Ieri, mio figlio, mi ha fatto rileggere una domanda, riflessione di Sandro Pertini. Non ha bisogno del televoto, stravince da sola.


“Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è libertà. La libertà senza giustizia sociale è una conquista vana.”
La lista dei destinatari di questa domanda è infinita, meglio non farla nemmeno perchè non la meritano tanta attenzione, ne guadagnerebbero solo in visibilità, la lor è già orrenda per se stessa.
Ognuno di noi può scegliere il suo destinatario ed io scelgo di regalarla ai giovani, a chi pensa che la politica sia una cosa inutile o sporca, a chi ha perso ogni speranza nella coscienza civile e della solidarietà.
Purtroppo, nonostante la resistenza e la liberazione dal fascismo, ci troviamo a combattere con il nemico di sempre i privilegiati.
Una volta era la nobiltà, poi la borghesia parassita ed ora la finanza occulta e maramaldeggiante che specula sullo sfruttamento degli altri.
Pertini era un socialista non aveva niente a che vedere o da spartire con i Craxi, i Sacconi, i Brunetta e tutti gli altri che hanno infangato, ed infangano, il socialismo, i socialisti.
Il tema è più attuale che mai senza una giustizia sociale, equa, come tra l’altro vorrebbe la Costituzione non esiste libertà, non esiste democrazia.
La libertà non è star sopra un albero, diceva Giorgio Gaber, intendendo nel chiamarsi fuori dai problemi, dalla realtà, mettersi in alto ad osservare, passivamente, le ingiustizie e lo sfascio socio politico economico.
Non è neanche avere un’ opinione, continuava Gaber, avere una diversa opinione fine a sè stessa non è libertà di espressione è un ramo secco che non da foglie.
La libertà non è uno spazio libero, continuava Giorgio, perchè lo spazio libero è circoscritto dai confini che il sistema impone con le sue regole, il suo sfruttamento e per quanto ti muovi o ti sbatti sei sempre nel cortile del sistema, del regime economico globale e parassita.
Liberà è partecipazione e questa la frase più bella, splendida che tutti dovremmo scolpirci nella testa e nel cuore e si sposa perfettamente con il concetto espresso dal Partigiano Sandro Pertini:

“Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è libertà. La libertà senza giustizia sociale è una conquista vana.”
E’ per questo che tutti dovremmo sentirci in dovere di rispondere alla chiamata della partecipazione, a questa nuova Resistenza globale che abbatta le ingiustizie del mondo e le storture di un capitalismo che fa l’interesse dei pochi sulle miserie dei tanti, troppi, sfruttati ed emarginati.
Questa è democrazia, questa è libertà, questa è la partecipazione alla quale sono chiamati tutti i sinceri democratici di ogni colore politico perchè la libertà non ha razza, non ha cittadinanza se non comprende tutti i colori dell’arcobaleno.
La “canzone” di Giorgio Gaber è tratta da:
Da “Dialogo tra un impegnato e un non so”
Ecco, è il non so il nemico, più ancora di Berlusconi e del capitalismo. 

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3 Risposte

  1. Ho amato ed amo il partigiano, l’inflessibile, il galantuomo Sandro Pertini quanto mio padre e ritengo che quella sua domanda riassuma degnamente il suo concetto di libertà vera.
    E’ altrettanto vero che, con Gaber, chi è persona responsabile sa e teorizza che libertà è partecipazone. Ma la partecipazione prima che alla ricostruzione materiale e morale di un popolo e di uno Stato deve essere lotta senza quartiere (per Sandro Pertini lo fu!) nei confronti di chi ha depauperato il Paese portandolo sull’orlo del baratro, della rovina e persiste ancora, insieme ai suoi sodali, nella sua sfida alla ragione con atteggiamento da “muoia Sansone con tutti i Filistei”. E’ ora di una nuova Resistenza senza perdono per nessuno. Bisogna fare tabula rasa, annientare il “caiNano” e la sua pazzie arrogante e delinquenziale.

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