La bufala dell’anno è messa in giro nel web dai sallustini della destra fascioleghista e riguarda Giorgio Bocca.


Sono talmente squallidi che riuscirebbero ad infangare anche Antonio Gramsci ed alla notizia della morte di Giorgio Bocca si sono scatenati in commenti deliranti ad un post che ho pubblicato  su Ok notizie, uno è arrivato a dire che scrisse, persino, l’elogio della razza.
L’unica cosa vera, documentata, è che Bocca aderì al fascismo nel 1938 come mio padre che era del 1921 un anno in meno di Giorgio.
Mi sembra del tutto normale che a 18 anni si faccia la scelta sbagliata e per diverse ragioni ed io ne sono l’esempio vivente.
Mio padre in casa aveva la testa del duce ed anche a me ragazzino fece un crapone come quello del duce, quando emigrammo dal Veneto a Milano avevo 10 anni e la prima cosa che mi fece vedere fu la Stazione centrale, me la presentò com queste parole: questa l’ha fatta il duce, mancava solo che aggiungesse, da solo con le sue mani.
L’humus della mia crescita adolescenziale fu questo e le mie domande, curiosità verso la storia e la politica vera e propria fu intorno al 1969. Il 68 in Francia c’era già nato ed arrivò da noi in ritardo come i treni perchè da noi i treni arrivavano puntuali solo quando c’era lui.
Sono nato nel 1948 a dicembre, quindi i miei vent’anni di evoluzione iniziarono con le fine dell’anno, diciamo che più del 68 io feci il 69, e non è una battuta. A cambiare idea ci misi 10 anni, a venti ero pronto ed il servizio militare fece il resto.
Conobbi un commilitone di Mantova, un paesino dei dintorni, che fu candidato per il Partito Comunista del suo comune ma non ebbe la licenza per tornare a casa a fare la campagna elettorale.
Fu il mio primo maestro di storia, di ideali e mi aprì un mondo diverso dai siluri della Decima Mas e dalle sue, eroiche, imprese.
Nel 74, già congedato e sposato, mi iscrissi al Pci presentato da il più caro amico della mia vita, il Gino, il quale veniva dalla campagna delle Marche  aveva 15 anni più di me ed era comunista da quando aveva l’uso della parola.
Se vogliamo fare i pignoli per approdare nel porto dell’antifascismo ci misi 5 anni e diedi un dispiacere a mio padre.
L’unica cosa certa di tutte la panzane che la destra va scrivendo nel web è che Giorgio Bocca aderì alla Resistenza nel 1943 esattamente 5 anni dopo aver aderito al fascismo, a 23 anni e quindi il fango che buttano alla sua memoria è secco e non resta appiccicato.
Stante all’Utet , la più antica Casa editrice italiana, Bocca iniziò la carriera di giornalista dopo la laurea in Giurisprudenza, per essere chiari dopo il 1945.
Quindi non sottoscrisse il Manifesto della razza degli intellettuali fascisti perchè, pur riconoscendo che ai quei tempi i fascisti avevano una marcia in più ed erano avanti nei tempi rispetto a Pinochet, tutto si potrebbe dire ma non che un liceale fascista possa essere considerato già un intellettuale del regime e quindi chi commenta con notizie false e tendenziose o è ignorante, in malafede, o semplicemente un neo fascista imbecille.
Ciò non significa che a 18 anni non si possa essere dei fenomeni, succede spesso nel mondo del calcio basti pensare a Maradona o Messi, Rivera o Del Piero per rimanere in Italia.
Più difficile essere dei fenomeni sul piano intellettuale a 18 anni, probabilmente ci sono stati dei casi nella storia sparsi per il mondo ma, io, l’unico che conosco è il Trota il figlio dell’Umberto, che pur essendo stato bocciato tre o quattro volte era già presidente della nazionale padana di calcio, quella che vinto un paio di tornei da bar, e poco dopo venne eletto consigliere regionale della Lombardia per dar modo di mettere il suo talento a disposizione di tutta la cittadinanza.
I più fortunati siamo noi lombardi che, oltre a mantenerlo, ce lo possiamo godere da vicino sfruttando la sua luce riflessa.
Quindi i fascipiduisti ed i nazileghisti del web la smettano di scrivere fesserie sul conto di Giorgio Bocca, non sono obbligati ad averne rispetto o stima ma la smettano di fare le caricature dei vari Sallusti, Ferrara, Pansa, Feltri, Belpietro, Emilio, Minzolini.
Non chiedano un pensiero sulla morte di Bocca alla Minetti, eminenza grigia politica della Regione Lombardia, che tra poco soppianterà Formigoni, e si limitino a porle domande alla sua portata, ad esempio se ha un tatuaggio sul culo o un piercing nascosto da qualche parte della pancia.Lascino in pace la memoria del Compagno, nel senso di Partgiano, Giorgio Bocca e chiudano la bocca, puzza di acido.

