Capitalismo, mercato libero, palloni cuciti da bambini e maglie cucite a 4 euro l’ora, in nero. Le lacrime dei coccodrilli. Quante Barletta ci sono e non lo sappiamo?


Marchi famosi in tutto il mondo da sempre fanno miliardi in modo illegale, da malavita organizzata, sfruttamento disumano dei lavoratori in ogni angolo del mondo dove è possibile e profitti milionari nelle boutique di Milano, Parigi, Londra, New York e negli stadi di tutto il mondo, mondiali compresi.
A Barletta siamo tornati ai tempi di Di Vittorio il primo, e forse il più grande, segretario della Cgil del dopoguerra.
Colui che ha detto: Nessuno dovrà più morire per un pezzo di pane e che, durante i fatti d’ Ungheria disse, nonostante Togliatti, ” fra carri armati ed operai noi stiamo con gli operai”.
Ma nessuno ricorda più chi fosse, chi è stato e quanto ha combattuto per i diritti dei lavoratori Giuseppe Di Vittorio, l’ignoranza, la mancata conoscenza della storia passata e di quella presente fa dire alla massa stordita dalla televisione che il sindacato non fa niente.
Sia chiaro che quando parlo di sindacato alludo alla Cgil, non a quello degli industriali, nato prima di quello dei lavoratori, nè a certi sindacati che fanno da stampella al sistema, sempre pronti alla divisione per indebolire i lavoratori.
A Barletta si è tornati a prima che nascesse Di Vittorio, bracciante nel mercato del lavoro gestito da caporali e proprietari terrieri che decidevano ogni giorno chi avrebbe mangiato e chi no, chi sarebbe stato sfruttato ed avrebbe portato un pezzo di pane ai suoi figli e chi non avrebbe potuto farlo.
Raccontare di queste cose ai nuovi poveri del terzo millennio che non hanno i soldi per la benzina fa ridere, io faccio pena, sono antico e retrogrado e loro hanno appena fatto la ricarica al cellulare che si usa come un computer.
A Barletta lavoravano anche 12 ore al giorno a 4 euro l’ora ed in nero, per cucire magli e, da qualche altra parte del mondo, facevano cucire i palloni da calcio ai bambini  il tutto venduto nei negozi di grido delle grandi città a 200 euro al pezzo quando va bene.
Milano è il centro della moda, dietro alle sfilate con la presenza di tutte le star dello spettacolo e la borghesia milionaria, capitalisti di grido, sportivi famosi e le bellissime modelle ci sono sfruttamento globale di lavoratori in nero, trattati da schiavi e la maggior parte delle volte sono donne e bambini.
Ma questo nei telegiornali non lo dicono, che il nostro made in Italy conosciuto e strapagato in tutto il mondo, quello che porta centinaia di giapponesi o i nuovi ricchi della Russia nel quadrilatero della moda, oltre ai soliti ricchi e famosi calciatoti, attori, attrici, mogli ventenni di miliardari ottantenni,frequentatrici dei festini del presidente del consiglio, orgettine, invece dell’etichetta Made in Italy dovrebbe averne una più grande e ben leggibile con scritto: made in Taiwan, made in China ed al posto della  scritta: lavare  a mano dovrebbero scrivere fatto a mano da schiavi di tutto il pianeta.
Nel laboratorio crollato a Barletta, ci sono stato più volte la prima quasi 50 anni fa e  già allora era crollato un palazzo vicino alla ferrovia, tutte case fatte di tufo, precarie.
Dicevo nel laboratorio crollato a Barletta era bene in vista un grande quadro della Madonna perchè va bene sfruttare le donne al lavoro ed in casa, va bene pagarle in nero ricattandole, fa beve negare a loro un futuro ed un minimo di garanzie, ma il paradiso, dopo tutti questi peccati, lo ci si deve garantire.
Io ci avrei messo anche un quadro di Padre Pio, uno del Santo Subito Giovanni Paolo II ed uno di San Giuseppe, patrono dei lavoratori, prima che si offenda e faccia crollare un altro laboratorio.
Per la cronaca, in molti posti de sud Italia, chi è pagato in regola, sembra pagato in regola e, faccio un esempio, prende 1.500 euro al mese, quando ritira la busta e lo stipendio regolare con tanto di contributi va in banca cambia l’assegno e poi riporta indietro al datore di lavoro 500, 600 euro in contanti.
Così è tutto in regola, le mazzette non sono state inventate dalla politica, sono state importate dalla politica seguendo l’esempio dei padroni, gli imprenditori, proprietari terrieri, la crema del capitalismo pre fascista e post fascista,  che da sempre hanno ricattato mezzadri, contadini, operai, proletari.  

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4 Risposte

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  2. Bell’articolo!
    Dovremmo semtterla di chiamarlo Lavoro Nero po lavoratori in nero.
    Dovremmo chiamarle imprese in Nero, ditte in nero.
    Perchè anche linguisticamente il punto è sempre sul lavoratore-
    Come se fosse il lavoratore ad aver fatto qualcosa di irregolare!!
    Ecco dovremmo chaiamarle imprese fantasma che lavorano in NEro.
    Saluti

    • Io giustifico ed “assolvo” chiunque lavori in nero per sfamare i figli, certamente non quelli che lo fanno per comprarsi la Golf, o il Suv.

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