a Guido Rossa.


Oggi è l’anniversario dell’omicidio di Guido Rossa l’operaio che denunciò e testimoniò al processo contro le brigate rosse e pagò con la vita il suo amore per la libertà, la democrazia ed il mondo operaio.
Erano anni in cui un giorno si e l’altro anche c’era qualche notizia riguardante volantini, attentati, omicidi o bombe intimidatorie.
Lavoravo a Sesto San Giovanni dove nacque la Colonna Walter Alasia  e due episodi in particolare mi toccavano da vicino, non ricordo in che ordine  sono successi ma ricordo cosa successe.
Sesto San Giovanni in quegli anni era una città operaia, Breda, Pirelli,Marelli, Falck, Garelli ed altre fabbriche che adesso non ricordo.
Migliaia di lavoratori pendolari arrivavano con treni e pullman ogni giorno per lavorare in queste fabbriche delle quali, oggi, non ne esiste nemmeno una, almeno a Sesto, altrove qualcosa è rimasto.
Dei tre forni delle acciaierie Falck sono rimasti qualche rudere ed un’area immensa che stanno recuperando con i soliti centri commerciali ed un bellissimo progetto, abitativo artigianale che non si sa ancora quando e come andrà a finire.
L’area dell’ex industria, recuperabile,  più grande in tutta Europa ed appetibile ad ogni tipo di speculazione.
Un giorno arrivò una telefonata  che avvisava che in una concessionaria Fiat di Sesto era stata messa una bomba, le concessionarie erano due ed io lavoravo in una di queste.
I carabinieri ci invitarono a lasciare  immediatamente l’immobile ed in pochi minuti tutti uscimmo  in strada in attesa di ulteriori istruzioni.
Ma sopra e vicino la concessionaria c’erano abitazioni, nel garage sotterraneo c’erano molte automobili nuove e, se fosse scoppiata la bomba, c’era di mezzo pure il nostro lavoro. Eravamo in pieno centro cittadino in uno dei viali più trafficati della città.
Erano tempi che notizie come queste erano all’ordine del giorno ma, se non le vivi direttamente, sembra sempre che tocchino ad altri ed altrove.
Il titolare cercava di tenerci calmi ed aveva fatto evacuare anche la sua famiglia che abitava nei piani superiori, aspettiamo che arrivino i carabinieri.
Si sa come vanno queste cose, per le lunghe, non erano nemmeno organizzati come adesso, ad un certo punto io dissi al mio collega, ed amico, Gino: andiamo dentro noi e controlliamo macchina per macchina per sentire se c’è qualche tic-tac strano come quello delle sveglie di allora. Pare che per farle scoppiare a tempo usassero delle sveglie.
Se la troviamo prima salveremo la situazione era il nostro ragionamento.
Qualcuno si oppose, specialmente le impiegate, ma noi eravamo decisi ed entrammo in concessionaria.
Partimmo dagli uffici e metro per metro la passammo in ricognizione tutta, stavamo vicini forse per farci coraggio, forse per sentire meglio l’eventuale tic-tac. Per prime controllammo le vettura in officina ed in cortile, se uno voleva fare un attentato la cosa più semplice era portare una macchina in riparazione con una bomba nel baule, c’era un po’ di tensione ed un silenzio irreale.
Poi passammo alla rimessa sotterranea dove c’erano le vetture nuove  da consegnare, aprimmo cofani motore, porte, bauli, ascoltando attentamente ed ispezionando visivamente.
Eravamo fuori dal mondo, lontani da tutto, alludo mentalmente, ed avevamo l’unico scopo di trovare l’oggetto in questione.
Ogni tanto ci scappava qualche risatina nervosa, da tensione, ad ogni modo dopo un bel po’ uscimmo e dall’accoglienza dei nostri colleghi e dalla loro tensione ci rendemmo conto del rischio che avevamo corso, mi ricordo che mentre la cercavamo ci eravamo anche chiesti, se la troviamo la prendi tu o la prendo io, e dove la portiamo? In cortile o in strada?
Naturalmente ci presero per matti, qualcuno ci abbracciò, ma niente eroismi la bomba non c’era solo che la telefonata di conferma, del falso allarme,  arrivò dopo. Non è una differenza da poco. Ricordo perfettamente che a mente fredda pensai e lo dissi, avrei potuto lasciare vedova la Mirè ed orfano mio figlio.
Ero rappresentante sindacale e ricordavo di aver letto degli operai Fiat che durante la guerra difesero la fabbrica dai tedeschi, lo considerai come un dovere morale cercare di salvare l’azienda.
Il titolare mi vide sotto una luce diversa, un matto di quelli giusti e mi ringraziò, mi fece una ramanzina che era solo una espressione di gratitudine che trovai persino affettuosa. Vuoi bere qualcosa di forte?
Il secondo episodio è quello della 128 blu.
Ero davanti alla concessionaria e si fermò davanti a me una 128 blu, il passeggero mi chiese una indicazione stradale, Via Buozzi.
L’accento era del centro Italia, notai che sulle ginocchia aveva una piantina stradale aperta con segnati due punti, due croci.
Venite da Milano, domandai, ed alla loro risposta affermativa risposi ci siete appena passati, Via Buozzi è il cavalcavia che avete appena percorso, quello sopra la ferrovia.
Grazie molto gentile, arrivederci.
Il giorno dopo uscì la notizia: ritrovato un ordigno rudimentale  pronto per esplodere in un cestino dell’immondizia, quelli attaccati ai pali della luce.
Non avrò mai la conferma e nessuno me la potrà mai dare, ma la sensazione che ho ancora è che quei due che mi chiesero la via  fossero dei brigatisti è un chiodo che ho nel cervello.
Mi torna in mente adesso che ad ogni elezione ero di servizio per il Pci ai seggi, rappresentante di lista. Tra i presidenti dei seggi c’era uno, in particolare, particolarmente gentile con noi, lo consideravamo un compagno anche se, ovviamente, non lo davamo a vedere.
Anni dopo lessi che era stato arrestato perchè componente, se non ricordo male, della brigata Alasia, insomma era un brigatista.
Walter Alasia abitava a poche centinaia di metri dal circolo cattolico frequentato in quegli anni da Gino Strada che, a sua volta, era a pochi metri dalla sezione del Pci.
Com’è strana la vita alle volte, ci si trova tutti nello stesso condominio e tutti diversi. Come nel mondo. 