Addio Giorgio Bocca: giornalista e partigiano

 

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17 Risposte

  1. Ciao. Conosciamo la razza alla quale appartengono i cattofasciopiduisti ed i nazileghistirazzisti: a quella che Vauro, molto efficacemente, ha definito “RAZZA DI STRONZI”!

    Ho avuto la fortuna di conoscere Giorgio Bocca perchè in vacanza nello stesso campeggio ad Antey in Val d’Aosta circa 40 anni fa quando lui aveva pressappoco 50 anni ed io 35.

    Nelle lunghe in giornate in cui non si andava lungo i sentieri, spesso ci fermavamo vicino alla sua roulotte, seduti sotto la tenda all’ombra a chiacchierare.
    Lui era già un giornalista noto ed affermato. Parlavamo di tutto, del presente ma anche, soprattutto del passato, del suo periodo partigiano, dei suoi compagni morti in montagna per riacquistare a noi la libertà. Quella libertà che permette a certi figuri squalificati, servi e lecchini del potente di turno, che li paga o li fa pagare a noi attraverso un posto alla Rai, di poter spargere veleno su grandi uomini ed intelletuali, come Giorgio Bocca.

    Anch’io oggi scrivero qualcosa per ricordarlo!

    • L’unica cosa che ho sempre fatto e non smetterò mai di fare è di andare a votare.
      Lo devo ai partigiani, di tutti i colori, che si sono sacrificati per darci la libertà di farlo. Si sono sacrificati anche per noi, venuti al mondo dopo nel mio caso, senza porsi il problema come avremmo potuto votare, solamente per darci libertà e democrazia.
      La situazione economico e politica è quello che è, i personaggi pure, ma non mi vergogno di scegliere il male minore, il meno peggio, pur continuando a parlare con la gente ed a sperare che emergano intellettuali, politici, leader che valga la pena ascoltare.
      Lo devo a loro, altrimenti li ammazziamo un’altra volta.
      Bocca era un testimone della Resistenza, con tutte le sue incongruenze, perchè la Resistenza, la rivoluzione si fa con il sangue.
      Il revisionismo alla Pansa, che parla della Resistenza come se fosse stata una gara di marcia dove non si può barare per accorciare il percorso, mia fa vomitare.
      Ciao Cordialdo e speriamo che la figlia di Ruby non diventi, un domani, ministra dell’istruzione.

  2. Curiosamente i neofascisti – perché tali sono – “rimproverano” a un partigiano di essere stato, nell’adolescenza, un fascista (non si sa per obbligo o per convinzione, ma anche nel secondo caso probabilmente per lavaggio del cervello).
    Quello che a loro brucia è che vi siano stati – e tuttora vi siano grazie al cielo – così tanti antifascisti. Il loro livore di eterni perdenti si spiega così.

  3. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. […] che Bocca aderì al fascismo nel 1938 come mio padre che era… Continua a leggere la notizia: La bufala dell’anno è messa in giro nel web dai sallustini della destra fascioleghista e rigu… Fonte: […]

  5. Aderì al fascismo? e che male c’è? è sempre meno peggio del comunismo

    • Spiritosa, è tua ho hai un autore?

      • Sicuramente gliel’avranno suggerita. E’ troppo stupida una battuta del genere ed io spero che Fabiola se non intelligente sia almeno furba. Se, invece, poi è fascista, peggio per lei. Ritorni nelle fogne dove la storia li ha collocati!

  6. Spero non si sia rovinata lo smalto nello scrivere una stronzata del genere, che abbia fatto attenzione.

  7. Mi hanno sempre amareggiata i veleni che ha sputato sempre sul meridione…Posso giustificare gli ignoranti, ma lui da bravo giornalista conosce la storia d’italia….che DIO lo perdoni…

