Caro Michele Serra, questa volta non hai scritto l’Amaca ma il Letto del fachiro. E ti punge. La verità della Juve fa male.


Michele Serra lo seguo da decenni, l’ho incontrato ed ascoltato alle Feste dell’Unità, inutile dire che lo apprezzo moltissimo e che condivido con lui passioni ed ideali.
Ma tutti noi abbiamo un difetto, c’è chi lo mimetizza meglio con la cultura e sembra che non perda il lume della ragione e chi si difende con l’ironia dall’amico, amato e rispettato per decenni, che improvvisamente accecato dall’amore da fuori di testa, delira.

L’AMACA del 10/09/2011 (Michele Serra).

Nel suo nuovo, bellissimo stadio torinese,la Juventus espone con legittimo orgoglio i titoli conquistati. Tra questi anche i due scudetti revocati dalla giustizia sportiva, incastonati nelle nuove mura con identica dignità degli altri ventisette. Il significato del gesto è di lampante chiarezza: quanto ha deciso la giustizia sportiva è ininfluente. Perla Juventus quei due scudetti sono vinti, punto e basta. Non so fino a che punto i giovani eredi Agnelli siano coscienti della devastante forza simbolica di questa ostensione, che ribadisce nel più autorevole e insieme popolare dei modi quanto, del resto, ci è già noto da tempo: niente, in questo paese, è uguale per tutti, tanto meno quanto discende da un’autorità pubblica, da una legge, da una regola (teoricamente) riconosciuta. Sono le passioni private, tanto più se sostenute dal potere maieutico del denaro, a prevalere sempre e comunque: e se gli Agnelli hanno deciso che quei due scudetti sono della Juve, quei due scudetti sono della Juve. Siamo, in questo senso, un paese feudale, e se il nuovo stadio bianconero ha splendida modernità di forme, quei due trofei rapiti alle pubbliche galere ed esposti all’adorazione del popolo ne rivelano il cuore da antico maniero. Il Signore detta le mosse del torneo, la folla plaude. La legge? Si fotta.


Intanto i trofei rapiti alle pubbliche galere sono uno e non due, e si tratta dello scudetto assegnato all’Inter.
Questo non lo pensano solo gli Agnelli, lo pensano tutti i tifosi juventini ed anche qualche presidente, tifosi,osservatori, di altre squadre che, dopo le ultime rivelazioni sulle telefonate dell’Inter, hanno chiesto, invano, chiarimenti al presidente dell’Inter.
Le intercettazioni che hanno incastrato Moggi erano in mano alla società telefonica di proprietà del vice presidente dell’Inter e, guarda caso, sono emerse e rese pubbliche solo quelle inerenti alle altre squadre.
Solo dopo 4 o 5 anni abbiamo saputo che la linea telefonica dell’Inter era caldissima ma, nel frattempo, è intervenuta la prescrizione. La legge? Si fotta, scrive l’amico Michele ma dovrebbe dirlo a Moratti e per un motivo semplice e fondamentale che in quanto ex compagni conosciamo ambedue perfettamente.
Persino Penati si è dimesso dagli incarichi ed ha annunciato di rinunciare alla prescrizione per difendersi in ogni luogo ed in ogni dove, mentre il moralista Moratti ha ritenuto opportuno ripararsi dietro il paravento della prescrizione.
Dalle intercettazioni che conosciamo emerge un fatto concreto, che Moggi ha sempre telefonato ai designatori non per chiedere gli arbitri amici, ma i migliori.
Infatti li mandavano spesso ad arbitrare la Juve, il migliore in assoluto gli ha fatto perdere uno scudetto, il 30° a Perugia.
Uno scandalo che non ha precedenti nella storia del calcio mondiale.
Dalle intercettazioni riguardanti l’Inter e finite nel purgatorio di chi non pagherà mai per i suoi peccati emerge che qualcuno dell’Inter telefonava direttamente agli arbitri.
Sai Michele, ognuno ha i suoi difetti e le sue debolezze, c’è chi è bauscia e ganassa, come diciamo a Milano degli interisti e chi è gobbo, come amano chiamare gli juventini a Firenze, ma non perdiamo la testa dando lezioni di stile e di morale quando la merda ha raggiunto il mento.
Con affetto, da un compagno juventino.

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Una Risposta

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