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6 Risposte

  1. Ciao. Hai fatto bene a raccontare questi due episodi lontani della tua vita perchè chi legge comprenda il clima che si respirava allora nel Paese ed il grave pericolo che in quegli anni di autentico terrorismo ha corso la democrazia.
    Leggendo solo i libri di storia, i giovani non potrebbero capire che fu proprio attraverso semplici ma importanti gesti di tanti cittadini comuni che la nostra e la loro libertà fu salva.

    • Sono sempre esitante quando si tratta di prendere dalla memoria, specialmente se in prima persona, non vorrei fosse scambiata per mania di protagonismo. Il fatto è che certe cose le ho vissute veramente ed è un modo per farlo sapere anche a mio figlio.
      Avevamo come compagni di viaggio i terroristi e siamo riusciti ad uscirne, adesso sembra si riesca ad impantanarsi su tutto.
      Ciao, grazie per l’attenzione.

  2. […] omicidi o bombe intimidatorie. Lavoravo a Sesto San Giovanni… Continua a leggere la notizia: Anni 70, la 128 blu e la telefonata dei carabinieri: ci hanno avvertito che c’è una bomba in … Fonte: […]

  3. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. Forse è la perdita di memoria di come abbiamo vissuto quegli anni che ci fa ritrovare impantanati in sabbie mobili da cui non vedo vie d’uscita, o per lo meno facili vie d’uscita. Nonostante il numero di anni elevato non siamo riusciti ancora a storicizzare quel periodo, anche se sempre più di delineano responsabilità di pezzi dello stato in quelli che saranno chiamati gli anni di piombo. L’omicidio di Rossa comunque rappresentò uno spartiacque, se ce ne fosse stato ancora bisogno, tra chi era con il movimento dei lavoratori e chi era contro.

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