  8. “Non tutti i «gentili» – per sfortuna degli ebrei – sono stati però
    degli «ingenui» o «zucche vuote» come essi amano chiamarli.
    Anche essi, o almeno una parte di essi ha saputo guardare il viso non
    amabile forse, ma pur tuttavia immutab…ile, della realtà. Un colpo
    tremendo deve aver subito il cuore ebreo nel vedere sorgere un
    movimento, quale quello fascista che denunciava la inconsistenza pratica
    della parola libertà nel campo politico dove gli uomini sono in tal modo
    costrutti da trasformare la libertà loro accordata in anarchia. Una
    rabbia immensa deve aver riempito il cuore degli anziani di Sion, nel
    sentire dei non ebrei dire che il comunismo è un’utopia irraggiungibile
    e che le sue applicazioni pratiche sono costruzioni meccaniche e crudeli
    dove milioni di schiavi lavorano per una minoranza di dirigenti (ebrei).
    L’odio di chi vede svelati i suoi piani è enorme, l’odio di chi vede
    rovinati i propri piani è tremendo. Questo odio degli ebrei contro il
    fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli
    avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli
    anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei.
    A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere
    in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei? È certo una buona arma di propaganda presentare gli ebrei come un popolo di esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è
    sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace,
    deciso a giungere, con qualunque mezzo, al dominio del mondo.
    Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la
    necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione
    dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù” .
    (Giorgio Bocca, La Provincia granda – 14 agosto 1942).

    • Evidentemente non hai letto bene il post, anch’io avevo il mito della stazione centrale. Per quanto riguarda gli ebrei la loro intelligenza, commerciale, fu avversata anche dai comunisti. Direi che si sono rifatti con il trattamento riservato ai palestinesi.
      Pensa come di evolve l’intelligenza e l’animo umano, nel 1943 era già partigiano.
      Come ricordare che alle elementari qualcuno rubava le merendine ai compagni, senza diventare nè ladro adulto, nè un mafioso.
      Alle volte si cercano appigli per le proprie tesi e risultano controproducenti. Io non credo in Dio ma, se esistesse, non credo che giudicherà in base al particolare ma al comportamento complessivo.
      La propaganda del tempo era un concentrato come il tubetto del pomodoro, le alternative poche, e non si conoscevano le altre migliaia di qualità in natura, esisteva solo in concentrato.
      Lo abbiamo visto negli ultimi trent’anni vissuti e ragionati solo con il berlusconismo, più ancora lo si nota con il capitalismo e la sua propaganda, consumare.
      Pasolini l’ha detto e scritto oltre quarant’anni fa, abbiamo valore in quanto consumatori e non come persone.
      Molti non l’hanno capito ancora adesso e si danno un gran daffare per consumare.
      Nell’agosto del 1943 aveva 23 anni e delle idee sbagliate, conosco dei ventitreenni che non hanno idee, nè giuste, nè sbagliate, non sanno ancora quello che pensano.
      Io stesso sono cresciuto impregnato di certe idee, ma mi sono evoluto per fortuna, conoscenze e dna.
      Senza quello avrei anch’io in sala la testa del duce.
      Va bene così o devo aggiungere altro?
      tra l’altro ti sei impegnato molto, con il commento, per una cosa che era già nel post, l’evoluzione di Bocca, ed il meglio di sè l’ha offerto dopo.

  9. questa storia dell’adesione fascista è tutta una cazzata senza alcuna giustificazione.
    Bocca è stato fascista ? boh, si, no, forse. anzi certamente.
    E allora ?
    Chi non era fascista dopo aver fatto le scuole, tutte, sotto l’indottrinamento fascista.

    Nel ’26 o ’28, o giù di lì (sto scrivendo a braccio, non ricordo) il regime avviò il regime TOTALITARIO.
    Il fascismo, facendo un salto di qualità, pervase la vita di tutti e non più solo le istituzioni. Alle elementari gli alunni venivano già indottrinati, i giovinetti venivano inquadrati nella gioventù balilla, i più grandicelli negli avanguardisti, gli adulti dovevano partecipare al sabato fascista.
    Tutti, senza eccezioni, dovevano essere inquadrati.

    Bocca è stato fascista ? ma che cazzo di scoperta, significa che l’inquadramento aveva prodotto i suoi frutti.

    Tutto qui. Non mi si venga a dire che è libero pensiero quello prodotto dalla propaganda di regime.

    La cosa altrettanto ovvia è che la maggior parte di loro, giunti all’età della maturità e della ragione divenne antifascista perchè per rimanere fascisti bisognava essere ingenui, se ragazzeti, o minorati mentali, se adulti.

    • Ciao Pier, io l’ho avuta in casa la prova.Ho cercato in tutti gli articoli riguardanti la Resistenza, gli elenchi dei caduti e dei fucilati, il mio cognome non compare mai. Non dico un parente, ma almeno un omonimo.

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